Latte Lath: “Zeman è bravissimo, con lui vai in porta almeno 12 volte”

Latte Lath-Zeman

Emmanuel Latte Lath, l’anno scorso in prestito al Pescara dall’Atalanta, si è raccontato ad Europacalcio. Ha parlato del suo gol di metà gennaio 2017 alla Juventus, negli ottavi di coppa italia, della sua attuale esperienza alla Pistoiese e un immancabile passaggio su Zeman. Nonostante la non felice esperienza in abruzzo elogia il tecnico Boemo e testimonia come il Pescara, almeno in allenamento, producesse un calcio offensivo raramente proposto in campionato.

Come sta andando alla Pistoiese?

“Diciamo bene, c’è molto risentimento per i risultati ottenuti fino a questo momento, ma sia io che il resto della squadra“.

Qual è stato il tuo impatto in questa realtà?

“Quando ho saputo che sarei venuto qui sono stato davvero molto contento. La Pistoiese è sempre stata la mia prima scelta, è società seria e sempre a tua disposizione. Quindi dico che l’impatto è stato molto positivo“.

E Latte Lath con il tecnico Indiani come si trova?

“Molto bene, mi sta dando tanta fiducia. Con lui noi attaccanti facciamo un lavoro molto specifico e utile. E’ un allenatore molto bravo“.

A proposito di attaccanti. Lei è in squadra con veterani come Cellini e Fanucchi, sta imparando qualcosa da loro?

“Sì, mi stanno dando una grossa mano. Come hai detto tu, hanno una grande esperienza di cui stiamo giovando sia io che altri miei compagni di squadra. Al giorno d’oggi poi non è difficile imparare“.

Quali sono i vostri obiettivi stagionali?

“Intanto la salvezza, vogliamo far bene domenica dopo domenica. Poi i conti li faremo alla fine, ma ora come ora dobbiamo solo pensare a raccogliere più punti possibili“.

 

E a Pistoia come si vive?

“E’ una bella città, piccolina ma che mi piace. Sono rimasto molto contento della scelta“.

Lei è di proprietà dell’Atalanta e questo in Toscana è il suo secondo prestito. Durante i primi sei mesi della scorsa stagione era stato al Pescara, ma non era mai sceso in campo in gare ufficiali, perché?

“Ho avuto un infortunio che non mi ha permesso di dare una mano alla squadra e basta, nulla di più. Purtroppo quel guaio fisico si è protratto più in là di quello che pensavamo all’inizio“.

Il suo allenatore in Abruzzo era Zeman, ritenuto un maestro con i giovani. Conferma?

“E’ molto bravo infatti. Per gli attaccanti, come sentivo dire prima di andare a Pescara, ci sa davvero fare. Ci capitava sempre di andare a tirare in porta almeno dieci-dodici volte. Su questo aspetto davvero nulla da dire“.

Come detto prima, lei è dell’Atalanta, che in questo momento sta attraversando un periodo piuttosto difficile. Può essere collegato all’eliminazione in Europa League?

“Sicuramente quella è stata una bella batosta, ma nemmeno più di tanto perché se andiamo a vedere le partite la prestazione c’è. Poi c’è anche da dire che la squadra è giovane, quindi ci vuole un po’ di pazienza“.

C’è però da dire che anche i nuovi acquisti, su tutti Pasalic e Zapata, stanno avendo molte difficoltà…

“Difficoltà non direi – dice Latte Lath – piuttosto si devono ancora conoscere. Parliamo di una squadra molto nuova, ma ritengo che di qui fino al termine del campionato arriveranno molte soddisfazioni“.

Inevitabile adesso ricordare il tuo gol all’Allianz Stadium alla Juventus. Che serata è stata quella per lei?

“Sicuramente molto diversa dalle altre. Avevo un grandissimo entusiasmo perché segnare in quello stadio a diciotto anni non è da tutti. Tante persone che sarebbero volute essere al mio posto in quel momento“.

Vista la giovane età, la sua carriera è appena iniziata. Ma Gasperini quanto è stato importante?

“Molto, perché mi ha dato tanta fiducia, soprattutto in me stesso. Da quando mi ha lanciato nella mischia ho preso molta più consapevolezza di me stesso, nonostante giocassi contro gente molto più esperta di me e che è già stata in palcoscenici molto importanti“.

Per concludere, uno dei giovani nerazzurri di cui si parla maggiormente è Barrow. Chiedo a lei che lo conosce bene: che attaccante è? E qual è il suo potenziale?

“Ha un potenziale che si nota subito, lui vede tanto la porta e ha un notevole senso del gol. Poi – coclude Latte Lath – ha tante altre qualità alle quali ci sta pensando Gasperini a far venir fuori“.

SALVIO IMPARATO

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Pescara, Cascione: “Zeman va seguito e chiede educazione” (VIDEO)

Pescara-Cascione-Zeman

Emmanuel Cascione, ex centrocampista del Pescara, e attualmente in forza ai dilettanti del Santarcangelo ha parlato ancora di Zeman e dell’attuale Pescara primo con Bepi Pillon. Ecco le sue parole ai microfoni di Rete 8 in cui sorridendo ammette di aver tentato il ritorno con il presidente Sabastiani quest’estate.

“Sono molto contento per il Pescara – ha detto Cascione – e spero che continui così. Il presidente riesce sempre a fare squadre competitive anche senza prendere nomi importanti, quando li ha presi non è andata bene. Lui sa come muoversi, ha tanti collaboratori che l’aiutano e sanno il fatto loro, quindi non sono sorpreso dal buon momento della squadra. Forse non mi aspettavo il primo posto, questo sì, però quando hai giocatori come Brugman, Mancuso, Memushaj è normale che la squadra ne tragga giovamento.

