Stevie Wonder: Mi inginocchio in preghiera per il nostro pianeta, per il nostro futuro (VIDEO)

Stevie Wonder si inginocchia sul palco per protesta, contro Donald Trump, prima di duettare con Pharrell Williams 

Tutto nasce da una protesta dei giocatori di Basket Nba, in solidarietà al collega di Nfl Colin Kaepernick, che prima di un match era rimasto seduto durante inno americano. Una protesta silenziosa contro il suo paese,colpevole di oppressione verso i neri. Da quel giorno, nessuna squadra di football  professionistico sembra voler più il quaterback, e il mondo del basket sembra aver scatenato una sorta di ribellione pacifica, che ha avvicinato professionisti di altri sport. Negli stadi risuona l’inno americano, ma loro non cantano. Se ne stanno muti e in ginocchio, con gli allenatori che, invece, rimangono in piedi per appoggiare le mani sulle loro spalle: un chiaro segno di solidarietà. Quindi dopo il basket, anche il footbal e il baseballl si ribellano a Donald Trump e alle discriminazioni razziali: “Le società caccino i giocatori che si inginocchiano, o alzano i pugni al cielo, durante l’inno nazionale, per protestare contro la violenza della polizia sulle persone di colore, perché mancano comunque rispetto alla nostrabandiera”. Queste le parole del presidente USA che hanno spinto l’artista afroamericano Stevie Wonder, ad inginocchiarsi sul palco del Global Citizen, festival al Central Park di New York. Aiutato dal figlio Kwame Morris ci ha tenuto a mostrarsi solidale con tutti gli sportivi in disappunto con Trump: “Stasera mi inginocchio per l’America. Non con un solo ginocchio, con tutti e due. Entrambe le ginocchia per una preghiera per il nostro pianeta, il nostro futuro, per i leader del nostro mondo”. 

Salvio Imparato

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Milik: Mi fa male

Serata di ansia per il Napoli e, in particolare, per Arkadiusz Milik. Al novantesimo minuto della sfida tra la squadra di Maurizio Sarri e la Spal, infatti, l’attaccante polacco si è accasciato a terra dopo aver appoggiato male la gamba, portando subito le mani al ginocchio destro. Il classe ’94 è uscito dal campo zoppicando e in lacrime, coprendosi il volto. In casa Napoli c’è paura per un altro lungo stop dopo la rottura del legamento crociato anteriore della gamba sinistra di quasi un anno fa.

FA MALE

Milik ha abbandonato lo stadio sulle sue gambe, ma molto dolorante, come testimoniano le sue parole ai giornalisti presenti al Paolo Mazza: “Mi sono preoccupato. Fa male, ma non è come l’altra volta”. Domani mattina si sottoporrà a una risonanza magnetica che chiarirà l’entità del suo infortunio.

IL COMUNICATO DEL NAPOLI

Ecco il comunicato ufficiale del Napoli: “Arek Milik è uscito oggi nei minuti finali di Spal-Napoli per un infortunio al ginocchio destro. All’attaccante azzurro è stata subito applicata una borsa di ghiaccio sulla parte dolorante. Domani mattina Milik si sottoporrà a risonanza magnetica per accertare l’entità dell’infortunio”.

L’INFORTUNIO UN ANNO FA

Il 10 ottobre 2016, infatti, Milik era stato operato al ginocchio sinistro dopo l’infortunio subito nella sfida tra la sua Polonia e la Danimarca. Un infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi per quattro mesi e che in casa Napoli tutti sperano non si ripeta: i volti dei compagni di squadra e di Sarri negli ultimi minuti contro la Spal mostravano tutta la preoccupazione dell’ambiente azzurro per questo nuovo problema.

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Zeman: Siamo rimasti nel pullman

Uno Zeman non molto soddisfatto si presenta ai microfoni di Sky. Di seguito le parole del Boemo

Purtroppo la prima mezz’ora siamo rimasti nel pullman, nel secondo tempo abbiamo fatto meglio dal centrocampo in su. Penso che la differenza di età specialmente oggi si è vista, noi siamo giovani e proviamo a giocare e certe volte molliamo un pò, come nelle scorse partite. Oggi abbiamo prodotto poco anche se penso che squadre come la Cremonese non ci sono in Serie B, una squadra esperta e si è visto. Lo 0-0 è un risultato che di solito non mi piace? Non è vero, a me non piacciono le partite dove si produce poco, e stasera non sono molto contento, se si fosse pareggiato giocando come voglio io, sarebbe stato diverso.

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