Zdenek Zeman al Giraud un’immagine dolceamara

Il boemo Zdenek Zeman era tra i presenti, allo stadio Giraud di Torre Annunziata, per assistere alla sfida del Messina di suo figlio Karel, in casa del Savoia.

Il Maestro a Torre Annunziata per assistere a Savoia-ACR Messina ❤️❤️❤️

Geplaatst door GruppoZeman.com op Zondag 8 december 2019

L’immagine è sempre la stessa, non cambia. La sagoma all’apparenza immobile di Zdenek Zeman, racconta, al contrario, la curiosità calcistica ancora giovane di respirare una partita di serie D, con lo sguardo vivo di sempre a fissare il rettangolo di gioco. Non importa la categoria, il calcio scorre potente nel boemo. Tutto questo, per chi vorrebbe rivederlo presto in panchina, rincuora si, ma allo stesso tempo rattrista e addolora.

#SavoiaAcrMessina #SoloSavoia ZEMAN PRESENTE AL GIRAUD

Geplaatst door solosavoia.it op Zondag 8 december 2019

Eh si leggere di tante panchine in bilico in A e B, e non vedere mai il nome di Zeman accostato seriamente ad una qualsiasi squadra irrita non poco. È mai possibile che nessun presidente e nessuna società si renda conto dell’occasione di aver uno come lui libero? Dobbiamo davvero credere che, con tutto il rispetto, Filippini, Bucchi, Gelain, Castori etc. siano un’alternativa migliore al Boemo? Perché poi dovrebbe essere un’eresia volerlo accostare al Napoli?

In un paese normale una squadra che dice di essere fatta per il 4-3-3, orfana di un lavoro di campo, può essere, se parliamo esclusivamente di calcio, presa in mano solo da un uomo. Da chi il 4-3-3 lo ha come marchio di fabbrica. Modulo interpretato con un calcio che ha scritto pagine di storia del calcio italiano, a cui dopo anni di esilio ha regalato in poco tempo 4 nazionali, e ha riscritto i testi di Coverciano.

Quindi non ce ne vogliano Gattuso, Reja, Prandelli e anche Ventura, ma se vengono presi seriamente questi profili, per Zeman l’onestà intellettuale pretende si faccia lo stesso. Non ci si riduca sempre troppo tardi, Zeman fu mandato via dalla Roma per prendere Capello. Don Fabio ebbe bene o male gli stessi problemi di Ancelotti. Un gran mercato di Sensi l’anno dopo lo aiutò a vincere. Quindi la lezione del buon Zdenek sulla differenza tra gestore e allenatore sembra avere un’altra conferma. Meriterebbe davvero di sedere sulla panchina del Napoli sostituendo uno dei tecnici più titolati. Almeno solo per restituirgli simbolicamente, con un gesto, tutto quello che il calcio del “belpaese” gli ha levato.

Salvio Imparato

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Napoli-Bologna 1-2, Ancelotti non si è voluto adattare a questa squadra

Gli azzurri crollano in casa contro i ragazzi di Sinisa Mihajlovic. Napoli-Bologna finisce 1-2. Non è bastata la prova di cuore ad Anfield e il confronto tra squadra e De Laurentiis. Ancelotti intanto e attacca la squadra.

Assurdo parlare ancora di tattica, folle pure esaltare una partita (Liverpool) che, per quanto il momento fosse…

Geplaatst door Salvio Imparato op Zondag 1 december 2019

Non è più, da tempo, una questione tattica

Assurdo parlare ancora di tattica, anche se il passaggio da 4-3-3 a 4-2-4 ha creato una voragine alla squadra, folle pure esaltare una partita (Liverpool) che, per quanto il momento fosse delicato, si motivava e preparava da sola. Il progetto tecnico tattico di Ancelotti è finito da mesi. La squadra ha mollato lui in primis e le scelte comunicative di De Laurentiis hanno peggiorato le cose.

Ancelotti, De Laurentiis e le valutazioni sbagliate del dopo Sarri

Ancelotti, chi vi scrive lo ripete da quando è finito il primo ritiro estivo, ha avuto la presunzione di poter fare meglio di Sarri con questo materiale e la grave colpa di accettare una squadra derubata e vogliosa di riscatto, senza farsi fare un mercato degno del suo nome e del suo palmares. I giocatori hanno le loro responsabiltà, ma avevano ancora ambizioni e lo hanno dimostrato provando, la stagione scorsa, un altro l’ennesimo miracolo, poi ovvio che molli.

