Higuain gasato con Sarri, il selfie

Da tempo non si vedeva sorridere così Gonzalo Higuain. Riabbracciare l’allenatore che ha saputo toccare le sue corde giuste, Maurizio Sarri, sembra averlo gasato.

Sembra pronto ad addentare la Premier League Gonzalo Higuain. Il Pipita che forse voleva riabbracciare Sarri già a giugno scorso sembra rinato. Ieri senza giocare ha partecipato alla gioia dei suoi compagni, raggiunta superando il Tottenham ai rigori, con entusiasmo ritrovato. Tante foto e video lo ritraggono già immerso nel mondo Chelsea, ma il selfie con Sarri è la dimostrazione di un rapporto particolare. Il binomio Sarri-Higuain è pronto a dare spettacolo.

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Napoli-Lazio 2-1, Ancelotti rimette le ali e Inzaghi regala campo

Napoli-Lazio-2-1

Da tempo scrivevamo di un Napoli in difficoltà con il 4-4-2, ma già alla seconda uscita del 2019 il Napoli sembra aver cambiato pelle. Napoli-Lazio, invece per Inzaghi evidenzia gli stessi problemi dell’andata.

Ci si aspettava un Napoli in difficoltà su un campo pesante e senza i 4 pilastri, fuori per squalifica e infortunio. Napoli-Lazio invece è stata per gli azzurri la gara della personalità dentro la novità. Eh si Ancelotti ha avuto il coraggio, nonostante gli indisponibili, di partire con un assetto più offensivo, che ha di sicuro mostrato più idee e brillantezza. Non si tratta solo di un beneficio della sosta, ma Ancelotti sembra aver modificato qualcosa.

Già nel match di Coppa Italia, contro il Sassuolo, si era intravisto il 4-2-3-1, confermato ieri con Zielinski a sinistra Mertens dietro Milik e Callejon a destra. Lo spagnolo grazie ai miglioramenti difensivi di Malcuit è tornato a spingere e non a caso a sbloccarsi, realizzando la sua prima rete in questo campionato. Insomma come abbiamo scritto qui dopo la sconfitta di San Siro, il Napoli sembrava avere bisogno di ritrovare un’alternativa offensiva al 4-4-2. Gli uomini giusti per un efficace 4-2-3-1 ci sono. Mertens e Milik insieme sono devastanti. Allan e Ruiz sarebbe una grande mediana. Staremo a vedere. Unica nota negativa della partita, l’atteggiamento del Napoli in superiorità numerica e forse il cambio Verdi per Diawara.

La Lazio di Inzaghi invece si dimostra ancora incapace di fare il salto di qualità. Con un Napoli senza 4 top c’era l’occasione di aggredire e minare le sicurezze degli azzurri. Il tecnico ha dichiarato che gli azzurri hanno fatto una grande partita, ma di sicuro non ha fatto nulla per rendere la vita difficile ai partenopei. Pressione sui portatori di palla praticamente assente o fatto con i tempi sbagliati. In più tanto campo lasciato ai ragazzi di Ancelotti, che hanno avuto l’occasione di esprimere tutte le loro qualità. Napoli-Lazio premia Ancelotti e boccia ancora Inzaghi.

SALVIO IMPARATO


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Osvaldo: “Zeman numero uno in assoluto” (VIDEO)

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L’ex attaccante italo-argentino Pablo Daniel Osvaldo è stato ospite a Calciomercato L’Originale. Nel corso della trasmissione Osvaldo, oggi rockstar, ha parlato del suo passato calcistico in cui Zdenek Zeman resta uno dei suoi allenatori preferiti.

“Il calcio è stato la mia vita e lo ringrazio. Non voglio essere frainteso – raconta Osvaldo – quando parlo male di alcune questioni del calcio, che magari mi hanno fatto male. Da quando è un business, abbiamo perso la magia di giocare a calcio. Perché ho smesso? Mi ero stancato… A volte dicono tante bugie e dopo un po’ diventi matto se devi sempre chiarire le situazioni. Tante volte hanno confuso il mio professionismo… Ma se non sei professionale di certo non giochi per tanto tempo in Europa e con la Nazionale, che sentivo veramente. Se non fosse stato per i miei quattro figli, avrei smesso prima di giocare a calcio. Cosa ho fatto di sbagliato? Sono sempre stato così, dico ciò che penso al di là di chi ho davanti e nel calcio non sempre è positivo, anche se dovrebbe”,

“Nella mia carriera, qualunque maglia indossassi in campo non avevo pressioni, pensavo alla partita 5 minuti prima di scendere in campo”, le sue parole. “Quando mi dicono che avrei potuto fare di più e non ritirarmi a 32 anni, dico che nessuno mi ha mai chiesto se avessi voluto fare di più (ride, ndr). Ho fatto anche troppo. Le voci di mercato, invece, le accusavo. Caratterialmente mi stancavo e avevo voglia di cambiare aria”.

