Salernitana, con Zeman il picco di spettacolo all’Arechi

Salernitana-Zeman

Il quotidiano “L’Occhio Di Salerno” analizza la storia della Salernitana, e nonostante i risultati ottenuti con Delio Rossi, è sempre Zemanlandia quella restare impressa nella memoria dei tifosi.

Nelle piazze calcistiche più calde alcune stagioni sono uniche e irripetibili, perché parliamo di risultati sportivi che non ritornano più. Per quanto riguarda la Salernitana, una realtà importante del calcio campano, le stagioni a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio sono state senza dubbio le migliori. Dopo la storica promozione in Serie B con Delio Rossi alla guida della squadra nel 1994, i granata avevano dato inizio a un ciclo importante di vittorie nella serie cadetta, fino a guadagnarsi addirittura la promozione in Serie A nella stagione 1997-98, realizzando un’impresa storica. Quel periodo era conciso con la retrocessione in B del Napoli. Cosa che rese i salernitani la squadra più importante della Campania per la prima volta in assoluto.

In quella stagione, l’impatto con la realtà più dura del calcio italiano fu sicuramente importante. All’inizio i risultati stentarono ad arrivare. Durante quel campionato, la Juventus era la grande favorita alla vittoria, la lotta per non retrocedere era serrata. Complice forse anche il cambio di allenatore ( Oddo subentrò a Rossi), la Salernitana non riuscì ad evitare la retrocessione. Tuttavia, la Salernitana si tolse una serie di soddisfazioni importanti, come per esempio le vittorie contro Lazio e Roma. Quest’ultima allenata da Zdenek Zeman. Un tecnico che avrebbe poi cambiato la sensazione calcistica della stessa società granata qualche anno più tardi. Con un Marco Di Vaio in ottima forma e 12 reti all’attivo, allo stadio Arechi i tifosi della Salernitana vissero comunque una stagione storica e piena di emozioni, nonostante poi non sarebbero più tornati a giocare a questi livelli.

La Salernitana Di Zeman

Tuttavia, una parte di storia doveva ancora arrivare nel golfo. Aniello Aliberti, anni dopo, decise di puntare tutto su Zeman, licenziato proprio dal Napoli qualche mese prima.

Il Boemo portò all’Arechi il suo calcio spettacolo. Basato su un 4-3-3 molto offensivo e volto assolutamente allo spettacolo.  Il calcio della Salernitana di Zeman illuminò la serie cadetta nella stagione 2001-02. Il sesto posto finale che non diede la promozione in A. Una serie di prestazioni strepitose però, tra le quali spiccò la vittoria per 3 a 1 nel sentitissimo derby casalingo contro il Napoli. I 57 goal all’attivo furono la testimonianza del gran lavoro di Zeman. Un tecnico che da sempre puntava a fare una rete in più degli avversari, anche a costo di concedere molto.

Questa stagione fu sicuramente il punto più alto dello spettacolo raggiunto all’Arechi. Una degna conclusione di un ciclo importante iniziato nel 1994. Ancora oggi, infatti, sulle tribune dello stadio campano, in tanti ricordano con nostalgia quegli anni.

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Hellas Verona, in caso di esonero Grosso spunta anche Zeman

Zeman-Hellas-Verona

A Verona in casa Hellas è caos, molti vogliono la testa di Grosso e la conferma-ultimatum non convince i tifosi a cui non dispiacerebbe un Malesani-bis, in lizza anche Donadoni e Zeman.

Fabio Grosso sarebbe all’ultima spiaggia, la sfida contro lo Spezia al Poli sarebbe l’ultima occasione per rilanciarsi all’Hellas Verona. Il quotidiano L’Arena analizza la situazione e conferma che in pole per la sostituzione ci sarebbero Aglietti e Serse Cosmi. Sulle pagine del quotidiane è partito anche un sondaggio, Aglietti è al momento allo 0% mentre clamorosamente la piazza sembra orientata verso Malesani, che vola al 60%. Le indiscrezioni confermano anche i nomi di Zeman e Donadoni.

DONADONI E ZEMAN

Maurizio Setti, presidente dell’Hellas Verona pare abbia fatto una telefonata di cortesia anche a Donadoni, che però risulta un profilo troppo impegnativo e soprattutto non interessato al club scaligero. Sempre secondo quanto riporta L’Arena, uno che accetterebbe l’offerta dell’Hellas è Zdenek Zeman. Il suo arrivo potrebbe rianimare il pubblico gialloblù, ma la sua storia recente parla di troppi fallimenti. Il mister comunque si era già incontrato a Pescara con il ds D’Amico in tempi non sospetti. Ora è tutto da verificare.

L’ARENA CONSIGLIA IL CAMBIO

Addirittura il quotidiano veronese da un consiglio al presidente dell’Hellas Verona: “Pensare di andare ai play-off con Grosso ancora in sella, sarebbe un errore madornale. Significherebbe dover superare l’avversario di turno ed anche l’ostilità di una piazza delusa dagli ultimi anni di gestione tecnica approssimativa. Se Grosso ha sbagliato molto e anche vero che il terreno era tutt’altro che fertile, ma già inquinato da chi c’era prima“. Vedremo come andrà a finire, intanto Spezia-Verona sarà decisiva.

