Viterbese-Vibonese, Zeman sugli spalti ad osservare Modica

Sorpresa allo stadio Rocchi di Viterbo. Il Maestro Zdenek Zeman sugli spalti ad osservare l’allievo Modica in occasione di Viterbese-Vibonese.

Ottima prestazione della Vibonese di Giacomo Modica. L’allievo di Zeman sfiora l’impresa, ma viene raggiunto nel finale sul 2-2. Finisce così Viterbese-Vibonese, sotto gli occhi sempre attenti del Maestro Boemo Zdenek Zeman. L’allenatore di Praga, in attesa di tornare in panchina, si gode il tempo libero divorando calcio, senza sottrarsi a selfie e chiacchiere con tifosi ed estimatori.

SALVIO IMPARATO

Seguici e metti Mi Piace:
error0

Vucinic: “Impossibile dimenticare Zeman”

Vucinic-Zeman-Lecce-Roma

Mirko Vucinic, ex attaccante dell’AS Roma e del Lecce 2004/05 targato Zeman, ha parlato in diretta ai microfoni di Te la do io Tokyo, trasmissione radiofonica di Mario Corsi, in onda tutti i giorni sui 101.500 di Centro Suono Sport dalle 10 alle 14.


Come sta vedendo la Roma?

Ha perso ultima partita – esordisce Vucinic – quindi non molto bene. Ora c’è il Lecce che è un’altra squadra che mi ha dato tanto quindi non mi sbilancio. Io punto molto su Dzeko, è un giocatore in grado di fare la differenza.

La Roma può raggiungere l’obiettivo quarto posto?

Me lo auguro. La rosa c’è, quindi lo spero.

Lei è stato allenato da Conte, cosa ci può dire di questo allenatore?

La sua forza è che si fa seguire dalla squadra – ammette Vucinic – e vede le cose prima degli altri.

Si è assottigliata la distanza tra la Juventus e le altre? Vincerà ancora lo scudetto?

La Juventus è forte e ha un organico ampio, però quest’anno c’è un Inter dove si vede la mano di Conte. Però i bianconeri restano la rosa più forte in Serie A, quindi vedremo.

Pronto a tornare a giocare con Francesco?

Si, qualche partita giusto per incontrare vecchi amici. Colgo l’occasione per fare gli auguri a Francesco visto che oggi è il compleanno.

La Roma senza Totti e De Rossi le fa qualche effetto?

Sicuramente, ho fatto molti anni con loro e mi fa strano. Secondo me senza De Rossi quest’anno ha perso molto anche la Serie A, Daniele avrebbe potuto dare ancora tanto al calcio italiano.

Fa ancora male lo scudetto sfuggito all’ultimo? Com’era il rapporto Totti-Spalletti quando c’era lei?

Ottimo, erano amici. Poi non so cosa sia successo dopo. Per lo scudetto dico sempre che siamo stati sfortunati a incontrare quell’Inter lì, secondo me era anche più forte dell’attuale Juventus. L’Inter che abbiamo affrontato noi è quella che ha vinto il triplete, vedete un po’.

Il famoso litigio con Perrotta nello spogliatoio tra primo e secondo tempo di Roma- Samp?

Cose di campo, sono finite lì.

Cosa non è andato invece in quel Roma-Sampdoria?

Ah, non lo so. Ricordo solo che c’era Storari in porta che ha parato tutto.

Lei è stato allenato da Zeman, cosa si ricorda del boemo?

È impossibile dimenticarsi di lui, sia per la fatica durante gli allenamenti che per la simpatia. Non sembra ma il mister è simpaticissimo.

Il gol più bello con la maglia della Roma?

Quello con lo Sporting in cui ho fatto dei dribbling e poi ho segnato da quasi fondocampo.

Com’è andato il trasferimento alla Juventus quell’estate?

Sabatini voleva trattenermi ma io avevo necessità di cambiare per cose che erano accadute prima.


Il Lecce si salva?

Il Lecce gioca bene – chiude Vucinic – io spero e mi auguro che si salvi.

Seguici e metti Mi Piace:
error0

Napoli-Cagliari 0-1, Ancelotti domina, Maran la vince

Napoli-Cagliari-Ancelotti-Maran-Zeman

In città si leggono molti attacchi ad Ancelotti. Difficile dare colpe al tecnico dopo un Napoli-Cagliari a senso unico (30 tiri e 70% di possesso), ma gli interrogativi sulle scelte di Carletto restano.

Napoli-Cagliari è una di quelle partite viste mille volte dal popolo zemaniano. Il CALCIO punito dall’ANALFACALCISMO, così scherzosamente chiamiamo il vecchio catenaccio. L’ultima che fece molto male fu Verona-Cagliari, i ragazzi di Zeman, dopo le pallate rifilate a Mazzarri e Sarri, non riuscirono proprio a metterla dentro, lezione di gioco a Mandorlini ma subirono gol da fuori di Tachtsidis a pochi minuti dalla fine. Quelle partite che fanno dire all’italiano calciofilo medio o al Cucci di turno “meglio saper difendere che attaccare” VADE RETRO.