Il Pescara di Zeman

“La miglior annata della mia carriera perché abbiamo raggiunto una vittoria con un’emozione e una sofferenza incredibile, rimarrà nella mente di tutti. Prima si parlava del Foggia di Zeman, ma ora si parlerà del Pescara di Zeman. Il flop dell’anno scorso? Zeman deve avere la fortuna di un gruppo che lo segua, appena qualcuno comincia a mollare un pochino per i carichi di lavoro diventa dura.

Ha bisogno soprattutto di gente di esperienza che lo segua,  non è facile tenere il suo ritmo, noi eravamo quasi tutti sopra i 26 anni con la testa giusta per stargli dietro e abbiamo coinvolto i più giovani, che poi erano dei fenomeni. Ha bisogno di gente che si butti nel fuoco ad occhi chiusi per lui, che ascolti tutto quello che dica e che si comporti con educazione perché lui richiede anche questo. Che dire la nostra è stata una annata pazzesca e rimarrà negli annali, non solo di Pescara ma di tutto il calcio italiano”.

SALVIO IMPARATO

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Berlusconi: “Gattuso non gioca come vorrei” (VIDEO)

Berlusconi-Monza-Gattuso-Milan

Silvio Berlusconi alla prima al Brianteo è un fiume in piena nel post partita. Dall’insofferenza per il modulo di Gattuso a quella per la regola dei calci di rigori, racconta anche il recente no di Kakà a vestire la maglia del Monza e con un lapsus lo vorrebbe vedere schierato dietro Higuain nel Milan.

BERLUSCONI DELUSO

“Sono deluso – dice Berlusconi – i ragazzi meritavano di vincere. Hanno avuto due importanti occasioni da gol, hanno ricevuto un fallo da rigore non fischiato e subito un rigore che secondo me non c’era. Insisto nel mio concetto che un calcio di rigore si da quando un fallo ha vietato un gol, non si danno quando un pallone non indirizzato a rete urta un braccio di un giocatore. Il Monza però ha giocato bene, ha compiuto atti di classe e di questo sono compiaciuto. La Triestina è una bella squadra, ma fa troppi falli e un calcio troppo fisico”.

Il MONZA GIOVANE E SENZA TATUATI

“Il mio Monza prevede di poter già lavorare con questi ragazzi. Approfondendo la conoscenza dei moduli, il modo di stare in campo e una certa preparazione psicologica si possono fare buone cose. Sicuramente in futuro si lavorerà sul mercato per cercare dei rinforzi, che dovranno essere giovani, italiani e non tatuati (conclude sorridendo ndr)”.

KAKA’ E IL NO AL MONZA

“Era tutto nato in una telefonata tra lui e Galliani in cui lui disse – Mi piacerebbe- poi il giorno dopo ha chiamato Adriano dicendo che preferiva rimanere vicino ai suoi ragazzi”.

BERLUSCONI, IL DERBY E GATTUSO

“Vedrò il Derby in tv, da tifoso certamente però sempre con  disappunto. Il modulo di giuoco messo in campo dal Milan è molto diverso da quello che metterei io in campo e che porterebbe a risultati più positivi. Con Higuain il Milan ha trovato il goleador che mancava da tempo. Purtroppo non ha la seconda punta che dovrebbe supportarlo, insisto nel dire che Suso deve giocare seconda punta. Il Milan dovrebbe schirare sempre due punte, con Bonaventura mezzala a sostegno e Kakà (ovviamente si riferiva a Suso ndr) avanzato giocando nei pressi dell’area e dentro facendo degli appoggi importanti e numerosi al goledor e potrebbe dopo aver scartato i difensori, come lui sa fare benissimo, provare lui stesso a far gol grazie al suo gran tiro. Non capisco come una cosa che era evidente a me, Sacchi, Ancelotti e Capello non sia evidente all’attuale tecnico”.

 

SALVIO IMPARATO

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Cascione: “Zeman è un maestro in tutti i sensi. Sono schifato dal calcio!”

Cascione-Pescara

Emmanuel Cascione, protagonista del Pescara targato Zeman 2011/12, ha rilasciato un’intervista a BZONA.IT in cui parla dell’attuale situzione in cui versa il calcio italiano e ricorda i fasti del Cascione mezzala goleador con il Boemo.

Per noi di zemaniano.com e gruppo zeman Cascione rappresenta un viaggio da Napoli a Crotone in auto in pieno inverno, per seguire una delle più belle favole recenti del calcio italiano. Era il 31 gennaio 2012 e il Pescara si apprestava a giocare un anticipo allo Scida con l’occasione, in caso di vittoria, di diventare la nuova capolista solitaria. Senza Insigne e su un campo difficile e in pessime condizioni, il Pescara grazie a Cascione, capitano dopo l’uscita di Verratti, supera il Crotone di Drago 1-2, che era passato in vantaggio con Florenzi. Cascione di testa al’86’ raccoglie un preciso cross di Zanon rgalando vittoria e primato al Pescara.

Ciao Emmanuel, benvenuto in Bzona!
Ci siamo lasciati con il fallimento del Cesena, come hai vissuto la vicenda da uomo simbolo della squadra?

Pesantissima da mandare giù. Eravamo riusciti a centrare il miracolo in campo con la salvezza e fino a due giorni prima del fallimento, il presidente ci tranquillizzava. Invece erano solo fesserie.
Una delusione enorme, anche perchè durante la stagione non ci siamo accorti di nulla, i pagamenti erano precisi e nessuno ci comunicava nulla.