SALVIO IMPARATO

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ForzaPalermo.it, Zeman: “Ritorno? Faccio lavorare troppo”

Zeman-ForzaPalermo.it

L’allenatore Boemo, Zdenek Zeman, è stato raggiunto telefonicamente da ForzaPalermo.it.

A quasi 72 anni forse resta ancora lui una speranza per il nostro calcio, che ormai non è un bello spettacolo da valere il prezzo delle pay tv. Un calcio senza passione afferma Zeman, ma ancora il coraggio di provare a rimettersi in gioco e infettare l’ambiente con la passione di migliorarsi. Ecco l’intervista integrale rilasciata a ForzaPalermo.it

Iniziamo dai primi passi in Sicilia.

«E’ vero, ho iniziato nel settore giovanile del Palermo – esordisce Zeman a ForzaPalermo.it – dove ho fatto nove anni. Poi la società non ha creduto più nel settore giovanile anche se – in quel periodo – nove, dieci ragazzi sono stati utilizzati in prima squadra».

Che ricordi ha di Palermo?

«Ho vissuto tanti anni nel capoluogo siciliano, sono rimasto legato. Sono stato molto vicino a sedere sulla panchina rosanero, mi pare nel 1982. Purtroppo ero squalificato per una partita con la Primavera e quindi non  sono potuto andare, così hanno scelto un altro allenatore».

Gli anni a Foggia, nasce Zemanlandia.

«Foggia abbiamo fatto bene grazie alla società che ha lasciato lavorare me e il direttore sportivo. Abbiamo scelto ragazzi giovani di prospettiva: il primoanno è stato sofferto, però il secondo – con i ragazzi che avevano fatto esperienza e acquisito certe esperienze – abbiamo vinto il campionato di serie B».

Poi che cosa è successo?

«In A c’era grande motivazione per fare bene. Purtroppo dopo la primastagione nella massima serie la squadra è stata smembrata perché nel calciocontano i soldi. Siamo ripartiti da capo, con ragazzi che provenivanodall’interregionale o dalla serie C. Nonostante questo hanno dato tutto e mi hanno seguito perfettamente: infatti abbiamo disputato due buone stagioni».

Com’è cambiato il calcio in questi anni?

«Rispetto a quando ho iniziato il mondo del calcio è cambiato. Sia in senso positivo, sia in negativo: attualmente quello che manca di più alle società e ai calciatori è la passione. Molte volte quello che fanno sembra fatto quasi perché lo devono fare: una volta c’era la passione, ai giocatoripiaceva giocare a calcio. Oggi calciatori e società pensano di più al businessche a formare una squadra con un futuro».

Quindi?

«E’ un po’ più difficile lavorare. Per me il calcio è sport: ci vuole la voglia di migliorarsi sul campo ogni giorno in allenamento e questo – negli ultimi tempi – mi mancava».

In definitiva, sarebbe pronto a tornare in panchina?

«Bisognerebbe fare delle valutazioni. Io sono pronto ad allenare, però non sono pronte le società: forse si spaventano che li faccio lavorare (sorride ndr)».

 

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Pavone vince allo Zaccheria dove circolano volantini per Zeman

PAVONE-ZEMAN-FOGGIA

Allo Zaccheria va in scena Foggia-Cremonese, in panchina per i Satanelli c’è Gaetano Pavone figlio dello storico Ds di Zemanlandia Peppino.  Pavone jr. visibilmente emozionato centra un’importante vittoria e tronerà ad allenare la Primavera. Intanto 7000 volantini distribuiti allo Zaccheria che invocano il ritorno di Zeman.

Mentre Gaetano Pavone, allenatore ad interim, riporta alla vittoria il Foggia un gruppo di tifosi distribuisce 7000 volantini per invocare il ritorno di Zeman. Il volantino focalizza 10 punti a vantaggio dei Sannella nel prendere il Boemo 

Il collettivo ci ha contattato in esclusiva e ci ha spiegato il motivo di questa iniziativa:

“La situazione a Foggia è tutto un falso, Nember ha in pugno i Sannella. E’ un Ds navigato e fa i suoi movimenti facendo risparmiare i costi di cartellino dei giocatori. In più Nember è in buoni rapporti con Sebastiani con cui ha fatto molti movimenti di mercato e non è per nulla intenzionato a perdere il suo potere ingaggiando Zeman. I Sannella hanno provato a chiamare Delio Rossi al posto di Grassadonia, il tecnico però è stato congelato da Nember. I Sannella sembrano in ostaggio dell’attuale DS, ma prendendo Zeman sarebbero liberi e potrebbero con Zeman ricostruire quell’impero che fu di Casillo anni fa. Zeman è un grande vecchio con idee giovani”.

