Salisburgo, ecco chi è il prossimo avversario del Napoli

Sarà il Salisburgo il prossimo avversario del Napoli in Europa League. Il club austriaco è in vetta al suo campionato con 48 punti e 46 gol in 18 gare contro i 16 subiti, che totalizzano un +30 differenza reti.

In Europa League il Salisburgo è il secondo attacco e la loro stella è Dabbur, acquistato per giugno dal Siviglia e capocannoniere di questa competizione. Vediamo con l’aiuto di un identikit fatto dal Corriere Dello Sport di scoprire di più sui prossimi avversari degli azzurri.

SALISBURGO, LA STORIA

L’antico club dell’Austria Salisburgo, che perse contro l’Inter una finale di Coppa Uefa nel 1994, ha cambiato nome, colori sociali e simbolo col passaggio alla Red Bull, socio di minoranza e controllante di fatto. Il Napoli affronterà gli austriaci, secondo miglior attacco di questa Europa League e semifinalista l’anno scorso, in casa all’andata il 7 marzo. Gara di ritorno a Salisburgo il 14.

IL PERCORSO IN EUROPA LEAGUE

Campioni d’Austria per il quinto anno di fila nell’ultima stagione, il Salisburgo hanno chiuso il girone di Europa League a punteggio pieno: è la prima squadra a raggiungere questo traguardo per tre volte nella storia della manifestazione. Gli austriaci, imbattuti in casa nelle ultime 17 partite europee, hanno centrato gli ottavi per la terza volta dopo il 2013-14 e la semifinale dell’anno scorso, centrata dopo i successi su Real Sociedad, Borussia Dortmund e Lazio, prima di cedere ai supplementari contro il Marsiglia. Decisivo il gol in extremis di Rolando.

L’ALLENATORE E’ MARCO ROSE

Dal 2017, il Salisburgo è guidato dall’ex tecnico delle giovanili Marco Rose, promosso dopo aver vinto la UEFA Youth League per prendere il posto di Óscar García. Ex difensore del Lipsia, dell’Hannover e del Mainz, è entrato nello staff degli austriaci già dal 2013.

DABBUR LA STELLA DEL SALISBURGO

Munas Dabbur, capocannoniere di questa edizione di Europa League, 7 gol con 14 tiri in porta, è la stella degli austriaci imbattuti in casa in Europa da 17 partite. Dabbur, che ha segnato oltre 50 gol da quando è arrivato in Austria nel 2016, è stato già acquistato per giugno dal Siviglia. Dabbur, esploso al Maccabi Tel Aviv con Paulo Sousa in panchina nel 2013-14, è poi passato in Svizzera al Grasshoppers prima di arrivare in Austria e festeggiare l’anno scorso il titolo da capocannoniere del campionato. 

I PRECEDENTI TRA NAPOLI E SALISBURGO

Il Napoli non ha mai affrontato il Salisburgo che nella sua storia ha un bilancio di 4 vittorie contro formazioni italiane. L’ultima nel ritorno dei quarti di Europa League dell’anno scorso contro la Lazio.


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Coachesvoice, Di Francesco: “Osservo Pep, ma è Zeman il mio ispiratore”

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Come allenatore, sono più costruito che nato. Così esordisce Eusebio Di Francesco in un’intervista al portale calcistico coachesvoice

“Non volevo farlo inizialmente – continua Di Francesco su coachesvoice – e onestamente non avrei mai pensato di poterlo fare. Guardavo gli altri allenatori e non ho mai avuto il desiderio di fare quello stesso percorso”

“Sono diventato Team Manager della Roma dopo essermi ritirato. L’ho fatto per un anno, ma non mi piaceva il ruolo. Non ero tagliato per quello”

“Non pensavo più al calcio. Mi sono allontanato dal gioco. Non ho nemmeno guardato i risultati.”

“Successivamente, ho provato a dare una mano come consulente di mercato per sei mesi. In un piccolo club, il Val di Sangro. Ma non ero soddisfatto nemmeno di quello.”

“A poco a poco, ho iniziato a sentire l’odore dell’erba. Quelle sensazioni che provi quando sei nello spogliatoio. Passare ad allenare mi ha rimesso in contatto con quei sentimenti sopiti.”

