Napoli-Az 0-1: la furbizia di Slot paga

Un Napoli pigro casca in pieno nel tranello ordito dal tecnico olandese. Gattuso in stato confusionale tanto nella scelta dell’undici titolare quanto nelle sostituzioni.

1. La trappola

Arriva per la prima giornata di Europa League, al San Paolo, la squadra olandese dell’Az Alkmar. Un manipolo di giocatori giovani e irriverenti, che divertono e si divertono. Koopmeiners, Stengs, Mijdtso, Bouadu sono gli under più attenzionati della squadra olandese. Il loro allenatore, Arne Slot, è giovane, esuberante ma a Napoli ha mostrato tutta la sua futuribilità gestionale.

Infatti, piuttosto che perseguire ideologicamente un percorso reso impraticabile dal Covid, che ha falcidiato l’intera rosa dell’Az, Slot ha provveduto di necessità virtù. Privato di tutte le punte in rosa, ha badato a difendersi infoltendo il centrocampo di mezze punte e mezze ali. L’idea di fondo, guardando forse lo show azzurro contro l’Atalanta, è stata sin da subito togliere profondità a Osimhen e Lozano e mettere il centrocampista di zona a uomo su Mertens. Il belga, dunque, è risultato sempre inefficace nella sua aggressione alla seconda palla tra la difesa e il centrocampo.

Gattuso, persuaso per i dieci gol fatti ma anche subiti nelle prime quattro partite di campionato della enedemica propensione all’attacco della squadra di Slot, ha schierato Hysaj bloccato a sinistra e Lobotka per eludere con dribbling secco la pressione in avanti avversaria. Poco turnover, perché, per sua ammissione, ne ha saggiato gli svantaggi sulle panchine europee in maglia Milan. All’epoca non superò il turno di Europa League.

2. Gli errori

Tuttavia, al Napoli, Rino possiede ben altre alternative di qualità rispetto all’esperienza rossonera. Pertanto appare il pregiudizio sul turnover una verità presa da Gattuso come assoluta benché, come ogni scelta, nei suoi risultati efficiente in modo relativo. Nel momento in cui Slot ha preso la strada del catenaccio mentre Gattuso ha preservato l’equilibrio tattico contro un fittizio calcio arrembante avversario, i primi 45 minuti erano destinati a svolgersi come sono concretamente andati. Possesso palla sterile da parte degli azzurri.

L’Az ha concesso soltanto le fasce dove il Napoli non riusciva a sfondare con costanza. Hysaj ha reso asimettrica la squadra e poco ampia. Il centrocampo a 3 dell’Alkmaar è riuscito a scalare sempre bene. Stoppando l’albanese la palla di destro, consentiva alla retroguardia avversaria di non schiacciarsi nell’area piccola perché alcuna palla, Hysaj, a girare dietro la linea di difesa avrebbe potuto calciare di sinistro. Quello spazio che se cercato dal piede di Mario Rui avrebbe permesso aggressioni ben più decifrabili al genio di Osimhen. Inoltre, proprio la suddetta linea di passaggio che la presenza del sinsitro di Rui avrebbe aperto, se coperta dalla scalata all’indietro dei centrali di difesa dell’Az, avrebbe liberato spazi a Mertens accorrente a rimorchio.

Mertens che, in assenza di Zielinski, manca di un alterego in grado di sterzate, dribbling e tiro, ha però un surrogato particolarmente diverso, ossia Petagna. Il bomber italiano è centroavanti atipico, a cui piace venire a giocare sulla trequarti; più pericoloso, Petagna, quando spallino nell’andare a concludere a rimorchio l’azione piuttosto che a comportarsi da opportunista. Per queste caratteristiche, perfettamente complementare ad Osimhen. Dunque, perché non utilizzarlo come seconda punta fisica data la brutta partita del belga? Certo, due prime punte abbisognano della copertura in mediana ideale. Funzione per la quale Demme e Bakayoko sono presenti in rosa. Lo spagnolo e lo slovacco, invece, insieme in campo non presidiano adeguatamente la difesa ma non assicurano una maggiore velocità di manovra, toccando entrambi troppe volte la palla.

3. Gattuso il temporeggiatore

L’Az, dunque, è giunta a Capodichino tacciata di cluster e con l’intenzione tattica di farsi assediare. Il Napoli si è limitato ad accamparsi intorno alle mura mai sferrando però un attacco senza soluzione di continuità a causa anche dell’undici scelto. Formazione frutto di un preconcetto sul turnover non ponderato. Rui, Demme e Petagna avrebbe dovuto poter giocare; soprattutto il primo.

Gattuso è apparso poco convincente anche nelle sostituzioni effettuate. Insigne per Lozano ha migliorato la gestione della palla sacrificando l’attacco alla profondità del messicano. Il Napoli è risultato offensivamente piatto verso la fine del match, quando ci sarebbe stato bisogno di accelerare. Petagna per Osimhen… così giusta sinanche al costo di perdere un colpitore di testa con l’avvicinarsi di una fase del match dove i ragazzi di Slot avrebbero consentito soltanto i traversoni alti? Sembra più mancanza di coraggio e/o reverenza eccessiva per Mertens.