Re Carlo senza un mercato adeguato il vero fallimento

Lo sapevano anche le pietre che servivano, non dico tre, ma almeno due Top per coccolare e dare forza psicologica a questa squadra, che poteva e meritava di vincere molto di più. Purtroppo dal secondo anno di Benitez Adl non ha mai dimostrato con salti di qualità di voler vincere, la squadra nonostante questo ci ha sempre provato e forse questo ricatto, e non patto, delle multe tolte in cambio della zona champions o zona pappone, come dicono i meno affezionati al presidente, è stata l’ennesima rottura. Intanto Ancelotti, nel post di Napoli-Bologna, torna a parlare incolpa la squadra, mai si è visto a questi livelli un tecnico che difende se stesso, dandosi si una parte di responsabilità, ma solo perché non poteva fare altrimenti. Sapeva di trovarsi in un contesto diverso rispetto alle sue precedenti esperienze, ma nonostante questo ha allenato questa squadra come se avesse a disposizione i campioni a cui è abituato, privandola gradualmente degli automatismi che l’hanno fatta grande irritando i calciatori che, non è un mistero, lo hanno abbandonato da parecchie giornate.

Zeman?

Questa squadra non ha altri obiettivi che tornare a divertirsi. Noi un nome, il migliore, ce l’abbiamo e De Laurentiis risolverebbe tanti problemi economici rivalutando la squadra, anche i nuovi. Ci siamo anche stancati di ripeterlo, stufi delle etichette e della pazza idea. Zemanlandia non è follia, non è utopia, è cultura calcistica e grande competenza, illuminismo tecnico, atletico e tattico.

Salvio Imparato

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Immobile: “Zeman fondamentale per me tatticamente” (VIDEO)

Ciro Immobile, il bomber di Torre Annunziata, si racconta a Diletta Leotta nel programma di Dazn “Linea Diletta”, dove parla anche dell’annata a Pescara

“Quando ho iniziato ero molto giovane, giocavamo per vincere le partite e divertirci. Zeman per me è stato fondamentale – afferma Immobile – anche sotto l’aspetto tattico e tecnico. Lui mi diceva sempre: “Sei la rovina di questa squadra”. Si riferiva al modo di giocare, voleva che gli esterni tagliassero, che le mezzali si inserissero. Io facevo solo movimenti finalizzati al gol. Riuscivo magari a segnare anche due volte, poi entravo nello spogliatoio e lui mi diceva sempre che non andava bene”

“Pensate – confessa Immoblie – che sono stato titolare la prima volta a causa di una tuta arrotolata. Il mister era fissato per l’abbigliamento. Un mio compagno di squadra (Maniero ndr) non giocò proprio perché aveva arrotolato la tuta che indossava. Andò in tribuna ed entrai io. Da quel momento ho iniziato a far gol e giocare”.

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Giulini lodevole ma tardivo su Zeman: “Fummo noi a non aiutarlo al meglio”

“Zeman? Dopo la fine del connubio feci un’analisi severa sostenendo che non fosse adatto per la Serie A. Fummo noi a non metterlo nelle condizioni adatte a eccellere, se lo avessimo fatto fornendogli strumenti e aiuto saremmo stati in grado di farlo emergere”.

Con questa dichiarazione rilasciata a Vanity Fair, Giulini ci dà pienamente ragione a distanza di cinque anni e dopo il recente articolo di settembre dove puntammo il su dichiarazioni fuori luogo sul Boemo. Che Zeman a Cagliari non fosse stato messo dalla società in condizioni ideali per lavorare è cosa che abbiamo sottolineato dal primo giorno, anche attraendo su di noi offese di ogni genere. Ed abbiamo continuato a farlo con la presenza di Paolo Bordino a Rossoblu ’95 su Sardegna 1, spesso ritrovandosi ad argomentare contro chi puntava ad essere più realista del re.

Oggi Giulini compie un atto di onestà. Lodevole ma tardivo. E sentirsi dare ragione da colui che da noi è stato attaccato fa piacere solo fino ad un certo punto.

