Napoli Roma 1-1. L’analisi del derby del sud

Napoli-Roma

Per la decima giornata di campionato va in scena Napoli-Roma allo stadio San Paolo. La squadra giallorossa viene dalla brutta sconfitta casalinga con la SPAL. Inevitabili le conseguenti critiche per la prestazione decisamente negativa. I partenopei invece attraversano un periodo di buona forma. La squadra ormai acquisito una fisionomia ben delineata dopo il primo periodo di transizione tra la gestione Sarri e quella di Ancelotti.

 

Osserviamo nel dettaglio con foto e video  Napoli-Roma. La Roma si schiera con il suo ormai consueto modulo 1-4-2-3-1, mentre il Napoli si schiera con il 1-4-4-2

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In fase di non possesso gli azzurri hanno adottato un modulo simile ad un 1-2-4-3-1 avanzando i due terzini sulla linea mediana (più Mario Rui di Hysaj) ed accentrando Callejon e Fabian Ruiz accanto ad un arretrato Insigne.

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La Roma ha avuto moltissime difficoltà a difendere, concedendo ben 18 tiri di cui 9 da dentro l’area e ben 9 occasioni da gol. Le difficoltà sono nate spesso sulle fasce laterali con i 2 laterali offensivi della Roma, El Shaarawy e Under, che faticavano a coprire l’avanzata dei terzini napoletani.

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Anche i centrocampisti hanno faticato a trovare la posizione giusta per coprire gli inserimenti avversari, concedendo spesso al Napoli tempo e spazio per ragionare. Non sono mancate, inoltre, distrazioni difensive dei giallorossi ed in generale un atteggiamento troppo passivo che ha facilitato i partenopei.

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In fase offensiva i capitolini hanno creato poche buone occasioni anche a causa di un atteggiamento poco aggressivo e molto accorto (solo 21 minuti di possesso palla di cui solamente 6 nella metà campo avversaria contro i 32 totali del Napoli e ben 22 nella metà campo giallorossa, 609 passaggi partenopei contro 353 romanisti), con frequenti occasioni in cui invece di cercare di attaccare i giallorossi arretravano.

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La manovra giallorossa si è sviluppata cercando di sfruttare il gioco fra le linee di difesa e centrocampo napoletane di Pellegrini ed al giocare incontro al pallone di El Shaarawy.

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In conclusione, si può dire che il Napoli ha sicuramente giocato meglio della Roma ed ha dato l’impressione di essere più in forma dei giallorossi, che possono recriminare solamente per il gol preso negli ultimi minuti di gioco, ma che dovranno necessariamente recuperare uomini e condizione per affrontare il resto della stagione.

STEFANO CHIAROTTINI

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Memushaj: “Poco importante per Zeman. De Zerbi 3 mesi senza parlarci”

Memushaj-Zeman-Pescara

Ledian Memushaj si confessa al Corriere Dello Sport. Il centrocampista Albanese parla della non felice avventura a Benevento e del suo non sentirsi importante per Zeman e De Zerbi.

“Benevento – confessa Memushaj –  è una scelta che non rifarei. Dopo qualche mese avevo già nostalgia di Pescara. A volte un calciatore rende di più o meno a seconda dell’empatia con la piazza. Nel Sannio non c’è stata molta empatia. Te ne accorgi subito, a me basta anche l’emozione di una passeggiata in centro. A Pescara ho comprato casa. Comunque a Benevento ci sono andato perché mi voleva Baroni, mentre Zeman si era capito che non si sarebbe strappato i capelli senza di me. Forse non mi riteneva adatto al suo calcio.  All’inizio bene, poi ho avuto dei contrasti con De Zerbi. Gli avevo chiesto di dirmi se ero importante, altrimenti me ne sarei andato. Lui rispose che lo ero, ma poi non lo dimostrò con i fatti. Ci fu uno scontro, restammo due, tre mesi senza parlarci. Lui è un po’ rancoroso”.

SALVIO IMPARATO

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Padova, Bisoli a rischio esonero. Il sogno è Zeman

Padova-Zeman

Dopo la sconfitta contro il Perugia di Alessandro Nesta, il Padova pensa seriamente all’esonero di Bisoli.

Una sfida tra due compagini nella stessa situazione panchina. Alessandro Nesta, in quanto a rischio esonero, tira un sospiro di sollievo e mantiene ancora le redini del Perugia. La vittoria sul Padova, per 3-2, salva l’ex difensore di Lazio e Milan, ma mette nei guai Bisoli. L’esonero sembra molto vicino.