Un Az Alkmaar sano non avrebbe derogato al suo gioco e verosimilmente perso la partita ma ha reagito con i giusti anticorpi al virus. Il Napoli ha preferito tenersi distante dalla dinamica insorta credendo erroneamente che le tre vittorie macinate avrebbero provveduto a vincere in solitaria la partita. De Wit, il match winner, ha ricordato agli azzurri che non funziona così. Desumere dalla scialba prestazione di stasera manifeste volontà, da parte degli azzurri, di immolare il percorso europeo in favore del campionato è giudizio ancora per una settimana frettoloso. Tra sette giorni, a San Sebastian, contro la Real Sociedad, i partenopei si giocano il passaggio del turno.

Massimo Scotto di Santolo

Napoli-Atalanta 4-1: Gattuso insegue Flick

L’impressione è che Castelvolturno sia un centro sperimentale per il calcio italiano. L’Italia importa tardivamente le novità europee attraverso il Napoli. Dal Guardiolismo sarrista alla Verticalità di Gattuso, la quale ricorda molto quella del Bayern Monaco campione d’europa.

1. Il gioco del Tavolino

Il gioco del Tavolino è famoso a Napoli come a Torino. Città entrambe che si prestano facilmente alla narrazione esoterica. L’attività in questione rimesta nel paranormale con la speranza di evocare uno spirito che si spera sia benigno o comunque non resti intrappolato tra le mura domestiche. Chi si sottrae alla disputa è tacciato goliardicamente di viltà e di fifa. Perciò conviene per gli orgogliosi sempre parteciparvi.

Il Napoli, bloccato dall’ASL di Napoli 1 e 2 prima in via implicita e poi esplicita, non ha potuto cimentarsi in questa pratica terrificante insieme ai nemici di sempre, la Juventus. Mezza Italia ha accusato il Napoli per l’appunto di paura; paura di affrontare lo spauracchio Ronaldo senza gli indisponibili Zielinski, Elmas e Insigne.

Poiché il Protocollo va rispettato fino a scardinare il grado gerarchico delle leggi del nostro ordinamento, purché si concluda il campionato corrente, il Giudice Sportivo Mastrandrea, sorteggiato dalla Juventus tra le anime a disposizione, ha sanzionato il Napoli. Una sanzione che consta di un 3-0 a tavolino in favore della Juventus e un punto di penalizzazione per il Napoli.

2. La Dea

Il Napoli orgogliosamente imbufalito d’esser rimasto intrappolato a Castevolturno ha estratto però sulla ruota del calendario di Serie A una entità ancorché divina beneaugurante: l’Atalanta di Gasperini, il cui simbolo è proprio la Dea Fortuna. L’incontro è stato più che proficuo per quanto inatteso. Gli orobici, considerati in modo coatto papabili campioni d’Italia, hanno subito quattro schiaffi da un Napoli invece sulla soglia del linciaggio mediatico per non aver preso il volo direzione Juventus Stadium.

Gasperini, sin dall’undici titolare, mostra superbia. Rinuncia ad Hateboer con l’insipiente De Paoli. Inoltre, schiera due lungodegenti quali Toloi e Ilicic contro due bocche di fuoco come Koulibaly e Lozano, poi completa il lavoro, il Gasp, schierando lo sfasato Zapata appena rientrato dalla Colombia e sfornendo la mediana del lavoro prezioso di Freuler, sostituito dal poco riflessivo Pasalic. La settimana tipo, il poco lavoro a Zingonia tra palestra e campo, si riflettono sul campo. Il Napoli, che ha intanto potuto dedicarsi in modo maniacale alla preparazione della partita, travolge i nero azzurri. Tuttavia il mismatch è risultato tattico e lo sarebbe stato a prescindere dalla sosta nazionali.

Infatti, le marcature atalantine, uomo su uomo a tutto campo, che accettano l’uno contro uno anche a difesa rappresentano manna dal cielo per Osimhen e Lozano. Il messicano e il nigeriano chiamano la profondità ogni due minuti. L’Atalanta è abituata a giocare contro squadre che in Italia giocano un possesso palla difensivo, tendenzialmente all’indietro, un guardiolismo evirato di tecnica e imprevedibilità. Un modo per difendere all’italiana con la palla tra i piedi piuttosto che undici uomini dietro la linea della palla. Così le marcature ad uomo dell’Atalanta diventano rebus irrisolvibili. Nel momento in cui gli smarcamenti avversari mirano alle spalle degli atalantini, allora la struttura del Gasp inizia a vacillare.

3. Un Napoli grande e moderno

Gattuso ha trovato la quadra come il Bayern Monaco di Flick. Il passo di Manolas e Koulibaly consente alla difesa di reggere qualsiasi attacco alla profondità ma l’istintività di entrambi ha consigliato un baricentro più basso che esalta la loro fisicità nella ressa dell’area di rigore. Mancava un Goeretzka, visto che Fabian detta i tempo meno bene pur facendo il verso ad Alcantara. Demme è un mediano posizionale tascabile, diligentissimo ma un aborto, data la statura del tedesco, di ogni ambizione calcistica moderna. Lobotka, Zielinski ed Elmas danno dal canto loro dimensione e soluzioni alla rosa. Bakayoko completa il cerchio: il mediano francese è complementare alle mancanze di Ruiz ma, diversamente da Goeretzka, estremamente posizionale.