Avremmo preferito avere torto. Anche perché il rammarico di ciò che poteva essere e non è stato resta forte.

Peccato.

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De Zerbi: “Zeman è uno dei pochi ad aver cambiato questo sport, zemaniano è un complimento”

Roberto De Zerbi ha rilasciato un’intervista al Corriere Dello Sport a margine della sfida contro la Lazio di Simone Inzaghi

De Zerbi che bilancio fa dell’inizio di stagione del Sassuolo?

«Potevamo avere qualcosa in più. Intendo un po’ di continuità – afferma De Zerbi – ma anche qualche punto».

E’ deluso?

«No perché bisogna valutare tutto, ovvero quanti giocatori nuovi sono stati acquistati, quanti sono andati via e che problematiche ci sono state a livello di infortuni e di ar- rivi a mercato quasi finito. E’ vero che in alcune partite sia- mo venuti meno sotto il profilo dell’attenzione e della cura dei dettagli, e queste sono cose non dovrebbero succedere, ma ci sono state anche gare ben giocate».

Come il derby vinto prima del- la sosta con il Bologna.

«Siamo venuti fuori bene da un momento non semplice e abbia- mo trovato la quadratura del cerchio. Ora bisogna prosegui- re così, senza guardare la clas- sifica. Lo scorso anno a questo punto eravamo più avanti, ma non è detto che non possiamo far bene. Il campionato ora è più equilibrato e, se 12 mesi fa a un terzo del torneo c’erano già due squadre proiettate ver- so una stagione difficile (Chie- vo e Frosinone, ndr), ora tutte sono in salute. Lo confermano gli incontri difficili che vengo- no fuori ogni domenica».


Quanto è importante per voi aver ritrovato Caputo?

«Onestamente non lo abbiamo mai perso. Ha avuto un momen- to complicato dal punto di vista fisico, ma per noi è sempre stato determinante e ci dà quell’espe- rienza e quella mentalità del- le quali la squadra ha bisogno. Spero che con il Sassuolo si tol- ga quelle soddisfazioni che fino- ra in carriera gli sono mancate a causa della sfortuna».

Quanto è dispiaciuto per l’infor- tunio che sta togliendo Berardi a lei e al ct Mancini?


«Gli infortuni fanno parte del calcio, ma nel suo caso dispiac- ciono particolarmente perché Domenico per noi è determi- nante non solo come calciatore, ma anche come uomo squadra».

Sorpreso con uno con le sue qualità non indossi ancora la maglia di una grande?

«Sorpreso fino a un certo punto. Lui è straordinario, ma è anche un ragazzo di una sensibilità spiccata e devi saperlo prendere. Solo così ti dà tutto. Per comprendere il Berardi calciatore devi comprendere il Berardi uomo che è di alto spessore».

Quanto è stata pesante per Berardi e lo spogliatoio la perdita di Squinzi?


«E’ un vuoto che si fatica a colmare anche adesso perché il patron Squinzi era davvero una persona diversa. Uno come lui manca e, anche se non era presente tutti i giorni a causa della malattia, si faceva sentire mandando i suoi messaggi attraverso l’amministratore delegato o il team manager. Onorare il suo ricordo deve essere uno stimo- lo in più».

Anche Boga può arrivare in una grande?


«Deve completarsi e al talento pazzesco di cui dispone, per arrivare in una grande deve aggiungere altre cose come i gol, la partecipazione all’azione e il non isolarsi per lunghi tratti della gara. Boga però non è l’unico giocatore forte che abbiamo: ci sono Locatelli, il rientrante Rogerio, Traoré, Djuricic che recentemente è stato convocato in nazionale dalla Serbia dopo 4 anni, Duncan…».

Con Rogerio sistemerà la fascia sinistra

«Ci è mancato tanto esattamente come Ferrari. I tanti infortuni abbassano il livello dell’allenamento e io sono uno di quegli allenatori che preferisco sbagliare le scelte piuttosto che es- sere obbligati dall’emergenza a fare la formazione».


Domenica dovrete guardarvi dall’ex Acerbi sui calci piazzati.

«Non solo da lui perché se la Lazio non è la squadra più forte del campionato sui calci piazzati, poco ci manca. Acerbi mi sarebbe piaciuto allenarlo».