HIGUAIN E SARRI

“Il Pipa segnerà in qualsiasi campionato andrà, anche se un attaccante come lui vuole un certo tipo di fiducia. Sarri esalta le sue caratteristiche, ma di sicuro c’è anche un rapporto personale particolare che stimola Higuain.”

ZEMAN NUMERO UNO

“Gli allenatori con cui mi sono trovato meglio? Antonio Conte, Zdenek Zeman numero uno in assoluto, è stato come un padre per me e poi Pochettino.

SALVIO IMPARATO

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Coppa Italia. Napoli-Sassuolo, Ancelotti con il 4-2-3-1

Coppa-Italia-Napoli-Sassuolo

Per gli ottavi di finale di Coppa Italia va in scena al San Paolo la sfida Napoli-Sassuolo.

Ancelotti, per la sua prima partita di Coppa Italia con il Napoli, schiera il solito 4-4-2, che con gli interpreti schierati sembra più un 4-2-3-1. Diawara e Ruiz mediani, Ounas trequartista dietro alla punta Milik e Callejon ed Insigne ai lati.

DOVE VEDERE NAPOLI-SASSUOLO IN TV E STREAMING

La partita Napoli-Sassuolo sarà trasmessa in diretta su Rai 1. La gara di Coppa Italia sarà visibile anche in streaming attraverso la piattaforma Rai Play.

FORMAZIONI UFFICIALI NAPOLI-SASSUOLO

NAPOLI (4-4-2): Ospina; Hysaj, Maksimovic, Koulibaly, Mario Rui; Callejon, Diawara, Fabian Ruiz, Ounas; Milik, Insigne.

SASSUOLO( 4-3-3): Pegolo; Lirola, Magnani, Peluso, Rogerio; Locatelli, Sensi, Duncan; Berardi, Boateng, Djuricic.

SALVIO IMPARATO

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Osvaldo: “Zeman come un padre, il calcio purtroppo è come il reggeaton”

Zeman-Osvaldo

Osvaldo dopo aver lasciato il calcio si è dedicato alla musica. E’ in tour in italia, in piccoli pub,  “Mi tremano più le gambe ora di quando giocavo. Quando canti la gente è più vicina, senti tutto quello che dicono” racconta e confessa che se dovesse scrivere una canzone in italiano la dedicherebbe a Zeman. Ecco l’intervista rilasciata a Gianlucadimarzio.com

“Sono sempre stato impulsivo e sensibile. Nel calcio non c’è spazio per la sensibilità. Ero stanco di essere un numero. Adesso vedi come sono felice? Nel calcio ti pagano perché devi rendere, nessuno se ne frega se stai male, non conti come persona” . Queste le prime parole di Osvaldo

Spogliatoi e camerini, la nuova vita di Osvaldo

“Lo spogliatoio mi manca – dice Osvaldo – ma sono più beli i camerini. Il calcio è un mondo finto, dove se fai gol sei un dio e se non lo fai sei una m…a. E il calcio di oggi è come il reggaeton: una musica di m..da che però piace alla gente. È un freddo business, dove nessuno pensa a come stai ogni giorno”

“La mia vita è sempre stata disordinata. Nell’ambiente del calcio mi hanno sempre visto come un matto, ma non ho mai capito certe logiche. Non potere uscire dopo una sconfitta, suonare la chitarra o bere una cosa lontano da una partita. La dittatura del risultato è l’ipocrisia più grande: c’è chi ritiene Messi un fallito per non aver vinto un mondiale. Quelli sì che sono dei falliti”.

Il suo primo album si chiama Liberaciòn

“Ho scritto tutti i testi: parlo di esperienze personali, di amore e di problemi sociali. Il rock and roll è sempre contro il potere”. 