CALCIO ITALIANO E INFLUENZE

“Tendiamo a concentrarci molto di più sull’aspetto difensivo che su quello offensivo.Lavoriamo tantissimo sulla tattica senza lasciare nulla al caso, abbiamo molti allenatori esperti. All’inizio della mia carriera di calciatore fui colpito da Marcello Lippi alla Lucchese, più tardi a Roma da Fabio Capello. Non ho intenzione di elencarli tutti, ma ho cercato di prendere qualcosa da tutti. Ora osservo molto Pep Guardiola. Ho grande ammirazione di lui. Mi piace la sua idea di calcio e non amo il possesso palla fine a se stesso. Non voglio aspettare l’avversario, ma andare sempre ad aggredirlo”.

ZEMAN

“Ma l’influenza principale per me in termini di stile di gioco offensivo, di attaccare sempre l’avversario è stata quella di Zdenek Zeman. Zeman era un pioniere. Le sue squadre attaccavano sempre. Erano ben allenate e hanno sempre provato a segnare un gol in più rispetto all’avversario. Normalmente non sono un fan dell imitare o copiare il lavoro di qualcun’altro. Ma ho imparato molto il lato offensivo del gioco da lui, e ne traggo ancora oggi grandi benefici”.

DE ROSSI, DOMINIO DEL GIOCO E MENTALITA’ VINCENTE

“De Rossi può farcela a diventare allenatore. Ha il carattere, l’esperienza e la conoscenza giusta dopo aver lavorato con tanti manager differenti. Spero in futuro che sia tra quelli che lasceranno un segno”.

“Voglio sempre dominare. Chiaramente non possibile in tutte le occasioni. Prima di arrivare a Roma ero al Sassuolo, ma anche quando siamo andati a giocare con squadre superiori a noi, abbiamo cercato sempre di imporci”. 

“Il calcio non è una scienza. Ma credo che la scienza possa guidare il calcio a migliorare. Le statistiche sono utili. Possono darti indizi o indicazioni importanti quando si tratta di prepararsi per una partita, o quando stai cercando di migliorare le debolezze che potresti avere.

“Se vedo una statistica che mostra che la mia squadra non sta giocando molti passaggi verticali, cercherò di lavorare su questo aspetto del gioco più di altri in allenamento perché sono un allenatore che preferisce giocare in verticale”.

“In un club come la Roma, una familiarità con l’ ambiente – l’ambiente o l’ambiente attorno a un club – è sicuramente un vantaggio. Non è mai facile da gestire, ma il fatto che l’abbia vissuta come giocatore è un grande vantaggio”.

“Il ruolo di un allenatore è totalmente diverso, però. Damaggiori responsabilità e l’ ambiente non deve mai essere una scusa. Chi viene qui sa che i media e le situazioni che incontri sono totalmente diversi. I fan sono davvero appassionati e hanno il desiderio di vincere perché non succede da molto tempo”.

“A volte, quel desiderio può diventare più grande di quanto tu possa immaginare. Ma è una fonte di grande orgoglio essere in grado di allenare la Roma, sapendo che devi fare un buon lavoro equilibrato nel gestire l’esterno”.

“Nel 2001, quando ho giocato nella Roma dell’ultimo scudetto, c’è voluta capacità e fortuna per vincere il campionato. Il presidente Sensi aveva investito molti soldi e siamo stati un ottimo gruppo. Allo stesso tempo, per vincere titoli è necessario un grande spirito di squadra. Oltre ai grandi calciatori, quella squadra aveva grandi uomini”.

“La gente parla troppo facilmente di mentalità vincente, però. Prima di ciò, è necessario creare un ambiente vincente con regole, per poi avere una base su cui diventare vincitori”.

“Ci vuole tempo. Hai bisogno di costruire. Devi dare alle persone che arrivano tempo per lavorare. Nel calcio, spesso accade che la gente voglia tutto subito. Questo non ti permette di migliorare come squadra, come allenatore e come club”.

“Spero che sia quello che possiamo fare qui. Dobbiamo lavorare per cercare di raggiungere un obiettivo senza sottovalutare nulla. Nemmeno il più piccolo dettaglio. I dettagli sono ciò che fa la differenza. Questo vale per tutto. Anche chi taglia l’erba”.

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Inter-Sampdoria 2-1: Svolta mentale e boccata d’aria.

Sono state settimane che definire turbolente è un eufemismo in casa Inter. Apparentemente distruttive soprattutto a breve termine, quasi a voler rendere omaggio alla storia recente del club. Ma decisamente costruttive invece provando anche ad allargare il raggio. E la sensazione è che il merito sia quasi tutto di Beppe Marotta. Il suo status e la sua esperienza sembrano aver fatto realmente la differenza nella gestione di questo uragano. La situazione è ancora in divenire, ma che i giocatori ne abbiano beneficiato mentalmente, tornando a respirare dopo mesi di tappo, è sotto gli occhi di tutti. E le vittorie sul campo, come quella contro la Samp, sono più importanti che casuali.

