Bartelt: “Se avessi seguito Zeman avrei fatto meglio”

Bartelt-Zeman

E’ raro trovare un’intervista di un ex calciatore di Zeman titolata con la migliore dichiarazione sul Boemo. Purtroppo molta stampa romana ha preferito titolare quella di Bartelt  “Tra me e Zeman non c’era sintonia” quando invece ha espresso un concetto molto educativo, un concetto, che se proposto come titolo ne esce rafforzato, e non depotenzia il grande lavoro del Boemo con ogni singolo calciatore. Ecco Gustavo Bartelt arrivato a Roma nell’estate del 1998 non elogia il suo ex allenatore in modo canonico, ma lo fa con una traccia di rimpianto.

“Zeman era un bravo allenatore, ma pure un personaggio particolare. Con lui mi trovavo spesso davanti alla porta. Se lo avessi seguito…”.

Ricorda quella serata al Bentegodi in coppa?

“Come no, indimenticabile. Segnai, presi una traversa e creai qualche altra occasione. I giornali elogiarono la mia prestazione. Tutti parlarono bene di me, tranne uno…”.

Chi?

“Zeman, il mio allenatore. Mi prese da parte e mi disse che non era contento della prova, nonostante avessi fatto gol. Mi invitò a partecipare di più al gioco di squadra e ad entrare maggiormente nei suoi schemi offensivi. Io ero un attaccante di movimento, dribblavo, non davo punti di riferimento. Il sistema, invece, prevedeva meno tocchi e più profondità. Avessi trovato maggior sintonia con lui …”.

Cosa sarebbe successo?

“Sarebbe andata diversamente la mia esperienza nella Roma, credo. Dopo quella partita con il Chievo feci benissimo con la Fiorentina in casa, ma poi giocai sempre meno e non trovai lo spazio necessario per mettermi in evidenza. Avrei avuto bisogno di maggiore protezione e di qualche bella parola. Venivo da un altro continente, ero completamente spaesato. Un peccato, ora invece apprezzo tanto la tattica italiana e quelle parole di Zeman oggi le capisco”.

Con Capello come andò l’anno dopo?

“Non fui convocato per il ritiro a Kapfenberg, alcuni dirigenti della società mi fecero sapere che non rientravo nei piani del mister. Io rimasi perplesso, per un motivo: Capello non mi aveva mai visto giocare. Poteva valutarmi. Successe qualche giorno dopo, a Trigoria. Facevo parte della rosa e fu costretto a vedermi in allenamento. E come notò i miei movimenti in campo, cambiò subito idea. Mi chiese: “Ma perché non ti sei allenato con noi finora?”. Io replicai e gli riportai la versione a me nota: “Perché non mi vuole lei, mister, così mi hanno detto”. Lui rispose che non era vero e che mi avrebbe tenuto in considerazione. Mi impiegò sei volte, tre in Serie A e tre in Coppa Italia. Con lui ci fu solo un problema tattico…”.

Quale?

“Mi vedeva centrocampista, come alternativa di Di Francesco o Tommasi. Ma io facevo l’attaccante e volevo giocare attaccante”.

Oggi chi sceglierebbe: Zeman o Capello?

“Difficile rispondere. Zeman era un bravo allenatore, ma pure un personaggio particolare. Con lui mi trovavo spesso davanti alla porta. Lo avessi seguito di più, come detto, avrei fatto meglio. Ma Capello mi lasciava maggiore libertà in campo, se mi vedeva dribblare non mi rimproverava. Due grandi tecnici, totalmente diversi”.

Ha menzionato Di Francesco, l’attuale allenatore della Roma.

“Un grande “Difra”, mi aiutò tantissimo ad inserirmi nei primi giorni. Parliamo di venti anni fa, ormai, ma ricordo benissimo lui e i miei compagni di squadra come il capitano Totti, Montella, Cafu, Emerson, Candela. Ragazzi straordinari”.

Come si concretizzò il suo trasferimento dal Lanus alla Roma?

“Iniziai la preparazione in Argentina con la mia squadra, poi il mio procuratore mi parlò dell’interessamento della Roma e che di lì a breve sarei dovuto partire per la Capitale. Non me lo aspettavo, fu una bellissima sorpresa”.

Il suo agente era Cysterpiller.

“Sì, Jorge Cysterpiller, il primo procuratore di Maradona. È scomparso un anno fa, morto suicida dopo essersi gettato dal piano di un albergo. Brutta storia. Da quello che so, all’epoca, Cysterpiller non aveva un ottimo rapporto con il presidente Sensi. Forse nella Roma pagai anche questo”.

Lei arrivò alla Roma nell’agosto 1998 e segnò due gol all’Olimpico nell’amichevole di presentazione contro il Santos.