SCELTE E CAMBI DI ANCELOTTI

Nessuna colpa ad Ancelotti quindi, ma resta che chi vi scrive non lo capisce. Nei cambi e in alcune scelte. A volte più dettate dal caso e dall’irrefrenabile smania di camaleontismo. Llorente forse meritava di giocarsela dall’inizio, specialmente dopo l’exploit a Lecce. Forse non c’era bisogno, con un Cagliari cosi arroccato, di sbilanciarsi oltremodo: centrocampo Allan-Zielinski ancora, senza nemmeno Insigne ad aiutare la fascia in copertura (da cui il Napoli ha subito la ripartenza e Maran l’ha capito) e a costruire per i due “PENNELLONI”. Infatti la decisione di sostituire Insigne ha influito più sotto l’aspetto difensivo, che su quello di costruzione. Una squadra abituata a movimenti collettivi, messa in condizioni di uno contro uno soffre non poco, succede a Koulibaly figuriamoci a Mario Rui.

Per quanto riguarda i cambi è difficile discuterli conoscendo il pensiero di Ancelotti. Il trend in cui non esistono ruoli fissi è assodato, e lasciare Mertens in campo largo insieme a Milik e Llorente escludendo i due esterni offensivi ne è la prova. In attacco però la manovra sembra confusa, quasi un voler dare punti di riferimento all’avversario. Purtroppo in modo così esasperato anche il Napoli stesso sembra perderli. Elmas invece ancora in panca, il suo apporto al centrocampo e ad Allan, che soffre Zielinski da più di una stagione, non guasterebbe. Tutti quesiti che si pone un allenatore da sofà e che per carità non vuole mettere in discussione un titolato come Re Carlo, anche se l’esperienza è tanta per non farsi infinocchiare da quel volpone di Maran.

SALVIO IMPARATO

Seguici e metti Mi Piace:
error0

Giulini, lui la vera delusione, a fatti e parole, del “progetto” Zeman-Cagliari

Dopo le discutibili dichiarazioni di Tommaso Giulini, presidente del Cagliari, in cui etichetta Zeman come una delusione, riproponiamo un vecchio pezzo. Firmato Paolo Bordino è il diario di bordo di un idillio fatto solo di parole. Nato e crollato tra incoscienti adulazioni e critiche fuori luogo.

Dire di averlo detto, profetizzato, annunciato in tempi non sospetti, senza per questo essere tacciati di assurgere a ruolo di banderuole agitate dalla forza degli eventi, è un esercizio inutile. Quasi una tautologia, alla luce di ciò che è stata per Zdenek Zeman l’esperienza cagliaritana. Una fine prevista. Letta, annunciata sin dall’inizio di una calda estate in cui troppe volte si è sentito dalla bocca di presidente rossoblu Tommaso Giulini uscire la parola “progetto”. 

Un termine usato ed abusato, dalla connotazione spesso giovanottistica, ma che mal si confà ad una massima serie in cui il semplice rischio di abbandonare la categoria, con buona pace del c.d. “paracadute”, implica la perdita di cospicui introiti concordati con il sistema delle televisioni a pagamento e dei relativi gruppi di interesse ad esse sottese.

Ed è così che sembra essere finita l’avventura di Zeman nell’Isola dal mare smeraldo e dalle spiagge bianche, con una tifoseria che, nonostante la penuria di risultati davvero positive e le zero vittorie casalinghe, ha saputo comprendere (che è più difficile di saper amare, badate bene!) il Boemo assai più di qualsiasi piazza in cui egli stesso ha allenato. Ad esonero avvenuto, l’inaugurazione di uno Zeman club a Quartu Sant’Elena è un qualcosa di unico ed irripetibile. Alla luce di quanto ribadito, è evidente che la piazza cagliaritana avrebbe meritato ben altro dai protagonisti di una vicenda professionale e sportiva a cui sarebbe bastato davvero poco per decollare.

Partiamo da oggi. Dalle dichiarazioni di un presidente che presenta il successore del tecnico appena esonerato (non) spiegandone le ragioni:

Le motivazioni dell’esonero di Zeman me le tengo per me. Certo è che fatale è stata la sconfitta interna (0-4, nde) contro la Fiorentina. Non si può dire alla squadra che aveva giocato bene nonostante la larga sconfitta casalinga, episodio che ha fatto perdere le certezze alla squadra ed allo staff tecnico.

In buona sostanza, non spiegando le reali ragioni dell’esonero di Zeman, Giulini punta il dito contro la fase difensiva (tralasciando qualsiasi analisi sulla dinamica di un match che, nel corso del primo tempo, poteva vedere il Cagliari avanti almeno 3-1 ed a riparo da qualsiasi crollo mentale) ma esonera Zeman dopo la gara contro la Juve (“Zeman sapeva già da venerdì di essere esonerato ed ha continuato a lavorare nonostante sapesse della mia intenzione di esonerarlo…”) in cui sono trapelate critiche della società proprio per la “perdita di certezze” dovute al cambio di modulo in funzione di una maggiore copertura difensiva! Un vero e proprio controsenso.

Zeman recepisce le critiche (a nostro avviso fondate fino ad un certo punto) del presidente ed il presidente lo esonera. Qualcosa inizia a quadrare poco. Anche perché sembra che l’assenza per infortunio di Sau, una delle poche certezze tecniche presenti in organico per Zeman, così come lo stop forzato per il brasiliano Avelar, senza il quale il Cagliari, in sole tre gare e mezzo, ha preso più della metà del monte complessivo delle reti subite, siano episodi che non abbiano, a detta del presidente, influito.