Determina l’equilibrio del centrocampo Mertens in versione Thomas Muller, arretra come una mezz’ala, rifinisce come un trequartista, segna come una punta… mena e rincorre alla stregua di un incontrista. E’ in pieno delirio di convinzione; convinzione che si possa vincere qualcosa d’importante alle falde del Vesuvio, ma il fisico e l’età anagrafica suggeriscono di pensare di pensare ad un surrogato del belga: Zielinski?

Infine, Osimhen, che è l’unico attaccante del campionato che non vuole la palla tra i piedi, fa arretrare sistematicamente la linea difensiva avversaria. Tale rinculo apre varchi tra cielo e terra, difesa e centrocampo, dove i sogni dei bambini più fantasiosi trovano forma. Mertens, Insigne, Lozano e Politano per dedizione all’estro, con l’estetica inebriante dei cigni, pertanto sguazzano nel lago della trequarti nemica. Stavolta però non gli manca la cattiveria teutonica di un calcio che se vuol essere così verticale e talvolta anche lungo non può cincischiare sotto porta. Gli spazi per gli avversari per ripartire ci sono; bisogna, tuttavia, scegliere anche come perdere il controllo della sfera. Ripartire dal calcio di fondo o dalle mani del portiere avversario è sempre la scelta migliore.

4. La genetica

Il Napoli ha durante il calciomercato estivo modificato la sua genetica pallonara. Era la vittima sacrificale dell’Atalanta, ora gli ultimi studi ci raccontano che l’evoluzione ha fatto il suo corso: chi era cacciatore ora è preda. Il 4-1 è tutto qui.

Ora tocca all’Atalanta decidere se cambiare. Non lo farà! L’orchestra orobica per il calcio italiano e per quello medio basso europeo suona ancora piacevoli melodie. Soprattutto non è reale intenzione dell’Atalanta competere per lo scudetto. Tuttavia, quel 442 del 2 Tempo che ha dato concretezza e ragione allo scriteriato modo di fare del 352 iniziale… come interpretarlo?

Disse un gigante del nostro basket, Bogdan Tanjevic, allorché gli chiesero vent’anni dopo di commentare il successo europeo della sua Italia del ’99, che la Spagna ad un certo punto schierò la zona per non prendere 40 pt di scarto. Beh, Gasperini si è messo a specchio per non prenderne 8, dando alle sue marcature riferimenti ben più certi di quelli di partenza. Chissà che quell’Italia cestistica, outsider, e con grande cuore e difesa, non sia un esempio per il Napoli. Infatti il dato da cui ripartire non sono i 12 gol in 3 partite ma il solo gol subito in altrettante gare.

Massimo Scotto di Santolo

Juventus-Napoli, 3-0 a tavolino per i bianconeri

E’ arrivata l’attesa sentenza del giudice sportivo sulla partita Juventus-Napoli mai disputata. Vittoria per 3-0 a tavolino e -1 al Napoli

Il match Juventus-Napoli si decide, per ora, a tavolino. Il giudice sportivo, dopo giorni di analisi e riflessioni, conferma il 3-0 a tavolino con un punto di penalizzazione al Napoli. Gli azzurri faranno ricorso, lo ha fatto capire il legale Grassani poco prima della sentenza

“Il Napoli non accetterà sanzioni neanche minime ed una cosa deve essere chiarissima. In caso contrario, verranno percorsi tutti i gradi di giudizio che l’ordinamento statuale prevede e non si potrà fare a meno di rivolgersi all’autorità giudiziaria ordinaria. Partire per Torino avrebbe determinato la commissione di un reato, previsto e punito dall’articolo 650 del codice penale. Oltre a mettere in pericolo una moltitudine di soggetti”

Carraro: “Zeman mi ha dato tanto, con lui sono migliorato”

Marco Carraro, ex Pescara classe ‘98, si è presentato al Frosinone in conferenza stampa. Ha parlato anche dei suoi trascorsi con Zeman.

Quanta è stata importante la figura di Nesta nel tuo trasferimento a Frosinone?

“Sicuramente – spiega Carraro – è stato importante per il trascorso che ho avuto con lui nel Perugia. Con il mister e il suo staff mi sono trovato bene, per cui sono contento dell’opportunità che mi sta dando insieme alla Società giallazzurra”.

Cosa ti aspetti dall’esperienza a Frosinone e cosa pensi di portare in più alla rosa che hai trovato?

“Sicuramente arrivo in una piazza molto ambiziosa ed esigente, quanto al campo dobbiamo pensare partita per partita e non fissarci obiettivi e penso così facendo che potremmo riuscire a disputare un buon campionato”.

Contro il Frosinone hai giocato con il Pescara di Zeman e con il Perugia di  Oddo. Anche nella gara della rimonta canarina a Pescara.  Hai vinto, hai perso due gare e hai anche pareggiato. Che squadra hai affrontato in quelle quattro gare?

“Una squadra molto esperta, con giocatori che si conoscono da diversi anni peraltro di categoria superiore. Penso che sia uno degli organici più forti della serie B”.