PARTITA
A San Siro è arrivata una delle squadre dall’identità più chiara e definita del nostro campionato. La Sampdoria di Giampaolo. I blucerchiati, reduci da due sconfitte consecutive, tra cui quella rumorosa e preoccupante in casa contro il Frosinone, hanno occupato il campo come consuetudine. Ma soprattutto nel primo tempo hanno fatto fatica a rendersi pericolosi dalle parti di Handanovic. D’altronde, in questo periodo piuttosto grigio per l’Inter, l’unica certezza che non ha mai mostrato crepe è stata la solidità difensiva. Skriniar, De Vrij e lo stesso Handanovic hanno spesso e volentieri arginato le iniziative avversarie. Tenendo a galla una squadra che priva di questa corazza avrebbe potuto concretamente rischiare di affondare nelle sabbie mobili.
Tutti i gol della partita sono arrivati nella ripresa. Il primo di D’Ambrosio, su inserimento sul secondo palo, servito da Perisic. Il secondo di Nainggolan, alla Nainggolan, da fuori area. E il pareggio immediato prima di Gabbiadini, dopo un batti e ribatti a ridosso della porta difesa da Handanovic.

SAMPDORIA
Il 4-3-1-2 di Marco Giampaolo è sempre molto riconoscibile. Il rombo in mezzo al campo punta a garantire il controllo del centro e il dominio del pallone, cercando di farlo avanzare progressivamente con il palleggio. Quest’ultimo poi supportato dai movimenti interno-esterno delle punte e la qualità del trequartista, che sia Ramirez o Saponara. L’unico altrettanto riconoscibile rischio a cui si espongono uno schieramento e atteggiamento di questo tipo è il lato debole scoperto conseguente al blocco di pressione portato su quello forte. Un pericolo che anche nelle ultime uscite con una squadra come l’Inter non era mancato dal mettersi in evidenza. L’ex allenatore dell’Empoli è apparso molto deluso nel postpartita e in conferenza stampa. Più che sulla sconfitta in sé, che sicuramente fa male soprattutto dopo una buona prestazione nel complesso, è probabile che i motivi siano da ricercare nel fatto che si tratti della terza consecutiva. Alla luce soprattutto del ko interno inaspettato contro il Frosinone. Il quale ha potuto innescare un sentimento di sfiducia nella squadra in vista di un treno per l’Europa che potrebbe continuare ad allontanarsi.

C’era la curiosità di chiedere a Giampaolo cosa avesse spinto il progetto tecnico a selezionare un profilo come quello di Ekdal, per andare a sostituire Lucas Torreira. Collegandoci all’esperienza cagliaritana dello svedese con Zeman. Dove da mezzala sinistra, proprio a San Siro, realizzò una tripletta. E’ chiaro che l’ex Amburgo ha caratteristiche molto diverse rispetto all’uruguaiano ora all’Arsenal. E in Germania ha spesso giocato addirittura da difensore centrale. Ma l’umore del tecnico in conferenza stampa non era dei migliori. Così come la predisposizione a un certo tipo di domanda e quindi risposta.
Anche Andersen, arrivato per sostituire Skriniar, si sta mettendo in evidenza positivamente.

INTER
L’indiscrezione riguardo il caso Icardi che abbiamo raccolto potrebbe essere molto vicina alla realtà. Pare che il litigio vero e proprio sia avvenuto negli spogliatoi tra lo stesso Icardi e Perisic. Successivamente alle dichiarazioni di Wanda Nara nei confronti dei compagni di squadra dell’ex capitano. Il croato avrebbe fatto capire a Icardi che se Wanda si fosse permessa di rilasciare dichiarazioni simili anche in futuro il vaso avrebbe traboccato. E lo spogliatoio tutto, ovviamente, avrebbe preso le parti proprio di Perisic. Visto e considerato che ogni calciatore e nessuno in particolare era stato messo in discussione da Wanda. Se è vero che la squadra esalta le individualità, è anche vero che è il valore assoluto delle individualità a stabilire la forza della squadra. E la trasformazione netta di una di queste, ovvero proprio dello stesso Perisic, dopo la presa di posizione e la decisione della società, non può di certo passare inosservata. Insieme all’approccio e all’atteggiamento del gruppo totalmente diverso rispetto a prima. La sensazione è che il coraggio e la forza di togliere questo tappo abbia permesso alla squadra di tornare a respirare.