Poi il fallimento e l’inizio di un’estate che pare ancora non essere terminata per la Serie B, tra ripescaggi e ricorsi.

Guarda sono schifato dal calcio, credo che tutta Europa stia ridendo per la situazione che si è creata. Ci sono squadre come la Viterbese che si allena senza giocare una partita da luglio. L’Entella ha iniziato un campionato ma vuole giocarne un altro. Tutto assurdo, sinceramente sono contento di essere uscito dal calcio professionistico…

Esatto adesso hai iniziato una nuova avventura, come sta andando?

Ho aspettato fino all’ultimo il nuovo progetto del Cesena, mi sarebbe piaciuto fare come Lucarelli a Parma o Franco Brienza a Bari. Con la mia famiglia vivo a Cesena ed ero pronto a ripartire con loro.
Mi hanno comunicato invece che la nuova dirigenza non avrebbe confermato nessuno della vecchia società, così ho cominciato a guardarmi attorno.
Avevo praticamente trovato un accordo con il vicenza, ho sostenuto anche un allenamento… ma poi le cose sono cambiate e ho scelto Santarcangelo sono ripartito dalla D con loro e riesco a stare ugualmente vicino alla mia famiglia. Siamo un bel gruppo con un allenatore Daniele Galloppa (ex Parma) molto preparato.

In carriera hai girato abbastanza, un ricordo particolare della tua Serie B ?

L’anno di Pescara con Zeman è stato indimenticabile e il migliore a livello professionale. Ricordo che durante il ritiro non ero così convinto di rimanere: arrivavano solo giovanotti dalla Serie C o dalla Primavera.
Poi cominciammo le amichevoli e vedevo Lorenzo Insigne che saltava tutti come birilli, un certo Marco Verratti che comandava a centrocampo e un giovanotto biondo che travolgeva tutti in attacco, Ciro Immobile!
Ho subito cambiato idea ed è stata una cavalcata magnifica. Eravamo un gruppo unito completamente a disposizione di Zeman, un maestro in tutti i sensi!

SALVIO IMPARATO

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Da Sarrismo a Sarriball: lo stato dell’arte del progetto-Chelsea 

Sarri-Sarrismo-Sarriball

 

La coniatura enciclopedica del termine Sarrismo, se da un lato rappresenta la risultante di tre stagioni in cui nessun altro come il Napoli è riuscito ad andare vicino a scalfire il potere della Juventus, dall’altro racchiude in sé il rischio che l’allegoria prenda il posto di quel terreno verde in cui lo stesso neologismo collegato alla figura del tecnico tosco napoletano trova una propria sublimazione. Sarri, del resto, è uomo di campo prima di qualsiasi altra cosa e appare fondamentale, in questa fase, accendere i riflettori su punti di forza, debolezze e potenzialità del suo Chelsea, al termine di un primo scorcio di stagione in cui i blues – risultati alla mano – sembrano respingere al mittente le aspettative di difficoltà di recepimento tattico del credo sarriano da parte del gruppo, da più parti vaticinati.  

 4-3-3  NON SI CAMBIA 

Il modulo di gioco resta il 4-3-3. Nelle idee iniziali, dei punti di contatto con il Napoli ci sono. In primo luogo, la chiara intenzione di impostare una catena di costruzione a sinistra ed una catena di equilibrio-finalizzazione a destra. Basti pensare alla caratteristiche dei terzini (Azpilicuetaviene dalla difesa a tre mentre Alonso è maggiormente portato ad offendere).Ciò è reso evidente dalla presenza di Kante a destra e Kovacic a sinistra, quest’ultimo deputato principalmente ad un ruolo di raccordo non solo della catena mancina, ma delle due fasi di gioco. In particolare, Kovacic ha un doppio compito, tra i più delicati nell’economia complessiva degli equilibri tattici: 1) coprire la spinta di Alonso, rinculando in fase difensiva; 2) inserirsi quando Hazard si abbassa a prendere palla per creare gioco. Un Hamsik più solido? Mettiamola così, volendo ridurre tutto ad una semplificazione che serve comunque a far comprendere quanto il croato dia a Sarri in termini di equilibrio complessivo. Le catene, rispetto all’assetto tattico del Napoli, vedremo che presentano una struttura dinamica differente, determinata principalmente dal fattore-Hazard.  

