“Sarri la scommessa”, nuovo libro sul toscano a cura di Alfonso Fasano. Il capitolo sul Napoli firmato da Paolo Bordino

Scorre potente qualche litro di sangue zemaniano in questo nuovo libro “Sarri La Scommessa”, dedicato all’allenatore toscano. L’autore Alfonso Fasano si avvale della collaborazione di altri colleghi come Nicola Lo Conte, Alessandro Cappelli e appunto il nostro Paolo Bordino esperto di 4-3-3 boemo.

Ecco l’annuncio di Paolo e Alfonso, sull’uscita del libro su Sarri, attraverso il loro profilo facebook e la pubblicazione di un estratto da parte di rivista11

“A 37 anni non è mai troppo tardi per iniziare.

Ho accettato con grande entusiasmo di collaborare al volume a cura di Alfonso Fasano dal titolo “Sarri, la scommessa” edito da Kenness editore. Ho curato personalmente il capitolo dedicato all’indimenticabile esperienza sarriana sulla panchina del Napoli, dal titolo “Il Napoli di Sarri: un progetto tattico a un passo dalla perfezione”.

Il volume è già in vendita sulle piattaforme digitali e prestissimo sarà disponibile anche nelle librerie.

Ulteriori dettagli li troverete nel post di Alfonso che ho condiviso

Buona lettura!”

Questo è il mio secondo libro, in vendita da qualche giorno nelle librerie fisiche e anche online (nei commenti trovate…

Geplaatst door Alfonso Fasano op Maandag 16 december 2019

Il gioco delle squadre di Sarri non è bello da vedere perché offensivo, ma perché è molto ambizioso in fase difensiva.

Geplaatst door Rivista Undici op Dinsdag 17 december 2019
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De Laurentiis si scopre sarrista e parla zemaniano (VIDEO)

Il presidente De Laurentiis pizzicato a Milano, fuori l’Hotel che ospita la festa per i 120 anni del Milan, confessa una fede sarrista e certifica valide la tesi di zemaniano.com

De Laurentiis, pittoresco come sempre, sconfessa la linea della gran parte della stampa partenopea del periodo Ancelottiano, svelando un’insaspettata fede sarrista, fa cadere in depressione chi a mo di articoli ha fatto di tutto per difendere l’indifendibile. La squadra a torto o a ragione era orfana di un modulo e un collettivo e Adl non poteva far più finta di non vedere quello che Carletto non voleva accettare.

È vero, gli allenatori non devono rinunciare ai propri dogmi, come giustamente ha detto Zeman. Ma come il boemo ben sa, per questo motivo ha sacrificato il posto per non tradirsi. La stessa cosa è successa ad Ancelotti e il presidente con l’intervista, spiegando il suo punto di vista, conferma le tesi che portiamo avanti da quando Re Carlo si è insediato a Napoli.

La prima sentenza la esprimemmo dopo Inter-Napoli 2-1, dove parlammo di 4-4-2 involutivo, poi recentemente in una chiacchierata con lo zemaniano sarrista Paolo Bordino parlammo della differenza del lavoro di Sarri con questa squadra. Poi appena insediato Gattuso abbiamo parlato del suo possibile 4-3-3.

Insomma De Laurentiis parla di Sarri, Insigne e 4-3-3 come gli fosse mancato molto il Napoli del toscano.

Sarri

«Eravamo conosciuti in tutta Europa col 4-3-3 di Sarri, eravamo osannati in tutta Europa. Gattuso ha fatto bene con questo modulo al Milan, sappiamo già di cosa parliamo. C’è qualcuno che si ricorda cos’era quel modulo e altri che dovranno impararlo.  Occorre avere pazienza, Gattuso è una persona garbata, è un profilo molto giusto. Al Napoli raramente sono stato sfortunato, ho sempre avuto grandi allenatori».

Insigne

 “Insigne? Un giocatore straordinario, col 4-3-3 il Napoli tornerà a brillare. I calciatori sono uomini e sportivi, non automi. Lorenzo ha bisogna di ritrovare la sua enorme forza da giocatore straordinario che è. Ha bisogno di allenarsi. Così come la squadra, quando rifaranno squadra secondo me risaliremo la china rapidamente. Bisogna solo fare squadra. È una squadra che si deve ritrovare. È una compagine di grandi attori che hanno grande virtù, sanno giocare a calcio”.

Ibra, Mertens e priorità difesa alta

«Avevamo pensato a Ibrahimovic con Ancelotti. Zlatan è una persona straordinaria, che ho conosciuto, una fortissima personalità. Ora prima di pensare a Ibrahimovic ho altre priorità: devo cercare di rimettere in sesto una squadra che deve giocare in modo diverso, con una linea molto alta, con una difesa che non deve concedere quello che abbiamo concesso ieri. Mertens all’Inter? Ha un contratto in cui può andare ovunque tranne che in Italia. È chiaro?»

