Ferrero: “Sono sempre stato zemaniano”

Massimo Ferrero è intervenuto ai microfoni di Skysport, a margine della conferenza di presentazione di Eusebio Di Francesco. Quest’ultimo gli ricorda il Boemo Zeman.

TIFOSI E CONTESTAZIONE

“I tifosi mi contestano – confessa Ferrero – e non capisco perchè. Forse perchè vogliono un altro presidente. Cedere? Se ne è parlato troppo, ma se io svendessi la Samp poi verrei accusato di essere uno speculatore. Io ho creato un valore e se è riconosciuto, parliamone”. 

ZEMAN E DI FRANCESCO

“Io sono sempre stato zemaniano e Di Francesco gli assomiglia molto. E’ un grande campione, gli ho detto che volevo voltare pagine per continuare a scrivere la storia della Sampdoria“. “E’ il sesto anno che sono qui, dopo un grande allenatore come Giampaolo, visto che Di Francesco ha fatto la Champions… Hai visto mai. Non ha fatto un passo indietro, noi siamo la Sampdoria” ha concluso Ferrero.

SALVIO IMPARATO

Mirri: “Zeman? Sarei felicissimo, è il romanticismo che manca nel calcio”

Si parla ancora di Zeman al Palermo, come figura di rilancio della società rosanero. Ecco le nuove parole di Mirri sulla possibilità di convincere il Boemo.

Come già noto nella giornata di domani la Covisoc si pronuncerà in merito ai documenti che la società siciliana ha inviato alla Lega.

Il panorama che attende all’orizzonte il Palermo si fa sempre più tetro e cupo ma nonostante ciò la proprietà continua a professare ottimismo emanando comunicati e chiedendo una proroga a Lega Figc per la presentazione della domanda di iscrizione.

Una “preghiera” che con ogni probabilità non verrà accettata anche perché la Covisoc analizzerà le domande poste in essere entro il 24 di giugno e in quell’occasione l’incartamento della società di Viale del Fante è stato presentato non completo e carente in tanti aspetti.

In questo contesto c’è chi inizia a programmare il futuro per la rinascita del Palermo Calcio.

Per parlare di questo abbiamo raggiunto il proprietario della Damir Dario Mirri.Di seguito quanto emerso.

«Sono state dette tante cose, stiamo lavorando al progetto e non c’è altro da dire».

Sull’idea Zeman.

«Allo stadio ho sempre sostenuto che sia un grandissimo personaggio ma tra il dirlo ai miei amici tifosi e il fatto che possa lavorare per il Palermo c’è differenza».

C’è stato qualche contatto?

«Non ho sentito Zeman – ne sarei felicissimo e orgoglioso – bisogna sapere cosa ne pensa lui».

Conclude…

«È una persona con una certa integrità, con principi e una figura storica forse incompiuta per Palermo: sarebbe la chiusura del cerchio per tutte la parti.

Inoltre è un modello legato ai giovani, rappresenta la figura del costruire qualcosa e in più ha quell’aurea di romanticismo che nel calcio di oggi manca.

Ripeto, ancora non c’è nulla di concreto ma confermo che è una persona che stimo moltissimo».

Pillon: “Sono disoccupato, non ho raccomandazioni e sponsor”

Bepi Pillon si racconta a Il Centro. Dopo la promozione sfiorata con il Pescara è senza panchina e non nasconde la sua delusione per come il calcio italiano è ancorato a dinamiche non proprio meritocratiche.

PESCARA. Pantaloncini, maglietta e infradito. In soffitta fischietto, palloni e casacche. Bepi Pillon da ieri non è più l’allenatore del Pescara, il suo contratto è scaduto ed è libero di accasarsi in altre squadre. «Per ora mi godo il mare. Vado in giro in pantaloncini tutto il giorno e mi rilasso. Qui si sta da Dio», racconta al Centro il 63enne allenatore veneto, che ha portato il Pescara a un passo dalla serie A.


Pillon, è ancora in vacanza in Sardegna?

«Sì, certo, ho casa vicino Muravera, a Costa Rei per l’esattezza, da tanti anni. Di solito mi trattengo in Sardegna fino alla prima settimana di luglio, perché ho sempre allenato negli ultimi 25 anni. Quest’anno, invece, forse mi tratterò per più tempo visto che non ho una squadra».

Ha smaltito l’amarezza dopo l’eliminazione dai play off?


«La settimana successiva alla semifinale contro il Verona è stata infernale. Ero sempre nervoso e ripensavo a quella maledetta partita. Quel tiro di Bellini, finito sopra la traversa, poteva cambiare la stagione…».

Nessuna chiamata?

