Curcio: “Ho imparato più da Zeman che in tutto il resto della mia carriera”

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Alessio Curcio, il capitano e numero 10 del Foggia, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia della sfida playoff contro l’Avellino di Carmine Gautieri. Oltre a frasi di gande elogio Zeman, ha parlato della batosta emotiva dopo l’esclusione del Catania.

“È stato come un fulmine a ciel sereno – confessa Curcio – nessuno si aspettava di passare dalla prospettiva di rincorrere chi ci era davanti al doverci preoccupare di chi sta dietro.”

LA SFIDA CONTRO L’AVELLINO ALLO ZACCHERIA

“Siamo consapevoli di giocarci una intera stagione. Questo fa sì che l’attenzione sia massima. L’Avellino è una squadra forte, una di quelle costruite per vincere il campionato”.

IL PAREGGIO DELL’ ANDATA

“Dovremo fare qualcosa di più. All’andata, pur giocando bene, riuscimmo a pareggiare solo all’ultimo”, puntualizza il fantasista rossonero.”

BILANCIO DELLA STAGIONE

“Penso sia stata una buona stagione. Con i punti effettivi saremmo quinti, dietro le quattro squadre che hanno investito tanto per vincere il campionato. Abbiamo avuto un periodo di flessione nel rientro dalle vacanze, quando tra Covid e infortuni eravamo in pochi e abbiamo perso terreno. Ma la stagione è stata buona, meritiamo di arrivare ai playoff e dobbiamo fare di tutto per centrare l’obiettivo”.

IL CAMPIONATO DI ALESSIO CURCIO

“È andata di pari passo con quello della squadra. Inizialmente ho fatto fatica a capire come muovermi. Col passare del tempo ho trovato la posizione giusta, riuscendo a fare ciò che il Mister mi chiedeva”.

ZEMAN, IL MAESTRO CHE INSEGNA DI PIU’

“Calcisticamente ho appreso di più in questi ultimi 7-8 mesi che in tutto il resto della mia carriera. Ci sono cose che nei settori giovanili non vengono dette, io in sette mesi ho imparato tantissimo”.

APPELLO AI TIFOSI

“Dico solo di sostenerci fino alla fine. La squadra lo merita, perché ha sempre cercato di tutto per centrare l’obiettivo. E lo farà anche domenica”,

Premio Salvatore La Gamba 2022 va a Zeman come miglior allenatore


In occasione della trasferta di Vibo Valentia con i suoi Satanelli, Zdenek Zeman riceve il premio “Salvatore La Gamba” come miglior allenatore


I motivi del premio sportivo Salvatore La Gamba. Una vittoria del campionato Serie C2 con il Licata, due campionati di Serie B vinti rispettivamente con Foggia e Pescara e diversi riconoscimenti individuali come una “Panchina d’argento” nella stagione 2011/12 e un “Premio Timone d’Oro” nel 2013. C’è tanto da raccontare in relazione al percorso, lungo cinque decenni, di Zdenek Zeman. Padre di un calcio frizzante, tecnico, dinamico e sfacciato che trova dimora nella cosiddetta “Zemanlandia”, capitale di tale sport visto però in un’ottica ancor più spettacolare. Insomma, vince chi fa un gol in più e non chi ne fa uno in meno. 

In occasione del trentacinquesimo turno del campionato di Serie C che ha visto il Foggia zemaniano fare visita ad una Vibonese ultima in classifica ma mai doma contro la squadra pugliese (quest’ultima infatti fermata sul punteggio di 1-1), il tecnico boemo è stato insignito del “Premio Sportivo Salvatore La Gamba” da parte del fondatore del èremio, ovvero Francesco La Gamba, con la motivazione di essere “maestro di vita ed esempio per i giovani, con il suo comportamento sempre improntato al fair play e alla lealtà sportiva. Le sue celebri battaglie hanno contribuito a migliorare tale sport parimenti alla sua idea di calcio moderno e propositivo. Senza dubbio un modello da seguire”.

Prima della consegna di tale riconoscimento, comunque, il tecnico boemo ha toccato diversi punti, spiegando innanzitutto com’è nata la bella filosofia di Zemanlandia.

 “Per fare Zemanlandia ci vogliono i giocatori che la sappiano interpretare e io, in quegli anni, ho avuto modo di avere giocatori di talento che si sono impegnati a giocare insieme come squadra e non come individualità. Nel calcio inoltre, proprio perché è uno sport di movimento, bisogna correre e per fare questo bisogna allenarsi e lavorare quotidianamente”.

