Ritiro Foggia, Zeman: “Senza la base non si costruiscono i palazzi”

Ritiro-Foggia-Zeman

Dal ritiro valdostano del Foggia l’intervista al tecnico dei rossoneri, Zeman, realizzata da Tiziano Errichiello per Foggia TV e FoggiaGol.

Dal ritiro del Foggia, ecco le prime parole di Zeman. Il Boemo fa il punto della situazione dopo 3 giorni di lavoro e prima del test odierno con L’Ivrea a Montjovet.

https://www.youtube.com/watch?v=UdkRc36zoB0&ab_channel=FOGGIAGOLTV

“Abbiamo fatto tre giorni molto bene costruendo la base. I ragazzi si sono impegnati su quello che dovevano fare, poi vedremo cosa succederà più avanti. I ragazzi stanno rispondendo bene, ma ripeto il concetto che per me è fondamentale la base. Senza la base non si costruiscono i palazzi. Oggi abbiamo un test contro l’Ivrea per valutare anche i ragazzi in prova per capire se ci potremo puntare in futuro.”

SALVIO IMPARATO

La conferenza di Zeman allo Scugnizzo Liberato (VIDEO)

La conferenza di Zeman allo Scugnizzo Liberato in video. Grazie alla redazione del laboratorio culturale partenopeo.

Conferenza di Zeman parte 1

“Il calcio deve unire e divertire”

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La conferenza di Zeman parte 2

“Sono stato fermo più per il Covid, senza gente il calcio non ha senso. Ho più entusiasmo di prima”

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La Conferenza Zeman parte 3

“I gradoni li faceva anche Mennea, la frase che non mi sento lontano dal calcio dei grandi è una fake, non è mia”

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SALVIO IMPARATO

Zeman a Capodimonte: “Vado a Foggia a parlare, è diverso da firmare”

Durante l’incontro al Campania Teatro Festivale, tenusoti con Zeman a Capodimonte, nella suggestiva cornice del bosco, il Boemo si è raccontato a 360° e alla nostra domanda sull’imminente firma del Foggia ha risposto così.

Mister le posso fare due domande veloci?

“Tu sei veloce io sono lento” – se la ride Zeman a Capodimonte

Il presidente Canonico ha annunciato che domani sarà a Foggia per firmare che può dirci?

“Vado a Foggia si, ma a parlare che è diverso da firmare”

Mister si è arrivati un pò troppo tardi a mette giocatori come Insigne, Immobile e Verratti, hanno ormai trent’anni. È un problema dell’Italia dare poco spazio ai talenti giovani?

“Si è un problema italiano, non si fiducia a ragazzi di talento, mentre in altre nazioni hanno subito le loro occasioni e non perché lo meritano più di Insigne, Verratti e Immobile. Io per fortuna non faccio il selezionatore delle nazionali, ma in Italia è un problema anche nei club.

SALVIO IMPARATO

Zeman allo Scugnizzo Liberato: “Verratti ha più inventiva di Jorginho”

E’ un fiume in piena Zeman allo Scugnizzo Liberato, parlando dei suoi pupilli ha spiegato anche cosa non gli piace del calcio posizionale.

“Andai a vedere Lorenzo Insigne – racconta Zeman allo Scugnizzo Liberato – quando giocava nella Primavera del Napoli, mi accorsi subito del suo grande talento. Lo chiesi al direttore Peppino Pavone che lo aveva a Cava dove non giocava e lo volli a Foggia. Oggi tutti glielo riconoscono, ma su di lui qualcuno in passato ha avuto dubbi. Insigne non ha ancora rinnovato? Il Napoli non deve farselo scappare”.

Verratti più inventiva di Jorginho

“Verratti è un centrocampista fortissimo, superiore a Jorginho. Il brasiliano è abituato a giocare uno o due tocchi, lui è capace di portar palla per trenta metri senza farsela togliere. Gli piace anche la fase di interdizione, infatti viene sempre ammonito perché non sopporta che gli si levi la palla. Un grande. Immobile è arrivato a questi livelli perché è un ragazzo che ha voglia e fame. L’Italia ad Euro 2020? É favorita, non c’è dubbio. Il segreto di Mancini? Ragionare da allenatore come quando era calciatore: lascia libero il talento. Voglio allenare in Italia, il virus mi ha tenuto fermo ma adesso che la gente è tornata sugli spalti, il calcio ha ripreso la sua essenza. Senza tifosi, non c’è passione. Non c’è spettacolo”.

