Premier League, panoramica della stagione 2018-19

premier-league-nuova-stagione

La Premier League 2018/2019 sembra aver disposto tutte le carte in modo tale da rendere l’esito finale meno a senso unico rispetto alle due annate precedenti.

Se da un lato possiamo mettere in discussione quanto appena detto esponendo la regola del “non c’è due senza tre” e sottolineando come proprio le due stagioni prese in esame siano partite con le stesse premesse, poi tradite dal campo, dall’altro è lecito pensare che il dominio incontrastato del Manchester City quest’anno possa essere messo alla prova in maniera più concreta almeno dal Liverpool,  assoluto protagonista del mercato in entrata. La squadra di Pep Guardiola è forse ad oggi la squadra più accreditata alla vittoria della Champions League. Questo potrebbe portare l’allenatore spagnolo a puntare più su quest’ultimo obiettivo, che non alla vittoria finale della Premier League.  Fermo restando che con la lunghezza e la qualità della rosa a disposizione, l’idea di poter raggiungere entrambi gli obiettivi e di arrivare nel momento topico della stagione in corsa su tutti i fronti è assolutamente alla portata

IL LIVERPOOL DI KLOPP

La squadra di Klopp ha esposto radicalmente l’ambizione a cui il solido progetto a lungo termine partito tre anni fa intende arrivare. I Reds, sotto la guida del tecnico tedesco, sono cresciuti costantemente sia dal punto di vista del gioco che dei risultati. Le due finali europee messe a referto, purtroppo perse, ne sono una chiara testimonianza.  Sia per il modo e che per le prestazioni a contrassegnarne il percorso. Sciolto finalmente e con ingiustificato ritardo il nodo portiere, con l’arrivo di Alisson, allungata quantitativamente e qualitativamente la rosa grazie a Fabinho, Naby Keita e Shaqiri, e affidate le chiavi della difesa all’imprescindibile Van Dijk, le premesse e le intenzioni sembrano piuttosto chiare e credibili. Salah, Manè e Firmino saranno chiamati a replicare o addirittura migliorare gli spaventosi numeri della scorsa stagione. Robertson e Alexander Arnold appaiono vestiti sempre più su misura dall’idea di calcio di Klopp. Joe Gomez invece sembra avere tutte le carte in regola per spodestare il non sempre affidabilissimo Lovren dalla casella di secondo centrale difensivo.

TOTTENHAM

Particolare attenzione ha poi sicuramente destato il Tottenham. Gli Spurs sono la prima squadra dal 2003 (anno in cui è stata introdotta la sessione estiva), a non aver effettuato nemmeno un’operazione di mercato, sia in entrata che in uscita. Guardando all’inizio di questo campionato e in particolar modo a quello di Lucas Moura, riesce però molto semplice pensare che un solo ma importantissimo acquisto, seppur attingendo alla sua stessa rosa, la squadra di Pochettino l’abbia comunque fatto. Il brasiliano può realmente essere l’uomo in più di quest’anno, considerando che l’assenza di Son, da sempre uno dei punti fermi, non è passata in secondo piano solamente per motivi extracalcistici, che per fortuna sua e degli Spurs si sono risolti nel miglior modo possibile. Il sacrificio economico per realizzare il nuovo stadio che verrà inaugurato proprio in questa stagione è stato sicuramente il motivo principale della fase di stallo di questa sessione di mercato. Pensare a dove il Tottenham possa effettivamente arrivare è legato ai soliti interrogativi. I margini di miglioramento che questo gruppo dimostrerà ancora di poter avere, sia in Premier che in Champions, e la crescita mentale di una squadra in grado ormai di giocare divinamente su qualsiasi campo, ma forse non ancora pienamente matura per certificare sempre la supremazia territoriale con il risultato e per portare a casa le partite meno brillanti dal punto di vista della prestazione. Se Pochettino, che già ha dimostrato di essere uno dei migliori allenatori in circolazione, riuscirà a trovare le risposte, l’asticella di questo gruppo potrà alzarsi ancora una volta.

IL CHELSEA DI SARRI

Le luci del palcoscenico di questa competizione sono abbastanza forti da poter illuminare efficacemente anche il nuovo Chelsea targato Maurizio Sarri. La posizione in classifica dopo queste prime quattro giornate, unite all’indiscusso valore assoluto della rosa e alla possibilità di vedere quest’ultima perfettamente inserita nel rigido sistema dell’ex allenatore del Napoli, lasciano presagire un campionato dai numeri e dalle soddisfazioni importanti. Analizzando le prime uscite stagionali risulta abbastanza evidente che la mano del tecnico inizia a dare i primi frutti. Diversi aspetti del gioco, tra cui sicuramente la volontà di dominare il possesso e di superare le linee di pressione costruendo dal basso e provando a smistare velocemente il pallone con l’obiettivo di verticalizzare al momento opportuno. Gli automatismi difensivi sono ancora da limare.

