Marocchi manda in onda il calcio antico e Conte non ci sta (VIDEO)

Marocchi in tv difende un calcio che in Italia sta sparendo. Indimenticabili gli attacchi a Zeman e il siparietto con Balotelli. Il cappello in aria a Conte non è proprio andato giù.

Esistono modi e modi per difendere un calcio che in Italia sta mano a mano sparendo. È ancora radicata una certa mentalità certo, che frena certi progetti di gioco, però di base oggi un allenatore parte sempre con il tentativo di fornire un’identità di gioco. Ma Marocchi ieri, in diretta su Sky con Conte, non ha aiutato la sua visione di calcio “preistorico” a restare in auge. Il suo modo di esprimere un concetto, con il termine “cappello in aria”, non è stato entusiasmante se non per gli amanti del calcio da oratorio.

Per quanto i risultati di classifica e di palato non stiano dando ragione a Conte, per quanto possa non piacere a tanti, non gli si può dare torto nella polemica con Marocchi. Ad un allenatore moderno non gli si può chiedere di non allenare il gioco e di far giocare un calcio alla viva il parroco. Di certo Conte poteva evitare di sparare a zero sul calcio dei suoi tempi, etichettandolo di improvvisazione e rischiando di fare di tutta un erba un fascio. Ai suoi tempi c’erano Zeman, Sacchi, Del Neri etc., gente che faceva dell’organizzazione di gioco il loro credo predicando nel deserto. Siamo sicuri non ce l’avesse con loro e nemmeno con Zeman quando ha detto di non essere il tipo di allenatore che manda tutti avanti.

SALVIO IMPARATO

https://fb.watch/1XgCxqvBbf/ (il video Conte vs Marocchi)

Onofri: “Per battere Zeman preparai la partita con Stroppa”

Claudio Onofri presenta la sfida Crotone-Lazio ai microfoni di cittàceleste raccontando un aneddoto su Stroppa legato a Zeman.

“Potrebbe essere una gara apparentemente scontata in favore della Lazio, ma – confessa Onofri – il Crotone ha un modo di giocare che può dare fastidio, l’Atalanta ha sofferto non poco così come la Juventus che ha pareggiato. Sono convinto che la Lazio dovrà fare una grande partita per vincere e non abbassarsi a pensare ai soli due punti o i 19 gol subiti dal Crotone. Cosa dovuta, forse, dal fatto che alcuni elementi non sono adatti alla Serie A. Ci sono delle lacune. Ma anche giocatori interessanti come Messias che due anni fa giocava in Serie D ed ora è titolare in Serie A”.

Conferma che Stroppa è un allenatore che ci vede bene?

“Sì, sì. Di questo sono convinto. Se vuoi ti racconto un aneddoto…”.

Certo!

“Un anno allenavo il Genoa e Stroppa era un mio giocatore, dovevamo andare ad affrontare la Salernitana di Zeman e Stroppa era stato un suo giocatore. Tutta la settimana preparai la partita insieme a Giovanni Stroppa. Vincemmo. Ho intuito subito che avrebbe potuto fare l’allenatore una volta smesso di giocare”.

Dall’altra parte c’è la Lazio, come vedi la squadra di Inzaghi in questo momento?

“La partita di Torino e quella di Roma contro la Juventus ha fatto vedere che la squadra sta tornando al trend dello scorso anno, con risultati ottenuti all’ultimo minuto. Simone Inzaghi ha trovato lo spirito necessario per un nuovo campionato da protagonista. Questa è una caratteristica importante nel calcio, mica un dettaglio. Chiaro che servono giocatori all’altezza, ma questa dote di non mollare mai è importante specie in un campionato equilibrato come questo. I dettagli fanno la differenza. Stanno venendo di nuovo fuori le cose positive della Lazio”.

Hai parlato di un Crotone che pressa alto, sarà una gara aperta o con maggiori tatticismi?