Calcio posizionale

“A me non piace molto questo calco posizionale che si gioca oggi. Tutti fermi a dare tempo alle difese avversarie di sistemarsi è l’opposto del concetto del mio calcio, dove nemmeno il passaggio di prima è sempre positivo. Il passaggio deve avere un senso, o libera un compagno o crea spazio. Se dai tempo al tuo avversario di chiudersi devi avere un fenomeno che ti risolve la partita.”

SALVIO IMPARATO

Zeman a Sky: “Sono contento di essere l’idolo di Italiano”

Durante l’evento allo Scugnizzo Liberato ha parlato Zeman a Sky, ai microfoni di Francesco Modugno. Ha arlato di Italiano, Insgine, Spalletti e Nazionale

Ecco le parole di Zeman a Sky: “Italiano è il mio erede, ha dichiarato che sono il suo idolo e mi piace molto il suo calcio. Spero che Sarri e Mourinho facciano bene nelle due squadre di Roma, in questa città si attende da tanti anni un successo che non arriva. Insigne? Vidi subito che aveva grandi mezzi, ora spero che resti a Napoli”. Sulla Nazionale, aggiunge: “Per me è la favorita numero uno dall’inizio, Mancini fa giocare bene la sua squadra”

Italiano

https://video.sky.it/sport/calcio/serie-a/video/zeman-italiano-e-il-mio-erede-679943

“Quando io allenavo il Licata mi seguiva, essendo di Ribera – ha raccontato Zeman -. Ha detto che io sono il suo idolo, mi piace perché gioca con molta pressione, con tanto fisico e tecnicamente ha dimostrato che in questo campionato ci può stare”. Il boemo, che ha allenato le due squadre di Roma, ora osserva con attenzione l’arrivo di Sarri e Mourinho: “Mi auguro che vadano tutti e due bene. Entrambi non possono vincere, ma fare bene in una piazza come Roma è importante per la gente che da tanti anni aspetta un successo che non arriva”. A Napoli, invece, inizia l’era Spalletti: “Dovrà dimostrare di essere l’uomo giusto – dice Zeman -. È un bravo allenatore, però ha avuto dei problemi con alcuni giocatori per motivi caratteriali”. 

“Spero che Insigne resti a Napoli”

https://video.sky.it/sport/calcio/serie-a/video/zeman-insigne-napoli-679941

E proprio a Napoli, Luciano Spalletti, troverà Lorenzo Insigne, che Zeman ha valorizzato nelle stagioni al Foggia e al Pescara, prima del grande salto in azzurro: “La prima volta l’ho visto con la Primavera del Napoli, lo portarono alla Cavese ma non lo facevano mai giocare. Allora l’ho portato a Foggia perché credo nei ragazzi, sapevo che aveva grandi mezzi. Poi ha fatto bene con me, con il Napoli e anche con la Nazionale. Spero resti in azzurro”.  Volume 90% 

“Europei? Italia favorita numero uno”

https://video.sky.it/sport/calcio/europei/video/zeman-italia-europei-679942

Oltre a Insigne, in Nazionale ci sono altri due talenti lanciati da Zeman a Pescara: Verratti e Immobile. Il boemo elogia gli azzurri di Roberto Mancini e i suoi ragazzi: “Sono contento che stiano trovando spazio, ci sono anche Florenzi e Barella, che ho avuto a Cagliari con me, anche se in quel periodo serviva più alla Primavera che alla prima squadra. Per me l’Italia è dall’inizio la favorita numero uno. Ci sono avversarie forti, ma sono convinto che questa squadra ha delle qualità per poter lottare con tutti. Mancini li fa giocare bene, se trovi giocatori così di talento è più facile”.

