Marcolin: “Zeman ha cambiato molti giocatori”

Marcolin-Zeman

Dario Marcolin, ex Lazio e ora opinionista di DAZN, ha parlato a Radio Incontro Olympia a margine di Juventus-Lazio e dopo la sconfitta dei biancocelesti contro il Napoli di Ancelotti. Nel corso dell’intervista ha parlato delle difficoltà della Lazio attuale, di Zeman e di molto altro.

ZEMAN E AMARCORD

Zeman ha cambiato molti giocatori – racconta Marcolin – il suo contributo è stato molto importante. Boksic amava più la profondità, Gigi era più di manovra. Per Zeman il centravanti doveva venire incontro e gli esterni dovevano andare alle spalle dell’attaccante per il taglio. Con questi movimenti venivano fuori i migliori gol della Lazio di Zeman. Quando non giocava Signori era Boksic a mettersi a sinistra con Casiraghi centrale. Salas – continua Marcolin – Aveva una capacità di esecuzione e velocità incredibile. Poi quell’esultanza, si tatuò anche l’immagine del suo inchino sul polpaccio. Casiraghi? Al di là del colpo di testa, si muoveva in campo molto bene.

MERCATO LAZIO

“Se Inzaghi contro il Napoli ha deciso di non mettere subito in campo i nuovi acquisti è perché ha scelto di affidarsi alla vecchia guardia. Durmisi non conosce Callejon, è ovvio che il mister biancoceleste abbia deciso di puntare su Caceres, ma questa non va interpretata come una bocciatura. Magari contro una squadra meno forte avremmo visto Durmisi. Una partita può essere forse un indizio, cinque o sei partite magari diventano una prova. Ricordiamoci che il Napoli ha fatto 91 punti lo scorso anno e contro la Lazio erano gli stessi giocatori eccetto il portiere”.

DIFESA AD UOMO O A ZONA

“Il difetto di molti difensori è quello di guardare la palla e non l’uomo che si inserisce. Spesso si marca a zona, ma più ti avvicini alla porta e più devi marcare l’uomo. A zona devi metterti quando non hai i centimetri. Ma se hai difensori come quelli della Lazio, a quel punto la soluzione migliore è mettersi a uomo. Devi guardare le caratteristiche dei giocatori per marcare a zona”

JUVE-LAZIO

“Se sei troppo rinunciatario prima o poi il gol te lo fanno. Allo Stadium vinci facendo la partita che la Lazio ha fatto lo scorso anno, ma non deve sbagliare nulla. E poi la tradizione contro la Juve a Torino è positiva, ricordo la vittoria in Supercoppa con Conceiçao. Ora ovviamente le due squadre sono differenti, questa Juve è stratosferica ma deve ancora dimostrarlo. Inzaghi dovrà impostare una squadra su misura della Juventus ed essere veloce nelle ripartenze. Contro il Chievo ho visto una squadra molto lineare che ha vinto la partita anche grazie ai cambi. Con tutto il materiale a disposizione non credo che Allegri possa incartarsi. La sua forza è la gestione dei campioni, sa motivarli al punto giusto e quando entrano danno sempre il massimo”

CAMBIO MODULO

“Credo che in cuor suo Simone voglia rimanere con la difesa a tre. Magari con Leiva e Badelj in mediana può aprire degli scenari diversi a centrocampo facendo un 3-4-2-1, con Milinkovic-Savic e Luis Alberto dietro a Immobile. Ma sarà un esperimento che eventualmente farà quando la squadra sarà più ricettiva e non prima di affrontare Napoli o Juventus. Ora devi essere più pratico possibile. Milinkovic centravanti? Più no che sì. Lui è bravo quando guarda la porta, se fai il centravanti devi imparare a giocare spalle alla porta. E’ un’altra cosa, cambia completamente la prospettiva. Non facciamoci ingannare dalla stazza fisica del giocatore”.