Giulini e la dichiarazione a Zeman

Sappiamo tutti ormai che il matrimonio Zeman-Cagliari ha avuto origine a fine giugno quando Giulini strappò il Boemo al Bologna proprio sull’altare. “Mister, ho preso il Cagliari solo per lei…” sembra – stando a fonti attendibile – la frase che ha portato Zeman a scappare dall’altare e salire a bordo della sua metaforica motocicletta per accendere la Zemanlandia sarda.

Proclami, entusiasmi e termini da modernariato delle teorie d’impresa che ben presto hanno ammaliato una tifoseria desiderosa di uscire dalla spirale del palla lunga e pedalare a cui stagioni insipide l’hanno costretta. Fin qui le parole. La prova dei fatti è andata in direzione del tutto opposta alle premesse.

Per rendersi conto di quanto, oltre a quanto già chiaro in estate, da parte del presidente il rapporto con l’allenatore sia stato dal principio estremamente difficile e problematico, se non addirittura inesistente, occorre aprire il microfono e spalancare il taccuino alla viva voce dello stesso presidente:

Il rapporto con un allenatore è sempre teso a far conciliare le sue esigenze con quelle del club. Lui non è di molte parole, lo sapete. Un po’ pesa anche la differenza d’età, ma abbiano cominciato a giocare a golf insieme e ciò ci sta aiutando molto a dialogare

– Tommaso Giulini, 15/10/2014.

Nel calcio gli episodi sono fondamentali: probabilmente senza l’espulsione di Nagatomo non sarebbe finita 4-1. Nel secondo tempo speravo di fare il quinto gol per stare più tranquillo. Esonero di Zeman? Mai pensato a cambiare in corsa il progetto, ma quando non arrivano i risultati qualche domanda te la fai…

– Tommaso Giulini post Inter-Cagliari 1-4.

A fine primo tempo ho pensato che fossimo vittime della solita maledizione del Sant’Elia. Poi c’è stata una grande reazione dei ragazzi, ma sono deluso per non aver vinto questa partita.(…) Donsah e Caio? Hanno fatto entrambi benissimo, anche se sono entrati in un momento tatticamente difficile, andranno valutati anche in un contesto normale. (…) Il bilancio dopo 7 giornate non è buono (Cagliari in zona salvezza, nde), speriamo che questo pareggio ci sblocchi, possiamo fare di più. Mi pare che specialmente in casa i ragazzi siano un po’ tesi. Poi dobbiamo assolutamente lavorare sulle palle inattive (…) Oggi avremmo dovuto vincere, fino al primo gol della Samp la partita era nelle nostre mani. L’arbitro è stato eccellente (gol regolare annullato a Longo, nde), abbiamo avuto tante occasioni. Dovevamo fare tre punti ma non li abbiamo fatti. Non penso nemmeno che vinceremo tante partite continuando a buttare via tutti i calci d’angolo e le punizioni.

– Tommaso Giulini post Cagliari-Sampdoria 2-2.

Lo spettacolo è stato fantastico, in Italia dovrebbero esserci molte più partite del genere. Sono meno soddisfatto della gara della mia squadra, non si può entrare in campo con quell’atteggiamento, l’allenatore deve lavorare più seriamente perché non sempre è possibile recuperare dopo uno svantaggio simile…

– Tommaso Giulini post Napoli-Cagliari 3-3.

Ci siamo limitati ad estrapolare pezzi di dichiarazioni del presidente rossoblù relativi alla spiegazione del rapporto col tecnico caratterizzato, a detta dello stesso numero uno di viale La Playa, di pressoché totale incomunicabilità, sulle cui ragioni non vogliamo qui indagare e che possono semmai restare sullo sfondo del rapporto tra presidente e allenatore.

Ciò che abbiamo raccolto sono tre sfoghi del presidente al termine di tre tra le migliori prestazioni del Cagliari zemaniano. Dopo il successo 4-1 a San Siro, con quattro reti e rigore sbagliato già al termine dei primi 45’, roba che a Cagliari nessuno ha visto neppure ai tempi di Gigi Riva, la frecciatina al tecnico non mancava su due direzioni: a) l’espulsione di Nagatomo che avrebbe determinato, secondo Giulini, le sorti del match; b) il mantra in base al quale con le squadre di Zeman non sei mai tranquillo. Nel primo caso, se un alieno fosse giunto da Marte in quel momento, avrebbe probabilmente scambiato le dichiarazioni di Giulini con quelle di Mazzarri, mentre nel secondo caso è apparso di ascoltare il tipico refrain di ogni antizemaniano.

