Modica ode a Zeman: “È il massimo e grande educatore di vita” (VIDEO)

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Dopo il match pareggiato ad Avellino, contro i lupetti di Eziolino Capuano, Giacomo Modica, interpellato sul suo gioco e su Zeman, loda sentitamente il suo maestro.

“È giusto – dice Modica – che se hai studiato con un professore bravo e importante, vai a cogliere l’essenza di quegli insegnamenti. Senza fotocopiarli, perché devi si studiare il tuo bravo insegnante, ma ci devi mettere qualcosa di tuo. Io avuto il massimo calcisticamente – continua Modica – piaccia o non piaccia, condiviso o non condiviso è un grande insegnante ed educatore di calcio e un grande educatore di vita. Forse è l’unico in Italia a non avere scheletri nell’armadio che sia chiaro ed è bravo. Io ho avuto 25 allenatori nella mia carriera, ma lui è non plus ultra. E se oggi riesco a fare un gioco propositivo e che a detta degli altri piace, e che riesco a valorizzare gente senza nome, è merito suo”.

Salvio Imparato

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Marchegiani: “L’Atalanta mi ricorda le squadre di Zeman”

Durante Sky Calcio Club, Luca Marchegiani, interpellato su Inter-Atalanta, loda i nerazzurri di Gasperini accostandoli alle squadre di Zeman.

“L’Atalanta mi ricorda le squadre di Zeman nei momenti migliori, per l’intensità e la condizione”. Caressa lo incalza, “Calcio asfissiante praticamente” e Marchegiani entra nel dettaglio, “È una squadra sempre in crescita, ti da sempre l’impressione di salire di livello e di poter fare quel gioco per 90 minuti. Ti sfianca e ti devasta fisicamente”. Insomma ogni tanto anche al Club, grazie a Marchegiani, si ricordano dell’esistenza di Zeman. L’ex portiere ci ha giocato con il Boemo e recentemente ne parlò a Speciale Calciomercato, raccontando come Sacchi, nei periodi della nazionale, fosse innamorato degli schemi di Zeman.

Salvio Imparato

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Lazio-Napoli 1-0, gli azzurri di Gattuso in crescita, ma si fanno gol da soli

Buona partita del Napoli all’Olimpico, i ragazzi di Gattuso fanno la partita colpendo anche un palo, ma i biancocelesti la spuntano ancora nel finale. Lazio-Napoli finisce 1-0, la decide ancora Immobile.

Gattuso sta lavorando come se stessimo in ritiro precampionato. Per quanto non abbia tanta esperienza, sta impostando la squadra ripartendo da zero, come farebbe un Klopp o un Guardiola, ovviamente con le dovute proporzioni. Puntando quindi più sulla filosofia di gioco che sul risultato e su questo credo abbia l’appoggio della società. La continuità di gioco bene o male c’è, una vittoria dopo prestazioni così cambierebbe tanto se non tutto.

La partita è stata giocata con grande personalità, sul campo di una delle migliori del campionato, attualmente. Primo tempo più guardingo, ma linea difensiva molto più ordinata e ottome letture nei duelli uno contro uno difensivi. Secondo tempo più dinamico e intenso, purtroppo la condizione atletica e ancora quella che è, il calo inevitabile ha allungato troppo la squadra e nonostante questo, il gol non è arrivato da una delle micidiali ripartenze della Lazio.

Ospina errore gravissimo, Insigne ancora uno dei migliori, piaccia o no. I cambi di Gattuso invece, tardivi e meno coraggiosi di come affronta le partite. Considerando un centrocampo senza regista e con Zielinski che piano piano sta imparando il ruolo di mezzala più tatticamente e senza palla e con Di Lorenzo ancora adattato centrale, io parlerei di un’ottima prestazione.

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Vucinic: “Conte il migliore? Alt, avanti a tutti metto Zeman”

Mirko Vucinic rilascia un’intervista, in veste di doppio ex, alla Gazzetta Dello Sport, a margine della sfida Roma-Juventus.

“La mia Roma era nettamente superiore – afferma Vucinic – se non avessimo avuto davanti l’Inter, avremmo vinto lo scudetto. Questa Juve, invece, è più forte, perché Cristiano Ronaldo, con il suo carisma e i suoi colpi, trasmette una mentalità sempre più vincente”.

