Zoro: “Estenuanti i gradoni di Zeman. Il Milan e i complimenti di Baresi”

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Marc Andrè Zoro, difensore della Costa D’Avorio classe 1983, ha giocato con la Salernitana dal 1999 al 2003. In un’intervista rilasciata su SportWeek, settimanale della Gazzetta dello Sport, racconta cosa fa ora e la sua esperienza a Salerno dove segnò anche un gol in un derby contro il Napoli. 

Dopo la Salernitana giocò anche al Messina, dove fermò una partita per gli ululati razzisti che ricevette durante un Messina-Inter. Ha creato la “Fondazione Marc Zoro” che opera in patria. Gira per la Costa D’Avorio per aiutare chi ne ha più bisogno, consegna cibo, aiuta a costruire scuole, ospedali e strutture ed è proprietario di una scuola calcio. Ecco le sue parole: “Molti ragazzi prendono una brutta strada. Noi vogliamo offrirgli un futuro. Voglio fare qualcosa per il mio paese. Sostengo Drogba come presidente della Fedecalcio Ivoriana.” Poi racconta l’esperienza con la Salernitana, dove arrivò all’età di 16 anni. “Era venuto uno scout in Costa D’Avorio per visionare un altro ragazzo, ma rimase sorpreso da me e mi portò alla Salernitana. Ringrazio Raffaele Novelli e l’Arechi strapieno. Cinque anni stupendi. Ricordo i gradoni di Zeman. Non ne potevamo più (sorride). Ho però un rimpianto. Volevo giocare nel Milan e nel 2000, durante Salernitana-Milan, semifinale del Campionato Primavera perdiamo 2-1 ma io gioco alla grande, così a fine gara si presenta Franco Baresi. Mi fa i complimenti e mi chiede se voglio giocare nel Milan. Mi vedeva come centrale del futuro. Ero felicissimo ma il presidente Aliberti rifiuta l’offerta. MI sarebbe piaciuto, ma dirò sempre grazie alla Salernitana. 

Liguori: “Sarri, come Sacchi e Zeman, ha fatto la storia con un’impronta”

Paolo Liguori, direttore del TgCom24, è intervenuto ai microfoni di Radio Goal (Kiss Kiss Napoli). Si parla di Fonseca, Gattuso, Sarri, Sacchi e Zeman

Riapertura stadi

“L’Italia riapre per il calcio – dice Liguori – sotto la pressione della Uefa, e da qui una cascata di riaperture. Per avere una rete digitale efficiente bisogna dare il calcio a Dazn, per avere una riapertura bisogna fare gli Europei di calcio, l’Italia è un paese che sente molto la questione del calcio se no le riaperture chissà quando ci sarebbero state. Non si è aperto per il turismo, che è un’industria pari al 15% del Pil italiano, ma lo si fa per il calcio, questo è un Paese strano.

La Roma e l’Europa League

 Mi piacerebbe se vincesse l’Europa League, ma dopo lo scoglio dell’Ajax bisogna pensare al favoritissimo Manchester United, e poi non ci dimentichiamo della ‘talpa’ Arsenal in una possibile finale.

Napoli-Inter? I tifosi interisti non si devono offendere ma credo che il Napoli domani vincerà. La squadra di Conte, per statistica, prima di vincere lo scudetto dovrà perdere qualche partita. Dall’altra parte vedo un Napoli con una forma che non aveva quasi mai avuto quest’anno, è al top della condizione stretto attorno a Gattuso.

Scambio Gattuso-Fonseca?

 Non so cosa accadrà per la panchina Napoli l’anno prossimo, ma se mi dicessero di cambiare Gattuso con Fonseca neanche li farei finire di parlare. Lo scambio Gattuso-Fonseca mi farebbe adorare De Laurentiis, perché magari il portoghese col suo tono flemmatico andrebbe benissimo, ma magari a Roma con quei giocatori va meglio uno come Ringhio. Ho sempre apprezzato Gattuso, e in ogni caso ha portato una squadra che probabilmente andrà in Champions. Credo che alla fine in Champions ci andranno Napoli e Atalanta, e a rischiare di più saranno Milan e Juve.

