Zeman: “A sprazzi si è visto qualcosa, Pettinari è dall’inizio che volete farlo fuori” (VIDEO)

Nella conferenza post Pescara-Pro Vercelli, Zdenek Zeman soddisfatto per la prima ora di gioco della sua squadra, che poi ha sofferto le palle lunghe dell’avversario. Nel finale riserva una stoccata ad alcuni giornalisti presenti – <> – spiega il Boemo che poi abbandona la sala stampa.

SALVIO IMPARATO

[contact-form][contact-field label=”Nome” type=”name” required=”true” /][contact-field label=”Email” type=”email” required=”true” /][contact-field label=”Sito web” type=”url” /][contact-field label=”Messaggio” type=”textarea” /][/contact-form]

Sarrismo, Zeman e disfatta mondiale secondo Mastroluca

In una settimana senza campionato, ma con la triste mancata qualificazione della nostra nazionale, il pensiero di uno zemaniano attratto e incuriosito dal Sarrismo, il nuovo fenomeno calcistico italiano, non si ferma. Ho avuto l’occasione di dialogare e confrontarmi, cercando di approfondire le origini, le evoluzioni e le similitudini con il calcio del passato, magari perché no, anche quello del presente con Alessandro Mastroluca sagace esperto di calcio, autore di interessantissime analisi tattiche su Fanpage e Rivistaundici.com

Ciao Alessandro, tu che analizzi il calcio partendo da lontano, cosa rappresenta per te il Sarrismo, fanatismo o si può parlare di qualcosa di innovativo?

“Secondo me Sarri più che innovare davvero, perfeziona una serie di filoni che già si erano intravisti. Quello di Sacchi in primis, e quello di Zeman di cui riporta quell’idea di 433, come modulo migliore per coprire gli spazi. Porta certamente un modo di giocare interessante, lo fa in una maniera tale che gli permette di combinare, quest’anno più dell’anno scorso, l’equilibrio in fase di non possesso e nel recupero alto del pallone, perché la squadra resta corta rendendo più difficile per gli avversari ribaltare l’azione e cercare di saltare la prima linea di pressing. Contemporaneamente il Napoli non ha più bisogno di andare a duemila e la massimo per vincere le partite, come l’anno scorso, sa anche gestire e controllare proprio perché si muove molto meglio in campo. Detto questo  qualcosa di innovativo sicuramente c’è, Sarri non è un rivoluzionario, ma non credo che oggi nel calcio si possa più veramente innovare, si può perfezionare. Sostanzialmente la qualità dell’allenatore di oggi è cercare di fare in modo che i giocatori che ha, rendano al meglio, nel caso di Sarri c’è una visone che si adatta alla rosa e dunque che plasma il senso della squadra, ed è una visone che poggia su una tradizione, che non è quella tutta italiana difesa e contropiede, ma è appunto figlia del filone che parte da Sacchi in poi.”

Perdendo Higuain, il tridente del Napoli sembra più puro, più libero di esprimersi 