Secondo le prime indiscrezioni di Padovagoal e poi confermate da SerieBnews, Zdenek Zeman sarebbe il sogno proibito della dirigenza biancoscudata. Troppo brevi i termini per organizzare un eventuale ingaggio del Boemo e troppa, per ora, sembra la distanza economica. In pole per la panchina dei patavini ora c’è Serse Cosmi, ma l’esonero , se ci sarà, avverrà dopo il derby di sabato contro il Cittadella.  Gli altri nomi per la panchina del Padova sono Foscarini, DI Carlo, Breda e Marcolini.

SALVIO IMPARATO

 

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Naby Keita: “Lavorare con Klopp è speciale”

Naby Keita-Klopp

Naby Keita, centrocampista guineano classe 1995, è arrivato al Liverpool nella finestra estiva di calciomercato. Nell’economia di una trattativa però già praticamente conclusasi nella sessione precedente. Il giocatore prelevato dal Lipsia è giunto alla corte di Klopp e si è espresso in maniera estremamente positiva nei confronti dello stesso Klopp.

“E’ veramente speciale avere Klopp come allenatore”, esordisce Naby Keita. “Dal punto di vista umano e relazionale è fantastico. Ha una mentalità molto aperta. Non si concentra su un giocatore in particolare, ma riesce a coinvolgere tutti con la stessa energia. E’ veramente un piacere giocare per lui”. Parole al miele da parte di Keita, che voluto fortemente da Klopp, spera di essere pronto il prima possibile per incidere con continuità nelle dinamiche e nel futuro della squadra.

Il giocatore guineano, ancora alle prese con un infortunio al tendine del ginocchio, ha per quest’ultimo motivo trovato alcune difficoltà nel trovare la condizione fisica ideale. Naby Keita si è inoltre soffermato sulle qualità del gruppo e sul rapporto con i compagni, in particolar modo i colleghi di centrocampo e Mohamed Salah.

“Sono contento di poter giocare insieme a loro. Sto imparando dalla loro esperienza, allenandomi con loro e cercando di migliorare. Sentire la loro fiducia e il loro appoggio, insieme a quello di Klopp, mi motiva e mi fa desiderare di voler crescere sempre di più. L’obiettivo è collettivo. Tutto quello che conquisterò lo farò con la squadra”.

Naby Keita chiude poi sottolineando la professionalità di Mohamed Salah. “Lavora e si allena duramente. Tutte le volte che vado in palestra, lui è lì”. Quello che è successo e sta succedendo non è solo generato dalla fortuna. E’ tutto guadagnato e meritato. Grazie al lavoro duro.”

Gli elogi di Naby Keita nei confronti di Jurgen Klopp si aggiungono alla già numerosa lista di calciatori entusiasti di essere stati allenati dall’allenatore tedesco. Le doti e l’unicità di questo tecnico sono ormai note a tutti e noi lo abbiamo sempre saputo. Dopo il successo casalingo contro il Cardiff per 4-1, il Liverpool è ancora imbattuto in Premier e condivide il primato in classifica con il Manchester City di Guardiola. La speranza è che quest’anno Klopp possa finalmente agguantare la ciliegina che tanto avrebbe meritato già anche in passato. L’obiettivo dichiarato è raccogliere finalmente quanto di buono viene seminato ormai da sempre durante il percorso.

GIOACCHINO PIEDIMONTE

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Radio Goal, Zeman: “C’è sempre disponibilità degli arbitri verso la Juve”

Radio Goal-Zdenek-Zeman

Zdenek Zeman ha parlato  ai microfoni di Radio Goal, programma di Radio Kiss Kiss la radio ufficiale del Napoli. Ha parlato del duello Napoli-Juventus, di Insigne e dell’inchiesta di Report contro la Juventus.

RADIO GOAL, ZEMAN INIZIA DAL DUELLO NAPOLI JUVE

Il distacco della Juventus è aumentato – afferma Zeman a Radio Goal – ma il Napoli ha giocato molto bene e meritava di vincere, nel calcio succede, capiterà altre volte, non solo agli azzurri. Passaggio da Sarri ad Ancelotti? A parte il cambio di posizione di Lorenzo, il Napoli ora fa meno possesso palla rispetto al passato”.

INSIGNE

“Insigne nel Pescara? Sono sempre convinto che possa rendere abbastanza bene anche da esterno – continua Zeman a Radio Goal – la sua forza è saltare l’uomo nell’uno contro uno, lì in mezzo è più difficile.

VERRATTI

Il Napoli incontrerà il PSG di Verratti? Gli azzurri hanno fatto molto bene in Francia, devono ripetersi al ritorno, ma attenzione a quei tre dei francesi là davanti, che se hanno voglia sono molto difficile da fermare. Da Verratti non mi aspettavo di più. E’ stato per tre anni il miglior giocatore di Francia, quello è già grande merito. Più di quello non poteva fare, ha avuto anche qualche problemino fisico, ma è ancora giovane, c’è tempo.