SALVIO IMPARATO

 

Zeman finisce tra le cose vecchie

Zeman-Balzano-Pescara-Roma

Pescara e Balzano come la stampa romana. Così Zeman finisce tra le cose vecchie

La storia si ripete e così dal 1999 va in scena la partitura mediatica contro Zeman.  Non è più un diktat certo, ma quello nato 20 anni fa ha insinuato un luogo comune di cui il Boemo non si libererà più. Triste leggere da parte della stampa pescarese, dopo il pareggio raggiunto in extremis dai ragazzi di Pillon, confronti tra le rimonte subite dal maestro di Praga e quelle eseguite dal tecnico di Preganziol. Chi scrive le ritiene pretestuose e in realtà anche senza nesso.

PESCARA

Purtroppo a Pescara un problema mediatico tra stampa e Boemo esiste.  Lo scorso anno un risultato del genere a Cremona sarebbe stato accolto più come una sconfitta che altro. Basta, del resto, ripescare molti articoli dopo il pareggio a reti bianche dello Zini per cogliere la netta differenza di trattamento. Del resto, pur iniziando lo scorso anno con un 5-1 bugiardo contro il Foggia, alcune firme locali abbandonarono lo slogan  “vincere è l’unica cosa che conta” per poi descrivere una situazione intrisa di scetticismo. Operazione  poco onesta. Ma, del resto, è la cartina al tornasole di un feeling che, tra stampa pescarese e boemo, non è mai nato. Pochi gli hanno perdonato, alla vigilia del campionato,  ritenere la squadra non di vertice.

BALZANO

Dalla Cisco Roma a Cagliari nel segno di Zeman e di nessun altro allenatore. Antonio Balzano se non avesse incrociato il boemo sulla sua strada avrebbe corso il serio rischio di vedere il suo talento confinato nei meandri della terza serie. Quindi, anche se di piccola entità, la polemica sullo scarso impiego della scorsa stagione sorprende non poco. Balzano era una pedina importante per il 4-3-3 zemaniano, e con le dinamiche di mercato che riguardavano Zampano sembrava chiaro quanto, il terzino di Bitonto, sarebbe stato fondamentale nelle fasi salienti della stagione. Un pò come successe per Bocchetti nella favola 2011-2012, dove anche Balzano ebbe un periodo di appannamento che non dovrebbe dimenticare.

STAMPA ROMANA

Per quanto riguarda l’ambiente romano zemanlandia è cosa vecchia già da tempo. Quando si sognava un suo ritorno gli amarcord erano all’ordine del giorno, oggi invece nel periodo del ventennale del suo arrivo in sponda giallorossa e delle sue dichiarazioni contro il doping, nessuna traccia di un articolo o di un ricordo. Niente paura però se c’è una rimonta a sfavore della Roma ecco che il nome Zeman torna un evergreen, in senso negativo ovvio, come se il Muto avesse insegnato all’Italia pallonara solo a subire gol. Inutile citare i tanti allenatori, tra i quali proprio Di Francesco e Spalletti, che hanno definito per loro fondamentale Z. Z. , tanto i giornalisti sembrano avere tanto da insegnare oggi. La statistica che racconta Zdenek Zeman come unico allenatore a salvarsi con la peggior difesa, spiega perfettamente il tipo di rivoluzione portata in questo paese.

SALVIO IMPARATO

Ancelotti ancora in rimonta, Napoli-Milan 3-2

Ancelotti-Gattuso

Quando Sarri l’altro ieri ha detto che in Italia sul 2-0 è già finita, non aveva fatto i conti con il SUO Napoli ed il coraggio e la calma di Carlo Ancelotti.

Ancelotti ieri ha riproposto un cambio che era molto caro a Benitez. Mertens per Hamsik e 4231 o 442 come preferite, una soluzione che spesso metteva in crisi Rudi Garcia e molte squadre. Hamsik trequartista dava troppi punti di riferimento, con Mertens e Insigne e con una punta a portarsi almeno un uomo il Napoli diventa devastante. Il calcio di Ancelotti spiega benissimo le difficoltà del Napoli di Rafa e chiarifica ancora di più i perché della rigidità di Sarri. Un calcio verticale, più largo e più rischioso penalizza la linea, chi non ha corsa e avvantaggia chi ne ha.