“La musica? È un ambiente più tranquillo, c’è meno pressione ma non pensare che voglia cazzeggiare. Ho intrapreso questa nuova attività con professionalità e passione.M’ispiro a tanti e a nessuno. Amo i Rolling Stones e i Doors. Uno dei miei figli si chiama Morrison non a caso…”.

Boca e Pochettino

“Il giorno dell’esordio alla Bombonera è stato il più bello della mia vita. Segnai anche una doppietta. Che si può volere di più? Sarà sempre la mia squadra del cuore, quella con cui sono cresciuto. Pochettino è un grandissimo allenatore ma nella sua testa esiste solo il calcio. Nella mia esistono tante altre cose. Non avrei mai potuto essere come mi avrebbe voluto”.

Canzone per Zeman

“Una mia prima canzone in italiano la dedicherei a Zeman, per me è stato un secondo padre”.

Andreazzoli incapace e Prandelli che diede retta ai giornali

“Ah, manco me lo ricordo Andreazzoli. Scrissi che era un incapace? Beh, non mi sembra che sia andato ad allenare la Nazionale”. 

“Prandelli? Mi tenne fuori dal mondiale brasiliano dopo che avevo segnato tanto durante le qualificazioni. Prandelli era così, si faceva fare la formazione dai giornalisti. La stampa voleva Cassano e così mi fece fuori. Peccato, perché quel mondiale avrei meritato di giocarlo”.

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Manchester City-Liverpool 2-1: Giochi riaperti

Manchester City-Liverpool non è stata semplicemente una grande partita. E’ stata anche la prova della consapevolezza che Guardiola e Klopp hanno dello spessore dell’altro. E di come le grandezze di questi due allenatori si intersechino e si influenzino a vicenda. La vittoria di misura del Manchester City riapre i giochi per la corsa alla Premier League. E pone fine all’imbattibilità del Liverpool di Klopp dopo 20 partite. Allo stesso modo di come lo scorso anno i Reds avevano invece interrotto la striscia del City.

Sta diventando sempre più semplice abituarsi all’idea di dover definire le sfide tra le squadre di Guardiola e quelle di Klopp delle vere e proprie battaglie tattiche. Il rispetto e il timore delle capacità dell’avversario sono ormai ben visibili sul campo. E l’importanza che acquisiscono i dettagli nella direzione delle partite è superiore a quella che noi siamo disposti ad accettare. A maggior ragione se poi consideriamo il peso della partita in sé e le conseguenze che esiti diversi avrebbero portato. Nell’economia dei novanta minuti, il pareggio sarebbe forse stato il risultato più giusto. L’equilibrio complessivo sempre sul filo del rasoio e con fasi alterne di conduzione del gioco ha prodotto alla fine lo stesso numero di tiri in porta. La splendida azione che ha portato al palo di Manè e al clamoroso salvataggio di Stones è stata però il manifesto della direzione che la partita avrebbe poi preso. Gli errori da matita blu di Lovren hanno poi fatto il resto.

Si può discutere con il senno di poi la scelta di Klopp di ritornare per l’occasione al 4-3-3. Accantonando per la partita in questione il nuovo sistema rinvenuto quest’anno. Ovvero quello con il doppio mediano e Fabinho in pianta stabile e i quattro giocatori offensivi. Con l’ingresso di Shaqiri quasi in pianta stabile, Firmino rifinitore e Salah centravanti. Klopp, probabilmente contando sul fatto di avere a disposizione due risultati su tre, ha optato per un centrocampo più aggressivo senza palla. Volto a soffocare la fluidità della manovra di una squadra che avrebbe dovuto necessariamente giocare per vincere. Per poi ripartire con regolarità. La bellezza data dalla verticalità dell’azione che ha portato al palo di Manè è raggiante. E il salvataggio incredibile sulla linea di Stones dopo il pasticcio con Ederson ha forse impedito al piano gara di Klopp di mettere la freccia per la nona volta in sedici confronti diretti tra i due allenatori.

Ma tornando a parlare dell’influenza reciproca dei princìpi di gioco dei due allenatori, va sottolineato questo. Considerato lo score a favore di Klopp e le dinamiche interne delle due gare di quest’anno, la sensazione è che il tecnico ad aver studiato quasi ossessivamente sia stato Guardiola. Coerentemente con la sua maniacalità. Dapprima rinunciando quasi al dominio del pallone nello 0-0 di Anfield. E in seguito andando a mille all’ora nella partita di giovedì. Affrontando quindi coraggiosamente Klopp utilizzando le sue stesse armi. Bernardo Silva sarà al termine della gara il giocatore ad aver percorso più chilometri in Premier League quest’anno in una singola partita.