REPORT E JUVENTUS

“Inchiesta Report sulla Juve? Purtroppo è un calcio difficile, sono cose brutte, che non riguardano solo la Juve. 36 scudetti allo Stadium? La Juventus pensa di poter fare quello che vuole perché è la migliore squadra italiana da tempo. La legge dovrebbe essere uguali per tutti, ma le risposte di Agnelli fanno pensare che per loro non è così. Rigori? C’è sempre disponibilità degli arbitri verso la Juve, a Empoli, a parti inverse, non l’avrebbero dato il rigore. Il Var? Il Var favorisce chi vuole come già fanno gli arbitri.”

SARRI QUELLO CHE HA DATO PIU’ IDENTITA’

“Io penso che Sarri ha dato tanto in termini di impronta e di identità. Chi fuma di più tra me e lui? Io credo lui, quando eravamo a Coverciano mi superava”

DiFFICILE ZEMAN IN QUESTO CALCIO

“Io vorrei fare ancora qualcosa, ma è difficile farlo in questo calcio. Ultimamente ho trovato giocatori che non si volevano stancare, ma io sono sempre convinto che se non ti stanchi non vai avanti. Se allenerei in C? Mi dispiace dirlo ma in quella categoria non si può fare calcio.”

 

SALVIO IMPARATO

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Foggia-Juventus ’93, Zeman: “Vorrei essere trattato sul campo da Juve”

Foggia-Juventus

In questo video amarcord di Foggia-Juventus di 25 anni fa, c’è il modo di raccontare il calcio che non c’è più e le solite polemiche che contraddistinguono ancora oggi i post partita della Vecchia Signora. 

Era il 13 settembre 1993 e a Zemanlandia andava in scena la terza Foggia-Juventus dell’era Boema. La prima andò in scena al San Nicola di Bari, davanti ad una bellissima cornice di pubblico, nel settembre 1991 e il Foggia perse immeritatamente 0-1 con un gol in fuorigioco di Schillaci, aspramente criticato da Zeman nel video qui .

Mister fa più male una sconfitta firmata Schillaci?

“Fa più male una sconfitta con un gol irregolare. La squadra ha fatto quello che poteva e non è poco. Purtroppo è stata punita da un errore arbitrale.”

Allo Zaccheria invece dopo l’impresa della stagione precedente, in cui i Satanelli superarono la Juventus per 2-1, ecco servito il primo sfavore al Piccolo Diavolo. Verticalizzazione centrale di Stroppa per l’olandese Roy, che da ala sinistra esegue una perfetta diagonale insaccando sul secondo palo di Peruzzi. Gran bel gol e classica azione Zemaniana, ma tutto vano l’arbitro Amendolia annulla. Il grande Beppe Capano della Rai iniziò il suo servizio proprio raccontando, come meglio non si può, quell’episodio.

“Non sapremo mai che partita avrebbe regalato oggi zemanlandia ai suoi fedeli, se dopo 120 secondi, quando Trapattoni aveva avuto appena il tempo di carburare il mitico fischio, l’arbitro Amendolia non avesse annullato, per presunto fuorigioco, la prodezza con la quale Roy trasforma in gol un delizioso assist di Stroppa. Forse non sapremo mai perché nemmeno con l’aiuto della moviola di Zuccalà. Sappiamo però quello che Zeman ha pensato in quel momento e detto a fine partita” 

Ed ecco che appare un corrucciato Zeman. Il Boemo grida a bassa voce la volontà di non essere sempre penalizzato ogni volta che incontra la Vecchia Signora.

“Vorrei una volta essere trattato sul campo da Juventus.  Non ci riesce sempre. Sul piano di gioco non discuto. La Juve è la Juve, può fare gol in qualsiasi momento e hanno avuto le loro occasioni, ma noi abbiamo fatto gol – due gli ricorda ancora Capano – eh due!”

Insomma per la Juventus era sempre dura affrontare il Foggia di Zeman tanto che Vialli e Tacconi ne lodavano spesso le gesta. Da queste grandi imprese è cresciuto il mito di Zeman e della sua Zemanlandia, diventata ormai, come Itaca, una patria sempre più difficile in cui far ritorno. Forse non è più tempo di gradoni e denunce. Meglio non disturbare la Vecchia Signora  e giocatori che non amano il lavoro duro, anche se questo vuol dire rinunciare alla valorizzazione di tanti giovani talenti italiani.

SALVIO IMPARATO

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Zeman: “Cosa cambia questa vittoria me lo diranno domani i giornali”

ZEMAN-LAZIO-JUUVENTUS

Così si espresse Zdenek Zeman dopo il 4-0 rifilato alla Juventus di Marcello Lippi. Quella goleada del 29 ottobre 1995 resta la vittoria più larga della Lazio contro la Juventus all’olimpico.  Ecco il racconto di quella fantastica partita del corriere della sera.