Allan per esempio, che deve coprire le giocate di Hamsik e fare da raccordo, si sta esaltando da uomo a tutto campo. Mario Rui non è ancora in condizione, ma sia lui che Hysaj sono più a loro agio con reparti più stretti. Non a caso è stato il cambio DiawaraZielinsky a stringere i reparti, il motivo per il quale Zielinsky non giocava con Sarri sta tutto nel secondo gol del Milan, dove c’è addirittura Insigne a dare una mano a Rui mentre il polacco arriva passeggiando a gol fatto. Il calcio di posizione di Sarri non ammette quel tipo di prigrizia, infatti lo stesso discorso valeva per Rog e Ounas.

Gattuso meglio di Inzaghi sembrava aver letto le difficoltà della linea del Napoli. Ha pagato l’ossessiva simulazione del sarrismo e il debole carattere della squadra.  Sarri l’altro ieri ha detto che in Italia sul 2-0 una partita è già finita. Non aveva fatto i conti con il SUO Napoli ed il calmo coraggio  di Carlo Ancelotti.

SALVIO IMPARATO

De Laurentiis sottovaluta il peso delle sue parole

De Laurentiis-Bari

Ormai di campo si parla sempre meno e la guerra che sta scatenando De Laurentiis rischia di danneggiare la squadra.

De Laurentiis conosce bene il peso mediatico delle sue parole, ma spesso lo sottovaluta. Oltre alla sua impeccabile e oculata gestione finanziaria, è anche il lavoro sul campo ad aver determinato il successo del Napoli. Sarebbe ora di rispettarlo dimostrando più cautela: prima di un Big Match, come quello di stasera al San Paolo contro il Milan, scatenare un clima del genere, tra comune e società, era sicuramente evitabile. Non a caso il patto scudetto consigliava a De Laurentiis un silenzio prolungato, terminato solo a titolo sfumato. Da artista dell’imprenditoria e del marketing ne avrà sofferto, come ha sofferto il fenomeno che si è creato attorno a Sarri. Chi scrive resta un sostenitore di ADL, ma un sostenitore imbarazzato e in difficoltà come ogni professionista in buona fede dovrebbe sentirsi.

DE MAGISTRIS

Purtroppo in giro si è vista ancora tanta ruffianeria giornalistica, niente di cui meravigliarsi direte. C’è chi ha addirittura impugnato l’odio politico per De Magistris per minimizzare le  offese ricevute da ADLdurante la conferenza a Bari, da cui per fortuna si è dissociato il sindaco De Caro. A queste offese è seguita la scelta di De Magistris di accettare l’invito degli Ultras Napoli (curva B) a seguire la partita nel loro settore. Il conseguente comunicato del Napoli è un attacco pesante alla gestione della città da parte del sindaco. Per quanto sia lecito reagire alla scelta del sindaco forse sarebbe stato meglio usare toni diversi, Napoli è una città difficile da governare ed entrare così a gamba tesa sulle sue competenze è risultato ingeneroso. D’altronde De Magistris non è mai entrato nelle competenze di ADL sulla gestione calcistica, si è sempre e solo difeso dagli attacchi sul San Paolo.

UMBERTO CHIARIELLO

Insomma il presidente del Napoli ignora le conseguenze delle sue dichiarazioni, soprattutto quelle alla sua immagine, poco importa se poi risulta distorta. Quelle della conferenza di Bari hanno ispirato una rubrica di Toronews.net, tenuta da Anthony Weatherhill originario di Manchester. Un articolo che ricorda le paure di Zdenek Zeman nel 1998 sul calcio diventato sempre più industria e che per l’autore rischiano uno scenario peggiore. Nel pezzo c’è anche un passaggio sull’episodio Umberto Chiariello, a cui va tutta la nostra solidarietà, uno dei pochi a schierarsi pubblicamente a favore del noto giornalista napoletano e mi permetto quasi di dedicarglielo. Una lettura interessante perché viene da uno sguardo disinteressato.