Quanto c’è di Zeman nel suo modo di giocare e in cosa ritiene di dover migliorare?

“Zeman mi ha dato tanto, è stato il primo allenatore a farmi giocare in B. Con lui sono migliorato nel gioco in verticale, nel saper sfruttare lo spazio in profondità. Debbo migliorare invece nella fase di non possesso, spero di accrescere il mio bagaglio nello specifico qui nel Frosinone”.

Quali sono le tue caratteristiche principali? E in che ruolo del centrocampo ti piace giocare?

“A centrocampo mi piace giocare sia da play davanti alla difesa ma anche a due. Le caratteristiche sono di un giocatore al quale piace andare a prendere il pallone, palleggiare con i compagni, giocare un buon calcio sotto il profilo del fraseggio”.

Il suo ruolo di centrocampista la porta ad essere considerato il vice Maiello. Può giocare anche in altri ruoli del centrocampo?

“Io mi metto a disposizione del tecnico e di tutto l’organico, poi se posso dare una mano lo farò dove mi diranno di farlo. So adattarmi benissimo”.

Dopo l’esperienza a Perugia cosa si aspetta da questa stagione?

“Mi aspetto una crescita sia a livello personale sia come classifica rispetto alle ultime stagioni. E’ il punto più alto dei miei primi tre anni di carriera, arrivo in una piazza molto importante per questa categoria e spero di crescere insieme”.

In quale posizione di classifica collochi il Frosinone?

“E’ ancora presto per esprimere giudizi. Manca la condizione ottimale, sono arrivati dei giocatori nuovi e mi pare un po’ prematuro indicare una posizione precisa, credo che ne sapremo di più solo col passare delle partite”.

Maran: “Quando siamo partiti per Napoli non avevamo la testa per giocare”

Rolando Maran si confessa, interpellato su Juventus-Napoli, ai microfoni di Sky Sport. Si è espresso sul pericolo coronavirus e delle conseguenze che ha avuto sulla sua squadra.

Ai tanti che ancora non si spiegano i motivi per i quali il Napoli, prova a dare una mano Rolando Maran

“Voglio dare la mia testimonianza. Mi sembrava giusto esserci, fare commenti su altri aspetti non me la sento. Io posso raccontare quello che è successo a noi, come l’abbiamo vissuto e perché l’abbiamo vissuto”. 

“Ci siamo trovati da un giorno all’altro con tanti ragazzi positivi. Abbiamo seguito tutti i protocolli, ma forse eravamo già avanti. Nella trasferta di Napoli volevamo essere sicuri di portare solo i negativi, è stata una trasferta strana ma non è bastato. Questo deve fare alzare l’attenzione, noi ne siamo i testimoni attivi. Nonostante abbiamo seguito qualsiasi tipo di attenzione siamo qui in una situazione particolare”.

“Faremo altri tamponi, speriamo che ci siano buone notizie. Stiamo vivendo una situazione talmente grossa e particolare che siamo dispiaciuti per tutti. Bisogna stare attenti alla salute e poi anche all’aspetto calcistico.”

“Abbiamo tanta voglia di tornare in campo, anche perché, a parte una giornata in cui ci siamo allenati a gruppi, alla fine non ci siamo più allenati dalla partita di domenica scorsa. I ragazzi stanno bene, anche chi fa parte del gruppo squadra. La cosa importante è che si fermi il contagio, abbiamo fatto di tutto perché accada.”

“Quando siamo partiti per Napoli non avevamo la mentalità di chi va a giocarsi una partita. L’abbiamo fatto tra mille difficoltà, siamo partiti un giorno dopo proprio per essere tranquilli”

Lazio-Atalanta 1-4: La Dea è già Forza 8

Lazio-Atalanta riconferma la Dea. A poche ore dal sorteggio dei gironi di Champions League, la cui urna ha regalato sfide di grandissimo fascino con Liverpool e Ajax e il Midjytilland. A pochi mesi dallo storico quarto di finale raggiunto, l’Atalanta inizia la nuova stagione dando otto roboanti giri al motore.

Lazio-Atalanta. L’ennesima grande partita della banda di Gasperini restituisce nell’immediato due elementi estremamente significativi:
-Il primo è un dato statistico, che riguarda Robin Gosens. Con la prestazione monstre di ieri sera l’esterno sinistro raggiunge quota 10 reti e 9 assist in 36 partite. Nessun difensore come il tedesco dall’inizio dello scorso campionato nei principali cinque campionati europei.
-Il secondo è un dato di fatto. E ha come protagonista il Papu Gomez. L’universalità dello spessore e del valore dell’argentino devono essere ormai riconosciuti al punto da considerarlo senza dubbio tra i migliori nel ruolo all’interno del panorama europeo.