Chi è il pericolo pubblico nu- mero uno tra i biancocelesti?

«Ce ne sono trequattro: Immobile, Correa, Luis Alberto e Milinkovic. Se ti concentri su uno, magari ne perdi un altro»

Immobile può vince la classifi- ca dei cannonieri?

«Penso di sì. Se la giocherà con Lukaku e Ronaldo».


Per la Lazio è l’anno giusto per conquistare la Champions?

«Sì, ma a questo obiettivo loro sono andati vicini anche due stagioni fa, mentre la scorsa hanno vinto la Coppa Italia. La Lazio è da tempo ad alti livelli, non dimentichiamolo».

Quanti meriti ha Inzaghi?

«Tanti, perché negli anni alla Lazio ha sempre fatto benissimo e non è una cosa scontata: a Roma le pressioni sono forti».

Che partita si aspetta?

«Difficile perché loro ti possono far male sia schiacciandoti sia quando ripartono. Dovremo affrontarli con le nostre armi e senza paura».

La infastidisce se i suoi critici sostengono che il Sassuolo in- cassa troppi gol e che De Zerbi non cura la fase difensiva?

«No perché sono abituato alle critiche: sono da 25 anni nel mondo del calcio e so che quando le cose non vanno bene arrivano le critiche. Il Sassuolo è una formazione a trazione anteriore, ma curiamo allo stesso modo le due fasi. Il problema è che il nostro gioco necessita di attenzione massima e non si possono commettere errori».

E se le dicono che per le tante reti subite lei è un po’ zemaniano cosa risponde?

«Essere zemaniano per me è un complimento perché Zeman è uno dei pochi allenatori che ha cambiato questo gioco. Se mi paragonano a lui, sono orgo- glioso. Non mi piace prendere tanti gol e non parto per vincere
4-3, ma se sono avanti 1-0 non amo gestire il risultato».

I suoi ammiratori invece ribattono che le squadre di De Zerbi puntano sempre a giocare bene.

«Lo dicono quando vanno bene le cose… Io credo che il bel gio- co sia una definizione sbagliata e comunque troppo soggettiva. L’organizzazione invece racchiude tutto ed è oggettiva. Perché una formazione funzioni deve essere equilibrata in entrambe le fasi».

Viene prima il risultato o il bel gioco?

«Partecipare a questo dibattito vuol dire voler creare Guelfi e Ghibellini a tutti costi, ma io non la vedo così. I risultato li vogliono tutti, ma ci sono diverse vie per raggiungerli».

Quali sono gli allenatori ai quali si ispira?

«Guardiola è stato ed è tuttora il numero uno, ma aggiungo anche Sarri, Giampaolo, Gasperini e Bielsa. Di quest’ultimo mi hanno colpito la coerenza, il coraggio e la persona che è: ho avuto la fortuna di cono- scerlo 3-4 anni fa ed è davvero uno uomo di spessore elevato».


Anche De Zerbi come Bielsa è un po’… Loco?

«A me Bielsa non ha dato l’impressione di essere “loco”, ma solo vero, autentico, intransigente rispetto ai suoi valori e fermo nelle sue convinzioni morali. Io non mi reputo loco, ma so quello che voglio, quello che inseguo e vivo per quello che faccio».

Chi vincerà lo scudetto?

«Juventus perché è la più forte».
Il ritorno di Conte cosa ha dato al calcio italiano?

Il ritorno di Conte cosa ha dato al calcio italiano?

«Un competitor che lo scorso anno la Juve non aveva, ma anche idee nuove: Conte gio- ca ancora 3-5-2, ma qualcosa ha cambiato e ha riportato la sua mentalità vincente».

Chi è il giovane italiano da tenere d’occhio per il futuro?

«Locatelli. Finché sarà con me cercherò di spremerlo per migliorarlo e completarlo, anche scontrandomi con lui se ci sarà bisogno».


Quanto l’ha colpita la vicenda di Mihajlovic?

«Tantissimo e a lui penso spesso, non solo quando parlo del Bologna, anche in tanti momenti della giornata. Per me merita la Panchina d’Oro: per come ha gestito il problema della sua malattia, per la dignità con cui sta vivendo questo momento e per come, nonostante la sua assenza, la squadra va in cam- po ovvero con coraggio, organizzazione e temperamento».