Insomma De Laurentiis è diventato integralista, ora molti giornalisti fingeranno di essere amanti del bel gioco o cercheranno di riappropriarsi della loro dignità? Chissà.

SALVIO IMPARATO

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Gattuso, il Napoli e il 4-3-3 sulle orme di Sarri e il Pescara di Zeman

Gattuso-Napoli-Sarri-Zeman

Gennaro Gattuso eredita un Napoli a cui era stato “vietato“ il sarrismo e che finalmente tornerà a lavorare sul 4-3-3 di Sarri, magari facendo un ripasso sul Pescara di Zeman.

Non vedeva l’ora Gennaro Gattuso di lavorare con questa squadra, questi ragazzi e sul 4-3-3. Non vedeva l’ora anche chi vi scrive di tornare a parlare del modulo che ama e della sua applicazione in base agli uomini a disposizione. Con questo modulo per fortuna Ringhio Star, come lo ha definito De Laurentiis, avrà poche gatte da pelare per quanto riguarda la sperimentazione. Ma il problema ce l’ha nel ruolo fondamentale, il regista.

REGISTA

Il Napoli di Sarri aveva una particolarità fondamentale, non correva mai a vuoto e raramente si allungava. Questo non solo grazie al grande lavoro di posizionamento e coperture preventive, ma grazie al grande lavoro meccanico di Jorginho a comandare i reparti. Infatti il compito meno visibile, ma forse fondamentale di questo ruolo in un 4-3-3 offensivo, è mantenere le distanze, legare i reparti far salire la difesa e aiutare la squadra corta.

Jorginho questo lavoro lo faceva non solo con i piedi, anzi era solito indicare ai compagni le posizioni esatte da mantenere con le mani, a mo di direttore d’orchestra. Ora il punto è questo, non avendo Gattuso un giocatore completo di tutte queste caratteristiche dovrà capire chi meglio degli altri potrà fare meglio al lavoro così detto sporco di direzione.

Un lavoro che Hamsik dimostrò con Ancelotti di non riuscire a fare, messo in difficoltà dalla cattiva interpretazione, in fase di non possesso, del ruolo di mezzala da parte di Zielinsky. Allan da solo non poteva sopperire alle difficoltà di due compagni di reparto. Il maggior indiziato per ricoprire quel ruolo sembra Allan seguito da Ruiz ed Elmas. In tutti e tre i casi possiamo fare esempi recenti con esperimenti fatti da Zeman nel 4-3-3. La prima soluzione ricorderebbe la scelta del Boemo a Roma, nel bel mezzo della diatriba De Rossi-Tachtsidis, di optare per l’americano Bradley regista.

“Ha fatto queste due partite da mediano più che da regista, è andato molto bene in fase difensiva, poi però per fare il regista penso ci voglia qualcosa di più che ha Tachtsidis e non ha Bradley. Lui e De Rossi sono più di rottura, mentre Tachtsidis è più di costruzione”.

ALLAN

Nel caso del brasiliano sgravandolo da un’impostazione di gioco troppo complicata, gli si può dare il compito di dare ordine ai reparti, cosa che peraltro ha fatto nell’Udinese di Guidolin. Occorrerà scegliere i giusti interni tra i quali escluderei perora Zielinsky, sperando che Ringhio riesca a svegliarlo dalla sua pigrizia tattica. Il suo problema si può spiegare con la frase di Zeman su Pjanic nell’ultimo periodo giallorosso La Roma di Zeman è un ottimo esempio per spiegare questi problemi con le varie alternative tattiche.

Un centrocampista deve saper fare filtro e costruire e al momento lui non fa bene nessuna delle due: non è un regista. A Foggia giocavo con Shalimov e Barone, che è la copia di Pjanic

A questo punto le uniche soluzioni da affiancare ad Allan sono Ruiz ed Elmas. Se il tridente a cui si affiderà Gattuso, sarà probabilmente Insigne-Mertens-Callejon, la soluzione ideale sarebbe quella di provare Elmas interno destro, in quanto costruttore darebbe più soluzioni di gioco sulla catena destra, mentre a sinistra essendoci Insigne potrebbero intralciarsi a vicenda. Ruiz a sinistra invece potrebbe essere quello che fu Hamsik nel periodo sarriano, ma in più anche quello che fu con Reja e Mazzarri e cioè con qualche inserimento da dietro in più e sfruttare il suo tiro più dentro l’area che fuori.