GAETANO PAVONE

Per una testata ispirata dalla filosofia Zemaniana la vittoria del Foggia guidato dal figlio di Peppino Pavone ha un sapore particolare. Gaetano dovrebbe ritornare a guidare la Primavera, Padalino scelto come successore sta aspettando di liberarsi dal Lecce. Ecco le parole di Pavone dopo la vittoria sulla Cremonese.

“Il gol preso è stata l’unica occasione, arrivata su un calcio piazzato. Al di là del risultato, è venuta fuori la forza di questa squadra che ha voluto il risultato sin da subito, ma non avevo dubbi. I moduli contano fino ad un certo punto. C’è stato un atteggiamento sin dal primo minuto ricco di voglia di far bene, la squadra voleva uscire da questo momento un po’ particolare. E’ stata una sofferenza per me, una bella sofferenza ovviamente. Neanche nei migliori sogni un allenatore può immaginare una vittoria così all’esordio, bella, importante e voluta. Ho avuto poco tempo a disposizione ma ho intuito subito che la squadra voleva subito uscire da queste difficoltà. Sotto l’aspetto tattico c’è stato ben poco da provare, ma penso che questo 3-5-2 sia il vestito che possa calzare meglio a questa squadra”

SALVIO IMPARATO

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Foggia, Grassadonia verso l’esonero ma tra i candidati non c’è Zeman

Foggia-Zeman

Il Foggia di Grassadonia non riesce ad uscire dalla crisi. Il Livorno di Breda non ha pietà per i Satanelli, 3-1 il risultato finale che sarà fatale per la panchina del tecnico salernitano.

Domani quasi sicuramente il Foggia esonererà Grassadonia, nei giorni scorsi si era fatto il nome di Delio Rossi, che resta uno dei possibili candidati, ma a Foggia era apparso un striscione a favore del ritorno di Zeman. Una suggestione che non trova riscontro, il ds Nember sembra avere già un sogno, Gigi Del Neri. Difficile che il tecnico friulano torni ad allenare nel campionato cadetto con i pugliesi in questa situazione. In pole per ora ci sono Delio Rossi e Padalino, più defilati Gallo e Drago.

SALVIO IMPARATO

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“Siamo il Foggia di Zeman!” è il messaggio della lettera aperta alla squadra

"Siamo il Foggia di Zeman!" - Lettera aperta

In una lettera aperta, apparsa sul sito ilfoggia.com, si invoca un’appartenenza per motivare l’allenatore Grassadonia e la squadra. Un’appartenenza che recita: “Siamo il Foggia di Zeman!”. Il Boemo a Foggia ha lasciato un segno indelebile e come dimostra la lettera ha lasciato in eredità una filosofia e una cultura ancora radicata. Zeman a Foggia è come Maradona per Napoli, ma oltre ai successi e allo spettacolo, Zemanlandia è anche una lezione di vita.

CARISSIMI RAGAZZI

John Belushi (Bluto) nel film Animal House, all’Università di Faber, incoraggiando l’ormai depresso ed abbattuto gruppo “Delta” della sua confraternita a continuare la lotta contro i rivali snob del gruppo “Omega”, pronunciando la celeberrima frase:  “Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare!”, corre verso il nemico sicuro di essere seguito da tutti, ma uscito dalla stanza, voltandosi, si accorge di essere rimasto solo. Non basta una frase ad effetto per scuotere animi e coscienze.

Bluto dovrà sfidare la paura e la soggezione dei suoi compagni toccando le “note” del loro orgoglio nascosto per risvegliare il loro ardore ed andare a sfidare la propria sorte ed il proprio destino con il coraggio di chi non si puó e non si deve arrendere alle difficoltà che la vita giornalmente gli propone. Questo è il messaggio che ci veicola il film di John Landis. Che il gioco, per noi del Foggia, si sia fatto duro è ormai conclamato da un paio di settimane. La classifica in rosso e i pareggi in sequenza hanno scoraggiato il più ottimista dei tifosi ed adesso è giunto il momento di cominicare a giocare da “duri”, quali siete, quali vi vogliamo.

IL FOGGIA DI ZEMAN

Indossate le casacche di una squadra che non è solo calcio a Foggia, lo sapete bene. È pianti e risa, è spesso sofferenza, ma è sempre onore, passione, vita. In voi ci riconosciamo perchè in quelle maglie che indossate ci siamo noi, noi che maciniamo chilometri per gridare in faccia al mondo il nostro spregiudicato amore per una squadra che ci rappresenta, ci riscatta, ci promette giorni migliori. Noi e voi siamo e saremo sempre “il Foggia di Zeman!”.

Davide che sfida Golia, il coraggio e la sfrontatezza contro la forza e la potenza. Questo ci ha insegnato il boemo venendo ad allenarci per la prima volta. È e rimarrà “il maestro” perché non ci ha insegnato solo calcio, ma ci ha insegnato che niente è impossibile per i cuori impavidi, per i puri, e quella lezione ci è rimasta nel sangue e nell’anima. È una lezione di vita che, se nel calcio abbiamo imparato bene, dovremmo forse ripassare meglio nei giorni comuni, nella realtà spesso sconsolata della nostra terra.