Dopo la gara contro la Sampdoria, che il Cagliari dovette affrontare con una coppia centrale inedita e pressoché esordiente in A al cospetto di una formazione che prima d’allora aveva subito solamente due reti, sembrava che gli unici scontenti fossero lui e il tecnico doriano Mihajlovic. Il match vide il Cagliari rimontare due reti dopo gli ingressi dei giovanissimi Donsah e Caio Rangel, determinanti entrambi nell’economia del match, e negare il terzo gol di Longo da una discutibile decisione arbitrale. Eppure, a completamento del quadro, alla scontentezza il presidente aggiunse la minimizzazione dell’impatto dei due giovani sulla partita (cosa che neppure un qualsiasi Zamparini avrebbe fatto) a fronte peraltro dell’esaltazione della prestazione di Benedetti (portato a Cagliari da Giulini in persona e bocciato già ad agosto da Zeman) e l’ingresso nel merito del lavoro dell’allenatore. La polemica sulle palle inattive, in tal senso, ebbe ad apparire eloquente sulla valutazione del lavoro di Zeman da parte di Giulini, che diede anche la sensazione che, per convincerlo, Zeman avrebbe dovuto vincere con Dessena, Conti e Pisano (contratti rinnovati per loro) prima che con giovani del ‘96. Il climax ascendente degli attacchi, neppure troppo velati, lo si raggiunse a Napoli, al termine di un 3-3 che ha ricordato, a tutti gli zemaniani storici, quello della stagione 91/92, un Napoli-Foggia che consegnò Zeman al calcio italiano e regalò ai satanelli terribili titoli di tutte le principali testate nazionali in visibilio.

Le analogie con quella gara dovevano essere colte, ma mentre sappiamo che un Pasquale Casillo avrebbe gongolato davanti a microfoni e taccuini, esaltando squadra e allenatore, mister Fluorsid ha preferito attaccare a testa bassa l’allenatore e la squadra per la prima mezz’ora di gioco al termine della quale lo stesso Napoli che ha sconfitto la Juve in Supercoppa, quindi non esattamente la Sangiuseppese, era avanti 2-0 per poi subire la rimonta rossoblù dando vita ad un 3-3 che ha riconciliato tutti con lo spettacolo del calcio. Eppure l’allenatore che ha dato asso e tre a Rafa Benitez (uno con un certo curriculum) avrebbe, secondo mister Fluorsid, dovuto lavorare “più seriamente”. Eloquente! Così come apparve sgradevole, nella circostanza, l’aver eletto Ekdal come migliore in campo, rilasciando una dichiarazione che, qualora fosse promanata da un’opinionista avrebbe avuto un senso, ma da un presidente ha assunto il sapore di un qualcosa di quanto mai inopportuno agli occhi della squadra.

Alla luce di queste dichiarazioni, la sconfitta con la Fiorentina ha avuto il sapore di un crollo mentale derivante dal fatto che da un lato l’allenatore si è trovato in sostanza delegittimato agli occhi di una squadra che pur l’ha sempre seguito, dall’altro la squadra ha inconsciamente finito per credere alle continue esternazioni del presidente dalla cui bocca sono uscite solo dichiarazioni al fiele nei confronti del tecnico uniti a valutazioni tecniche che sarebbe stato, alla prova dei fatti, più opportuno evitare.

Tralasciamo le dichiarazioni di Giulini rilasciate al termine della gara contro il Chievo in cui venivano mosse a Zeman accuse su precise scelte tecniche (l’impiego di Conti, Ibarbo e Cossu per tutta la gara contro il Modena in Coppa) perché non servono a far comprendere quale fosse l’esatta valutazione di Zeman e del suo lavoro compiuta da Giulini, la cui cartina al tornasole è possibile apprezzare solo nei casi in cui sprazzi di Zemanlandia ci sono effettivamente stati. Così come è bene ricordare che, fino al match contro i clivensi, una squadra composta in maggior parte da elementi provenienti dalla B con qualche ex Primavera stazionava stabilmente in zona salvezza.

“Caro Sdengo, quando imparerai a capire quanto vali?” – gli chiedemmo in estate. Già perché, ammaliato dalle belle parole (sistematicamente non tramutatesi in fatti) di Giulini, il Boemo ci è ricascato di nuovo, scivolando su più di una buccia di banana ed affrontando l’avventura cagliaritana a mo’ di salto nel buio. 

Un buio derivante dal fatto che Zeman a Cagliari è stato solo. Avere dalla propria parte un pubblico che l’ha capito come nessun altro ed una stampa locale che mai come stavolta l’ha supportato senza se e con pochi ma non basta se in società e nello staff medico non ci sono suoi uomini. Mancava il Pavone di turno – il cui rifiuto di raggiungerlo a Cagliari non è suonato a sufficienza come campanello d’allarme, mancava l’Altamura di turno, trait d’union tra tecnico, squadra e società, così come non si è avuta dall’esterno la sensazione della presenza di uno staff medico in sintonia con i modi di lavorare dell’allenatore.

I suoi metodi sono particolari ed al giorno d’oggi rari. Per non delegittimarli agli occhi di chi non vive ogni giorno le vicende della squadra, la sintonia tra tecnico e staff medico è alla base di tutto, ma spesso (e Roma avrebbe dovuto essere d’esempio) il Mister tende a dimenticarlo. 

Per ricominciare in massima serie è bene che Zeman faccia tesoro di questi piccoli, grandi accorgimenti. Sembrano sciocchezze insignificanti, ma sono alla base di tutto. Così come è alla base di tutto evitare – specie in un contesto come quello appena descritto, con i “gatekeepers” non scelti dal tecnico – di andare sempre per miracoli.

Accettare che si punti su Farias, Caio Rangel, lo stesso eccezionale Ceppitelli “scarto” del Parma ultimo in classifica, due Primavera come Donsah e Capello, tre arrivi dalla B come Balzano, Crisetig e Capuano (elementi che hanno reso anche più del loro valore, beninteso), può essere possibile solo se tutto il contesto societario di contorno non solo crede, ma fa sue le scelte e il modo di vedere il calcio dell’allenatore.

