Il Pescara regala la panchina a Zeman? Superato l’Empoli 1-2

Bucchi in discussione ad Empoli, era a rischio già prima di affrontare il Pescara. I toscani, sconfitti 1-2 dal Delfino, saranno ore di riflessione in quanto ora ci sarà la sosta. Occasione per il ritorno di Zeman?

Empoli, piazza da sempre attenta alla crescita dei giovani e di una certa filosofia, potrebbe essere la panchina giusta per il rilancio del Boemo. Nel 2014/15 i ragazzi di Sarri furono letteralmente travolti dal gioco verticale del Boemo. Oggi l’Empoli avrebbe bisogno di ritrovare un maestro di calcio. Con Laribi, Romagnoli, Mancuso e Veseli, Zeman ritroverebbe giocatori con cui ha già lavorato e troverebbe Provedel, portiere cercato al Lugano. Inoltre troverebbe due mezzeali come Frattesi e Bandinelli, che con lui potrebbero esplodere e poi gli attaccanti La Gumina e Dezi che nel tridente zemaniano andrebbero a nozze. Si attendono sviluppi.

SALVIO IMPARATO

Meluso (DS Spezia): “Sembra di vedere il primo Foggia di Zeman”

Meluso-Zeman-Spezia

Il direttore sportivo dello Spezia, Meluso, ha parlato oggi della sua squadra a Sky Sport e la paragona ai primi satanelli di Zeman

“Abbiamo avuto una certa continuità di prestazioni – dice Meluso – che ci ha sempre fatto ben sperare. C’è stata una flessione di risultati prima di Natale, ma mai di prestazioni. Non abbiamo avuto a disposizione tantissime risorse, ma quando ho accettato questo incarico sapevo che avremmo dovuto tenere i bilanci in linea. Ho trovato un allenatore ed uno staff di grande livello. Io lo seguivo da quando ero a Lecce, ma Vincenzo Italiano ed i suoi collaboratori sono gli artefici di questo momento magico. “

Il nostro articolo “Italiano come Zeman”

Italiano: “Sono cresciuto nel mito di Zeman”

“Sembra di vedere il primo di Foggia Zeman – confessa Meluso – con la differenza che qui si rischia di meno. La squadra ha preso consapevolezza: ha capito cos’è, cosa fa e come lo fa. Noi abbiamo fatto 19 acquisizioni e 12 uscite in trenta giorni in estate, abbiamo dovuto fare molto in fretta. Poi siamo cresciuti, ci siamo amalgamati, il gruppo ha fatto propri gli insegnamenti dell’allenatore che ho la fortuna di vedere lavorare ogni giorno. La nuova proprietà Platek? Per il momento non ci aspettiamo nulla. Adesso ci concentriamo sull’ottenere la salvezza, quello che verrà dopo si discuterà a tempo debito. Non dobbiamo cullarci sui risultati, l’esperienza dello scorso anno mi insegna di non farsi corteggiare troppo dai complimenti”

SALVIO IMPARATO

Pavone: “Io e Zeman due onesti. Convinsi Caffarelli a darmi Insigne”

Auguri Peppino Pavone

In occasione del suo compleanno abbiamo intervistato Peppino Pavone, lo storico direttore sportivo di Zemanlandia e attualmente Ds della Juve Stabia

Direttore buon compleanno, lei resta un mito per una comunità di tifosi di zemanlandia, di cui lei è uno dei maggiori fautori, come si sente a ricevere tutto questo affetto ed essere una figura storica del calcio italiano?


“Sinceramente sono sorpreso da tutto questo affetto – confessa Peppino Pavone – e certo mi fa molto piacere. D’altronde nella mia vita calcistica ho sempre cercato, per quelle che erano le mie competenze, di aiutare tutti, io penso che poi nella vita ciò che semini quello raccogli”


Ora il vostro modello sembra di ispirazione per tanti giovani tecnici, proprio in queste ore Italiano si è detto ispirato dal vostro Foggia, le da orgoglio tutto questo anche se dopo più di 30 anni?

“Certo anche perché ci inorgoglisce il fatto di essere stati i precursori in Italia di un calcio aggressivo veloce e verticale che oggi ha preso piede un po’ dappertutto”


In questi giorni Insigne ha raggiunto quota 100 gol con il Napoli. Lui spesso si è detto riconoscente a lei e Zeman. Può raccontarci di come e quando si accorse di lui?