ELMAS

Quella del macedone sarebbe la soluzione più affascinante, quella che più si avvicina all’evoluzione di Marco Verratti da trequartista a regista nel Pescara di Zeman. Il problema sarebbe la disciplina tattica, perché essendo un giocatore offensivo tenderebbe a buttarsi troppo in avanti con il rischio di sbilanciare la squadra. Toccherebbe ad Allan alla sua destra coprire le sfuriate e le giocate del nuovo talento del Napoli, un pò come fece Moussa Kone a supporto del gufo di Manoppello. Il tempo per lavorare su questa soluzione è davvero poco, in quanto Gattuso è chiamato alla rimonta in zona Champions e avrà bisogno di più garanzie possibili.

RUIZ

Lo spagnolo per quanto ci riguarda è l’ultima opzione percorribile, sembra saper fare tutti i ruoli del centrocampo, ma non sembra avere i tempi e l’esperienza per fare il regista. La sua qualità maggiore resta il tiro ed un’arma in più da sfruttare più vicino all’area e alla porta. Se si dovesse percorrere questa strada Elmas ed Allan potrebbero giocare sia a sinistra che a destra, bisogna capire quale sarebbe il male minore e cioè o evitare due costruttori a sinistra o spostare Allan dalla destra.

NAPOLI-PARMA

Risolte provvisoriamente queste incognite in attesa del mercato, siamo sicuro che già domani contro il Parma, vedremo un Napoli reagire alla recente depressione iniziata per motivi psicotattici e sfociata in un’irrimediabile spaccatura tra squadra e De Laurentiis. Zemaniano è convinto nel recupero di Insigne e nell’apporto che darà alla cavalcata Champions.

SALVIO IMPARATO

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Capuano: “Io e Nesta parliamo spesso di Zeman, ci ha dato tanto”

Marco Capuano, difensore del Pescara di Zeman, ora al Frosinone, ha rilasciato un’intervista a Giovanni Tontodonato de Il Centro .

A Frosinone debuttò in B nove anni fa con la maglia del Pescara. Lo stadio era il vecchio Matusa, dove ora sorge un bel parco, e sulla panchina biancazzurra c’era Eusebio Di Francesco. Marco Capuano giocò titolare il match che venne sospeso all’intervallo sullo 0-0 a causa della pioggia. 
Dieci giorni dopo la ripresa, finì 1-1: vantaggio ciociaro con Gianluca Sansone e pareggio di Riccardo Maniero su assist di Andrea Gessa, l’attuale team manager del Delfino. Sabato, invece, il teatro dello scontro Frosinone-Pescara sarà il nuovo stadio Benito Stirpe e Capuano sarà sull’altra sponda contro la sua ex squadra.

PESCARA-FROSINONE

«Sarà una sfida speciale», ammette il 28enne difensore, «Pescara è la mia città, il posto in cui sono cresciuto vivendo anche da calciatore emozioni indimenticabili». 
Capuano è uno dei punti fermi dell’undici di Alessandro Nesta che, dopo un inizio balbettante, ha ingranato la marcia giusta salendo in quinta posizione (6 punti nelle prime 7 partite, 17 nelle successive 8). Nel torneo in corso ha collezionato 12 presenze segnando anche due reti.

«Se arrivasse il terzo gol non esulterei, non potrei mai farlo contro i colori del mio cuore». Impegno durissimo per i biancazzurri. Il Frosinone, infatti, ha costruito il suo percorso sfruttando il fattore-Stirpe. Nel proprio stadio, su 7 gare i ciociari hanno conquistato 17 punti (su 23 totali) vincendo cinque incontri e concedendo solo due pareggi al Venezia e al Cosenza. L’ultimo ko con l’Udinese lo scorso 12 maggio in serie A, una categoria che Capuano vuole riabbracciare al più presto. «Purtroppo, l’anno scorso non siamo riusciti a salvarci. E ripartire non è stato facile. All’inizio non avevamo assorbito il 4-3-1-2 di Nesta, poi l’allenatore è stato bravo ad adattarsi alle nostre caratteristiche e quando siamo passati al 3-5-2, a Salerno, c’è stata la svolta».

NESTA E ZEMAN

L’ex difensore di Lazio e Milan resta un punto di riferimento per i giovani. «Nesta è apprezzato da tutti. Ora ha iniziato il percorso in panchina mostrando di essere all’altezza. In questa fase siamo meno belli, ma più concreti».

Nesta e Capuano, due allievi di Zdenek Zeman. «Parliamo spesso del boemo, ci ha dato tantissimo. Nesta mi ha detto che ai suoi tempi la preparazione era molto più dura, poi con il passare degli anni i lavori di Zeman sono diventati più leggeri. Stento a credere alle sue parole, li avrà massacrati, non che con noi sia stato così tenero…».