Sarri alla Roma, Sacchi e Zeman

“Magari arrivasse Sarri a Roma, la politica del club giallorosso è basata sui giovani e mi piacerebbe vederli allenati da un tecnico ambizioso come Sarri. Il gioco della squadra con il tecnico toscano si vede, penso che i tifosi del Napoli se lo ricordano bene. Sarri, come Sacchi e Zeman hanno fatto un po’ di storia dando una propria impronta al gioco del calcio”.  

Pardo racconta la Bellezza Zeman, Sarri e Bielsa

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Sul sito Repubblica.it Pierluigi Pardo presenta a viderubrica “È il calcio, bellezza”. In questa bellissima puntata si parla di Zeman, Sarri e Bielsa.

Pardo, “È il calcio, bellezza”: da Zeman a Bielsa, perché amiamo il calcio folle che seduce (e non vince)

Zeman, Bielsa, Sarri. Tre filosofi del calcio fuori dagli schemi, affascinante e coraggioso, spettacolare e coinvolgente ma di rado vincente. Ci sono allenatori che, nonostante possano vantare pochi titoli, restano nel cuore della gente, dei tifosi, dei semplici appassionati di calcio. E anche nel cuore degli stessi calciatori, come racconta Cassano a Pardo in questa puntata de “È il calcio, bellezza” dedicata al football folle in grado di sedurre anche quando porta alla sconfitta.

https://video.repubblica.it/dossier/e-il-calcio-bellezza/pardo-e-il-calcio-bellezza-da-zeman-a-bielsa-perche-amiamo-il-calcio-folle-che-seduce-e-non-vince/385259/385987

Così recita la didascalia che accompagna il bellissimo video, in cui Pardo, con le note dell’isola che non c’è di Bennato, ci racconta il perché ci si innamora di chi non vince ma incanta, emoziona e resta impresso nella storia. Infatti come racconta il cronista, giornalista e presentatore, il calcio è fatto di numeri. Dove la vittoria conta più di ogni cosa e crea certe categorie. Categorie di squadre, allenatori e calciatori. Mentre dall’altra parte c’è la categoria degli innovatori che entrano nei cuori e nella storia senza alzare tanti trofei. Di questa categoria fa di sicuro parte Zdenek Zeman innovatore estremo di attacco e spettacolo con il suo dogma… Il 4-3-3.

“Ho avuto squadre che non erano da primo posto che però hanno giocato da squadre da primo posto. Le vere soddisfazioni erano quando perdevamo le partite e il pubblico ci applaudiva comunque”

Arrigo Sacchi: “Consigliai io Zeman alla Lazio, è uno stratega” (Audio)

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Bella intervista ad Arrigo Sacchi al programma radiofonico “I Lunatici” di Radio2. Ha parlato del passato e di quando rifiutò la Lazio e consigliò Zeman

Nazionale, Real Madrid e Zeman

Sono stato quattro anni al Milan – ricorda Arrigo Sacchi – poi mi sono dimesso. Il calcio mi piaceva ancora dopo il quarto anno, ma non riuscivo più a stare a certi ritmi. E mi chiamò la Nazionale. Mi cercò la Juventus, chiesero a Berlusconi di lasciarmi libero, ma non sarei andato. Avevo bisogno di avere altri ritmi, rifiutai il Real Madrid, potevo andare solo in Nazionale. Anni dopo mi cercò Cragnotti della Lazio, dissi di no, ma gli feci prendere Zeman. In un mondo di tattici lui era l’unico bravo anche stratega. In guerra tra un tattico e uno stratega vince quest’ultimo”.

Arrigo Sacchi nella leggenda

“Non pensavo di entrare nella leggenda, ma dico una cosa che vale per tutti, in ogni ambito. Ci si realizza non solo attraverso la vittoria, ma attraverso l’impegno e il lavoro. Da ragazzino sentivo tanti stranieri parlare di Italia e dire solo pizza, spaghetti, mafia e catenaccio. Io ho deciso di provare a togliere il catenaccio, nel mio piccolo”

Mondiali di Usa 94

“Si parla poco del nostro secondo posto ed è un fatto politico. E’ una vergogna. Siamo arrivati secondi ai rigori, oltre oceano, dove le squadre europee non hanno mai vinto. Alcuni partiti all’epoca dicevano di parlare male della Nazionale. Noi non siamo cavalieri del lavoro anche per questo. Abbiamo perso ai rigori. Se rifarei giocare Baggio nella finale? Io ero l’allenatore e avevo uno staff di medici. E di preparatori atletici. Se loro mi dicevano che poteva giocare, io lo facevo giocare. Non ho nemmeno un rammarico.”