LA PARTITA

Guardando il risultato si potrebbe pensare che la Lazio sia stata surclassata sotto tutti i punti di vista e che abbia offerto una prova largamente insufficiente. Vero solo in parte, poiché il marchio di fabbrica dell’Atalanta vuole che le vittorie arrivino il più delle volte passando letteralmente sopra agli avversari.
Ma i biancocelesti, pur perdendo meritatamente, avevano approcciato anche bene alla gara, cercando in maniera molto ambiziosa di schiacciare l’Atalanta nella propria metà campo e riaggredire immediatamente bloccandole la fase di uscita, e hanno avuto le loro occasioni. Basti pensare alla traversa rocambolesca di Immobile nel primo tempo e all’errore a tu per tu con Sportiello nella ripresa che avrebbe portato il risultato sul 2-3 nel giro di poco tempo. E quando al termine della prima frazione il tabellino segnava lo 0-3 saranno sicuramente partiti i voli neanche così pindarici atterrati allo scorso anno quando con le stesse dinamiche la Lazio nella ripresa conquistò il 3-3

L’Atalanta è stata certamente più cinica e risolutiva nel momento topico, confermando la regola secondo la quale prestazioni brillanti generano principalmente gol brillanti. Un assunto che tiene pienamente fede alla natura della squadra.
E ne sono testimonianza sia il secondo di Hateboer che il quarto di Gomez.
Paradossale pensare che l’olandese lo scorso anno sia rimasto all’asciutto in campionato. Specialmente tenendo conto delle direttrici di gioco classiche. Coinvolgono costantemente gli esterni e dei numeri da capogiro sotto questo punto di vista dell’amico Robin sulla fascia opposta. E’ di quest’ultimo il pallone pennellato che al volo di destro viene scaraventato in rete.

Errore individuale da matita blu di Marusic, che stringe troppo senza motivo lasciando l’avversario completamente solo e libero di inserirsi alle sue spalle.
Quello di Gomez, l’ultimo della gara, è un vero e proprio gioiello. Tecnica individuale, esplosività e rapidità di esecuzione, che spegne nel migliore dei modi il fuoco vivo del match.

Difficile stabilire dopo sole due giornate se l’Atalanta sia in grado di migliorare addirittura il terzo posto dello scorso anno. Considerando anche il dispendio di energie psicofisiche e i punti che la Champions potrebbe togliere come lo scorso anno.
I soliti straordinari richiesti all’imprescindibile duo Freuler-De Roon saranno probabilmente arricchiti dall’arretramento di Pasalic in diverse situazioni. Faranno da contraltare all’abbondanza quantitativa e qualitativa in avanti, in speranzosa attesa sempre di Ilicic, e al buon numero di alternative nel reparto arretrato.

Di certo parlare di realtà a tutti gli effetti è scontato già da parecchio. Ma se le aspettative continuano a crescere senza sosta, le pressioni iniziano a diventare gigantesche principalmente e soprattutto per altri nerazzurri. Quelli aventi base a Milano.
Per Gasperini, che non riuscirà mai a farsi apprezzare del tutto. Atteggiamenti spesso poco consoni in panchina e vena polemica sempre pronta ad emergere quando le cose non girano come dovrebbero. Quella contro la Lazio è la vittoria numero 100 in 189 partite in Serie A con l’Atalanta.

Gioacchino Piedimonte

Roland Garros, Nadal batte Mcdonald e Burger King scherza

Battuta in stile “Il Principe Cerca Moglie”, in cui in modo scherzoso si gioca la guerra tra i re del burger. Succede al Roland Garros, Nadal batte Mcdonald e scatta un Tweet di Burger King France.

“Probabilmente sarai ancora affamato”, recita il post di Burger King France. Rafael Nadal ha appena divorato Mcdonald in un boccone, 6-1 6-0 6-3, ma per i social media manager era ghiotta l’occasione per una geniale trovata pubblicitaria.

SALVIO IMPARATO

Parma-Napoli 0-2, non è possibile fermare il progresso

Un Napoli bipolare sbanca il mai ospitale Tardini: i partenopei concedono nel 1T ampie porzioni di sonno ai propri tifosi, sfidando la noia antizemaniana di Reja. Poi le nuove leve, Victor Osimhen su tutti, inondano di azzurro la difesa parmigiana costretta a capitolare.

1. La soporifera declamazione del possesso palla

Gattuso, democristianamente, sceglie per la prima di campionato della stagione ’20/’21 una formazione antica, piatta e senza profondità. Soprattutto stanca nelle soluzioni! L’allenatore azzurro probabilmente cade nell’inganno di Liverani. Mister dalla propensione al gioco areoso e propositivo; tanto bravo a riprodurre un calcio spagnoleggiante, Liverani, quanto incapace di scegliere i progetti a lui più consoni. Dopo Palermo e Genoa che hanno rappresentato brusche frenate della sua carriera la buona impressione mostrata alla guida del Lecce avrebbe dovuto imporgli una maggiore cautela nell’accogliere un nuovo progetto calcistico.

Il Parma, infatti, a sua disposizione è architettato per il gioco di rimessa e contropiede di D’Aversa. Ducali che però nel frattempo non hanno inserito qualità in mediana (fondamentale per il gioco di Liverani) e perso definitivamente Kulusevsky e, almeno momentaneamente, Gervinho per infortunio. I veri segreti, lo svedese e l’ivoriano, dell’efficienza di un calcio così sparagnino come quello di D’Aversa. Liverani però ha accumulato esperienza e dunque con opportunismo, onde subire imbarcate, presenta un pugilistico e guardingo 4312. Gattuso attendeva aggressione e possesso palla dei ducali, in cui Insigne e Mertens avrebbero potuto trovare spazio nella propria metà campo per lanciare in campo aperto Lozano… e invece ha affrontato il più gretto attendismo.