 LA FASE DI IMPOSTAZIONE: NON SOLO JORGINHO 

L’impostazione: ovviamente, il faro è inutile specificare chi sia. Anche perché è facile credere lo sappia chiunque abbia dato lo sguardo alla distinta di un qualsiasi schieramento del Chelsea, tecnici avversari compresi. Quindi, prima cosa: schermareJorginho. Quando avviene – ed avviene sistematicamente – come mutano le dinamiche dei blues in fase di inizio azione?Kepa Arrizabalaga, man mano che passano le giornate, dà la sensazione di giustificare gli 80 milioni di euro investiti per il cartellino. Prodigiose le sue performance tra i pali contro Liverpool e Southampton. Pur essendo in netta crescita e pur migliorando l’intesa con i compagni, il basco sbaglia tuttavia ancora alcune scelte, come quando sceglie di aprire su terzini la cui linea di trasmissione palla è soffocata. L’opzione due (in attesa di capire se e come Kepa possa divenire col tempo un’opzione-tre) divengono così i centrali, bravi ad allargarsi e portare palla, specie David Luiz che quando riesce a divenire centrocampista aggiunto scompagina spesso gli equilibri avversari, specie quelli con attaccanti che non rientrano. Le statistiche appaiono in tal senso eloquenti: se prendiamo come riferimento Whoscored ed analizziamo i passaggi totali, notiamo che i due centrali David Luiz e Rudiger hanno collezionato rispettivamente 614 e 629 passaggi, secondi solo a Jorginho che guida la classifica con 853. Per dire quanto Kepa in questa fase non sia, a differenza di Pepe Reina a Napoli, un’opzione è sufficiente evidenziare che di passaggi il portiere (collezionista di cardellini) ne ha finora fatti segnare “appena” 238, pur senza sbagliarne mai la finalizzazione. Proprio l’aggiunta di Luiz in impostazione libera di fatto una linea di passaggio, spesso decisiva per una rapida verticalizzazione. Interessante tuttavia notare come Jorginho vada a grandi passi verso la direzione di un percorso di crescita che lo porta a giocare una doppia partita: con i piedi, ma anche con le mani, da tecnico in campo e depositario più di ogni altro del credo sarriano. Per farsi un’idea, è sufficiente tornare al precampionato: osservate questo video al minuto 0.55. Chi appare in difficoltà invece Cesc Fabregas. Sarri lo ha eletto vice-Jorginho, ma le caratteristiche sono diverse. Se l’italobrasiliano, pur avendo meno qualità dello spagnolo, sa già cosa deve fare due o tre passaggi prima, Fabregas ha necessità di avere la palla tra i piedi, determinando il venir meno di alcuni tempi di gioco fondamentali ad inizio azione.  

 

L’EDEN SARRIANO 

Hazard è finora il fattore che sposta gli equilibri. Un peso specifico paragonabile a quello di Higuain tre stagioni orsono. Sarri ha compreso sin da subito che il belga, che non è un omologo di Insigne e nemmeno di Mertens, presenta caratteristiche sue proprie che vanno ricondotte non già ad uno schema, ma ad un’idea in cui, a nostro modo di vedere, lo vede più vicino ad un Higuain. Un finalizzatore più che un creatore, pur tuttavia risultando imprescindibile anche per la sua profonda vena creativa. Sarri, per questi motivi, in questa fase chiede ad Hazard essenzialmente una cosa. Non di mantenere la catena (la partenza a sinistra è solo nominale, ma svaria su tutto il fronte) ma di restare negli ultimi 30 m, laddove può suggerire e soprattutto finalizzare, che è ciò che gli riesce meglio, alla luce delle sette reti in otto gare (lo scorso anno ne aveva complessivamente realizzate dodici). Anche per questa ragione, in questa fase, a Morata sta preferendo Giroud, che si rivela essere un elemento fondamentale capace di far crollare la letteratura secondo la quale Sarri ripugnerebbe il centravanti-boa. Perché Giroud si rivela così determinante? L’abbiamo visto in Russia. Non segna, ma fa vincere mondiali e partite perché non solo crea spazi con la sola stazza in partite “chiuse”, ma si rivela un’arma in più nel suggerire quelle palle, talvolta sporche, sfruttando molto le sue lunghe leve. Anche qui è opportuno proporre un video: minuto 1.36 e 3.50. Un po’ di numeri che attestano il maggior impatto del francese nella manovra dei blues:  finora Giroud è il top-assistman (4) e ha collezionato 120 passaggi contro gli 89 di Morata, a fronte degli stessi minuti giocati. Sarri dispone di cinque attaccanti titolari. Li ha alternati abbastanza regolarmente anche perché non si tratta di “doppioni”. Ognuno ha caratteristiche di base differenti: oltre a Giroud ed Hazard, ti ritrovi con Pedro che ha nel taglio-Callejon la sua arma (ed è risaputo quanto un elemento dalla sue caratteristiche, capace di mettere finora segno tre reti, sia fondamentale nel momento in cui gli avversari fanno densità in zona palla o quando l’azione si sviluppa sul lato opposto, laddove il Chelsea costruisce, al fine di sfruttare il lato debole, come qui al min. 0.55), Morata che legge la profondità (le sue difficoltà iniziali sono spesso dovute alle squadre che chiudono il verticale) e Willian che è in grado di creare superiorità con il dribbling a rientrare, pur non essendo un finalizzatore. Più dietro nelle gerarchie c’è il nigeriano Moses, parzialmente adattato per le sue caratteristiche rivolte alla copertura, al punto che Conte non disdegnava di impiegarlo esterno a centrocampo nel suo proverbiale 3-5-2.

DIFFICOLTÀ VECCHIE E NUOVE 

La difficoltà principale, per il momento, è data dalla paura che in certi momenti ha la linea difensiva nell’accompagnare l’azione in fase di non possesso, determinando spesso, oltre alle difficoltà nel portare un pressing efficace, situazioni di palla scoperta acuite dalla posizione di Alonso, sempre molto alta, oltre ad una certa distanza che va a crearsi tra centrocampo ed attacco di cui avversari bravi a riempire glihalf-spacespossono approfittare. In alcune fasi è stato Kante, a metterci una pezza con chiusure da lato a lato da antologia; in altre occasioni si ripresenta la tipica situazione napoletana di difficoltà sugli attacchi avversari da lato a lato. Tolti gli attaccanti che vengono ruotati molto tanto di partita in partita che all’interno della gara stessa, il “dodicesimo” uomo è Ross Barkley. Con lui il centrocampo cambia parte delle caratteristiche di base, alzando il baricentro e creando di fatto una situazione di 4-2-3-1 tale da alzare la pressione ed invertire le inerzie. Barkley, pur essendo più forte fisicamente, come Zielinski nasce trequartista e come il polacco, a fronte di un enorme talento ed un evidente positiva sfrontatezza, necessita ancora ultimare il suo processo di crescita, necessitando ancora di digerire a fondo il meccanismo delle catene, in cui l’interno di centrocampo deve coprire la spinta del terzino. Un esempio dell’altra faccia della luna lo si osserva nel match contro l’Arsenal, un proprio compendio di come, pur vincendo 3-2, gli uomini di Sarri soffrano molto le situazioni descritte, anche perché è proprio Barkley a far venir meno l’equilibrio sulla corsia mancina, lasciando spesso Alonso solo ad affrontare situazioni di 1vs2. 