SALVIO IMPARATO

Calcio: Male l’esordio di Lazio-Napoli con DAZN

Calcio-Ancelotti-Dazn

Pessima la prima diretta calcio italiano di DAZN, il commissario Auricchio ringrazia per l’omaggio

Forse era un po’ prematuro inaugurare con Lazio-Napoli la tv streaming di calcio DAZN. È pur vero che la neonata competitor di Sky e Mediaset ha avuto poco tempo. In soli due mesi hanno compiuto un mezzo miracolo. Di solito ci vuole molto più tempo per realizzare una piattaforma performante.

La prima versione di Sky Go (Web e App), per esempio, ebbe un esordio peggiore. Era però un supporto streaming ad una tv satellitare e non l’unica alternativa per una partita di calcio.

Non è nemmeno il caso di fare un paragone con Netflix e del suo performante algoritmo di compressione, che in pratica serve a diminuire un enorme quantitativo di dati senza far perdere la qualità. Ad esempio, un flusso dati che senza compressione peserebbe 50 MB/s, una follia insomma, magari riesce a comprimerlo a 8 MB/s senza perdere la qualità. Netflix lo fa bene, ma non trasmette live. È molto più complessa la compressione real time.

Questo almeno serve a chiarire il perché degli scenari vissuti ieri, molti utenti si sono ritrovati a comunicare con amici che già avevano visto il gol del pareggio e che sapevano del gol annullato in anticipo. Insomma è sembrato di rivivere la famosa scena di Fracchia la belva umana in cui il commissario Auricchio, interpretato da Lino Banfi, ha tutti i suoi colleghi fuori sincro orario. Molti utenti si sono sentiti vittime di una situazione trash scatenando molta ironia social.

Tutto questo magari è giustificato dal mese gratis in regalo dalla piattaforma, ma quando scadrà la promozione sarà bene eliminare questi problemi e migliorare anche i post partita, dove di sicuro un impacciato Andry Schevchencho e un non impeccabile Camoranesi hanno ancora bisogno di tempo, Diletta Leotta perfetta come sempre, anche se anche lei un po’ emozionata per questo esordio in serie A.

SALVIO IMPARATO

Serie A: Lazio-Napoli 1-2, Ancelotti parte con una vittoria

Lazio-Napoli Serie A 2018-19

Ricominciano praticamente dal loro calcio Lazio e Napoli all’esordio in serie AInzaghi dal l’ennesima rimonta subita e Ancelotti dal 4-3-3 di Sarri. Abbandonata, almeno per ora, l’idea dei due trequartisti dietro la punta.

La saggezza e l’esperienza di un grande tecnico come Ancelotti è stata proprio quella di fare un passo indietro. I test estivi gli sono serviti per capire quanto velocemente la squadra poteva recepire un nuovo modo di interpretare il calcio offensivo, le risposte negative di alcune amichevoli lo hanno spinto ad iniziare la serie a dalle vecchie sicurezze della squadra.

Di sicuro il concetto di verticalizzare di più, chiesto dal tecnico romagnolo. Si è visto e la squadra ha bisogno trovare più le misure e la condizione per gestire con equilibrio questa situazione di gioco, che di solito comporta più palle perse. Per il Napoli il migliore è stato senz’altro Allan, uomo ovunque, prezioso in interdizione quanto in proposizione offensiva, benissimo anche Insigne e Milik, sempre più in crescita da titolare, Karnezis invece con una grande parata nel finale si riscatta dallo scetticismo del precampionato.

Inzaghi ha lacune tattiche?

Per quanto riguarda la Lazio di Inzaghi bisogna forse incominciare a parlare delle lacune del suo tecnico. Al netto delle assenze e del valore delle rispettive rose non si può prescindere dalla tattica e da alcune scelte poco comprensibili. Quella di lasciare un Hamsik,  in evidente difficoltà nella nuova posizione, libero di impostare il gioco senza pressione. Aveva sempre 10/15 metri di raggio d’azione e quindi con più tempo di vedere il movimento dei compagni.