Stress

“l’ho governato e mi ha dato un plus valore per 27 anni, quando ho visto che non lo governavo più, e fu dopo una vittoria che non mi fece provare nessuna gioia, capii di essere arrivato. E mi sono ritirato.”

Milan

“Quando Berlusconi mi disse che voleva creare la squadra più forte del mondo, gli dissi che era limitativo. Lui non capì al momento, poi quando le testate più importanti del mondo ci inserirono tra le squadre più forti di tutti i tempi, lo chiamai e gli ricordai quell’aneddoto. Alla fine non sapevo nemmeno io spiegare cosa volesse dire limitativo. Abbiamo massacrato le squadre spagnole, il Barcellona, il Real Madrid, in quel momento, dal 1989 al 1999 il calcio italiano sfruttando una società nuova come era il Milan ebbe grandi successi. Sull’esempio del Milan in quegli anni le squadra italiane hanno vinto 16 trofei internazionali. Negli ultimi 20 anni ne abbiamo vinte 3. Dal 2010 al 2021 ne abbiamo vinte zero”

Samp-Napoli 0-2: vittoria sofferta ma non banale

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Samp-Napoli 0-2. Dopo una pavida sconfitta allo Juventus Stadium, il Napoli andava a Genova, contro la Sampdoria dell’inossidabile Mr. Ranieri, in quel che rappresentava trasferta complicata: Demme, Lozano e Mario Rui in diffida con l’Inter alle porte. Settimana tipo a disposizione per i sampdoriani; turno infrasettimanale pesante per il Napoli. Alla fine vittoria è stata per i partenopei ma non a caso sofferta.

1. Napoli ad orologeria

Samp-Napoli si è rivelata complessa come ci si aspettava per gli azzurri: Samp rivelatasi come da pronostico intensa e molto ficcante sulle fasce. Napoli alla grande nel 1T, tanta sofferenza nel 2T. Equilibrio precario in mediana, dissoltosi soprattutto allo scoccare dell’ora di gioco: Politano e Insigne fisicamente non brillanti. La linea a quattro del centrocampo così ha progressivamente finito per non filtrare lateralmente gli attacchi avversari. Di Lorenzo e Rui ad un certo punto hanno iniziato inevitabilmente a concedere molto. I centrali e i mediani, però, hanno riempito molto bene l’area di rigore, alzando un muro che è risultato infine invalicabile.

Tuttavia tale muro stava per crollare, anzi è crollato, ma ha provveduto il Sig. Valeri correggendo al Var quello che non è sembrato un suo chiaro ed evidente errore. Thorsby aveva segnato un gol regolare su traversone da calcio d’angolo. Forse a poter essere incriminabile è la spallata di Keita Balde su Ospina: una carica al portiere inutile, perché Thorsby aveva preso magnificamente il tempo a Koulibaly in modo del tutto regolare.

2. Samp-Napoli, i gol di Osimhen e Ruiz

Scampato il pericolo, il Napoli comunque è rimasto basso con le linee a pogare contro i tentativi di spallata delle ali e terzini doriani. La squadra di Gattuso ha resistito anche grazie ai cambi (tardivi, e ancora una volta appena prima di un calcio d’angolo che anche stavolta aveva portato al gol avversario). Mertens e Lozano hanno dato quantomeno freschezza e qualità. Da un recupero palla di un monumentale Demme, gravato da una diffida in vista dell’Inter e per questo motivo ancor più grande la sua prestazione, viene imbeccato Mertens in posizione di rifinitore.

Palla nel corridoio del belga per la falcata irresistibile di Osimhen che buca Audero con un fendente sul primo palo e realizza quelli che sono i suoi gol, in contropiede. Il nigeriano che è in realtà entrato anche nel primo gol del Napoli, realizzando una combinazione trilatera in collaborazione con Piotr e Fabian Ruiz in seguito alla quale quest’ultimo ha impallinato la Samp e ricordato a tutti che livello di mezz’ala è. Oggi lo spagnolo però bene anche in mediana a 2. Il riposo causa covid salvifico per l’andaluso. Tornato dal contagio altro calciatore!