“Pure quella serata fu bellissima, anche se alla fine perdemmo 3-2. Non era facile entrare e fare bene. Segnai due gol, perdevamo 3-0 e per poco non riuscimmo a rimontare. Posso chiedere una cosa?”.

Prego.

“Mi piacerebbe rivedere quella partita. La racconto sempre ai miei tre figli, ma non ho mai avuto le immagini o un video per mostrargli sul televisore le mie giocate. Se qualche tifoso custodisce ancora la cassetta, magari potrebbe farmela avere attraverso di voi”.

Appello raccolto. I suoi figli giocano a calcio?

“Ho due maschi, Santino e Vincenzo, e una femmina, Valentina. Santino – 15 anni – è bravo ed è tesserato con l’Argentinos Junior. Chissà che un domani non giochi a Roma dove ha giocato il papà. Io lo spero tanto e proverò ad aiutarlo perché sarò sempre un sostenitore giallorosso”.

Lo sa che qualche tifoso dopo quel Roma-Fiorentina andò a comprarsi la sua maglia?


“Ascoltare queste parole mi fa piangere, lo dico con il cuore. Roma e i romanisti mi hanno sempre trattato bene. Avrei voluto regalargli qualche gioia in più, ma quel poco che ho fatto se lo ricordano bene. E mi basta così”.

SALVIO IMPARATO

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Ancelotti: “Sarà una partita dai ritmi alti”

Ancelotti-Sky-Ugolini

Carlo Ancelotti oltre alla consueta conferenza stampa di presentazione Stella Rossa-Napoli, ha parlato ai microfoni di Sky.

“L’ambizione è sempre quella di fare il meglio possibile – spiega Ancelotti – qui quando ho giocato ho vinto due Champions. Mi aspetto dei miglioramenti, giochiamo contro una squadra con una identità precisa. Ci vuole coraggio e forze fresche, chi è stanco non gioca”

Di seguito le parole in conferenza stampa

Che ricordi ha della Stella Rossa? Felice di Insigne?

“Ho giocato due volte qui, nel 1988 fu una gara molto complicata. Nel 2006 giocammo un preliminare e andò bene. Insigne ha dimostrato di poter fiocare ovunque. È sveglio e sa leggere la partita”

Ha vinto tre volte la Champions: ritiene che questa col Napoli possa diventare la sfida più difficile e intrigante?

“Delle tre Champions vinte, solo col Real Madrid si aveva la sensazione di doverle vincere. Col Milan venivamo due volte dai preliminari, quindi non c’era questo tipo di aspettativa. Non si può pensare troppo in là, bisogna pensare un passo alla volta e sarà così anche per il Napoli. Siamo competitivi: un conto sono le chiacchiere, un altro sono i fatti. Non abbiamo l’esperienza di altre squadre, ma c’è entusiasmo e voglia di giocare bene questa competizione”

Si può dire che sabato sera è nato il Napoli di Ancelotti

“Si parla molto di destrutturazione, ma io continuo a dire che ciò che è stato fatto a Napoli negli ultimi tre anni è un grande patrimonio che non voglio distruggere ma che voglio migliorare in fase difensiva e offensiva. Non voglio che la mia squadra abbia una sola identità, ma che ne abbia tante”

Questa è la terza volta che è a Belgrado. Che ricordi ha 30 anni dopo quella partita nella nebbia?

“Ricordo tutto bene, fu difficilissima e all’epoca la Stella Rossa aveva giocatori fantastici. Penso che fu una gara che anticipava la finale. Penso che meritammo, ricordo che ci annullarono un gol inspiegabile: è tutto vivo nella mia memoria

Ha definito la Stella Rossa come outsider affascinante: la prima partita per voi è già una delle più importanti? Cosa pensa dei tifosi della Stella Rossa?

“Tutti hanno detto che questo è il girone più complicato, ed è anche per via della Stella Rossa. È difficilissimo giocare qui per la passione della gente, poi in molti non conoscono il valore della squadra, ma sta facendo bene in campionato e ha eliminato avversari importanti ai preliminari. Per questo abbiamo molto rispetto per la gara di domani”

Ha detto che è eccitato sportivamente. È più gasato per l’ambiente che troverà o perché da domani potrà dimostrare che questo girone non sarà un duopolio PSG-Liverpool?

“In questo momento prevale l’eccitazione per iniziare questa competizione che è la più importante, perché è affascinante. Lo è per i giocatori e per l’allenatore, al tempo stesso c’è la preoccupazione di cominciare bene. Metteremo la squadra a punto per cominciare al meglio”

Cambierà qualcosa in formazione?

“Non lo so ancora, alcuni giocatori hanno finito la partita con i crampi contro la Fiorentina ma non ci sono stati problemi particolari. Servirà una squadra fresca”

Cosa si potrà capire di più rispetto alle partite di campionato?