Canonico a Telefoggia: “Sabato la firma di Zeman, è il più grande maestro”

Il nuovo Patron del Foggia Nicola Canonico, si confessa a Telefoggia ai microfoni di Carmine Troisi e conferma una data per la firma e l’annuncio di Zeman

La puntata de “Il Pallone In Poltrona” con il presidente Canonico a Telefoggia

CANONICO E L’INCONTRO CON ZEMAN

“Abbiamo fissato un incontro con Zdenek Zeman sabato mattina, sulla base della sua disponibilità. Ci siamo visti a Roma, avevo voglia di sentirlo prima di iniziare ogni tipo di attività. Gli ho spiegato il progetto che vorrei fare a Foggia – confessa Canonico – e l’ho visto molto entusiasta di quello che gli ho raccontato. Siamo entrati un attimo a parlare di tutta quella che è l’organizzazione. Lui è innamoratissimo della nostra città, è una persona che ho visto molto determinata, ancora lucido, ancora con tanta voglia di creare tante situazioni. Abbiamo parlato a lungo della sua disponibilità riguardo al suo impegno con il Foggia, abbiamo determinato tanti aspetti già con lui e dovrebbe arrivare sul fine settimana a Foggia per completare gli ultimi dettagli. Poi, scioglierà la riserva e firmerà il contratto con il Foggia. La giornata potrebbe essere quella di sabato”

ZEMAN LA STORIA DEL CALCIO

“Zeman è la storia del calcio, non solo italiano – afferma Canonico – ma mondiale. Quindi gli ho detto che è giusto rilanciarsi in una città che ama e devastata da tanti problemi. Chi lo discute per l’età si sbaglia di grosso, ha ancora tanta voglia e profonda lucidità, poi non è che va lui in campo, quindi su questo molto sereno. Nel girone C, che mi affascina, ci sono tante squadre che ha allenato e per lui sarebbe una sorte di sintesi, una bella sfida.”

GIOCATORI DI PROPRIETÀ

Per quanto riguarda l’allestimento della squadra, il nuovo Patron Canonico esprime la volontà di costruire una rosa di giocatori di proprietà. Infatti sottolinea Carmine Troisi di Telefoggia, nel caso Zeman facesse un nuovo miracolo tipo Insigne, il Foggia incasserebbe giustamente un’adeguata plusvalenza. Un pò come fa attualmente Percassi, che oggi ripercorre, con l’Atalanta, il modello Zemanlandia che fu proprio del Foggia di Zeman-Casillo-Pavone.

SALVIO IMPARATO

Zeman al Corriere del Ticino: “Eriksen mi ha ricordato Morosini. Tifo Italia”

Zeman ha rilasciato una lunga intervista al Corriere Del Ticino ai microfoni di Massimo Solari, che ringraziamo insieme a Marcello Pellizari che ci ha concesso l’esclusiva per la pubblicazione integrale in Italia.


Zeman al Corriere Del Ticino, articolo di Massimo Solari.

All’Olimpico, per l’esordio dell’Italia, c’era anche lui. Simbolo del calcio romano, sia biancoceleste, sia giallorosso, Zdenek Zeman si gode gli Europei a casa. E, al solito, lo fa con sguardo attento e parole taglienti. Lo abbiamo intervistato in vistadellapartitissima contro la Svizzera.


Mister, partiamo da quanto ac- caduto sabato sera a Christian Eriksen. Lei, nel 2012, ha purtroppo vissuto in prima persona la tragedia che ha colpito Piermario Morosini. Morto durante un match tra il Pescara, che guidava ai tempi, e il Livorno. Come ha vissuto i terribili momenti di Copenaghen?


«Con grande apprensione. Di colpo le immagini della morte di Morosini sono tornate vivide, nella mia mente, in tut- ta la loro drammaticità. La dinamica mi è parsa molto simile. Di qui la grande preoccu-pazione verso il giocatore danese»


Venerdì sera ha invece assistito alla partenza esaltante degli Azzurri. Che idea si è fatto della selezionedi Roberto Mancini, che ha passeggiato sulla Turchia?

«In realtà l’Italia non mi è piaciuta affatto nel primo tempo. Mi è sembrata un po’ in difficoltà, soprattutto con certi movimenti. Dopo la sfortunata autorete di Demiral, la squadra si è invece sbloccata. E ha dimostrato quanto sta bene e in che misura il suo calcio è efficace e pericoloso»

La Svizzera, insomma, è avvisata. Come vede lo scontro con i rossocrociati?