CHE VUOL DIRE ESSERE IL FOGGIA DI ZEMAN?

Ma cosa vuol dire essere “il Foggia di Zeman”? Cosa vuol dire essere ricordati da tutti per quelle stagioni ed avere ancora oggi impregnato nelle nostre divise quell’onore? Ricorderó una partita, una sconfitta, non a caso, per provare a spiegarlo a tutti voi, ma non a Gianluca, che nel Foggia di Zeman ci ha giocato per davvero e che queste cose le sa forse meglio di me. Siete dei ragazzi, non c’eravate, ma in una gelida domenica di gennaio del 1992 “quel” Foggia andó a Milano, nella scala del calcio, contro la squadra più forte del mondo, ed io c’ero tra le migliaia di tifosi arrivati da tutt’Italia per vedere Davide affrontare Golia.

Quella squadra non aveva paura di nessuno perchè veniva dal lavoro e dal sacrificio non solo di futuri campioni, ma soprattutto di grandissimi gregari come Codispoti, Grandini, Matrecano e Consagra, per esempio, che vedevano un prato così prestigioso per la prima volta nella vita, ma che avevano imparato che se sai chi sei e sai da dove vieni l’erba è verde per tutti e niente è impossibile per nessuno. Quel Foggia perse quella partita ma chiuse una squadra stellare nella propria area per lunghi tratti della gara,  rispondendo colpo su colpo alle folate di gente che si chiamava Van Basten, Gullit, Rijkaard, Donadoni e Baresi e che vinse solo grazie a due rigori, uno falso ed uno (forse) vero. Ai milanisti gridammo “Solo la nebbia, avete solo la nebbia!”, ma quando l’arbitro fischió la fine tutta San Siro si alzó in piedi ad applaudire a lungo, sincera, ammirata e commossa.

L’ APPLAUSO DI SAN SIRO NEL 91

Quell’applauso accompagnó quei ragazzi negli spogliatoi e noi nei nostri viaggi di ritorno a casa, nei nostri sogni. Ancora oggi ci fa venire i brividi perchè quell’applauso voleva dire che ce l’avevamo fatta, che saremmo diventati storia, che se Davide non aveva battuto Golia sul campo l’aveva battuto nei cuori di tutti coloro i quali amano ed hanno amato il calcio, a prescindere dai colori. Ecco, questo siamo noi. Questo è il Foggia ragazzi. È per questo che giocate, è per questo popolo che avete l’onore e l’onere di vestirvi a strisce rossonere: rosse come la passione e nere come la sofferenza, perchè amare il Foggia vuol dire aver imparato a soffrire, a cadere ma a sapersi rialzare sempre, e sempre più forti ed uniti di prima. Vedete, gli anni sono passati, i ricordi sono ingialliti, ma noi siamo rimasti gli stessi.

Chi gioca nel Foggia, ricordatelo sempre, gioca sempre per vincere, per superare gli ostacoli, per non abbassare la testa mai, contro il Milan a San Siro come contro l’Igea Virtus a Barcellona Pozzo di Gotto. Solo così si è degni di allenare il Foggia e d’indossarne le maglie. Si puó vincere e si puó perdere, ma si deve farlo da “Foggia”, a testa sempre altissima e avendo dato tutto fino all’ultimo secondo, perchè questo è il nostro ed è il vostro destino. Non dimenticatevelo mai. Il Livorno non è il Milan Campione del Mondo di Capello e il Foggia di Zeman non c’è più, ma il Livorno domenica sarà una montagna  da scalare perchè è solo arrivando a quella vetta che darete una svolta a questo campionato una volta per tutte. Lo sapete, lo so. Io ho sempre scommesso su di voi, ci ho messo la faccia e se ho avuto l’ardire di scrivervi questa lunga lettera è perchè so chi siete e quanto valete. Facciamolo vedere a tutti. Bob Kennedy spesso citava una frase di George Bernard Shaw: <C’è chi vede le cose come sono e dice: “Perché?”. Io invece sogno cose mai viste e dico: “Perché no?”>.

E allora perchè no ragazzi? La palla è al centro, tocca solo a voi farci sapere ancora di esistere.

Francesco Bacchieri – www.ilfoggia.com

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Foggia, Delio Rossi non scalda e spunta striscione per Zeman

Foggia-Zeman

A Foggia davanti al pastificio del presidente Sannella è apparso uno striscione a favore del ritorno di Zdenek Zeman alla guida dei Satanelli.

C’è aria di esonero per Grassadonia, in casa Foggia per il tecnico salernitano non esiste risultato diverso dalla vittoria nel prossimo turno. Luca Nember e la società rossonera hanno dato fiducia all’allenatore a patto che si raggiungano i 3 punti contro il Livorno. Proprio oggi negli uffici del pastifico Tamma si sono svolte varie riunioni, ed lì che apparso lo striscione  “Presidente a Natale regalaci Zeman per favore!”. Il messaggio della piazza è chiaro, Delio Rossi non la scalda e il ritorno del Boemo sarebbe il quarto nel corso della carriera, hce potrebbe chiudersi nel luogo dove è nato il mito Zemanlandia.