“So bene che questo tipo di atmosfera dà ai giocatori gli stimoli giusti. Bisogna essere bravi a non avere eccessiva preoccupazione. Dobbiamo avere coraggio, personalità e la voglia di imporre il nostro calcio. Il fatto che ci sia anche De Laurentiis è positivo, è una partita sentita da tutta la città e quindi faremo di tutto per rendere felici i nostri tifosi”.

Cosa si potrà capire di più rispetto alle partite di campionato?

“So bene che questo tipo di atmosfera dà ai giocatori gli stimoli giusti. Bisogna essere bravi a non avere eccessiva preoccupazione. Dobbiamo avere coraggio, personalità e la voglia di imporre il nostro calcio. Il fatto che ci sia anche De Laurentiis è positivo, è una partita sentita da tutta la città e quindi faremo di tutto per rendere felici i nostri tifosi”

SALVIO IMPARATO

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Conferenza stampa Luciano Spalletti Inter-Tottenham

Le parole dell’allenatore dell’Inter in vista dell’esordio in Champions di domani contro il Tottenham alle ore 19. Panoramica anche sulla sconfitta di sabato e sulle difficoltà che la squadra sta incontrando in questo inizio di stagione

Spalletti analizza il momento difficile della sua squadra mettendosi anche in discussione.

“Se si prendono tutte le possibili risposte insieme senza descrivere bene le domande diventa facile fare confusione. Noi siamo consapevoli della negatività del momento ma sappiamo quello che possiamo e dobbiamo fare. Se prendiamo i numeri della partita col Parma vediamo che la partita è stata dominata e non si è riusciti a fare gol.  La confusione è arrivata dopo il vantaggio loro, che ci ha spenti. La fetta di responsabilità maggiore di questa situazione è sicuramente mia”.

Non siamo stati ancora in grado di cogliere le qualità individuali del calciatore che avvalori quel salto di qualità dal punto di vista tecnico che dobbiamo trovare. I valori dei giocatori sono ancora troppo bassi, ma mi aspetto che ci si possa sbloccare in questo senso da un momento all’altro”

“Quando entri in un mondo particolarmente divertente come quello della Champions League si sentono le musiche all’interno degli spogliatoi. I calciatori hanno bisogno della musica per salire su questa magnifica giostra con energia e stimoli. Il timore di andarsela a giocare in un momento come questo deve essere sovrastato dall’energia positiva che questo palcoscenico darà ai miei giocatori”.

“Quando si gioca una partita, uno se la rivede, e alla mattina dopo imbastisce un discorso alla squadra. Poi entrano in gioco le tempistiche, a volte ci si va più leggeri, alle volte più pesanti.  Spesso ci si confronta, e anche i calciatori possono partecipare dicendo la loro, anche se questa volta non l’hanno fatto. Sappiamo dell’importanza della partita di domani, il Tottenham è una squadra forte, ma lo siamo anche noi. Può essere la gara che ti fa sterzare in maniera veloce e quindi andiamo a giocarcela”

“Abbiamo visto le partite del Tottenham e lo abbiamo visto operoso in qualsiasi situazione. I numeri di Harry Kane sono quelli di uno striker forte, e anche se amano costruire il gioco sempre da dietro loro si appoggiano sempre a lui, l’azione si definisce sempre con la pallata su di lui, con il cross verso di lui. C’è ancora tutto il tempo possibile perché questa competizione qui resta l’obiettivo per una squadra come l’Inter e quindi bisogna andare a riprendersi quei punti”.

Spalletti si è poi soffermato in seguito ad una domanda relativa ai benefici dello schieramento con la linea a quattro e con quella a tre. Ha parlato di atteggiamenti tattici diversi in fase di possesso e di non possesso, in funzione dei meccanismi di squadra e delle caratteristiche dell’avversario.

Gioacchino Piedimonte

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Zeman ai funerali della Sensi: “Ha dato tutto alla Roma”

Zeman-Sensi-Funerali

Tanti personaggi del calcio e della politica hanno voluto dare l’ultimo saluto a Maria Sensi. Non poteva mancare il Boemo Zdenek Zeman

Non poteva mancare Zdenek Zeman ai funerali di Maria Sensi. Il Boemo è arrivato alle 10:50 alla Basilica di San Lorenzo, ed è stato intercettato dai giornalisti presenti

“Una bella persona, sono contento che mi voleva bene e lo ha dimostrato. Mi dava consigli anche se non era tecnicamente e tatticamente a posto. Era una grande tifosa e una grande signora. Alla Roma la famiglia Sensi ha dato tutto, ha dato tanto non solo sul piano umano ma anche economico e penso che ha raccolto meno di quello che lo meritava. Se ho aneddoti con lei? Si ne ho, ma sono miei grazie”.