“Credo che le squadre giocheranno attraverso i loro canoni. Il Genoa vinse 4-1, ma per lunghi tratti ho visto un Crotone pericoloso. Bisognerà cercare di scavalcare un pressing altissimo, loro ti vengono a prendere a metà campo. Questo lascia molto campo dietro, e se hai delle iniziative rapide e veloci con verticalizzazioni o lanci, allora puoi scardinare la linea. Sicuramente Inzaghi sta studiando questa situazione”.

Luis Alberto servirebbe eccome, allora…

“Ho seguito la vicenda, non so. Non fanno bene queste cose, bisogna essere professionisti dentro e fuori dal campo. Bisogna rivalutare la situazione, anche perché parliamo di un giocatore importate”.

Così come Immobile, un altro che nella profondità trova il suo pane. Giusto?

“Esatto, hai detto tutto tu, bravo. Con i suoi movimenti a circolo non lo prendi più, anche perché ha velocità e forza nelle gambe. Per il Crotone è un contesto positivo, ma se non lo interpreti bene allora le cose vanno male, bisognerà sfruttare i momenti”.

Causa Covid questo campionato è molto equilibrato, ti unisci al coro e pensi che per la vetta sarà lotta a 7 squadre?

“Non credo dipenda solo dal Covid, sicuramente incide molto. La Juventus ha una partita in meno, ma ad oggi non sarebbe nemmeno in Champions League. Si è affidata, secondo me sbagliando, a Pirlo. Ma non perché sia lui, semplicemente perché non ha mai allenato ed allenatori non si nasce, si diventa. Serve un percorso completo, un conto è che fosse diventato allenatore dopo 4 anni di Primavera, ma scegliere così mi sembra illogico. Se ci fosse una trasmissione diretta tra come sei stato da calciatore e come potresti essere da allenatore, allora Maradona avrebbe dovuto vincere tutto. Ma non basta. Tornando al discorso campionato: la Juventus è in difficoltà, Lazio ed Atalanta si stanno confermando, l’Inter si sta consolidata e poi c’è il Napoli. Squadra forte e allenata da un Gattuso che stravedo, uno che ha fatto la gavetta pur chiamandosi Gattuso. Ci vuole rispetto per la categoria, dai. C’è un equilibrio, per tornare al campionato. Milan e Roma? Sì, anche loro. La lotta è a sette. Per tornare alla Lazio, se tutte le cose vanno al loro posto – per esempio la situazione Luis Alberto – può confermare quello che ha fatto l’anno scorso”.

Gattuso e De Zerbi i nuovi Zeman, il Boemo ancora un esempio (VIDEO)

Oggi ci arriva un messaggio su Whatsapp. Due ragazzi hanno realizzato un video sul calcio modello Zdenek Zeman.

È importante che, nonostante Zeman sia fuori da tre anni, esistano giovani concentrati sul modello zemaniano, mentre il calcio attuale sembra sempre più propenso a dimenticarlo. Ecco perché abbiamo pensato di condividere questo video. È una testimonianza importante, una traccia lasciata da Zeman va sempre esaltata e quindi abbiamo preso qualche informazione in più.

Loro si chiamano Dennis Lazzaro (riprese) ed Emanuele Chiappini narratore.

“Siamo due ragazzi della provincia di Milano, impegnati nel calcio dilettantistico. Siamo un allenatore con patentino Uefa B, e un preparatore atletico laureato in scienze motorie. Purtroppo eravamo impegnati in un campionato Juniores in Lombardia e vista la situazione siamo fermi. Per la prima volta abbiamo pensato di educare i nostri ragazzi attraverso i social. Questo è il nostro primo approccio con questa tecnologia.”

EDUCARE CON IL MODELLO ZEMAN

“Per stare vicino ai nostri ragazzi e trasmettergli qualcosa, quali migliori concetti sono sportivamente educativi se non quelli di Zeman? Come lui dice, il calcio più che un sport è un gioco, ed è un messaggio con un’etica forte e rispecchia le nostre idee. Essendo il calcio lo sport che sarà sempre più praticato dai giovani ci teniamo ad usare la rete per informare e fare cultura invece di creare contenuti trash o di reaction. Zeman fa parte del nostro percorso di ricerca, di crescita, e sarà l’apripista per contenuti di qualità.”