SALVIO IMPARATO

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Falco: “Che rammarico non essermi goduto Zeman”

Falco-Zeman

Filippo Falco, ora in forza al Lecce, ha parlato alla Gazzetta Dello Sport della sua nuova esperienza e del suo rapporto con Liverani. Ha parlato anche della sua breve esperienza a Pescara dove ha avuto modo di lavorare, anche se per poco, con Zdenek Zeman.

“Liverani mi ha trasmesso segnali importanti – racconta Falco – dopo poche giornate di campionato. Ho firmato un triennale con la speranza di contribuire al grande salto. Tornare a Lecce per me è stata una scommessa che spero di vincere. Ho deciso di chiudere l’avventura con il Bologna, dove mi sono illuso di poter trovare spazio in Serie A.”

PARENTESI BENEVENTO

“Per quanto riguarda Benevento, invece, ritengo che avrei meritato una chance dopo la promozione, ma non sono stato confermato. Mi è rimasto un retrogusto amaro della massima serie, giocata proprio con il Bologna tre anni fa”.

IL PASSATO E GLI ESORDI

“Ho lasciato casa a 12 anni, quando, preso dal Bari, mi trasferì nel convitto a Poggio delle Ginestre. Una notte, preso dalla nostalgia di casa e in un preda a una crisi di pianto, telefonai mio padre dicendogli di venire a prendermi. Lui arrivò subito, mi misi in macchina ma, dopo pochi metri, dissi a papà di riportarmi indietro. Ecco, quella fu la scossa che mi ha cambiato la vita. A 15 anni a sorpresa il Bari mi svincola, e Beppe Materazzi, il cui figlio giocava nel gruppo della mia categoria, mi propose un provino con il Lecce. Dopo due giorni ero già giallorosso. Con i primi ingaggi da professionista ho acquistato una casa a Pulsano per i miei familiari. Ho tre fratelli: Marco, Roberto e Maria Perla. Marco fa il tatuatore: qualora dovessimo andare in A, gli chiederò qualcosa di particolare“.

OBIETTIVI CON IL LECCE

“Dovremo continuare a proporre il nostro gioco in modo spensierato. Mister Liverani ha creato un’organizzazione tattica perfetta, grazie alla quale possiamo essere una mina vagante per la promozione. Mancosu? Con caratteristiche diverse ci caliamo nel ruolo di trequartista“.

FALCO E IL RAMMARICO ZEMAN

“Quello di non essermi goduto Zeman. Mi sono infortunato non appena arrivò a Pescara e, quand’ero pronto, lui fu esonerato. Nonostante ciò, in un mese e mezzo ho appreso tantissimo dal boemo. Ho tremato ogni volta che, alle 8 del mattino, prima dell’allenamento, c’era il controllo-peso. Vado pazzo per i dolci.”

EMOZIONE JUVE

“L’emozione più forte della mia carriera? La promozione in Serie A con il Benevento e la sfida in casa della Juventus quando giocavo a Bologna. Simpatizzo per i bianconeri: io contro Chiellini, incredibile“.

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Caccavallo, Zeman: “Mi ha insegnato molto, anche a livello e caratteriale”

Caccavallo-Zeman

Beppe Caccavallo oggi in forza alla Carrarese di Silvio Baldini, ha parlato del momento positivo personale e della squadra ricordando il suo maestro Zdenek Zeman.

Alla stessa stregua della coppia gol del Paris Saint Germain, MBappe’– Neymar con 21 gol (11 più 10) all’attivo.

Perfino un pochino meglio di Messi-Suarez del Barcellona 18 gol (9-9).

Fra gli attacchi “boom “d’Europa salgono, d’imperio, i due azzurri Francesco Tavano e Giuseppe Caccavallo. La coppia di provincia che sfida i grandi campioni, talvolta facendo perfino meglio. Un duo micidiale, Tavano e Caccavallo. Il primo è stato ribattezzato “un marziano in serie C” per le giocate e le reti spettacolari che hanno conquistato i tifosi di Carrara. Il secondo per i tifosi azzurri è diventato, d’imperio, non un nomignolo ma una frase completa “Caccavallo salta la ramata” per quel modo di esultare, aggrappato alla rete degli spalti a torso nudo, che lo hanno fatto diventare uno degli idoli indiscussi dei supporter.

La “ramata” – quella della gradinata – Beppe Caccavallo l’ha saltata anche domenica scorsa allo stadio dei Marmi: con il Pisa ha segnato una doppietta e ha disatteso il monito di mister Silvio Baldini, togliendosi la maglietta.

Il mister cosa le ha detto? 

Come al solito è stato molto diretto: se per quella cosa della maglietta ti squalificano sappi che la prossima volta non ti faccio giocare io!