Tra i presenti Totti, De Rossi, Pradè, Ranieri, Ferrero. Quest’ultimo ha attaccato la tifoseria giallorossa

“Mi aspettavo più gente, devo sgridarli questi tifosi, perché romanisti si nasce. Doveva essere piena oggi la piazza”.

Poche parole invece di Rossella Sensi, che ovviamente commossa ha comunque rilasciato qualche dichiarazione

“Parlare quando si perde una mamma è difficile. Era una grande donna, una moglie ed una madre meravigliosa. Oggi mi mancano le parole, scusatemi. Era fiera di essere romana, romanista e rappresentare quei valori che appartengono ad una grande donna. Non mi mancano mai le parole, ma oggi no. Era l’equilibrio di papà, di tutti. Anche in ospedale seguiva la Roma, ci teneva. Porteremo avanti il suo ricordo, ci teneva molto alla donazione del sangue. Oggi non ce la faccio proprio, grazie per essere presenti e per esserci stati vicino“.

SALVIO IMPARATO

zeman-funerale-sensi-2

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Sarri: “Edo è il De Laurentiis a cui voglio bene”

Sarri-Cobham-Chelsea

Pino Taormina, inviato de Il Mattino a Londra, ha raggiunto Maurizio Sarri nei suoi uffici di Cobham e raccolto interessanti dichiarazioni.

Sarri, com’è l’Italia vista da Londra?
“Così com’è vista da vicino, piena di problemi. Però quando siamo lontani, scatta un po’ di nostalgia e qualcosa ci manca sempre. Più di tutto il cibo anche se mi sto abituando alla carne e al salmone di qui. Non riesco però a trovare nessuno che fa il caffè come Tommaso (lo storico magazziniere del Napoli, ndi)”.

E la serie A vista dal Chelsea?
“Ho seguito poco il campionato italiano in queste prime giornate, qualcosa del Napoli, del Milan, dell’Inter, della Juventus. Però qui è totalmente diverso: è una festa assoluta, è un piacere arrivare negli stadi e vedere i tifosi con le maglie diverse che prendono una birra assieme. Io firmo autografi ai tifosi della squadra avversaria a bordocampo, prima e dopo il match. Ci sono gare con tanta intensità, fisicità. Quello inglese è un calcio diverso da quello italiano, giocato in strutture straordinarie”.

Le principali difficoltà a entrare nel mondo dorato del Chelsea?
“Conosco meno le squadre che affronto e gli avversari. Poi all’inizio farsi capire non è stato proprio così semplice…”.

A proposito, tutti sospettano: Sarri ha imparato l’inglese troppo alla svelta. Quando ha iniziato a studiarlo?
“Trent’anni fa, quando ero in banca. Ma poi ho smesso per ventinove anni…”.

Le capita ancora di ripensare a quel Fiorentina-Napoli?
“Mi capita di ripensarci. Per forza. Sarebbe stato il coronamento di una storia straordinaria, di un sogno mio, della squadra e di tutta la città. Ovvio che mi capita di rivivere qui momenti, in ogni istante. Qualcuno ha fatto ironia sulle mie parole, ma chi ha fatto sport sa che abbiamo perso lo scudetto in albergo”.

Allora avrà ancora mal di pancia per quell’Inter-Juve?
“Sì. Perché quello che è poi successo il giorno dopo è la conseguenza di quella partita”.

Ancelotti può riuscire dove non è riuscito lei?
“Lo spero per la città, per i tifosi. Napoli è una città straordinaria, merita di vincere lo scudetto. Io da tifoso del Napoli sono contento che sia Carlo ora a fare l’allenatore perché non solo ha vinto ovunque è stato, ma si è fatto voler sempre bene da tutti. Vuol dire che le qualità umane e professionali sono straordinarie”.

Più difficile essere l’erede di Sarri o l’erede di Conte?
“Io non ho vinto nulla al Napoli. Conte invece qui ha vinto ed è difficile prendere il suo posto”.

Perché non è più l’allenatore del Napoli?
“Ancora non lo so. Bisogna chiederlo alla società. Ma ora ho il Chelsea, e sono felice. C’erano dei motivi per cui volevo rimanere al Napoli e c’erano dei motivi per cui avevo delle perplessità. Il contratto che ha voluto il presidente prevedeva una clausola rescissoria con scadenza 31 maggio e invece il 21 maggio hanno fatto il contratto ad Ancelotti”.