GATTUSO E DE ZERBI GLI ZEMAN ATTUALI

“Per quanto riguarda a livello di MESSAGGIO, Ringhio (Gattuso) è l’allenatore e l’uomo che più segue le tracce del Maestro (Zeman). Numerosi gli episodi di aiuto e di esempio positivo verso staff, calciatori, tisoseria e dirigenti. Davvero una mosca bianca in questo calcio più concentrato sul business. De Zerbi invece segue le tracce offensive del Boemo cercando di dare più equilibrio con il palleggio e una linea difensiva ben coordinata”.

SALVIO IMPARATO

Totti: “Ho avuto il covid con polmonite, non è stata una passeggiata”

Francesco Totti, attraverso i suoi profili social, confessa di aver avuto il coronavirus sfociato in polmonite bilaterale.

Ecco il post integrale di Totti

“Ciao a tutti! Come avete saputo in queste ultime settimane non sono stato bene.
Ora mi sono ripreso e posso dirvi con un certo sollievo che ho avuto il COVID e non è stata una passeggiata: febbre che non scendeva, saturazione dell’ossigeno bassa e le forze che se ne andavano.
La diagnosi è stata un colpo al cuore: POLMONITE BILATERALE per infezione da Sars Cov 2! Vista la tempestività della diagnosi sono riuscito a curarmi da casa, 15 lunghi giorni ma adesso che tutto è passato voglio ringraziare coloro che mi sono stati più vicini e quindi un grazie speciale al Prof. Alberto Zangrillo alla Prof. Monica Rocco e Silvia Angeletti.
Il COVID si può battere con le giuste precauzioni e indicazioni”.

https://www.instagram.com/p/CHz-W1VBdH6/?igshid=47k92g7z27ir

Varrella: “Sacchi e Zeman hanno aperto un nuovo fronte ai giovani”

Varrella intervenuto a Radio Punto Nuovo, nel corso di Punto Nuovo Sport, ha parlato dell’attuale esperienza da Ct del San Marino, di Sacchi, Zeman e il nuovo fronte allenatori.

“In Campania – afferma Varrella – ho allenato tanto, ho tanti bei ricordi in questa terra, ma mio padre era nato a Pozzuoli,  quindi ho sempre vissuto da innamorato le mie esperienze lì. Sono stato il vice di Sacchi, ero l’uomo che dalla tribuna con walkie talkie dicevo a Sacchi se la linea si muovesse bene.

Oggi ct di San Marino

“L’ho sempre considerato – confessa Varrella – come il piacere del nostro entroterra romagnolo, ho capito l’amore per la loro nazione che hanno i sammarinesi. Devo ammettere che San Marino vive il rapporto con le Nazionali in modo un po’ particolare: il ragazzino che dà 4 calci al pallone, già gioca nell’under 16 o nell’under 17. L’imbarazzo è che vivono un mondo dilettantistico all’ennesima potenza e sono in difficoltà al lasciare il lavoro, dovendo entrare anche in questione in Coni sammarinese.

Sarajevo nel 1996

Non venimmo mai abbandonati, c’era un’aria ostile, difficile. Il famoso viale dove i cecchini sparavano costantemente, qualche cecchino pare ci fosse ancora. Fu una visione triste, brutale: un conflitto vissuto in modo intenso”.

Sacchi e Zeman ispirazione per gli evoluti

“Sacchismo, ascesa e caduta e qual è il modello dominante? Sacchi e Zeman, hanno aperto un fronte nuovo ai giovani d’oggi. In Europa già si vedeva un calcio diverso: abbiamo etichettato il calcio olandese come il calcio fisico, era una farsa. Il calcio olandese interpretava il correre meglio. Grazie a Sacchi e Zeman esistono i Guardiola, i Klopp, gli evoluti attuali.

