Insigne, il pupillo di Zeman è la stella del Napoli

E menomale che Insigne era il problema del Napoli. Il talento di Frattamaggiore determinante in tutti e tre i gol ai danni dei Reds.

Sono lontani i tempi in cui Zeman disse: “Insigne è più forte di chi gioca adesso nel Napoli”. Era il 2010 e il Boemo, esiliato e dimenticato (per loro), dimostrava di avere ancora la visione dell’illuminato, dimostrando di saper guardare dove il calcio italiano non ha mai avuto il coraggio di guardare, un po’ per non ammettere i propri errori e un po’ per non evidenziare l’incompetenza di tanti nel settore. 

E pensare che se non ci fosse stata la folle idea di Casillo, di riprendere il Foggia e formare la vecchia squadra con Pavone, Franco Mancini, Franco Altamura e ovviamente il Maestro, magari Insigne vagherebbe ancora tra prestiti e scetticismi aspettando a 28 anni la definitiva crescita: e chi oggi sostiene che Lorenzo non è consacrato, o è ciuccio o è in malafede. 

INSIGNE E IL DOPO ZEMAN

Da quando è rientrato a Napoli, dopo gli insegnamenti di Zeman, ha trovato purtroppo Mazzarri. Il toscano non ha aiutato il talento di Frattamaggiore a mettere in mostra le sue qualità, un po’ per il modulo e un po’ per la sua scarsa attitudine con i giovani. Va dato atto però a De Laurentiis di aver incominciato, dopo aver visto il Pescara di Zeman, a cambiare visione calcistica. E quella visione oggi lo aiuta ancora oggi a saper essere in contrasto tattico con gli allenatori, anche con Ancelotti. 

Insigne è sempre stata la chiave del dopo Mazzarri ed ha facilitato non poco il lavoro di Benitez e Sarri, anche se entrambi sono sempre stati scettici sul 4-3-3, mentre squadra e presidente no e guarda caso la vera esplosione nel gioco del Napoli avvenne proprio con questo modulo nelle mani di Sarri. Ora è il modulo di riferimento del toscano, ma qui sosteneva di non gradirlo per questioni di baricentro, però con l’ottimo lavoro sulla difesa, sul pressing e su determinati concetti ne uscì fuori uno spettacolo di gol ed equilibrio. In serie A era proprio dai tempi di Zeman che non si vedeva un 4-3-3 di questo livello, un caso? Almeno nella fase offensiva no.

LA POSIZIONE DI ANCELOTTI SCRICCHIOLA

Con Carlo Ancelotti il dilemma Insigne ritorna e la situazione in casa Napoli oggi sembra di leggero contrasto tattico con la società. Ovviamente contrasto che si trasferisce sul mercato. Si vuole puntare su Insigne ala sinistra, mentre Ancelotti insiste su un determinante trequartista e la sua posizione, dopo la prestazione di Lorenzo fondamentale in tutti e tre i gol contro i reds, scricchiola un po’ ovunque, sia da quella tattica che da quella di allenatore titolato, da cui avrebbe potuto dettar un po’ più legge invece di cedere alla totale linea aziendalista. 

COSTRUIRE IL NAPOLI SU INSIGNE

Di sicuro arrivare alle 4 partite in pay per view senza acquisti importanti non è un bel biglietto da visita. Non ci fa bella figura il Napoli , Ancelotti e nemmeno Sky. Speriamo arrivino presto specialmente per Insigne. L’unico napoletano del Napoli che vuole vincere e merita finalmente che si costruisca una squadra attorno a lui, per il calcio che da anni dispensa in azzurro.

Salvio Imparato 

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Insigne: “Se sono qui è merito di Zeman. Sarri poteva evitare la Juve.

Insigne-Zeman

Lorenzo Insigne ha rilasciato un’intervista a Radio Kiss Kiss. Ha affrontato vari argomenti e ha manifestato la voglia di vincere.

 «Sono contento dei tifosi – confessa Insigne – Il mio obiettivo è quello di fare un campionato migliore rispetto a quello dell’anno scorso. Siamo una squadra da primissimi posti in serie A. Koulibaly è il miglior difensore in Europa e Manolas ha fatto tanti anni a Roma sempre ad alti livelli. Ha segnato in semifinale di Champions, ma abbiamo anche altri difensori che ci hanno dato una grossa mano».