E alla bellezza e all’emozione del confronto hanno certamente contribuito anche le controrisposte di Klopp, che non sono mancate. I Reds quest’anno sono una squadra molto più quadrata, in grado di gestire i ritmi delle partite senza perdere l’intensità e la verticalità nei momenti chiave. In grado di risalire il campo in maniera sempre diretta ma anche più lucida e ragionata. E’ forse questo il compromesso che ha permesso agli uomini di Klopp di perdere per la prima volta alla ventunesima partita. Dopo aver vinto in diciassette occasioni. L’immagine è quella di una squadra che ha l’intensità e la verticalità nel sangue. Ma la cui consapevolezza di aver raggiunto uno status superiore ha portato a capire di dover razionare le energie. Per poter trovare forse l’unica cosa che mancava, la continuità.

E le controrisposte in questi termini sono arrivate anche in questa partita ovviamente. Ma abbiamo già detto quanto siano importanti i dettagli. E gli errori individuali di Lovren non erano ieri una sorpresa e non lo sono certo oggi. In occasione di entrambi i gol del City sono state decisive in negativo le sue letture. Facendosi anticipare nettamente da Aguero prima, e occupando la posizione sbagliata poi, mettendo in crisi l’intero reparto. Certo è che con gli infortuni del titolare Joe Gomez e di Matip, soluzioni alternative per Klopp non sembravano esserci.

Le prestazioni individuali della squadra di Guardiola sono state di altissimo livello. Fernandinho è stato un gigante e ha dimostrato per l’ennesima volta di essere la chiave di volta insostituibile per i meccanismi di equilibrio del Manchester City. La prova atletica, prima ancora che tecnica, di Bernardo Silva, è stata sontuosa. Quella di Aguero in qualità di attaccante moderno fantastica. E lo stesso dicasi per quella di Laporte, che oltre a bloccare Salah quasi alla perfezione ha avuto anche la forza e l’intelligenza di fare il terzino puro. Per quanto riguarda Sanè, le sue doti atletiche, aerobiche e tecniche e la loro capacità di coesistere meriterebbero sempre una menzione a parte. E il suo gol del 2-1 è un colpo da biliardo, imparabile anche per Alisson.

Siamo stati costretti nelle settimane scorse a dover leggere di un Klopp associato alla dea bendata come se fosse una colpa. Come se poi dietro qualunque tipo di successo vi sia alla base l’assoluta perfezione. Come se poi l’andamento e la direzione di alcuni momenti non abbiano mai contribuito in positivo o in negativo nella storia dei trionfi e delle vittorie. Dichiarazioni forse poco lucide, macchiate da fanatismi forse inconsapevoli ma forti. Che dimostrano di non conoscere la storia di un allenatore che ha invece sempre pagato per i suoi errori, restando comunque in credito con la fortuna da anni. Diversamente, la sua storia dei momenti topici avrebbe meritato di non essere questa.

Abbiamo letto di un Liverpool in calo per il fatto di aver perso meritatamente le tre trasferte nel girone di Champions. Senza magari considerare il fatto che, dopo la finale dello scorso anno, sia emersa forse in quelle circostanze anche la volontà di rivolgere la testa e le energie ad un campionato che manca dal 1990. Anche perché in tutte e tre le occasioni fu un Liverpool troppo brutto per poter essere definito semplicemente in giornata no. Di fronte invece al passaggio del turno meritato o meno, il discorso può anche starci. Ma la consapevolezza europea del Napoli di quest’anno non può essere macchiata di certo per una sola partita persa meritatamente, contro un avversario che ha sfortunatamente per gli azzurri giocato come sa.

La Premier League può in ogni caso dirsi riaperta. Il Liverpool è sempre in testa a quota 54, il City ha ridotto le distanze a quattro lunghezze, mentre il Tottenham, con i suoi 48 punti, è sempre lì. In un momento di forma smagliante. E senza aver speso un centesimo nella sessione estiva di mercato. Lo scorso anno, come detto, il Liverpool pose fine all’imbattibilità del City, ma la squadra di Guardiola continuò a dominare e vinse comunque il campionato. Questo per Klopp è l’anno della verità. Entrare definitivamente nella forma mentis di squadra che deve essere rincorsa e non che deve rincorrere. Proseguire il cammino con la stessa consapevolezza allontanando qualsiasi tipo di contraccolpo. Il confine tra la vittoria e la sconfitta alla fine del campionato è sottilissimo. Sia per quanto riguarda il suo status di allenatore che per quanto riguarda la storia del Liverpool.