Pirlo e Gasperini

“Ho fatto a Pirlo, duranti i corsi Uefa Pro, tre lezioni. Gasperini è evoluto perché i suoi giocatori interpretano una tattica individuale non più nell’uomo copre uomo, ma uomo marca uomo. Non solo si toglie tempo e spazio, ma si fa in modo che non riceva il pallone”.

Verdone fa 70, auguri al grande artista romano e zemaniano

Carlo Verdone compie 70 anni. Il grande artista, perché chiamarlo comico sarebbe riduttivo, è grande tifoso giallorosso e amante di Zeman.

Ci ha regalato tante risate, personaggi istrionici e grandi film Caro Verdone. Possiamo dirlo a grande voce, ha fatto cultura e molte scene dei suoi film e anche molti scketch sono entrati nel nostro immaginario collettivo. Prima di raccogliere una serie di scene epiche per celebrare Carlo, ricordiamo a chi non lo sapesse che il pupillo di Sergio Leone era un grande amante di Zeman e di lui disse:

«Io voglio solo divertirmi, come quando andavo all’Olimpico con mio figlio. Questo e nient’altro voglio, è chiaro?».

Che intende, signor Verdone?

«Con Zeman la mia Roma non deve vincere lo scudetto. Mi basta che la gente vada allo stadio e torni felice. Senza annoiarsi».

Insomma, con il ritorno del maestro è tutto rosa e fiori?

«Lo dicevo due anni fa, quando ancora non aveva fatto l’exploit di Pescara e in tanti se l’erano dimenticato. Noi abbiamo sempre avuto bisogno di Zeman, anche da un punto di vista atletico: il boemo lo puoi odiare, ma tutti corrono con lui. A fine stagione sono a pezzi, ma hanno corso fino all’ultima partita. Non come quest’anno»

«Sono tornato a frequentare l’Olimpico grazie a Zeman».

Un Sacco Bello, a casa “Brega” (1980)
Un Sacco Bello Pronto Soccorso (1980)
Bianco Rosso E Verdone, nonna (1980)
Bianco Rosso E Verdone, il pneumatico (1981)
Bianco Rosso E Verdone, lo sfogo di Ametrano (1981)
Borotalco, l’incontro con Manuel Fantoni (1982)
Borotalco, Brega e le olive greche (1982)
In Viaggio Con Papà, grande coglionen (1982)
La Farmacia Notturna (1982)
Acqua E Sapone, scene con Sora Lella (1983)
Acqua E Sapone, na cosa de chiesa (1983)
Acqua E Sapone, questo cristo (1983)
I Due Carabinieri, Margareth M. (1984)
Troppo Forte, flipper (1986)
7 Chili in 7 Giorni, arrivo dei pazienti (1986)
Compagni De Scuola, Er Patata alla festa sbagliata (1988)
Il Bambino E Il Poliziotto, il vecchio a mare (1989)
Maledetto Il Giorno Che Ti Ho Incontrato, messaggio ad Adriana (1992)
Maledetto Il Giorno Che Ti Ho Incontrato, supermercato (1992)
L’ Amore E’ Eterno Finché Dura, sto premio Nobel, sto stronzo (2004)
L’ Amore E’ Eterno Finché Dura. stato civile veneto (2004)
Il Mio Miglior Nemico, al pronto soccorso (2006)
Il Mio Miglior Nemico, problemi di erezione (2006)
Il Mio Miglior Nemico, l’Audi (2006)

SALVIO IMPARATO

Togni: “Ho avuto Sarri e Conte, ma il calcio l’ho capito con Zeman”

Togni-Zeman

Romulo Togni, oggi allenatore del Mezzolara, ha rilasciato un’intervista al Resto Del Carlino. Le sue parole sono una vera e propria dichiarazione d’amore verso il Boemo Zdenek Zeman. Lo descrive come una vera e propria folgorazione.

Tra il 2011 e il 2013, Romulo Togni ha giocato le stagioni più importanti della sua carriera con la maglia del Pescara. L’incontro che lo ha folgorato è stato quello con Zdenek Zeman, l’allenatore che lo ha ispirato anche per intraprendere il percorso sulla panchina dopo aver appeso le scarpette al chiodo. Era il Pescara dei vari Verratti, Insigne e Immobile, che hanno trascinato la squadra in serie A prima di consacrarsi in campo internazionale.