SARRI VS FONSECA

“Sarri. Mi piace la ricerca del fraseggio, il tentativo di conquistare campo con tanti passaggi corti e poi l’imbucata improvvisa. Stimo molto pure Fonseca: lui e Petrachi hanno cominciato un lavoro che mi intriga”.

CHI LA DECIDE

“Pjanic e Zaniolo. Ma incideranno tantissimo i tifosi romanisti, che possono trascinare la loro squadra. Zaniolo ha grandi qualità, però dovrà essere forte nella mente: quando sei in cima, è più facile cadere. Per me, De Ligt? E’ già un campione: non si deve abbattere, l’errore di un difensore risalta di più». 

LOTTA SCUDETTO

“E’ una storia tra Juventus, ancora favorita, e Inter, che con Conte si è avvicinata tantissimo. Se poi avrà anche Vidal, Conte, numero uno al mondo, diventerà un osso durissimo sino in fondo”

CONTE IL MIGLIORE?

“Alt. Davanti a tutti, metto sempre Zeman per quanto mi ha insegnato nel Lecce. Con le sue lezioni sul gioco offensivo, mi ha lanciato nel grande calcio”.

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Zeman: “Calcio italiano povero di inventiva e attuazione progetti”

Zdenek Zeman torna in prima pagina sul Corriere Dello Sport, questa volta accanto ad Ibrahimović. Intervistato ancora da Antonio Giordano.

Se avete avuto un tempo per sognare, vi sarete perduti nei tagli e nelle diagonali, nelle sovrapposizioni e in un calcio che vi avreb- be posseduto, come un demone dal quale è impossibile difender- si: e tra Licata e Foggia, e poi sulle due sponde di Roma, e ancora tra Lecce e Pescara e persino negli anfratti di delusioni dolorose (Napoli, Avellino, Salerno) avreste ritrovato una visione onirica d’un football verticale, un’avvolgente poesia da recitare come nel Santo Natale, salendo sulla seggiola e declamando. 4-3-3 sa di Zeman, soprattutto di lui, d’una dimensione onirica che conquista e stordisce, d’una visione eternamente futurista – ieri come oggi – e intramontabile: non è mai evaporato quel modello, eppure avrebbero voluto farcelo credere, ma è rimasto eguale a se stesso, disegna nella fantasia un palleggio che guarda lontano, non vive di ricordi, e punta dritto al cuore della gente che ancora insegue un selfie oppure le tracce d’una bellezza ch’è eterna

Il calcio secondo Zeman ha sfumature diverse, sa di antico e di moderno assieme, e non rientra nelle convenzioni.

«Io sto guardando spesso la Lazio e la Roma e mi sto divertendo. La Lazio in particolare, in questo momento, mi piace: ha un centrocampo fantastico e quei due là davanti che sono decisivi. Cinque uomini di così alto livello ti appagano, ti fanno divertire. Però ogni anno le capita sempre un periodo un po’ difficile che finisce per pregiudicar- ne la stagione».


La Juventus vista da Zeman che sensazione lascia?

«Per me vincerà lo scudetto, a meno che non accadano inciden- ti di percorso straordinari. Ma ha una qualità dell’organico inarrivabile, basta leggere i nomi dei titolari e anche quelli delle cosiddette riserve».


Però ha anche un gioco che non è quello che vorrebbe Sarri…

«Non è semplice e comprendo. Neanche al Chelsea è stato possibile riprodurre il modello-Napoli. Ma quella era una squadra diversa, nella quale si fondeva la magia degli interpreti. E non si ritrovano calciatori così compa- tibili tra di loro da esaltarsi tutti assieme. Il Napoli non va preso come esempio, perché resta qua- si unico nel suo genere».

E’ tornato Ibrahimovic e la sua irruzione ha scosso.

«Ma sono curioso di vederlo, perché ha un’età e lo dico con assoluto rispetto. Il fisico è imponente, il talento non si discute, ma viaggia sui 38 anni ed è un dettaglio che non si può ignorare. Poi i grandi ritorni, al Milan, non hanno mai contribuito a clamorosi rilanci. Non credo che possa accadere, ma sono pronto a verificare il contrario».

La Roma ha cambiato proprietà, ormai.

«E non so che dirle. Speriamo che questa dia qualcosa in più di quella che l’ha preceduta».

Ci sono sempre più stranieri al comando, in Italia.