Ma intanto la sua esultanza fa impazzire i tifosi. 
Qui a Carrara c’è un pubblico speciale, io sono venuto per rilanciarmi dopo un anno e mezzo di infortuni. Sono venuto per Silvio Baldini perché è un allenatore che insegna il calcio. Io avevo bisogno proprio di questo.

Come sono i rapporti con Baldini? 

All’inizio non giocavo, perché il mister ha il suo tipo di gioco e io mi trovo bene a destra. Ma non è mai stato un problema: adesso ho trovato il mio spazio. Da sempre i rapporti con il mister sono stati ottimi, perché è una persona vera proprio di quelle che piacciono a me. Se ti deve rimproverare non guarda in faccia a nessuno e non fa giri di parole. A me, che sono napoletano, non poteva andare meglio. Siamo due persone dirette e questo ci ha consentito di avere un ottimo rapporto.

 

Ma qual’è il segreto di questa Carrarese? 

Quello che funziona davvero è la cura del mister. Ma non solo per la mensa e l’alimentazione. È molto di più. Noi giochiamo a memoria e si vede, questo riesce davvero a fare la differenza.

 

E dal punto di vista dello spogliatoio? 

Baldini ci tratta come dei figli, come figli che possono essere anche rimproverati, ma sempre come figli. Sta allo stadio dalla mattina alla sera, il primo a fare sacrifici è proprio lui.

Qual’è un altro allenatore che ricorda della sua carriera? 

Senza alcun dubbio Zeman. Mi disse: se firmo con il Lecce ti porto con me e mi fece esordire in prima squadra a 18 anni contro lo Spezia. Segnai il mio primo gol. Zeman era uno di quegli allenatori che insegnano il calcio, proprio come Baldini. Ricordo che mi faceva fermare ogni giorno, dopo gli allenamenti, per farmi provare i tiri, per farmi riprovare le giocate. Mi ha insegnato molto, anche dal punto di vista caratteriale.

Adesso che effetto le fa vedersi fra i migliori attacchi d’Europa? 

Mi fa un bellissimo effetto visto che io impazzisco per il Barcellona e essere meglio, insieme a Tavano, della coppia Messi-Suarez devo dire che è una sensazione grandiosa.

Dove vuole arrivare la squadra azzurra? 

Io non ho dubbi, quoto mister Baldini. La Cararrese ha davvero la possibilità di fare un bellissimo campionato. Abbiamo trovato l’alchimia, abbiamo la forza del gruppo dalla nostra parte e quella di avere un allenatore che fa davvero da collante. Baldini è uno che non guarda in faccia nessuno, l’ho già detto, ma non solo quando si tratta di rimproverare qualcuno, ma anche quando deve scegliere chi far giocare. Gioca chi sta meglio, chi è più in forma e, prima della partita, come nello spogliatoio, siamo davvero tutti uguali.

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iDNES.cz, Zeman: “I sistemi nel calcio decidono a chi assegnare i titoli”

Zeman-iDNES.cz

Intervista a Zdenek Zeman di iDNES.cz ovviamente inedita in Italia. Il Boemo torna sulla sua ultima esperienza a Pescara, confessa di essere stato cercato da Arrigo Sacchi per allenare l’Under 21 e attacca di nuovo il sistema calcio, che resta per lui non puro.

Quando guardi il calcio ceco, cosa provi? 

Non conosco molto le dinamiche e non so esattamente cosa sta succedendo, ma sto ascoltando e osservando. Arbitri, corruzione … Non mi piace questo. Il calcio ceco non sta attraversando un buon periodo. Non è una bella immagine. Mi aspettavo di più dallo Sparta.

Lo scorso anno lo Sparta ha provato il grande colpo. Ha ingaggiato Stramaccioni e comprato molti stranieri. 

Stramaccioni era mio tifoso (un fan) e mi ha invitato diverse volte a pranzo a Roma. Voleva che gli dicessi cosa penso del calcio e degli allenamento. Sinceramente non so spiegare come mai lo Sparta abbia pensato a lui.

Questo è  un mistero anche per me. 

Lui ha avuto buon successo a livello giovanile, forse è un problema di esperienza. Non so dire se allo Sparta fu questo il problema.

Troppi stranieri nel calcio ceco?

È di moda avere molti giocatori stranieri in rosa. Anche qui, in Italia, l’undici titolare a volte è  tutto di stranieri. Ma nel calcio ceco è peggio. I talenti cechi non si vedono e non c’è nessuna selezione giovanile da cui prenderli. Lo Sparta ha calciatori rumeni, turchi, africani. Non portano più di quanto i ragazzi cechi porterebbero. Sfortunatamente è una realtà

Sei deluso dal fatto che non puoi intervenire? 

Non sono deluso, ma di sicuro non mi piace dove sta andando il calcio.

Non ha offerte in questo momento?