TOGNI E IL PESCARA DI ZEMAN

“È stata un’esperienza fantastica – ricorda il brasiliano –. Mi sono potuto confrontare con giocatori fortissimi e un tecnico che considero un maestro. Quello che mi ha più impressionato di Zeman è la capacità di farsi rispettare senza aprire bocca.

ZEMAN E IL RISPETTO SENZA APRIRE BOCCA

“Per un allenatore – osserva Togni – è un’impresa quasi impossibile, invece parlava col contagocce e tutti pendevano dalle sue labbra: un fenomeno. Vivendo da tanti anni in Italia so perfettamente che ha tanti detrattori, ma a chi lo critica dico che bisognerebbe conoscerlo per capire davvero chi è il boemo.”

CALCIO MODERNO? ZEMAN LO PRATICAVA 30 ANNI FA

“Sento parlare di calcio moderno, ma lui praticava già un certo tipo di gioco 30 anni fa. Un grande innovatore, e non era certo solo merito del lavoro atletico a cui eravamo sottoposti. Basti pensare a quanti ragazzi ha lanciato ad alti livelli: per un giovane è una grande fortuna aver avuto a che fare con lui. Non ero più un ragazzino ai tempi del Pescara, ma il calcio l’ho cominciato a capire davvero con Zeman, eppure in precedenza avevo avuto la fortuna di avere allenatori del calibro di Sarri e Conte. È evidente però che le sue idee possono tradursi in risultati soltanto in un certo contesto, con giocatori adatti al suo modo di concepire il calcio”.

Zeman in ginocchio da “Frengo” Albanese. Il racconto di Cataleta

Per chi non sapeva, l’origine del famoso personaggio di Albanese, Frengo, ecco il racconto di Giuseppe Cataleta. Divertentissimo e sorprendente l’aneddoto di Zeman ospite del comico al Campo Degli Ulivi

“Al 14° del primo tempo… al 14° del primo tempo, tiro, palo, doppio tiro, doppio palo, gool, gool di Di Biagio. Foggia 1 Lazio 0.”

Chi non ricorda la fredda cronaca di Antonio Albanese, nei panni di Frengo e Stop, ai tempi di Zemanlandia (Foggia di Zeman), nella fortunata trasmissione televisiva “Mai dire gol”?

Molte frasi ed espressioni di Frengo entrarono nel linguaggio comune degli appassionati di calcio grazie ai divertenti commenti del surreale telecronista-ballerino. Dall’infallibile schema zemaniano ”da do a dà e da dà a do”, ai tanti gol foggiani descritti al ritmo di mazz’t, doppie mazz’t e mazz’t again, passando per tutte le sfumature filosofiche del why e del because.

LE ORIGINI DI FRENGO

Non tutti sanno però come nacque il personaggio di Frengo, il telecronista super tifoso del Foggia e di Zeman.  Alla fine dell’estate del 1993, il trio della Gialappa’s Band (Carlo Taranto, Giorgio Gherarducci e Marco Santin) autori e conduttori  fuori campo della   trasmissione   cercavano  un nuovo personaggio del mondo del calcio da fare  interpretare ad Antonio Albanese, che confessò subito di non aver mai assistito ad una partita di calcio. Gli autori gli imposero una full immersion di giornali sportivi e trasmissioni televisive che parlavano di calcio.

COLPO DI FULMINE ZEMAN

L’attore brianzolo si mise al lavoro per rincorrere l’idea giusta. Durante un “90° minuto” rimase folgorato da un’intervista a Zeman. Ad una domanda sui motivi della sconfitta della sua squadra, il boemo, con tono disincantato, disse che gli avversari avevano segnato un gol e i suoi giocatori no. Un mito! Si innamorò del personaggio. Era proprio quello che ci voleva per stemperare i toni, spesso molto alti, del mondo pallonaro e ridimensionare chi si prendeva troppo sul serio. Cominciò a studiare il personaggio Zeman e si fiondò immediatamente a Foggia per conoscere allenatore, calciatori ed ambiente. Insieme al foggiano Nicola Rignanese, compagno di corso alla Scuola d’arte drammatica “Paolo Grassi” di Milano, Albanese si diresse verso il tempio di Zemanlandia: lo stadio “Pino Zaccheria”.