SALTO IN ALTO LAZIALE

Esemplare salto in alto laziale, con folate di gioco sontuoso, con snodi a tutto pressing e ripartenze sfreccianti, per schiantare la Juve, senza nemmeno quel pathos che la sfida preannunciava. Ne discende una quaterna fiorita sulle macerie del reparto difensivo bianconero, pure se gli “zemaniani” sprecano quanto meno cinque occasioni (due Signori, prima d’ esplodere il sinistro apripista; poi Fuser, Casiraghi, e il “panchinaro” Boksic) martellando continuamente Peruzzi, acrobata spesso squadernato dentro e fuori porta. Lippi monta l’ opposizione friabile, aggravata da due attaccanti complementari come Del Piero o Di Livio fermi ad aspettare, mentre Ravanelli, incapsulato fra Chamot e Negro, resta l’ unico riferimento vero la’ davanti, dove evaporano i suggerimenti griffati Paulo Sousa, durante venti minuti di traballante equilibrio.

LA JUVE CAMMINA E ZEMANLANDIA VOLA

Nostra Signora cammina e forse, aspettando Gianluca Vialli, vorrebbe specchiarsi dentro le inerzie degli oppositori. Orientati ad applicare l’ arte del risparmio secondo recenti referenze. Invece no. Invece, il precettore boemo, ha deciso di riaprire “Zemanlandia”, trovando presto, lungo la corsia destra, le veloci sovrapposizioni Nesta Rambaudi, cosi’ trapassanti, cosi’ paralizzanti per l’ accoppiata Torricelli Tacchinardi. Li’ s’ aprono le voragini iniziali; da li’ la Lazio propone girandole di variazioni e aggiustamenti, che impegnano la creativita’ di Winter e l’ estro di Fuser, con destinazione Signori, oppure verso Casiraghi, sempre a ritmi assatanati. Percio’ , nelle file juventine ci vorrebbero tre quattro Ferrara, improvvisamente “clonati”, dovendo tamponare sul tridente inarrestabile, che permette le serpentine di Signori nonostante i tentativi di frenarle da parte di Porrini; che fa schizzare Casiraghi in asse e interscambio con il propositore occasionale.

Certo, annotata la prima prodezza di Peruzzi, che in tuffo ruba proprio l’ attimo all’ ex centravanti bianconero, le speranze juventine sembrano esistere quando Ravanelli, ostacolato da Negro, tenta la palombella contropiedistica. Traiettoria sbagliata, ma sullo slancio il centrale urta l’ amico Marchegiani, provocandogli la sospetta lesione ai crociati posteriori del ginocchio sinistro. Dentro Orsi, che collezionera’ giusto due traverse e un palo (lo stacco di testa sull’ 1 0 di Ferrara, fruitore d’ un corner di Di Livio; quindi le sfortunate esecuzioni finali di Ravanelli e Vialli per recuperare un po’ d’ onore), senza rimpiangere la sua panchina. Si’, quando le squadre di Zeman girano, il portiere diventa ruolo marginale.

Tuttavia, sotto di due reti (ma la moviola dimostrera’ che Ferrara aveva rintuzzato la botta Casiraghi proprio sulla linea), mastro Lippi s’ ingegna per attutire gli effetti devastanti dello spettacolo laziale. Via Torricelli e Di Livio; avanti con le tre punte dei bei tempi; entra Marocchi in mezzo, mentre Tacchinardi scala dietro accanto a Ferrara, e Carrera fronteggera’ Boksic, sostituto d’ un arrabbiato Beppe Signori.

Zeman gestisce le proprie enormi risorse offensive, ricorrendo a soluzioni sempre sgradite. Il tecnico laziale pare ad ogni modo vicino all’ opera tecnico tattica memorabile, garantita dalla duttilita’ dei suoi tre centrocampisti, cui sovrintende Di Matteo, e dal momento si’ dello scattista Rambaudi, decisivo “universale”. Tale intensita’ corale, alleggerisce le fatiche del quartetto arretrato, connotato da un rendimento accettabile fra coriandoli juventini, Del Piero in particolare. Il “Pinturicchio” latita, sovrastato da Nesta e dai raddoppi che azzecca Chamot. Mai una giocata, mai un lampo o un colpo di genio nel sorpasso biancoceleste. Chi soccorrera’ allora la Signora in crisi?

LE PAROLE DI UN IMPERTURBABILE ZEMAN

Imperturbabile Zeman. Non spende nemmeno un sorriso, sforna le immancabili risposte ironiche e pungenti, insomma si concede poco alle manifestazioni di gioia. Eppure la sua Lazio ha “matato” i bianconeri, e’ proiettata verso il vertice della classifica e si propone come la piu’ accreditata rivale del Milan nella corsa allo scudetto.