«No, sono disoccupato (ride, ndr). Sono dispiaciuto perché, dopo una buona stagione, non mi ha cercato nessuno, ma conosco il calcio e so come funzionano certe cose in determinati ambienti». 

Ovvero?

«Non sono raccomandato, non sono legato ai procuratori e non ho sponsor. Sono un cane sciolto, fiero di esserlo, ma sono rimasto a spasso. A volte in Italia conta più il procuratore che il curriculum dell’allenatore…»

La speranza è quella di entrare in gioco appena salteranno le prime panchine?

«Vedremo. Alcuni mi considerano un vecchietto e preferiscono prendere i giovani, poi, però, quando le cose vanno male, le società chiamano noi vecchietti per rimettere le cose in ordine». 


Il suo ricordo di Pescara?

«Ho vissuto dei momenti straordinari. Ho avuto un rapporto splendido con il ds Giorgio Repetto e con tutti i ragazzi che ho allenato. Non parlo solo dell’annata appena conclusa, ma anche quella precedente, nel 2018, quando abbiamo centrato la salvezza. Quella squadra aveva grandi potenzialità e avrebbe meritato molto di più rispetto alla semplice salvezza».


Il momento più bello della sua avventura pescarese?

«Sono due. La vittoria in trasferta contro la Ternana l’anno scorso e poi il successo di La Spezia nell’ultimo campionato, dove abbiamo fatto una gara super. All’inizio del torneo giocavamo molto bene e abbiamo fatto delle grandi partite».


Poi cos’è successo?

«Con la cessione di Machin al Parma, l’infortunio di Melegoni e poi quello di Kanoutè, siamo rimasti in pochi a centrocampo. Abbiamo pagato tantissimo questa situazione. Memushaj si allenava poco perché aveva problemi fisici e faceva poi di tutto per andare in campo la domenica. Anche Brugman non è stato benissimo. Diciamo che le assenze di alcuni uomini sono state pesanti». 


L’assenza di un vice Mancuso ha influito?

«Lasciamo stare, non cerco alibi. Ho allenato un grande gruppo e ho avuto un grande bomber come Leo. Poi, se a gennaio fosse arrivato un giocatore in grado di supportarlo, l’avrei accolto a braccia aperte, ma così non è stato. Pazienza…».

È stata una stagione esaltante, andata oltre le più rosee previsioni?


«Negli ultimi 10 anni della mia carriera quella di Pescara è stata l’esperienza più entusiasmante. Mi sono divertito ad allenare questa squadra e ci siamo meritati tutto quello che abbiamo raccolto. Ad agosto nessuno credeva in noi, ma alla fine tutti hanno dovuto fare i conti con il Pescara. Ci davano per spacciati, invece abbiamo sfiorato la serie A». 

Nonostante qualche punzecchiatura del presidente Daniele Sebastiani.

«Con Sebastiani ho avuto sempre un rapporto molto sincero. Lui non mi ha mai creato problemi nel lavoro quotidiano e non ha mai messo bocca nelle scelte tecniche. Poi, tramite la stampa, ha fatto delle esternazioni, ma ho sempre rispettato la sua opinione e sono sempre andato avanti per la mia strada. Con la schiena dritta ho sempre fatto il mio lavoro».


Il suo erede è Luciano Zauri. Sorpreso dalla scelta fatta? 

«No, me l’aspettavo e credo che sia stata fatta la scelta più logica. È un bravo ragazzo ed è molto serio, sa lavorare, conosce l’ambiente e secondo me farà molto bene».


Che Pescara si aspetta?

«Il Pescara, fidatevi, allestirà una grande squadra. Ogni anno i biancazzurri partono in sordina e poi piazzano grandi colpi. Sebastiani è un presidente ambizioso e sono sicuro che ricostruirà una rosa in grado di lottare per il vertice».


L’anno scorso ha lanciato Gravillon e Machin. Il prossimo biancazzurro in rampa di lancio chi è? 

«Sarà l’anno di Bettella. È un ragazzo straordinario, parla poco e lavora tanto. In lui vedo tanto di Leo Bonucci, che è stato con me a Treviso quando aveva 19 anni. Bettella secondo me è molto più forte».

Palermo, Mirri: “Zeman? Se ne occupa Sagramola”

Sembrano serie le intenzioni del nuovo Palermo di affidare la direzione tecnica a Zdenek Zeman. Ne parla il possibile futuro presidente Mirri alla Gazzetta Dello Sport.

Dario Mirri torna a parlare del Palermo del futuro e della necessità di pensare al bene dei tifosi rosanero attraverso il proprio progetto di ripartenza dalla Serie D, con l’ipotesi delle ultime ore (tra le altre) di affidare il ruolo di direttore tecnico a Zdenek Zeman.