HAZARD E PEDRO L’ARMA IN PIU’

I dubbi più forti sono legati principalmente alla tenuta mentale e alla concentrazione che riuscirà a dimostrare David Luiz. Rudiger invece dà la sensazione di poter mettere in mostra i suoi enormi mezzi fisici e atletici sia nel difendere in avanti che nel rincorrere gli avversari all’indietro qualora i movimenti della linea non dovessero essere perfetti. La classifica per ora dice punteggio pieno.  L’idea di calcio di Sarri si sta già intravedendo. E’ doveroso aggiungere però che il punto esclamativo su gran parte delle gare giocate non sarebbe probabilmente arrivato senza l’imprevedibilità e il tasso tecnico di calciatori come Hazard e lo stesso Pedro. Le caratteristiche dello spagnolo si sposano benissimo con il nuovo sistema di gioco, ma l’evoluzione e l’eventuale riuscita di questo progetto tecnico passeranno molto anche dalla capacità da parte di Sarri di capire che determinate individualità necessitano sempre delle chiavi grazie alle quali poter uscire dalla gabbia di schemi rigidi e codificati nei momenti topici delle gare. Spiegare l’importanza di Jorginho è abbastanza superfluo. Una delle cose più interessanti è sicuramente il nuovo compito a cui viene chiamato Kantè. I paragoni dal punto di vista tattico con Allan già si sprecano. Kovacic ha la grande occasione di dare finalmente una forma definita al suo enorme e inespresso talento. Marcos Alonso è ormai a tutti gli effetti uno dei migliori laterali mancini al mondo. La sorpresa è Willian, che sembra esaltarsi nel gioco del toscano. Il gol del 4-1 contro il Cardiff né un esempio lampante.

ARSENAL E IL RISCATTO DI EMERY

Dopo il fallimento alla guida del PSG, Unai Emery ha l’occasione del riscatto alla guida dell’Arsenal. Una squadra e una società che, succube probabilmente dell’incapacità da parte di Wenger di comprendere che il suo ciclo fosse finito già da qualche anno, è riuscita finalmente a ripartire puntando su un nuovo progetto tecnico. L’ambiente per l’allenatore spagnolo è quello ideale. Nessun tipo di pressione per quanto riguarda traguardi e risultati immediati, tempo a disposizione, e calciatori ai quali poter trasmettere il suo credo calcistico. Le possibilità di vedere un calcio veloce, verticale e di qualità non sono poi così basse. Il ciclo ha appena varcato la soglia dell’Emirates e la pazienza assolutamente necessaria per provare a costruire qualcosa che possa poi rendere il futuro credibile e ambizioso. Occhio a Guendouzi, centrocampista arrivato dalla Ligue 2 e lanciato a sorpresa titolare in mezzo al campo.

SPECIAL ONE AI TITOLI DI CODA?

Il matrimonio tra Mourinho e il Manchester United sembra invece sul punto di terminare ogni giorno che passa. Cercare di capire quali possano essere le reali aspettative di questa stagione per i Red Devils è in questo momento molto complicato. Sarebbe veramente un peccato però che la carriera di un tecnico che è stato grandissimo e che è di diritto nella storia di questo sport, ma che dalla mancata Decima con il Real allena quasi formalmente, possa chiudersi con una piega così disastrosa.

WEST HAM ED EVERTON

Le realtà di medio livello interessanti come ogni anno non mancano all’appello. Guardando esclusivamente agli organici, le due squadre che sulla carta potrebbero dire la loro subito dopo le migliori sono sicuramente il West Ham e l’Everton. Se l’inizio degli Hammers è stato disastroso sotto quasi ogni punto di vista, quello dell’Everton sembra invece rispecchiare maggiormente le importanti aspettative. Marco Silva, non poteva scegliere forse squadra e momento migliore di questo per trovare conferme e prendere il volo. L’arrivo di Richarlison, possibile crack di questa stagione, sponsorizzato proprio dal tecnico portoghese, è un buon punto di partenza.

BOURNEMUTH, LEICESTER E FULHAM

Un’attenzione di riguardo, oltre al solito Bournemouth di Eddie Howe e all’ottimo organico del Leicester, merita il neopromosso Fulham di Jokanovic. Una squadra dalla mentalità propositiva e dal gioco molto interessante, portata a non snaturarsi quasi mai a prescindere dall’avversario. Attorno alle figure del nuovo acquisto Seri, Schurrle, Mitrovic e soprattutto del giovanissimo Sessegnon, può costruire una stagione tutt’altro che anonima. In linea con la sua storia, la speranza è che il Craven Cottage sia tornato nel regno della Premier per restarci. Menzione, infine, al sorprendente Watford dello spagnolo Javi Gracia, a punteggio pieno. Insieme a Liverpool e Chelsea dopo quattro giornate, e capace di superare anche il Tottenham nell’ultimo turno. La squadra ha per ora impressionato per compattezza, organizzazione di gioco e capacità di rendersi pericolosa. Il campionato è appena iniziato, ma gli ingredienti per una stagione di personalità sembrano esserci.

LOTTA SALVEZZA

La lotta salvezza sarà combattuta come al solito, e ad eccezione del Cardiff, forse la meno attrezzata in questo momento per rimanere nella massima serie. La lotta vedrà coinvolti diversi personaggi, che ora è decisamente troppo presto per delineare. Terribile l’inizio del Burnley, che dopo il grandissimo campionato dello scorso anno, è uscito ai preliminari di Europa League. Ha perso tre partite su quattro. L’insolita vulnerabilità difensiva mostrata in queste prime uscite non fa altro che rimarcare come proprio la solidità e il reparto arretrato abbiano costruito gran parte delle fortune della scorsa stagione. Il Wolverhampton, vincitore della Championship, può dire la sua sfruttando il fattore campo. Propone un calcio tecnico e di posizione, frutto dell’ottimo lavoro di Nuno Espirito Santo e di un organico che ha come prima lingua il portoghese.