Dal canto suo, il nigeriano oltre al gol, come Fabian, ha sfoderato prestazione di grande sacrificio e intelligenza: corse infinite a pressare Audero. Dal suo atletismo e dai piedi di Fabian è passato un Napoli per 45 minuti alto e sereno nel palleggio. Il Victor però calato fisiologicamente alla distanza e beccato una volta di troppo in fuorigioco è rimasto nella partita a lottare per quanto possibile. Sforzi premiati dal bel gol!

3. Samp-Napoli e le note dolenti per il finale di stagione

Non abbastanza concentrato Lozano, che anche lui in diffida si fa ammonire, ma il messicano pare condizionato da un infortunio muscolare non del tutto smaltito. Ha poca benzina e per questo nervoso. Non è riuscito ad incidere dal punto di vista offensiva benché abbia dato una mano importante nelle retrovie.

Male Manolas, che nei primi minuti di gioco stava propiziando il gol della Samp, come Maksimovic in Genoa Napoli di un paio di mese fa. Il greco è apparso in costante affanno a differenza di Koulibaly mai ordinato ma estremamente presente nelle pieghe della partita.

Samp – Napoli, vigilia di un altro trittico decisivo a partire da Domenica prossima: Napoli – Inter. Poi Napoli – Lazio e Torino – Napoli. Da qui passa la qualificazione Champions degli azzurri, anche perché l’Atalanta ha in rapida successione Juve (nel weekend) e Roma (turno infrasettimanale). Meglio di così i partenopei, in termini di risultati, non potevano arrivare ma serviranno prestazioni più sicure e convincenti per staccare il pass per l’Europa che conta.

Massimo Scotto di Santolo

Gazzetta.it, Zeman analizza i quarti di Champions ed Europa League

Torna la rubrica “Dalla A alla Zeman” di Gazzetta.it dove il Boemo analizza i quarti di Champions e di Europa League.

Gazzetta.it “C come Champions”Mentre ci apprestiamo a vivere la 30ª giornata di campionato, l’andata dei quarti di finale di Champions ed Europa League invita a fare alcune riflessioni su squadre, qualità del gioco e differenze tra i top club europei e i nostri 

C COME CHAMPIONS

La differenza tra la Champions e l’Europa League è davvero ampia. Non è una novità: partecipandovi le prime 3-4 dei campionati più importanti. Quando poi si arriva alla fasi finali, la forbice si allarga ancora di più e il livello di qualità, intensità, ritmo e giocate in gare come Manchester City-Borussia Dortmund e Bayern-Psg rispetto alle partite di Europa League è evidente. Neanche paragonabile poi alla maggior parte delle partite della serie A, comprese quelle tra squadre di vertice. 

R COME RITMO

Soprattutto nelle gare di andata si gioca con grande attenzione e concentrazione cercando di non commettere errori, evitando di subire gol. Molte partite nelle due Coppe, hanno avuto un grande equilibrio, ma poi sono state decise da gol allo scadere. Non credo sia un semplice caso. Ci sono stati cali di attenzione. Ne hanno goduto le squadre che giocano in campionati, come la Premier League dove il ritmo e l’intensità sono maggiori rispetto ad altri tornei… continua su gazzetta.it

F COME FAVORITE

Lo scorso anno puntavo sul Psg, faccio lo stesso pronostico quest’anno. Aver vinto a Monaco senza un pilastro come Verratti mi fa credere che la squadra sia pronta, anche se preferivo quella della scorsa stagione. Ma arrivati a questo punto della competizione molto dipende da come arrivano le squadre al doppio appuntamento: quanti assenti anno per infortuni o Covid, qual è lo stato di forma dei migliori. Una stagione intera in campionato solitamente (ma esistono eccezioni…) vede premiata la squadra migliore, con il rendimento più costante… continua su gazzetta.it

I COME ITALIANE

Ci ha rappresentato solo la Roma, meritavamo di avere più italiane in campo nelle due coppe? La Juve in Champions poteva certamente passare con il Porto. C’è andata vicinissimo. Poi però pensi che non c’è riuscita pur avendo giocato al ritorno per 70 minuti in superiorità numerica. E il Porto, che passa il turno, poi perde 2-0 in casa col Chelsea… continua su gazzetta.it

T COME TIFOSI

Il calcio è prima di ogni cosa uno spettacolo per i tifosi. Vedere partite tra grandi squadre con gli spalti vuoti è una stretta al cuore sopportabile solo in vista di un prossimo ritorno dei tifosi sugli spalti. Immagino come sarebbero state vissute con la cornice di pubblico partite come quelle tra Bayern e Psg o Real Madrid e Liverpool… continua su gazzetta.it

Juventus – Napoli 2-1: vince la squadra più convinta!