FASCIA DA CAPITANO E POSIZIONE IN CAMPO

«Al di là della fascia ho sempre cercato di dare una mano ai compagni negli spogliatoio. Era giusto farlo perché sono napoletano. Mi spiace quando non riesco dare tantissimo perché sono il primo a rimanerci male quando il Napoli non vince».

«Posizione nuova in campo? Ho parlato col mister e sappiamo il modulo che adotta, ho chiesto di spostarmi sulla sinistra anche se lui sa che sono a disposizione. A me piace rientrare dalla sinistra. e spero che il mister mi sposti lì».

I FISCHI

«Rimango male per i fischi perché sono napoletano e poi non penso che si possa fischiare i giocatori: in campo diamo l’anima. Sono il primo a sentirmi male quando non facciamo il risultato. Bisogna sempre lavorare e cercherò sempre di dare il massimo».

«Rispetto ad altre squadre abbiamo una bella base solida creata negli anni e questa cosa ci può dare vantaggio. Quest’anno possiamo partire col piede giusto e arrivare in fondo».

«In Nazionale dite che gioco meglio perché ho segnato, altrimenti non lo avreste detto. A Napoli la numero 10 è stata indossata dal più forte al mondo, io ho fatto una scelta del 24 con dedica a mia moglie. Poi in nazionale si può prendere la 10 e mi fa piacere, ma il numero non fa il giocatore»

MERCATO E ABBONAMENTI

«James? Abbiamo le porte aperte a tutti i calciatori forti che la società riesce a prendere. Stanno lavorando su vari obiettivi, James ha qualità ed è un numero 10. Con noi si troverebbe benissimo. Le scelte le fanno la società e il mister. Magari se arriva James vinciamo davvero».

«Giusto abbassare il prezzo degli abbonamenti: per noi è importante il sostengo del pubblico. Spero lo stadio si riempia».

ZEMAN E SARRI ALLA JUVE

«Se sono arrivato fin qui è merito di Zeman – ribadisce Insigne – che mi ha voluto a Foggia e a Pescara. Sarri poteva andare dappertutto ma è stata una sua scelta e alziamo le mani. Come allenatore ci ha dato tantissimo. All’inizio con noi non è partito benissimo ma lì ci sono grandi campioni».

ZIELINSKI E CHAMPIONS LEAGUE

«Zielinski per me è un top player, gli manca solo un pizzico di cazzimma. Fabian speriamo che torni più forte dell’anno scorso».

«Col Liverpool abbiamo fatto una grande partita all’andata, ad Anfield non abbiamo fatto una delle migliori prestazioni dell’anno – afferma Insigne – e ci dispiace. Quando esci dalla Champions avendo messo in difficoltà Psg e Liverpool ti fa rabbia e quello è stato lo sbaglio più grande: pensare sempre alla Champions. Non abbiamo affrontato l’Europa League nel modo giusto. Ma sono stati sbagli importanti per crescere. Quest’anno non ricatterà. Adesso basta con i secondi posti. Siamo umani: ci esaltiamo se va bene ma se qualcuno parla male ci abbattiamo».

SALVIO IMPARATO

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Roy: “Il mio Foggia con Zeman mi ricordano l’Ajax”

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Bryan Roy ricorda il Foggia di Zeman, paragonandolo all’attuale Ajax. L’occasione è un’intervista rilasciata a Tuttomercatoweb, in cui si commenta la scelta di De Ligt di accettare la Juventus.

Roy, partiamo ovviamente da De Ligt: la scelta Juve è quella giusta?

“Non è giusta – confessa Roy – è giustissima. De Ligt ha fatto una grande scelta decidendo di vestire la maglia della Juventus. Se c’è qualcosa in cui deve ancora crescere, infatti, è la fase difensiva: quale posto migliore per farlo se non la squadra bianconera? La difesa della Juve è un esempio in tutto il mondo, Chiellini e compagni si muovono all’unisono difendendo secondo un algoritmo ben preciso. E De Ligt, in Serie A, avrà sicuramente tanto da imparare”.

Ormai ne parlano tutti, ma ci aiuta a conoscere più in profondità questo diciannovenne che ha attirato l’interesse delle big mondiali?