Obiettivamente, il Cagliari di Giulini (con tutta la stima ed il rispetto per Marroccu, Sanfelice e lo staff medico) non era il contesto adatto per far sì che il calcio di Zeman trionfasse nel senso più ampio del termine. Ed è demerito dello stesso mister non aver compreso che in massima serie spesso non si può aspettare e che occorre andare con le spalle copertissime. Anche battendo i pugni sul tavolo. E lasciando perdere i “progetti”, perché non esistono in serie A, territorio in cui il tracollo economico è dietro l’angolo. 

Basterebbe un presidente che gli dica: “Sdengo, voglio risultati subito. Ma hai carta bianca. Scegli tutto tu, anche il magazziniere!”. Altro che progetto! Quella, sì, sarebbe Zemanlandia.

Intanto, a Cagliari arriva Zola. Zemaniano e amico di Zeman. Non sarà facile neppure per lui, schivo e riservato, trovare un punto di incontro con un presidente che non ha dato la sensazione di comprendere che la coperta che ha cucito è corta e non è possibile avere sempre botte piena e moglie ubriaca. Ha il vantaggio di conoscere l’ambiente e di avere quel giusto buonsenso tale da ragionare con la propria testa per lavorare su quella di un gruppo volenteroso ma al quale risultati e non solo hanno tolto più di qualche sicurezza. Lo merita Cagliari, lo meritano tifosi straordinari per cui la serie A è un patrimonio da non disperdere. Ma basterà?

PAOLO BORDINO

Seguici e metti Mi Piace:
error0

Rullo cita Zeman: “Attaccare non vuol dire non difendere”

Erminio Rullo terzino ex Lecce e Napoli, parla a Calciolecce.it dell’imminente sfida tra i salentini e gli azzurri, reduci dalla stupenda vittoria contro il Liverpool. Immancabile un passaggio su Zeman.

Lecce-Napoli non è un testa-coda ma quasi. E’ una gara dall’esito già scritto?

“E’ scontato dire che ci sia grande differenza di organico e qualità tra le due squadre – afferma Rullo – ma sappiamo bene che nel calcio nulla è scritto. In più ci sono diversi fattori che potrebbero contribuire a sovvertire i pronostici, che vedono giustamente favorito il Napoli. Gli azzurri vengono da una gara straordinaria e al contempo dispendiosa con il Liverpool. Ancelotti l’ha detto subito: senza la giusta concentrazione rischieranno grosso al Lecce. E i giallorossi, lo abbiamo visto con il Torino, sono una squadra che, se gioca come sa, può mette in difficoltà chiunque”.

Un giudizio sull’avvio di campionato del Lecce?

“La vittoria di lunedì permette di vedere con positività a questi primi scampoli di campionato. Non tanto la gara con l’Inter, quanto quella sul Verona avevano deluso un po’ le attese. Con i veneti i giallorossi non si erano espressi al proprio massimo. Cosa che è invece avvenuta alla grande sul campo di una squadra molto forte come il Torino. Questa vittoria deve dare il giusto entusiasmo e le consapevolezze circa le proprie possibilità. Sarà un campionato complicato, anche perché a livello di qualità della rosa i giallorossi pagano con tutti tolte 3-4 squadre. Continuando nel giusto modo, però, il Lecce potrà fare bene in questa Serie A“.

Liverani pretende molto dai suoi terzini, soprattutto in chiave offensiva. Tu, che con Zeman ti sei espresso al top, ne puoi sapere qualcosa. E’ la giusta filosofia per una squadra che deve salvarsi?

“Molti – confessa Rullo – pensano erroneamente che avere una mentalità offensiva voglia dire non difendersi o farlo male. Non c’è nulla di più sbagliato. Con un gioco meno attendista di quello che magari fanno tante squadre, soprattutto le neo promosse o i club d bassa classifica, si può anzi chiudere meglio gli attacchi avversari. Questo perché non ci si difende bassi consentendo l’altrui avanzata, ma si attacca subito e con grande intensità l’attaccante avversario. Così facendo un terzino può guadagnarci anche in fase difensiva, e non solo facendo bene in avanti come fatto ad esempio da Calderoni a Torino”.

E’ giusto dire che quel 2004/2005 è stato il miglior anno della tua carriera?

“E’ stato un anno fantastico, in cui ci siamo divertiti molto ed abbiamo divertito la gente. Il Lecce era sulla bocca di tutti perché era una squadra vivace, spettacolare, che metteva in difficoltà chiunque, anche le big. E vinceva spesso, segnando tanto e facendo sognare i tifosi. Da quella stagione potevamo raccogliere più che una salvezza tutto sommato tranquilla. Peccato per un girone di ritorno in cui siamo un po’ calati e abbiamo lasciato tantissimi punti per strada. Ma è stato un anno stupendo“.

Qual è, invece, il più bel ricordo che ti lega al Napoli?

“Arrivai in azzurro dal Lecce, in una piazza carica di entusiasmi ritrovati dopo anni difficili e fresca di promozione dalla C. C’era subito una gran fame di Serie A e la promozione arrivò subito. E’ stato come vincere uno Scudetto, vi lascio immaginare che gioia ci fosse in città”.