Partita godibile allo Juventus stadium, dove le squadre coinvolte – Napoli e Juventus – in un vero e proprio spareggio Champions si spartiscono un tempo per parte. Micidiale la Juventus nelle ripartenze e nelle combinazioni laterali durante il Primo Tempo; dominante ma spuntato il Napoli nel Secondo. Ai punti vince meritatamente la Juventus.

1. Primo Tempo: Napoli in difficoltà sin dalle prime battute

Il Napoli, alla vigilia del match contro la Juventus, aveva due risultati utili a disposizione per conservare vantaggio fondamentale sui biaconeri nella corsa Champions. Gattuso, “eroicamente”, sceglie di giocare un primo tempo all’arma bianca – forse vuole compiacere il gusto per il bel calcio di Adani in telecronaca, qualcuno si domanda -. Così il mister calabrese accetta l’uomo contro uomo della Juventus a tutto campo, come se anche per il Napoli la vittoria fosse l’unico risultato utile.

La pressione in avanti degli azzurri come al solito però risulta approssimativa. Squadra sin dalle prime battute spaccata in due. Demme e Ruiz talvolta così in avanti da finire sulla linea di Zielinski. Alla Juve (di Pirlo), storicamente brava a sfruttare la propria impressionante fisicità e ripartire in contropiede, non pare vero di poter approfittare di un Napoli in pressione ultraoffensiva quando riparte dal fondo. Così piazza almeno 3 contropiedi mortiferi in 50 minuti che alla fine fruttano il gol del vantaggio.

2. Primo tempo: Juventus coraggiosa

La Juve, tuttavia, ha avuto anche il coraggio, in preda ad un furore agonistico sconosciuto in questa stagione, di prendere a sua volta anch’essa molto alta il Napoli, sebbene abbia limitato tali operazioni soltanto ai primi venti minuti iniziali. La speranza degli uomini di Agnelli è apparso subito chiaro fosse quella di realizzare un gol subito e poi agire di rimessa. È andata proprio così.

Gattuso probabilmente sorpreso da un atteggiamento iniziale così veemente della Juventus, schierando Hysaj a sinistra e Mertens prima punta, ha tarpato ogni sbocco alla manovra del Napoli. Gli azzurri nel primo tempo sono risultati in definitiva lunghi, allorché senza palla, e senza profondità, allorché in possesso di sfera. Versanti in queste precarie condizioni di gioco, gli azzurri sono stati costretti spesso a consegnare il pallino del gioco alla Juventus, la quale come d’abitudine ha cercato sempre le fasce.

E su queste ultime il Napoli non ha mai contenuto le accelerazioni laterali dei bianconeri. Da una di esse nasce il primo gol di C. Ronaldo. Grande serpentina di Chiesa, cross basso al centro dell’area di rigore e il realizzatore portoghese colpevolmente lasciato solo da Rrahmani realizza la rete del vantaggio.

3. Secondo tempo: Gattuso prova a cambiare il match

La scelta di Lozano, fuori forma, non si rivela fortunata. Così nella ripresa Gattuso fa tempestivamente i cambi necessari: Osimhen e Politano per Demme e Lozano. E’ un Napoli ancor più offensivo del primo tempo ma deve recuperare un risultato troppo importante per la stagione. La Juventus anche strategicamente sceglie di abbassarsi. Il Napoli consegue dunque un dominio che però in definitiva resta non particolarmente pungente.

Di certo quando un allenatore, nel caso di specie Gattuso, si dissolve anche tatticamente in modo così leggero in una partita da tripla doppia, sale per primo sul banco degli imputati. Tuttavia, sono quantomeno correi i giocatori di lungo corso del Napoli stesso, accompagnati ormai da un destino debole.

Su imbucata leggibile di un centrale della Juventus per Dybala un quartetto di esimii tenori – Koulibaly, Insigne, Zielu, Hysaj: i superstiti dell’unica vittoria del Napoli di De Laurentiis allo Stadium insieme a Mertens – consente all’argentino di dipingere un sinistro a giro nell’angolino basso alla destra di Meret: gol bello ma evitabile. Impalati e impalatabili alle nostre lingue, i calciatori azzurri consentono all’unico giocatore di talento rimasto in campo di chiudere il match. 2-0 per la Juventus a 15′ dalla fine.