“De Ligt è un difensore fortissimo di testa e con una personalità mostruosa. Infonde sicurezza a tutti i suoi compagni, è un capitano e un leader assoluto. Ma non è stato sempre così…”.

Com’era quando lo allenava proprio lei nell’Under 17 dell’Ajax?

“Già all’epoca si notavano bene le sue qualità tecniche fuori dalla norma, si capiva che sarebbe diventato un campione. Lo spostai proprio io dal centrocampo alla difesa per la prima volta, Matthijs aveva tutto: potenza fisica, colpo di testa, tocco di palla. Mancava ancora però di un po’ di carisma, visto che a 15-16 anni era davvero timidissimo. In questo senso ha avuto uno sviluppo incredibile negli ultimi anni”.

Dopo il botto Cristiano Ronaldo della scorsa estate, De Ligt è l’uomo che manca alla Juve per vincere la tanto agognata Champions?

“Non so se sia proprio lui il calciatore che manca, la Champions è una competizione a sé. Ma De Ligt, secondo me, può dare un’ulteriore spinta alla Juventus verso il raggiungimento del suo grande obiettivo. È un fuoriclasse e lui stesso ha bisogno di un trofeo così importante per imporsi definitivamente nel calcio che conta”.

Non solo De Ligt, lei ha avuto modo di allenare anche Donny van de Beek, oltre a conoscere da vicino Frenkie de Jong.

“Altri due grandi calciatori, due talenti puri. De Jong ha tutto, è un centrocampista straordinario in ogni fase di gioco, già pronto per il grande salto al Barcellona. Van de Beek, invece, ha magari bisogno di ancora un altro po’ di tempo per tirare fuori tutto il suo strepitoso potenziale”.

De Ligt, De Jong, Van de Beek sono tutti figli di un Ajax coinvolgente e appassionante. Qual è il segreto dei lancieri?

“Nell’Ajax ho avuto il piacere di giocare, allenare e lavorare come dirigente, sarà sempre parte di me. La filosofia di Johan Cruijff sta alla base di tutto: il suo calcio totale e totalizzante. In Olanda, fatta eccezione proprio per l’Ajax, si lavora tantissimo dal punto di vista tattico, forse però manca ancora qualcosa da quello tecnico. Proprio per questo negli ultimi anni ho cominciato a lavorare per colmare nel mio piccolo tale lacuna: gestisco una sorta di scuola calcio, con giovani calciatori tra i 12 e i 16 anni che vengono a migliorare i fondamentali”.

Lo spettacolo, d’altronde, era proprio ciò che ispirava il Foggia ‘zemaniano’ in cui ha giocato e incantato tutti tra il 1992 e il 1994.

“Assolutamente. Quel Foggia e l’idea di calcio di Zeman mi ricordano la freschezza e la temerarietà dell’Ajax che ha fatto innamorare tutto il mondo dello sport nell’ultima stagione. A proposito, ci tengo davvero tanto a mandare un messaggio di sostegno ai tifosi rossoneri in questo momento così difficile per il club. Spero che i Satanelli possano tornare presto in alto, una piazza così meravigliosa non dovrebbe neanche sapere cosa significa la parola fallimento”.

SALVIO IMPARATO

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Millesi e la preparazione Zeman: “Si soffriva, ma il Boemo è unico in tutto”

Millesi-Zeman-Preparazione

Ciccio Millesi, ex calciatore dell’Avellino di Zeman, esprime con un post su Facebook tutto l’amore per il Boemo. L’occasione è un articolo che spiega la “terribile” preparazione di Zeman, che noi riproponiamo qui.

Di seguito il link al post di Ciccio Millesi

Ricordo bene le ossa rotte!Ricordo bene quanto desideravamo un piatto di pasta!Chi riusciva a portare in camera una…

Geplaatst door Ciccio Millesi op Donderdag 11 juli 2019

Ma quanto fa paura la preparazione estiva? A Ciccio Millesi di sicuro no, Il momento in cui riemergono tutti i bagordi delle vacanze, tutti gli strappi alla regola che ci siamo concessi non appena abbiamo terminato l’ultimo allenamento con la squadra. C’è poco da fare: le prime ripetute sotto il sole bollente pretendono un conto salatissimo. Ma facciamoci coraggio, non siamo gli unici.