Anche Radja Nainggolan, dopo le dichiarazioni tanto inaspettate quanto positive di qualche settimana fa, sembra aver capito che l’unico modo per sciogliersi e liberarsi sia quello di cambiare radicalmente lo stile di vita. E anche in questo caso le prestazioni di squadra, date le condizioni, non potranno che beneficiarne.

In nessuno dei mondi possibili Mauro Icardi e Wanda Nara non ritornano sui loro passi agendo per primi. La società, tramite Marotta, ha fatto capire in maniera sacrosanta di aver fatto quello che doveva, negando qualunque tipo di ripensamento. A costo persino di rischiare l’eventuale svalutazione del cartellino del giocatore e la possibile monetizzazione futura. La squadra viene prima di tutto. E le prestazioni e l’inversione di rendimento sul campo lo stanno confermando.
Se Icardi e Wanda continueranno ad aspettarsi delle presunte scuse, dimostreranno di non aver ancora capito di aver fatto i conti senza l’oste.

Gioacchino Piedimonte

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Zeman: “Spero che il Bologna si salvi. Sono contento per Destro”

Zeman torna a parlare attraverso le pagine del Corriere Di Bologna. Il Boemo dice la sua su Mattia Destro e sulle speranze di salvezza dei rossoblu.

“So che ha segnato contro il Genoa e sono contento per lui – confessa Zeman – alla Roma era arrivando quando eravamo già in ritiro ed era stato scelto perché aveva le qualità dell’attaccante vero. Le ha dimostrate subito nelle prime amichevoli, segnando a raffica, poi purtroppo in campionato ha commesso qualche errore. Sbagli che fanno parte della carriera di una punta, ma probabilmente andò giù di morale. Di solito non scelgono mai i ragazzi ma ripeto: per me è un giocatore che ha qualità e che sa fare l’attaccante. Il discorso relativo alla sua carriera forse è stato più psicologico: il ragazzo tendeva a deprimersi nei periodi bui. Lui è un attaccante da gol, da ultimi sedici metri. Dentro l’area i mezzi per fare male alle avversarie li ha e per il ragazzo mi auguro proprio che Mihajlovic sia l’allenatore giusto per ridargli carica e fiducia”.

“Un giocatore con il suo talento – continua Zeman – deve riuscire ad affermarsi. Se ha ancora il tempo per riemergere? Certo che ha tempo non è mica vecchio. Il vizio di fare gol non lo si perde, però dopo tanto tempo a secco va riacquistato: Mattia deve avere voglia, applicazione e credere nei propri mezzi. E ne ha. I suoi gol saranno importanti in una corsa salvezza in cui penso e spero che il Bologna possa avere la meglio: ha una rosa superiore a qualche diretta concorrente ma è un problema solo mentale. I rossoblù devono crederci”.

SALVIO IMPARATO


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Atalanta-Roma 3-3, analisi del match.

Atlanta-Roma-3-3


Per la ventunesima giornata di campionato va in scena Atalanta-Roma. Dopo la vittoria in coppa contro l’Entella e in campionato contro il Torino i giallorossi sembrano aver riacquistato fiducia.

Moduli

Vediamo i moduli di Atalanta-Roma. La squadra di casa si dispone con un 1-3-4-1-2

in fase di possesso palla, con i due esterni che vanno a comporre una difesa a 5 in fase di non possesso.

La Roma invece si dispone con il suo classico 1-4-2-3-1


Fase offensiva.

Vediamo ora le fasi offensive delle due squadre in Atalanta-Roma.Da un punto di vista offensivo i capitolini hanno sfruttato soprattutto la fascia destra (60% degli attacchi) grazie alle proiezioni offensive di Karsdorp e Zaniolo. Sull’altra fascia Kolarov ha toccato più palloni ma si è proposto meno volte in fase offensiva, soprattutto nella ripresa. A centrocampo invece i continui inserimenti di Pellegrini si sono accompagnati ai movimenti a venire incontro al pallone di Dzeko, che ha svolto sia il ruolo di finalizzatore che di rifinitore.

VIDEO 1

L’Atalanta nel primo tempo non è sempre riuscita a coprire bene gli spazi con i movimenti giusti, e la Roma è riuscita ad approfittarne.