“Si e no, nel senso che Higuain non è un centravanti classico, non è una prima punta come siamo abituati a vedere, per quello si inseriva bene nel 4-3-3, perché è un giocatore che fa un enorme lavoro per la squadra, non a caso Capello lo volle al Real Madrid dopo averlo visto al River,  che fa tanto movimento per i compagni, viene tanto dietro, crea gli spazi per gli inserimenti degli esterni ed è un lavoro che funziona altrettanto  bene anche oggi alla Juventus, che si incastra bene sia con Dybala che con Mandzukic, perché il croato lavora molto più sull’esterno, mentre Higuain agisce nel corridoio centrale andando a dare profondità,  permettendo a Dybala  eventualmente di inserirsi da dietro, facendo in modo che i due esterni alti vadano ad occupare i semispazi con i due interni, in fase di costruzione, trovandosi poi di nuovo libero nella fase di finalizzazione. Quindi Higuain si incastrava bene nel 4-3-3 di Sarri, certo era evidente dall’altro lato che era talmente tanto importante per la squadra, che tendeva a giocare per lui  e questo ha creato non pochi problemi al primo Sarri, quando l’argentino è mancato, quando non aveva a disposizione una prima punta che facesse lo stesso tipo di movimenti, che fosse un punto di riferimento in quella maniera, anche lo stesso Mertens ci ha messo un pò a capire come muoversi come centravanti nel tridente, non ci dimentichiamo che i primi tempi di Mertens falso 9, che è un termine che mi piace poco ma per capirci, non sono stati buonissimi, il Napoli aveva tanta difficoltà ad entrare in area, a creare azioni, faceva tanto possesso, ma abbastanza sterile negli ultimi venti metri, quando Mertens ancora veniva troppo dietro facendo più movimento da attaccante esterno del 4-3-3, che non da attaccante centrale. Adesso i movimenti di tutti, di Mertens in relazione alla squadra, della squadra in relazione ai tre davanti sono estremamente perfezionati e quindi può funzionare anche un modo di costruire l’azione, se vogliamo prevedibile nel suo sviluppo, cioè molto sul lato sinistro, sfruttando il triangolo Ghoulam (prima che si infortunasse), Hamisik e Insigne, lavorando per ribaltare il gioco con Callejon sul lato debole, che va alle spalle del difensore opposto, lui che è ala molto più classica rispetto a Insigne.

Sarri tempo fa, ad Empoli, dichiarò di non avere modelli, vedendo però in Zeman il personaggio che più lo affascinava, ma gli addetti ai lavori preferiscono paragonarlo a Sacchi e a Guardiola, più che al Boemo. Tu ci vedi tanto o poco di Zeman nel calcio del toscano?

Chiaramente Sacchi secondo me è il primo riferimento dal punto di vista nel modo di giocare, perché è il capostipite della zona pressing, della difesa orientata venendo in avanti, di un pressing orientato al recupero alto del pallone, all’idea che la squadra debba essere corta, all’idea che ogni giocatore abbia dei compiti che devono essere semplici, interiorizzati e ripetuti. Questo è il calcio di Sacchi ed è un pò anche il calcio di Sarri, come principi. Di Zeman vedo affinità nel modo di intendere il ruolo di allenatore, che non è solo uno che si adatta ai giocatori che ha,  ma che cerca di imporre una visone, che cerca di portare una filosofia, che cerca di essere maestro e insegnante di calcio, quindi è il modo di intendere il suo ruolo di allenatore che più li accomuna, più che l’aspetto strettamente tattico delle squadra.

Tu che segui il calcio a 360 gradi, cosa pensi del Sarrismo personalmente e cosa pensi della visione tutta italiana, non ultimo Allegri si è espresso sulla questione, che antepone la vittoria all’estetica del gioco, cercando di sminuire quest’ultimo fenomeno nato dal binomio Napoli-Sarri?

Da un certo punto di vista è questione di quali obiettivi e ambizione hai, perché si può vincere in tanti modi. E’ chiaro che alla Juventus,  dove per tradizione già con gli Agnelli – <<La vittoria è l’unica cosa che conta>> – , la bellezza del gioco verrà inevitabilmente, inesorabilmente al secondo posto, se non al terzo, rispetto all’efficacia e al raggiungimento del risultato. In una piazza come Napoli,  finché non c’è stato il salto di qualità degli ultimi anni,  e quindi quando il Napoli è diventata ed ha cominciato a viversi e a sentirsi come una concorrente per lo scudetto,  quando l’obiettivo del Napoli era arrivare tra le prime quattro allora la visione, la passione, l’identità e la riconoscibilità, diventavano valori che permettevano identificazione, che permettevano al modello Napoli di essere percepito come qualcosa di peculiare, e dunque essere percepito come un valore, ed è quella la cifra distintiva. Ora questo non basta più, adesso Sarri deve vincere.

Ora però la situazione, con l’infortunio di Ghoulam, che si aggiunge a quello di Milik, si complica non poco per Sarri, se come hai detto adesso deve vincere, per farlo basterà attendere che Mario Rui cresca, o pensi che Sarri debba addirittura inserire un altro modulo o adattare dei giocatori ne ruolo di terzino sinistro? 