La leggendaria preparazione di Zdenek Zeman ha da sempre spaventato i giocatori di mezza Serie A. Molti sono passati sotto il torchio del tecnico boemo, qualcuno ne uscito davvero con le ossa rotte.

Si parla di 10 ripetute sui mille metri per quattro mattine consecutive, in aggiunta al massacrante lavoro pomeridiano con le infinite serie di gradoni e innumerevoli fasi di lavoro incentrate sulla tattica, soprattutto lo sviluppo del gioco 11 contro 0.

La fase iniziale del lavoro stagionale ovviamente ha l’obiettivo di creare una base di tipo aerobico che deve essere la struttura portante di tutto quanto il lavoro che deve essere svolto sistematicamente durante tutta la stagione.  Vediamo nello specifico a cosa sono stati sottoposti negli anni i calciatori di Zeman durante i ritiri precampionato.

La giornata tipo durante il ritiro estivo

Ore 7,45.

 Sveglia

Ore 8.00. 

Colazione a base di succhi di fruttamarmellata. Assolutamente vietato il caffè.

Ore 9,30. 

Seduta mattutina di allenamento. Senza pallone. Dopo il riscaldamento si comincia con la corsa, 10 km. Sempre con il cronometro alla mano per non sforare i tempi limite che ogni calciatore deve rispettare in base al peso e al ruolo. I dieci km possono essere suddivisi in ripetute da 1000 metri; il recupero tra le ripetizioni è di 1:1 (chi impiega 4 minuti, ha 4 minuti di tempo prima di ripartire). Nel luglio del 2012 Erik Lamela è riuscito a percorrere tutte le dieci ripetizioni sotto i 3 minuti. Per l’esattezza il suo peggior tempo registrato è stato 2’57”. Francesco Totti, al decimo passaggio, ha fermato il cronometro a 3’45”. La mattinata termina con esercizi di mobilità per finire con l’immersione delle gambe (o ciò che ne rimane) in acqua ghiacciata.

Ore 13. 

Pranzo a base di verdurepatate e carboidrati. Unica bevanda consentita l’acqua, ovviamente. Proibiti (ovviamente) vino e birra.

Ore 14.

 Riposo.

Ore 16. 

Seduta pomeridiana di allenamento. Spiegazione degli schemi (offensivi, nemmeno a dirlo) sulla lavagna. Poi si parte con il lavoro di forza: 16 serie di gradoni a spinta alternata. 16 serie di balzi a piedi uniti. 16 serie di gradini in rapidità. Poi, finalmente, compare il pallone; anche se non si smette di correre e fare fatica. Si provano gli schemi studiati in precedenza: dal portiere all’attaccante nel minor tempo possibile, il sudore continua a colare anche quando cominciano le esercitazioni 11 contro 0. Il tutto termina alle 19, dopo aver effettuato una partitella a ritmi elevati.

Ore 20. 

Cena a base di pollo, verdure, acqua e integratori salini.

Ore 22,30. 

Si spengono cellulari, luci e si va a dormire. Pregando che la mattina dopo non faccia male come oggi.

Se vi siete sentiti male, non disperate. Di seguito riportiamo le più belle dichiarazioni rilasciate dai giocatori allenati dal boemo nel corso degli anni.

“Ogni giocatore deve sperare di essere allenato da Zeman.” 

Alessandro Nesta

“Per il boemo ho quasi istinti omosessuali, ma solo per lui. È uno dei pochi allenatori validi in giro ed anche un grande uomo. Lo apprezzo molto per la sua idea di etica nello sport, una cosa che manca molto al nostro calcio.” 

Dario Canovi

“A Foggia, mentre giocavamo a carte io, Signori, Rambaudi e Barone, fuori dagli orari stabiliti, all’improvviso si presentò Zeman e giocò con noi fino a notte fonda e noi ci convincemmo di averla fatta franca. Ma l’indomani, arrivati al campo, in bacheca trovammo affisso l’annuncio delle nostre multe salate ma la cosa bella è che Zeman si auto-multò e del doppio rispetto a noi.” 