 RUOTARE SÌ, RUOTARE NO 

Infine, rotazioni. Gli attaccanti, come detto, ruotano tutti. Sia nell’arco del match che da match a match. Tutti tranne uno, ovviamente. L’altra rotazione è proprio Barkley-Kovacic, la quale contro il Southampton sembra aver pagato dividendi enormi. Gli altri, almeno in campionato, sono quelli. Nelle coppe, invece, ruotano tutti. Contro il Videoton, difesa tutta nuova, contro il Liverpool in Carabaho Cup per tre quarti. Va specificato tuttavia che – come noto – le vicende estive, tra reduci dal Mondiale, infortuni e tardivo ingaggio dello stesso Sarri, hanno determinato che, di fatto, la squadra non ha portato avanti il ritiro precampionato. A dispetto di ciò i risultati danno ragione a Sarri, che continua a ripetere quanto Klopp e Guardiola siano uno step avanti e quanto sia difficile colmare il gap in una sola stagione.  

Per ora, attimi di Sarriball non mancano.  

PAOLO BORDINO

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Insigne, Baiano: “Da ala con Zeman attaccava la porta non la bandierina”

Insigne-Zeman-Baiano

Se c’è qualcuno che conosce il ruolo di attacante con Zeman, quello è Ciccio Baiano. Protagonista della prima Zemanlandia foggiana conosce benissimo i movimenti che chiede il Boemo e su Insigne si espone senza nessun dubbio. Ecco le sue parole a Radio CRC.

“Sono cresciuto con Maradona, mi ha dato tanti consigli su come trattare la palla. C’era tanto da imparare in quel periodo perché non c’era solo Maradona ma gente come Giordano, Careca e ne dimentico tanti altri. Il Napoli di Insigne?L’idea di Ancelotti di metterlo più vicino alla porta è stata azzeccatissima, ma poi il merito è del ragazzo. E’ da un bel po’ l’uomo in più del Napoli, anche quando segnava di meno. La cosa che mi dispiace è che appena sbaglia una partita viene attaccato e non mi piace per niente.

INSIGNE CONTRO LA JUVE E RUOLO CON ZEMAN

“I commenti sulla sua partita contro la Juventus sono stati negativi ma non ha giocato male, è stata una partita normale per lui e anche gli extraterrestri come Messi e Ronaldo ne hanno. A Pescara lo abbiamo visto più vicino alla porta e ha segnato tantissimi gol: lavorava con Zeman ma faceva l’esterno solo che gli esterni con il boemo non attaccano le bandierine ma le porte”.

SALVIO IMPARATO

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Napoli-Liverpool, Ancelotti si è consolato bene con la coppa del 2003

Napoli-Liverpool

Una delle cose più belle del calcio è essere smentiti o meglio sorpresi da imprese che non ti aspetti. Napoli-Liverpool conferma che Carlo Ancelotti ha la Champions nel sangue. Un po’ come Terence Hill aveva le pallottole nei Due Superpiedi Quasi Piatti.

Re Carlo deve aver preso troppo sul serio la provocazione agli Juventini e con quella coppa del 2003 sembra essersi consolato proprio bene. Un grazie di cuore ai cori dello Stadium. Scherzi a parte, Ancelotti ha preparato Napoli-Liverpool da vecchia volpe, citando Klopp, e ne ha anche letto perfettamente i momenti, annusando anche la possibilità di poter rischiare.

IL CORAGGIO DI RE CARLO

La scelta di schierare un difesa a 4 con un centrale come Maksimovic al posto di Hysaj era inedita da queste parti. L’intenzione era quella di disinnescare il gegenpressing offensivo dei Reds sui due centrali Albiol e Koulibaly. Il risultato promuove la scelta, anche se onestamente il Liverpool, che siamo abituati a vedere, è un pò mancato. I Reds hanno giocato gran parte del match sotto ritmo, senza il supporto del loro famoso pressing ultra offensivo e questo gli ha impedito di cambiare passo.

Si è rivelato un suicidio contro questo Napoli in cui svettano le prestazioni di Hamsik, Rui e un Allan sempre più sontuoso. Attento e compatto anche tutto il pacchetto arretrato, non hanno concesso nulla e raddoppiato i portatori quando ce n’era bisogno. Ma se c’è una caratteristica fondamentale per competere in Champions, quella è il coraggio e Ancelotti ha dimostrato di averne, inserendo Verdi e Zielinski nel finale. Un assetto spregiudicato nel momento in cui sentiva di poter affondare, e conquistare tre punti fondamentali per non sentirsi già condannati all’Europa League.

DIFETTI NE ABBIAMO?

Se si vuole trovare il coraggio di trovare qualche difetto Napoli, va individuato nelle scelte negli ultimi metri. Molti movimenti senza palla, a cercare la verticalizzazione tra le linee, ignorati preferendo il tiro dalla distanza. Il Napoli resta una squadra che tira molto in porta, e anche contro una squadra come il Liverpool un gol è troppo poco dopo. Un dato evidente dall’amichevole contro il Chievo a Trento. A giudicare dalla prestazione di ieri contro i Reds sembra l’unico dato ancora da migliorare.