Spera di abbracciarlo al Dall’Ara per Bologna-Sassuolo dopo che all’andata Sinisa non c’era?

«Spero tanto che riesca a guari- re perché questa vicenda va al di là del calcio. Noi allenatori siamo sempre immersi nei pro- blemi e trascuriamo tutto, an- che la famiglia e gli vaghi a volte. Quando però ti capita una cosa del genere, ti fa riflettere e capisci i veri valori della vita».

Il calcio italiano riuscirà a eliminare il razzismo?

«Secondo me non c’è razzismo nel calcio, ma nella nostra società, nella vita di tutti i giorni. Allo stadio, poi, oltre al razzismo c’è il campanilismo».

E’ pro o contro il Var?

«A favore e alla grande. Tutto può essere migliorato, ma rispetto a 5-10 anni fa, quando c’erano dei processi per un rigore dato o non dato, quello attuale è un altro sport».

Quale sogno ha nel cassetto?

«Finire bene quest’anno, far crescere i tanti giocatori che ho e migliorare l’undicesimo posto della passata stagione. Per me sono tutte belle sfide».

Quando in passato ha letto che il Barcellona la seguiva, cosa ha pensato?

«Che non ci credevo tanto».

Firmerebbe per centrare la sal- vezza all’ultima giornata?

«Rubo una frase di Gasperini, quella in cui dice che “non firmo per niente”. La salvezza è il nostro obiettivo primario, ma siccome questo lavoro lo faccio con passione e amore, io non firmo per niente».

A proposito di passione, quando qualche anno fa in Foggia-Pisa vi siete incrociati lei e Gattuso, en- trambi ne avete messa un po’ troppa in campo…

«In quell’occasione abbiamo di- scusso perché ci giocavamo un obiettivo importante. Può capi- tare a due caratteri caldi e forti come i nostri, ma io non porto rancore a nessuno. Figuriamo- ci a lui che a livello di tempe- ramento mi assomiglia. Ci sia- mo già chiariti senza problemi e lo aspetto in Serie A».

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Bonan (Sky): “Sempre affascinante Napoli. Zeman ha segnato un’epoca”

Alessandro Bonan, conduttore di Sky Calcio Show e Speciale Calciomercato, ha presentato a Napoli (Libreria Io Ci Sto), il suo romanzo “La Giusta Parte”.

Al termine della presentazione e dopo aver firmato varie copie del suo romanzo, che racconta ironicamente e romanticamente il dramma di due calciatori dalla diversa sorte e dal diverso temperamento, avvicino Bonan per sollecitarlo su uno dei personaggi più romantici del nostro calcio, Zdenek Zeman.

“È sempre affascinante Napoli – esclama Bonan uscendo dalla libreria – vado a scoprirla”

Ovviamente non è la prima volta che viene

“No e tornarci da sempre una certa sensazione”

La nostra testata si chiama zemaniano.com, il nome Zeman cosa le suscita?

“Zeman ha segnato un’epoca e questo di per sé un è grande merito. Rappresenta il sogno di una filosofia resa vincente”

Raro ascoltare la parola vincente, accostata a Zeman, da un giornalista italiano

“È vincente il sogno, poi per i numeri classici del calcio magari ha vinto poco. Ha avuto forse una grande squadra, la Lazio più che la Roma, dove aveva una rosa che lo obbligava a vincere qualcosa”

Bisogna considerare anche che la Lazio è stata la sua prima grande squadra dopo Foggia

“Questo è vero, forse gli imputo solo di essere passato, come i grandi giornalisti, dal curare più il suo personaggio e il proprio ego, che l’allenatore”

In che senso?

“Per esempio mi sono sempre chiesto come mai non abbia mai, nei momenti topici dei campionati, curato di più la fase difensiva e cercato qualche punto in più”

Il figlio Karel racconta che Zeman non allena molto la fase difensiva per paura che la squadra perda mentalità offensiva

“È un punto di vista molto psicanalitico – afferma Bonan incuriosito – è un aspetto interessante posto così”

Salvio Imparato

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De Laurentiis e il tuo gioiello nelle mani sbagliate

De Laurentiis-gioiello-Napoli

Probabilmente il gioiello Napoli quello prodotto e valorizzato da Aurelio De Laurentiis, si sta per frantumare. I motivi sono tanti, anzi diciamolo sinceramente, già è stato un miracolo che sia durato tanto.