In più dopo il gol di Immobile si è avuta la netta sensazione di una squadra senza un disegno tattico preciso, incerta se restare alta o restare bassa con conseguente cattivo posizionamento, linee lunghe e slegate. È pur vero che Zeman sostiene di avere un debole per il suo 4-3-3 contro il 3-5-2. Quando dietro sei addirittura a 5 è incomprensibile subire tutti quegli attacchi sulle fasce. Il Napoli non era ancora così brillante, insomma per Inzaghi c’è ancora molta strada da fare.

SALVIO IMPARATO

Ancelotti: “Non do voti al mercato, ma sono soddisfatto”

Ancelotti-Conferenza

Le prime parole di Ancelotti a Castel Volturno: “Sono molto emozionato, torno in Italia dopo 9 anni, tanto è cambiato e sono contento di essere qui

Era tanta l’attesa per la prima conferenza di Carlo Ancelotti nella sede del Napoli, specialmente per chi sperava una polemica per il mercato con il botto mancato. Purtroppo per questi ultimi Carletto ha confermato l’aziendalismo caratteristica che secondo lui ogni allenatore deve necessariamente possedere

LA DISGRAZIA DI GENOVA

“Purtroppo questa vigilia è funestata da questa disgrazia accaduta a Genova, ha cambiato l’umore di tutta Italia”

QUADRATURA

“Spero che la giusta quadratura arrivi già domani, la squadra mi ha dato segnali importanti in tutti gli allenamenti. Certe amichevoli sono state positive, altre meno. La squadra ha fatto benissimo negli ultimi anni, quando provi a cambiare qualcosa che funziona serve più tempo rispetto a cambiare una cosa che non va bene. Non ho mai parlato di stravolgimenti, chi ha visto le gare ha intuito cosa vogliamo fare. Non so quanto tempo possa servire, spero che domani il Napoli possa offrire una prestazione di grande livello”

FORMAZIONE

“I ragazzi non la conoscono, magari la dico prima a loro e poi lo comunico a voi giornalisti. Ci sono dei dubbi, ma è positivo. E’ un gruppo dove tanti ragazzi meritano di giocare per ciò che fanno, i miei dubbi sono legati a questi. Il sistema tattico non cambia, cambia solo l’interpretazione che vogliamo dare alla gara. E’ mancato equilibrio nelle ultime apparizioni, abbiamo lavorato su questo. Credo che domani saremo equilibrati”.

OBIETTIVI

“Far rendere al meglio questi giocatori che hanno già fatto bene e possono fare meglio. Vogliamo essere competitivi in tutte le competizioni. Ho un gruppo di qualità, non top individuale, ma sano e con qualità individuali che si combinano molto bene. Si è parlato tanto di mercato, ma non c’era l’esigenza di stravolgere il gruppo che è sano e competitivo”.

CENTRAVANTI

“Le caratteristiche dell’attaccante centrale, che sia Milik o Mertens, sono identiche. I movimenti per sviluppare gioco sono uguali, pure Milik sa mandare dentro gli altri. Mertens ha più rapidità nella profondità, Milik più gioco aereo e posizione in area”.

OSPINA

“Non è ancora ufficiale, aspettiamo e dopo se sarà ufficiale partirà per Roma. Sul mercato gli obiettivi prefissati sono stati raggiunti, non do voti ma credo che sia stato in linea con le aspettative. Poi il giudizio lo dà sempre il campo e domani inizia a parlare, il giudizio finale non arriva dopo poche partite ma alla fine”.