«Il calcio è un business, ormai, e forse all’estero ci sono più soldi da investire che qui da noi. Ma l’aspetto finanziario resta rilevante però non decisivo, perché per ave- re successo o costruire qualcosa che resti serve soprattutto altro».

Ha detto recentemente Allegri: nel calcio moderno manca la figura del dirigente.

«E sento di condividere il suo pensiero, perché corrisponde a quello che diceva: se dipendesse esclusivamente dal cosiddetto potere economico, sarebbe semplice, basterebbe spendere, spendere, spendere. E invece bisogna saperlo fare, avendo consapevolezza di ciò che serve e di quel che si vuole. Certo, essere ricchi aiuta, ma non è sufficiente. E casi ce ne sono nella storia. E’ l’idea che ti fa progredire, che ti aiuta a sviluppare un percorso».

Non vinciamo in Europa da un decennio.

«Forse perché siamo più poveri di inventiva manageriale. Il nostro ritardo non è riconducibile al conto in banca, che pure ha un peso, ma alla solidità dei Progetti, alle loro attuazioni».


L’Inter di soldi ne ha…

«Per me è ancora distante dalla Juventus e comunque avrà bisogno di un periodo di tempo necessario per rimodularsi. Però, intanto, in Champions è uscita, anche in un girone non semplice».


L’Italia, anzi Napoli, ha bruciato Ancelotti.

«Non sono dentro le questioni, però ho seguito, visto e letto e dopo le ultime vicende, qualcosa mi lasciava intuire che sarebbe accaduto. Deve averlo capito anche l’Everton, visto che è successo tutto così in fretta».


L’Atalanta è la sorpresa?

«Non può esserlo, perché ormai va avanti a certi livelli da un paio di stagioni. Gasperini fa un calcio diverso, fisico, aggressivo, orga- nizzato. E ha due calciatori, Gomez e Ilicic, che sono decisivi. Gli è mancato Zapata, ma è riuscito a fronteggiare la situazione: vuol dire che c’è consistenza».

Dire Champions, per Zeman, vuol dire…

«Pensare al Liverpool, più di ogni altra squadra. E poi subito dopo al Psg, che con Mbappé, Neymar, Icardi e quando c’è anche Cavani ti trasmette gioia e dà spettacolo vero. Poi inserisco ancora e sempre il Barcellona: per me stanno avanti queste tre e la Juve, a livello internazionale, mi pare ancora un pochino distante. E’ anche vero che in un match di andata e ritorno possono subentrare fattori esterni, il calo di forma o infortuni e squalifiche, capaci di incidere. Ma è raro. Alla distanza, si impongono i più bravi».

Disse Zeman non molto tempo fa: mi manca Totti.

«Lo confermo anche ora, che pure è passato del tempo dal giorno del suo addio. Io uno come lui lo avrei conservato in una teca e comunque avrei pro- vato ad allungargli la carriera, facendogli giocare qualche partita in più. Perché un Totti nasce assai raramente, non so quanto dovremo ancora aspettare per vederne uno che possa somigliargli. Ma la sua figura aiuterebbe sempre il calcio, anche fuori dal campo. Qualsiasi cosa egli faccia»

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“Sarri la scommessa”, nuovo libro sul toscano a cura di Alfonso Fasano. Il capitolo sul Napoli firmato da Paolo Bordino

Scorre potente qualche litro di sangue zemaniano in questo nuovo libro “Sarri La Scommessa”, dedicato all’allenatore toscano. L’autore Alfonso Fasano si avvale della collaborazione di altri colleghi come Nicola Lo Conte, Alessandro Cappelli e appunto il nostro Paolo Bordino esperto di 4-3-3 boemo.

Ecco l’annuncio di Paolo e Alfonso, sull’uscita del libro su Sarri, attraverso il loro profilo facebook e la pubblicazione di un estratto da parte di rivista11

“A 37 anni non è mai troppo tardi per iniziare.

Ho accettato con grande entusiasmo di collaborare al volume a cura di Alfonso Fasano dal titolo “Sarri, la scommessa” edito da Kenness editore. Ho curato personalmente il capitolo dedicato all’indimenticabile esperienza sarriana sulla panchina del Napoli, dal titolo “Il Napoli di Sarri: un progetto tattico a un passo dalla perfezione”.

Il volume è già in vendita sulle piattaforme digitali e prestissimo sarà disponibile anche nelle librerie.

Ulteriori dettagli li troverete nel post di Alfonso che ho condiviso

Buona lettura!”