PESCARA DI ZAURI

Ora c’è Luciano Zauri alla guida del Pescara che ultimamente ha rallentato la corsa (2 punti in 3 gare). «In B non ci sono partite scontate. Il Pescara sta disputando un buon torneo e ha tutte le carte in regola per entrare nei play off o lottare per la seconda posizione. Il primo posto ormai è andato, il Benevento non si fermerà. A Zauri se potessi toglierei Memushaj e Machìn, fanno la differenza».

CAPUANO E LA SECONDA SFIDA DA EX PESCARA

Sabato sfiderà il Pescara per la seconda volta in carriera. La prima con il Cagliari a ottobre 2015 all’Adriatico: vinse il Delfino 1-0, gol Lapadula su assist di Francesco Zampano, l’altro ex biancazzurro che milita nel Frosinone. In rosa c’è anche Alessandro Iacobucci, 28enne pescarese, secondo portiere dei ciociari. Marco va a caccia della terza promozione in A dopo quelle con il Pescara di Zeman di sette anni fa (sull’avambraccio sinistro si fece tatuare la frase “20/05/2012 il sogno è diventato realtà”) e quella con il Cagliari del 2016. «Siamo sulla buona strada, però il cammino è lungo»

MERCATO PESCARA

L’infortunio di Vincenzo Fiorillo (dovrebbe rientrare contro il Trapani) e qualche incertezza di Elhan Kastrati hanno spinto la società a cercare un altro portiere, nonostante sotto contratto ci sia anche Simone Farelli. Le attenzioni sono rivolte sull’esperto Federico Marchetti, 36enne di proprietà del Genoa, ex compagno di squadra di Luciano Zauri nella Lazio che vanta 11 presenze con la Nazionale. Un operazione che, eventualmente, si concretizzerebbe nel mercato di gennaio.

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Zdenek Zeman al Giraud un’immagine dolceamara

Il boemo Zdenek Zeman era tra i presenti, allo stadio Giraud di Torre Annunziata, per assistere alla sfida del Messina di suo figlio Karel, in casa del Savoia.

Il Maestro a Torre Annunziata per assistere a Savoia-ACR Messina ❤️❤️❤️

Geplaatst door GruppoZeman.com op Zondag 8 december 2019

L’immagine è sempre la stessa, non cambia. La sagoma all’apparenza immobile di Zdenek Zeman, racconta, al contrario, la curiosità calcistica ancora giovane di respirare una partita di serie D, con lo sguardo vivo di sempre a fissare il rettangolo di gioco. Non importa la categoria, il calcio scorre potente nel boemo. Tutto questo, per chi vorrebbe rivederlo presto in panchina, rincuora si, ma allo stesso tempo rattrista e addolora.

#SavoiaAcrMessina #SoloSavoia ZEMAN PRESENTE AL GIRAUD

Geplaatst door solosavoia.it op Zondag 8 december 2019

Eh si leggere di tante panchine in bilico in A e B, e non vedere mai il nome di Zeman accostato seriamente ad una qualsiasi squadra irrita non poco. È mai possibile che nessun presidente e nessuna società si renda conto dell’occasione di aver uno come lui libero? Dobbiamo davvero credere che, con tutto il rispetto, Filippini, Bucchi, Gelain, Castori etc. siano un’alternativa migliore al Boemo? Perché poi dovrebbe essere un’eresia volerlo accostare al Napoli?

In un paese normale una squadra che dice di essere fatta per il 4-3-3, orfana di un lavoro di campo, può essere, se parliamo esclusivamente di calcio, presa in mano solo da un uomo. Da chi il 4-3-3 lo ha come marchio di fabbrica. Modulo interpretato con un calcio che ha scritto pagine di storia del calcio italiano, a cui dopo anni di esilio ha regalato in poco tempo 4 nazionali, e ha riscritto i testi di Coverciano.

Quindi non ce ne vogliano Gattuso, Reja, Prandelli e anche Ventura, ma se vengono presi seriamente questi profili, per Zeman l’onestà intellettuale pretende si faccia lo stesso. Non ci si riduca sempre troppo tardi, Zeman fu mandato via dalla Roma per prendere Capello. Don Fabio ebbe bene o male gli stessi problemi di Ancelotti. Un gran mercato di Sensi l’anno dopo lo aiutò a vincere. Quindi la lezione del buon Zdenek sulla differenza tra gestore e allenatore sembra avere un’altra conferma. Meriterebbe davvero di sedere sulla panchina del Napoli sostituendo uno dei tecnici più titolati. Almeno solo per restituirgli simbolicamente, con un gesto, tutto quello che il calcio del “belpaese” gli ha levato.