Voglio fare calcio. Calcio pulito. Spettacolo, allenamenti e valorizzare giocatori. Mi piacerebbe essere sul campo di allenamento ogni giorno, così sono abituato, ma quando vedo cosa sta succedendo, capisco che sarà molto difficile. Puoi perdere e puoi vincere, il denaro non dovrebbe essere così importante. Dovrebbe funzionare che quando giochi bene vinci. Ma se non giochi bene e vinci, per me è strano.

Perché non hai mai allenato il Palermo? 


Il presidente Zamparini non vive di progetti. Vuole fare affari, quindi ha venduto Cavani, Toni, Pastore. Ma poi esonera cinque allenatori in una stagione. Non c’è spazio per me. Ma il Palermo è la migliore squadra della serie B non dovrebbe essere brutto allenarla.

Ma?

Ho la mia politica.

Dove la porta? 

A marzo sono stato esonerato dal Pescara per un presunto problema di disciplina. Proprio io che vivo per la disciplina. Sono come un tedesco.

Cosa è successo? 

Eravamo a tre punti dai play off, giocammo una buona partita contro il Cittadella. Ma purtroppo perdemmo e il presidente disse che ci dovevamo allenare il giorno dopo. Così gli dissi: “Chi decide quando ci si allena, è l’allenatore”. Era l’unico giorno libero della settimana.

E poi? 

I ragazzi erano allarmati e mi  hanno riferito dell’allenamento mentre tornavo a Roma. Quella domenica  c’erano anche le elezioni parlamentari e mio figlio minore, Andrea, stava facendo la chemioterapia perché aveva un tumore allo stomaco. Niente mi avrebbe fermato!

Neanche il presidente? 

Mi ha chiamato per dirmi che ero stato esonerato per indisciplina.

Di peggio in peggio?

Non sono sorpreso, è il calcio di oggi. Mi ha fatto anche causa e dovrei restituire una percentuale del mio stipendio. Lo ha deciso il tribunale, ma non pagherò nessuna percentuale.

Sei famoso per aver parlato di doping nel calcio italiano venti anni fa: il calcio deve scomparire dalle farmacie!

Non so se sono famoso sol per quel messaggio.

Ma sei stato una persona  poco gradita per dieci anni.

Sono ancora qui.

La tua lotta non è stata inutile. I tribunali hanno avuto ragione. 

Il problema del doping ci sarà sempre. La domanda è, quanto sarà davvero rivelato? Spero solo che i giovani giocatori si rendano conto di quanto possa finire male.

Oggi rifaresti quelle dichiarazioni?

Senza esitazione la Juventus non era certamente l’unica ad usare sostanze proibite. Creatina, EPO, steroidi. Le droghe non appartengono allo sport. L’ho fatto per il calcio.

La Juventus non ha dimenticato. 

No ma quando la Juve gioca a Roma e sto camminando verso lo stadio Olimpico, i tifosi della Juventus  mi chiamano “Mister! Possiamo farci un selfie? ”

 

Queste dichiarazioni anti-doping ha rovinato la tua carriera? 

Non ero ancora cinquantenne, ero considerato un dei migliori allenatori in Europa. Mi avevano cercato Barcellona, ​​Real Madrid, Inter.

Rifiutò il Barcellona?

Mi sono divertito a Roma allora. Non avevo bisogno di più.

Prima hai guidato la Lazio, dove hai portato Pavel Nedved, poi due volte la Roma. 

La prima diventai un idolo, la seconda volta mi scontrai con la squadra. Non cercavo soldi e volevo solo fare cose che fanno bene al calcio.

Qual era il problema? 

La squadra non si è comportata come dovrebbe comportarsi. Non voleva essere di prim’ordine. Non mi interessa se alleno Foggia, Real Madrid o Lecce. Ovunque voglio la stessa cosa. Purtroppo a quel tempo, i ragazzi dell’AS Roma non volevano allenarsi. A loro piacevano gli accendini sul lettino da massaggio.

Chi le ha messo il bastone tra le ruote? 

De Rossi locale e un gruppo di brasiliani. Non sono abituati a lavorare in Brasile e non volevano farlo nemmeno qui. Quindi hanno avuto un problema con me.

Tuttavia, sei famoso per le durissime sessioni di allenamento. 

Vent’anni fa erano più dure.

Quindi? 

Scherzi a parte. Mi dicono che faccio lavorare e lavoro sodo. Ma quando lavoro, non guardo in faccia nemmeno a mio fratello. Mi devono seguire tutti. Ma oggi hanno reso il calcio noioso. Non si gioca verticalmente, solo palla al piede. Tutti stanno sul posto, nessuno si muove. La squadra che attacca appena fa gol si abbassa o fa passaggi da una parte all’altra giocando anche con il portiere. Non mi piace anche se si chiama calcio moderno.

Quindi non ti piace il modernismo? 


Voglio giocare a calcio. E un buon calcio può essere giocato solo allenandosi e correndo. Ma i giocatori hanno imparato a dire:  Ci stanchiamo con gli allenamenti duri e domenica non avremo la forza di giocare correttamente.