LA COMPLANARE

Nella periferia foggiana i due attori chiesero indicazioni per raggiungere lo stadio. Fermarono un passante, un ometto basso e  tarchiato che rispose, in stretto dialetto foggiano: “Ando’ st’c u stadij? Pigghj’ a cumplan’r, no a prima asciut, no a second’ asciut, a terza, a destra st’c l’autoscuola Autopuglia, di front st’c u’ stadj’!”.(Dove sta lo stadio? Prendi la complanare, non la prima uscita, non la seconda uscita, la terza, a destra c’è l’autoscuola Autopuglia. Di fronte c’è lo stadio). Albanese rimase entusiasta dell’efficace ed incisivo slang foggiano. Chiese a Rignanese di ripetere la domanda per ascoltare nuovamente la divertente cadenza…

Era fatta! Con il travolgente dialetto foggiano, opportunamente arricchito da espressioni suggerite da Rignanese e da esilaranti gag, Albanese creò la figura del surreale corrispondente da Foggia: Frengo e Stop. Il suo eccentrico look bucava lo schermo: un riporto prepotente e selvaggio tentava di nascondere un’avanzata calvizie. Si muoveva a scatti e chiedeva allo studio continue approvazioni sulle sue performance da sfrenato ballerino. In caso di vittoria dei Satanelli entrava in frac nero, punteggiato di pailletes e si scatenava  ballando sui ritmi di “I feel good” di James Brown. La cronaca dei trionfi rossoneri si intrecciava con i racconti dei viaggi surreali dei suoi bizzarri amici e i dialoghi immaginari tra calciatori. Parlava anche di improbabili gare di karaoke durante l’intervallo, organizzate da Zeman. Il tecnico boemo era sempre al centro dei commenti di Frengo che lo chiamava affettuosamente in tanti modi: Simpatia Zeman, Spiritosaggine Zeman, Loquacità Zeman, Logorrea Zeman, Dinamismo Zeman. Quando il Foggia perdeva, il collegamento si complicava molto. Frengo appariva distrutto, assente e con il capo chino. Lunghi silenzi accompagnavano il suo incedere sofferente: avanti e  indietro con un gigantesco crocefisso sulle spalle. Non rispondeva alle domande dallo studio, esasperando le conseguenze della sconfitta dei rossoneri.

ZEMAN IN GINOCCHIO ALLO SPETTACOLO “UOMO”

Il personaggio proposto da Albanese incontrò i consensi di critica e pubblico ed i tormentoni di Frengo diventarono  molto noti fra gli  appassionati di calcio.  Per suggellare il grande successo e prima di pensionare il personaggio dalla trasmissione tv, il 22 maggio 1994, proprio alla fine dell’avventura foggiana del boemo, quasi come un omaggio alla città, Albanese presentò il suo spettacolo “Uomo”, al Campo degli Ulivi di Foggia, al quartiere Cep, davanti a seimila fan in delirio.

L’attore lombardo propose i suoi spassosi e storici personaggi: il tenero e timido Epifanio con il suo strettissimo cappottino a scacchi e l’aggressivo Alex Drastico che parlava delle sue avventure a Milano. Alla fine, arrivò saltellando e ballando  Frengo e Stop, ripetendo gli slogan lanciati in “Mai dire gol”. Parlò della travagliata storia d’amore con la fidanzata Nirvana e dei viaggi avventurosi con l’amico Frensis. Il regalo più grosso Albanese lo fece in conclusione, quando chiamò sul palco, uno per volta, i giocatori del Foggia. Alla fine arrivò la clamorosa sorpresa: Frengo convinse il suo idolo, Simpatia Zeman, ad entrare sul palco in ginocchio, sul forsennato ritmo di “I feel good”. Il boemo fu accolto da un boato, come ad un gol del Foggia. La gente non credeva ai propri  occhi: l’uomo di Praga, abbandonando il suo abituale aplomb, si trasformò in uno scatenato ballerino di blues, scambiando battute in dialetto foggiano con Albanese e regalando ai tifosi rossoneri una indimenticabile serata di puro divertimento.