GIOACCHINO PIEDIMONTE

Seguici e metti Mi Piace:
error0

Sarri: “Edo è il De Laurentiis a cui voglio bene”

Sarri-Cobham-Chelsea

Pino Taormina, inviato de Il Mattino a Londra, ha raggiunto Maurizio Sarri nei suoi uffici di Cobham e raccolto interessanti dichiarazioni.

Sarri, com’è l’Italia vista da Londra?
“Così com’è vista da vicino, piena di problemi. Però quando siamo lontani, scatta un po’ di nostalgia e qualcosa ci manca sempre. Più di tutto il cibo anche se mi sto abituando alla carne e al salmone di qui. Non riesco però a trovare nessuno che fa il caffè come Tommaso (lo storico magazziniere del Napoli, ndi)”.

E la serie A vista dal Chelsea?
“Ho seguito poco il campionato italiano in queste prime giornate, qualcosa del Napoli, del Milan, dell’Inter, della Juventus. Però qui è totalmente diverso: è una festa assoluta, è un piacere arrivare negli stadi e vedere i tifosi con le maglie diverse che prendono una birra assieme. Io firmo autografi ai tifosi della squadra avversaria a bordocampo, prima e dopo il match. Ci sono gare con tanta intensità, fisicità. Quello inglese è un calcio diverso da quello italiano, giocato in strutture straordinarie”.

Le principali difficoltà a entrare nel mondo dorato del Chelsea?
“Conosco meno le squadre che affronto e gli avversari. Poi all’inizio farsi capire non è stato proprio così semplice…”.

A proposito, tutti sospettano: Sarri ha imparato l’inglese troppo alla svelta. Quando ha iniziato a studiarlo?
“Trent’anni fa, quando ero in banca. Ma poi ho smesso per ventinove anni…”.

Le capita ancora di ripensare a quel Fiorentina-Napoli?
“Mi capita di ripensarci. Per forza. Sarebbe stato il coronamento di una storia straordinaria, di un sogno mio, della squadra e di tutta la città. Ovvio che mi capita di rivivere qui momenti, in ogni istante. Qualcuno ha fatto ironia sulle mie parole, ma chi ha fatto sport sa che abbiamo perso lo scudetto in albergo”.

Allora avrà ancora mal di pancia per quell’Inter-Juve?
“Sì. Perché quello che è poi successo il giorno dopo è la conseguenza di quella partita”.

Ancelotti può riuscire dove non è riuscito lei?
“Lo spero per la città, per i tifosi. Napoli è una città straordinaria, merita di vincere lo scudetto. Io da tifoso del Napoli sono contento che sia Carlo ora a fare l’allenatore perché non solo ha vinto ovunque è stato, ma si è fatto voler sempre bene da tutti. Vuol dire che le qualità umane e professionali sono straordinarie”.

Più difficile essere l’erede di Sarri o l’erede di Conte?
“Io non ho vinto nulla al Napoli. Conte invece qui ha vinto ed è difficile prendere il suo posto”.

Perché non è più l’allenatore del Napoli?
“Ancora non lo so. Bisogna chiederlo alla società. Ma ora ho il Chelsea, e sono felice. C’erano dei motivi per cui volevo rimanere al Napoli e c’erano dei motivi per cui avevo delle perplessità. Il contratto che ha voluto il presidente prevedeva una clausola rescissoria con scadenza 31 maggio e invece il 21 maggio hanno fatto il contratto ad Ancelotti”.

Come ha saputo del suo ingaggio?
«Ero a cena con Pompilio, il collaboratore di Giuntoli, con cui stavo discutendo proprio se restare o no. Abbiamo acceso la tv e abbiamo visto l’ingresso alla Filmauro di Ancelotti. Cosa ho pensato? Quello che pensavo prima, ma lo tengo per me»

Vuole dirgli qualcosa al presidente che non è riuscito a dirgli?
“Gli sono grato perché mi ha fatto allenare la squadra che ho nel cuore, se sono qui al Chelsea. è perché ho allenato il Napoli. Per il resto il De Laurentiis a cui voglio bene è sicuramente il figlio Eduardo”

Higuain a Napoli è considerato un traditore, ma per lei è come un figlio. Che voleva pure a Londra. Cosa aveva di speciale?
“Era un campione affermato e con me, che arrivavo dall’Empoli dove ero una specie di signor nessuno, si è messo senza esitazione e con semplicità a disposizione: non è vero che ha tradito Napoli, ha voluto lasciare Napoli perché il presidente del Napoli era De Laurentiis”

Si sente ancora con qualche giocatore del Napoli?
“Con qualcuno sì. Ma senza parlare del Napoli, non sarebbe giusto. Ma solo dei propri obiettivi personali”.

E con Ancelotti?
“Ci siamo scambiati dei cordiali messaggi di in bocca al lupo prima dell’inizio della stagione”.