Questo è il mio secondo libro, in vendita da qualche giorno nelle librerie fisiche e anche online (nei commenti trovate…

Geplaatst door Alfonso Fasano op Maandag 16 december 2019

Il gioco delle squadre di Sarri non è bello da vedere perché offensivo, ma perché è molto ambizioso in fase difensiva.

Geplaatst door Rivista Undici op Dinsdag 17 december 2019
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De Laurentiis si scopre sarrista e parla zemaniano (VIDEO)

Il presidente De Laurentiis pizzicato a Milano, fuori l’Hotel che ospita la festa per i 120 anni del Milan, confessa una fede sarrista e certifica valide la tesi di zemaniano.com

De Laurentiis, pittoresco come sempre, sconfessa la linea della gran parte della stampa partenopea del periodo Ancelottiano, svelando un’insaspettata fede sarrista, fa cadere in depressione chi a mo di articoli ha fatto di tutto per difendere l’indifendibile. La squadra a torto o a ragione era orfana di un modulo e un collettivo e Adl non poteva far più finta di non vedere quello che Carletto non voleva accettare.

È vero, gli allenatori non devono rinunciare ai propri dogmi, come giustamente ha detto Zeman. Ma come il boemo ben sa, per questo motivo ha sacrificato il posto per non tradirsi. La stessa cosa è successa ad Ancelotti e il presidente con l’intervista, spiegando il suo punto di vista, conferma le tesi che portiamo avanti da quando Re Carlo si è insediato a Napoli.

La prima sentenza la esprimemmo dopo Inter-Napoli 2-1, dove parlammo di 4-4-2 involutivo, poi recentemente in una chiacchierata con lo zemaniano sarrista Paolo Bordino parlammo della differenza del lavoro di Sarri con questa squadra. Poi appena insediato Gattuso abbiamo parlato del suo possibile 4-3-3.

Insomma De Laurentiis parla di Sarri, Insigne e 4-3-3 come gli fosse mancato molto il Napoli del toscano.

Sarri

«Eravamo conosciuti in tutta Europa col 4-3-3 di Sarri, eravamo osannati in tutta Europa. Gattuso ha fatto bene con questo modulo al Milan, sappiamo già di cosa parliamo. C’è qualcuno che si ricorda cos’era quel modulo e altri che dovranno impararlo.  Occorre avere pazienza, Gattuso è una persona garbata, è un profilo molto giusto. Al Napoli raramente sono stato sfortunato, ho sempre avuto grandi allenatori».

Insigne

 “Insigne? Un giocatore straordinario, col 4-3-3 il Napoli tornerà a brillare. I calciatori sono uomini e sportivi, non automi. Lorenzo ha bisogna di ritrovare la sua enorme forza da giocatore straordinario che è. Ha bisogno di allenarsi. Così come la squadra, quando rifaranno squadra secondo me risaliremo la china rapidamente. Bisogna solo fare squadra. È una squadra che si deve ritrovare. È una compagine di grandi attori che hanno grande virtù, sanno giocare a calcio”.

Ibra, Mertens e priorità difesa alta

«Avevamo pensato a Ibrahimovic con Ancelotti. Zlatan è una persona straordinaria, che ho conosciuto, una fortissima personalità. Ora prima di pensare a Ibrahimovic ho altre priorità: devo cercare di rimettere in sesto una squadra che deve giocare in modo diverso, con una linea molto alta, con una difesa che non deve concedere quello che abbiamo concesso ieri. Mertens all’Inter? Ha un contratto in cui può andare ovunque tranne che in Italia. È chiaro?»

Insomma De Laurentiis è diventato integralista, ora molti giornalisti fingeranno di essere amanti del bel gioco o cercheranno di riappropriarsi della loro dignità? Chissà.

SALVIO IMPARATO

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Gattuso, il Napoli e il 4-3-3 sulle orme di Sarri e il Pescara di Zeman

Gattuso-Napoli-Sarri-Zeman

Gennaro Gattuso eredita un Napoli a cui era stato “vietato“ il sarrismo e che finalmente tornerà a lavorare sul 4-3-3 di Sarri, magari facendo un ripasso sul Pescara di Zeman.