Contro quest’ultimo la marea azzurra è apparsa abbastanza improduttiva. I partenopei hanno conquistato la metà campo ma il predominio territoriale si è concretizzato in un ridondante possesso palla privo di sbocchi sulla profondità. Mertens chiamato a giocare fuori per alimentare l’intelaiatura napoletana ha svuotato perennemente l’area di rigore. L’inconcludenza della fitta rete di passaggi napoletani ha ridotto progressivamente la verve individuale anche di chi la luce dovrebbe accenderla nella difficoltà. Tanti i dribbling e i suggerimenti sbagliati dai più talentuosi. Lozano ci prova mettendo in apprensione Pezzella ma predica in un deserto delocalizzato sulla fascia destra. Così il 1T resta inchiodato su di uno scialbo e senza occasioni da rete 0-0

2. L’ingresso di Osimhen

Questa impalatabile litania è sconquassata dall’ingresso di Victor Osimhen. Il nigeriano subentra a Demme. Il Napoli passa dal 433 ad un molto offensivo 4231 con Zielinski e Ruiz in mediana. Come con Ancelotti ma non è un film di Nolan il nostro. Victor, sebbene fagocitato dal suo pauperismo tecnico, inizia a correre alle spalle dei difensori parmensi, poi si pianta in area di rigore – riempiendola – con le ganascie alle gambe, quando la palla scorre ai lati dell’attacco azzurro. Due cose semplici che rivoluzionano il match. Mertens a quel punto gravita libero dai raddoppi intorno alla sua mattonella: la lunetta dell’area di rigore.

Il Napoli sembra improvvisamente volare su trame che poco importa se improvvisate o preparate. Ciò che conta è che non appaiono anacronistiche come vecchi vestiti tattici rammendati. Basta un cross del resiliente Lozano, un’aggressione alla palla da parte di Osimhen che costringe il difensore ducale all’errore, che Mertens solo come mai prima di quel momento può stoppare e rubare il barattolo della marmellata a Luigi Sepe. E’ 1-0. Parma d’un tratto in bambola. Trasmissione della sfera dal centrale al terzino parmigiano fiacca. Lozano che il campo lo brucia con leggerezza e non lo consuma mai con pesantezza di passo scippa il pallone. S’invola, il messicano, fin dentro l’area avversaria, tira costringendo Sepe alla respinta; sulla quale però si avventa Insigne che chiude la partita siglando lo 0-2.

Insigne e Mertens che conquistano dunque la locandina di questo primo film pallonare della stagione. Tuttavia, i tre punti a casa li portano, offensivamente parlando, Osimhen e Lozano. Il primo per aver cambiato il piano partita grazie alla sua determinazione e alle sue caratteristiche; il secondo per aver creduto alla vittoria quando gli altri sembravano ancora in vacanza. Da un punto di vista difensivo, compartecipano al successo i cinque interpreti difensivi: i quattro della linea e il sicuro Ospina. Sorprende la concentrazione ritrovata, ultimamente calata in modo considerevole, di Kalidou Koulibaly, a maggior ragione se si pensa alle trattative di calciomercato in cui è coinvolto. Della sua scoperta leadership ne hanno beneficiato tutti, in primis l’irruento Manolas.

3. il 4231

Le modalità del successo azzurro in terra emiliana, inevitabilmente, apre il dibattito sul passaggio definitivo al modulo del 4231. Una valutazione che non può prescindere dal funzionamento occasionale e a gara in corso che tale soluzione tattica ha offerto al Napoli. L’idea di schierare tre mezze punte, come Insigne, Politano, Lozano e Mertens dietro Osimhen o Petagna darebbe sicuramente un impulso offensivo importante alla squadra a discapito però dell’equilibrio difensivo. In particolar modo la questione appare priva di fondamento se si pensa alla dotazione di trequartisti in pectore di cui gode Gattuso: Zielinski ed Elmas; i quali darebbero consistenza difensiva al modulo in esame e, allo stesso tempo, potrebbero presenziare in area di rigore al fianco di Petagna, Osimhen o Mertens, per aggirare così l’inconsistenza offensiva mostrata dal Napoli al Tardini nel 1T.

Chi ritiene difficoltosa la gestione delle risorse umane, immaginando la competizione di cinque uomini nei ruoli di sottopunta, declassa il Napoli a provinciale. Le due punte pure – e Mertens seppure in modo eterodosso – sui 90 minuti, qualora non supportate da quattro centrocampisti effettivi, non possono essere proposte nel 442. Ma il Napoli benché le critiche mediatiche ha anche i giocatori perfettamente adatti alla mediana a due. Infatti, Ruiz è stato nominato miglior giocatore dell’europeo u21 quando con la maglia della Spagna ha interpretato magnificamente bene il ruolo di palleggiatore in un centrocampo a 2. Demme e Lobotka, al Lipsia e al Celta, praticavano con intelligenza e maestria il ruolo di registi rispettivamente in un 343 e in un 442.