I ricordi più dolci dei suoi tre anni napoletani?
“Nulla è stato più bello che vincere allo Juventus Stadium Una notte unica. A livello umano l’amore di ogni giorno dei napoletani nei miei confronti”

E i momenti da dimenticare?
“Le parole di De Laurentiis al Bernabeu dopo la gara con il Real Madrid”.

Snobberà col Chelsea l’Europa League come ha fatto col Napoli?
“Mai snobbato, ho sbagliato solo una partita, quella di andata con il Lipsia, che ci è costata la qualificazione. Ma era obbligatorio fare tutti quei cambi perché il sogno del gruppo e della città era lo scudetto. Poi al ritorno ci siamo riscattati. Sbagliare non vuol dire snobbare”

È riuscito a dire addio alla squadra?
“No, è successo tutto in fretta. Però lo voglio fare adesso, da qui. E dico: “Siete dei ragazzi straordinari, continuate così perché ce la potete fare a conquistare quel sogno che abbiamo sfiorato””

Tornerà ad allenare il Napoli un giorno?
“Lo spero. Può essere l’obiettivo concludere la carriera al Napoli”

SALVIO IMPARATO

 

Seguici e metti Mi Piace:
error0

Di Francesco e il perenne equivoco targato Roma

Di Francesco Roma

La storia di Eusebio Di Francesco sulla panchina giallorossa è una storia battistiana. Le discese ardite e le risalite rappresentano ormai una costante. Frutto di una nevrosi tattica e mentale di un contesto che non ha saputo cogliere dei momenti di possibile svolta. Ha avuto il limite di essere tratto in inganno da episodi estemporanei (leggasi “remuntada” ai danni del Barça) che, dal punto di vista tattico, hanno finito per aggiungere confusione su confusione, equivoco su equivoco.

Sgombrare subito il campo da un’etichetta che Eusebio si porta dietro: l’essere un discepolo di Zeman. Di Francesco (d’ora in avanti EDF) non è Zeman. Non lo è quando vince e non lo è quando perde. Non lo è per il semplice fatto che mentre il boemo ha da sempre proposto un modo di difendere volto ad attaccare la palla, altrettanto non si può dire per Di Francesco, che ha sempre parlato di doppia fase di gioco, abbinando ad alcuni principi tattici ben definiti una consistente parte del proprio tempo allo sviluppo del gioco. Vari sono, infatti, i vestiti tattici adottati dalla Roma: dal 4-3-3 al 4-2-3-1, passando per il 3-4-3, il 3-5-2 ed, in ultimo, il 3-4-1-2 che tanti problemi sta creando.

La duttilità tattica che EDF ha palesato, tuttavia, dà la sensazione di non aver determinato un upgrade nella crescita del tecnico, quanto più che altro un segno di una confusione frutto di un continuo compromesso tattico da ricercare all’interno dello spogliatoio e di un mercato su cui il tecnico dà la sensazione di avere ben poca voce in capitolo. A centrocampo, ad esempio, se vanno via Nainggolan e Strootman per essere rimpiazzati da Nzonzi, Cristante e da un Pastore a cui volente o nolente devi trovare una sistemazione in campo.

Ciò implica l’applicazione di differenti principi di gioco, diversi in modo radicale non soltanto rispetto a quelli che EDF ha declinato al Sassuolo, ma anche e soprattutto rispetto a quelli che la squadra ebbe a mostrare nella doppia sfida al Chelsea della scorsa Champions. Le due migliori recite della Roma del tecnico abruzzese. Aggressività sistematica sul portatore avversario, allargamento della manovra sugli esterni, Dzeko fulcro della manovra offensiva. I nuovi acquisti hanno nelle proprie corde un calcio differente, non fanno della rapidità il loro forte a beneficio di un calcio più ragionato e posizionale, al di là del discorso qualitativo.

La gara contro il Milan incarna altri equivoci, il primo dei quali il ricorso alla forzata convivenza Dzeko-Schick. Il primo, che ha bisogno di riempire da sé l’area di rigore, si ritrova costretto a dividere spazi e movimenti con il ceco il quale, spesso e volentieri, si ritrova ad essere servito come preferirebbe.
L’altro è la difesa a tre. Se con il Barcellona a bassa intensità è stata una carta vincente, lo è di meno contro squadre che praticano una pressione ultraoffensiva che stritola gli interni di centrocampo nell’uno contro uno e lascia i tre centrali spesso in parità numerica. In tanti prendono il DVD di Liverpool-Roma e studiano.

Ora pare EDF voglia tornare al 4-3-3. Se lo farà, deve essere consapevole del fatto che senza Strootman e Nainggolan dovrebbero essere portate avanti scelte pesanti e forse impopolari. E che non pochi riflessi potrebbero avere negli equilibri dello spogliatoio.

E Pastore? Rischia di diventare ancor più un equivoco.

Non c’è bene, grazie.

PAOLO BORDINO

Seguici e metti Mi Piace:
error0

Ancelotti: “Giocare bene aiuta a vincere” (VIDEO)

Ancelotti-Napoli

A margine di Sampdoria-Napoli, Carlo Ancelotti ha presentato la sfida nella consueta conferenza nella sala stampa del centro sportivo di Castel Volturno

Si può già pensare ad un allungo in classifica?