Domenica avrai il cuore diviso a metà. Per chi farai il tifo?

“Per il Lecce, senza dubbio. Questa è casa mia, sono legatissimo alla piazza e ai tifosi, ed in più i giallorossi hanno bisogno di punti che sarebbero preziosissimi in chiave salvezza. Spero possano realizzare un’impresa e proseguire nel modo giusto lungo la strada per la permanenza in Serie A”.

Seguici e metti Mi Piace:
error0

Petrescu: “Giocare alla Zeman è difficile, ci ho provato, lo stimo tanto”

Petrescu-Zeman-Inter

L’ex Foggia Petrescu dice la sua in vista della sfida, di Europa League, in cui il suo Cluj affronterà la Lazio di Simone Inzaghi. Nelle sue parole c’è spazio per un pensiero su Zeman.

La Lazio viene da una brutta sconfitta in campionato, potrebbe essere ferita psicologicamente?

«Ho visto la partita chiaramente. La Lazio meritava – confessa Petrescu – di più contro la SPAL. Nel primo tempo poteva fare 3-4 gol. Faceva molto caldo, alla fine sono calati fisicamente. Ci sono tanti giocatori di una certa età e diventa difficile giocare a quei ritmi. Con la Roma meritava di vincere, ha preso cinque pali. Contro la Sampdoria ha vinto senza problemi. Con più attenzione avrebbero fatto 9 punti. Grande squadra con un allenatore che conosce tutto di quel mondo. Difficile che la Lazio perda due partite di fila, per questo sono preoccupato».

Punti deboli nella Lazio?

«Tutte le squadre hanno punti deboli, anche il Barcellona, non solo la Lazio».

Ci sono ricordi da Zeman? Vorresti tornare in Italia?

«Con Zeman si giocava tutti in attacco – ricorda Petrescu – ma è difficile giocare come lui. I primi anni ci ho provato, ma non è stato facile. Lo stimo tanto. Mi piacerebbe un giorno tornare in Italia o andare in Inghilterra. Sono paesi dove ho giocato e fatto bene».

Ritorno in panchina dopo una partita di assenza

«Bello tornare, anche se mi piace la tribuna. La partita si vede meglio. Anche in Inghilterra ci sono allenatori che si mettono in tribuna, vedi a Southampton».

Tattica per arginare la Lazio?

«La strategia è sempre affrontare partita dopo partita. Domani viene la Lazio. Non ci sono statistiche? Quindi è semplice, dobbiamo vincere».

Difficile concentrarsi in Europa League dopo non aver raggiunto la Champions?

«Ci sono stati dei preliminari, e a partire dall’anno scorso saranno anche di più. Siamo comunque in un bel girone, dove ci sono squadre famose come Celtic e Lazio. Questo è molto stimolante».

L’Inter e il pari contro la Slavia Praga è un’ispirazione?

«Per i giornalisti è stata una sorpresa, non per me. Ho sempre detto che lo Slavia è una squadra forte».

Prevede dei cambi nella squadra?

«Ci sono ancora dei problemi con gli infortuni di Rondon e Vinicius. Ci sono state tante partite e dopo la pausa abbiamo fatto bene contro il Voluntari. Vedremo. Boly laterale? Solo nel caso in cui gli altri quattro non fossero pronti».

La formazione sarà schierata anche in funzione del match contro il FCSB?

«No – esclama Petrescu – io penso solo alla Lazio e alla partita che mi si presenta davanti».

Seguici e metti Mi Piace:
error0

INTER-SLAVIA PRAGA, TRPISOVSKY: “CONOSCO LA A PER ZEMAN”

Inter-Slavia-Praga

Il tecnico ceco parla a margine della sfida di Champions Inter-Slavia Praga, in programma stasera a San Siro. Il connazionale di Zdenek Zeman parla anche del Boemo di cui è un estimatore.

VERSO INTER-SLAVIA PRAGA

“Siamo in un gruppo di giganti e ne siamo consapevoli, ma se non ci credessimo, non proveremmo neppure a giocare Inter-Slavia Praga qui a San Siro. Vogliamo rimanere in Europa, il campo dice sempre la verità. Abbiamo le qualità per far soffrire qualunque avversario”.

TRPISOVSKY SULL’INTER

“Siamo cambiate entrambe in estate. Noi sappiamo poco di loro ed è meglio che anche loro non sappiano molto di noi. Fa parte del gioco. Proveremo a fare più punti possibile in questo girone di ferro, a questo livello non si deve sottovalutare nessuno. Lo Slavia vuole lasciare il segno in Europa“.

LUKAKU IN DUBBIO

 “Credo che non giocherà perché da quello che sappiamo non sta bene. E questo è importante per noi. Il gioco senza di lui sarà per forza diverso, se non ci sarà avremo una preoccupazione in meno. È anche vero però che saremo preoccupati uguale, laddove chi lo sostituirà ha caratteristiche diverse e altrettanto pericolose”.

CONDIZIONI SLAVIA

“Siamo pronti, qualcuno non è al meglio e per questo è rimasto a Praga, ma siamo abbastanza preparati per questa gara”.

TRPISOVSKY

“Vogliamo riuscire a sorprendere i nostri avversari. Loro vorranno farsi valere con il loro gioco, noi proveremo a imporre il nostro stile consapevoli di avere davanti un avversario molto forte. Sarà difficile, la storia dell’Inter parla chiaro. Per noi è una grande possibilità per imparare”.