4. Secondo tempo: il forcing finale del Napoli

Poi, per il forcing finale, il terzino albanese tardivamente lascia il posto a M. Rui. Troppo il tempo in cui Gattuso si è concesso Hysaj in campo mentre la squadra era stata da lui stesso completamente destinata alla vocazione offensiva. Con il fenicottero Osimhen stabile in area di rigore, il terzino portoghese, entrando prima, avrebbe potuto disegnare qualche cross interessante.

Infatti, il nigeriano si procura il rigore che Insigne trasforma e lascia quantomeno il Napoli in completa parità negli scontri diretti, laddove si finisse a pari punti con la Vecchia Signora. L’unico rigore assegnato dei tre palesi: i tifosi del calcio italiano si chiedono dove sia finita la credibilità dello strumento Var?

Massimo Scotto di Santolo

Napoli-Crotone 4-3: vincono gli attacchi

Napoli-Crotone

Di scena al Maradona stadium va un incontro quasi da testacoda. I partenopei di Gattuso contro gli squali del redivivo Serse Cosmi. I calabresi strappano applausi per come giocano, veloci e garibaldini, ma concedono tanto, troppo. 74 reti subite di cui altre 4 al vecchio San Paolo. La forza offensiva del Napoli è andata a nozze.

1. Napoli-Crotone, il primo tempo

Napoli-Crotone. Gattuso, in vista della supersfida di Mercoledì contro la Juventus, si concede leggero turnover e arma i cannoni, presenta un 4231 a fortissima trazione anteriore con Mertens e Osimhen contemporaneamente di punta. Squadra naturalmente squilibrata, constando sulle fasce di due ali e due terzini di spinta alle loro spalle, si presentava grammaticalmente però corretta al fischio d’inizio per chiudere presto la pratica Crotone.

Cosmi, dal canto suo, complice una rosa a sua disposizione votata al gioco veloce e offensivo, ha presentato un centrocampo leggero con Zanellato, Benali e Messias a supporto di due punte vere come Simy e Ounas. Il trasformista Molina invece decentrato sulla fascia sinistra. Lui di piede buono ma destrorso.

L’equilibrio del Napoli, gravitante completamente intorno al perno consumato di Bakayoko, sarebbe stato facilmente attaccabile con altro undici iniziale da parte dei calabresi. Ma la lettura originaria dell’allenatore degli Squali ha lasciato al Napoli il dominio completo del gioco e della partita. Il Crotone non abilissimo a marcare in area di rigore, non a suo agio se schiacciato nella propria metà campo, crolla in un primo tempo sotto i colpi di Insigne, Mertens e Osimhen.

Eppure, che il Napoli fosse vulnerabile Cosmi lo comprende già nella sciagurata prima frazione di gioco dei suoi, durante la quale comunque colleziona due contropiedi mortiferi. In uno Manolas propizia un gol di Simy quasi collocabile nella categoria “auto-gol”; nell’altro Meret mette le mani su quello che a quel punto sembra un tranquillo Sabato prepasquale in quel di Napoli.

2. Parentesi: il gol d’Insigne

Ormai il capitano ha raggiunto gradi e status quo. Dopo tante lamentele talvolta ingiustificate, il talento di Frattamaggiore ha la centralità nel progetto del Napoli tanto cercata e richiesta a società e allenatori. E Gattuso, che è anche una sua creatura, sta ricevendo regali in versione di Perle e Coralli.

Ieri, più che il gol, resta negli occhi lucidi dei tifosi partenopei lo schiaffo in sforbiciata volante che Lorenzo Insigne, dopo attacco andaluso alla linea difensiva, di esterno destro ha dato al pallone per servire l’accorrente Osimhen. Il nigeriano ha così potuto depositare a porta vuota il gol che porta la sifda Napoli-Crotone sul 2-0. Nelle more: ragguardevole la punizione di Mertens… forte e tagliente! Quanto basta per togliere tempo d’intervento a Cordaz, incolpevole portiere e bandiera storica del Crotone.