Io ho l’impressione che qualcosa debba cambiare, ma non tanto per Mario Rui che comunque è un giocatore valido e ha delle caratteristiche che potrebbero prestarsi, anche lui è un terzino di spinta e che per giunta Sarri conosce già, ho la sensazione però che è il resto della squadra che deve incominciare a muoversi diversamente, perché ovviamente Mario Rui non ha gli stessi movimenti, non ha la stessa tendenza offensiva che ha Ghoulam. Questo richiederà del tempo, perché ora la squadra si muove a memoria, se invece hai un terzino che non sale così alto, o che lo fa con un tempismo diverso, allora è chiaro che per costruire la stessa situazione su quella fascia la mezzala di riferimento dovrà stare magari più alta, l’altra mezzala, che gioca nella posizione opposta ad Hamsik, occuperà una zona di campo diversa, venendo  un pò più centrale se lo slovacco si sposterà accompagnando dal lato di Insigne. Lo stesso Koulibaly probabilmente dovrà scalare diversamente, per garantire a Mario Rui le spalle coperte, c’è tutta una piccola serie di adattamenti che andranno fatti, perché Mario Rui, almeno nella fase iniziale, dovrà interiorizzare una serie di movimenti che al momento non ha, però per garantire la stessa efficacia in un modello che funziona come un ingranaggio, in cui tutti hanno dei compiti precisi, semplici e specifici, se uno degli anelli salta tutti gli altri devono lavorare diversamente per coprire quella mancanza e del tempo ci vuole, il tempo che ci è voluto l’anno scorso per abituarsi a giocare con un diverso riferimento offensivo. In questo sta la bravura di un allenatore, perché d’altra parte è un limite pensare che il successo di una squadra dipenda dalla condizione di un solo giocatore e fino ad ora a Sarri poco si può dire come rendimento e obiettivi, in questa stagione ha perso solo contro la squadra più forte del momento, Il City di Guardiola,  che gioca il calcio più visionario di tutta Europa, dominandola anche per un tempo nella partita di ritorno.

Parlando di nazionale anche tu sei stato duro, su Fanpage, con Ventura, il modello Sarri non era proprio riproducibile? Non ti stupisce pur avendo il materiale per fare un buon 4-3-3 abbia optato per il 4-2-4 e il 3-5-2?

No, non era riproducibile, perchè non è questione di modulo ma di movimenti che devi affinare quotidianamente e i tempi della nazionale non te lo permette, e no che non mi stupisce di Ventura. Questi sono i suoi moduli, lui è un allenatore e non un selezionatore, e ha insistito per me con troppa rigidità su una visione che non si combina con gli uomini a disposizione. Ma non lo scopriamo oggi che sia un tecnico rigido.

Per finire parliamo del Pescara di Zeman,  hai avuto modo di seguirlo? Se si che ne pensi?

Mi stupisce, partendo dalle cose meno positive come si fa in genere,  vedere poca impronta zemaniana in questo Pescara, vedo ancora una squadra che spesso si muove in maniera disomogenea, slegata, con i giocatori un pò se vogliamo  per conto loro, mentre invece il 4-3-3 di Zeman, che è ancora più complicato di quello di Sarri, perché richiede posizioni diverse, un’occupazione del campo diversa, un pò più alta, un pò più larga, ha proprio bisogno invece di una squadra che si muova in maniera estremamente coesa per tutti i 90 minuti e questo ancora non si è visto, si sono visti alcuni momenti buoni, per esempio la prima mezz’ora del secondo tempo contro il Palermo, ma non c’è ancora una squadra dalla fisionomia tipicamente zemaniana in maniera continuativa. Il tempo secondo me lavora a favore, Zeman è per la squadra, non dimentichiamoci, noi che siamo zemaniani da un pò sappiamo che i primi sei mesi sono sempre piuttosto complicati, le prime tre, quattro partite andrebbero in realtà quasi non viste in genere, quest’anno ha fatto forse un pò eccezione, ma in realtà gli inizi di Zeman non sono mai straordinari, si vede qualcosa a novembre e dicembre, a gennaio meno e poi di solito in primavera la squadra viaggia al doppio degli altri. Il campionato di B quest’anno è molto particolare, c’è una classifica cortissima ed è molto difficile da decifrare, ed è importante, per il Pescara, non perdere troppo contatto perché a un certo punto questo campionato prenderà una via e una fisionomia che al momento non ha, e sarà li che al Pescara, avendo chiare ambizioni di promozione, servirà farsi trovare nelle posizioni che contano.