SULLA SERIE A E ZEMAN –  “Conosco il torneo, anche attraverso il mio connazionale Zeman. Ho grande rispetto per lui, si è fatto valere nel calcio, ha una ‘testa dura’ e per questo è riuscito ad andare lontano. La Serie A è un grande campionato”.

Seguici e metti Mi Piace:
error0

Cor Sport, Zeman in prima pagina: “Torno solo per un progetto serio”

Non sapremo mai se il nostro articolo contro il Cor Sport abbia spinto la testata a dedicargli la prima pagina. Di sicuro sappiamo che Antonio Giordano è da sempre un suo grande estimatore ed il Boemo merita questa attenzione, queste parole e le prime pagine, non solo del Cor Sport.

Ecco l’intervista integrale del Cor Sport firmata Antonio Giordano

Se non ci siete mai stati, perché giovani o semmai all’epoca distanti, potreste sempre farvi un giro a Zemanlandia: e una volta entrati, c’è da scommetterci, mentre ancora vi stropicciate gli occhi, vorreste non uscire più da quel mondo. L’uomo dei sogni non è mai «invecchiato», perché la Bellezza resta lì, non evapora, non svanisce, non scompare: dal Foggia alla Lazio, dalla Roma al Lecce e poi fino al Pescara, c’è sempre stato almeno un giorno, e non era mai uno soltanto, in cui Zeman vi ha rapiti, lasciandovi contorcere tra tridenti e diagonali offensive, sovrapposizioni e tagli. Un hombre vertical, intramontabile, che sa cosa significhi costruire l’emozione del calcio, il gol.

Si sono scatenati gli attacchi, Zeman… E quindi non ci annoieremo stavolta.

«Ho il sospetto di no, anche se la rosa della Juventus è così enorme da lasciar il sospetto che possa re- stare distante dal resto del cam- pionato. Ma capiremo subito se le principali concorrenti riusciranno a stare incollati ai campioni d’Ita- lia. Io penso che andremo incon- tro ad un torneo più equilibrato e che ci divertiremo».


CoIntanto si segna tanto e lo prendiamo per buono.

«E’ anche la dimostrazione che ci sia un bel po’ di coraggio in più: d’altro canto – ma lo sostengo da sempre – nel calcio vince chi ne fa uno in più. Però va anche aggiun- to, per onor di verità, che di errori individuali dei difensori ce ne sono stati e qualche incertezza arbitrale s’è già registrata».

Ma si segna e la gente si diverte.

«E’ un segnale positivo, dal punto di vista statistico. Le sfide con tanti gol regalano le emozioni che vuo- le la gente».

Si è fatto una scorpacciata di partite.

«E si è avuta anche la conferma che sarà necessario aspettare, per- ché è impossibile ma anche ingiu- sto giocare a mercato aperto. Le trattative si sono chiuse pratica- mente ieri, verrebbe da dire, che hanno smesso mentre le squadre erano ancora in campo, con alcuni organici incompiuti e con qualche calciatore distratto dalle voci».


C’è qualcuna che la incuriosisce di più?

«Mi viene da pensare, ognuna per un motivo diverso, alle solite cin- que-sei: quelle che hanno chiuso nei primi quattro posti della pas- sata stagione, Milan compreso, ma soprattutto alla Lazio».

Due giornate sono poche per capire, ma…

«Ma la Lazio mi sembra quella che stia già avanti rispetto alle altre: ha la consistenza tecnica per continuare, ha cambiato meno e ha immediatamente esibito un bel calcio».

Le panchine girevoli: Juventus, Inter, Milan e Roma, lassù, hanno scelto nuove strade.

«Ed avranno la necessità di aspettare che i nuovi allenatori riescano a trasmettere le proprie filosofie di gioco. Non accadrà rapidamente, non credo che possa succedere».

La Juventus non è ancora di Sarri.

«Ha dovuto smettere di allenare per un periodo più o meno lungo e questo diventa un pregiudizio. Le sue teorie, per attecchire, hanno bisogno della sua presenza, delle sue indicazioni. Nella Juventus di questa fase, non ci sono tracce del Napoli di Sarri: ma era già complicato che si potesse seminare in poche settimane, con la sua assenza è divenuto tutto più difficile».


L’Inter sembra già di Conte.

«Anche a lui va concesso un periodo per riuscire a far capire alla squadra le proprie teorie. Per ora ha solo tolto Icardi».

Con Icardi al Psg chi ci rimette?

«L’Inter rinuncia a un uomo che nelle sue stagioni in nerazzurro ha segnato più di cento gol. Non mi sembrano pochi. Quelli come Icardi sono sempre utili».

E quelli come Lukaku.

«E’ un centravanti fisico, dunque aspettiamo».

Zeman cosa ha visto di nuovo, sinora?

«Una ricerca del palleggio, che però avviene con ritmi e meccanismi non ancora fluidi ma destinati a migliorare. E le difese, per il momento, fanno in tempo a sistemarsi».


Il suo «uomo», pare persino superfluo fare il nome, resta sempre l’italiano più bravo?