HAMSIK

“Avete visto nelle amichevoli, ci sono state garanzie difensive in una gara, poi più qualità in un’altra. Dobbiamo trovare equilibri quando mettiamo anche un centrocampo di qualità, così come con quello robusto migliorare anche la qualità degli attacchi. Sono dettagli da affinare”

LAZIO

“E’ reduce da un campionato straordinario, fa un gioco diretto, organizzato, ha giocatori di prestanza e velocità. Sarà una bella partita, entrambe giocheranno a ritmi alti e sarà sicuramente difficile”

MERCATO

“L’unica pretesa che ho avuto con De Laurentiis è stata quella di non vendere gli uomini migliori. Un voto al nostro mercato non voglio darlo. Quello lo darà il campo. Noi abbiamo raggiunto gli obiettivi che ci eravamo prefissati”

SALVIO IMPARATO

https://youtu.be/Iw-OLzBBnXI

 

Genova, Criscito: “Aiuterò le famiglie”

Criscito-Genoa-Genova

Criscito dopo qualche ora dal crollo: “Ero passato li dieci munuti prima, aiuterò le famiglie di Genova”

È visibilmente scosso il capitano del Genoa e genovese d’adozione, Mimmo Criscito, dall’assurda tragedia che ha colpito ieri Genova. Ne parla ai microfoni di Sky Sport raccontando di aver percorso quel tratto sul ponte, per pura fatalità, qualche minuto prima.

“È stata una questione di minuti. Siamo in lutto, ma faremo qualcosa. Sono fortunato, ma altre persone no. Io come capitano del Genoa sono vicino ai familiari delle vittime, ora ci stiamo allenando ma saranno due giorni di lutto. Siamo professionisti, dobbiamo farlo, ma dentro di noi c’è dolore. Abbiamo già parlato con gli altri e faremo qualcosa. Genova è una città bellissima, dobbiamo ripartire, essere forti e restare uniti. 30 persone non ci sono più e bisogna cercare di fare il possibile per far rivivere questa città nel migliore dei modi possibili. Io, da capitano, voglio essere d’aiuto”

SALVIO IMPARATO

Zeman, Nesta: “Mi piace la sua fase offensiva”

Nesta-Zeman-Perugia

Alessandro Nesta ex Lazio e Milan, attualmente allenatore del Perugia ha rilasciato un’intervista ad umbria24.it. Il campione del mondo parla anche del suo maestro Zeman

“Questo mestiere è uno studio continuo e io non voglio essere la brutta copia di nessuno. Quando certe caratteristiche umane non ti appartengono è un errore imitare anche i migliori maestri. Sarò me stesso. Per quanto riguarda la tattica è un altro discorso, mi piace la fase offensiva di Zeman”

Ci parli della sua esperienza al Perugia

“Perugia è l’opportunità della vita. Ho detto no ad altre due squadre per venire qui. Devo ricominciare da zero, quello che ho fatto da giocatore ora non conta. Devo conquistarmi la stima dei tifosi e dell’ambiente con un altro ruolo”.

Quando si parla di bandiere vengono in mente Francesco Totti e Paolo Maldini. Lei non è considerato una bandiera perché nell’estate del 2002 ha abbandonato la sua città.

«Non credo nelle bandiere. Piuttosto si dovrebbe vedere quale trattamento viene riservato ai giocatori dalle società, se vengono garantiti stipendi alti e, allo stesso tempo, palcoscenici importanti. E’ facile fare la bandiera al Real Madrid, in squadre minori è più difficile. Poi ci sono quelli che hanno avuto offerte convincenti e sono rimasti per attaccamento come Francesco e Paolo. Che, comunque, stava al Milan».

La maglia numero 13 aveva un significato?

«Nessun significato. Un caso. Ero ragazzino, nessuno la voleva e l’ho presa io che ero l’ultimo».

Il neo acquisto del Milan, Caldara, l’avrebbe voluta ma era già impegnata da Romagnoli che l’ha scelta proprio perché era la sua…

«Facciamo moda».

I valori che si esprimono in campo quando si è calciatori hanno lo stesso spessore una volta che si passa a guidare una squadra? Gattuso, famoso più per agonismo che per disciplina tattica, è stato confermato in una grande squadra di Serie A.