Come ha saputo del suo ingaggio?
«Ero a cena con Pompilio, il collaboratore di Giuntoli, con cui stavo discutendo proprio se restare o no. Abbiamo acceso la tv e abbiamo visto l’ingresso alla Filmauro di Ancelotti. Cosa ho pensato? Quello che pensavo prima, ma lo tengo per me»

Vuole dirgli qualcosa al presidente che non è riuscito a dirgli?
“Gli sono grato perché mi ha fatto allenare la squadra che ho nel cuore, se sono qui al Chelsea. è perché ho allenato il Napoli. Per il resto il De Laurentiis a cui voglio bene è sicuramente il figlio Eduardo”

Higuain a Napoli è considerato un traditore, ma per lei è come un figlio. Che voleva pure a Londra. Cosa aveva di speciale?
“Era un campione affermato e con me, che arrivavo dall’Empoli dove ero una specie di signor nessuno, si è messo senza esitazione e con semplicità a disposizione: non è vero che ha tradito Napoli, ha voluto lasciare Napoli perché il presidente del Napoli era De Laurentiis”

Si sente ancora con qualche giocatore del Napoli?
“Con qualcuno sì. Ma senza parlare del Napoli, non sarebbe giusto. Ma solo dei propri obiettivi personali”.

E con Ancelotti?
“Ci siamo scambiati dei cordiali messaggi di in bocca al lupo prima dell’inizio della stagione”.

I ricordi più dolci dei suoi tre anni napoletani?
“Nulla è stato più bello che vincere allo Juventus Stadium Una notte unica. A livello umano l’amore di ogni giorno dei napoletani nei miei confronti”

E i momenti da dimenticare?
“Le parole di De Laurentiis al Bernabeu dopo la gara con il Real Madrid”.

Snobberà col Chelsea l’Europa League come ha fatto col Napoli?
“Mai snobbato, ho sbagliato solo una partita, quella di andata con il Lipsia, che ci è costata la qualificazione. Ma era obbligatorio fare tutti quei cambi perché il sogno del gruppo e della città era lo scudetto. Poi al ritorno ci siamo riscattati. Sbagliare non vuol dire snobbare”

È riuscito a dire addio alla squadra?
“No, è successo tutto in fretta. Però lo voglio fare adesso, da qui. E dico: “Siete dei ragazzi straordinari, continuate così perché ce la potete fare a conquistare quel sogno che abbiamo sfiorato””

Tornerà ad allenare il Napoli un giorno?
“Lo spero. Può essere l’obiettivo concludere la carriera al Napoli”

SALVIO IMPARATO

 

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Di Francesco e il perenne equivoco targato Roma

Di Francesco Roma

La storia di Eusebio Di Francesco sulla panchina giallorossa è una storia battistiana. Le discese ardite e le risalite rappresentano ormai una costante. Frutto di una nevrosi tattica e mentale di un contesto che non ha saputo cogliere dei momenti di possibile svolta. Ha avuto il limite di essere tratto in inganno da episodi estemporanei (leggasi “remuntada” ai danni del Barça) che, dal punto di vista tattico, hanno finito per aggiungere confusione su confusione, equivoco su equivoco.

Sgombrare subito il campo da un’etichetta che Eusebio si porta dietro: l’essere un discepolo di Zeman. Di Francesco (d’ora in avanti EDF) non è Zeman. Non lo è quando vince e non lo è quando perde. Non lo è per il semplice fatto che mentre il boemo ha da sempre proposto un modo di difendere volto ad attaccare la palla, altrettanto non si può dire per Di Francesco, che ha sempre parlato di doppia fase di gioco, abbinando ad alcuni principi tattici ben definiti una consistente parte del proprio tempo allo sviluppo del gioco. Vari sono, infatti, i vestiti tattici adottati dalla Roma: dal 4-3-3 al 4-2-3-1, passando per il 3-4-3, il 3-5-2 ed, in ultimo, il 3-4-1-2 che tanti problemi sta creando.

La duttilità tattica che EDF ha palesato, tuttavia, dà la sensazione di non aver determinato un upgrade nella crescita del tecnico, quanto più che altro un segno di una confusione frutto di un continuo compromesso tattico da ricercare all’interno dello spogliatoio e di un mercato su cui il tecnico dà la sensazione di avere ben poca voce in capitolo. A centrocampo, ad esempio, se vanno via Nainggolan e Strootman per essere rimpiazzati da Nzonzi, Cristante e da un Pastore a cui volente o nolente devi trovare una sistemazione in campo.

Ciò implica l’applicazione di differenti principi di gioco, diversi in modo radicale non soltanto rispetto a quelli che EDF ha declinato al Sassuolo, ma anche e soprattutto rispetto a quelli che la squadra ebbe a mostrare nella doppia sfida al Chelsea della scorsa Champions. Le due migliori recite della Roma del tecnico abruzzese. Aggressività sistematica sul portatore avversario, allargamento della manovra sugli esterni, Dzeko fulcro della manovra offensiva. I nuovi acquisti hanno nelle proprie corde un calcio differente, non fanno della rapidità il loro forte a beneficio di un calcio più ragionato e posizionale, al di là del discorso qualitativo.