Non vedeva l’ora Gennaro Gattuso di lavorare con questa squadra, questi ragazzi e sul 4-3-3. Non vedeva l’ora anche chi vi scrive di tornare a parlare del modulo che ama e della sua applicazione in base agli uomini a disposizione. Con questo modulo per fortuna Ringhio Star, come lo ha definito De Laurentiis, avrà poche gatte da pelare per quanto riguarda la sperimentazione. Ma il problema ce l’ha nel ruolo fondamentale, il regista.

REGISTA

Il Napoli di Sarri aveva una particolarità fondamentale, non correva mai a vuoto e raramente si allungava. Questo non solo grazie al grande lavoro di posizionamento e coperture preventive, ma grazie al grande lavoro meccanico di Jorginho a comandare i reparti. Infatti il compito meno visibile, ma forse fondamentale di questo ruolo in un 4-3-3 offensivo, è mantenere le distanze, legare i reparti far salire la difesa e aiutare la squadra corta.

Jorginho questo lavoro lo faceva non solo con i piedi, anzi era solito indicare ai compagni le posizioni esatte da mantenere con le mani, a mo di direttore d’orchestra. Ora il punto è questo, non avendo Gattuso un giocatore completo di tutte queste caratteristiche dovrà capire chi meglio degli altri potrà fare meglio al lavoro così detto sporco di direzione.

Un lavoro che Hamsik dimostrò con Ancelotti di non riuscire a fare, messo in difficoltà dalla cattiva interpretazione, in fase di non possesso, del ruolo di mezzala da parte di Zielinsky. Allan da solo non poteva sopperire alle difficoltà di due compagni di reparto. Il maggior indiziato per ricoprire quel ruolo sembra Allan seguito da Ruiz ed Elmas. In tutti e tre i casi possiamo fare esempi recenti con esperimenti fatti da Zeman nel 4-3-3. La prima soluzione ricorderebbe la scelta del Boemo a Roma, nel bel mezzo della diatriba De Rossi-Tachtsidis, di optare per l’americano Bradley regista.

“Ha fatto queste due partite da mediano più che da regista, è andato molto bene in fase difensiva, poi però per fare il regista penso ci voglia qualcosa di più che ha Tachtsidis e non ha Bradley. Lui e De Rossi sono più di rottura, mentre Tachtsidis è più di costruzione”.

ALLAN

Nel caso del brasiliano sgravandolo da un’impostazione di gioco troppo complicata, gli si può dare il compito di dare ordine ai reparti, cosa che peraltro ha fatto nell’Udinese di Guidolin. Occorrerà scegliere i giusti interni tra i quali escluderei perora Zielinsky, sperando che Ringhio riesca a svegliarlo dalla sua pigrizia tattica. Il suo problema si può spiegare con la frase di Zeman su Pjanic nell’ultimo periodo giallorosso La Roma di Zeman è un ottimo esempio per spiegare questi problemi con le varie alternative tattiche.

Un centrocampista deve saper fare filtro e costruire e al momento lui non fa bene nessuna delle due: non è un regista. A Foggia giocavo con Shalimov e Barone, che è la copia di Pjanic

A questo punto le uniche soluzioni da affiancare ad Allan sono Ruiz ed Elmas. Se il tridente a cui si affiderà Gattuso, sarà probabilmente Insigne-Mertens-Callejon, la soluzione ideale sarebbe quella di provare Elmas interno destro, in quanto costruttore darebbe più soluzioni di gioco sulla catena destra, mentre a sinistra essendoci Insigne potrebbero intralciarsi a vicenda. Ruiz a sinistra invece potrebbe essere quello che fu Hamsik nel periodo sarriano, ma in più anche quello che fu con Reja e Mazzarri e cioè con qualche inserimento da dietro in più e sfruttare il suo tiro più dentro l’area che fuori.

ELMAS

Quella del macedone sarebbe la soluzione più affascinante, quella che più si avvicina all’evoluzione di Marco Verratti da trequartista a regista nel Pescara di Zeman. Il problema sarebbe la disciplina tattica, perché essendo un giocatore offensivo tenderebbe a buttarsi troppo in avanti con il rischio di sbilanciare la squadra. Toccherebbe ad Allan alla sua destra coprire le sfuriate e le giocate del nuovo talento del Napoli, un pò come fece Moussa Kone a supporto del gufo di Manoppello. Il tempo per lavorare su questa soluzione è davvero poco, in quanto Gattuso è chiamato alla rimonta in zona Champions e avrà bisogno di più garanzie possibili.