“Ma io all’epoca lavoravo per la Cavese, a tutela delle quote che Casillo aveva acquistato, la squadra si allenava a Palma Campania e su quel campo disputava le partite ufficiali la primavera del Napoli, successe che un sabato finito l’allenamento della Cavese il custode mi disse che da lì a poco avrebbero giocato la partita Napoli Lazio primavera, per cui mi fermai per vedere la partita.In pratica la partita fu Insigne contro la Lazio, fece gol assist di tutto, naturalmente vinse il Napoli, i commenti sugli spalti erano che era bravino ma piccolino. Incurante dei loro commenti lo portai a febbraio dopo il Viareggio a Cava. Caffarelli, responsabile del settore giovanile, era l’unico che non voleva darmelo ma, siccome aveva giocato con me alla Cavese, lo convinsi a darmelo. Naturalmente l’anno dopo lo portai al Foggia”

Zeman fu colpito subito quando glielo segnalò?


“Subitissimo”

Lo vide da subito ala sinistra?

“Si, lo mise subito sugli esterni certo”

Che ne pensa di Gattuso e chi le piace come progetto attuale in A?

“Gattuso è un ottimo allenatore e motivatore, secondo me gli viene chiesto l’impossibile perché a mio modo di vedere il Napoli non è competitivo per lo scudetto e forse neanche per la Champions perché vedo Inter, Milan, Atalanta, Juve e Lazio più forti del Napoli”

Lei per fortuna è ancora nel calcio, il modello di cui parlavamo e che lei porta dipende anche dal sostegno delle societá, ci sono attualmente le condizioni per ritrovarla protagonista di una scalata? Molti sognano di rivederla ancora una volta con Zeman, il Boemo è in silenzio da molti mesi..

“Io spero – afferma Peppino Pavone – che qualcuno si affidi a noi, anche perché al di là delle capacità abbiamo due qualità che non dovrebbero far temere, l’onestà e l’aziendalismo, come dicevano i latini “SPES ultima dea”“.

SALVIO IMPARATO

Italiano: “Cresciuto nel mito di Zeman, fonte di ispirazione per il mio lavoro”

Italiano e il mito Zeman

Italiano ha parlato ai microfoni di tmw radio. Bella intervista in cui ha parlato del momento straordinario del suo Spezia, della serie A e del mito Zeman.

Le Parole di Vincenzo Italiano a Twm Radio

Oggi si parla solo dello Spezia:

“In mezzo a tutte queste difficoltà – dice Italiano – avute stiamo facendo qualcosa di straordinario. Stiamo cercando di salvaguardare quello che ci siamo conquistati lo scorso anno, passiamo un ottimo periodo ma questa categoria è tremenda e non dobbiamo distrarci. Dobbiamo continuare come stiamo facendo in questo momento”.

Una vittoria convincente contro il Milan:

“Abbiamo fatto una gran bella partita. Non tutte sono state come quelle con il Milan ma siamo a sei mesi di lavoro. Tutte le squadre devono cercare di maturare, sabato siamo stati capaci di esprimerci al meglio. Dobbiamo continuare così. Se la crescita è questa, ci lascia ben sperare per il futuro”.

In cosa è cresciuto lo Spezia?

“Soprattutto nell’esperienza, perché questa squadra ha tanti debuttanti e stranieri che non avevano mai conosciuto la categoria. Siamo stati costruiti in ritardo, ci siamo dovuti adattare, ma più passano le partite e più dimostriamo che possiamo batterci contro chiunque. Siamo contenti di questa crescita. Abbiamo faticato ma ora stiamo dimostrando che il lavoro paga”.

A qualcuno ricorda Zeman. Condivide?

“I complimenti fanno sempre piacere, gli apprezzamenti fanno sempre piacere. Sono cresciuto nel suo mito – confessa Italiano – era uno spettacolo vedere le sue squadre per come interpretavano le gare. Tante cose sono state fonte di ispirazione per il mio lavoro. Non l’ho mai avuto come allenatore ma chi lo ha visto non può non prendere niente da lui”.

Questo tipo di gioco dello Spezia può essere applicato in una big?

“Quando si ragiona sul fatto di non concedere tanto all’avversario, di non farlo esprimere al meglio negli ultimi venti metri, serve essere più coraggiosi in campo, lasciandosi anche un po’ di campo alle spalle. Certo, va fatto con intelligenza e con i tempi giusti e con un grande affiatamento tra i reparti. Per ora questa strategia la usiamo per soffrire meno e togliere le certezze a tanti campioni e grandi squadre”.

Quale la squadra che gioca meglio in Serie A?

“Devo dire la verità, sono rimasto stupito da tutte le squadre. Sono tutte organizzate, c’è lavoro e preparazione in ogni minimo dettaglio anche a livello strategico. Tutte propongono e lavorano, poi ci sono alcune che sono più in cpondizione. Sassuolo, Roma, Milan, Atalanta e Roma, come del resto a che tutte le altre, stanno facendo vedere il loro valore”.

Un tecnico deve adeguarsi ai suoi giocatori o imporre la propria idea?