Ci spieghi meglio perché pensi che il 4-3-3 di Zeman sia più complicato di quello di Sarri? 

Prima di tutto perché è più dispendioso, perché a maggior ragione quando il Pescara ha la palla e soprattutto quando non ce l’ha, quindi nella gestione delle fasi di non possesso, la difesa è più alta, le linee sono un pò più lontane e questo comporta che:  in fase di pressing e in fase di copertura preventiva di transizione, ogni giocatore ha più campo da coprire ed è tanto più importante la posizione del singolo in rapporto al collettivo. Il Napoli quest’anno soprattutto, ancor più dell’anno scorso, corre meglio e occupa meno campo in lunghezza, è una squadra molto più corta e questo permette al Napoli di gestire, quindi di stare più dietro avendo una linea se vogliamo più arretrata rispetto a quello che si vedeva l’anno scorso, senza correre troppi rischi ma contemporaneamente senza essere passiva, quando preme sale tutta insieme, la difesa resta equilibrata mantenendo il recupero alto del pallone, perché la squadra è corta, e questa fa si che ogni giocatore corra meno e meglio, si stanchi di meno e regga di più. A Pescara questo ancora non si vede, perché gli spazi da coprire sono più alti, quando hai la difesa più alta ogni errore pesa più e quindi servono anche delle caratteristiche individuali particolari per interpretare quella visone in una maniera che sia produttiva. Quando a Pescara c’erano gli Insigne, i Verratti,  gli Immobile, i Cascione e i Sansovini etc. che erano giocatori che poi abbiamo avere delle caratteristiche e delle qualità molto alte e particolari, quel modulo funzionava in maniera strepitosa, perché c’erano degli interpreti che permettevano a quella visione di prendere forma. E’ il vecchio principio di Cruijff, giocare a calcio e semplice, ma in quanto semplice è la cosa più difficile che ci possa essere, il calcio totale non è una cosa da tutti, servono giocatori con delle qualità speciali e se non ce le hai fai qualcos’altro.

Salvio Imparato

 

Chievo-Napoli, un pigro 0-0

Il Napoli in scena a Verona contro il Chievo di Maran, non approfitta della battuta d’arresto dell’Inter, fermata dal Torino sull’1-1, e la Juventus si avvina a -1. Affrontare una squadra come il Chievo, con poca brillantezza e poca aggressività senza palla, è sempre difficile perché gli uomini di Maran sono sempre abili, a non concedere profondità e a coprire le linee di passaggio. Una gara che andava affrontata con più dinamismo, infatti sono mancati al Napoli la velocità nell’impostare l’azione e la precisione negli ultimi metri. Forse un appannamento dovuto alle fatiche di Champions, che hanno anche costretto Sarri a fare scelte obbligate, tra le quali Mario Rui, il terzino non ha per niente sfigurato, ha forse mostrato un piede più educato dell’algerino Goulham e un buon senso della posizione. Esordio anche per il portiere napoletano Sepe, che forse ha mostrato un po’ di insicurezza nelle uscite e un pò di lentezza nell’impostare l’azione, dando al Chievo più tempo per riposizionarsi dietro. In questo appannamento generale difficile parlare di migliori e peggiori in campo, l’importante per il Napoli sarà recuperare energie psicofisiche, per ritornare a fare il calcio che ha portato la squadra, in vetta alla classifica.