«Quando smetti di giocare si azzera tutto. Rino ha dimostrato di meritarsi quel posto dopo aver fatto la gavetta al Palermo e al Pisa. L’opportunità arriva ma bisogna farsi trovare pronti sennò ti mandano via. Se un calciatore rimane dell’idea che essere stato un buon giocatore sia sufficiente per allenare ha perso in partenza. Non bastano le partite disputate in Serie A perché allenare è proprio un altro lavoro. Il tecnico moderno deve studiare, deve osservare, si deve aggiornare».

Carletto Ancelotti al Napoli come lo vede?

«Bene. Sono curioso di vederlo all’opera».

Seconda e terza classificata in Serie A?

«Inter e Milan. Il Napoli è a un bivio, continuare a rimanere lassù oppure…».

In campo, con o senza la fascia, ha dimostrato di saper gestire le emozioni con intelligenza. Cosa trasmetterà ai ragazzi delle sue sconfitte più brucianti?

«Certe partite non riesco ancora a spiegarmele. Penso al 3-0 a fine primo tempo contro il Liverpool in finale di Champions a Istanbul persa ai rigori dopo la rimonta dei Reds. Semplicemente non so come siano potute accadere, non saprei cosa prendere perché non so spiegarle neppure a me stesso. Mi sforzerò di insegnare ai miei ragazzi che nel calcio non bisogna mai mollare finché l’arbitro non fischia».

CR7 quanto migliorerà il calcio italiano?

«Già lo ha migliorato. Prima ancora di indossare gli scarpini».

In Nazionale è arrivato Roberto Mancini, forse lo raggiungerà Pirlo. E’ tutto da rifondare.

«Adesso ci vogliono i giocatori, gli allenatori non hanno la bacchetta magica. Qualche buon calciatore sta venendo fuori, la coppia centrale del Milan speriamo cresca in fretta ma deve giocare in Champions per confrontarsi a un livello più alto e fare il salto di qualità».

SALVIO IMPARATO

Zdenek Zeman al Barbera di Palermo (VIDEO E FOTO)

Zdenek Zeman al Barbera

Ancora senza panchina Zdenek Zeman ha assistito alla sfida di Coppa Italia, Palermo-Vicenza. In tribuna presente anche il Ds Foschi.

Zdenek Zeman, come di solito, è in vacanza a Mondello e non si è voluto perdere l’occasione di respirare l’aria del Barbera. Il Boemo, sempre disponibile, non si è negato ai tifosi e con loro ha scattato selfie e firmato autografi. Sugli spalti ha anche scambiato qualche parola con Rino Foschi, ma non sembra esserci nessuno scoop all’orizzonte.

C’è ancora da aspettare per rivedere Zdenek Zeman in panchina. Ha più volte dichiarato di non voler scendere di categoria. L’allenatore classe ’47 è reduce all’esperienza non positiva di Pescara. Per contrasti con Sebastiani, sul mercato e su questioni personali, non è riuscito a ripetere la favola del 2012. Dopo quella stagione ha allenato LuganoCagliari e Roma.

A Lugano ottenne una complicata salvezza e una finale di Coppa di Svizzera, un miracolo in quanto i bianconeri erano neopromossi. Con il Cagliari si ricorda la bella vittoria ad Empoli contro Sarri e a San Siro contro l’Inter di Mazzarri. Esperienza finita prima con un esonero e poi con le dimissioni, dopo aver accettato di ritornare in panchina al posto di Zola. A Roma bella vittoria a San Siro contro l’Inter e due spettacolari vittorie contro il Milan di Allegri e la Fiorentina di Montella.

Purtroppo nonostante il raggiungimento della finale di Coppa Italia, non è riuscito ad evitare l’esonero, complice il cattivo rapporto con una parte dello spogliatoio a cui imputò mancanza di disciplina. La rottura con Pallotta fu insanabile, Franco Baldini e Walter Sabatini non poterono fare altro che sollevare il Boemo dall’incarico. Ma è ancora presto per la pensione, il maestro ha ancora voglia di respirare il prato verde di un campo di calcio, di allenare e forgiare futuri campioni.

 

SALVIO IMPARATO

VIDEO Palermo-Vicenza, ospite d’eccezione al Barbera: c’è anche Zeman sugli spalti…