3. Napoli-Crotone, il secondo tempo

Cosmi entra nella ripresa con le idee chiare in testa. Sposta soldatino Molina a destra. Insierisce il più arcigno Pedro Pereira al posto dell’aitante Rispoli. Inoltre accomoda in panchina lo spento Ounas, che lascia il posto in attacco all’irrefrenabile Messias. A centrocampo viene aggiunto un centrocampista di presenza come Vulic.

Ecco che di fronte ad un Crotone molto più equilibrato rispetto a quello del Primo Tempo un Napoli anche appagato va in difficoltà. Gli squilibri del 1 tempo che non avevano preoccupato diventano lacune. Il Napoli perde sin dall’inizio del 2 tempo il controllo della gara. E gli azzurri quando non sono padroni del proprio destino tendono a perdere anche le certezze psicologiche acquisite.

Sono 25 i minuti di agonica sofferenza del Napoli. I partenopei soffrono il palleggio del Crotone e non mordono in avanti. Black out complessivo in cui i poco brillanti Manolas e Maksimovic giungono a consuzione. Il greco concede anche un secondo gol, quello del 3-2, spazzato via da Simy. Il serbo compie harakiri tecnico: scopre la palla che Messias rapina con destrezza e s’invola con una certa qual cattiveria a depositare in porta per l’impronosticabile 3-3 in rimonta del Crotone.

Che Maksimovic sia difensore ormai fuori dal progetto Napoli è cosa che lui stesso ribadisce ogni volta che indossa scarpini da calcio ormai da Dicembre. Che Manolas dipenda troppo dalla sua salute atletica, è fatto altrettanto noto: con Koulibaly il greco ha media gol subiti di 0.73 – proiezione su 38 partite di 27 gol subiti: media scudetto -. Manolas e KK hanno giocato 1107 minuti, pari a 12 partite. Il dubbio su Manolas non è tecnico ma fisico. Gioca troppo poco per garantire ciò che in coppia con il centrale senegalese può dare difensivamente al Napoli, ossia numeri da scudetto.

4. Ci pensa Giovanni Di Lorenzo

Napoli-Crotone sembra compromessa. Vulic ha l’opportunità del ribaltone definitivo. Spreca! Allora ci pensa un terzino che da bambino era soprannominato BatiGol, conosciuto da tutti come Giovanni Di Lorenzo. Il fin troppo sottovalutato Giovanni sfodera un marchio di fabbrica del suo repertorio… il gol! Rientra sul sinistro e trova l’angolino basso alla destra di Cordaz. 4-3, come con la Lazio in un Sabato prepasquale di tanti anni fa. All’epoca fu tripletta di Cavani a segnare delirio al San Paolo.

Poi l’ingresso poco dopo il gol di Zielinski: parità numerica a centrocampo ristabilità con colpevole ritardo e partita di nuovo nelle mani del Napoli, pertanto in ghiaccio. Elmas, inoltre, che si procura trafiletto cronachistico offrendo, già prima del quarto gol, gamba e sprint ad una mediana dilaniata dall’inconsistenza di Bakayoko progressivamente riacutizzatasi.

Casatiello e Pastiera sono salvi… ora finalmente deglutibili e digeribili. Buona Pasqua!

Massimo Scotto di Santolo

“Dalla A alla Zeman”, la rubrica del Maestro sulla Gazzetta Dello Sport

Da oggi parte ufficialmente una rubrica tenuta da Zeman sulla rosea. “Dalla A alla Zeman”, il Maestro decide di iniziare dalla lettera C.

Dalla A alla Zeman

C COME COVID

Un giorno quando faremo i conti, speriamo definitivi, delle vittime del Covid, dovremo aggiungerne una, che non è fatta di carne ed ossa, ma è una parte di ognuno di noi. E si chiama passione. Passione per quello che più amiamo e che la pandemia, il lockdown, la reclusione in casa e il distanziamento ci hanno impedito di vivere liberamente. Saremo in grado di riconquistarla, di tornare al punto di partenza? Di mandare indietro il nastro e ricominciare tutto come prima? E’ passato un anno da quando la parola Coronavirus si è affacciata nelle nostre vite, cambiandole. Un anno di sofferenza, paura, lacrime e problemi. Il mondo sta vivendo sotto una cappa e quello dello sport non è stato immune. 