Salvio Imparato

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Napoli-Bologna 1-2, Ancelotti non si è voluto adattare a questa squadra

Gli azzurri crollano in casa contro i ragazzi di Sinisa Mihajlovic. Napoli-Bologna finisce 1-2. Non è bastata la prova di cuore ad Anfield e il confronto tra squadra e De Laurentiis. Ancelotti intanto e attacca la squadra.

Assurdo parlare ancora di tattica, folle pure esaltare una partita (Liverpool) che, per quanto il momento fosse…

Geplaatst door Salvio Imparato op Zondag 1 december 2019

Non è più, da tempo, una questione tattica

Assurdo parlare ancora di tattica, anche se il passaggio da 4-3-3 a 4-2-4 ha creato una voragine alla squadra, folle pure esaltare una partita (Liverpool) che, per quanto il momento fosse delicato, si motivava e preparava da sola. Il progetto tecnico tattico di Ancelotti è finito da mesi. La squadra ha mollato lui in primis e le scelte comunicative di De Laurentiis hanno peggiorato le cose.

Ancelotti, De Laurentiis e le valutazioni sbagliate del dopo Sarri

Ancelotti, chi vi scrive lo ripete da quando è finito il primo ritiro estivo, ha avuto la presunzione di poter fare meglio di Sarri con questo materiale e la grave colpa di accettare una squadra derubata e vogliosa di riscatto, senza farsi fare un mercato degno del suo nome e del suo palmares. I giocatori hanno le loro responsabiltà, ma avevano ancora ambizioni e lo hanno dimostrato provando, la stagione scorsa, un altro l’ennesimo miracolo, poi ovvio che molli.

Re Carlo senza un mercato adeguato il vero fallimento

Lo sapevano anche le pietre che servivano, non dico tre, ma almeno due Top per coccolare e dare forza psicologica a questa squadra, che poteva e meritava di vincere molto di più. Purtroppo dal secondo anno di Benitez Adl non ha mai dimostrato con salti di qualità di voler vincere, la squadra nonostante questo ci ha sempre provato e forse questo ricatto, e non patto, delle multe tolte in cambio della zona champions o zona pappone, come dicono i meno affezionati al presidente, è stata l’ennesima rottura. Intanto Ancelotti, nel post di Napoli-Bologna, torna a parlare incolpa la squadra, mai si è visto a questi livelli un tecnico che difende se stesso, dandosi si una parte di responsabilità, ma solo perché non poteva fare altrimenti. Sapeva di trovarsi in un contesto diverso rispetto alle sue precedenti esperienze, ma nonostante questo ha allenato questa squadra come se avesse a disposizione i campioni a cui è abituato, privandola gradualmente degli automatismi che l’hanno fatta grande irritando i calciatori che, non è un mistero, lo hanno abbandonato da parecchie giornate.

Zeman?

Questa squadra non ha altri obiettivi che tornare a divertirsi. Noi un nome, il migliore, ce l’abbiamo e De Laurentiis risolverebbe tanti problemi economici rivalutando la squadra, anche i nuovi. Ci siamo anche stancati di ripeterlo, stufi delle etichette e della pazza idea. Zemanlandia non è follia, non è utopia, è cultura calcistica e grande competenza, illuminismo tecnico, atletico e tattico.

Salvio Imparato

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Immobile: “Zeman fondamentale per me tatticamente” (VIDEO)

Ciro Immobile, il bomber di Torre Annunziata, si racconta a Diletta Leotta nel programma di Dazn “Linea Diletta”, dove parla anche dell’annata a Pescara

“Quando ho iniziato ero molto giovane, giocavamo per vincere le partite e divertirci. Zeman per me è stato fondamentale – afferma Immobile – anche sotto l’aspetto tattico e tecnico. Lui mi diceva sempre: “Sei la rovina di questa squadra”. Si riferiva al modo di giocare, voleva che gli esterni tagliassero, che le mezzali si inserissero. Io facevo solo movimenti finalizzati al gol. Riuscivo magari a segnare anche due volte, poi entravo nello spogliatoio e lui mi diceva sempre che non andava bene”

“Pensate – confessa Immoblie – che sono stato titolare la prima volta a causa di una tuta arrotolata. Il mister era fissato per l’abbigliamento. Un mio compagno di squadra (Maniero ndr) non giocò proprio perché aveva arrotolato la tuta che indossava. Andò in tribuna ed entrai io. Da quel momento ho iniziato a far gol e giocare”.