4. Il calciomercato

A mancare nel mercato del Napoli, non è certo l’ala destra cercata – oggi si parla di Delofeu – che finirebbe per giocare poco in concorrenza con Lorenzo Insigne. A mancare non è nemmeno il centrocampista difensivo, il quale più che altro servirebbe per ragioni soprattutto numeriche, a meno che non si voglia considerare Elmas utile per il quartetto dei mediani del centrocampo a 2. Il macedone ha il talento per ricoprire quel ruolo, pur tuttavia, forse, manca ancora della maturità necessaria. La grande mancanza degli azzurri, stante la possibile permanenza di Koulibaly, è un terzino sinistro d’affiancare a Mario Rui.

Lo sviluppo della manovra collettiva e la dimensione offensiva di Insigne ne risentono eccessivamente quando manca all’appello il terzino portoghese, anche per le sole sovrapposizioni che quest’ultimo può garantire rispetto all’adattato Hysaj.

Massimo Scotto di Santolo

Milik in azzurro: “una storia sbagliata”

Milik in azzurro: "una storia sbagliata"

Il 9(9) polacco del Napoli, Arkadiusz Milik, conclude la sua avventura in maglia azzurra. Il centroavanti è a meno di un passo dalla Roma. Raccoglierà l’eredità di Dzeko.

1. Il primo Milik, quello lunare

“Cominciò con la luna al suo posto; e finì con un fiume d’inchiostro”. Beh, l’avventura partenopea di Milik ha animato i letterati e il pueblo sportivo. Non è rimasta la vicenda sportiva di questo calciatore indifferente agli occhi della città, che però nelle more dell’affaire l’ha definitivamente derubricata a fallimentare. Sebbene la penna abbia fatto il suo corso, trasformando la speranza profusa dalla piazza nell’atleta in disillusione, durante una notte molto buia d’Agosto, per un attimo Milik apparve come la luna e noi le sue stelle.

Il Napoli aveva appena ceduto Higuain alla Juventus per 90 mln ed urgeva un sostituto. Da una parte, c’era il talentuoso ma spento Manolo Gabbiadini altrettanto in partenza. Dall’altra, il Napoli aveva scelto innanzitutto per il ruolo di centroavanti di scorta, da cui il numero 99, un sinistro neoclassico esploso in maglia Ajax, il nostro Milik. L’impossibilità di arrivare ad Icardi, designato erede del Pipita, ed una prestazione sontuosa di Gabbiadini in amichevole contro il Monaco a cui rifilerà ben 4 gol convincono il Napoli a puntare sulla punta italiana e polacca.

L’indecoroso 2-0 di svantaggio maturato nel 1T all’Adriatico di Pescara contro i delfini neopromossi di Oddo porta Maurizio Sarri a sparigliare le carte nella ripresa. Fuori Insigne e Gabbiadini, dentro Mertens e Milik. I due trovano subito grande intesa. Il Napoli pareggia, meriterebbe un rigore negatogli ma quantomeno porta un punto a casa. Se il belga raccolse la scena contro il Pescara, alla seconda di campionato contro un buon Milan Milik annichilisce i rossoneri segnando una doppietta.

2. L’infortunio che gli ruppe l’anima

Milik non si fermò al Milan, continuò a segnare con frequenza e cattiveria portando il Napoli, insieme a Mertens, fino al primato in classifica. Perso, quest’ultimo, appena prima della sosta nazionale a Bergamo, contro l’Atalanta embrionale di Gasperini, il cui gioco mai ben decifrato da Sarri. Poi la sosta nazionale intervenne, secondo molti, salvifica. In realtà, la Polonia restituì al Napoli il suo nuovo centroattacco con il crociato lesionato. Come in una maledizione piratesca, sette colpi di spugna in sette partite non erano bastate a Milik per cancellare muffa e ruggine del tradimento di Higuain dalla testa dei napoletani.

Tuttavia, iniziò un rapido countdown in città per festeggiare il rientro di chi aveva mostrato caratteristiche tecniche e tattiche importanti: attaccante cioè, Milik, in grado di attaccare la profondità ma di saper giocare collettivamente con la squadra; sinistro sibillino e viscido, rettile, anche però esplosivo come sa esserlo un serpente nello slancio verso la preda. Altrettanto verticale lo slancio in alto. Pochissimo destro ma così tanto calcio nel resto che sembrava bastasse.

Alfonso De Nicola, all’epoca medico sociale del Napoli, garantisce tempi di recupero record. Effettivamente, Milik s’infortuna ad Ottobre e a Febbraio è in campo. Eppure il polacco sin da subito non avverte sensazioni positive sulla tabella di recupero svolta. Rientra male; è timido, impacciato, ha paura. La stagione finisce sostanzialmente senza sussulti ma tutti son contenti ora di avere una coppia gol clamorosa: il folletto Mertens da 28 gol stagionali, che ha spazzato via Gabbiadini dalla rosa, e lo sfortunato Milik. Nel frattempo la squadra ha sancito il patto scudetto!