Anche nel terzo gol romanista Dzeko ha avuto molto spazio per poter servire i compagni che si inserivano.



Fase difensiva.

Dal punto di vista difensivo invece la Roma è riuscita nel primo tempo a pressare molto alta i padroni di casa, mettendo in difficoltà la costruzione del gioco degli orobici.


Non sono mancate però, come spesso succede in questa stagione, distrazioni difensive sia individuali che di reparto, come nel primo gol atalantino.


La squadra di casa ha cercato anche gli inserimenti di difensori per sorprendere i giallorossi, approfittando dell’abilità di Gomez di svariare e fornire assist molto precisi.


In occasione del terzo gol atalantino ,subito dopo il rigore sbagliato di Zapata, la squadra romanista ha avuto l’ennesima distrazione (rilancio sbagliato di Kolarov) che ha consentito il pareggio.


Nella ripresa comunque la Roma ha calato moltissimo l’intensità di gioco non riuscendo quasi mai a superare la metà campo, e costringendo quindi l’allenatore ha cambiare modulo passando al 1-5-3-2 nel tentativo di limitare i danni.


I giallorossi, dopo un buon primo tempo, hanno dato l’impressione di una condizione fisica e mentale insufficiente, riuscendo a strappare con molta fatica un pareggio dopo essersi fatta rimontare 3 gol. I tanti infortuni ed i carichi di lavoro del periodo invernale possono contribuire a spiegare tale prestazione, ma gli errori di concentrazione denotano una personalità ancora da migliorare molto.

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Insigne: “Se sono qui è merito di Zeman, gli devo tanto” (VIDEO)

Lorenzo Insigne intervistato da DAZN alla vigilia di Milan-Napoli ha parlato dei suoi gol a San Siro, di razzismo e non è mancato il ringraziamento al Boemo Zdenek Zeman.

Insigne e il rapporto con Zeman

“Ho sempre avuto un ottimo rapporto con il mister. Mi ha lanciato nel grande calcio. Mi ha voluto a tutti i costi a Foggia e a Pescara. Se sono questo giocatore – continua Insigne – molto è merito suo. Ogni giorno ci faceva pesare nel suo ufficio, ma entrare lì dentro era come essere a Milano, tutto bianco. Pieno di fumo”

Ancelotti

“Con lui ho un ottimo rapporto. Ho sempre voluto lavorare con lui, perché ha vinto tanto e l’ho sempre stimato. Il cambio di ruolo me lo propose dopo la sconfitta contro la Samp, è stata una sua intuizione e io mi sono messo subito a sua disposizione”.

San Siro, Koulibaly e razzismo

“Se a San Siro contro l’Inter non fosse successo ciò che è successo a Koulibaly, non credo che io mi sarei fatto espellere. A volte – conclude Insigne – per il nervosismo perdo un po’ la testa, so che devo controllarmi di più”.

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Osvaldo: “Zeman numero uno in assoluto” (VIDEO)

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L’ex attaccante italo-argentino Pablo Daniel Osvaldo è stato ospite a Calciomercato L’Originale. Nel corso della trasmissione Osvaldo, oggi rockstar, ha parlato del suo passato calcistico in cui Zdenek Zeman resta uno dei suoi allenatori preferiti.

“Il calcio è stato la mia vita e lo ringrazio. Non voglio essere frainteso – raconta Osvaldo – quando parlo male di alcune questioni del calcio, che magari mi hanno fatto male. Da quando è un business, abbiamo perso la magia di giocare a calcio. Perché ho smesso? Mi ero stancato… A volte dicono tante bugie e dopo un po’ diventi matto se devi sempre chiarire le situazioni. Tante volte hanno confuso il mio professionismo… Ma se non sei professionale di certo non giochi per tanto tempo in Europa e con la Nazionale, che sentivo veramente. Se non fosse stato per i miei quattro figli, avrei smesso prima di giocare a calcio. Cosa ho fatto di sbagliato? Sono sempre stato così, dico ciò che penso al di là di chi ho davanti e nel calcio non sempre è positivo, anche se dovrebbe”,

“Nella mia carriera, qualunque maglia indossassi in campo non avevo pressioni, pensavo alla partita 5 minuti prima di scendere in campo”, le sue parole. “Quando mi dicono che avrei potuto fare di più e non ritirarmi a 32 anni, dico che nessuno mi ha mai chiesto se avessi voluto fare di più (ride, ndr). Ho fatto anche troppo. Le voci di mercato, invece, le accusavo. Caratterialmente mi stancavo e avevo voglia di cambiare aria”.