«A me sembra di sì, però è chiaro che il giudizio su Insigne vada al di là di queste prime due partite, dove pure ha segnato una doppietta. Poi a Torino si è fatto male e quindi qualcosa ha pagato, perché penso – da quel che leggo – che il problema fisico abbia influito sui suoi quarantacinque minuti. Ma Lorenzo rimane sempre un giocatore importante».


Domandina estiva: chi vince la classifica cannonieri?


«Se Cristiano Ronaldo fa quel che sa, arriva a quaranta gol. Se fa un po’ meno di quel che sa, può avvicinarsi a quella cifra».

E lei quando torna?

«Quando mi chiamano, se mi chiamano e per un progetto che sia serio: fare calcio. Io sono sempre pronto».

Seguici e metti Mi Piace:
error0

Corriere Dello Sport, articolo vergognoso su Zeman

Neanche il tempo di far esordire la Roma e subito la si accosta a Zeman per una rimonta subita. L’articolo più vergognoso è del Corriere Dello Sport.

Leggere il trattamento riservato a Zeman, da un certo tipo di stampa italiana, non sorprende più. Ma ammettiamolo ormai siamo stanchi di leggere il ragliare degli asini. E questo asino, penna del Corriere Dello Sport di cui non faremo il nome, ha toccato il fondo. Citare il Boemo in questo modo così sprezzante e offensivo è giornalisticamente peggio della bufala pubblicata su Sarri da Fanpage. Almeno quella è una fakenews, questa invece è una vergognosa dimostrazione di come non esista più decenza, i direttori e gli editori di una volta.

Inutile ricordare a questo “signore” la storia che rappresenta Zeman e come a sue spese abbia provato a migliorare il nostro calcio. Sul campo e fuori un rivoluzionario senza uguali, che in un paese troppo abituato alle sue pigre e arretrate abitudini è solo di fastidio. Sarebbe inutile provare a spiegargli che dopo anni di esilio è tornato a vincere un campionato di B, dopo venti anni dall’ultima sua e del Pescara, sempre con il suo calcio tacciato per superato e regalando dei nuovi campioncini alla nazionale italiana. Chissà senza di lui in quali squadre starebbero vagando in prestito in attesa di esplodere.

Sarebbe anche inutile spiegare a questa gente che l’ultimo anno di Zeman alla Roma, viste le condizioni fu positivo. Totti tornò in formissima e regalò gol e spettacolo, Lamela finalmente capì come segnare e giocare a calcio e cosa più importante, Zeman resta l’unico allenatore ad aver raggiunto una finale nell’era americana giallorossa.

Ma cosa può capire chi definisce Zeman un fantasma tragico da scacciare. Magari sapesse che a Coverciano, chi vuole imparare ad impostare una fase offensiva, studia gli schemi di Zemanlandia. Forse il Corriere Dello Sport da giornale serio avrebbe dovuto fare un articolo che sottolineasse la gravità dell’assenza Zeman in questo calcio, dove finalmente la sua mentalità si sta vedendo in tutti i campi. Nelle idee di tanti allenatori che si ispirano dichiaratamente a lui.

Quando poi serve un’opinione autorevole sono bravi a chiedergli un’intervista. Il Maestro ora ci pensi mille volte prima di rilasciare un’intervista a questo quotidiano, noi ci aspetteremmo un articolo di scuse. Zeman ne aspetta e ne merita ancora tante da parte di tanti addetti ai lavori dell’Italia pallonara.

SALVIO IMPARATO

Seguici e metti Mi Piace:
error0

Gds.it, Zeman: “Il Palermo andava salvato prima” (VIDEO)

Zeman-Palermo

Zdenek Zeman intercettato a Palermo dal Gds.it, ribadisce il suo no come Direttore Sportivo e la sua voglia di allenare ancora.

Ecco l’articolo del Gds.it

Sigaretta in bocca, passo lento e tanta voglia di tornare ad allenare. Zdenek Zeman è a Palermo e questa mattina ha passeggiato lungo via Libertà. Un caffè con alcuni amici, poi qualche chiacchiera con i passanti che incuriositi dalla presenza del boemo, chiedono: “Mister, ma viene ad allenare il Palermo?”.

Il Palermo ha già un allenatore ed è Rosario Pergolizzi, ecco perché Zeman probabilmente non avrà nessun ruolo nella nuova società rosanero.

“Io come direttore tecnico? No – dice Zeman a Gds.it – avevo parlato con Sagramola e Mirri ma io voglio fare l’allenatore e al momento non accetto altri ruoli. Abbiamo parlato anche di altre cose”. Zeman ha il consueto sguardo severo, risposte secche ed esaustive, come quando gli chiediamo se arriverà presto qualche offerta per lui: “Vediamo, io ripeto che voglio allenare. Quando ci sarà l’occasione giusta vedremo cosa fare”.

Zeman, radici palermitane, è decisamente amareggiato per tutto quello che è successo al Palermo negli ultimi mesi: “Un colpo al cuore Palermo in D? Certo, Palermo è la quinta città d’Italia e non può giocare in D. I problemi che c’erano prima bisognava risolverli in tempo, adesso è troppo tardi”. Si fa ora di pranzo, Zeman si siede in una panchina di via Libertà e con la sua immancabile sigaretta inizia a parlare con alcuni tifosi di fede rosanero, attendendo una nuova chance per tornare ad allenare.

SALVIO IMPARATO

Seguici e metti Mi Piace:
error0