La gara contro il Milan incarna altri equivoci, il primo dei quali il ricorso alla forzata convivenza Dzeko-Schick. Il primo, che ha bisogno di riempire da sé l’area di rigore, si ritrova costretto a dividere spazi e movimenti con il ceco il quale, spesso e volentieri, si ritrova ad essere servito come preferirebbe.
L’altro è la difesa a tre. Se con il Barcellona a bassa intensità è stata una carta vincente, lo è di meno contro squadre che praticano una pressione ultraoffensiva che stritola gli interni di centrocampo nell’uno contro uno e lascia i tre centrali spesso in parità numerica. In tanti prendono il DVD di Liverpool-Roma e studiano.

Ora pare EDF voglia tornare al 4-3-3. Se lo farà, deve essere consapevole del fatto che senza Strootman e Nainggolan dovrebbero essere portate avanti scelte pesanti e forse impopolari. E che non pochi riflessi potrebbero avere negli equilibri dello spogliatoio.

E Pastore? Rischia di diventare ancor più un equivoco.

Non c’è bene, grazie.

PAOLO BORDINO

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Ancelotti: “Giocare bene aiuta a vincere” (VIDEO)

Ancelotti-Napoli

A margine di Sampdoria-Napoli, Carlo Ancelotti ha presentato la sfida nella consueta conferenza nella sala stampa del centro sportivo di Castel Volturno

Si può già pensare ad un allungo in classifica?

“E’ troppo presto – spiega Ancelotti – per pensare alle situazioni di classifica. Siamo molto concentrati su quello che vogliamo fare domani e in futuro. Vogliamo continuare a vincere le partite. Anche se ogni partita diventa sempre più complicata. La Sampdoria è una squadra difficile da afforntare, con un allenatore capace. L’ambiente comunque è molto buono e possiamo fare molto bene”.

Cambierà qualcosa nella formazione iniziale

“Se farò dei cambi sarà solamente per mantenere il gruppo più unito, non perché qualcuno ha fatto male. Per fortuna sono più di 11 giocatori che possono giocare”.

E’ un girone insuperabile quello di Champions?

“Nulla è impossibile, ma è difficile perché ci sono tre squadre tutte fortissime e una outsider, e sappiamo che ambiente ci sarà a Belgrado con la Stella Rossa. Penso che a Parigi, con tanti italiani, abbiano stappato Champagne per averci trovato ai gironi. Saranno tutte partite stimolanti”.

Cosa non ha funzionato all’inizio delle sfide con Lazio e Milan?

“Con la Lazio abbiamo avuto un problema psicologico all’inizio, mentre col Milan abbiamo tenuto un’intensità troppo bassa nel primo tempo. Vogliamo limare questi aspetti, per non andare sempre sotto a inizio partita”.

Hamsik è ancora il giocatore più sostituito

“Il fatto di giocare tutta la partita è un luogo comune che mi piacerebbe cambiare. Quando hai una rosa competitiva, dove spesso non c’è un giocatore più forte dell’altro, allora non cambia giocare 60 o 30 minuti. Nella scorsa partita il giocatore determinante è stato Mertens, che ha giocato solo 30 minuti. Hamsik è un giocatore molto professionale, e sono sempre stato contento di vederlo giocare in quella posizione. E’ un giocatore diverso da Diawara, ma voglio tenerli entrambi. Se li posso sfruttare entrambi nella stessa partita lo faccio”.

L’esordio di Verdi?

“Può darsi”.

Cosa c’è ancora da migliorare?

“Dobbiamo migliorare nell’aspetto difensivo. Dobbiamo porre rimedio alle cose che abbiamo sbagliato nelle scorse partite. La fase difensiva comunque coinvolge tutta la squadra, non solo un reparto”.

La sceltaa di Diawara è condizionata dalla presenza di una fantasista nella Sampdoria? Ruiz sarà impiegato anche come regista?

“Per la formazione terrò conto anche delle caratteristiche dell’avversario, che sono molto definite. Fabian Ruiz al momento è disponibile, ha cominciato ad allenarsi ieri, qui non sarà regista. In Spagna già sanno che tipo di giocatore è, perché ha giocato già in under 21. Ha un futuro positivo”.

I sorteggi di Champions per le italiane?

“Juventus e Roma hanno un sorteggio più abbordabile, Napoli e Inter no, ma spero possano andare avanti tutte per il bene del calcio italiano”.

Che notizie ci sono sugli infortunati?

“Tutti i giocatori infortunati stanno recuperando bene e velocemente, ma non vogliamo mettere fretta a nessuno. Younes ha cominciato a correre, Ghoulam avrà un controllo la prossima settimana e penso avrà l’ok. Meret ha iniziato un lavoro sul campo da poco”.

A Carlo Ancelotti quale strada preferisce percorrere per arrivare alla vittoria? Ha un rito scaramantico?