«Beh, l’Italia parte favorita. A maggior ragione, e lo ripeto, considerando che si è espressa su buoni livelli per soli 45
minuti. Dirò di più: Chiellini e compagni sono, a mio avvi so, i principali candidati per la vittoria dell’Europeo.

Sarà quindi una partita a senso unico?

«No, non credo. La nazionale elvetica non è un avversario semplice da affrontare. Anzi. Per spuntarla di nuovo, gli Azzurri dovranno progredire ulteriormente. Ne hanno comunque i mezzi e, alla fine, credo che a esultare saranno loro».

Facciamo un passo indietro, a Galles-Svizzeradi sabato pomeriggio. Ha osservato pure questo match? E, in caso affermativo, che idea si è fatto degli elvetici?


«A me i rossocrociati non sono dispiaciuti. Ho visto una prestazione interessante, al netto del risultato finale che non ha premiato la compagine di Vladimir Petkovic. Ricordo che quando allenavo il Lugano, nel 2015-16, Breel Embolo mi aveva già impressionato positivamente. A Baku ho visto un giocatore maturato e, va da sé, migliorato».

Pareggiare contro il Galles è però stato un risultato negativo. Prova convincente o meno, alla Nazionale servivano i tre pun- ti…


«Ma non cambio idea sul po- tenziale della squadra. Soprattutto sul piano difensivo, non ha punti deboli. In attacco, per contro, manca qualcosa. Banalmente, un vero attaccante.È anche vero che Mario Gavranovic, in cinque minuti, ha praticamente segnato un gol e mezzo».


E della scelta, sull’1-0, di cambiare un uomo offensivo per un centrocampista cosa ha pensato lo spregiudicato Zdenek Zeman?


«Preferirei fare un discorso più ampio, sulle prime par- tite nei grandi tornei. Da un punto di vista tattico, noto infatti delle difficoltà a maturare subito. E così si finisce altresì per accontentarsi dei pa- reggi. Il segreto, in tal senso, è riuscire a cambiare mentalità in corso d’opera. Scendendo in campo per vincere».

A trascinare l’Italia, oggi, ci sono Verratti, Immobile, Insigne e Florenzi. Tutti giocatori che ha in qualche modo lanciato tra Pescara e Roma. Prova un pizzico d’orgoglio?


«Purtroppo Florenzi si è infortunato. Mentre, sì, Insigne e Immobile hanno fatto il percorso che si meritavano: sono due ottimi calciatori. Verratti, invece, merita un discorso a parte. Parliamo infatti di un giocatore superiore a tutti gli altri. Per tecnica e visione di gioco. È il migliore per distacco. Vedere dove sono arrivati, ad ogni modo, è fonte di grande soddisfazione».


Cosa dovrà fare la Svizzera per sorprendere un’Italia che sem- bra imbattibile?

«Non posso dirvelo, perché ti- fo Italia (ride, ndr). Scherzi a parte, trovo che Vladimir Petkovic sia un tecnico molto preparato. E sono certo che ha le conoscenze e competenze per impostare la sfida nel migliore dei modi».


A proposito di «Vlado». Entrambi avete scritto la storia sportiva della capitale. E per questo siete amati dalla piazza, o quantomeno da una parte di essa. Al ct della Nazionale farà bene rimettere piede all’Olimpico?

«Sicuramente. Ed è normale che i tifosi laziali gli siano risconoscenti. Con i biancocelesti ha fatto molto bene, lasciando di riflesso un ottimo ricordo di sé».

Gli stadi, intanto, sono tornati a riempirsi. Come vive, Zeman, questo ritorno all’essenza del calcio?


«In uno stadio come l’Olimpico – conclude Zeman al Corriere Del Ticino – 15.000 spettatori sparsi non sono il massimo. Detto ciò, il loro entusiasmo ha fatto e farà sicuramente bene all’Italia. Ho visto una squadra rinfrancata dall’affetto del pubblico. Un fattore, inutile negarlo, che avvantaggia gli Azzurri rispetto ad esempio alla Svizzera. Ecco perché la formula itinerante di questo torneo, con lunghe trasferte e viaggi solo per alcune squadre, non mi va tanto a genio».