Salvio Imparato

Zeman: “Quando il Napoli perde, partita non mi piace mai”

Avvicinato dopo la consueta conferenza post partita, in cui il suo Pescara ferma il Palermo sul 2-2, gli chiedo se ha gradito il match di Champions League Napoli-Manchester City, bella la risposta del Boemo, dichiarazione d’amore per gli azzurri, con l’immancabile sigaretta si dice dispiaciuto per la sconfitta della squadra di Sarri e del suo ex Insigne

Salvio Imparato

Insigne e Immobile i top player della cantera Zemanlandia

Devono tanto al Boemo e all’esperienza Pescarese, tanto che anche essendo i match winner dei rispettivi Big Match, allo Juve Stadium e all’Olimpico, contro Juventus e Roma non fanno a meno di ringraziare il loro Maestro Zdenek Zeman e ricordare la bellissima e vincente stagione di Pescara. Il calcio italiano si interroghi invece di emarginare chi da anni regala spettacolo e campioni alla nazione. Ecco le parole dei due top player della cantera Zemanlandia

 

INSIGNE

 

Lui (Zeman) mi aveva voluto a tutti i costi già a Foggia e io avevo accettato al volo la sua chiamata, perché sapevo come lavorava con i giovani. Quell’anno ho fatto benissimo, segnando 18 gol. Poi sono rientrato a Napoli [dal prestito al Foggia] e Zeman non sapeva ancora dove avrebbe allenato nella stagione successiva. Io ero vicinissimo al Crotone, ma quando lui ha scelto Pescara mi ha chiamato perché mi voleva ancora ai suoi ordini accanto a Immobile e Verratti. E così abbiamo vinto il campionato. Ne abbiamo passate di tutti i colori a Pescara, è stato un anno fantastico – racconta Insigne -. Sono orgoglioso di aver giocato con loro perchè sono due grandi campioni e lo stanno dimostrando. Verratti nel suo ruolo è un fenomeno, ce ne sono pochi al mondo come lui”.

“Ritrovarsi tutti in nazionale significa che abbiamo continuato a fare bene dopo Pescara – continua Insigne-. Abbiamo dimostrato tutti di potercela giocare con campioni già affermati anche quando eravamo molto giovani e venivamo dalla Serie B. In nazionale siamo sempre insieme, seduti vicini negli spogliatoi, siamo grandi amici. Con Immobile parlo spesso napoletano, è la nostra lingua… Sono sempre contento di rivederli, perchè dopo Pescara ci siamo divisi, ci vediamo poco, ma la nazionale è il nostro punto di incontro. Ci raccontamo cosa facciamo con i nostri club e mi fa sempre piacere rivederli”

IMMOBILE

“Per me Pescara è stata una stagione incredibile – ha spiegato Immobile a UEFA.com -. Mi ha permesso realmente di entrare nel mondo dei professionisti. All’epoca sono riuscito a giocare quasi tutte le partite, segnando con continuità e tanto. Il merito è stato soprattutto di mister Zeman, che ci faceva giocare alla grande”

Salvio Imparato

[contact-form][contact-field label=”Nome” type=”name” required=”true” /][contact-field label=”Email” type=”email” required=”true” /][contact-field label=”Sito web” type=”url” /][contact-field label=”Messaggio” type=”textarea” /][/contact-form]

Poca bellezza all’Olimpico, ma il Napoli continua a riscrivere la sua storia

Con la vittoria di misura all’Olimpico, per 0-1 contro la Roma, il Napoli allunga sulla Juventus e per la prima volta nella sua storia fa otto vittorie di fila dall’inizio del campionato. Senza molto spettacolo e intensità, il Napoli di Sarri fa quello che è sufficiente per vincere, possesso palla che tiene la Roma fuori partita, che nel tentativo di recuperare il pallone si sfianca, ma la differenza tra le due squadre è nelle geometrie, infatti quando la Roma di Di Francesco ha il pallino in gioco non sembra avere gli automatismi necessari per impensierire, un Napoli solido e attento. Buone le prestazioni di Insigne, Koulibaly, Goulham e Reina e buonissima la tenuta atletica della squadra. Di sicuro Maurizio Sarri nel post match non si sbilancerà, ma questa squadra con lui davvero può puntare al grande risultato che manca dal 1990, il Maradona di questo corso azzurro è il gioco che il tecnico toscano è riuscito far interpretare a questa squadra.