L’amicizia tra Albanese e Zeman proseguì anche dopo la fine della stagione foggiana di Zemanlandia. L’attore, primo fan dell’allenatore, divenne tifoso della Lazio prima e della Roma poi e via via delle altre squadre guidate dal boemo. Memorabile fu la “Ode a Zeman”, trasmessa dalla Rai,  una gag tra i due in cui Frengo si esibì in un esilarante monologo, inneggiando all’allenatore che rimase muto ed impassibile, avvolto nella nuvola di fumo della sua inseparabile sigaretta.

Da “Il Distintivo dalla parte del cuore”  di Giovanni Cataleta – edizioni Mitico channel, Foggiacalciomania.com e Miticomagazine.com

Salvio Imparato

Maradona nel 4-3-3 di Zeman, auguri Diego!

Nel 2011, quando Zeman era nel pieno del miracolo Pescara fu intervistato dalla Gazzetta Dello Sport e così parlo di Maradona a cui facciamo gli auguri per i suoi 60 anni

“Ci ho pensato, sì ad allenare Maradona e in che modo impiegarlo. Come di avere Messi e Totti. E quest’ultimo sono stato fortunato ad averlo. Credo che mi sarei trovato benissimo con Maradona, perché è vero che la squadra ne era dipendente, ma lui aiutava moltissimo i compagni in difficoltà”.

SALVIO IMPARATO

Glerean: “Zeman fuori dal calcio è un insulto a questo sport”

Ezio Glerean è stato intercettato da calciototale14.it. Ha parlato del suo presente e del suo passato a Cittadella, ricordando amche Zeman

Il miracolo Cittadella ha la sua firma, dalla C2 alla B, una cavalcata vissuta intensamente negli anni ’90, in una piazza che prima di lui non si era mai spinta alle soglie della cadetteria. Ma anche Bassano, San Donà, Palermo, Padova. Ezio Glerean e il suo 3-3-4, un must ispirato ai principi di gioco dell’Ajax. Proprio la permanenza in Olanda gli ha permesso di studiare da vicino la scuola olandese. Un calcio corale e offensivo, alla continua ricerca del gioco verticale. Fatto di principi e non solo di numeri, che ha appassionato chi ne ha condiviso l’esperienza.

Oggi è un’altra storia, allena in Promozione la Marosticense, lì dove tutto ebbe inizio nel 1988. Una scelta maturata dopo tante riflessioni fatte negli anni che lo hanno condotto nuovamente a “casa”. “Per stare in B e C dovevi sottostare a determinate scuderie e allora ho fatto il mio percorso”.Dritto verso i suoi obiettivi, con i giovani sempre al centro dei suoi progetti, che negli anni hanno imparato a responsabilizzarsi e a compiere delle scelte al posto dell’allenatore. 

Mister, ci racconta il progetto giovani della Marosticense?

“Quando sono rientrato dall’Olanda c’è stato l’incontro con i miei ragazzi di un tempo della Marosticense. Portiamo avanti un progetto di autogestione per il settore giovanile, dai pulcini al primo anno di giovanissimi. Sono i giocatori con il capitano a fare la formazione, con l’allenatore che si accomoda in tribuna insieme ai genitori. E’ un percorso che responsabilizza i ragazzi e lascia sereni i genitori. Tanti capitani non si schierano per far giocare i più bravi, questo è un messaggio forte anche per i più grandi”.

Dove e quando nasce l’amore per il calcio olandese?

“L’incontro con la mia attuale moglie è stato determinante. Lei è olandese, mi ha permesso di andare in Olanda e di seguire il modello Ajax da vicino. E’ un modo di essere dentro nel gioco, soprattutto per i bambini che poi crescono con quell’idea. Bisogna essere lì a guardare per capire”.