“I protagonisti principali sono i calciatori. Poi l’allenatore deve preoccuparsi di farli rendere al massimo, di farli stare a proprio agio, per farli rendere per le caratteristiche che hanno. Faccio un esempio: Agudelo è un esterno, non stava rendendo al 100%, quando abbiamo avuto la necessità di sfruttarlo in mezzo all’area è migliorato e ora sta venendo fuori. Va sempre fatto il bene della squadra”

Il suo nome è accostato ora anche a tante big:

“Il mio futuro in questo momento è pensare settimana dopo settimana di portare a termine questa stagione e cercare di raggiungere il nostro obiettivo. Ora c’è una nuova società, tutto è stato fatto in grandissima velocità. Vedremo i loro programmi e cosa propongono. Pronto per il grande salto? Non riesco ad immaginare il mio futuro ora. Sono partito dalle categorie inferiori, ho fatto ottimi risultati ma non so come andrà a finire. La testa ora è solo concentrata sul presente e sullo Spezia. Non mi pongo limiti, come fanno tutti”

Quale giocatore dello Spezia ha più talento e margini di crescita?

“Siamo al seconda squadra più giovane della Serie A. Se continuano a crescere e maturare così, possono diventare calciatori di livello. Siamo pieni di giocatori di grande livello, se continuano così possono diventare importanti. Pobega? E’ al primo anno in A, ha già fatto prestazioni di livello, è bravo ad arrivare sempre alla conclusione, fisicamente è strutturato, ha forza, ha tutte le caratteristiche per diventare un grande calciatore. Deve lavorare ancora, perché ha grandissimi margini di miglioramento. Ricci? Sono convinto che possa crescere, ce ne sono pochi intelligenti come lui. Si sacrifica anche per la squadra e si ritaglierà un grande spazio in questa categoria”.

Chi vince lo Scudetto?

“Ci sarà molta più battaglia rispetto agli ultimi anni. Ce ne sono tante lì davanti”.

Ha un modello all’estero a cui si ispira?

“Da calciatore sono stato un centrocampista, quindi ho sempre battagliato cercando di dividermi nelle due fasi. Tanti allenatori mi hanno lasciato tanto e sono stati fonte di ispirazione. Un grande osservatore deve cercare di rubacchiare da tutti ed è quello che cerco di fare”

Ringhio vs Baldari, Gattuso da un volto ai problemi interni con il Napoli

Al fischio finale di Napoli-Juventus, oltre all’abbraccio tra Ringhio e la squadra, un altro dettaglio non è passato inosservato.

Tutti hanno già parlato del grande abbraccio in cui si sono stretti Gattuso e gli azzurri. Ma ora si sta incominciando ad analizzare un altro particolare, che non è sfuggito agli attenti tifosi e appassionati del Napoli (alleghiamo il video sotto). Il particolare è l’immagine di Ringhio che manda a quel paese un addetto alla comunicazione della società di De Laurentiis. Quell’episodio da un volto ai problemi interni di Ringhio con il Napoli, che ha più spesso denunciato nei post partita. E conferma un nostro precedente articolo in cui si parlava dei soliti problemi del presidente con gli allenatori. Quel volto ha anche un nome ed è quello di Guido Baldari addetto stampa del Napoli.

Valerio Celentano da New York lancia una petizione per un futuro salto di qualità del Napoli

Ringhio e gli spifferi interni

Non si sa ovviamente nel dettaglio quale sia stato il problema tra i due, ma di sicuro c’entra con le denunce di spifferi interni, definiti da Gattuso “robe allucinanti”. Ringhio in qualche modo avrà individuato la fonte di certe voci e attuato una strategia, più istintiva che razionale, per portarsi firme autorevoli di tutta Italia dalla sua parte. In difesa dell’ex campione del mondo più che dell’allenatore. Questo ha messo a nudo, ancora una volta, i problemi del Napoli in quanto ad organizzazione. Una società che sotto il punto di vista della comunicazione deve fare un salto di qualità notevole. Un rapporto con la stampa che resta ambiguo e sempre meno professionale, almeno rispetto alle società con cui ci siamo trovati a collaborare. Basterebbe ecco percorrere la via della professionalità, anziché cambiare figure. Una società che vuole vincere tiene al riparo allenatore e squadra da certe polemiche, qui addirittura sembra si siano create per accontentare il capriccio di qualcuno per sbarazzarsi di Ringhio, nel modo più subdolo e anche ridicolo possibile. Chi viene da una grande società vincente ha ovviamente tutt’altro modo di lavorare.