HIGUAIN E SARRI

“Il Pipa segnerà in qualsiasi campionato andrà, anche se un attaccante come lui vuole un certo tipo di fiducia. Sarri esalta le sue caratteristiche, ma di sicuro c’è anche un rapporto personale particolare che stimola Higuain.”

ZEMAN NUMERO UNO

“Gli allenatori con cui mi sono trovato meglio? Antonio Conte, Zdenek Zeman numero uno in assoluto, è stato come un padre per me e poi Pochettino.

SALVIO IMPARATO

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Inter-Napoli 1-0, Spalletti Mago Merlino, Ancelotti problema 442

A San Siro va in scena il Big Match Inter-Napoli, Ancelotti contro la sua bestia nera Spalletti. Un’atipica sfida di vertice dove la seconda della classe dista 9 punti dalla vetta e la terza addirittura a 17.

Dopo il pareggio, con polemiche, a Bergamo tra Atalanta e Juventus, il Napoli di Ancelotti aveva la grande occasione di riaprire il campionato. L’Inter da parte sua, svanita la possibilità di recitare la parte dell’AntiJuve, aveva solo l’occasione di dimostrare che potenzialmente sa e può fare di più. La prima sorpresa di Inter-Napoli è nella formazione diramata da Ancelotti, con Callejon schierato terzino basso. Forse Ancelotti si sarà sentito in vena di omaggiare l’Inter di Mourinho a San Siro, chi potrà mai dimenticare Eto’o terzino, ma con tutto il rispetto l’Inter attuale non è né il Barcellona di Guardiola, né il Bayern di Van Gaal tanto da meritare questo timore tattico.

Il 4-4-2 di Ancelotti

Se questo sistema di gioco è stata inizialmente la svolta della sua gestione, ora forse Ancelotti deve fare i conti con gli apparenti difetti che sta portando alla manovra azzurra. E’ vero che Re Carlo la partita la stava portando dove voleva lui, e Spalletti in conferenza stampa è stato buon profeta, ma la sensazione è che da un po’ di partite il Napoli ha cambiato radicalmente mentalità.

Chi vi scrive parla di involuzione offensiva. Questa squadra era abituata a fare un certo tipo di calcio, fatto di palleggio, schemi e l’insistita ricerca di una mentalità di dominio. Ancelotti disse al suo arrivo di non voler stravolgere questo modo di interpretare il calcio. Onestamente sembrava voler aggiungere solo più verticalità rispetto all’era Sarri. Purtroppo una serie di contrattempi, tra cui l’esperimento Hamsik regista che non ha dato nell’immediato gli effetti sperati e un gruppo ancora provato dallo scudetto perso nelle ultime giornate, hanno costretto Ancelotti ad una soluzione immediata: il 4-4-2.

La sconfitta di ieri a San Siro era preventivabile, un po’ come quella a Genova contro la Sampdoria. Il Napoli veniva da due vittorie in rimonta in cui aveva mostrato approcci preoccupanti. Giampaolo ne seppe approfittare più di Inzaghi e Gattuso. Dopo quella partita Ancelotti sentì l’esigenza di parlare al gruppo optando per una soluzione che avrebbe garantito più equilibrio e sicurezze. Ora sembra però che quelle sicurezze si siano tramutate in timore o forse hanno solo aiutato il Napoli a cambiare radicalmente veste. Un cambiamento radicale nel pressing, nel palleggio e nell’uscita palla al piede. Difficile pensare che Ancelotti volesse questo quando affermò che era più difficile cambiare le cose fatte bene.

ZEMAN, FILOSOFIA OFFENSIVA E RAZZISMO

iIn questo contesto si inserisce benissimo la cultura del Boemo sull’iniettare un certo tipo di mentalità. La spiega benissimo in una frase – << Alleno poco un certo tipo di fase difensiva perché ho paura che la squadra perda la mentalità offensiva>> – e l’involuzione di mentalità del Napoli sembra la perfetta materializzazione di questo concetto. Il Napoli è una squadra che si rigenera nei cambiamenti, non importa se forzati o per scelta. Forse ora si è davanti ad una nuova svolta che potrebbe chiamarsi 4-2-3-1. Difficile riproporre il 4-3-3 senza un vero regista. Il ritorno a quello che era il modulo di Benitez. Le certezze Allan e Ruiz a supporto di Insigne, Mertens, Callejon e Milik. Hamsik ha bisogno di rifiatare, ma potrebbe essere un’alternativa in mediana o nella trequarti, rivalutando il ruolo indigesto affidatogli da Don Rafael.