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Giulini lodevole ma tardivo su Zeman: “Fummo noi a non aiutarlo al meglio”

“Zeman? Dopo la fine del connubio feci un’analisi severa sostenendo che non fosse adatto per la Serie A. Fummo noi a non metterlo nelle condizioni adatte a eccellere, se lo avessimo fatto fornendogli strumenti e aiuto saremmo stati in grado di farlo emergere”.

Con questa dichiarazione rilasciata a Vanity Fair, Giulini ci dà pienamente ragione a distanza di cinque anni e dopo il recente articolo di settembre dove puntammo il su dichiarazioni fuori luogo sul Boemo. Che Zeman a Cagliari non fosse stato messo dalla società in condizioni ideali per lavorare è cosa che abbiamo sottolineato dal primo giorno, anche attraendo su di noi offese di ogni genere. Ed abbiamo continuato a farlo con la presenza di Paolo Bordino a Rossoblu ’95 su Sardegna 1, spesso ritrovandosi ad argomentare contro chi puntava ad essere più realista del re.

Oggi Giulini compie un atto di onestà. Lodevole ma tardivo. E sentirsi dare ragione da colui che da noi è stato attaccato fa piacere solo fino ad un certo punto.

Avremmo preferito avere torto. Anche perché il rammarico di ciò che poteva essere e non è stato resta forte.

Peccato.

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De Zerbi: “Zeman è uno dei pochi ad aver cambiato questo sport, zemaniano è un complimento”

Roberto De Zerbi ha rilasciato un’intervista al Corriere Dello Sport a margine della sfida contro la Lazio di Simone Inzaghi

De Zerbi che bilancio fa dell’inizio di stagione del Sassuolo?

«Potevamo avere qualcosa in più. Intendo un po’ di continuità – afferma De Zerbi – ma anche qualche punto».

E’ deluso?

«No perché bisogna valutare tutto, ovvero quanti giocatori nuovi sono stati acquistati, quanti sono andati via e che problematiche ci sono state a livello di infortuni e di ar- rivi a mercato quasi finito. E’ vero che in alcune partite sia- mo venuti meno sotto il profilo dell’attenzione e della cura dei dettagli, e queste sono cose non dovrebbero succedere, ma ci sono state anche gare ben giocate».

Come il derby vinto prima del- la sosta con il Bologna.

«Siamo venuti fuori bene da un momento non semplice e abbia- mo trovato la quadratura del cerchio. Ora bisogna prosegui- re così, senza guardare la clas- sifica. Lo scorso anno a questo punto eravamo più avanti, ma non è detto che non possiamo far bene. Il campionato ora è più equilibrato e, se 12 mesi fa a un terzo del torneo c’erano già due squadre proiettate ver- so una stagione difficile (Chie- vo e Frosinone, ndr), ora tutte sono in salute. Lo confermano gli incontri difficili che vengo- no fuori ogni domenica».


Quanto è importante per voi aver ritrovato Caputo?

«Onestamente non lo abbiamo mai perso. Ha avuto un momen- to complicato dal punto di vista fisico, ma per noi è sempre stato determinante e ci dà quell’espe- rienza e quella mentalità del- le quali la squadra ha bisogno. Spero che con il Sassuolo si tol- ga quelle soddisfazioni che fino- ra in carriera gli sono mancate a causa della sfortuna».

Quanto è dispiaciuto per l’infor- tunio che sta togliendo Berardi a lei e al ct Mancini?


«Gli infortuni fanno parte del calcio, ma nel suo caso dispiac- ciono particolarmente perché Domenico per noi è determi- nante non solo come calciatore, ma anche come uomo squadra».

Sorpreso con uno con le sue qualità non indossi ancora la maglia di una grande?

«Sorpreso fino a un certo punto. Lui è straordinario, ma è anche un ragazzo di una sensibilità spiccata e devi saperlo prendere. Solo così ti dà tutto. Per comprendere il Berardi calciatore devi comprendere il Berardi uomo che è di alto spessore».

Quanto è stata pesante per Berardi e lo spogliatoio la perdita di Squinzi?


«E’ un vuoto che si fatica a colmare anche adesso perché il patron Squinzi era davvero una persona diversa. Uno come lui manca e, anche se non era presente tutti i giorni a causa della malattia, si faceva sentire mandando i suoi messaggi attraverso l’amministratore delegato o il team manager. Onorare il suo ricordo deve essere uno stimo- lo in più».

Anche Boga può arrivare in una grande?