Zeman e appello al sindaco

Intervistato da Gds.it, Mirri temporeggia sull’ipotesi ma rivolge soprattutto un invito al sindaco Orlando: “Zeman? Non saprei, ci sta pensando Sagramola, dico solo a chi dovrà decidere, quindi al nostro primo cittadino, che dovrà fare questa scelta con amore, individuando il profilo più idoneo e giusto per rilanciare il calcio qui a Palermo. Sono ancora sconvolto per quello che è successo”.

Palermo e Tifosi

“A loro posso dire che con noi sarebbero in buone mani. Si deve pensare prima al bene del Palermo e dei tifosi, poi verranno le altre cose. Basta parlare di soldi o altro; chiunque arrivi deve comunque pensare al bene dei nostri colori. Basta prese in giro

Calciomercato.it, Zeman: “Non vogliono farmi lavorare”

Zdenek Zeman parla in esclusiva a Calciomercato.it. Racconta i suoi punti di vista su Sarri, Totti, Conte, Lazio e Roma. Nel finale manifesta scetticismo sul suo ritorno in panchina.

Mister Zeman, la Juventus ha ingaggiato Sarri. Cosa ne pensa?  

“Dopo tanti di Allegri, dice Zeman ai microfoni di calciomercato.it, credo che la Juventus cerchi qualcosa di diverso e Sarri sono convinto sia l’allenatore giusto”. 

Il club bianconero punta al bel gioco, ma l’imperativo vincere resta primario. Secondo lei riuscirà il nuovo tecnico a coniugare le due cose? 

“Penso di sì, resto convinto che chi gioca meglio abbia più possibilità di vincere Lui ha fatto bene a Napoli e con il Chelsea, credo possa dare qualcosa di diverso sotto il profilo del gioco”. 

L’ex allenatore del Chelsea predilige il gioco offensivo. Qualcuno lo ha accostato a lei. Vede qualche similitudine?

“Sul piano tattico no. Lui fa più possesso palla rispetto a me, io preferisco verticalizzare. Però, anche Sarri, come il sottoscritto, dà un’identità alla squadra e predilige il gioco d’attacco”. 

Con l’arrivo di Conte, l’Inter potrà colmare il gap dalla Juventus?

“Credo che l’Inter sarà la rivale numero uno dei bianconeri”.  

In casa Roma ennesimo cambiamento. E’ arrivato Fonseca. Farà bene?

“Bisogna vedere la campagna acquisti”.

 Sulla proprietà americana si è espresso più volte

“Per me la Roma è una delusione, merita di più. Pallotta ha fatto tutti gli sforzi esclusivamente per costruire lo stadio. Ora vedremo come andrà a finire”. 

Quale effetto le ha fatto l’addio di Totti? 

“A me ha fatto più male il suo addio da giocatore, perchè credo potesse dare ancora qualcosa. Come dirigente non gli hanno fatto fare nulla,  non serviva, se non come rappresentanza. Meglio che sia andato via. Francesco è nato nella Roma e credo dovesse ‘morire’ in questa società, ma non hanno voluto”. 


La sua seconda esperienza sulla panchina giallorossa andò male. Ha qualche rimpianto?

“Sì, non aver potuto disputare la finale di Coppa Italia, visto che l’avevo conquistata io. Mi hanno mandato via prima”. 

Sponda Lazio, confermati Inzaghi e il ds Tare. I biancocelesti possono fare il salto di qualità tanto atteso dai tifosi?

“Credo possa lottare per la Champions League”.

Lei è tifoso della Lazio o della Roma? 

“Mi sono trovato bene sia nella Lazio sia nella Roma di Sensi”.

Il suo cuore però immaginiamo abbia una preferenza…

“Fare qualcosa di buono per la Roma mi ha dato più soddisfazioni”.

Quando rivedremo Zeman su una panchina? 

“Sto aspettando. Io ho il desiderio di lavorare, ma gli altri evidentemente non vogliono”.

Foggia, Zeman: “Tornerei con un società seria. Il calcio non va”

Zdenek Zeman torna a parlare del Foggia, della serie B e di un calcio ormai sempre più dominato da interessi economici.

“La serie b come la serie c ha molti problemi all’interno, soprattutto problemi economici, perché quando comandano i soldi è difficile uscirne. Penso che tutto il campionato di serie b non è stato di grande qualità quest’anno, certo il Foggia poteva ambire ad altro ma non è stato così. Il Foggia non ha cominciato male il suo campionato poi però si è bloccato ed alla fine non è riuscito a mantenere la categoria”.