Un calcio frizzante e pieno di brio quello zemaniano, che attualmente starebbe come vestito su misura soprattutto alla Nazionale italiana di calcio che, per la seconda volta consecutiva, non ha portato a casa il pass per il Mondiale. Due poli opposti, in tal senso, ed è proprio l’argomento Italia che Zeman ripercorre:

 “L’Italia non si è qualificata per la seconda volta ai Mondiali nonostante avesse delle possibilità ma i due rigori sbagliati, che sono sempre una lotteria, senza dubbio pesano. Gli azzurri hanno comunque una buona squadra visto che solo qualche mese fa hanno vinto l’Europeo e per questo per me la differenza l’hanno fatta solo quei due rigori”. 

E allora qual è il vero limite del Belpaese calcistico?

Tra le tante defezioni c’è sicuramente la mancanza di coraggio nel lanciare un giovane promettente. Cosa che invece è prassi nella mentalità degli altri paesi concorrenti: 

“In Italia i giovani hanno problemi ad inserirsi. Negli altri campionati principali vedo ragazzi del 2003 o del 2004 giocare titolari. Mentre in Italia le società hanno costruito la propria rosa e il proprio progetto sui giocatori stranieri. Negli anni ’90 venivano giocatori stranieri ma venivano solamente fenomeni, mentre oggi non è così”.

Una battuta, infine, sul suo quarto ritorno al Foggia, squadra e città a cui è legato da un affetto particolare: 

“A Foggia conoscevo già l’ambiente e ho scelto di dare una mano per quest’anno. Abbiamo fatto il ritiro pre-stagionale con un buon numero di giocatori. Sono rimasti solo in sei mentre altri dodici o tredici non hanno superato la prova, forse anche a causa delle mie esigenze. Alla fine siamo riusciti a formare un buon organico nonostante i diversi problemi che abbiamo affrontato”. Il Foggia è attualmente settimo nel Girone C del campionato di Serie C.

Intervista di Vincenzo Primerano

Coulibaly: “Grazie a Zeman ho capito che non ero scappato inutilmente”

Una storia, raccontata da Italo Cucci su Quotidiano.net, che mette Zeman al centro di una storia di riscatto sociale, di umanità che non vuole sentir parlare di razzismo e di barconi. Ecco a voi Calidou Coulibaly


Io e Mamadou Coulibaly siamo diventati amici. Sono stato il primo a cercarlo, tre anni fa, quando Donato di Campli, manager di Marco Verratti, mi ha dato il suo numero di cellulare. Lo chiamo, sa chi sono, mi ha memorizzato, parla volentieri. Perché quando ho raccontato la sua storia, su queste pagine, non mi sono fermato al barcone, classica immagine di tanti ragazzi africani che arrivano in Italia a cercar fortuna – al peggio sopravvivenza – e finiscono chissadove, chissacome, chissaperché per essere oggetto di una disputa che si agita sulle loro teste.

“Io sono arrivato in Italia, a Livorno, in treno” – mi disse con una punta d’orgoglio, anche se nel 2015, quando aveva appena 16 anni, aveva messo piede in Spagna proprio scendendo da una barca, e di lì in Francia, a Marsiglia, a Grenoble. Infine a Roseto degli Abruzzi. “Ti parlo volentieri – mi dice – ma per favore lascia perdere il barcone, la mia è solo la storia di un ragazzo scappato di casa…”. (Si fida, Mamadou, perché gli ho accennato una vicenda di casa mia, quando nel ‘48 un mio fratello è anche lui scappato di casa ed è arrivato a Buenos Aires, dopo essersi imbarcato clandestino su un piroscafo che si chiamava Anna Costa; e non ha fatto il calciatore, è risalito da Baires a La Paz, in Bolivia, con un coetaneo avventuroso come lui che si chiamava Guevara, Che Guevara).

E dunque Mamadou fa il calciatore e io lo tengo presente, sempre, quando anche nel calcio succedono quelle cose che si denunciano come “episodi di razzismo”.
«Non ho mai avuto problemi del genere – mi dice – ho solo capito che non c’è razzismo, in certe cose, ma ignoranza, tanta ignoranza”. Ohibò, un ragazzo nero di vent’anni che parla così sicuro di sè – e degli altri – rischia davvero di trovare qualche idiota riscaldato che gli dica “ma come ti permetti?”, eppure sono sicuro che lo metterebbe in riga. Naturalmente con le buone. Perché Mamadou è un ragazzo per bene che vive in una bella città emiliana, Carpi, e gioca nella squadra locale, in Serie B. (Gli ho promesso di andarlo a trovare, così gli racconto di quando seguivo il Carpi in Serie D per “Stadio”, negli anni Sessanta, ed ero amico del capitano Claudio Vellani quando furono promossi in C, nel ‘65).
«A Carpi sto bene, la città è tranquilla, la vivo senza problemi. Poi sto bene nella squadra, gioco in un bell’ambiente, finalmente ce l’ho fatta – mi dice – anche in B, è quello che sognavo, giocare al calcio».