«Deve completarsi e al talento pazzesco di cui dispone, per arrivare in una grande deve aggiungere altre cose come i gol, la partecipazione all’azione e il non isolarsi per lunghi tratti della gara. Boga però non è l’unico giocatore forte che abbiamo: ci sono Locatelli, il rientrante Rogerio, Traoré, Djuricic che recentemente è stato convocato in nazionale dalla Serbia dopo 4 anni, Duncan…».

Con Rogerio sistemerà la fascia sinistra

«Ci è mancato tanto esattamente come Ferrari. I tanti infortuni abbassano il livello dell’allenamento e io sono uno di quegli allenatori che preferisco sbagliare le scelte piuttosto che es- sere obbligati dall’emergenza a fare la formazione».


Domenica dovrete guardarvi dall’ex Acerbi sui calci piazzati.

«Non solo da lui perché se la Lazio non è la squadra più forte del campionato sui calci piazzati, poco ci manca. Acerbi mi sarebbe piaciuto allenarlo».


Chi è il pericolo pubblico nu- mero uno tra i biancocelesti?

«Ce ne sono trequattro: Immobile, Correa, Luis Alberto e Milinkovic. Se ti concentri su uno, magari ne perdi un altro»

Immobile può vince la classifi- ca dei cannonieri?

«Penso di sì. Se la giocherà con Lukaku e Ronaldo».


Per la Lazio è l’anno giusto per conquistare la Champions?

«Sì, ma a questo obiettivo loro sono andati vicini anche due stagioni fa, mentre la scorsa hanno vinto la Coppa Italia. La Lazio è da tempo ad alti livelli, non dimentichiamolo».

Quanti meriti ha Inzaghi?

«Tanti, perché negli anni alla Lazio ha sempre fatto benissimo e non è una cosa scontata: a Roma le pressioni sono forti».

Che partita si aspetta?

«Difficile perché loro ti possono far male sia schiacciandoti sia quando ripartono. Dovremo affrontarli con le nostre armi e senza paura».

La infastidisce se i suoi critici sostengono che il Sassuolo in- cassa troppi gol e che De Zerbi non cura la fase difensiva?

«No perché sono abituato alle critiche: sono da 25 anni nel mondo del calcio e so che quando le cose non vanno bene arrivano le critiche. Il Sassuolo è una formazione a trazione anteriore, ma curiamo allo stesso modo le due fasi. Il problema è che il nostro gioco necessita di attenzione massima e non si possono commettere errori».

E se le dicono che per le tante reti subite lei è un po’ zemaniano cosa risponde?

«Essere zemaniano per me è un complimento perché Zeman è uno dei pochi allenatori che ha cambiato questo gioco. Se mi paragonano a lui, sono orgo- glioso. Non mi piace prendere tanti gol e non parto per vincere
4-3, ma se sono avanti 1-0 non amo gestire il risultato».

I suoi ammiratori invece ribattono che le squadre di De Zerbi puntano sempre a giocare bene.

«Lo dicono quando vanno bene le cose… Io credo che il bel gio- co sia una definizione sbagliata e comunque troppo soggettiva. L’organizzazione invece racchiude tutto ed è oggettiva. Perché una formazione funzioni deve essere equilibrata in entrambe le fasi».

Viene prima il risultato o il bel gioco?

«Partecipare a questo dibattito vuol dire voler creare Guelfi e Ghibellini a tutti costi, ma io non la vedo così. I risultato li vogliono tutti, ma ci sono diverse vie per raggiungerli».

Quali sono gli allenatori ai quali si ispira?

«Guardiola è stato ed è tuttora il numero uno, ma aggiungo anche Sarri, Giampaolo, Gasperini e Bielsa. Di quest’ultimo mi hanno colpito la coerenza, il coraggio e la persona che è: ho avuto la fortuna di cono- scerlo 3-4 anni fa ed è davvero uno uomo di spessore elevato».


Anche De Zerbi come Bielsa è un po’… Loco?

«A me Bielsa non ha dato l’impressione di essere “loco”, ma solo vero, autentico, intransigente rispetto ai suoi valori e fermo nelle sue convinzioni morali. Io non mi reputo loco, ma so quello che voglio, quello che inseguo e vivo per quello che faccio».

Chi vincerà lo scudetto?

«Juventus perché è la più forte».
Il ritorno di Conte cosa ha dato al calcio italiano?

Il ritorno di Conte cosa ha dato al calcio italiano?

«Un competitor che lo scorso anno la Juve non aveva, ma anche idee nuove: Conte gio- ca ancora 3-5-2, ma qualcosa ha cambiato e ha riportato la sua mentalità vincente».

Chi è il giovane italiano da tenere d’occhio per il futuro?

«Locatelli. Finché sarà con me cercherò di spremerlo per migliorarlo e completarlo, anche scontrandomi con lui se ci sarà bisogno».