“Mi sono divertito e la squadra mi ha dato grandi soddisfazioni sul campo”, taglia corto Zeman alla prima domanda. Ed e’ inutile cercare paragoni con il passato, con questa o quella partita dello scorso anno o del periodo in cui era sulla panchina del Foggia. “Soffro di sclerosi, non mi ricordo”, e’ la sua disarmante risposta. Unica concessione, l’ elogio per la vittoria: “E bello battere la Juventus, e’ la prima della classe ed e’ campione d’ Italia”. Il tecnico, sguardo volpino ed espressione neutra, respinge al mittente qualsiasi tentativo di riaprire polemiche o di accenderne qualcuna dell’ ultima ora.

“Boksic? Quando e’ entrato ha fatto bene . dice . : e’ un giocatore tesserato per la Lazio. Signori arrabbiato per la sostituzione? Mi ha solo chiesto a chi doveva lasciare la fascia di capitano”. Della trionfale vittoria contro gli uomini di Lippi poco o niente, dall’ allenatore boemo: “Sul valore della mia squadra non ho mai avuto dubbi. Il migliore? Per me sono stati tutti bravi”. Piuttosto, Zeman e’ preoccupato per l’ incontro di ritorno di domani contro il Lione in Coppa Uefa: “Insisto. La formula e’ sbagliata: I nostri avversari hanno giocato venerdi’ , hanno piu’ tempo a disposizione per recuperare”. Casiraghi e’ invece al settimo cielo.

LE PAROLE DI CASIRAGHI AUTORE DI UNA DOPPIETTA

Ha firmato una doppietta contro la formazione che l’ ha lasciato andare via e ha stravinto il confronto a distanza con Ravanelli, suo rivale in nazionale: “La Juventus? Non mi interessa piu’ di tanto”, replica a chi gli chiede se qualcuno non abbia rimpianto la decisione di accantonarlo.Inevitabilmente, si parla di Scudetto.

“Il cammino e’ ancora lungo, riparliamone dopo le partite contro la Fiorentina e il Milan. Si decidera’ tutto li’ “, annuncia Casiraghi. La Lazio, comunque, sembra trasformata rispetto allo scorso torneo, quando la retroguardia assomigliava tanto a un colabrodo: “Siamo ancora imbattuti. E siamo cresciuti: siamo meno belli ma piu’ concreti, direi cinici. Abbiamo imparato anche a buttare la palla in tribuna, come e’ successo in Coppa Italia a Udine: mi sembra che proprio la Juventus, l’ anno scorso, abbia fatto cosi’ in piu’ di un’ occasione”. E il giorno delle rivincite. Rambaudi, escluso dalla formazione base all’ inizio della stagione, si e’ riguadagnato la maglia da titolare a suon di prestazioni super e di reti: “Abbiamo raggiunto una certa maturita’ . commenta. . Ma e’ vietato illuderci, non abbiamo risolto tutti i problemi. Anche se ormai siamo perfettamente consapevoli di poterci battere alla pari con le squadre piu’ forti”.

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Zdenek Zeman: “Con me il miglior Insigne, Verratti è il miglior regista”

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Zdenek Zeman ha parlato dei suoi tre pupilli esplosi a Pescara. Ecco le parole del Boemo intercettato dalla Gazzetta Dello Sport per parlare della sfida tra Napoli e Psg dove si scontreranno Insigne e Verratti

“I piccoli di solito sono più bravi, loro poi erano anche molto svegli… C’è stato subito feeling con loro. Verratti lo chiamavo Marcolino, Insigne invece era Lorenzolo, come uno dei sette nani. Si intendevano in campo ad occhi chiusi, loro due e Ciruzzo Immobile. Io ho provato a formarli e a insegnargli calcio, il resto lo hanno fatto loro con la disponibilità e il sacrificio. Il risultato fu la storica promozione del Pescara in A”. Parola di Zdenek Zeman

Da Pescara a Parigi, gemelli contro in Champions League: sfida stellare. Zdenek Zeman si sarebbe aspettato 6 anni fa una carriera così per i suoi pupilli?

“Io sì, me la aspettavo, perché mostravano già da giovanissimi di avere qualcosa in più. Sono cresciuti tanto in questi anni e non devono fermarsi perché hanno ancora margini. Verratti è da due anni il miglior giocatore di Francia, e Lorenzo il miglior esterno d’attacco del nostro campionato”.