Maurizio Miranda

“Zeman è un tecnico eccezionale, di grandissimo carisma, unico nel valorizzare i giocatori a disposizione. A livello di condizione fisica migliora tantissimo i suoi giocatori. Alla fine di ogni allenamento eravamo sempre tutti morti, ma poi in campo…”

Mirko Vucinic

“Il primo ricordo che mi viene in mente e che racconto sempre ai ragazzi più giovani riguarda le apparizioni mistiche che nei due anni di ritiro a Foggia Zeman mi ha regalato. Infatti la durezza e l’intensità dei suoi allenamenti mi portava alle lacrime e a vedere la Madonna, tuttavia devo ringraziarlo perché grazie a lui ho raggiunto obiettivi che mai avrei pensato di ottenere.” 

Ciccio Baiano

“Dei metodi di Zeman avevo sentito parlare nel mio Paese e mi ero preparato a soffrire. Eppure sono a pezzi lo stesso, dopo aver affrontato tanti chilometri di corsa in pochi giorni.” 

Marek Jankulovski

“Mai corso così tanto in vita mia. Mi sono arreso e l’ho spiegato a Zeman: dopo un mese di vacanza, con appena un paio d’allenamenti sulle spalle, è difficile reggere una partenza tanto sparata. Avverto dolori dappertutto.” 

Matuzalem

E si aggiunge a questa lista la citazione e il racconto di Ciccio Millesi

“Ricordo bene le ossa rotte!
Ricordo bene quanto desideravamo un piatto di pasta!
Chi riusciva a portare in camera una mela ci sentivamo fortunati,e facevamo il modo di mangiarla in 2/3 compagni… …ma posso dire che qualsiasi calciatore abbia avuto Zeman è rimasto legato, nonostante il boemo fosse una persona tutta d’un pezzo non leccava il culo, non prendeva in giro nessuno, non aveva preferenze ,era uguale con tutti, ma tutti lo amavano…
IL BOEMO È UNICO IN TUTTO E PER TUTTO!”

Ciccio Millesi

SALVIO IMPARATO

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Ferrero: “Sono sempre stato zemaniano”

Massimo Ferrero è intervenuto ai microfoni di Skysport, a margine della conferenza di presentazione di Eusebio Di Francesco. Quest’ultimo gli ricorda il Boemo Zeman.

TIFOSI E CONTESTAZIONE

“I tifosi mi contestano – confessa Ferrero – e non capisco perchè. Forse perchè vogliono un altro presidente. Cedere? Se ne è parlato troppo, ma se io svendessi la Samp poi verrei accusato di essere uno speculatore. Io ho creato un valore e se è riconosciuto, parliamone”. 

ZEMAN E DI FRANCESCO

“Io sono sempre stato zemaniano e Di Francesco gli assomiglia molto. E’ un grande campione, gli ho detto che volevo voltare pagine per continuare a scrivere la storia della Sampdoria“. “E’ il sesto anno che sono qui, dopo un grande allenatore come Giampaolo, visto che Di Francesco ha fatto la Champions… Hai visto mai. Non ha fatto un passo indietro, noi siamo la Sampdoria” ha concluso Ferrero.

SALVIO IMPARATO

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Mirri: “Zeman? Sarei felicissimo, è il romanticismo che manca nel calcio”

Si parla ancora di Zeman al Palermo, come figura di rilancio della società rosanero. Ecco le nuove parole di Mirri sulla possibilità di convincere il Boemo.

Come già noto nella giornata di domani la Covisoc si pronuncerà in merito ai documenti che la società siciliana ha inviato alla Lega.

Il panorama che attende all’orizzonte il Palermo si fa sempre più tetro e cupo ma nonostante ciò la proprietà continua a professare ottimismo emanando comunicati e chiedendo una proroga a Lega Figc per la presentazione della domanda di iscrizione.

Una “preghiera” che con ogni probabilità non verrà accettata anche perché la Covisoc analizzerà le domande poste in essere entro il 24 di giugno e in quell’occasione l’incartamento della società di Viale del Fante è stato presentato non completo e carente in tanti aspetti.

In questo contesto c’è chi inizia a programmare il futuro per la rinascita del Palermo Calcio.

Per parlare di questo abbiamo raggiunto il proprietario della Damir Dario Mirri.Di seguito quanto emerso.

«Sono state dette tante cose, stiamo lavorando al progetto e non c’è altro da dire».

Sull’idea Zeman.