E dire che Mamadou, scovato da Campli a Montepagano, arruolato nelle giovanili del Pescara dove si mette in luce segnando anche un gol, esordisce direttamente in Serie A quando Zeman gli dice “voglio vedere cosa sai fare”. Mamadou ha 17 anni, è alto 1 e 83, un fisico in ordine, gioca pochi minuti a Bergamo, contro l’Atalanta, e perde, poi più avanti da titolare contro il Milan, e pareggia.
«È stato bello, ho capito che non ero scappato dal Senegal per niente, quando l’ho detto a miei genitori, ai miei fratelli, hanno fatto festa per me».
Dovete sapere che nelle nostre prime conversazioni avevo raccontato a Mamadou la storia di “Aspettando Maldini”, un romanzo della scrittrice senegalese Fatou Diome (titolo originale “Le ventre de l’Atlantique”) il cui protagonista, Madické, era un ragazzo come lui. Tifoso del Milan come lui. Voglioso di scappare in Italia per imitarlo. Come lui, che comunque c’è riuscito: l’Udinese lo ha acquistato definitivamente nel 2017, gli ha fatto un contratto di cinque anni, lo ha prima lasciato una stagione a Pescara poi l’ha mandato a Carpi. A maturare. E dove ha segnato il primo gol italiano decisivo nella partita vittoriosa contro lo Spezia.

C’è un dettaglio importante da sottolineare: quando Mamadou parla della sua vita serena in Italia e considera certe esibizioni idiote non “razziste” ma “ignoranti” sa quel che dice perché parla bene l’Italiano e grazie alla lingua si è integrato senza troppa fatica.
«Ti ho già raccontato che a casa mia, a Thiès, in Senegal, si parla italiano: mio papà, professore di educazione fisica, e mia madre, casalinga, hanno frequentato dei corsi con educatori venuti dall’Italia…E anch’io ho imparato…».
Allora avrai letto dei libri…Dimmene uno… 
«Libri? Per carità, quando ho tempo libero mi dedico alla play, mi alleno, gioco e sto con lei. Come gli altri ragazzi che conosco». (Anche italiani, ovviamente: al Carpi ci sono anche ragazzi sloveni, croati, tedeschi e uno della Guinea…)
E il futuro? 
«Dipende dall’Udinese».
E quando smetterai di giocare resterai in Italia a far cosa? 
-“No, tornerò a casa, in Senegal, dai miei parenti, mamma papà e i miei fratelli e gli amici mi aspettano sempre, sono contenti che ho realizzato il mio sogno ma c’è tanto da fate, laggiù, spero che il mio viaggio in Italia non sia stato inutile”.

Carlo Alvino: “De Laurentiis ha rilasciato dichiarazioni forti”

Carlo Alvino annuncia, a radio Kiss Kiss, che domani andrà in onda, su Tv Luna, l’intervista dove ascolteremo le parole del presidente e ne anticipa i contenuti.

“Ho intervistato De Laurentiis e domani ascolterete le sue parole su TV Luna. Il presidente ha atteso qualche giorno e di far sbollire la rabbia prima di tornare a parlare: ci siamo confrontati su arbitri, VAR e non potevo non chiedergli di Sarri. Le sue sono dichiarazioni forti“.

SALVIO IMPARATO

Mertens a Tiki Taka: “Di Napoli mi piace tutto”

Domani col Feyenoord una partita importante. “Si domani sarà importante, con lo Shakhtar abbiamo perso e quindi domani sarà una partita importante”

Parte un saluto da parte di Marco D’Amore, l’attore che interpreta Ciro Di Marzio in Gomorra: “Dico a Dries di stare tranquillo e di continuare a fare quello che stanno facendo, siamo tutti con la squadra”.

Siete amici con Marco D’Amore? “Si, grande Marco! L’ho sentito in questi giorni, è in Belgio per girare un film, il suo messaggio mi fa piacere”.