SALVIO IMPARATO

Spezia-Milan 2-0, Italiano gol e impresa alla Zeman (VIDEO)

Guardando il gol in diretta di Maggiore in Spezia-Milan, il ricordo della famosa azione coast costa del Foggia di Zeman ti rapisce

Spezia-Milan gol Maggiore

È stata una vera e propria impresa quella di Italiano & co. al Picco. Spezia-Milan finisce 2-0, ma quello che durante la partita ha fatto stropicciare gli occhi è stato vedere il Milan di Ibra schiacciato nella propria area di rigore, per quasi tutto il match imbrigliato nel pressing asfissiante degli spezzini. Pressing a pieni polmoni per quasi tutti i 90 minuti. Se poi ci aggiungi il 4-3-3 e tante verticalizzazioni, impossibile non sentirsi per qualche istante in una sorta di nuova Zemanlandia. La terra di Zeman, partita da Palermo, passata per Licata, Messina per poi trovare la sua vera dimensione. Foggia e il suo teatro, lo Zaccheria. Dove tante squadre blasonate di A si scontrarono con un calcio troppo moderno e veloce da contrastare. Una neopromossa che insegnava calcio e spettacolo come lo ha regalato ieri lo Spezia dominando la capolista, con il gioco e con interpreti che presi singolarmente non hanno queste grandi qualità tecniche. Hanno però un progetto tecnico e atletico che davvero ricorda le idee di Zeman, che cresce partita dopo partita. E ricorda se mai ce ne fosse stato bisogno, che quelle del Boemo, se praticate con unità si intenti e sacrificio, sono ancora avanguardia e praticabili.

In quel Padova-Pescara 0-6 Vincenzo Italiani era in panchina mentre dall’altra parte c’era Zeman in lacrime. Era comosso dalle meraviglie dei suoi ragazzi. Era in panchina l’attuale allenatore dello Spezia quella sera, magari proprio li decide che le sue squadre avrebbero dovuto giocare così… Chissà!

SALVIO IMPARATO

Raiola e Brian Roy, quando Mino portò l’angioletto nero al Foggia di Zeman

Raiola-Zeman-Roy

Il Fatto Quotidiano, nella rubrica “Ti Ricordi…”, dedica un amarcord sul Foggia di Zeman. Quando Mino Raiola fece la sua prima operazione in Italia con Casillo per Roy.

“Il mercato del Foggia funzionava così: io mettevo su un foglio tre nomi in ordine di importanza, Casillo senza neanche guardare mi prendeva sistematicamente il terzo, perché costava di meno”. È uno dei tanti aneddoti di Zemanlandia, raccontati dal principale protagonista, ovviamente Zdenek Zeman. Ma il gioco delle liste, dei nomi e delle scelte al risparmio un’eccezione l’ha avuta. L’unica eccezione di tutta la Zemanlandia foggiana: Bryan Roy. Sì, e fa effetto che quell’eccezione sia targata Mino Raiola: la prima zampata dell’italo-olandese nel calciomercato.

È l’autunno del ’92, e la banda di Zeman aveva già fatto stropicciare gli occhi a molti nel suo primo anno di Serie A con la conseguenza però che il boemo aveva dovuto rinunciare a tutti i gioielli e al suo favoloso tridente: Beppe Signori passato alla Lazio di Cragnotti, Roberto Rambaudi all’Atalanta, Ciccio Baiano alla Fiorentina di Cecchi Gori, e il centrocampista russo Igor Shalimov all’Inter. Un bel gruzzoletto di miliardi per don Pasquale Casillo da San Giuseppe Vesuviano, con una minima parte reinvestita nei desiderata di Zeman: quelli al numero tre della lista, ovviamente.

ZEMANLANDIA BIS

E così arriva Pasquale De Vincenzo dalla Reggina (Serie C1) per il centrocampo, Pierpaolo Bresciani dal Palermo (Serie C1), Paolo Mandelli dal Monza (Serie B) e il “tycos” Hernan Medford dal Rayo Vallecano (Serie B spagnola). Ma le cose non vanno bene. A novembre il Foggia è penultimo in classifica, con 5 punti in nove giornate. Per risollevare le sorti dei rossoneri ci vuole un attaccante. Di quelli duttili, moderni, capaci di giocare in tutti i ruoli del tridente, forte fisicamente e veloce abbastanza per gli schemi di Zeman. A Casillo dicono: “Ci sarebbe Bryan Roy”. “Ma chill e l’Aiàx?” chiede don Pasquale nel suo accento, piuttosto incredulo. Sì, proprio quello dell’ “Aiàx” fresco campione d’Europa ai danni del Torino. Pupillo di Crujiff prima e di Beenhakker poi, ma non di Van Gaal che lo fa giocare sempre meno, Roy scivola lentamente ai margini della rosa.

MINO RAIOLA PORTA ROY A ZEMAN

E allora entra in gioco un giovane di origini italiane, Carmine “Mino” Raiola, che agevola la trattativa, permettendo a Casillo di chiudere l’acquisto sulla base di 2,2 miliardi di lire. Un’eccezione, per Casillo che compra solo le terze scelte di Zeman, per Zeman stesso che si ritrova non un Codispoti cui insegnare ad autolanciarsi, non un Beppe Signori o un Baiano da sgrezzare e plasmare, ma un campione già affermato, con una Coppa Uefa vinta da titolare, un Eeredivise e un titolo di miglior talento olandese.