Ancelotti in pochissimo tempo ha ottenuto risposte sorprendenti, nonostante i tanti cambi testati in questa prima parte di campionato. Ha di colpo ribaltato le sensazioni dello Stadium di Torino e se riesce a migliorare la fase realizzativa, come ha fatto con l’attenzione e i duelli individuali a centrocampo e in difesa, porterà il Napoli ad un livello di consapevolezza superiore. Confermerà di aver sovvertito un sistema rigido in cui la perfezione del collettivo passava solo per alcuni singoli.

IL LEADER CALMO ANCELOTTI COME IL MINISTRO DI NORMAN

Napoli-Liverpool vista subito dopo La Vita Straordinaria Di Norman (film con un grande Richard Gere nei panni del compiacente faccendiere Norman Oppenheimer) consegna un Ancelotti simile al Ministro Micha Eshel. Due leader calmi contrappongono il compromesso al fanatismo, rendendo quest’ultimo vuoto e il primo capace di far sognare come un’impresa di idealismo.

“Cosa preoccupa il presidente, che non ho un messaggio unico? Stasera 50/100 leader di fazioni dichiaratamente avversarie si sono avvicinate a me dicendomi “la appoggiamo”, ciascuno con un programma completamente diverso. Non esiste una cosa come il messaggio unico e chiunque le dica di avere un messaggio unico probabilmente insegna all’università o tiene un blog. Glielo dico io qual’è il mio messaggio unico, io metterò fine a questo conflitto, dicendo si al compromesso, a tutti indistintamente. Perché l’opposto del compromesso non è l’idealismo, non è l’integrità, l’opposto del compromesso è fanatismo e morte. La vita è compromesso, io non solo credo in questo, ma è ciò che sono, ecco perché sono in questa posizione”

 

INSIGNE E I GRADONI 

Una menzione d’onore va a Lorenzo Insigne, sempre criticato eccessivamente, riesce sempre a dimostrare di saper portare il peso schiacciante di questa maglia da napoletano, con la forza di chi non si abbatte di fronte all’ingiustificato scetticismo della su gente e del suo paese. Il risultato è farsi trovare pronto e diventare decisivo nei momenti importanti. Ha segnato al Bernabeu, è uno dei prolifici in Champions ed è il mattatore di Napoli-Liverpool. Per favore non parliamo ancora di crescita, Insigne avrebbe bisogno di chi come Zeman allenandolo in seri c disse: “Lorenzo è più forte di chi gioca attualmente nel Napoli” era il 2010 e gli azzurri volavano con Cavani e Lavezzi. Insigne ha fatto i gradoni, dovrebbero farli tanti tifosi e tanta stampa.

SALVIO IMPARATO

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Adani caro filosofo della supercazzola Allegri è pieno di idee (VIDEO)

Allegri-Adani

Sono costretto a spiegare, dopo mesi,  in maniera più precisa perché, il pur bravo Adani, in questa discussione dice fesserie di livello mondiale altissimo. Non capisce nemmeno, perché travolto dalla sua filosofia, in teoria giusta ma immaginaria nella pratica, cosa gli sta spiegando con un cucchiaino mister Allegri.

Questo video non è come quelli che si vedono su YouTube. C’è anche il pezzo iniziale che completa integralmente tutta l’intervista e la considerazione finale di Adani farlocca come spiegherò quando Allegri non era più in collegamento.

Innanzitutto contestualizziamo: siamo alla fine di Inter Juventus, partita quasi decisiva per lo scudetto, siamo su SKYJUVE a leggere su tutti i social.            Visto il risultato ribaltato, la prima considerazione sarebbe dovuta essere: “complimenti mister partita vinta con garra charrua, vi siete ripresi lo scudetto”.  Poi magari dopo a discutere del match e con tutte le considerazioni e critiche possibili. Siamo sempre su SkyJuve che miseria, (invece poi qualche mese più tardi la garra charrua riservata solo alla sua squadra del cuore, la storia di Vecino l’uruguaiano è una banalissima trovata).

IL COLLEGAMENTO CON ALLEGRI

Ma torniamo sul pezzo, e ascoltate bene le critiche che invece partono immediatamente ad Allegri appena Alciato lo collega con lo studio. Ascoltate l’imbarazzo del mister che alla fine di quel match, ancora carico di adrenalina, con somma intelligenza, cerca di smorzare con il suo solito stile.                            Ma non solo Adani, pure il bravissimo Marco Cattaneo, se ascoltate bene, lo provoca continuamente parlando in sottofondo, impedendogli di spiegare ancora meglio il pensiero, e ad un certo punto, sembra naturale la risposta che a parer mio distrugge inequivocabilmente il pensiero di Adani.

Max dice che pure nella pallacanestro dove gli schemi sono tutto, nel momento topico la palla decisiva viene sempre affidata a quello che é il più bravo a fare canestro, e conclude facendo la differenza sulla grandezza del campo di calcio. Cioè voleva semplicemente dire che non sono solo gli schemi, che appunto nel basket sono importanti, a fare la differenza, ma gli interpreti. Altrimenti non ci sarebbero le categorie, e Messi e Ronaldo non varrebbero così tanto.