Poi parleremo anche di Milik. E’ il momento migliore della tua carriera? “Mi dispiace tanto per Milik, ha avuto una sfortuna incredibile. Siamo tutti lì per lui. Noi dobbiamo continuare, la squadra ci sta, dobbiamo continuare e fare bene”.

Racconti il gol fatto contro la Lazio? “Ho visto che la porta era aperta, mi sono girato ed ho tirato. Non c’era molto da pensare”.

L’hai visto il gol di Maradona con la Lazio? Il paragone ci può stare? “Si possono fare paragoni con il gol ma non con i giocatori. A me fa piacere che si facciamo questi paragoni ma ho tanto rispetto, io sono Dries e voglio restare con i piedi per terra ed aiutare la squadra”.

Sei diventato amico dei napoletani. “Si, a me piace andare in giro ed andare a mangiare. E’ una città bellissima se conosci posti belli, bisogna viverla così”.

Ci dici qualcosa che non sappiamo di Sarri. “Lo sai che lui fuma anche, non tutti lo sanno. Tutti sappiamo che è un grande allenatore, sta facendo grandi cose con questa squadra. Lui è forte nel prendere i giocatori e far fare il suo gioco, posso parlare solo positivo di lui”.

Con l’infortunio di Milik dovrai giocare ancora di più in quel ruolo di centravanti, che responsabilità è? “Si è una responsabilità, ma io sono qui per giocare ed aiutare la squadra. Stiamo facendo bene e vogliamo continuare”.

Cosa dici di Hamsik e Reina? “Non dobbiamo parlare troppo. Pepe è uno che sta molto bene qua, sia lui che la famiglia. Mi fa molto piacere che Pepe sia rimasto, è molto importante dentro e fuori dal campo, sappiamo che lui è un personaggio importante per noi. Marek è un grande e noi abbiamo bisogno di lui”.

La Juve è l’avversario da battere? Come vedi Higuain? “Io sto giocando al Napoli e penso al Napoli. Non c’è solo la Juve ma anche altre squadre, noi dobbiamo guardare al nostro gioco”.

Sulla Roma e Nainggolan. “La Roma è una grande squadra. Nainggolan è un giocatore forte che fa la differenza”.

Parte un altro messaggio scherzoso da parte di Anna Trieste: “E’ vero che sei mezzo belga perche sei nato nei quartieri spagnoli? Ti piace il nome Ciro”

E’ vero che sei un falso belga? “A me piace vivere questa città e conoscere la gente di qua. Ci sono tante cose che mi piacciono, sono qui da cinque anni qui. Mi piace il mare, il caffè, tutto”.

 

La Spal tramite Gazzoli, risponde a Sarri: Il campo non c’entra con il ko di Milik

Il direttore generale della SPAL, tramite le colonne de Il Mattino, ha risposto a Maurizio Sarri che ha accusato la società ferrarese per le condizioni del campo che avrebbero inciso sull’infortunio di Arkadiusz Milik. “Il campo non è magari il migliore del mondo ma ci si poteva certamente giocare -ha detto Andrea Gazzoli-. Sgombro da ogni equivoco che l’infortunio di Milik, al quale facciamo il nostro in bocca al lupo, sia derivante dalle condizioni del campo. Devo precisare che non metteremmo mai a repentaglio le condizioni dei nostri giocatori e di quelli delle squadre che vengono a giocare a Ferrara”

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CARPI PROBLEMI PER MBAKOGU E MBAYE

L’attaccante ha già saltato la gara di Chiavari e continua a lavorare a parte. Per il centrocampista una lesione di media entità alla coscia che lo terrò fuori almeno un paio di settimane

Solo alla vigilia di Carpi-Pescara sapremo se il Carpi potrà contare su Jerry Mbakogu. L’attaccante biancorosso ha già saltato la gara di sabato scorso a Chiavari per uno sfilacciamento dei legamenti del ginocchio, subito durante il match in serale col Foggia. Un problema al ginocchio con cui il nigeriano ha già dovuto convivere l’anno scorso e a inizio stagione. A Chiavari, considerato anche il campo in sintetico, si è preferito non rischiarlo e anche in questi primi due allenamenti della settimana Mbakogu è rimasto a parte. Solo fra domani e giovedì mister Calabro inizierà a capire se davvero dovrà ancora farne a meno: senza di lui, e non è un caso, il Carpi a Chiavari per la prima volta in stagione nelle 8 gare fra campionato e coppa non ha trovato la via del gol, per questo un recupero contro il Pescara sarebbe fondamentale.
Chi salterà invece di certo la gara contro Zeman è Malick Mbaye, che a Chiavari è uscito a inizio secondo tempo per un dolore alla coscia. Da subito è sembrato qualcosa di più che una semplice contrattura e infatti gli esami effettuati ieri hanno evidenziato una lesione di media entità ai flessori. Lo stop previsto è di almeno 2 o 3 settimane, una brutta tegola per Calabro che almeno può contare in mediana sul recupero di Saber che ha scontato l’ultima giornata di squalifica.