«Allo stadio ho sempre sostenuto che sia un grandissimo personaggio ma tra il dirlo ai miei amici tifosi e il fatto che possa lavorare per il Palermo c’è differenza».

C’è stato qualche contatto?

«Non ho sentito Zeman – ne sarei felicissimo e orgoglioso – bisogna sapere cosa ne pensa lui».

Conclude…

«È una persona con una certa integrità, con principi e una figura storica forse incompiuta per Palermo: sarebbe la chiusura del cerchio per tutte la parti.

Inoltre è un modello legato ai giovani, rappresenta la figura del costruire qualcosa e in più ha quell’aurea di romanticismo che nel calcio di oggi manca.

Ripeto, ancora non c’è nulla di concreto ma confermo che è una persona che stimo moltissimo».

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Pillon: “Sono disoccupato, non ho raccomandazioni e sponsor”

Bepi Pillon si racconta a Il Centro. Dopo la promozione sfiorata con il Pescara è senza panchina e non nasconde la sua delusione per come il calcio italiano è ancorato a dinamiche non proprio meritocratiche.

PESCARA. Pantaloncini, maglietta e infradito. In soffitta fischietto, palloni e casacche. Bepi Pillon da ieri non è più l’allenatore del Pescara, il suo contratto è scaduto ed è libero di accasarsi in altre squadre. «Per ora mi godo il mare. Vado in giro in pantaloncini tutto il giorno e mi rilasso. Qui si sta da Dio», racconta al Centro il 63enne allenatore veneto, che ha portato il Pescara a un passo dalla serie A.


Pillon, è ancora in vacanza in Sardegna?

«Sì, certo, ho casa vicino Muravera, a Costa Rei per l’esattezza, da tanti anni. Di solito mi trattengo in Sardegna fino alla prima settimana di luglio, perché ho sempre allenato negli ultimi 25 anni. Quest’anno, invece, forse mi tratterò per più tempo visto che non ho una squadra».

Ha smaltito l’amarezza dopo l’eliminazione dai play off?


«La settimana successiva alla semifinale contro il Verona è stata infernale. Ero sempre nervoso e ripensavo a quella maledetta partita. Quel tiro di Bellini, finito sopra la traversa, poteva cambiare la stagione…».

Nessuna chiamata?

«No, sono disoccupato (ride, ndr). Sono dispiaciuto perché, dopo una buona stagione, non mi ha cercato nessuno, ma conosco il calcio e so come funzionano certe cose in determinati ambienti». 

Ovvero?

«Non sono raccomandato, non sono legato ai procuratori e non ho sponsor. Sono un cane sciolto, fiero di esserlo, ma sono rimasto a spasso. A volte in Italia conta più il procuratore che il curriculum dell’allenatore…»

La speranza è quella di entrare in gioco appena salteranno le prime panchine?

«Vedremo. Alcuni mi considerano un vecchietto e preferiscono prendere i giovani, poi, però, quando le cose vanno male, le società chiamano noi vecchietti per rimettere le cose in ordine». 


Il suo ricordo di Pescara?

«Ho vissuto dei momenti straordinari. Ho avuto un rapporto splendido con il ds Giorgio Repetto e con tutti i ragazzi che ho allenato. Non parlo solo dell’annata appena conclusa, ma anche quella precedente, nel 2018, quando abbiamo centrato la salvezza. Quella squadra aveva grandi potenzialità e avrebbe meritato molto di più rispetto alla semplice salvezza».


Il momento più bello della sua avventura pescarese?

«Sono due. La vittoria in trasferta contro la Ternana l’anno scorso e poi il successo di La Spezia nell’ultimo campionato, dove abbiamo fatto una gara super. All’inizio del torneo giocavamo molto bene e abbiamo fatto delle grandi partite».


Poi cos’è successo?

«Con la cessione di Machin al Parma, l’infortunio di Melegoni e poi quello di Kanoutè, siamo rimasti in pochi a centrocampo. Abbiamo pagato tantissimo questa situazione. Memushaj si allenava poco perché aveva problemi fisici e faceva poi di tutto per andare in campo la domenica. Anche Brugman non è stato benissimo. Diciamo che le assenze di alcuni uomini sono state pesanti». 


L’assenza di un vice Mancuso ha influito?