“E’ troppo presto – spiega Ancelotti – per pensare alle situazioni di classifica. Siamo molto concentrati su quello che vogliamo fare domani e in futuro. Vogliamo continuare a vincere le partite. Anche se ogni partita diventa sempre più complicata. La Sampdoria è una squadra difficile da afforntare, con un allenatore capace. L’ambiente comunque è molto buono e possiamo fare molto bene”.

Cambierà qualcosa nella formazione iniziale

“Se farò dei cambi sarà solamente per mantenere il gruppo più unito, non perché qualcuno ha fatto male. Per fortuna sono più di 11 giocatori che possono giocare”.

E’ un girone insuperabile quello di Champions?

“Nulla è impossibile, ma è difficile perché ci sono tre squadre tutte fortissime e una outsider, e sappiamo che ambiente ci sarà a Belgrado con la Stella Rossa. Penso che a Parigi, con tanti italiani, abbiano stappato Champagne per averci trovato ai gironi. Saranno tutte partite stimolanti”.

Cosa non ha funzionato all’inizio delle sfide con Lazio e Milan?

“Con la Lazio abbiamo avuto un problema psicologico all’inizio, mentre col Milan abbiamo tenuto un’intensità troppo bassa nel primo tempo. Vogliamo limare questi aspetti, per non andare sempre sotto a inizio partita”.

Hamsik è ancora il giocatore più sostituito

“Il fatto di giocare tutta la partita è un luogo comune che mi piacerebbe cambiare. Quando hai una rosa competitiva, dove spesso non c’è un giocatore più forte dell’altro, allora non cambia giocare 60 o 30 minuti. Nella scorsa partita il giocatore determinante è stato Mertens, che ha giocato solo 30 minuti. Hamsik è un giocatore molto professionale, e sono sempre stato contento di vederlo giocare in quella posizione. E’ un giocatore diverso da Diawara, ma voglio tenerli entrambi. Se li posso sfruttare entrambi nella stessa partita lo faccio”.

L’esordio di Verdi?

“Può darsi”.

Cosa c’è ancora da migliorare?

“Dobbiamo migliorare nell’aspetto difensivo. Dobbiamo porre rimedio alle cose che abbiamo sbagliato nelle scorse partite. La fase difensiva comunque coinvolge tutta la squadra, non solo un reparto”.

La sceltaa di Diawara è condizionata dalla presenza di una fantasista nella Sampdoria? Ruiz sarà impiegato anche come regista?

“Per la formazione terrò conto anche delle caratteristiche dell’avversario, che sono molto definite. Fabian Ruiz al momento è disponibile, ha cominciato ad allenarsi ieri, qui non sarà regista. In Spagna già sanno che tipo di giocatore è, perché ha giocato già in under 21. Ha un futuro positivo”.

I sorteggi di Champions per le italiane?

“Juventus e Roma hanno un sorteggio più abbordabile, Napoli e Inter no, ma spero possano andare avanti tutte per il bene del calcio italiano”.

Che notizie ci sono sugli infortunati?

“Tutti i giocatori infortunati stanno recuperando bene e velocemente, ma non vogliamo mettere fretta a nessuno. Younes ha cominciato a correre, Ghoulam avrà un controllo la prossima settimana e penso avrà l’ok. Meret ha iniziato un lavoro sul campo da poco”.

A Carlo Ancelotti quale strada preferisce percorrere per arrivare alla vittoria? Ha un rito scaramantico?

“Non ho un rito particolare, anche se sono abbastanza scaramantico. Giocare bene aiuta a vincere, anche se non sempre porta alla vittoria. Noi non dobbiamo perseguire il traguardo finale e cioè la vittoria, ma come arrivarci. Non credo ci sia una filosofia vincente, si può vincere in tanti modi, l’importante è avere un buon spirito collettivo. Con questo gruppo è tutto più facile”.

SALVIO IMPARATO

Seguici e metti Mi Piace:
error0

Marcolin: “Zeman ha cambiato molti giocatori”

Marcolin-Zeman

Dario Marcolin, ex Lazio e ora opinionista di DAZN, ha parlato a Radio Incontro Olympia a margine di Juventus-Lazio e dopo la sconfitta dei biancocelesti contro il Napoli di Ancelotti. Nel corso dell’intervista ha parlato delle difficoltà della Lazio attuale, di Zeman e di molto altro.

ZEMAN E AMARCORD

Zeman ha cambiato molti giocatori – racconta Marcolin – il suo contributo è stato molto importante. Boksic amava più la profondità, Gigi era più di manovra. Per Zeman il centravanti doveva venire incontro e gli esterni dovevano andare alle spalle dell’attaccante per il taglio. Con questi movimenti venivano fuori i migliori gol della Lazio di Zeman. Quando non giocava Signori era Boksic a mettersi a sinistra con Casiraghi centrale. Salas – continua Marcolin – Aveva una capacità di esecuzione e velocità incredibile. Poi quell’esultanza, si tatuò anche l’immagine del suo inchino sul polpaccio. Casiraghi? Al di là del colpo di testa, si muoveva in campo molto bene.