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Zeman, 4 pareggi di fila dopo 24 anni

Zeman. Il pareggio è un risultato tutt’altro che frequente nella carriera del boemo. Addirittura 4 consecutivi, come oggi, solo 24 anni fa nel Foggia dei miracoli.

Alla guida dei satanelli Zeman inanello’ in serie A, stagione 1993 – 94, quattro pareggi di fila tra l’ottava e l’undicesima giornata : Foggia – Milan 1 – 1, Atalanta – Foggia 1 – 1, Foggia – Cremonese 1 – 1, Roma – Foggia 0 – 0. In totale 13. Al termine di quel campionato il Foggia conquistò un brillantissimo nono posto ( 12 reti l’olandese Roy), soprattutto la terza salvezza consecutiva in serie A col boemo in panchina. Quinto miglior attacco del torneo, 46 gol, 10 in più del Milan scudettato di Fabio Capello. L’anno successivo alla guida della Lazio, Zeman si classificò al secondo posto alle spalle della Juventus di Lippi campione d’Italia.

fonte Rete8 Massimo Profeta

 

Villa Stuart, operazione terminata per Milik

Operazione terminata a Villa Stuart per Arek Milik

Si sperava in una rottura parziale del crociato, per l’attaccante polacco, con una riduzione dei tempi di recupero. Purtroppo il prof. Mariani ha constatato la rottura totale ed ha eseguito l’operazione terminata alle ore 12:32. I tempi di recupero sono valutati dai 4 ai 5 mesi.

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Il Pescara aspetta Mancuso: pesa l’assenza del re dei bomber della serie C, tornerà in campo contro il Cittadella

PESCARA Nei disegni estivi di Zeman doveva essere un titolare inamovibile, invece Leonardo Mancuso finora ha potuto assaporare solamente tredici minuti di campionato, alla prima giornata, contro il Foggia, trovando anche il gol un minuto dopo aver debuttato all’Adriatico. Ma l’esterno d’attacco pescato a parametro zero qualche mese fa dalla Samb, ex re dei cannonieri della passata stagione di serie C, di fatto non è mai stato a disposizione del boemo. Colpa di una lesione muscolare tra il primo e il secondo grado al retto femorale, che lo ha messo ko.

L’esterno destro cresciuto nel Milan deve aver risentito dei carichi di lavoro del precampionato e sta finendo di pagare il suo scotto con la nuova categoria: domani Mancuso effettuerà un controllo strumentale per verificare le condizioni dell’infortunio, da martedì potrebbe gradualmente tornare nel gruppo. Non ci sarà a Carpi, questo è certo, ma lo staff sanitario del Pescara lavorerà per riconsegnarlo a Zeman tirato a lucido per la sfida di domenica 8 ottobre all’Adriatico contro il Cittadella, alle 12.30. Per uno strano scherzo del destino, la sua stagione pescarese dovrebbe cominciare proprio nella sua giornata da ex, contro l’unica società che, prima del Delfino, gli aveva offerto una chance in serie B, nel 2014, poco fortunata e terminata solo pochi mesi dopo, nel gennaio 2015.

Al boemo Mancuso manca non solo per il potenziale in zona gol (26 reti e 9 assist l’anno scorso), certificato dalle se prestazioni della scorsa stagione in C, ma anche per la capacità di contribuire alla fase difensiva e dare equilibrio alla squadra. L’ex bomber della Samb è infatti un lottatore e un giocatore dal grande spirito di sacrificio, che ha già meccanismi rodati nel 4-3-3 sia in fase offensiva che nei ripiegamenti senza palla. Ecco perché il vero Pescara, probabilmente verrà fuori quando ci sarà anche lui a completare il tridente. Può giocare sia a destra che a sinistra, anche se è qui che l’anno scorso ha fatto vedere il meglio di sé. Ancora una settimana d’attesa, poi forse inizierà davvero l’era-Mancuso.

fonte Il Messaggero



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