ZEMAN TRADOTTO IN NAPOLETANO

Ma i tempi sono stretti: il Foggia è in pessime acque, Hernan Medford ha fatto flop e gli schemi di Zeman sono complicati. E l’olandese, che è passato da Amsterdam a Foggia, dal modello collegio agli allenamenti nel parcheggio dello Zaccheria, è un po’ perplesso. Per questo Raiola su richiesta di Casillo si trasferisce con Bryan a Foggia: deve fare anche da traduttore… ma non funziona molto bene, tanto che l’allenatore boemo spesso chiede se quello strano ragazzo riportasse correttamente le sue frasi a Roy.

Ma anche su questo fronte, si dice, interviene Casillo mettendo a punto un meccanismo per la verità un po’ farraginoso: il boemo dice a Casillo, don Pasquale traduce le parole di Zeman in napoletano per Raiola, originario di Angri, e lui traduce dal napoletano all’olandese per Roy. A dispetto di tutto: funziona! L’olandese inizia a segnare e diventa decisivo. Sia come centravanti che come ala e già a dicembre il Foggia da penultimo è a tre punti dal terzo posto. Zemanlandia è tornata a dar spettacolo e l’olandese entrato nel cuore dei tifosi che gli dedicano anche un coro: “Abbiamo un angioletto biondo/adesso è diventato nero/segnerà presto per noi/si chiama Bryan Roy”.

AUGURI A ROY E DE VINCENZO

E la seconda stagione è molto meglio della prima. L’olandese segna nel derby col Lecce, poi alla Juve, al Napoli. Un totale di 12 gol con la squadra che solo all’ultima giornata vede sfumare il sogno di arrivare in Europa. Stagione che vale a Roy il mondiale americano e anche l’addio al Foggia per l’Inghilterra, sponda Nottingham Forest. Un’eccezione Roy, forse l’unica di quel Foggi. Un campione, un pezzo di stoffa pregiata per un grande sarto abituato a creare grandi capi ma sempre (fino ad allora) con tessuti poveri. E oggi è una data perfetta per raccontare ciò che fu quel Foggia, ciò che è stato Zemanlandia: il compleanno di Bryan, pezzo pregiato e anche di Pasquale De Vincenzo, centrocampista scovato in C e plasmato dal boemo. Nello stesso giorno l’eccezione e la regola dunque…e tutta Zemanlandia.

Atalanta-Napoli 3-1: Un Napoli perdente e poco kantiano

Il Napoli è in crisi di risultati da ormai un mese. La partita di ritorno della Coppa Italia, divenuto match da dentro o fuori in virtù dello 0-0 dell’andata al Maradona, poteva costituire un ottimo palliativo contro la confusione che regna sovrana a Castelvolturno. Tuttavia, una prestazione moralmente dignitosa e orgogliosa non è stata fornita, aggravando una sconfitta che ci sarebbe potuta anche stare.

1. L’antefatto della partita

Atalanta in finale. Giusto così! Gattuso annunciava che le priorità del gruppo azzurro erano altre: la qualificazione alla prossima Champions, il 4 posto in campionato. Considerando la prestazione di Genova, non pare… però in campionato ci sono, nelle prossime due, Juventus e di nuovo Atalanta. E poteva risultare comprensibile un turnover in Coppa che però non c’è stato, aggravando così la sconfitta di Bergamo, vista la presenza della migliore formazione possibile e della finale ad un passo.

Si premiava, per quanto quel tipo di calcio non ammicchi agli esteti, l’umiltà e l’utilitarismo con i quali Gattuso si prendeva lo 0-0 casalingo dell’andata contro la Dea. Conscio com’era, Rino, di poterne prendere 4 in campo aperto. Bene, ricordato che con un secondo 0-0 si andava ai rigori, Gattuso ha scelto di giocarsi fuori casa, contro una squadra da lui ritenuta al momento più forte, la partita a tutto campo.

2. Le contraddizioni di Gattuso

La sommatoria di una partita che non avrebbe dovuto contato nulla – e infatti per 45 minuti non ha contato nulla per i partenopei guardando a come l’hanno interpretata – e di un atteggiamento tattico offensivo e peranto incomprensibile ha prodotto un tempo di gioco orripilante.

Infatti, il taglio di Pessina, che all’andata assorbiva il libero della difesa a 3, laddove il mediano non riusciva a coprirlo tempestivamente, oggi è stato esiziale. Due volte a tu per tu con Ospina, due gol.