«Lasciamo stare, non cerco alibi. Ho allenato un grande gruppo e ho avuto un grande bomber come Leo. Poi, se a gennaio fosse arrivato un giocatore in grado di supportarlo, l’avrei accolto a braccia aperte, ma così non è stato. Pazienza…».

È stata una stagione esaltante, andata oltre le più rosee previsioni?


«Negli ultimi 10 anni della mia carriera quella di Pescara è stata l’esperienza più entusiasmante. Mi sono divertito ad allenare questa squadra e ci siamo meritati tutto quello che abbiamo raccolto. Ad agosto nessuno credeva in noi, ma alla fine tutti hanno dovuto fare i conti con il Pescara. Ci davano per spacciati, invece abbiamo sfiorato la serie A». 

Nonostante qualche punzecchiatura del presidente Daniele Sebastiani.

«Con Sebastiani ho avuto sempre un rapporto molto sincero. Lui non mi ha mai creato problemi nel lavoro quotidiano e non ha mai messo bocca nelle scelte tecniche. Poi, tramite la stampa, ha fatto delle esternazioni, ma ho sempre rispettato la sua opinione e sono sempre andato avanti per la mia strada. Con la schiena dritta ho sempre fatto il mio lavoro».


Il suo erede è Luciano Zauri. Sorpreso dalla scelta fatta? 

«No, me l’aspettavo e credo che sia stata fatta la scelta più logica. È un bravo ragazzo ed è molto serio, sa lavorare, conosce l’ambiente e secondo me farà molto bene».


Che Pescara si aspetta?

«Il Pescara, fidatevi, allestirà una grande squadra. Ogni anno i biancazzurri partono in sordina e poi piazzano grandi colpi. Sebastiani è un presidente ambizioso e sono sicuro che ricostruirà una rosa in grado di lottare per il vertice».


L’anno scorso ha lanciato Gravillon e Machin. Il prossimo biancazzurro in rampa di lancio chi è? 

«Sarà l’anno di Bettella. È un ragazzo straordinario, parla poco e lavora tanto. In lui vedo tanto di Leo Bonucci, che è stato con me a Treviso quando aveva 19 anni. Bettella secondo me è molto più forte».

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Palermo, Mirri: “Zeman? Se ne occupa Sagramola”

Sembrano serie le intenzioni del nuovo Palermo di affidare la direzione tecnica a Zdenek Zeman. Ne parla il possibile futuro presidente Mirri alla Gazzetta Dello Sport.

Dario Mirri torna a parlare del Palermo del futuro e della necessità di pensare al bene dei tifosi rosanero attraverso il proprio progetto di ripartenza dalla Serie D, con l’ipotesi delle ultime ore (tra le altre) di affidare il ruolo di direttore tecnico a Zdenek Zeman.

Zeman e appello al sindaco

Intervistato da Gds.it, Mirri temporeggia sull’ipotesi ma rivolge soprattutto un invito al sindaco Orlando: “Zeman? Non saprei, ci sta pensando Sagramola, dico solo a chi dovrà decidere, quindi al nostro primo cittadino, che dovrà fare questa scelta con amore, individuando il profilo più idoneo e giusto per rilanciare il calcio qui a Palermo. Sono ancora sconvolto per quello che è successo”.

Palermo e Tifosi

“A loro posso dire che con noi sarebbero in buone mani. Si deve pensare prima al bene del Palermo e dei tifosi, poi verranno le altre cose. Basta parlare di soldi o altro; chiunque arrivi deve comunque pensare al bene dei nostri colori. Basta prese in giro

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Calciomercato.it, Zeman: “Non vogliono farmi lavorare”

Zdenek Zeman parla in esclusiva a Calciomercato.it. Racconta i suoi punti di vista su Sarri, Totti, Conte, Lazio e Roma. Nel finale manifesta scetticismo sul suo ritorno in panchina.

Mister Zeman, la Juventus ha ingaggiato Sarri. Cosa ne pensa?  

“Dopo tanti di Allegri, dice Zeman ai microfoni di calciomercato.it, credo che la Juventus cerchi qualcosa di diverso e Sarri sono convinto sia l’allenatore giusto”. 

Il club bianconero punta al bel gioco, ma l’imperativo vincere resta primario. Secondo lei riuscirà il nuovo tecnico a coniugare le due cose? 