MERCATO LAZIO

“Se Inzaghi contro il Napoli ha deciso di non mettere subito in campo i nuovi acquisti è perché ha scelto di affidarsi alla vecchia guardia. Durmisi non conosce Callejon, è ovvio che il mister biancoceleste abbia deciso di puntare su Caceres, ma questa non va interpretata come una bocciatura. Magari contro una squadra meno forte avremmo visto Durmisi. Una partita può essere forse un indizio, cinque o sei partite magari diventano una prova. Ricordiamoci che il Napoli ha fatto 91 punti lo scorso anno e contro la Lazio erano gli stessi giocatori eccetto il portiere”.

DIFESA AD UOMO O A ZONA

“Il difetto di molti difensori è quello di guardare la palla e non l’uomo che si inserisce. Spesso si marca a zona, ma più ti avvicini alla porta e più devi marcare l’uomo. A zona devi metterti quando non hai i centimetri. Ma se hai difensori come quelli della Lazio, a quel punto la soluzione migliore è mettersi a uomo. Devi guardare le caratteristiche dei giocatori per marcare a zona”

JUVE-LAZIO

“Se sei troppo rinunciatario prima o poi il gol te lo fanno. Allo Stadium vinci facendo la partita che la Lazio ha fatto lo scorso anno, ma non deve sbagliare nulla. E poi la tradizione contro la Juve a Torino è positiva, ricordo la vittoria in Supercoppa con Conceiçao. Ora ovviamente le due squadre sono differenti, questa Juve è stratosferica ma deve ancora dimostrarlo. Inzaghi dovrà impostare una squadra su misura della Juventus ed essere veloce nelle ripartenze. Contro il Chievo ho visto una squadra molto lineare che ha vinto la partita anche grazie ai cambi. Con tutto il materiale a disposizione non credo che Allegri possa incartarsi. La sua forza è la gestione dei campioni, sa motivarli al punto giusto e quando entrano danno sempre il massimo”

CAMBIO MODULO

“Credo che in cuor suo Simone voglia rimanere con la difesa a tre. Magari con Leiva e Badelj in mediana può aprire degli scenari diversi a centrocampo facendo un 3-4-2-1, con Milinkovic-Savic e Luis Alberto dietro a Immobile. Ma sarà un esperimento che eventualmente farà quando la squadra sarà più ricettiva e non prima di affrontare Napoli o Juventus. Ora devi essere più pratico possibile. Milinkovic centravanti? Più no che sì. Lui è bravo quando guarda la porta, se fai il centravanti devi imparare a giocare spalle alla porta. E’ un’altra cosa, cambia completamente la prospettiva. Non facciamoci ingannare dalla stazza fisica del giocatore”.

SALVIO IMPARATO

 

Seguici e metti Mi Piace:
error0

Zeman finisce tra le cose vecchie

Zeman-Balzano-Pescara-Roma

Pescara e Balzano come la stampa romana. Così Zeman finisce tra le cose vecchie

La storia si ripete e così dal 1999 va in scena la partitura mediatica contro Zeman.  Non è più un diktat certo, ma quello nato 20 anni fa ha insinuato un luogo comune di cui il Boemo non si libererà più. Triste leggere da parte della stampa pescarese, dopo il pareggio raggiunto in extremis dai ragazzi di Pillon, confronti tra le rimonte subite dal maestro di Praga e quelle eseguite dal tecnico di Preganziol. Chi scrive le ritiene pretestuose e in realtà anche senza nesso.

PESCARA

Purtroppo a Pescara un problema mediatico tra stampa e Boemo esiste.  Lo scorso anno un risultato del genere a Cremona sarebbe stato accolto più come una sconfitta che altro. Basta, del resto, ripescare molti articoli dopo il pareggio a reti bianche dello Zini per cogliere la netta differenza di trattamento. Del resto, pur iniziando lo scorso anno con un 5-1 bugiardo contro il Foggia, alcune firme locali abbandonarono lo slogan  “vincere è l’unica cosa che conta” per poi descrivere una situazione intrisa di scetticismo. Operazione  poco onesta. Ma, del resto, è la cartina al tornasole di un feeling che, tra stampa pescarese e boemo, non è mai nato. Pochi gli hanno perdonato, alla vigilia del campionato,  ritenere la squadra non di vertice.

BALZANO

Dalla Cisco Roma a Cagliari nel segno di Zeman e di nessun altro allenatore. Antonio Balzano se non avesse incrociato il boemo sulla sua strada avrebbe corso il serio rischio di vedere il suo talento confinato nei meandri della terza serie. Quindi, anche se di piccola entità, la polemica sullo scarso impiego della scorsa stagione sorprende non poco. Balzano era una pedina importante per il 4-3-3 zemaniano, e con le dinamiche di mercato che riguardavano Zampano sembrava chiaro quanto, il terzino di Bitonto, sarebbe stato fondamentale nelle fasi salienti della stagione. Un pò come successe per Bocchetti nella favola 2011-2012, dove anche Balzano ebbe un periodo di appannamento che non dovrebbe dimenticare.