Zeman a Cittaceleste: “Mourinho e Sarri lavoratori, faranno bene” (VIDEO)

Zdenek Zeman ha parlato a Cittaceleste. Ha detto la sua su Mourinho, Sarri e Inzaghi sulle loro nuove avventure con Roma, Lazio e Inter

Il video dell’intervista di Zeman

Zeman a Cittaceleste si è soffermato sulle nuove avventure di Sarri alla Lazio, Mourinho alla Roma e di Simone Inzaghi all’Inter. Del toscano, ribadendo la stima, dice che sicuramente porterà bel gioco, poi per i risultati bisognerà vedere. Su Mourinho è sicuro che porterà il salto qualità per battere le grandi, cosa che è mancata alla Roma di Fonseca. Per Simone Inzaghi la sfida più ardua, subentrare ad Antonio Conte non è cosa facile. Per il prossimo campionato vede sette squadre che si daranno battaglia e sarà tutto da vedere.

SALVIO IMPARATO

Zeman a Romatube.it: “Oggi allena chi non fa risultati” (AUDIO)

Zeman ha parlato ai microfoni di Romatube.it. Si è concesso ad una lunga intervista in cui ha parlato della sua volontà di allenare ancora.

L’intervista audio integrale di Zeman a Romatube.it

Mister parliamo della sua doppia esperienza alla Roma. Prima con Sensi e poi con Pallotta. Lei nel ’97/’98 e nel ’98/’99 conquistò un 4° e un 5° posto portando la squadra in Coppa UEFA. Che ricordo ha della Roma di Sensi? 

Un buon ricordo – confessa Zeman a Romatube.it – a parte che chi allena la Roma deve avere sempre un buon ricordo, vista la passione della gente che ci ha accompagnato. E’ normale che si voleva fare meglio, ma io penso che in quelle condizioni specialmente nel ’98 dove alla fine ci sono mancati 21 punti per colpe non nostre, è stato un buon viaggio.

Nell’estate 2012 dopo 13 anni dalla prima volta lei torna alla Roma, stavolta non più di Sensi ma di Pallotta, quindi la Roma americana. Che differenza ha notato rispetto alla Roma dei Sensi? 

La differenza è che io con Sensi ci potevo parlare ogni giorno e con Pallotta mai, penso che anche la squadra era troppo lontana dal presidente, però il calcio si è giocato, i giornalisti hanno detto che giocavamo il miglior calcio, abbiamo fatto molto bene con il Milan, molto bene con la Fiorentina, poi purtroppo è successo qualcosa, io sono stato allontanato più per problemi di disciplina della squadra.

In quella stagione lei conduce la Roma alla finale di Coppa Italia  contro la Lazio, che sappiamo come è andata a finire, dopo aver battuto Atalanta, Fiorentina e Inter. Lei però viene esonerato a febbraio dopo una sconfitta interna con il Cagliari. Se lei fosse stato in panchina in quella famosa finale, che avrebbe tra l’altro meritato di disputare, crede sarebbe finita diversamente anche la sua avventura con la Roma?

Non si può dire mai niente, è normale che uno che gioca la finale la vorrebbe vincere però le partite sono da giocare e bisogna vedere chi in quel caso fa meglio.

Lei ha sempre valorizzato moltissimo i giovani, anche in quell’epoca lanciò Marquinhos e Lamela che poi a fine stagioni furono venduti per circa 60 milioni di euro al PSG e al Tottenham. Ma perché si è sempre detto che Zeman non ama lavorare con i campioni? 

Non è vero, io ho lavorato con tanti campioni, vedi Cafu, vedi Aldair, gente che ha vinto i mondiali. Per me è importante che il giocatore, a prescindere dall’età, ha voglia di migliorarsi e ha voglia di partecipare.

Sempre nella Roma americana purtroppo si riscontrò un problema tecnico-tattico e comportamentale con un simbolo di Roma che era Daniele De Rossi. Perché non ha funzionato tra di voi, mister?