Napul’è una città che ha solo il Sole , come unica ricchezza e unica virtù di cui può andare fiera. Tuttavia il motivo che mi rattrista di più e che imputo solo al Presidente De Laurentiis, la colpa di non aver costruito un nucleo di collaboratori alla sua altezza.
Come Berlusconi in politica, solo leccaculi e incapaci, alla fine bastava poco.

De Crescenzo e la città d’amore

Come diceva il grande indimenticabile Luciano De Crescenzo, la nostra è una città d’amore, tu questo non lo hai capito ahimé. Hai pensato, facendo benissimo alla sostanza, hai costruito un gioiello invidiabile da tutti in tutto il mondo. Napoli modello virtuoso nel calcio moderno, una roba pazzesca, hai dimostrato che tutti i luoghi comuni che massacrano la nostra città sono cazzate. Se si è capaci, a Napoli facciamo sempre la differenza, e chi pensa che senza te come ahimé pensano una quantità abbondante di tifosi, basterebbe non solo ricordare loro dove eravamo quando sei partito con il progetto, ma dove sono oggi le squadre gloriose del Sud. Avellino, Palermo, Foggia e Bari…

Bastava poco, un po’ di amore e collaboratori all’altezza, alla fine ti resteranno avvocati e carte bollate.

Ma ti ringrazierò sempre, ero fiero della mia squadra, hai fatto la storia e considerando il livello del calcio italiano, e come se avessimo vinto ogni anno uno scudetto.
Ci resteranno le buche, i lavori in corso cronici, i trasporti del terzo mondo con almeno la Metropolitana più bella del mondo.

“Basta ca ce sta ‘o sole,
ca c’è rimasto ‘o mare,
na nénna a core a core,
na canzone pe’ cantá.

Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto,
chi ha dato, ha dato, ha dato,
scurdámmoce ‘o ppassato,
simmo ‘e Napule paisá!.”

Salvatore Piedimonte

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Karel Zeman: “La carriera di mio padre finita nel 98. A Coverciano si parla solo di lui” (VIDEO)

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Karel Zeman figlio d’arte torna in panchina. Lo fa su quella del Messina dove suo padre lanciò Totò Schillaci. Presentandosi alla stampa è amaro su Zeman senior penalizzato dalle denunce sul doping.

“Tutti possono essere capaci di giocare – ribadisce Karel Zeman – con il 4-3-3. È evidente che servono caratteristiche, abilità tecniche e fisiche che al momento non ci sono al cento per cento ma possono essere acquisite. Contano di più volontà e unità d’intenti”. 

“Oggi è arrivato l’allenatore in seconda, Simone Quintieri, che sarà affiancato da un altro collaboratore. Se fossi venuto a inizio anno ce ne sarebbero stati anche altri, adesso sono sparpagliati in varie squadre. Per facilitare l’intesa tra di loro sto lavorando quasi sempre a metà campo. Non posso quindi giudicare l’aspetto fisico. Non mi sto magari rendendo conto di quanto potrebbero reggere a campo intero”. 

Sono in arrivo due probabili Ds di sua conoscenza, Martino e Martello

“Entrambi mi hanno dato totale fiducia. Sono persone che stimo, a cui voglio bene Con Martino ho lavorato per un anno, con Martello un po’ di meno perché la società non era molto organizzata e ho deciso di lasciarla presto. A Gela sono venute a mancare un po’ di cose, soprattutto la stabilità da parte della proprietà, che aveva minacciato di lasciare a più riprese. Ovviamente la squadra non si allenava come doveva e io non potevo fare il mio mestiere”. 

Modica che le ha detto? Le è mancata la panchina?

“Giacomo mi ha fatto l’in bocca al lupo. Siamo come fratelli, io tifo per lui e lui tifa per me. La panchina mi mancava tantissimo anche perché ho frequentato il corso Uefa Pro a Coverciano e mi sono reso conto che anche chi allena squadre di Champions League, serie A o B veniva a chiedermi qualche consiglio. Quindi non capivo perché dovessi restare a casa”. 