STAMPA ROMANA

Per quanto riguarda l’ambiente romano zemanlandia è cosa vecchia già da tempo. Quando si sognava un suo ritorno gli amarcord erano all’ordine del giorno, oggi invece nel periodo del ventennale del suo arrivo in sponda giallorossa e delle sue dichiarazioni contro il doping, nessuna traccia di un articolo o di un ricordo. Niente paura però se c’è una rimonta a sfavore della Roma ecco che il nome Zeman torna un evergreen, in senso negativo ovvio, come se il Muto avesse insegnato all’Italia pallonara solo a subire gol. Inutile citare i tanti allenatori, tra i quali proprio Di Francesco e Spalletti, che hanno definito per loro fondamentale Z. Z. , tanto i giornalisti sembrano avere tanto da insegnare oggi. La statistica che racconta Zdenek Zeman come unico allenatore a salvarsi con la peggior difesa, spiega perfettamente il tipo di rivoluzione portata in questo paese.

SALVIO IMPARATO

Seguici e metti Mi Piace:
error0

Ancelotti ancora in rimonta, Napoli-Milan 3-2

Ancelotti-Gattuso

Quando Sarri l’altro ieri ha detto che in Italia sul 2-0 è già finita, non aveva fatto i conti con il SUO Napoli ed il coraggio e la calma di Carlo Ancelotti.

Ancelotti ieri ha riproposto un cambio che era molto caro a Benitez. Mertens per Hamsik e 4231 o 442 come preferite, una soluzione che spesso metteva in crisi Rudi Garcia e molte squadre. Hamsik trequartista dava troppi punti di riferimento, con Mertens e Insigne e con una punta a portarsi almeno un uomo il Napoli diventa devastante. Il calcio di Ancelotti spiega benissimo le difficoltà del Napoli di Rafa e chiarifica ancora di più i perché della rigidità di Sarri. Un calcio verticale, più largo e più rischioso penalizza la linea, chi non ha corsa e avvantaggia chi ne ha.

Allan per esempio, che deve coprire le giocate di Hamsik e fare da raccordo, si sta esaltando da uomo a tutto campo. Mario Rui non è ancora in condizione, ma sia lui che Hysaj sono più a loro agio con reparti più stretti. Non a caso è stato il cambio DiawaraZielinsky a stringere i reparti, il motivo per il quale Zielinsky non giocava con Sarri sta tutto nel secondo gol del Milan, dove c’è addirittura Insigne a dare una mano a Rui mentre il polacco arriva passeggiando a gol fatto. Il calcio di posizione di Sarri non ammette quel tipo di prigrizia, infatti lo stesso discorso valeva per Rog e Ounas.

Gattuso meglio di Inzaghi sembrava aver letto le difficoltà della linea del Napoli. Ha pagato l’ossessiva simulazione del sarrismo e il debole carattere della squadra.  Sarri l’altro ieri ha detto che in Italia sul 2-0 una partita è già finita. Non aveva fatto i conti con il SUO Napoli ed il calmo coraggio  di Carlo Ancelotti.

SALVIO IMPARATO

Seguici e metti Mi Piace:
error0

De Laurentiis sottovaluta il peso delle sue parole

De Laurentiis-Bari

Ormai di campo si parla sempre meno e la guerra che sta scatenando De Laurentiis rischia di danneggiare la squadra.

De Laurentiis conosce bene il peso mediatico delle sue parole, ma spesso lo sottovaluta. Oltre alla sua impeccabile e oculata gestione finanziaria, è anche il lavoro sul campo ad aver determinato il successo del Napoli. Sarebbe ora di rispettarlo dimostrando più cautela: prima di un Big Match, come quello di stasera al San Paolo contro il Milan, scatenare un clima del genere, tra comune e società, era sicuramente evitabile. Non a caso il patto scudetto consigliava a De Laurentiis un silenzio prolungato, terminato solo a titolo sfumato. Da artista dell’imprenditoria e del marketing ne avrà sofferto, come ha sofferto il fenomeno che si è creato attorno a Sarri. Chi scrive resta un sostenitore di ADL, ma un sostenitore imbarazzato e in difficoltà come ogni professionista in buona fede dovrebbe sentirsi.

DE MAGISTRIS

Purtroppo in giro si è vista ancora tanta ruffianeria giornalistica, niente di cui meravigliarsi direte. C’è chi ha addirittura impugnato l’odio politico per De Magistris per minimizzare le  offese ricevute da ADLdurante la conferenza a Bari, da cui per fortuna si è dissociato il sindaco De Caro. A queste offese è seguita la scelta di De Magistris di accettare l’invito degli Ultras Napoli (curva B) a seguire la partita nel loro settore. Il conseguente comunicato del Napoli è un attacco pesante alla gestione della città da parte del sindaco. Per quanto sia lecito reagire alla scelta del sindaco forse sarebbe stato meglio usare toni diversi, Napoli è una città difficile da governare ed entrare così a gamba tesa sulle sue competenze è risultato ingeneroso. D’altronde De Magistris non è mai entrato nelle competenze di ADL sulla gestione calcistica, si è sempre e solo difeso dagli attacchi sul San Paolo.