“Non ho un rito particolare, anche se sono abbastanza scaramantico. Giocare bene aiuta a vincere, anche se non sempre porta alla vittoria. Noi non dobbiamo perseguire il traguardo finale e cioè la vittoria, ma come arrivarci. Non credo ci sia una filosofia vincente, si può vincere in tanti modi, l’importante è avere un buon spirito collettivo. Con questo gruppo è tutto più facile”.

SALVIO IMPARATO

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Marcolin: “Zeman ha cambiato molti giocatori”

Marcolin-Zeman

Dario Marcolin, ex Lazio e ora opinionista di DAZN, ha parlato a Radio Incontro Olympia a margine di Juventus-Lazio e dopo la sconfitta dei biancocelesti contro il Napoli di Ancelotti. Nel corso dell’intervista ha parlato delle difficoltà della Lazio attuale, di Zeman e di molto altro.

ZEMAN E AMARCORD

Zeman ha cambiato molti giocatori – racconta Marcolin – il suo contributo è stato molto importante. Boksic amava più la profondità, Gigi era più di manovra. Per Zeman il centravanti doveva venire incontro e gli esterni dovevano andare alle spalle dell’attaccante per il taglio. Con questi movimenti venivano fuori i migliori gol della Lazio di Zeman. Quando non giocava Signori era Boksic a mettersi a sinistra con Casiraghi centrale. Salas – continua Marcolin – Aveva una capacità di esecuzione e velocità incredibile. Poi quell’esultanza, si tatuò anche l’immagine del suo inchino sul polpaccio. Casiraghi? Al di là del colpo di testa, si muoveva in campo molto bene.

MERCATO LAZIO

“Se Inzaghi contro il Napoli ha deciso di non mettere subito in campo i nuovi acquisti è perché ha scelto di affidarsi alla vecchia guardia. Durmisi non conosce Callejon, è ovvio che il mister biancoceleste abbia deciso di puntare su Caceres, ma questa non va interpretata come una bocciatura. Magari contro una squadra meno forte avremmo visto Durmisi. Una partita può essere forse un indizio, cinque o sei partite magari diventano una prova. Ricordiamoci che il Napoli ha fatto 91 punti lo scorso anno e contro la Lazio erano gli stessi giocatori eccetto il portiere”.

DIFESA AD UOMO O A ZONA

“Il difetto di molti difensori è quello di guardare la palla e non l’uomo che si inserisce. Spesso si marca a zona, ma più ti avvicini alla porta e più devi marcare l’uomo. A zona devi metterti quando non hai i centimetri. Ma se hai difensori come quelli della Lazio, a quel punto la soluzione migliore è mettersi a uomo. Devi guardare le caratteristiche dei giocatori per marcare a zona”

JUVE-LAZIO

“Se sei troppo rinunciatario prima o poi il gol te lo fanno. Allo Stadium vinci facendo la partita che la Lazio ha fatto lo scorso anno, ma non deve sbagliare nulla. E poi la tradizione contro la Juve a Torino è positiva, ricordo la vittoria in Supercoppa con Conceiçao. Ora ovviamente le due squadre sono differenti, questa Juve è stratosferica ma deve ancora dimostrarlo. Inzaghi dovrà impostare una squadra su misura della Juventus ed essere veloce nelle ripartenze. Contro il Chievo ho visto una squadra molto lineare che ha vinto la partita anche grazie ai cambi. Con tutto il materiale a disposizione non credo che Allegri possa incartarsi. La sua forza è la gestione dei campioni, sa motivarli al punto giusto e quando entrano danno sempre il massimo”

CAMBIO MODULO

“Credo che in cuor suo Simone voglia rimanere con la difesa a tre. Magari con Leiva e Badelj in mediana può aprire degli scenari diversi a centrocampo facendo un 3-4-2-1, con Milinkovic-Savic e Luis Alberto dietro a Immobile. Ma sarà un esperimento che eventualmente farà quando la squadra sarà più ricettiva e non prima di affrontare Napoli o Juventus. Ora devi essere più pratico possibile. Milinkovic centravanti? Più no che sì. Lui è bravo quando guarda la porta, se fai il centravanti devi imparare a giocare spalle alla porta. E’ un’altra cosa, cambia completamente la prospettiva. Non facciamoci ingannare dalla stazza fisica del giocatore”.

SALVIO IMPARATO

 

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Zeman finisce tra le cose vecchie

Zeman-Balzano-Pescara-Roma

Pescara e Balzano come la stampa romana. Così Zeman finisce tra le cose vecchie

La storia si ripete e così dal 1999 va in scena la partitura mediatica contro Zeman.  Non è più un diktat certo, ma quello nato 20 anni fa ha insinuato un luogo comune di cui il Boemo non si libererà più. Triste leggere da parte della stampa pescarese, dopo il pareggio raggiunto in extremis dai ragazzi di Pillon, confronti tra le rimonte subite dal maestro di Praga e quelle eseguite dal tecnico di Preganziol. Chi scrive le ritiene pretestuose e in realtà anche senza nesso.

