Poca bellezza all’Olimpico, ma il Napoli continua a riscrivere la sua storia

Con la vittoria di misura all’Olimpico, per 0-1 contro la Roma, il Napoli allunga sulla Juventus e per la prima volta nella sua storia fa otto vittorie di fila dall’inizio del campionato. Senza molto spettacolo e intensità, il Napoli di Sarri fa quello che è sufficiente per vincere, possesso palla che tiene la Roma fuori partita, che nel tentativo di recuperare il pallone si sfianca, ma la differenza tra le due squadre è nelle geometrie, infatti quando la Roma di Di Francesco ha il pallino in gioco non sembra avere gli automatismi necessari per impensierire, un Napoli solido e attento. Buone le prestazioni di Insigne, Koulibaly, Goulham e Reina e buonissima la tenuta atletica della squadra. Di sicuro Maurizio Sarri nel post match non si sbilancerà, ma questa squadra con lui davvero può puntare al grande risultato che manca dal 1990, il Maradona di questo corso azzurro è il gioco che il tecnico toscano è riuscito far interpretare a questa squadra.

Salvio Imparato

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Zeman: “Dobbiamo pensare a far gol, non preoccuparci di non subirli”

Le parole di Zdenek Zeman

nella sala stampa del Tardini, in cui pur contento per i tre punti, manifesta la sua insoddisfazione per il gioco espresso

Risultato giusto?:

Io penso che abbiamo fatto qualcosa in più in fase offensiva, anche se la partita non aveva grande ritmo: né noi né loro abbiamo fatto molto movimento”

La classifica è ancora tutta da capire:
“Penso sarà così a lungo, il campionato di B si decide negli ultimi due mesi. Per ora c’è grande equilibrio, vedremo chi riuscirà a spezzarlo”.

Oggi aveva in campo diversi giocatori nati nei ’90. Quanto è difficile affrontare la B con dei ragazzi così giovani?

“Io mi diverto, questi ragazzi hanno bisogno di tempo per adeguarsi al campionato di B”.

Come si spiega il fatto che ci sia stato poco ritmo?

“Noi siamo preoccupati, non riusciamo a giocare con la mente libera. Ci preoccupiamo di non prendere gol: è una mentalità sbagliata”.

Hai visto il Parma che ti aspettavi?

“Me lo aspettavo così. Sapevo che il Parma aveva dei problemi in fase offensiva”.

Tenere i tre attaccanti alti sui calci d’angolo gialloblu è una sua abituale tattica o è una contromisura voluta per arginare le abilità del Parma sulle palle inattive?

“Non è abituale, ma ho analizzato i loro calci d’angolo: loro vanno a saltare in sei, due li tengono in area e uno calcia. E quindi sono nove. Per tenerne fuori quattro loro, ne ho tenuti su tre nostri. Anche perché quei tre non la prenderanno mai di testa (ride, ndr)”.

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Zeman: “Vi aspettate sempre che vinco o perdo 5-0, non succede sempre, ma io voglio più gol per divertire la gente”

Nel post partita di Sky, Zdenek Zeman manifesta la sua parziale soddisfazione per la vittoria di misura a Parma.  Incalzato da Diletta Leotta, Gianluca Di Marzio e Daniele Barone sulle vittorie poco Zemaniane, il Boemo spiega quanto la squadra sia ancora troppo passiva e giochi poco in velocità: “Sono contento che la squadra non prende gol, ma in difesa dovremmo impostare l’azione diversamente. Io non vorrei che la squadra si abituasse a questo tipo di gioco, vorrei un gioco attivo per 90′ e più reti”

Salvio Imparato

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PARMA-PESCARA Zeman, trent’anni fa la favola di un’estate

Arrivato al Parma nell’87 dopo Sacchi, regalò spettacolo in Coppa e amichevoli ma poi in B durò 7 gare

Che cosa si sente di promettere ai tifosi del Parma?» chiese, il 22 luglio 1987, al raduno del Parma, Gian Franco Bellè al giovane e nuovo tecnico gialloblù Zdenek Zeman. «Solo che la squadra darà sempre il massimo per divertire» la lapidaria risposta. E così fu, e così è stato per i successivi trent’anni in cui l’integralista allenatore boemo è rimasto fedele a un’idea di gioco ultraoffensivo che spesso, dicono i suoi detrattori, ha fatto divertire, più dei propri tifosi, quelli avversari.