Anzi credo sia stato tra le attività più penalizzate. Perché cosa più dello sport vive di passione? Ho sempre interpretato il calcio come un incredibile generatore di emozioni e di passioni, e il mio obiettivo principale da tecnico è stato sempre quello di divertire e regalare gioia a chi veniva a vedere la partita, cercando il risultato sempre attraverso lo spettacolo e il rispetto delle regole. Per questo, per me, il calcio senza i tifosi, che sono i fruitori, non esiste. E quello che stiamo vivendo adesso non può che essere solo una parentesi.

GLI STADI COME ACQUARI

Dentro gli stadi sembra di stare in un acquario senza tifosi sugli spalti, senza la gioia, la disperazione, i rumori, i cori, le sciarpe e le bandiere. I bar chiusi e l’impossibilità di incontrarsi per strada e nelle piazze hanno tolte le vecchie dinamiche che muovono il calcio, le chiacchiere tra amici, le discussioni, gli sfottò e le polemiche. Noi parliamo sempre del pallone legato ai massimi campionati di A e di B ma il calcio, dalla parrocchia alle partite per strada con un pallone sgonfio, resta prima di tutto un grande aggregatore sociale e culturale.

Temo che un anno per i ragazzi, dai campetti minori ai settori giovanili alle scuole calcio, senza poter giocare, allenarsi, vivere il pallone come momento di condivisione abbia portato tantissimi giovani a trovare altri hobby e passatempi. A chiudersi magari davanti a computer e cellulare, a vivere relazioni digitali. Un problema di cui forse pagheremo il conto in futuro in Italia e all’estero, con un calo consistente della partecipazione giovanile.

IL CAMPIONATO ATTUALE

Il campionato che stiamo vivendo quest’anno non può definirsi falsato, ma di certo è fortemente condizionato dalla pandemia. Così come condizionati devono essere i giudizi. Applausi e meriti a chi è riuscito tra grandi difficoltà a trovare un equilibrio, una costanza e una concretezza, ma chi non c’è riuscito ha di certo molti alibi. Difficile giudicare in modo netto e criticare in modo circostanziato. Società, allenatori e giocatori, tutti sono stati frenati. Non è facile vivere una stagione così: tra controlli continui, casi Covid che tolgono la disponibilità degli atleti da un momento all’altro e creano disagi, tensioni, distrazioni e preoccupazioni.

PREPARARE UNA GARA IN ERA COVID

Pensate come sia preparare una gara quando il giorno prima hai avuto uno o due casi, scatta l’allarme, si devono tamponare tutti, crescono le paure di chi teme di aver contratto il virus o aver contagiato i propri familiari. I tecnici sono spesso costretti a fare anche gli psicologi. I giocatori hanno timori anche perché magari non tutti i compagni si comportano nella stessa maniera e con la stessa professionalità. A questo aggiungiamo i fattori esterni perché il rendimento in campo degli atleti non può non risentire dell’assenza di pubblico, degli applausi, dei fischi, dell’adrenalina che cala in un impianto vuoto. Infine le società… “Dalla A alla Zeman” completa sulla Gazzetta Dello Sport.

Blog, Zeman ha venduto più libri di Lippi e Capello

Blog-Zeman-Mancini

Se ci si imbatte nel web e in gruppi e blog dedicati a Zeman, ci si rende conto che per tanti è come una rockstar.

Quanti allenatori possono dire di avere una vera e propria schiera di fan e Blog a loro dedicati? Nemmeno i milioni followers di Ancelotti, che piacevano tanto a De Laurentiis, posso essere calcolati in questa speciale conta di VERI appassionati di un allenatore. Zeman da Foggia a Roma, Lecce, Salerno, Pescara, fino addirittura a Napoli, Avellino e Cagliari dove ha avuto esperienze sfortunate, ha raccolto innamorati proseliti. Anche dove non ha allenato, puoi trovare almeno uno zemaniano con il suo piccolo oracolo, dedicato al tecnico Boemo. Oggi mi sono imbattuto in un post, nel gruppo ZEMAN nel segno del 433, di Marco Del Coco.

Blog-Zeman

È praticamente la foto dell’articolo e mi ha procurato una vera e propria emozione. Vedere tutti quei libri messi in posa ti fa arrivare forte quanto Zeman ha dato, restando scolpito nella memoria di tanti innamorati del suo 4-3-3. Sfido chiunque a dimostrarmi che altri allenatori come Lippi, Capello etc. abbiano lo stesso fascino, tale da conservare ogni cimelio come fosse una vera e propria rockstar.

SALVIO IMPARATO