Io penso che lui in quel periodo avesse dei problemi, non io… Certamente lui ha giocato e ha giocato anche tante partite con media voto 4,5 e non era lui. Poi forse il discorso era anche di ruolo, che per me era un centrocampista e lui voleva fare il regista. E non lo ha fatto nemmeno prima perché c’era Pizarro che lo faceva. Per me aveva problemi suoi fuori dal campo.

Adesso che è nel giro della nazionale nello staff tecnico, come lo vede De Rossi, può essere un buon allenatore?

Bisogna vedere, quando lo prenderà una squadra bisogna vedere che cosa farà.

In un’intervista lei rispose a una domanda sui 5 migliori giocatori italiani di sempre e disse TOTTI, TOTTI, TOTTI, TOTTI, TOTTI. C’è sempre stata grande sintonia e grande feeling tra di voi, tra l’altro lei lo ha fatto capitano a 22 anni. Che giocatore è stato per lei Francesco Totti, mister? 

Era un giocatore, un giocatore vero! Per me i 3 fuoriclasse che ci sono in Italia sono uno Gianni Rivera, uno Roberto Baggio e uno Francesco Totti. Gli altri sono pure bravissimi giocatori ma non arrivano alla loro capacità.

Ad oggi nel panorama calcistico italiano vede qualcuno che somiglia a Francesco Totti? 

No, per me non ce n’è.

Mister, grazie al suo calcio spettacolare e offensivo sono usciti tantissimi calciatori, oltre a Totti. Ne cito qualcuno a memoria, Signori, Baiano, Shalimov, Di Biagio, Rambaudi, Delvecchio fino agli ultimi nomi che sono Verratti, Insigne e Immobile.  Oggi lei si rivede un pochino nel calcio spettacolare dell’Atalanta di Gasperini ?

Si, anche se loro la mettono  un po’ più sul fisico e noi la mettevamo più sulle combinazioni e sulle giocate, però sicuramente l’Atalanta sta facendo da due anni grandissimi campionati e meritatamente va in Champions.

Una volta gli allenatori restavano circa 2 o 3 anni in un club, seguendo un progetto. Oggi invece non è più così, vengono esonerati addirittura dopo pochi mesi. Che cosa è cambiato mister? 

E’ cambiato che prima si facevano le scelte migliori, nel senso che se uno sceglie un allenatore sa quello che si può aspettare da lui e sa che cosa vuole da lui. Oggi penso che si prenda il primo libero sul mercato e si vada avanti non conoscendo le sue capacità.

Forse si è un po’ troppo figli dei risultati oggi?

No…perchè chi non ha fatto risultati allena…

Una volta le squadre venivano allestite da presidenti, direttori sportivi e allenatori. Oggi è tutto in mano alla figura dei procuratori. Lei che idea si è fatto a riguardo, mister? 

Ripeto, prima si facevano le trattative tra presidenti e oggi non esiste più. Si deve parlare con i procuratori che giustamente cercano di portare i giocatori propri. E quindi ogni tanto ci si sbaglia.

Torniamo alla Serie A. Dopo 9 anni la Juve perde lo scudetto a beneficio dell’Inter di Conte. Lei crede sia stato solo un episodio oppure c’è veramente spazio per altre realtà del campionato? 

Io sono sempre convinto che la Juve aveva la rosa più forte del campionato, dopo non sono riusciti a esprimersi al meglio. Conte ha lavorato tanto bene con l’Inter per lavoro e per mentalità che ha dato a quella squadra.

Paulo Fonseca lascia la Roma dopo 2 anni, dove il massimo che ha ottenuto è stata la semifinale recente di Europa League persa contro lo United. A prescindere dal folle secondo tempo dell’Old Trafford, mister, lei crede che la Roma fosse attrezzata  per arrivare in finale e magari anche vincerla, visto come poi l’ha vinta il Villareal? 

Penso che la Roma ha avuto una buona squadra e ha fatto pure dei risultati, purtroppo in campionato non è riuscita a fare punti con le squadre che stavano davanti che erano importanti per la classifica.

Che cosa non ha funzionato secondo lei nel biennio di gestione di Paulo Fonseca alla Roma ?

Penso la continuità dei risultati, la continuità del gioco.  E’ vero che anche la Roma ha avuto tanti infortuni che influiscono.