Quell’estate c’era un Parma tutto nuovo ad affrontare la serie B. La squadra di Sacchi che pochi mesi prima aveva sfiorato il salto in A, chiudendo con la miglior difesa della B, era stata smembrata. Bortolazzi, Mussi e Bianchi avevano seguito Sacchi al Milan, Signorini era finito alla Roma, Bruno e Fontolan all’Udinese. Via anche Galassi, Valoti e Piovani. Tra i pochi superstiti, Melli reduce però da un lungo ko, Fiorin e il portiere Marco Ferrari.

Ernesto Ceresini e Riccardo Sogliano avevano però le idee chiare. Dopo un profeta del nuovo calcio, sotto con un altro, a lungo fatto seguire nel suo lavoro a Foggia, in C, e contattato mesi prima al punto che, scoperta la trattativa, il patron dei satanelli Casillo licenziò su due piedi Zeman. Nipote di Cestmir Vykpalek, gloria crociata degli anni ’50, il boemo era laureato Isef a Palermo e provvedeva di persona alla preparazione atletica. Nel suo staff anche Carmignani, Battistini e il dottor Vecchi. Resterà inossidabile la sua amicizia col masseur Bozzetti.

La rosa la allestì Sogliano, ed era la più giovane del campionato, con qualche elemento di valore come Apolloni, Carboni, Osio, Gambaro.

CANTO DELLA CICALA

Le prime amichevoli e la Coppa Italia sono una marcia trionfale. A fine giugno la Parmalat aveva firmato il contratto di sponsorizzazione e il suo marchio già da un anno era sulla maglia del Real Madrid. Ecco allora l’amichevole di lusso al Tardini, con il Real messo sotto dal Parma e Butragueno che può solo segnare il gol della bandiera.

Era il 18 agosto, il Parma aveva già battuto la Roma mentre in Coppa, che viveva una fase a gironi, batte nell’ordine Monza, Barletta, Como, Milan e Bari ai rigori. Il successo a San Siro, contro Sacchi e gli olandesi, è un’altra serata indimenticabile. Ma al di là delle prestigiose vittorie estive resta nell’immaginario quel calcio fatto di corse, sovrapposizioni, applicazione ferrea e voglia di spingere sempre in avanti. Trascurando spesso le coperture…

Parma, orgogliosa di essere stata il laboratorio in cui Arrigo Sacchi ha preparato le alchimie che avrebbero stravolto per sempre questo gioco, poteva legittimamente sperare di aver trovato un nuovo profeta, in grado di esaltare i giovani, valorizzarli e far crescere assieme a loro il livello e il prestigio del club.

Zeman sussurra, Zeman fuma come un turco, Zeman fa correre su e giù per i gradoni. Tutto l’armamentario della sua personale leggenda è già in funzione a Parma.

LA DURA REALTA’

Ma poi arriva il campionato, i colleghi marpioni come Mazzia, Mondonico, Scoglio, Simoni. Il 13 settembre, al debutto, la Cremonese passa al Tardini. Complice un errore del portiere Ferrari, disorientato forse dai nuovi compiti che gli vengono chiesti. Zeman ha cancellato la figura del libero, ci pensa il fuorigioco a fermare gli avversari e casomai proprio il portiere, chiamato a uscire dall’area e giocare molto con i piedi. Novità radicali, dure da metabolizzare. L’attacco che in estate sparava a raffica si spunta e in casa arrivano due 0-0 con Messina e Genoa. In trasferta ko a Brescia e Catanzaro, sempre con vistose gaffe difensive. In mezzo vittoria di misura al Tardini sull’Atalanta («Il Parma getta la maschera» titolò speranzosa la Gazzetta di Parma), complice un autogol di Prandelli, ma contro il Bologna di un altro innovatore come Maifredi, arrivò al Dall’Ara la sconfitta che indusse Ceresini a rivedere i piani. Troppo forte la paura di perdere la categoria: 4 punti in sette turni rimasero il bottino di Zeman, esonerato e sostituito con Gian Piero Vitali, un gentleman di tutt’altro stampo tattico che salvò in carrozza la squadra quell’anno (gli presero subito Baiano, Sala, Minotti, Cervone e Rivalta) e il successivo, prima che iniziasse l’era-Scala.