3-3-4 o 3-3-1-3, come si è sviluppata negli anni l’idea di calcio di mister Glerean?

“Dovevano coesistere tre o quattro giocatori offensivi, a secondo delle caratteristiche: 3-3-1-3 o 3-3-4. A Palermo, per esempio, erano quattro attaccanti, non c’era la figura della mezzapunta. Così come a Bassano. A differenza di San Donà e Cittadella dove con Caverzan avevamo il Baggio della situazione”.

Ha lavorato tanto e bene con i giovani, come sono cambiate le abitudini dei ragazzi dagli anni ’90 ad oggi?

I giovani non sono cambiati, sono uguali. L’esperienza che sto facendo a Marostica mi porta a pensare proprio questo. Sono pronti ad ascoltare se noi li facciamo appassionare. Dobbiamo trasmettere le emozioni e fargliele vivere. Il prodotto che noi abbiamo ai vertici del nostro calcio, non è di grandissima qualità. Abbiamo dei buoni giocatori ma siamo lontani dai Baresi, Del Piero, Baggio. Erano figli degli oratori, della strada, dove la fantasia ti stimolava. Nelle scuole calcio di oggi la fantasia non c’è più. Non si appassionano più e non vivono emozioni”. 

Cittadella resta l’esperienza più bella della sua vita?

“Cittadella è stata una delle esperienze, sicuramente quella che ha dato migliori risultati e mi ha dato più gusto. Ma ci siamo divertiti anche a San Donà, a Palermo, nonostante sia stata un’esperienza breve. Il calcio ormai segue altre direzioni dove non comandano più neanche i presidenti, ma altri personaggi che danno opinioni su qualsiasi cosa”.

Qual è la cosa che più le ha dato fastidio nel suo percorso da allenatore?

“Ai miei tempi si parlava di Glerean come un eretico, lo stesso per Zeman. Oggi, per esempio, è un insulto al calcio che un allenatore come Zeman sia fuori dal calcio. Dovrebbe essere a capo di una scuola per insegnare la fase offensiva ai giovani allenatori. Far vedere cosa significa far correre la palla in verticale. Il sistema di gioco lo determina la palla, se la palla va in orizzontale non è un sistema di gioco offensivo, se va in verticale allora sì. Non conta il numero degli attaccanti, ma come scegli di attaccare e come corre la palla”.

Tra i suoi allievi c’è Luca Gotti, attuale allenatore dell’Udinese, e Giovanni Martusciello, vice di Sarri alla Juve.

“Gotti l’ho avuto a San Donà. Si stava laureando in quel periodo, è una persona preparata. Lui si sente più un analista, un ricercatore del calcio ed è forse quello che gli riesce meglio. Però stiamo scoprendo che sa fare il primo, anche da come si comporta, sono molto fiero di lui. Martusciello era già un allenatore in campo, aveva le sue idee poi ha incontrato gente come Spalletti, Sarri, che ne hanno completato la sua crescita”.

E’ vero che Antonio Conte le ha chiesto del suo calcio super offensivo?

“Antonio l’ho incontrato in una partita di Coppa Italia: Bassano-Bari. Prima della gara ci siamo parlati, in quel periodo stava facendo il corso di Coverciano e studiava dalla mia tesi con il professor Ferrari, che adesso purtroppo non c’è più. Conte era interessato su come far coesistere i quattro attaccanti di ruolo. Da lì il suo 4-2-4 con i suoi esterni che erano più larghi rispetto ai miei che erano più centrali”.

C’è un allenatore in cui si rivede oggi?

“Gasperini, sono amico di Gian Piero. L’Atalanta è quella che più di tutte sta facendo un calcio diverso, un calcio collettivo dove attaccano tutti. Al di là degli interpreti, la palla corre continuamente. Con l’Ajax in Champions abbiamo visto due scuole a confronto. Ci si diverte a vederli e si ha la sensazione che anche i giocatori si divertano”.