Riavvolgiamo il nastro. Il suo rapporto con Insigne…

“Lo vidi nella Primavera del Napoli mi impressionò per tecnica e velocità di esecuzione e lo volli a Foggia in Lega Pro nel 2010, aveva 19 anni. Segnò in stagione 19 gol in campionato e 7 in coppa Italia. Avevo lui, Farias, Sau… una bella squadra. E me lo portai a Pescara l’anno dopo”.

Dove lei trovò anche Verratti.

“Anche lui aveva 19 anni. Soffrì molto la preparazione estiva, tanto che all’inizio non partì titolare, ma appena pronto lo misi e non lo tolsi più: era difficile, per visione di gioco e tecnica, vedergli sbagliare un passaggio”.
Buffon ha detto alla Gazzetta che in quanto a passaggi filtranti Verratti non ha nulla da invidiare a Neymar…
“Perché Neymar presta mai la palla a qualcuno?”.

Perché Verratti in Nazionale non rende come nel Psg?

“È un regista che deve giocare a 3 con due interni ai fianchi. Fare il regista in 2 è più difficile. Lui deve giocare tanti palloni, e comunque per me rende anche in Nazionale. Non sbaglia un pallone neanche in azzurro, spesso i compagni lo capiscono in ritardo. Nel suo ruolo Verratti è il più forte al mondo”.

Più forte anche di Modric?Psg?

“Sì, per me sì”.

Il suo “Lorenzolo” sta vivendo un momento d’oro.

“Nei primi anni a Napoli lo facevano correre e difendere per tutta la fascia. Lui è un attaccante, deve restare sempre vicino alla porta. Nei piedi per me ha più di 20 gol”.

Il miglior Insigne si è visto con lei, Sarri o Ancelotti?

“Con me a Pescara segnò 18 reti e fece 14 assist. Chiedete a Immobile quanti gol gli fece fare… Fu il miglior giocatore del campionato anche se la Serie B è diversa dalla A. Con Sarri ha fatto bene, ma con lui si gioca a un tocco, appoggiandosi sempre, mentre a Insigne piace saltare l’uomo, in quello è fenomenale. Con Ancelotti ha qualche libertà in più, l’importante in ogni caso è che faccia l’attaccante e guardi sempre la porta”.

Contro il Psg si troverà davanti Marquinhos, che lei fece esordire bambino.

“Portava l’apparecchio, aveva 18 anni, era un ragazzino ma aveva una velocità impressionante e già una grande personalità. Lo misi subito in campo. Oggi è tra i top al mondo nel suo ruolo. È titolare del Brasile, gioca nel Psg da 5 anni, ha 24 anni: che deve fare di più alla sua età?”.

Chi vince tra Psg e Napoli?

“Il Psg onestamente ha qualcosa in più. Viene da 10 vittorie consecutive in campionato, e davanti ha tre mostri. La difesa del Napoli si regge su Koulibaly. Non credo basterà come argine”.
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Burdisso: “Zeman aveva idee chiare e atleticamente mi ha dato tantissimo”

Burdisso-Zeman

Nicolas Burdisso si è raccontato nel Match Program di Roma-Cska Mosca. Il difensore ha parlato dei suoi ex allenatori nell’esperienza giallorossa. Noi riportiamo l’intervista con un titolo diverso dalle altre testate, che di Zeman prendono in malafede sempre il senso negativo di ogni dichiarazione.

 

Partiamo dalla fine: perché ha deciso di dire basta?

“Avevo voglia di competere – racconta Burdisso – ripartire da zero non era un mio obiettivo. Ho avuto delle offerte, alcune anche interessanti, ma nessuna di queste mi ha convinto totalmente. Così, alla fine, sono rimasto coerente con il mio pensiero e ho smesso. Senza troppi rimpianti. Vivrò un anno a Torino, in attesa di capire bene il futuro”.

Già pensa cosa farà da grande?

“Intendo restare nel calcio. Sono grato a questo mondo e a questo sport. Mi trovo bene nell’ambito, non soffro le pressioni, anzi mi piacciono. Ho frequentato un corso da allenatore, vedremo se riuscirò a coronare anche questo sogno. Da calciatore i sogni li ho raggiunti tutti e
per questo sono sereno”.

Parliamo degli allenatori che ha avuto a Roma, partiamo da Spalletti.

“L’ho avuto per solo due partite, Genoa e Juventus. Due sconfitte, purtroppo. Ma mi resta il ricordo di un professionista preparatissimo tatticamente. E poi mi volle lui a Roma. Lui con Daniele Pradè. Venire in questa meravigliosa città fu prima di tutto una mia volontà, ma loro mi convinsero prospettandomi un ruolo importante nella squadra”.

Settembre 2009, l’esonero del toscano e l’arrivo di Ranieri.