Gioacchino Piedimonte

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Juventus-Sampdoria 2-1, il gol annullato a Saponara è regolare (VIDEO)

Juventus-Sampdoria-Saponara

Per la maggior parte dei media nazionali il gol di Saponara, nel finale di Juventus-Sampdoria, è stato giustamente annullato dal Var. Evidente la posizione di fuorigioco, ma se si interpreta ogni variante della regola e la dinamica dell’azione forse le cose cambiano. Vediamole insieme.

Juventus-Sampdoria, il gol di Saponara

REGOLA 11 FUORIGIOCO

Ripassiamo la regola del fuorigioco per interpretare la dinamica del gol annullato in Juventus-Sampdoria

“Un calciatore in posizione di fuorigioco nel momento in cui il pallone viene giocato o toccato da un suo compagno deve essere punito soltanto se viene coinvolto nel gioco attivo interferendo con il gioco, giocando o toccando il pallone passato o toccato da un compagno oppure interferendo con un avversario impedendogli di giocare o di essere in grado di giocare il pallone. Ostruendogli chiaramente la linea di visione.

Contendendogli il pallone, tentando chiaramente di giocare il pallone che gli è vicino quando questa azione impatta sull’avversario. Facendo un’evidente azione, che chiaramente impatta sulla capacità dell’avversario di giocare il pallone oppure traendo vantaggio (da tale posizione) interferendo con un avversario o giocando il pallone quando è rimbalzato o è stato deviato dal palo o dalla traversa o da un avversario che ha effettuato intenzionalmente un “salvataggio” da un avversario.

Un calciatore in posizione di fuorigioco che riceve il pallone da un avversario, il quale lo gioca intenzionalmente (ad eccezione di un salvataggio intenzionale di un qualsiasi avversario), non è considerato aver tratto vantaggio.

Un “salvataggio” si ha quando un calciatore interrompe la traiettoria di un pallone che sta andando dentro o molto vicino alla porta, con qualsiasi parte del corpo tranne le mani (ad eccezione del portiere all’interno dell’area di rigore). Altri elementi da considerare per l’applicazione corretta della regola è che non si verifica infrazione di fuorigioco se un calciatore riceve il pallone direttamente da un suo compagno quando effettua un calcio di rinvio, una rimessa dalla linea laterale, un calcio d’angolo.”

LA DINAMICA DEL GOL DI SAPONARA

Analizziamo la dinamica del gol annullato. Saponara accenna il pressing su Perin che sbaglia il rinvio. A quel punto Alex Sandro tenta un’improbabile colpo di tacco disturbato da Defrel. Il problema non sta tanto nella volontarietà o meno del passaggio. Sta nel fatto che non è una palla diretta a Saponara, è una palla che va all’indietro e soprattuto in quella situazione è in vantaggio Chiellini. Non trae vantaggio Saponara da quella posizione.

Certo è un caso limite, ma nella regola sembra tacito che il fuorigioco è una situazione in cui la palla viene giocata in avanti. Non può considerarsi vantaggio una posizione di fuorigioco quando la palla viaggia all’indietro. E’ davvero difficile, in quella dinamica, ritenere Saponara farsi vantaggio della posizione. Arriva da dietro a prendersi una palla che non va verso la porta della Juventus, l’interpretazione è senza dubbio un eccesso di zelo a favore dei bianconeri, a danno della Sampdoria e del suo trequartista. Ha ragione Giampaolo quando dice che non si annulla un gol così bello, anche perché sa benissimo che a parti invertite non sarebbe intervenuto nemmeno il VAR.

FUORIGIOCO E’ QUANDO PALLA E’ IN AVANTI?

Non vedremo spesso una dinamica del genere, ma sarebbe opportuno chiarire una cosa. Il fuorigioco, e ripetiamo che tacitamente lo fa intendere la regola, è un’infrazione che si materializza quando la palla è giocata in avanti. Quando la palla viaggia pericolosamente nell’area avversaria. In quel caso si potrebbe parlare di vantaggio di posizione. In questo caso sarebbe forse opportuno inserire un articolo nella regola. Fuorigioco è quando passi palla avanti. Se ci fosse stato questo cavillo non si sarebbe lasciata a Valeri la “libertà” d’interpretazione. Una libertà che alla Juventus sarebbe di sicuro servita a vedersi convalidato quel tipo di gol.