Quanto l’ha colpita la vicenda di Mihajlovic?

«Tantissimo e a lui penso spesso, non solo quando parlo del Bologna, anche in tanti momenti della giornata. Per me merita la Panchina d’Oro: per come ha gestito il problema della sua malattia, per la dignità con cui sta vivendo questo momento e per come, nonostante la sua assenza, la squadra va in cam- po ovvero con coraggio, organizzazione e temperamento».

Spera di abbracciarlo al Dall’Ara per Bologna-Sassuolo dopo che all’andata Sinisa non c’era?

«Spero tanto che riesca a guari- re perché questa vicenda va al di là del calcio. Noi allenatori siamo sempre immersi nei pro- blemi e trascuriamo tutto, an- che la famiglia e gli vaghi a volte. Quando però ti capita una cosa del genere, ti fa riflettere e capisci i veri valori della vita».

Il calcio italiano riuscirà a eliminare il razzismo?

«Secondo me non c’è razzismo nel calcio, ma nella nostra società, nella vita di tutti i giorni. Allo stadio, poi, oltre al razzismo c’è il campanilismo».

E’ pro o contro il Var?

«A favore e alla grande. Tutto può essere migliorato, ma rispetto a 5-10 anni fa, quando c’erano dei processi per un rigore dato o non dato, quello attuale è un altro sport».

Quale sogno ha nel cassetto?

«Finire bene quest’anno, far crescere i tanti giocatori che ho e migliorare l’undicesimo posto della passata stagione. Per me sono tutte belle sfide».

Quando in passato ha letto che il Barcellona la seguiva, cosa ha pensato?

«Che non ci credevo tanto».

Firmerebbe per centrare la sal- vezza all’ultima giornata?

«Rubo una frase di Gasperini, quella in cui dice che “non firmo per niente”. La salvezza è il nostro obiettivo primario, ma siccome questo lavoro lo faccio con passione e amore, io non firmo per niente».

A proposito di passione, quando qualche anno fa in Foggia-Pisa vi siete incrociati lei e Gattuso, en- trambi ne avete messa un po’ troppa in campo…

«In quell’occasione abbiamo di- scusso perché ci giocavamo un obiettivo importante. Può capi- tare a due caratteri caldi e forti come i nostri, ma io non porto rancore a nessuno. Figuriamo- ci a lui che a livello di tempe- ramento mi assomiglia. Ci sia- mo già chiariti senza problemi e lo aspetto in Serie A».

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San Marino, il ritorno al gol con Berardi porta il marchio Modica-Zeman

Il San Marino torna al gol dopo 2 anni. Merito della rete segnata contro il Kazakistan, nella sfida persa 3-1, da Filippo Berardi in forza alla Vibonese di Modica erede di Zeman.

Come si fa a non essere romantici con questo sport

Billy Beane (L’Arte Di Vincere)

San Marino torna al gol dopo oltre 800 giorni
I kazaki rapidamente segnano tre gol e mettono le mani sulla partita, San Marino, ultimo e senza punti nel girone I, se la gioca vuole almeno un gol e lo trova al 77’ con Filippo Berardi che segna una rete storica. Gol di bella fattura, pallone in profondità, Berardi scatta, supera il portiere in uscita, lo dribbla e con un tiro preciso insacca. Il gol vale tantissimo. Perché era dal 4 settembre 2017 che la nazionale sammarinese non realizzava un gol, nel 5-1 subito dall’Azerbaigian. In casa San Marino non segnava addirittura dal 10 settembre del 2013, praticamente sei anni e due mesi. Quello di Berardi è un gol che dà tanta gioia anche al c.t. Franco Varrella, tecnico navigato, che sta vedendo i primi frutti del suo duro lavoro con questa nazionale.

Filippo Berardi

Classe 1997, Berardi ha iniziato a giocare da giovanissimo, aveva undici anni quando ha firmato il primo contratto con il Rimini. Il Torino nel 2014 lo acquista, lo lascia in Romagna prima di portarlo nella squadra Primavera. Vince una Supercoppa Italiana a livello giovanile, poi viene ceduto in prestito prima alla Juve Stabia e poi al Monopoli, realizza complessivamente tre reti. Il Torino lo ha ceduto a titolo definitivo alla Vibonese, che lo ha acquistato la scorsa estate. Berardi ha firmato un biennale e ha conquistato il posto fisso nella squadra di Modica, un allievo di Zeman, che pratica un calcio ultra offensivo. La Vibonese ha segnato 29 gol (miglior attacco con la Reggina). Berardi è ancora senza gol, ma si è procurato tre rigori e ha servito quattro assist.

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