“Un martello sotto l’aspetto motivazionale. Semplificava il calcio con pochi concetti, ma quando c’era da parlare alla squadra riusciva a farsi sentire e a portarti ad un livello mentale molto alto. Sfiorammo uno scudetto a poche giornate dalla fine e arrivammo in finale di Coppa Italia. Purtroppo, davanti avevamo l’Inter del triplete. Una stagione indimenticabile per me, quella in cui mi sentii meglio anche fisicamente”.

Montella subentrò in corsa nella stagione 2010-2011.

“Vincenzo mi impressionò per non aver mai pagato lo scotto del salto dalle giovanili alla prima squadra. Fece subito capire di avere ottime doti di gestione del gruppo e importanti idee di gioco. Conosceva bene l’ambiente di Roma, particolare da non sottovalutare”.

Luis Enrique, il primo allenatore della gestione americana.

“Uno dei più forti e completi che ho avuto – confessa Burdisso – insieme a Carlos Bianchi e Mourinho. E lo dico con cognizione totale, pur avendolo vissuto marginalmente, dato che in quell’annata ebbi un serio infortunio in nazionale che mi tenne fuori per tutta la stagione. Ma sul campo sapeva lavorare come pochi, oltre che ad avere un carisma coinvolgente. Lo andrò a trovare nei prossimi giorni in Spagna, a Madrid, per aggiornarmi professionalmente”.

Zeman.

“Sapeva bene come lavorare e aveva idee molto chiare. A livello atletico mi diede tantissimo, dato che venivo dall’infortunio e tornai su ottimi livelli di rendimento. Eravamo una squadra divertente, segnavamo tanto, ma mi faceva pure rosicare perché a volte subivamo troppo”.

Forse è per questo che poi gli successe Andreazzoli.

“Nel calcio si vince e si perde, fa parte del gioco, con Zeman ad un certo punto non andò più. Aurelio era un uomo di calcio, respirava in questo mondo da tempo e si vedeva. Ottenne buoni risultati, nonostante quella finale persa che incise anche sul suo futuro”.

Piccola parentesi: avesse la possibilità di rigiocare una partita a scelta tra quella con la Sampdoria di campionato del 25 aprile 2010 o la finale di Coppa Italia del 26 maggio 2013,
quale sceglierebbe?

“Sicuramente quella con la Sampdoria. Vincere uno scudetto, quello scudetto, dopo un anno di lavoro incredibile, sarebbe stato molto più importante di una Coppa Italia, anche se persa contro il rivale storico. Nel 2001 vidi con i miei occhi, all’Olimpico, parte dei festeggiamenti per il titolo vinto pochi mesi prima. Venni con il Boca per la gara di presentazione della Roma 2001-2002. La partita in cui si infortunò anche Lassisi. Immagino la città che esplose di gioia per tutta l’estate. Altro che Coppa Italia del 2013…”.

Dopo quella finale, arrivò Garcia.

“Rudi fu l’uomo giusto al posto giusto. Un eccellente motivatore, riuscì a tirar fuori il meglio da ognuno di noi in un momento delicato per la storia del club. Facemmo le dieci vittorie consecutive all’inizio del campionato, poi la squadra arrivò seconda. Io decisi di andare via a gennaio al Genoa perché giocavo poco. Ma non potevo prendermela con l’allenatore, davanti avevo due in stato di grazia come Benatia e Castan. E poi, Rudi mi coinvolgeva sempre nei suoi discorsi. Parlava spesso con me, Totti e Maicon su come vincere un campionato in Italia. Dato che eravamo gli unici di quella rosa ad aver conquistato uno scudetto in precedenza”.

Ha condiviso lo spogliatoio con due totem come Totti e De Rossi.

“Due esempi. Diversi, ma entrambi da seguire. Francesco ti trascinava in campo con le sue doti da calciatore eccelso. Daniele faceva un lavoro encomiabile anche nello spogliatoio. Un ragazzo culturalmente
preparatissimo. Totti e De Rossi si completavamo alla perfezione, ciascuno con le proprie caratteristiche”.

I cinque calciatori migliori con cui ha giocato?

“Leo Messi sopra a tutti senza dubbio. Poi dico Juan Riquelme, Zlatan Ibrahimovic, Francesco
Totti e il mio idolo Walter Samuel”.

SALVIO IMPARATO

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Allegri: “Attenzione, lucidità e tecnica”

Allegri nella conferenza stampa di rito batte come di consueto forte il tasto legato all’aspetto mentale e tecnico. Manchester United-Juventus è una sfida affascinante che potrebbe, in caso di vittoria, permettere alla stessa Juventus di Allegri di ipotecare il passaggio del turno. Il Manchester United di Mourinho, invece, in leggera ripresa nelle ultime uscite, si gioca moltissimo rischiando anche qualcosa. Allegri dovrà fare a meno di Mandzukic, Emre Can e Khedira, mentre Mourinho non avrà a disposizione Alexis Sanchez e Valencia.