Da allora Zeman è spesso arrivato al Tardini come avversario. La tabella qui sopra mostra che ha raccolto davvero poco. Ma la stima e anche l’affetto di tanti che l’hanno visto all’opera qui a Parma non gli sono mai mancati ed è tanto bello quanto raro vedere che nello sport, qualche volta, il risultato non è tutto.

fonte Gazzetta Di Parma

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Di Francesco: “La fase difensiva si fa anche nella metà campo avversaria e Il Napoli gioca meglio della Juve”

Ha parlato Di Francesco in conferenza stampa, presentando la sfida dell’Olimpico contro il Napoli ha parlato dell’importanza, per entrambe le squadre, di non perdere la partita per il contrappeso psicologico e detto la sua,  in merito alle parole di Allegri, con cui ha ribadito che i campionati si vincono con la miglior difesa

“Sulla parte estetica non ho dubbi, il Napoli gioca meglio della Juve perché ha sviluppato una sinfonia davvero bella, ma non è sinonimo di risultati. Il Napoli è tra le favorite ma la Juve rimane quella da battere. Se sono d’accordo sulle parole di Allegri relative alla difesa? La miglior difesa non nasce solo dai quattro difensori, il discorso sulla fase difensiva di squadra lo abbiamo affrontato prima. Sono completamente d’accordo con lui, chi difenderà meglio potrà vincere questo campionato. Ma la fase difensiva può essere anche nella metà campo avversaria, non solo negli ultimi 15 metri”.

Salvio Imparato

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Zeman e il suo primo Roma-Napoli 20 anni fa, finì 6-2 (VIDEO)

Strano che nessuno abbia celebrato il ventennale della prima Roma di Zeman. Forse la brutta separazione del 2012, che fece sembrare la stagione del ritorno più brutta di come in realtà è stata, ha aiutato a rimuovere, ai romanisti nostalgici, il fascino e la speranza nel calcio Zemaniano. Non è bastata la finale di Tim Cup, non è bastata la rinascita di Totti e le varie valorizzazioni, con annesse plusvalenze, a restituire agli occhi di tifosi e addetti ai lavori, il senso di un calcio puro e verticale fatto di corsa e disciplina. Hanno influito più i dissidi con De Rossi, alcuni risultati negativi e dichiarazioni che lasciavano non trasparire non pochi problemi. Beh comunque sia Zdenek Zeman, nell’estate del 1997, firmò con la Roma di Franco Sensi, passando coraggiosamente sull’altra sponda del calcio romano e proprio quell’anno esplose il mito di Totti. Sabato ci sarà Roma-Napoli, ed è affascinante che questo match capiti precisamente a 20 anni dal primo Roma-Napoli del Boemo, perché c’è ancora tanto Zeman dentro e perché sulle panchine delle due squadre ci sono i nuovi simboli del 4-3-3, Sarri e Di Francesco. Proprio quest’ultimo fu protagonista del 6-2 dell’ottobre 1997, con verticalizzazioni e inserimenti fu una spina nel fianco per la retroguardia partenopea, a cui segnò anche un gol. Dall’altra parte c’è Sarri, che ha negli uomini Insigne (l’ultimo capolavoro di Zeman), nella filosofia e nella cultura del lavoro gli ingredienti giusti per portare al successo la strada tracciata da Zeman, come già sta facendo d’altronde. Quindi domani sarà non solo il derby del gol ma anche il derby del 4-3-3.

Salvio Imparato

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Zeman: “Il Cittadella dice di aver cercato di giocare, ma per me ha cercato di non giocare” (VIDEO)

Le parole di Zeman post Pescara-Cittadella, il Boemo commenta la sconfitta e le parole di mister Venturato, che precedentemente aveva dichiarato di aver visto la sua squadra giocare a calcio. Nel resto della conferenza si sofferma sull’atteggiamento della squadra, che lo preoccupa in quanto lavorando da tre mesi su situazioni tattiche in allenamento, in partita latitano, dimostrando apparentemente di non aver ancora assimilato i concetti che il Boemo chiede.

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Zeman: “L’orario mi fa schifo come a Sarri? Non voglio scuse, se giochiamo palla sui piedi e non sugli spazi non si andrà lontano”

In apertura di conferenza stampa, post Pescara-Cittadella, ho chiesto a Zeman: “Mister è un caso che la peggiore prestazione stagionale capiti alle 12:30, orario indigesto per esempio a Sarri, è d’accordo con la dura repulsione del tecnico toscano o pensa non influisca sul risultato?” Zeman visibilmente deluso risponde: “Io non cerco scuse, se non giochiamo sui movimenti senza palla e continuiamo a chiedere palla sui piedi da fermo, difficilmente andremo lontano. Mi preoccupa che dopo tre mesi di lavoro, non ci è ancora chiaro cosa dobbiamo fare.”

Salvio Imparato

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