Suo padre?

“La storia di mio padre la conoscete. Quando era a Messina ancora era un allenatore libero. Poi è stato inquisito e quindi la sua carriera è terminata nel 1998, quando si è permesso da persona onesta di accusare chi non lo era”. Anche a Coverciano si parla soltanto di lui, quando si studia il calcio, anche se al di fuori purtroppo viene detto altro. Anche se tanti addetti ai lavori non fanno spesso il suo nome, la gente ricorda sempre il suo marchio di fabbrica”. 

Lei subentra in una situazione complicata, è il terzo allenatore della stagione. Ha in mente qualcosa in sede di calciomercato?

La squadra – afferma Karel Zeman – andrà rifatta perché per come la vedo io è un po’ troppo vecchia. C’è da correre di più e alcuni per limiti atletici non lo possono fare, anche se sono grandi calciatori. Ci vorrà tempo, ma gli abbonati e i tifosi meritano uno spettacolo più idoneo. Con il lavoro potremo migliorare e fare qualcosa di buono. La squadra c’è ma sicuramente c’è da correre molto di più”.

E’ sempre antipatico parlare dei singoli, ma di Coralli che ci dice?

“Non si discutono i giocatori presi uno per uno, ma il loro adattamento a una squadra che deve macinare chilometri, piuttosto che essere un’accozzaglia di stelle. Se alcuni di loro riescono a essere utili è un discorso, viceversa non faranno al caso nostro. È un gruppo poco consapevole della propria forza rispetto alle individualità. Abbastanza timido ma voglioso di lavorare”

Dove può arrivare questo Messina?

“Capisco la domanda, ma adesso non so cosa rispondere. Gli abbonati e i tifosi meritano uno spettacolo più idoneo. Io non ho visto tutte le partite ma so che c’è del malcontento che può essere curato con prestazioni migliori, che dovranno essere corroborate dai risultati. Ci vorrà tempo”.

Il gruppo come lo ha trovato?

“È un gruppo poco consapevole della propria forza rispetto alle individualità. Abbastanza timido ma voglioso di lavorare. Non vedono l’ora di applicare tanto i miei metodi e questo – conclude Karel Zeman – mi fa molto piacere”.

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Gasperini e la lezione della filosofia Zeman (VIDEO)


Gasperini:“Spero che una donna rivoluzioni il calcio come Zeman e Sacchi”

Se esiste questa testata non è solo per i meriti del bel calcio di cui Zeman ci ha fatto innamorare. Esiste anche per il demerito della stampa italiana, per come è solita raccontare gli allenatori che perseguono una filosofia all’antitesi del difensivismo. Zeman, Sarri e Gasperini elogiati quando non si può fare altro, ma attesi al varco impazientemente alle prime sconfitte, appena le cose sembrano non andare.

Sembrano appunto, perché Gasperini ci ricorda la lezione di Zeman, quella in cui cercando di fare quello su cui stai lavorando, anche nella sconfitta ti sta insegnando qualcosa. Bisogna credere nelle proprie idee e provarle anche a livelli più alti. Nonostante le sconfitte di Champions, Gasperini non è arretrato di un centimetro, sapeva benissimo che pur funzionando in Serie A, la sua filosofia in Champions andava migliorata. Dettagli, intensità e mentalità andavano portati ad uno step superiore. Il cosiddetto salto di categoria. Ed ecco che il primo punto storico, dell’Atalanta in Champions League arriva contro il Manchester City devastante di Pep Guardiola.

Le parole di Gasperini dopo il 5-1 di Manchester

Se l’Italia pallonara ha sempre guardato con scetticismo la rivoluzione della filosofia Zeman, ignorando la sua validità attraverso le epoche (Foggia anni 90’, Lecce 2004/05 unica squadra italiana in A a salvarsi con la peggior difesa e il Pescara 2011/12 che vinse il campionato con il suo calcio definito vecchio) ora non può più ignorarne l’eredità. Gasperini dopo la aver perso a Manchester 5-1 giocando bene, ha ribadito un concetto forte e chiaro. Un qualsiasi allenatore italiano avrebbe cambiato moduli e atteggiamento tattico, lui invece ha puntato sulla maggiore convinzione nelle proprie idee. Risultato? Un bel 7-1 immediatamente dopo contro l’Udinese, un 2-2 a Napoli e un pareggio storico a San Siro contro Pep Guardiola. Una lezione per tutti i tecnici, per le società e anche per un certo tipo di stampa, che addirittura si è permessa di accostare Gasperini a Zeman in accezione negativa per i gol subiti… Studiate gente studiate.