E, dunque, quel 3421 resiliente ma inefficace in quanto improvvisato avrebbe potuto rappresentare una problematica maggiore per l’Atalanta del ritorno, potendo disporre, come d’altronde si è disposto, di due punte. L’Osimhen di Bergamo, oltre all’immarcescibile Petagna, difatti è un calciatore in rapida corsa verso il rientro rispetto a quello tetro e fumoso del Maradona.

3. La partita del 2 Tempo

Poi la Coppa Nazionale, durante la pausa tra i due tempi, ha improvvisamente contato per il tecnico calabrese, forse anche impaurito del rischio di una goleada. Così Gattuso cambia tatticamente ed emotivamente la squadra. Passa da un vuoto e leggero 433 ad un arrembante 4231.

Complice il calo di concentrazione dell’Atalanta, gli azzurri segnano pure il gol della speranza, che però sta diventando una rete ripetutamente illusoria. Politano, Demme e Lobotka danno una viva scossa. Osimhen ha sul piede il gol della qualifcazione ma Gollini fa il miracolo.

L’Atalanta chiude i conti con il secondo taglio di Pessina, lasciando la solita sensazione atavica. Quella di aver concesso una potenziale rimonta, di esser andata ad un passo dal crollare sotto i colpi di un’armata brancaleone e dal rovinare quanto meritato, cioè la finale.

Eppure, l’arretramento delle linee è stata una scelta in controtendenza al credo di Gasperini e che infatti ha pregiudicato sprazzi di brillantezza orobica ma consentendo una gestione meno alternativa della gara. Esiste un tertium genus tra il perdere il conto dei gol realizzati e il crollare immeritatamente per un calcio fin troppo garibaldino. In questo caso, accettare lo sfogo avversario e nel finale chiudere un match già indirizzato.

4. I calciatori del Napoli non hanno etica.

La squadra prova a replicare ciò che il mister chiede ma le consegne tattiche e tecniche progressivamente, da tempo, appaiono confuse. E soprattutto continuano in ripetizione, sin dai momenti felici di questa stagione, i Primi Tempi tatticamente e psicologicamente mal preparati.

Conta in quest’ultimo caso, certamente, l’immaturità del tecnico ma anche un gruppo che manca di una bussola interiore, di una legge morale, la quale agisca e gestisca i momenti e le situazioni. E quando manca, questo ordine interno e convenzionale, allora l’uomo diventa meschino e il gruppo branco.

Massimo Scotto di Santolo

Calciomercato.com, Zeman per primo capì l’importanza del portiere

Calciomercato.com si interroga sulla moda pericolosa di costruire dal basso con il portiere. Si cita Zeman come precursore nell’aver dato un ruolo più importante, ma di sicuro più offensivo, più veloce nel far ripartire l’azione, approfittando delle difese non sistemate.

Costruzione dal basso, portieri nel panico. Il dibattito sia aperto. Prima domanda da porsi: sono più i vantaggi o i rischi? Seconda domanda: è davvero un’opportunità? Ormai in Serie A come altrove giocano tutti così. Con conseguenze – talvolta – afferma calciomercato.com – da far rimpiangere il caro vecchio rilancio alla cieca dei portieri di una volta. Pum. E il pallone era già sulla trequarti avversaria. Calcio antico, direte. Può darsi. Ma se la modernità è questa qualche problema c’è. I due errori macroscopici in disimpegno di Alisson – probabilmente il miglior portiere al mondo – fanno sorgere il dubbio che c’è qualcosa che non va. 

Zeman, Mancini e il Foggia

Proviamo a ragionarci sopra, con una premessa: la costruzione dal basso – ovvero l’inizio dell’azione che coincide con il passaggio corto del portiere ad un suo compagno – è la vera novità tattica di questa stagione. E’ chiaro che il portiere che gioca con i piedi è un uomo in più. Lo capì per primo Zeman. Il suo Foggia trent’anni fa giocava con Mancini che stazionava a venti metri dalla propria porta. Era di fatto un difensore aggiunto. C’è stata l’evoluzione della specie e negli ultimi dieci anni Neuer – al Bayern e con la nazionale tedesca – ci ha fatto vedere quanto sia importante avere un portiere che giochi anche da libero

Però qualcosa è andato storto

Se la costruzione dal basso diventa una delle cinque-dieci soluzioni per far partire l’azione, allora siamo d’accordo che è un buon modo per aprirsi il campo. Ma se diventa la regola allora scivoliamo nel territorio dello psicodramma. Abbiamo visto cose che voi umani non immaginate: portieri incespicare sul pallone, altri azzardare passaggi di due metri con il fiato sul collo del centravanti avversario, altri ancora – la maggioranza – scambiarsi tre-quattro volte il pallone con i compagni per poi calciarlo a casaccio, facendo solo guai e spesso consegnando il pallone agli avversari. E così diventa una costruzione/distruzione dal basso. 