RUIZ

Lo spagnolo per quanto ci riguarda è l’ultima opzione percorribile, sembra saper fare tutti i ruoli del centrocampo, ma non sembra avere i tempi e l’esperienza per fare il regista. La sua qualità maggiore resta il tiro ed un’arma in più da sfruttare più vicino all’area e alla porta. Se si dovesse percorrere questa strada Elmas ed Allan potrebbero giocare sia a sinistra che a destra, bisogna capire quale sarebbe il male minore e cioè o evitare due costruttori a sinistra o spostare Allan dalla destra.

NAPOLI-PARMA

Risolte provvisoriamente queste incognite in attesa del mercato, siamo sicuro che già domani contro il Parma, vedremo un Napoli reagire alla recente depressione iniziata per motivi psicotattici e sfociata in un’irrimediabile spaccatura tra squadra e De Laurentiis. Zemaniano è convinto nel recupero di Insigne e nell’apporto che darà alla cavalcata Champions.

SALVIO IMPARATO

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Capuano: “Io e Nesta parliamo spesso di Zeman, ci ha dato tanto”

Marco Capuano, difensore del Pescara di Zeman, ora al Frosinone, ha rilasciato un’intervista a Giovanni Tontodonato de Il Centro .

A Frosinone debuttò in B nove anni fa con la maglia del Pescara. Lo stadio era il vecchio Matusa, dove ora sorge un bel parco, e sulla panchina biancazzurra c’era Eusebio Di Francesco. Marco Capuano giocò titolare il match che venne sospeso all’intervallo sullo 0-0 a causa della pioggia. 
Dieci giorni dopo la ripresa, finì 1-1: vantaggio ciociaro con Gianluca Sansone e pareggio di Riccardo Maniero su assist di Andrea Gessa, l’attuale team manager del Delfino. Sabato, invece, il teatro dello scontro Frosinone-Pescara sarà il nuovo stadio Benito Stirpe e Capuano sarà sull’altra sponda contro la sua ex squadra.

PESCARA-FROSINONE

«Sarà una sfida speciale», ammette il 28enne difensore, «Pescara è la mia città, il posto in cui sono cresciuto vivendo anche da calciatore emozioni indimenticabili». 
Capuano è uno dei punti fermi dell’undici di Alessandro Nesta che, dopo un inizio balbettante, ha ingranato la marcia giusta salendo in quinta posizione (6 punti nelle prime 7 partite, 17 nelle successive 8). Nel torneo in corso ha collezionato 12 presenze segnando anche due reti.

«Se arrivasse il terzo gol non esulterei, non potrei mai farlo contro i colori del mio cuore». Impegno durissimo per i biancazzurri. Il Frosinone, infatti, ha costruito il suo percorso sfruttando il fattore-Stirpe. Nel proprio stadio, su 7 gare i ciociari hanno conquistato 17 punti (su 23 totali) vincendo cinque incontri e concedendo solo due pareggi al Venezia e al Cosenza. L’ultimo ko con l’Udinese lo scorso 12 maggio in serie A, una categoria che Capuano vuole riabbracciare al più presto. «Purtroppo, l’anno scorso non siamo riusciti a salvarci. E ripartire non è stato facile. All’inizio non avevamo assorbito il 4-3-1-2 di Nesta, poi l’allenatore è stato bravo ad adattarsi alle nostre caratteristiche e quando siamo passati al 3-5-2, a Salerno, c’è stata la svolta».

NESTA E ZEMAN

L’ex difensore di Lazio e Milan resta un punto di riferimento per i giovani. «Nesta è apprezzato da tutti. Ora ha iniziato il percorso in panchina mostrando di essere all’altezza. In questa fase siamo meno belli, ma più concreti».

Nesta e Capuano, due allievi di Zdenek Zeman. «Parliamo spesso del boemo, ci ha dato tantissimo. Nesta mi ha detto che ai suoi tempi la preparazione era molto più dura, poi con il passare degli anni i lavori di Zeman sono diventati più leggeri. Stento a credere alle sue parole, li avrà massacrati, non che con noi sia stato così tenero…».

PESCARA DI ZAURI

Ora c’è Luciano Zauri alla guida del Pescara che ultimamente ha rallentato la corsa (2 punti in 3 gare). «In B non ci sono partite scontate. Il Pescara sta disputando un buon torneo e ha tutte le carte in regola per entrare nei play off o lottare per la seconda posizione. Il primo posto ormai è andato, il Benevento non si fermerà. A Zauri se potessi toglierei Memushaj e Machìn, fanno la differenza».