“Penso di sì, resto convinto che chi gioca meglio abbia più possibilità di vincere Lui ha fatto bene a Napoli e con il Chelsea, credo possa dare qualcosa di diverso sotto il profilo del gioco”. 

L’ex allenatore del Chelsea predilige il gioco offensivo. Qualcuno lo ha accostato a lei. Vede qualche similitudine?

“Sul piano tattico no. Lui fa più possesso palla rispetto a me, io preferisco verticalizzare. Però, anche Sarri, come il sottoscritto, dà un’identità alla squadra e predilige il gioco d’attacco”. 

Con l’arrivo di Conte, l’Inter potrà colmare il gap dalla Juventus?

“Credo che l’Inter sarà la rivale numero uno dei bianconeri”.  

In casa Roma ennesimo cambiamento. E’ arrivato Fonseca. Farà bene?

“Bisogna vedere la campagna acquisti”.

 Sulla proprietà americana si è espresso più volte

“Per me la Roma è una delusione, merita di più. Pallotta ha fatto tutti gli sforzi esclusivamente per costruire lo stadio. Ora vedremo come andrà a finire”. 

Quale effetto le ha fatto l’addio di Totti? 

“A me ha fatto più male il suo addio da giocatore, perchè credo potesse dare ancora qualcosa. Come dirigente non gli hanno fatto fare nulla,  non serviva, se non come rappresentanza. Meglio che sia andato via. Francesco è nato nella Roma e credo dovesse ‘morire’ in questa società, ma non hanno voluto”. 


La sua seconda esperienza sulla panchina giallorossa andò male. Ha qualche rimpianto?

“Sì, non aver potuto disputare la finale di Coppa Italia, visto che l’avevo conquistata io. Mi hanno mandato via prima”. 

Sponda Lazio, confermati Inzaghi e il ds Tare. I biancocelesti possono fare il salto di qualità tanto atteso dai tifosi?

“Credo possa lottare per la Champions League”.

Lei è tifoso della Lazio o della Roma? 

“Mi sono trovato bene sia nella Lazio sia nella Roma di Sensi”.

Il suo cuore però immaginiamo abbia una preferenza…

“Fare qualcosa di buono per la Roma mi ha dato più soddisfazioni”.

Quando rivedremo Zeman su una panchina? 

“Sto aspettando. Io ho il desiderio di lavorare, ma gli altri evidentemente non vogliono”.

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Foggia, Zeman: “Tornerei con un società seria. Il calcio non va”

Zdenek Zeman torna a parlare del Foggia, della serie B e di un calcio ormai sempre più dominato da interessi economici.

“La serie b come la serie c ha molti problemi all’interno, soprattutto problemi economici, perché quando comandano i soldi è difficile uscirne. Penso che tutto il campionato di serie b non è stato di grande qualità quest’anno, certo il Foggia poteva ambire ad altro ma non è stato così. Il Foggia non ha cominciato male il suo campionato poi però si è bloccato ed alla fine non è riuscito a mantenere la categoria”.

Non tornerei in C a Foggia

“Grassadonia è abituato ad allenare i giovani. Si può lavorare con i giocatori più vecchi e con i giovani. Anche se sono stato bene a Foggia tanti anni quando ho allenato ma credo che in serie c non sarei propenso nel tornare ad allenare. L’importante è che se entra un nuovo gruppo nel Foggia voglia occuparsi di calcio mettendo la squadra nella serenità giusta per lavorare”.

Il calcio di oggi non va

“L’idea che mi sono fatto dopo il 13 maggio è che il calcio non va, come ad esempio la situazione del Palermo che prima è stato retrocesso e poi ha avuto solo punti di penalizzazione. L’allenatore non corre in campo, quindi non dipende dall’età, finché funziona la testa si può ancora allenare anche a 70 anni”.

Tornare a Foggia

“Per tornare ad allenare a Foggia bisogna vedere come andranno le cose e parlare, certo che tornerei ma con una società seria alle spalle perché l’ultima volta che ho allenato a Foggia non è stato così. Non ci sono difficoltà nell’allenare i giovani, il problema è trovare i giovani adatti perché non tutti sono dei campioni. Carraro è un ragazzo giovane e l’impatto dalla primavera con la serie b non è stato facile ma lui ha fatto un buon campionato con me a Pescara”.

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