Per quanto riguarda gli episodi di ieri è ancora Zeman a fornire un interessante punto di vista – <<E’ più ignoranza che razzismo secondo me, in campo sono tutti uguali. Le offese ci sono sempre, anche in partite di soli bianchi>> – come dargli torto se proprio gli stessi bianchi si sono scontrati a morte per una partita.

INTER-NAPOLI, SPALLETTI MAGO MERLINO

Se per Ancelotti è stata una serata no, sconfitta, mancata riapertura del campionato e va -4 dal Napoli di Sarri, per Spalletti Inter-Napoli è stata significativa per la sua carriera di allenatore. Si conferma il più grande carnefice di Re Carlo, 9 vittorie, in 19 sfide contro le 6 del tecnico romagnolo. Spalletti potrà dire di essere stato Mago Merlino, lui che viene spesso criticato per i cambi stavolta può definirsi tale, e non per scherno come fece negli studi Rai quando fu criticato dopo Inter-Juventus della stagione scorsa. Stavolta i due cambi nel finale con cui ha inserito Keita e Lautaro Martinez gli hanno dato ragione e può sentirsi addosso un po’ di magia a dispetto di una serata che magica non è stata.

SALVIO IMPARATO



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Spalletti: “Temo più l’esperienza di Ancelotti che il calcio di Sarri”

Spalletti-Ancelotti

Luciano Spalletti è intervenuto in conferenza stampa, a differenza del suo collega Ancelotti, rivelando di temere più il tecnico romagnolo che Sarri.

“Secondo me è giusto giocare – afferma Spalletti parlando del boxing day – perchè il calcio è una delle forme di intrattenimento preferita dagli italiani. Basta vedere i numeri per questa partita”.

“I giocatori sono dispiaciuti per quanto successo a Verona, e vogliono riscattarsi subito”.

“Il Napoli è un avversario che sa come si fa, sa stare in campo, non dobbiamo avere l’impeto di chi vuole reagire per forza, ma piuttosto di chi sa quando deve andare ad affondare i colpi”.

“Ancelotti è uno dei migliori, se non il miglior allenatore che abbiamo in Italia. Avrà saputo ottimizzare il buon  lavoro fatto da Sarri, mettendoci dentro la sua esperienza, che poi viene fuori la macchina più precisa per andare a sviluppare calcio”.

“Il Napoli di Sarri sicuramente era un calcio fatto più di schemi, di ripetitività, di azioni, anche un pò simili, anche perchè l’atteggiamento era sempre lo stesso. Ancelotti sceglie più il momento di quando venirti addosso o di quando lasciarti campo. Sono due filosofie differenti, ma ugualmente redditizie, se messe a puntino, e diventa ugualmente difficile per chi deve andarci contro”.

“Ancelotti fa un pò di paura, perchè lui è davvero quello che le ha vissute tutte, che conosce la materia in profondità”.

“Sarebbe uno spettacolo in più affrontare più volte Ancelotti, perchè sono convinto che domani sera una bellissima partita. Che sia il Napoli che l’Inter avranno la possibilità di dire la loro. Divertimento probabilmentel, perchè la vedo difficile che finisca in parità.

SALVIO IMPARATO

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Inter-Udinese 1-0, è la partita di Icardi versione 2.0?

Inter-Udinese-Icardi-Gol

Inter-Udinese è stata una partita che ci ha restituito in primis l’immagine di una squadra vogliosa di reagire. Quella nerazzurra. E all’interno di questa squadra anche e soprattutto la costante crescita di Mauro Icardi in termini di attaccante moderno.

INTER-UDINESE E’ L’EVOLUZIONE DI ICARDI ?

Il capitano dell’Inter sembra aver intrapreso un percorso volto finalmente a compiere un processo di evoluzione. Senza risentire in nessun modo dell’innato fiuto realizzativo. Una metamorfosi che ci eravamo permessi di individuare e anticipare già in seguito alla vittoria di San Siro contro il Tottenham. La crescita di Icardi dal punto di vista mentale e della disponibilità ha posto le basi per un avvicinamento dell’argentino ai suoi compagni intesi come squadra.