De Zerbi

Il primo ad insistere su questa soluzione – continua calciomercato.com – è stato De Zerbi a Sassuolo l’anno scorso. Gli obiettivi erano chiari: uscire dal pressing, dare ampiezza al campo, trovare una chiave per un’azione che diventa subito offensiva. Bisogna avere i piedi buoni, per prima cosa. E la qualità media dei difensori della Serie A negli ultimi anni si è livellata, ma verso il basso. Banalmente: nel Barcellona di Guardiola la costruzione dal basso è un meccanismo (quasi) perfetto, nel Napoli di Gattuso – o nel Crotone di Stroppa – no. Cioè: se hai Ederson hai un valore aggiunto, se hai Meret (o Ospina) o Cordaz no. E parliamo qui di capacità di gestire il pallone con i piedi, non di valore generale del portiere. E’ certamente una rivoluzione filosofica, che dà valore al primo passaggio del portiere; ma il nostro sospetto è che sia diventata una moda. Lo fanno tutti, lo faccio anch’io. La regola introdotta l’anno scorso – secondo cui su rimessa dal fondo il portiere può passare la palla ai propri compagni in area di rigore (prima doveva calciarla fuori) – ha sicuramente spinto verso la direzione di un avvio di manovra costruito in questo modo. 

Ritorno al lancio lungo del portiere?

Abbiamo il timore – conclude calciomercato.com – che la costruzione dal basso porti a conseguenze simili a quelle provocate dalla zona del Milan di Sacchi alla fine degli anni ’80. Allora sembrava che non si potesse giocare in altro modo. Giocavano tutti a zona, dalla Serie A alla C2, girone C. Pochi, rari e preziosi gli allenatori che andavano controcorrente o che – meglio ancora – erano in grado di trovare soluzioni alternative. Sta succedendo un po’ la stessa cosa. E non è un bene quando il calcio trova la sua comfort zone e si adagia. Meglio inventarsi qualcosa, meglio rendere semplice ciò che è complicato. Poi magari tra qualche anno scopriremo che il lancio lungo del portiere – a scavalcare la mattanza di centrocampo – sarà tornato di moda e allora saranno tutti preoccupati di trovare portieri-quaterback. Nell’attesa cerchiamo di capire se – come da domanda iniziale – sono più i vantaggi o i pericoli che la costruzione dal basso comporta.

Anania: “Zeman ha tanti pregi, nessun difetto”

Luca Anania, ex portiere dell’Avellino, del Lecce e del Pescara di Zeman, ha parlato ad Ultrà Avellino.

“Zeman? Tanti pregi – afferma Anania- è un maestro de calcio, lo intende nella maniera più spettacolare del termine. Ci insegna i movimenti dell’attacco e come tenere il campo per 90 minuti. Posso parlare solo bene, non ha difetti. Con lui segnano tutti”. 


L’ Avellino del 2004

“Fu un campionato strano, oltre ad alcuni particolari che sono di dominio pubblico e che non mi va di ripetere. Il girone di andata perdemmo tanti punti e lì ci condannammo. Nel girone di ritorno andammo benissimo e facemmo una media punti quasi da playoff, ma non ci servì. Bastava un altro mese e ce l’avremmo fatta, sarebbe stata una grande impresa ma purtroppo è andata male. Rimpianti? Tanti, come detto il girone di andata fatto male e poi tante cose, siamo stati presi di mira da tutti, anche dagli arbitri. Soddisfazioni? Una dozzina di partite giocate, un rigore parato ad Ascoli e una grande partita a Cagliari”. 


Ricordi di Avellino

“A parte la retrocessione appena raccontata ho ricordi belli. Mi sono trovato bene, è una piazza calorosa e ambiziosa e sono contento di essere passato da questa società importante. Mi sono messo in mostra, ero il secondo di Cecere ma mi sono fatto notare e grazie all’Avellino ho toccato anche la Serie A. Avellino è una città che vive di calcio, con tifosi passionali e ricorderò sempre la mia esperienza in Irpinia”. 

Anania sull’Avellino di oggi

“Si certo, sta facendo bene e auguro che possa continuare così e conquistare una buona posizione per i playoff e giocarsi poi la promozione in B”. 

La Legge del Partenio 

“E’ un qualcosa di strepitoso, entrare nello stadio e sentire migliaia di persone urlare lupi lupi lupi, e’ un fortino, un campo difficile per tutti, una vera tana del lupo. Peccato che quell’anno non riuscimmo a rispettare questa legge più di tanto”. 
Colleghi con cui è in contatto: “All’inizio con tutti quasi, poi con il passare degli anni i rapporti si sono persi. Mi sento ogni tanto con Puleo, Nocerino, Sardo”. 