Quale allenatore segui oggi? Mourinho, Guardiola, Klopp, Ancelotti, Sarri, Emery …

Seguo molto, solo non c’è niente che mi piaccia.

Sei severo 

Quando la Guardiola stava allenando il Bayern Monaco, mi invitò a guardare i suoi allenamenti. Devo dire che il suo calcio stava cambiando ma non era ancora l’ideale.

Perché in realtà ti ha invitato? 

Gli è piaciuto come il mio Pescara ha giocato nel 2011-2012. Ha dato un’occhiata. Poi ha Estiarte che è stato uno dei più grandi giocatori di pallanuoto e ha giocato ha Pescara.

Chi sta giocando a calcio ora secondo i tuoi gusti? 

Mi piace il Liverpool. È vivace, sempre in tempo. Anche se è generalmente una caratteristica del calcio inglese.

Non hai mai abbandonato un sistema con tre attaccanti. 

In realtà lo adotto da quando ho allenato gli alunni dello Slavia.  Non ho giocato li con un sistema diverso dal  4-3-3. Il miglior assetto che esisteva, si doveva solo dare più senso del movimento e inserirci il nostro calcio danubiano come volevo. Era un calcio senza un grande jogging, quindi non ti stancavi troppo.

Il tuo acclamato zio Čestmír Vycpálek, doppio campione del campionato italiano, ha provato anche alla Juventus le tre punte, giusto?

Si Anastasi, Capello, Bettega. Entrambi abbiamo provato a farlo funzionare.

Tuo zio come te? Dietro di lui sei partito nel 1969 in Sicilia.
Spesso ero più cauto di essere un bastardo a comportarmi diversamente e ad ascoltare i consigli degli altri. Aveva ragione, ma non potevo. Ero convinto di quello che stavo facendo, perché lo stavo facendo e che lo stavo facendo bene.

Quale è stato il tuo picco da allenatore ?
Probabilmente a Licata, nella serie C italiana. Nella metà degli anni ottanta. Avevo ragazzi già allenati nelle giovanili del Palermo, quindi tutti sapevano cosa volevo da loro. Ci hanno chiamato rappresentazione siciliana. Fu molto prima di quel famoso Foggia.

Foggia, grazie ad un grande gioco, ha dato spettacolo in serie A con giocatori presi dalla serie C, il periodo fu soprannominato Zemanlandia. Ci cita qualche giocatore? 


Beppe Signori, l’oro di Foggia. Quando è andato alla Lazio, ha vinto tre volte Capocannoniere, il premio per il miglior goleador in Italia. Signori poteva dominare il mondo. Igor Shalimov, era, un pugnale. Solo se la sua testa stava bene. Gli piaceva bere. Kolyvanov è lo stesso.

Ti hanno stupito?


Io gli ho solo spiegato che giocare a calcio non significava solo qullo che si vedeva allora. L’uomo non mangia solo per diventare più alto. Dopotutto io ho sempre voluto voglio che i giocatori fossero in grado di creare spettacolo per le persone. Teatro, capisci? Non solo intascare lo stipendio del contratto.

Ma per alcuni giocatori è una follia? 


Sono coccolati perché i club li permettono. I club dipendono direttamente dai giocatori, ne hanno bisogno, quindi pagano troppo per renderli leggermente redditizi. E sarà sempre così.

Cosa hai fatto con i giocatori di calcio che non hanno dato tutto? 


Non hanno giocato quanto volevano. Dovevano mostrarmi qualcosa per farmi cambiare idea.

Perché?

Per giocare bene devi allenarti bene tutti i giorni.

Ascolta, ora non hai nessuna offerta? 

Nessuna. Sono solo un po’ sorpreso dal fatto che i club stiano optando per allenatori giovani. Forse solo il Bayern è stato un’eccezione l’anno scorso, perché aveva Heynckes. Mi chiedo se sia giusto. Se sei giovane mestiere non l’hai imparato da nessuna parte.  Che tu abbia giocato bene da qualche parte non significa che sarai un buon allenatore.  Sono contento che Arrigo Sacchi mi abbia chiesto di aiutarlo con l’Under 21 Italiana, ma io quando alleno, ho bisogno di essere in campo ogni giorno. Quindi ora ho troppo tempo libero che non mi piace.

Se non ci fossero nuove panchine, considereresti la tua carriera un successo? 

Credo di sì, anche se so che potrei lavorare ancora e meglio. Apprezzo che la rivista France Football mi abbia classificato tra i trenta migliori allenatori della storia.

Ma i titoli mancano.

Sì, ma dipende da che punto di vista si guarda. A volte i titoli vengono assegnati a tavolino, a chi non li merita.

Si riferisce alla Juventus? 


Non solo alla Juventus. Ci sono i sistemi nel calcio – che in ogni paese decidono prima della stagione, chi vincerà. E non mi piace il calcio così. Mi piacerebbe rendere il calcio puro. Lasciarlo vincere al migliore.

traduzione e trascrizione a cura di

SALVIO IMPARATO

 

 

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