Un percorso opposto rispetto a quello con cui eravamo abituati a convivere. Caratterizzato cioè dalla squadra stessa al servizio del proprio grandissimo realizzatore. Sappiamo benissimo quanto sia importante nel calcio moderno l’atteggiamento del centravanti per il gioco collettivo di una squadra. I dubbi riguardo il possibile calo dell’efficacia sotto porta potevano non essere del tutto infondati. Ma la sensazione è che Icardi abbia trovato e stia trovando questa predisposizione dentro di sé semplicemente attraverso un approccio diverso. Un approccio con alla base la consapevolezza di avere tutte le qualità per interpretare il ruolo in maniera più ampia. E noi ci eravamo già soffermati su questo aspetto, con l’immagine del gol del pareggio dell’Inter contro il Tottenham come manifesto.

REAZIONE DOPO L’ELIMINAZIONE IN CHAMPIONS

L’Inter di Spalletti era chiamata a rispondere presente e a dare un segnale di reazione dopo la batosta dell’eliminazione in Champions. Dal punto di vista emotivo e della determinazione da Inter-Udinese sono arrivate risposte non negative. Coadiuvati dall’atteggiamento piuttosto passivo dell’Udinese di Nicola, soprattutto nella prima frazione di gioco, i giocatori nerazzurri hanno avuto il controllo per la maggior parte della gara. La supremazia territoriale è stata netta, mentre nitida è stata invece la volontà e l’applicazione di Icardi in tutte le fasi di gioco. L’attaccante argentino appare sempre più disposto ad arricchire costantemente il suo set di movimenti senza palla. E al contempo sempre più consapevole dei benefici che questo processo evolutivo potrà portare. E questi ultimi, se si pensa anche alla caparbietà con cui sembra si indossino ora i panni di capitano di questa squadra, non sono certamente pochi.

MANOVRA PREVEDIBILE E MANCANZA DI INSERIMENTI

Il problema relativo alla prevedibilità della manovra dell’Inter appare però sempre vivo. Partite dall’andamento tattico di un certo tipo come quella di sabato contro l’Udinese hanno evidenziato per esempio la difficoltà relativa all’occupazione dell’area di rigore avversaria. Affrontare una squadra dal blocco basso e compatto con l’ausilio poco convinto degli inserimenti senza palla dei centrocampisti è un problema strutturale che le caratteristiche dei giocatori non fanno nulla per nascondere. Nella partita di sabato abbiamo visto nell’intelligenza di giocatori come Borja Valero la volontà di affrontare questo tipo di situazione. Ma allo stesso tempo probabilmente anche un tipo di movimento che non è nelle primissime corde di un giocatore come lui.

NAINGGOLAN E VECINO LE ARMI IN PIU’

Il lato della medaglia positivo però non è sconfortante del tutto. Vecino e soprattutto Nainggolan, che deve di fatto ancora imporsi, hanno tutte le carte in regola per sopperire a questo aspetto in determinati contesti e partite. Il circolo vizioso e appunto prevedibile in cui si rischia di cadere quando giocatori con determinate caratteristiche vengono a mancare è chiaro. L’assenza di un calciatore come Rafinha, che dava spunti differenti alla manovra tra le linee, porta l’Inter a ricercare spesso e volentieri il gioco sulle fasce. Ne consegue il fatto che con un’occupazione fitta dell’area di rigore della difesa avversaria, la presenza del solo seppur infallibile Icardi non può portare sempre i dividendi sperati. Soprattutto quando i rifinitori o i crossatori sono i due esterni d’attacco, Keita, Perisic e Politano su tutti.

LA VERSIONE INTERISTA DEL NINJA

L’interrogativo che ci si può porre ora nasce dalla curiosità di sapere cosa aspettarsi da Nainggolan, una volta a pieno regime. Sulla carta, considerando le caratteristiche totalmente diverse di Icardi e Dzeko, era lecito pensare ad una versione del belga differente all’Inter. Le sue poche apparizioni quest’anno hanno dato l’idea di un centrocampista meno incursore del solito e più di raccordo. Ma è anche vero che, complice la condizione fisica non ottimale e un Icardi non ancora nel vivo del suo processo evolutivo, porterebbero ora e in futuro ad immaginare uno scenario diverso e magari definitivo. Diverso dal precedente, che andrebbe a definirsi come temporaneo e succube di una determinata situazione. Diverso e magari definitivo, con le aspettative soddisfatte.

La reazione dell’Inter c’è stata. La volontà di proseguire su questa strada ci sarà. Ma non è certo Inter-Udinese una di quelle partite dalle quali trarre risposte importanti e conferme differenti.

GIOACCHINO PIEDIMONTE

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