CAPUANO E LA SECONDA SFIDA DA EX PESCARA

Sabato sfiderà il Pescara per la seconda volta in carriera. La prima con il Cagliari a ottobre 2015 all’Adriatico: vinse il Delfino 1-0, gol Lapadula su assist di Francesco Zampano, l’altro ex biancazzurro che milita nel Frosinone. In rosa c’è anche Alessandro Iacobucci, 28enne pescarese, secondo portiere dei ciociari. Marco va a caccia della terza promozione in A dopo quelle con il Pescara di Zeman di sette anni fa (sull’avambraccio sinistro si fece tatuare la frase “20/05/2012 il sogno è diventato realtà”) e quella con il Cagliari del 2016. «Siamo sulla buona strada, però il cammino è lungo»

MERCATO PESCARA

L’infortunio di Vincenzo Fiorillo (dovrebbe rientrare contro il Trapani) e qualche incertezza di Elhan Kastrati hanno spinto la società a cercare un altro portiere, nonostante sotto contratto ci sia anche Simone Farelli. Le attenzioni sono rivolte sull’esperto Federico Marchetti, 36enne di proprietà del Genoa, ex compagno di squadra di Luciano Zauri nella Lazio che vanta 11 presenze con la Nazionale. Un operazione che, eventualmente, si concretizzerebbe nel mercato di gennaio.

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Zdenek Zeman al Giraud un’immagine dolceamara

Il boemo Zdenek Zeman era tra i presenti, allo stadio Giraud di Torre Annunziata, per assistere alla sfida del Messina di suo figlio Karel, in casa del Savoia.

Il Maestro a Torre Annunziata per assistere a Savoia-ACR Messina ❤️❤️❤️

Geplaatst door GruppoZeman.com op Zondag 8 december 2019

L’immagine è sempre la stessa, non cambia. La sagoma all’apparenza immobile di Zdenek Zeman, racconta, al contrario, la curiosità calcistica ancora giovane di respirare una partita di serie D, con lo sguardo vivo di sempre a fissare il rettangolo di gioco. Non importa la categoria, il calcio scorre potente nel boemo. Tutto questo, per chi vorrebbe rivederlo presto in panchina, rincuora si, ma allo stesso tempo rattrista e addolora.

#SavoiaAcrMessina #SoloSavoia ZEMAN PRESENTE AL GIRAUD

Geplaatst door solosavoia.it op Zondag 8 december 2019

Eh si leggere di tante panchine in bilico in A e B, e non vedere mai il nome di Zeman accostato seriamente ad una qualsiasi squadra irrita non poco. È mai possibile che nessun presidente e nessuna società si renda conto dell’occasione di aver uno come lui libero? Dobbiamo davvero credere che, con tutto il rispetto, Filippini, Bucchi, Gelain, Castori etc. siano un’alternativa migliore al Boemo? Perché poi dovrebbe essere un’eresia volerlo accostare al Napoli?

In un paese normale una squadra che dice di essere fatta per il 4-3-3, orfana di un lavoro di campo, può essere, se parliamo esclusivamente di calcio, presa in mano solo da un uomo. Da chi il 4-3-3 lo ha come marchio di fabbrica. Modulo interpretato con un calcio che ha scritto pagine di storia del calcio italiano, a cui dopo anni di esilio ha regalato in poco tempo 4 nazionali, e ha riscritto i testi di Coverciano.

Quindi non ce ne vogliano Gattuso, Reja, Prandelli e anche Ventura, ma se vengono presi seriamente questi profili, per Zeman l’onestà intellettuale pretende si faccia lo stesso. Non ci si riduca sempre troppo tardi, Zeman fu mandato via dalla Roma per prendere Capello. Don Fabio ebbe bene o male gli stessi problemi di Ancelotti. Un gran mercato di Sensi l’anno dopo lo aiutò a vincere. Quindi la lezione del buon Zdenek sulla differenza tra gestore e allenatore sembra avere un’altra conferma. Meriterebbe davvero di sedere sulla panchina del Napoli sostituendo uno dei tecnici più titolati. Almeno solo per restituirgli simbolicamente, con un gesto, tutto quello che il calcio del “belpaese” gli ha levato.

Salvio Imparato

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