PESCARA

Purtroppo a Pescara un problema mediatico tra stampa e Boemo esiste.  Lo scorso anno un risultato del genere a Cremona sarebbe stato accolto più come una sconfitta che altro. Basta, del resto, ripescare molti articoli dopo il pareggio a reti bianche dello Zini per cogliere la netta differenza di trattamento. Del resto, pur iniziando lo scorso anno con un 5-1 bugiardo contro il Foggia, alcune firme locali abbandonarono lo slogan  “vincere è l’unica cosa che conta” per poi descrivere una situazione intrisa di scetticismo. Operazione  poco onesta. Ma, del resto, è la cartina al tornasole di un feeling che, tra stampa pescarese e boemo, non è mai nato. Pochi gli hanno perdonato, alla vigilia del campionato,  ritenere la squadra non di vertice.

BALZANO

Dalla Cisco Roma a Cagliari nel segno di Zeman e di nessun altro allenatore. Antonio Balzano se non avesse incrociato il boemo sulla sua strada avrebbe corso il serio rischio di vedere il suo talento confinato nei meandri della terza serie. Quindi, anche se di piccola entità, la polemica sullo scarso impiego della scorsa stagione sorprende non poco. Balzano era una pedina importante per il 4-3-3 zemaniano, e con le dinamiche di mercato che riguardavano Zampano sembrava chiaro quanto, il terzino di Bitonto, sarebbe stato fondamentale nelle fasi salienti della stagione. Un pò come successe per Bocchetti nella favola 2011-2012, dove anche Balzano ebbe un periodo di appannamento che non dovrebbe dimenticare.

STAMPA ROMANA

Per quanto riguarda l’ambiente romano zemanlandia è cosa vecchia già da tempo. Quando si sognava un suo ritorno gli amarcord erano all’ordine del giorno, oggi invece nel periodo del ventennale del suo arrivo in sponda giallorossa e delle sue dichiarazioni contro il doping, nessuna traccia di un articolo o di un ricordo. Niente paura però se c’è una rimonta a sfavore della Roma ecco che il nome Zeman torna un evergreen, in senso negativo ovvio, come se il Muto avesse insegnato all’Italia pallonara solo a subire gol. Inutile citare i tanti allenatori, tra i quali proprio Di Francesco e Spalletti, che hanno definito per loro fondamentale Z. Z. , tanto i giornalisti sembrano avere tanto da insegnare oggi. La statistica che racconta Zdenek Zeman come unico allenatore a salvarsi con la peggior difesa, spiega perfettamente il tipo di rivoluzione portata in questo paese.

SALVIO IMPARATO

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Ancelotti ancora in rimonta, Napoli-Milan 3-2

Ancelotti-Gattuso

Quando Sarri l’altro ieri ha detto che in Italia sul 2-0 è già finita, non aveva fatto i conti con il SUO Napoli ed il coraggio e la calma di Carlo Ancelotti.

Ancelotti ieri ha riproposto un cambio che era molto caro a Benitez. Mertens per Hamsik e 4231 o 442 come preferite, una soluzione che spesso metteva in crisi Rudi Garcia e molte squadre. Hamsik trequartista dava troppi punti di riferimento, con Mertens e Insigne e con una punta a portarsi almeno un uomo il Napoli diventa devastante. Il calcio di Ancelotti spiega benissimo le difficoltà del Napoli di Rafa e chiarifica ancora di più i perché della rigidità di Sarri. Un calcio verticale, più largo e più rischioso penalizza la linea, chi non ha corsa e avvantaggia chi ne ha.

Allan per esempio, che deve coprire le giocate di Hamsik e fare da raccordo, si sta esaltando da uomo a tutto campo. Mario Rui non è ancora in condizione, ma sia lui che Hysaj sono più a loro agio con reparti più stretti. Non a caso è stato il cambio DiawaraZielinsky a stringere i reparti, il motivo per il quale Zielinsky non giocava con Sarri sta tutto nel secondo gol del Milan, dove c’è addirittura Insigne a dare una mano a Rui mentre il polacco arriva passeggiando a gol fatto. Il calcio di posizione di Sarri non ammette quel tipo di prigrizia, infatti lo stesso discorso valeva per Rog e Ounas.

Gattuso meglio di Inzaghi sembrava aver letto le difficoltà della linea del Napoli. Ha pagato l’ossessiva simulazione del sarrismo e il debole carattere della squadra.  Sarri l’altro ieri ha detto che in Italia sul 2-0 una partita è già finita. Non aveva fatto i conti con il SUO Napoli ed il calmo coraggio  di Carlo Ancelotti.

SALVIO IMPARATO

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