UMBERTO CHIARIELLO

Insomma il presidente del Napoli ignora le conseguenze delle sue dichiarazioni, soprattutto quelle alla sua immagine, poco importa se poi risulta distorta. Quelle della conferenza di Bari hanno ispirato una rubrica di Toronews.net, tenuta da Anthony Weatherhill originario di Manchester. Un articolo che ricorda le paure di Zdenek Zeman nel 1998 sul calcio diventato sempre più industria e che per l’autore rischiano uno scenario peggiore. Nel pezzo c’è anche un passaggio sull’episodio Umberto Chiariello, a cui va tutta la nostra solidarietà, uno dei pochi a schierarsi pubblicamente a favore del noto giornalista napoletano e mi permetto quasi di dedicarglielo. Una lettura interessante perché viene da uno sguardo disinteressato.

SALVIO IMPARATO

Seguici e metti Mi Piace:
error0

Calcio: Male l’esordio di Lazio-Napoli con DAZN

Calcio-Ancelotti-Dazn

Pessima la prima diretta calcio italiano di DAZN, il commissario Auricchio ringrazia per l’omaggio

Forse era un po’ prematuro inaugurare con Lazio-Napoli la tv streaming di calcio DAZN. È pur vero che la neonata competitor di Sky e Mediaset ha avuto poco tempo. In soli due mesi hanno compiuto un mezzo miracolo. Di solito ci vuole molto più tempo per realizzare una piattaforma performante.

La prima versione di Sky Go (Web e App), per esempio, ebbe un esordio peggiore. Era però un supporto streaming ad una tv satellitare e non l’unica alternativa per una partita di calcio.

Non è nemmeno il caso di fare un paragone con Netflix e del suo performante algoritmo di compressione, che in pratica serve a diminuire un enorme quantitativo di dati senza far perdere la qualità. Ad esempio, un flusso dati che senza compressione peserebbe 50 MB/s, una follia insomma, magari riesce a comprimerlo a 8 MB/s senza perdere la qualità. Netflix lo fa bene, ma non trasmette live. È molto più complessa la compressione real time.

Questo almeno serve a chiarire il perché degli scenari vissuti ieri, molti utenti si sono ritrovati a comunicare con amici che già avevano visto il gol del pareggio e che sapevano del gol annullato in anticipo. Insomma è sembrato di rivivere la famosa scena di Fracchia la belva umana in cui il commissario Auricchio, interpretato da Lino Banfi, ha tutti i suoi colleghi fuori sincro orario. Molti utenti si sono sentiti vittime di una situazione trash scatenando molta ironia social.

Tutto questo magari è giustificato dal mese gratis in regalo dalla piattaforma, ma quando scadrà la promozione sarà bene eliminare questi problemi e migliorare anche i post partita, dove di sicuro un impacciato Andry Schevchencho e un non impeccabile Camoranesi hanno ancora bisogno di tempo, Diletta Leotta perfetta come sempre, anche se anche lei un po’ emozionata per questo esordio in serie A.

SALVIO IMPARATO

Seguici e metti Mi Piace:
error0

Serie A: Lazio-Napoli 1-2, Ancelotti parte con una vittoria

Lazio-Napoli Serie A 2018-19

Ricominciano praticamente dal loro calcio Lazio e Napoli all’esordio in serie AInzaghi dal l’ennesima rimonta subita e Ancelotti dal 4-3-3 di Sarri. Abbandonata, almeno per ora, l’idea dei due trequartisti dietro la punta.

La saggezza e l’esperienza di un grande tecnico come Ancelotti è stata proprio quella di fare un passo indietro. I test estivi gli sono serviti per capire quanto velocemente la squadra poteva recepire un nuovo modo di interpretare il calcio offensivo, le risposte negative di alcune amichevoli lo hanno spinto ad iniziare la serie a dalle vecchie sicurezze della squadra.

Di sicuro il concetto di verticalizzare di più, chiesto dal tecnico romagnolo. Si è visto e la squadra ha bisogno trovare più le misure e la condizione per gestire con equilibrio questa situazione di gioco, che di solito comporta più palle perse. Per il Napoli il migliore è stato senz’altro Allan, uomo ovunque, prezioso in interdizione quanto in proposizione offensiva, benissimo anche Insigne e Milik, sempre più in crescita da titolare, Karnezis invece con una grande parata nel finale si riscatta dallo scetticismo del precampionato.

Inzaghi ha lacune tattiche?

Per quanto riguarda la Lazio di Inzaghi bisogna forse incominciare a parlare delle lacune del suo tecnico. Al netto delle assenze e del valore delle rispettive rose non si può prescindere dalla tattica e da alcune scelte poco comprensibili. Quella di lasciare un Hamsik,  in evidente difficoltà nella nuova posizione, libero di impostare il gioco senza pressione. Aveva sempre 10/15 metri di raggio d’azione e quindi con più tempo di vedere il movimento dei compagni.

In più dopo il gol di Immobile si è avuta la netta sensazione di una squadra senza un disegno tattico preciso, incerta se restare alta o restare bassa con conseguente cattivo posizionamento, linee lunghe e slegate. È pur vero che Zeman sostiene di avere un debole per il suo 4-3-3 contro il 3-5-2. Quando dietro sei addirittura a 5 è incomprensibile subire tutti quegli attacchi sulle fasce. Il Napoli non era ancora così brillante, insomma per Inzaghi c’è ancora molta strada da fare.

SALVIO IMPARATO

Seguici e metti Mi Piace:
error0