Salvio Imparato

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Inter-Napoli 1-0, Spalletti Mago Merlino, Ancelotti problema 442

A San Siro va in scena il Big Match Inter-Napoli, Ancelotti contro la sua bestia nera Spalletti. Un’atipica sfida di vertice dove la seconda della classe dista 9 punti dalla vetta e la terza addirittura a 17.

Dopo il pareggio, con polemiche, a Bergamo tra Atalanta e Juventus, il Napoli di Ancelotti aveva la grande occasione di riaprire il campionato. L’Inter da parte sua, svanita la possibilità di recitare la parte dell’AntiJuve, aveva solo l’occasione di dimostrare che potenzialmente sa e può fare di più. La prima sorpresa di Inter-Napoli è nella formazione diramata da Ancelotti, con Callejon schierato terzino basso. Forse Ancelotti si sarà sentito in vena di omaggiare l’Inter di Mourinho a San Siro, chi potrà mai dimenticare Eto’o terzino, ma con tutto il rispetto l’Inter attuale non è né il Barcellona di Guardiola, né il Bayern di Van Gaal tanto da meritare questo timore tattico.

Il 4-4-2 di Ancelotti

Se questo sistema di gioco è stata inizialmente la svolta della sua gestione, ora forse Ancelotti deve fare i conti con gli apparenti difetti che sta portando alla manovra azzurra. E’ vero che Re Carlo la partita la stava portando dove voleva lui, e Spalletti in conferenza stampa è stato buon profeta, ma la sensazione è che da un po’ di partite il Napoli ha cambiato radicalmente mentalità.

Chi vi scrive parla di involuzione offensiva. Questa squadra era abituata a fare un certo tipo di calcio, fatto di palleggio, schemi e l’insistita ricerca di una mentalità di dominio. Ancelotti disse al suo arrivo di non voler stravolgere questo modo di interpretare il calcio. Onestamente sembrava voler aggiungere solo più verticalità rispetto all’era Sarri. Purtroppo una serie di contrattempi, tra cui l’esperimento Hamsik regista che non ha dato nell’immediato gli effetti sperati e un gruppo ancora provato dallo scudetto perso nelle ultime giornate, hanno costretto Ancelotti ad una soluzione immediata: il 4-4-2.

La sconfitta di ieri a San Siro era preventivabile, un po’ come quella a Genova contro la Sampdoria. Il Napoli veniva da due vittorie in rimonta in cui aveva mostrato approcci preoccupanti. Giampaolo ne seppe approfittare più di Inzaghi e Gattuso. Dopo quella partita Ancelotti sentì l’esigenza di parlare al gruppo optando per una soluzione che avrebbe garantito più equilibrio e sicurezze. Ora sembra però che quelle sicurezze si siano tramutate in timore o forse hanno solo aiutato il Napoli a cambiare radicalmente veste. Un cambiamento radicale nel pressing, nel palleggio e nell’uscita palla al piede. Difficile pensare che Ancelotti volesse questo quando affermò che era più difficile cambiare le cose fatte bene.

ZEMAN, FILOSOFIA OFFENSIVA E RAZZISMO

iIn questo contesto si inserisce benissimo la cultura del Boemo sull’iniettare un certo tipo di mentalità. La spiega benissimo in una frase – << Alleno poco un certo tipo di fase difensiva perché ho paura che la squadra perda la mentalità offensiva>> – e l’involuzione di mentalità del Napoli sembra la perfetta materializzazione di questo concetto. Il Napoli è una squadra che si rigenera nei cambiamenti, non importa se forzati o per scelta. Forse ora si è davanti ad una nuova svolta che potrebbe chiamarsi 4-2-3-1. Difficile riproporre il 4-3-3 senza un vero regista. Il ritorno a quello che era il modulo di Benitez. Le certezze Allan e Ruiz a supporto di Insigne, Mertens, Callejon e Milik. Hamsik ha bisogno di rifiatare, ma potrebbe essere un’alternativa in mediana o nella trequarti, rivalutando il ruolo indigesto affidatogli da Don Rafael.