Max poi spiega che la sua squadra nelle ultime 21 partite ha vinto 18 volte, pareggiato 2 e perso solo una. Come si può pensare che questi numeri siano facili da raggiungere? Spiega che nel calcio non esistono partite facili, nessuna squadra le può vincere tutte, dico, ma come si può contestare questa ovvietà? Nemmeno il Bayern, Real Madrid, il City di Guardiola, il Barcellona. Non esiste al mondo nessuna squadra capace di vincere tutte le partite. Ma possibile che il livello giornalistico sia così profondamente ottuso? Max lascia il collegamento molto arrabbiato.  Considerando certe affermazioni, fatte ad capocchiam, come il male del calcio italiano, sostenendo che oggi ai ragazzi non si insegnano i princìpi fondamentali, che sono la tecnica e la tattica individuale, che si dovrebbero commentare i gesti tecnici di coloro che sono veramente protagonisti del calcio, ovvero i calciatori.

IL CAPOLAVORO DI ADANI

Il capolavoro però Adani lo compie quando andato via Allegri. Cerca di trasformarsi in Buffa, diventando ridicolo, raccontando cose ovvie senza ahimè nessun fondamento su Max, perdendo lui completamente la lucidità. Parla di idee, le idee che secondo Adani son mancate ad Allegri per non vincere, ascoltate bene, contro la Spal o il Crotone e quelle di non aver fatto fare alla sua squadra un solo tiro in porta in queste partite. Dimenticando un solo piccolo particolare, che Allegri in 4 anni ha vinto tutto in Italia con 4 Coppe Italia pure, robe mai viste nel calcio italiano, ed è arrivato in finale 2 volte in Champions, nel momento più buio del calcio italiano, e nel periodo degli sceicchi, dei russi, di Messi e Ronaldo, del Barcellona di Xavi e Iniesta.

LE IMPRESE DI MAX

Max quando sì è trovato in difficoltà in Europa contro il Bayern e il Real Madrid è stato capace di ritornare in partita e sfiorare l’impresa. Lo 0-3 a Madrid penso sia uno dei capolavori calcistici degli ultimi 20 anni. Sfumato davvero per una sciocchezza. Anche a Londra contro gli Spurs ha davvero compiuto l’impresa. Una partita che sarebbe potuta cambiare subito se avesse avuto un rigore netto nel primo tempo, invece la squadra ha sofferto tantissimo, eppure lui nel momento topico, come si fa con il basket, sport che lui ama e conosce benissimo e che utilizza come gli scacchi nel suo calcio. Ha fatto 2 sostituzioni, ha fatto entrare due terzini cambiando l’assetto tattico della squadra, passando solo per quei 5′ sufficienti al 4-2-4 e con i suoi uomini migliori Higuain e Dybala ha ribaltato il match espugnando la squadra che in quella stagione in casa aveva battuto tutti.

NON SONO IDEE QUESTE CARO LELE?

Allora queste caro Adani cosa sono? Schemi vuoti? Che idee diffonde l’animo umano in questi momenti? Non sono idee nate nelle difficoltà? Come ha allenato a livello di strategia e di idee la sua squadra? Cosa sono per te caro filosofo della supercazzola prematurata al Meazza? (la citazione al Conte Mascetti è dovuta in questa circostanza) Non sono idee di calcio che fanno innamorare tutti gli sportivi sani? Ma dico come si può contestare alcune partite sbagliate che però non hanno mai inciso sul risultato finale della squadra.

Invece caro filosofo della antani sempre premaurata al Meazza, mi puoi spiegare perché il più grande di tutti i tempi (sempre dopo Conte altrimenti chi le sente le ciucce vedove) Josep Guardiola, in 5 anni non è stato capace di trovare l’idea giusta per arrivare almeno in finale di Champions senza Messi? Mi puoi spiegare come mai non è venuta l’idea giusta a Pep per sconfiggere i galattici del Monaco che poi sono stati maciullati in semifinale dallo sprovveduto Max?

Anche io chiedo per imparare e non giudicare. Perché vedi caro Lele, anche questa volta la tua resta teoria. Le mie idee invece danno animo ad un gioco che amiamo. Ma c’è sempre il curling che con i popcorn fa passare belle serate

Solo Allegri, Klopp e Zeman.

Così come vedi intendo anche cosa sono per me gli schemi.

SALVATORE PIEDIMONTE

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Juve-Napoli, con Ancelotti ritorna il gap che Sarri aveva ridotto

Juve-Napoli-Sarri-Ancelotti

Il big match dello Stadium normalizza il Napoli. Juve-Napoli finisce 3-1 e  conferma il netto divario tra le due squadre già raccontato dal mercato.

Sembrerà una provocazione il titolo, così come sentire uno zemaniano parlare di mercato e di top player. Ma se al posto di un integralista arriva un signore che ha vinto tutto ed allenato grandi campioni, è d’obbligo uscire dai gusti e dal fanatismo e analizzare il quadro per come si presenta. Lo scenario era già chiaro da Dimaro e Juve-Napoli lo ha confermato.

SARRI E ANCELOTTI

Se fino ad oggi è sempre stata controproducente la contrapposizione tra Sarri e Ancelotti, era lecito in fase di costruzione valutare la differenza tra i due tecnici: Sarri con i suoi schemi ripetuti fino alla morte e Ancelotti con il suo calcio verticale più di concetto, che ha sempre espresso il meglio con i fantastici giocatori avuti a disposizione. Entrambi amano il bel gioco ma, vittorie a parte, impostano il lavoro in modo diverso.

Carletto, ex integralista di scuola sacchiana, si è sbarazzato di quel metodo quasi sempre indigesto ai giocatori. Sarri, invece, ha il merito di aver riportato in auge quel tipo di lavoro, mettendo in crisi i vertici del calcio italiano.