Dal 1° luglio sulla panchina giallorossa arriva José Mourinho, che negli ultimi anni ha vinto pochissimo. Lei crede sia l’uomo giusto per la Roma? 

Anche questo bisogna valutarlo dopo. Penso che Mourinho ha risvegliato la gente, il popolo e tutti si fidano di lui. Spero che riuscirà a dare di nuovo entusiasmo a una piazza che da tempo non ne ha.

Lei crede che i Friedkin metteranno a disposizione di Mourinho dei giocatori per far competere la Roma al vertice? 

Io penso che tutte le società siano in difficoltà – dice Zeman a Romatube.it – con debiti più o meno grandi e quindi bisogna valutare cosa vogliano fare. Io penso che Mourinho ha la personalità per poter influenzare il mercato.

Su chi avrebbe puntato lei se fosse stato il presidente della Roma? 

Io non sono presidente quindi non posso.

La vedremo ancora in panchina o ha chiuso, mister? 

Io ho voglia di fare ancora qualche cosa, purtroppo sono gli altri che non ne hanno.

Per quanto riguarda gli Europei, come vede la nazionale di Mancini ? E poi una domanda su Belotti, possibile acquisto della Roma. 

Io penso che Mancini da quando ha preso la nazionale sta facendo bene sia per il gioco che per i risultati, non so se può essere una favorita tra le prime, speriamo che ci riesca.

E Belotti alla Roma può essere un acquisto azzeccato?

Belotti sicuramente è un centravanti da gol, un lottatore. Speriamo – afferma Zeman a Romatube.it – faccia una stagione migliore di questa dove non aveva la squadra a disposizione.

Ultima cosa sempre per quanto riguarda gli Europei. Su chi punterebbe lei, un giocatore, un nome da fare per il calciomercato?     

Penso che agli Europei si vedranno giocatori bravi, bravissimi e  sorprese. Quindi le sorprese non le posso sapere perché saranno sorprese… Conclude Zeman a Romatube.it

Zeman a Radio Goal: “In Italia non si allena la soglia della fatica” (VIDEO)

Zdenek Zeman a Radio Goal, ha detto la sua opinione su Spalletti e sul calcio italiano. Nell’articolo l’intervista integrale al Maestro Boemo.

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Diego De Luca intervista Zeman a Radio Goal

Intervista integrale di Zeman a Radio Goal

CALCIO INGLESE VS CALCIO ITALIANO

“Il campionato Inglese – ammette Zeman a Radio Goal – è sicuramente di altro livello. La mentalità in Premier è che ci sia allena meno ma con grande intensità, cosa che in Italia è veramente difficile. Qua si pensa che se il calciatore si allena tanto, si stanca. Ma se non si arriva alla soglia dello sforzo si rimane piatti. E’ vero che hanno molti soldi in più ma hanno anche qualche debito. Dove ci sono gli arabi e i russi vanno bene, ma si vince con le scelte dei giocatori. In Italia le squadre le fanno presidenti e procuratori e così è difficile proporre il proprio calcio. In Inghilterra invece gli allenatori possono anche fare anche i manager e con i soldi scegliersi i giocatori adatti alla propria idea di gioco.”

NAPOLI FUORI DALLA CHAMPIONS

“Purtroppo il Napoli è uscito dalla Champions per motivi legati lla motivazioni. Osimhen ha allungato la squadra giocando in profondita senza possesso sterile. Penso sia una squadra buona, anche se sono mancati tanto Osimhen e Koulibaly. “

ZEMAN SU SPALLETTI

Spalletti come allenatore non si discute. Le sue squadre giocano bene ma bisogna vedere se riesce ad inserirsi nell’ambiente napoletano perchè a Roma e all’Inter ha avuto qualche problema. Spalletti cerca di produrre il suo gioco con una idea ben visibile. Vuole una squadra con la sua idea di gioco chiara e rispecchi i suoi concetti di calcio. Avrei voluto dare molto al Napoli. In città c’è gente che non mangia pur di vedere la partita. Non avevo una squadra per retrocedere, quello è sicuro. Avrei voluto dare molto di più ma c’erano tanti problemi societari”.