Salvio Imparato

Di Francesco: “La fase difensiva si fa anche nella metà campo avversaria e Il Napoli gioca meglio della Juve”

Ha parlato Di Francesco in conferenza stampa, presentando la sfida dell’Olimpico contro il Napoli ha parlato dell’importanza, per entrambe le squadre, di non perdere la partita per il contrappeso psicologico e detto la sua,  in merito alle parole di Allegri, con cui ha ribadito che i campionati si vincono con la miglior difesa

“Sulla parte estetica non ho dubbi, il Napoli gioca meglio della Juve perché ha sviluppato una sinfonia davvero bella, ma non è sinonimo di risultati. Il Napoli è tra le favorite ma la Juve rimane quella da battere. Se sono d’accordo sulle parole di Allegri relative alla difesa? La miglior difesa non nasce solo dai quattro difensori, il discorso sulla fase difensiva di squadra lo abbiamo affrontato prima. Sono completamente d’accordo con lui, chi difenderà meglio potrà vincere questo campionato. Ma la fase difensiva può essere anche nella metà campo avversaria, non solo negli ultimi 15 metri”.

Salvio Imparato

[contact-form][contact-field label=”Nome” type=”name” required=”true” /][contact-field label=”Email” type=”email” required=”true” /][contact-field label=”Sito web” type=”url” /][contact-field label=”Messaggio” type=”textarea” /][/contact-form]

Venturato: “Zeman è un grande, questo nessuno lo può discutere”

Questo il passaggio di Venturato sul Boemo, durante la conferenza di presentazione della gara, in cui il suo Cittadella sfiderà il Pescara all’Adriatico.

“Zeman ha sfiorato lo scudetto in due occasioni, ha saputo guidare squadre importanti a Roma e ha fatto benissimo anche a Pescara e a Foggia. E’ un allenatore che ha fatto una grande carriera, si tratta di un dato oggettivo su cui nessuno può discutere, poi nella carriera di ogni tecnico ci sono momenti migliori e peggiori. E’ la prima volta che lo affronto e per me sarà un grande piacere averlo come avversario. In questo momento dobbiamo avere umiltà e la consapevolezza di dover ricercare la capacità di fare qualcosa in più sotto tutti i punti di vista. Ci sono tante situazioni in cui dobbiamo migliorare. Zeman negli anni in cui ha fatto bene, trasferendo le sue idee alle squadre, quando ci è riuscito le sue squadre hanno subito meno gol, anche se lui ama particolarmente la fase offensiva”.

Domenica per Zeman saranno 300 panchine in B

Zdenek Zeman domenica, contro il Cittadella, festeggerà 300 panchine in B. La prima panchina, da cui ha diretto una squadra di B, risale a 30 anni fa, il 13 settembre 1987, era Parma-Cremonese che si disputò al Tardini e finì con una sconfitta per 0-2. Non fu un anno felice per il Boemo, chiamato dal Parma per sostituire Arrigo Sacchi approdato al Milan, fu esonerato il 27 ottobre. Non partì bene in campionato, eppure vantava in Coppa Italia 5 vittorie su 5, tra cui la prestigiosa eliminazione ai danni proprio del Milan di Sacchi, e una vittoria contro il Real Madrid (amichevole pre campionato). Tornò a Foggia, l’anno dopo, sempre in B e lo portò in A nel 1990. Con il Pescara ha già festeggiato le 1000 panchine, a Marassi contro la Sampdoria, e all’Adriatico vorrà sicuramente festeggiare con un epilogo diverso, magari una vittoria che aiuterebbe il Pescara nell’ennesima rincorsa a la A e che per Zeman significherebbe la terza promozione in carriera. Auguri e in bocca al lupo Sdengo.

Salvio Imparato