La lezione zemaniana di Gasperini tutta da ascoltare dopo la sconfitta di Manchester ai danni della sua Atalanta….

Geplaatst door GruppoZeman.com op Maandag 28 oktober 2019

SALVIO IMPARATO

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Ammutinamento Napoli, Zeman il precedente più recente.

ammutinamento-napoli-zeman

Tutto vero, Zeman l’anno scorso fece ammutinamento. Sembrerà assurdo per chi non ha seguito le vicende del suo ultimo Pescara. E il Napoli, decidendo di interrompere il ritiro dopo il match pareggiato con il Salisburgo, ricorda molto l’episodio clamoroso di Zeman dopo il match perso contro il Cittadella nel marzo 2018.

Diverse le dinamiche e i protagonisti, ma il filo che congiunge De Laurentiis e Sebastiani è davvero sottile, almeno per quanto riguarda la comunicazione calcistica nei momenti topici delle stagioni. A dire il vero rispetto all’apparente grande rapporto tra Ancelotti e De Laurentiis, l’idillio tra Zeman e Sebastiani era finito da un pezzo, ma dopo il mercato di gennaio 2018 sembrava tregua tra i due. A marzo però Sebastiani creò i presupposti per l’ammutinamento del Boemo.

I FATTI DOPO LA SCONFITTA DI CITTADELLA

Purtroppo nonostante una buona partita contro la favorita Cittadella, che mostrò ampi segnali di miglioramento dei biancazzurri, arrivò la sconfitta per 2-0. Purtroppo Sebastiani non dimenticò i dissidi di dicembre con Zeman. Ordinò una riunione tecnica che obbligava staff tecnico e giocatori ad ignorare il giorno di riposo e presentarsi a al Poggio la mattina di domenica 4 marzo 2018. Zeman, probabilmente stizzito dall’ordine presidenziale, decise di non salire sul pullman. Quel bus lo avrebbe riportato a Pescara e invece tornò con mezzi propri a Roma. A squadra presente e staff tecnico assente Sebastiani decise di esonerare Zdenek Zeman, azione che portò alle dimissioni del ds Peppino Pavone, che aveva voluto il ritorno di Zeman in riva all’adriatico.

Dopo l’esonero Sebastiani portò addirittura Zeman in tribunale per insubordinazione. I giocatori del Napoli infatti pare abbiano interpellato già i loro avvocati, prima di compiere questo ammutinamento. Ora si attendono i conseguenti scenari e la replica della società. La sensazione è che lo spogliatoio azzurro da anni serio e con cultura del lavoro, sia stato messo a dura prova da Ancelotti e De Laurentiis. Ai dissidi tecnici si sono aggiunte dichiarazioni e decisioni del presidente non gradite agli azzurri. Alla fine forse restano solo dei ragazzi che avrebbero voluto vincere. Avrebbero desiderato ricevere le condizioni giuste per farlo.

I GIOCATORI AZZURRI ULTIMI RESPONSABILI DI QUESTO BIENNIO

Noi lo diciamo dall’avvento da Ancelotti. Questa è una squadra che viene dalla depressione di uno scudetto perso che non poteva fare altri miracoli. Ci voleva un segnale forte e cioè Ancelotti più due o tre calciatori di livello. E’ vero i giocatori guadagnano alte somme di danaro. Però non dimentichiamo che anche loro hanno sogni ed ambizioni. Insigne è napoletano avrebbe voluto vincere, anche Mertens, lo hanno dichiarato entrambi. La sopravvalutazione della rosa da parte di De Laurentiis e Ancelotti sembra il vero errore di questa gestione. I calciatori davvero sembrano gli ultimi responsabili di questo biennio. Il ritiro è sembrata una punizione troppo severa e negativa per l’immagine di un gruppo che ha sempre dato tutto.

SALVIO IMPARATO

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