Il toscano ha razionalizzato il 4-3-3 di Zeman, mescolandolo con il calcio di Cruijff, Sacchi e Guardiola. Ecco perché chi scrive è convinto che lasciare quasi la stessa squadra di Sarri ad Ancelotti non è stato un errore, ma una dichiarazione di resa per le ambizioni scudetto: Juve-Napoli ha raccontato questo.

LA PARTITA

Se il 4-3-1-2 scelto da Allegri con Dybala dietro Ronaldo e Mandžukic intimoriva solo a leggerlo, il 4-4-2 del Napoli sollevava qualche dubbio. Rinunciare a Milik dopo la doppietta contro il Parma ha sorpreso molto. Mertens, gol a parte, è sembrato spesso fuori dal gioco e il più penalizzato dal nuovo modulo. Zielinski ci mette più volontà del solito nel rincorrere Cancelo. Hamsik sl centro non dà nerbo. Troppo poco contro questa Juventus. Infatti, abbassare il baricentro avendo quel tipo di caratteristiche non è stata una scelta vincente. Ancelotti ha dichiarato che ciò è dipeso però dal timore per l’avversario. E’ sempre il solo Allan, specialmente quando il 4-4-2 diventa in fase di possesso 4-2-4,  ad attenuare l’onda d’urto di una palla persa.

IL GAP

Contro squadre meno attrezzate, questo nuovo modulo sembrava aver ridato alcune certezze al Napoli. Contro la squadra di Allegri, però, si è rivisto quel gap tecnico che Sarri aveva quasi azzerato.  Far rendere la rosa più del suo valore, con ossessiva preparazione di ogni fase di gioco, si conferma una soluzione imprescindibile, specialmente con gli uomini a disposizione. I venti minuti di dominio azzurro sono troppo pochi rispetto all’ultimo Juve-Napoli, dove i partenopei per tutto il match pressarono i bianconeri nella propria area di rigore. Il coraggio di Ancelotti sarebbe stato ripagato solo con la continuità di quei venti minuti. 
Fino a gennaio bisognerà lavorare per la definitiva crescita di questo corso.

Come scritto già molte volte, ad un grande allenatore come Ancelotti andava affiancato un grande mercato. La piazza, ma anche la squadra, con l’ufficializzazione di Re Carlo si attendeva di competere subito, provando a “vendicare” uno scudetto sfiorato e non tentare di ripetersi oltre le aspettative.  Questo con buona pace di De Laurentiis e della sua comprensibile urgenza di valorizzazione dei tanti talenti esclusi. Il grande sacrificio serve anche in campo oltre che in panchina. Ancelotti forse presto lo chiederà, anche se per ora finge di non averne bisogno.

SALVIO IMPARATO

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Roma, acque burrascose (foto e video analisi)

Roma-Bologna

La Roma affronta il Bologna allo stadio Dall’Ara nella quinta giornata del campionato di serie A. Entrambe le squadre attraversano un momento difficile venendo da prestazioni molto opache, e nell’ambiente giallorosso cominciano a circolare le prime voci di avvicendamento del tecnico.

La Roma schiera il suo classico modulo 1-4-3-3, con l’inserimento a sorpresa di Marcano (solitamente centrale difensivo di ruolo) come terzino sinistro.

(foto 1)


Da notare come Florenzi tende a stare sempre più alto in fase di possesso palla, per sfruttare le sue abilità di percussione sulla fascia. Il Bologna invece si contrappone con un 1-5-3-2 in fase di non possesso palla.

(nella foto 2 vediamo difensori e centrocampisti)

In fase di possesso palla la squadra felsinea fa avanzare i due esterni. Schierata con il 1-3-5-2 cerca di sfruttare molto la propria fascia sinistra dove Florenzi ( che è inoltre meno difensore di Marcano) per attaccare lascia spazio.

(nella foto 3 e nel video vediamo un esempio)

La Roma continua a mostrare pregi e difetti delle ultime partite, giocando molto sulle fasce (i primi 2 giocatori per numero di palloni giocati sono i terzini), (video catena destra).

Creando molto in attacco (ben 9 tiri in porta da dentro l’area contro i soli 2 del Bologna e 11 tiri fuori dall specchio, più di 21 minuti di possesso palla nella metà campo avversaria) ma facendo tantissimi errori in difesa sia individuali che collettivi.

foto 4


Qui un difensore centrale della Roma rimane passivo nel vedere l’azione del Bologna dentro la propria area piccola, azione che non si trasformerà in gol per un soffio.

foto 5


La Roma pur avendo ben 7 giocatori non riesce ad impedire il tiro del gol al giocatore del Bologna.

foto 6

Vediamo l’inizio dell’azione del secondo gol rossoblù
dove. Nonostante la superiorità numerica giallorossa (4vs3) il Bologna si presenterà con un giocatore solo davanti al portiere avversario a causa di una serie di errori di movimento della retroguardia romanista. Nella ripresa la Roma attaccherà ancora più intensamente la retroguardia rossoblù, senza però trovare mai la rete.
I tanti cambi di formazione della Roma in questo inizio di campionato fanno supporre che mister Di Francesco ancora non sia riuscito a trovare la quadratura del cerchio. La conferenza stampa post partita è stata caratterizzata da un forte richiamo da parte dell’allenatore abruzzese a tirar fuori il carattere, sintomo che, ancor prima di moduli e ruoli. Le carenze della Roma al momento vengono identificate in una scarsa forma psicofisica e poca determinazione in molti suoi elementi.

STEFANO CHIAROTTINI

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