Per quanto riguarda gli episodi di ieri è ancora Zeman a fornire un interessante punto di vista – <<E’ più ignoranza che razzismo secondo me, in campo sono tutti uguali. Le offese ci sono sempre, anche in partite di soli bianchi>> – come dargli torto se proprio gli stessi bianchi si sono scontrati a morte per una partita.

INTER-NAPOLI, SPALLETTI MAGO MERLINO

Se per Ancelotti è stata una serata no, sconfitta, mancata riapertura del campionato e va -4 dal Napoli di Sarri, per Spalletti Inter-Napoli è stata significativa per la sua carriera di allenatore. Si conferma il più grande carnefice di Re Carlo, 9 vittorie, in 19 sfide contro le 6 del tecnico romagnolo. Spalletti potrà dire di essere stato Mago Merlino, lui che viene spesso criticato per i cambi stavolta può definirsi tale, e non per scherno come fece negli studi Rai quando fu criticato dopo Inter-Juventus della stagione scorsa. Stavolta i due cambi nel finale con cui ha inserito Keita e Lautaro Martinez gli hanno dato ragione e può sentirsi addosso un po’ di magia a dispetto di una serata che magica non è stata.

SALVIO IMPARATO



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Spalletti: “Temo più l’esperienza di Ancelotti che il calcio di Sarri”

Spalletti-Ancelotti

Luciano Spalletti è intervenuto in conferenza stampa, a differenza del suo collega Ancelotti, rivelando di temere più il tecnico romagnolo che Sarri.

“Secondo me è giusto giocare – afferma Spalletti parlando del boxing day – perchè il calcio è una delle forme di intrattenimento preferita dagli italiani. Basta vedere i numeri per questa partita”.

“I giocatori sono dispiaciuti per quanto successo a Verona, e vogliono riscattarsi subito”.

“Il Napoli è un avversario che sa come si fa, sa stare in campo, non dobbiamo avere l’impeto di chi vuole reagire per forza, ma piuttosto di chi sa quando deve andare ad affondare i colpi”.

“Ancelotti è uno dei migliori, se non il miglior allenatore che abbiamo in Italia. Avrà saputo ottimizzare il buon  lavoro fatto da Sarri, mettendoci dentro la sua esperienza, che poi viene fuori la macchina più precisa per andare a sviluppare calcio”.

“Il Napoli di Sarri sicuramente era un calcio fatto più di schemi, di ripetitività, di azioni, anche un pò simili, anche perchè l’atteggiamento era sempre lo stesso. Ancelotti sceglie più il momento di quando venirti addosso o di quando lasciarti campo. Sono due filosofie differenti, ma ugualmente redditizie, se messe a puntino, e diventa ugualmente difficile per chi deve andarci contro”.

“Ancelotti fa un pò di paura, perchè lui è davvero quello che le ha vissute tutte, che conosce la materia in profondità”.

“Sarebbe uno spettacolo in più affrontare più volte Ancelotti, perchè sono convinto che domani sera una bellissima partita. Che sia il Napoli che l’Inter avranno la possibilità di dire la loro. Divertimento probabilmentel, perchè la vedo difficile che finisca in parità.

SALVIO IMPARATO

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Inter-Udinese 1-0, è la partita di Icardi versione 2.0?

Inter-Udinese-Icardi-Gol

Inter-Udinese è stata una partita che ci ha restituito in primis l’immagine di una squadra vogliosa di reagire. Quella nerazzurra. E all’interno di questa squadra anche e soprattutto la costante crescita di Mauro Icardi in termini di attaccante moderno.

INTER-UDINESE E’ L’EVOLUZIONE DI ICARDI ?

Il capitano dell’Inter sembra aver intrapreso un percorso volto finalmente a compiere un processo di evoluzione. Senza risentire in nessun modo dell’innato fiuto realizzativo. Una metamorfosi che ci eravamo permessi di individuare e anticipare già in seguito alla vittoria di San Siro contro il Tottenham. La crescita di Icardi dal punto di vista mentale e della disponibilità ha posto le basi per un avvicinamento dell’argentino ai suoi compagni intesi come squadra.