Dal Nord al Sud

“Certo, consiglio il Sud perchè ci sono piazze calorose, che vivono per la propria squadra, c’è una adrenalina pazzesca. Io mi sono trovato benissimo e al Sud devo la mia carriera, Avellino, Lecce, Pescara, Catania”. 

Allenatore

“Una volta che mi sarò ritirato ho intenzione di fare l’allenatore. L’Avellino? Sarebbe un sogno, è una piazza importante, non si rifiuta mai. Magari potessi un giorno tornare, come allenatore o nello staff tecnico, sarebbe un sogno”. 

Gattuso è solo e il suo sfogo racconta i soliti problemi di De Laurentiis

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Dopo il raggiungimento della semifinale di Coppa Italia, le tensioni tra Gattuso e De Laurentiis restano. Lo sfogo di Ringhio nel post gara può lasciare spazio a varie interpretazioni.

Molti ascoltando lo sfogo di Rino Gattuso, hanno parlato di un uomo delirante e in confusione, a tratti imbarazzante. Ma chi vi scrive non la pensa così, anche se a tratti Gattuso ha ricordato Malesani nella famosa conferenza Mollo, non sembra un allenatore allo sbando o stressato. È semplicemente solo e incazzato per le incessanti voci che circolano. La sensazione è quella di un allenatore ormai scaricato da presidente e piazza istruita a mezzo stampa. Insomma siamo alle solite dinamiche di attrito tra De Laurentiis e il suo tecnico.

Le distanze tra i due non sembrano essere solo i risultati, anzi, ma questo rinnovo che tarda ad arrivare e questo scetticismo che si respira attorno al tecnico sembra influire sulle prestazioni della squadra. Non si sta dicendo che Gattuso è esente da colpe, ma non sembra responsabile al punto di metterlo alla gogna mediatica. Le dimissioni sembrano una cantilena imposta dall’alto un pò come il modulo quest’estate.

IL 4-2-3-1

Da quest’estate dopo l’acquisto di Osimhen, la cantilena sul cambio modulo iniziata da alcune testate voce del presidente è stata insistente. Gattuso è venuto qui con l’idea di riproporre quel 4-3-3 di cui questa squadra sembrava orfana nel periodo ancelottiano. Purtroppo però questa cosa ha creato insofferenza, specialmente da parte di De Laurentiis che sembra aver, a suo tempo, accolto l’idea del ritorno per salvare la baracca che l’anno scorso stava naufragando.

Con l’acquisto del nigeriano Gattuso si è messo al lavoro sul nuovo modulo buttandoci il sangue, come dice lui, nonostante è evidente, a lui in primis, che questa squadra fatica ad interpretarlo. Nemmeno il mercato ha aiutato ad equilibrare bene questa scelta. Se è vero che De Laurentiis aveva scelto Juric dopo il traghettamento di Gattuso, i nodi vengono al pettine. De Laurentiis si è trovato sorpreso e costretto a continuare con Gattuso anche per la stagione in corso. Questo non giova a nessuno anche perché i problemi di spogliatoio non sono risolti e un tecnico discusso dalla società e non sostenuto da un filotto di risultati, difficilmente otterrà il massimo dai suoi.

GATTUSO NON SI DIMETTE

Quando un allenatore non è mai esente da critiche, di errori tattici e di cambi sbagliati ne avrà fatti. Ma non gli si può dare torto quando trova assurdo che gli si dica di dimettersi. I risultati altalenanti, causa Covid, travolgono bene o male un pò tutte le squadre. Il Napoli resta comunque in lotta, sia per la Champions che per lo scudetto e ovviamente per le coppe. Subito dopo la partita con il Verona è stato un pò delirante sentire un famoso giornalista partenopeo invocare le dimissioni del tecnico calabrese. Ed è stato gravissimo ieri ascoltare un giornalista conduttore Rai dire in diretta che la semifinale raggiunta non è poi sto gran risultato. Su questo la società dovrebbe intervenire duramente. Invece di dare fiducia al tecnico solo di facciata e far circolare insistentemente il nome di Benitez, il giorno dopo lo sfogo.

Non è ben chiaro cosa pensi di fare Adl con l’eventuale ritorno dello spagnolo. Rafa non è più quello del 2013, potrebbe rilanciarsi qui certo e cercare di riproporre le sue intuizioni di mercato, visto che è anche in rotta con Giuntoli. Ma anche se il 4-2-3-1 è il suo marchio di fabbrica, non sembrano esserci le condizioni per ottenere risultati migliori di Gattuso, almeno in questa stagione. Tutto sembra tranne che un progetto razionale, sembra il solito capriccio di distruggere quello che lui stesso ha costruito. E questo succede quando sente oscurati i suoi meriti, questa volta anche perché Gattuso non è propio una sua scelta in prima persona.

SALVIO IMPARATO