3. Il secondo infortunio e le crepe con i tifosi

Il Napoli al gran completo, e con un Milik in più, viaggia a ritmi forsennati in un campionato che però perderà. Infatti, prima a Ferrara contro la Spal, perde Milik per un altro crociato stavolta alla gamba destra; poi, in casa, al San Paolo, contro il City, Ghoulam. Il polacco, tuttavia, anche in questo caso riuscirà a rientrare a stagione in corso seguendo un percorso più consono alle sue istanze psicologiche. Tant’è vero che il suo secondo rientro dà benzina ad un Napoli e ad un Mertens alla canna del gas. Cambia tre partite segnate: Sassuolo, Udinese, Chievo Verona.

Poi gli capita sul sinistro, al 94′ un potenziale gol scudetto a San Siro contro il Milan, che fallirà svuotando la convinzione della tifoseria secondo cui dietro quel sorriso nella vittoria e nella sconfitta ci fosse la grande autostima e consapevolezza di un vincente. Milik saprà ripetersi nel poco opportunismo sotto porta in zona Cesarini un anno dopo: partita infuocata ad Anfield! Al Napoli basta un pareggio in casa del Liverpool per passare il turno Champions ed è sotto 1-0 fino al 93′. Manè, in realtà, ha graziato in più occasioni gli azzurri. Milik aggancia miracolosamente un pallone destinato sul fondo ma spara di destro in pancia ad Allison. Il Napoli fuori, il Liverpool campione d’Europa a fine stagione.

Sono i due episodi che dividono il percorso di gran parte dei tifosi partenopei da quello di Milik. I sostenitori resteranno, anche perché il polacco benché mostratosi pavido in due momenti clou della sua carriera e della storia del Napoli ha mantenuto medie gol impressionanti per i suoi primi 3 anni di azzurro. Medie, che andrebbero rivalutate in rapporto all’esiguo numero di partite giocate in totale discontinuità; occasioni gol sbagliate, che andrebbero rilette individuando quanti dei suoi compagni con un singolo errore personale abbiano perso quello scudetto o quella qualificazione Champions. Ma la storia non l’hanno mai scritta gli sconfitti. E Milik lo è.

4. Milik lo juventino

Il Napoli nonostante le 40 reti in coppia con Mertens, distribuite al 50%, durante la seconda estate ancelottiana cerca insistemente un’altra punta. Stessa cosa accadrà in inverno quando non era ancora certo ADL di voler esonerare Ancelotti. Alle voci di mercato corrispondono lunghi periodi di assenza ingiustificata di Arkadiusz. Forse la fragilità mentale inizia ad affiorare. Mai digerita da Milik l’alternanza con Mertens, ora diventa insopportabile anche quella di potenziali acquisti. Intanto, però, si ritiene più scontata la permanenza per la stagione ’20/’21 di Milik che di Mertens.

Il rinnovo travagliato del belga sancisce la fine delle buone relazioni anche tra la dirigenza azzurra e Milik. Quest’ultimo vuol essere pagato più di Mertens per fargli da riserva e in ogni caso si cautela accordandosi in tutto e per tutto con la Juve. La notizia giunge alle orecchie sia del presidente che dei tifosi che mai come questa volta unanimamente ritengono sia l’ora di dividersi. De Laurentiis s’impunta: a questo punto, ovunque purché dietro pagamento ma non alla Juventus! Il pericolo di perdere Milik a 0 c’è ma viene aggirato grazie al bonario componimento operato dal DS bianconero Paratici.

Il triste epilogo di questa “storia da basso Impero” è la telefonata di Paratici a Milik per comunicargli che non è più ritenuto un profilo da Juventus. Alla Vecchia Signora, in effetti, interessa o Dzeko o Suarez. Se però il polacco facesse il favore di andare alla Roma, che cerca un profilo giovane ma esperto, low profile, per sostituire il suo capitano bosniaco Edin, si ecco lo stesso Milik verrebbe considerato dal sistema ragazzo intelligente e preparato. Il polacco pare infine si sia convinto.

La firma sotto il Colosseo tarda ad arrivare per colpa del contenzioso irrisolto dell’ammutinamento. Milik non vorrebbe prestare il fianco a future ingiunzione da parte del Napoli. Una questione che secondo alcuni potrebbe far saltare l’affare. La Juve giura d’essersi arrabbiata e pure stufata. Potrebbe puntare su Suarez. E’ una storia un po’ sputtanata.

Massimo Scotto di Santolo

Primavera Napoli, Cascione nuovo allenatore con cuore Zeman (VIDEO)

De Laurentiis ha scelto Emmanuel Cascione per la panchina del Napoli Primavera. L’ex mezzala di Zeman porta con se la passione del calcio del Boemo.

Il Napoli primavera ha un nuovo tecnico, il suo nome è Emmanuel Cascione. Ex mezzala del Pescara di Zeman, inserimenti e grande senso del gol hanno illuminato quella fantastica stagione culminata con un’inaspettata e storica promozione in A, insieme ad Insigne, Immobile, Verratti e tutti gli altri. Cascione porta con se l’amore, il rispetto e la passione per il calcio di Zeman, ingrediente che potrà rivelarsi fondamentale per la crescita dei giovani del Napoli. In bocca al lupo Emmanuel.

SALVIO IMPARATO