Un percorso opposto rispetto a quello con cui eravamo abituati a convivere. Caratterizzato cioè dalla squadra stessa al servizio del proprio grandissimo realizzatore. Sappiamo benissimo quanto sia importante nel calcio moderno l’atteggiamento del centravanti per il gioco collettivo di una squadra. I dubbi riguardo il possibile calo dell’efficacia sotto porta potevano non essere del tutto infondati. Ma la sensazione è che Icardi abbia trovato e stia trovando questa predisposizione dentro di sé semplicemente attraverso un approccio diverso. Un approccio con alla base la consapevolezza di avere tutte le qualità per interpretare il ruolo in maniera più ampia. E noi ci eravamo già soffermati su questo aspetto, con l’immagine del gol del pareggio dell’Inter contro il Tottenham come manifesto.

REAZIONE DOPO L’ELIMINAZIONE IN CHAMPIONS

L’Inter di Spalletti era chiamata a rispondere presente e a dare un segnale di reazione dopo la batosta dell’eliminazione in Champions. Dal punto di vista emotivo e della determinazione da Inter-Udinese sono arrivate risposte non negative. Coadiuvati dall’atteggiamento piuttosto passivo dell’Udinese di Nicola, soprattutto nella prima frazione di gioco, i giocatori nerazzurri hanno avuto il controllo per la maggior parte della gara. La supremazia territoriale è stata netta, mentre nitida è stata invece la volontà e l’applicazione di Icardi in tutte le fasi di gioco. L’attaccante argentino appare sempre più disposto ad arricchire costantemente il suo set di movimenti senza palla. E al contempo sempre più consapevole dei benefici che questo processo evolutivo potrà portare. E questi ultimi, se si pensa anche alla caparbietà con cui sembra si indossino ora i panni di capitano di questa squadra, non sono certamente pochi.

MANOVRA PREVEDIBILE E MANCANZA DI INSERIMENTI

Il problema relativo alla prevedibilità della manovra dell’Inter appare però sempre vivo. Partite dall’andamento tattico di un certo tipo come quella di sabato contro l’Udinese hanno evidenziato per esempio la difficoltà relativa all’occupazione dell’area di rigore avversaria. Affrontare una squadra dal blocco basso e compatto con l’ausilio poco convinto degli inserimenti senza palla dei centrocampisti è un problema strutturale che le caratteristiche dei giocatori non fanno nulla per nascondere. Nella partita di sabato abbiamo visto nell’intelligenza di giocatori come Borja Valero la volontà di affrontare questo tipo di situazione. Ma allo stesso tempo probabilmente anche un tipo di movimento che non è nelle primissime corde di un giocatore come lui.

NAINGGOLAN E VECINO LE ARMI IN PIU’

Il lato della medaglia positivo però non è sconfortante del tutto. Vecino e soprattutto Nainggolan, che deve di fatto ancora imporsi, hanno tutte le carte in regola per sopperire a questo aspetto in determinati contesti e partite. Il circolo vizioso e appunto prevedibile in cui si rischia di cadere quando giocatori con determinate caratteristiche vengono a mancare è chiaro. L’assenza di un calciatore come Rafinha, che dava spunti differenti alla manovra tra le linee, porta l’Inter a ricercare spesso e volentieri il gioco sulle fasce. Ne consegue il fatto che con un’occupazione fitta dell’area di rigore della difesa avversaria, la presenza del solo seppur infallibile Icardi non può portare sempre i dividendi sperati. Soprattutto quando i rifinitori o i crossatori sono i due esterni d’attacco, Keita, Perisic e Politano su tutti.

LA VERSIONE INTERISTA DEL NINJA

L’interrogativo che ci si può porre ora nasce dalla curiosità di sapere cosa aspettarsi da Nainggolan, una volta a pieno regime. Sulla carta, considerando le caratteristiche totalmente diverse di Icardi e Dzeko, era lecito pensare ad una versione del belga differente all’Inter. Le sue poche apparizioni quest’anno hanno dato l’idea di un centrocampista meno incursore del solito e più di raccordo. Ma è anche vero che, complice la condizione fisica non ottimale e un Icardi non ancora nel vivo del suo processo evolutivo, porterebbero ora e in futuro ad immaginare uno scenario diverso e magari definitivo. Diverso dal precedente, che andrebbe a definirsi come temporaneo e succube di una determinata situazione. Diverso e magari definitivo, con le aspettative soddisfatte.

La reazione dell’Inter c’è stata. La volontà di proseguire su questa strada ci sarà. Ma non è certo Inter-Udinese una di quelle partite dalle quali trarre risposte importanti e conferme differenti.

GIOACCHINO PIEDIMONTE

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