PARTITA

L’imperativo di Massimiliano Allegri è sempre molto chiaro e lucido. Giocare con attenzione, lucidità e tecnica. I tre aspetti che per Allegri saranno fondamentali oltremodo nella partita di domani, contro una squadra molto veloce davanti, ma anche molto fisica. Le assenze di Mandzukic, Khedira ed Emre Can risultano pesanti in questo senso.

“Questo è un mese importante, non l’abbiamo iniziato bene perché abbiamo pareggiato sabato in casa con il Genoa. Domani torna la Champions, è un passaggio importante, perché in caso di vittoria ipotecheremo il passaggio del turno. E’ una partita complicata, difficile, loro sono una squadra molto fisica e noi dovremo giocare molto bene tecnicamente. In caso contrario troveremo molte difficoltà. Mandzukic è rimasto a casa perché dolorante, credo che sia una cosa di poco conto, gli si è leggermente girata la caviglia. Non avrebbe comunque giocato, dispiace ovviamente non avere lui, Khedira ed Emre Can, però abbiamo diciassette giocatori di movimento. Addirittura quindi uno dovrà andare in tribuna.”

“Per quanto riguarda la difesa a 3 o a 4, domani si dovrà giocare una partita di grande lucidità e soprattutto bisognerà essere molto bravi e precisi quando abbiamo il pallone tra i piedi. Loro hanno un’alternativa che noi domani non possiamo avere, ovvero quella della palla alta, perché sono grossi fisicamente. Dovremmo fare una partita attenta e di grande concentrazione.”

Per Allegri, Manchester United-Juventus vedrà protagonisti tanti giocatori giovani dalla probabile copertina e consacrazione futura. Un tassello in più a riempire il mosaico di fascino di questa sfida. “Troveremo, oltre a Pogba, una squadra di giocatori forti. Si affronteranno due squadre con giocatori giovani importanti. Loro hanno Martial, Rashford, Pogba; noi abbiamo Dybala, Bernardeschi, Cancelo, Alex Sandro, Bentancur. Tanti giovani che dovranno essere il futuro del calcio mondiale. Quindi è un test importante per noi e per i singoli giocatori, quello di giocare in uno stadio di grande fascino contro una grande squadra, una partita di Champions di valore assoluto.”

“Il Manchester è una squadra che ha tecnica, velocità davanti, e fisicità. E’ una squadra forte, costruita per vincere, con un allenatore come Mourinho, molto esperto. Bisognerà fare una partita giusta, sotto tutti i punti di vista, perché abbiamo bisogno di rientrare a livello mentale dentro le partite. Sabato ci abbiamo messo una pietra sopra, un po’ prima di quando avremmo dovuto. Dovevamo mettercela alle otto e invece ce l’abbiamo messa alle sette e un quarto. Ragione in più per capire che domani bisogna essere mentalmente in campo per cento minuti, anche perché qui le partite non finiscono mai. Basta vedere la partita di Londra contro il Chelsea, dove si è trovata la soluzione negli ultimissimi minuti. Dovremmo scendere in campo e giocare a calcio con piacere e lucidità, perché se la mettiamo sul piano fisico rischiamo di andare in difficoltà.”

FORMAZIONE

Non so ancora se domani giocheremo con i tre davanti. Ma nelle ultime occasioni in cui abbiamo giocato così, con Mandzukic, Dybala e Ronaldo, siamo sempre stati con i quattro dietro, i tre ordinati e i tre davanti a seconda di dove finiva l’azione. E’ sempre tutto legato alle caratteristiche dei giocatori. Domani non avremo Mandzukic, quindi bisognerà giocare in un modo diverso.

Sui gol subìti da situazione di cross in area le responsabilità sono di tutti. In primis bisogna andare a pressare di più chi crossa, poi marcare meglio in area. Sono circostanze in cui dobbiamo necessariamente migliorare. Fino ad oggi, su sei gol ne abbiamo presi quattro allo stesso modo. Le dinamiche del gol del Genoa di sabato sono state strane, perché si pensava che la palla fosse uscita. Gli altri invece sono stati proprio errori generali, non dei singoli.

Cuadrado sta facendo bene anche come mezzala, può giocare anche lì. Altrimenti potremmo giocare anche con i tre difensori, ma potremmo correre il rischio di andare ad incartarci. Credo che ci schiereremo a quattro, anche perché non è che se pareggi una partita o se ti mancano dei centrocampisti devi andare per forza a snaturarti.
Barzagli terzino destro in uno schieramento a quattro sicuramente no. Manchester United-Juventus. Mourinho contro Allegri. La curiosità e l’attesa crescono a dismisura.

Gioacchino Piedimonte

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