Non tornerei in C a Foggia

“Grassadonia è abituato ad allenare i giovani. Si può lavorare con i giocatori più vecchi e con i giovani. Anche se sono stato bene a Foggia tanti anni quando ho allenato ma credo che in serie c non sarei propenso nel tornare ad allenare. L’importante è che se entra un nuovo gruppo nel Foggia voglia occuparsi di calcio mettendo la squadra nella serenità giusta per lavorare”.

Il calcio di oggi non va

“L’idea che mi sono fatto dopo il 13 maggio è che il calcio non va, come ad esempio la situazione del Palermo che prima è stato retrocesso e poi ha avuto solo punti di penalizzazione. L’allenatore non corre in campo, quindi non dipende dall’età, finché funziona la testa si può ancora allenare anche a 70 anni”.

Tornare a Foggia

“Per tornare ad allenare a Foggia bisogna vedere come andranno le cose e parlare, certo che tornerei ma con una società seria alle spalle perché l’ultima volta che ho allenato a Foggia non è stato così. Non ci sono difficoltà nell’allenare i giovani, il problema è trovare i giovani adatti perché non tutti sono dei campioni. Carraro è un ragazzo giovane e l’impatto dalla primavera con la serie b non è stato facile ma lui ha fatto un buon campionato con me a Pescara”.

Zeman: “Ho smesso? No non mi chiamano. Insigne è un esterno sinistro”

Zdenek Zeman torna a parlare dopo l’exploit in nazionale dei suoi due pupilli, Insigne e Verratti. Il Maestro Boemo si concede a 360° sulle pagine de Il Mattino.

Due gol in due partite con il 4-3-3 della Nazionale: è questo, non il 4-4-2 del Napoli, il modulo giusto per Insigne?

«Ha fatto molto bene, dice Zeman, gol a parte: quello alla Grecia è il tipico suo colpo, quello con il tiro al volo alla Bosnia era fuori programma. Da sempre sostengo che Lorenzo è un attaccante esterno e fa le cose migliori in attacco. Quando gioca più arretrato non riesce a fare la differenza».


Quindi, meglio con il 4-3-3?

«Con me, ha fatto 40 gol in due anni. Per le sue caratteristiche ha più difficoltà quando gioca al centro perché i difensori sono più forti. Il suo pezzo migliore è nell’uno contro uno, con il tiro o il cross: provarlo al centro è più complicato».

La conclusione del ragionamento è chiara.

«Ma Insigne deve giocare dove lo mette l’allenatore. Poi, il giocatore non si discute: ha qualità tecniche notevoli e, per quanto riguarda l’aspetto fisico, ha una grande corsa».

È stato evidente il cambio di ritmo e qualità di gioco passando dal Napoli alla Nazionale, dal grigiore degli ultimi mesi alle brillanti prestazioni.

«Si vede che ha più voglia e ci mette più impegno, credo si trovi meglio in questo contesto: da esterno sinistro può rendere di più. Però Ancelotti deve fare le proprie scelte e mettere in campo la propria squadra».

Insigne era diciannovenne nel suo Foggia: adesso è arrivato al massimo?

«Lo conosco bene, può fare ancora meglio. Quanto vale ha cominciato a dimostrarlo ai tempi del Foggia e del Pescara».


Forse, quando gioca in Nazionale, è più sereno rispetto a Napoli, dove può avvertire il peso della fascia di capitano e del problematico rapporto con una parte della tifoseria.

«Il pubblico del San Paolo tiene ai napoletani: non pensi ad altro, Lorenzo, e continui a giocare». 

Insigne ha stretto un patto di fedeltà con Napoli nonostante l’amarezza della contestazione in una serata di Europa League. Ma se arrivasse la grande offerta?

«Ma dove vuole andare? Quando era a Foggia e Pescara, non vedeva l’ora di scapparsene a Napoli… Lorenzo è napoletano, deve sentire la fiducia ma anche essere più continuo. L’affetto del pubblico? Le carezze fanno bene ma non bisogna esagerare. Questa è la squadra di Insigne e qui può prendersi grandi soddisfazioni».


Lo scudetto? Ma è davvero realizzabile considerando la dittatura della Juve?

«Ancelotti ha avuto un anno di tempo per provare tutti i suoi giocatori: nel prossimo campionato sicuramente faranno meglio».

Può vincere lo scudetto?

«Può competere per vincerlo, non fermandosi a dieci o più punti di distacco».


Ancelotti ha allenato in cinque Paesi e i migliori al mondo: ha fatto la scelta giusta venendo a Napoli?

«Le scelte si fanno là dove vi sono le possibilità, comunque Ancelotti non ha sbagliato. È stato dove avevano il piatto già pronto, nel senso che dove ha vinto lui avevano vinto anche gli altri. Napoli è una piazza diversa, con una società che non è abituata a vincere. E lui vuole provarci».

È una nazionale col marchio zemaniano: per Insigne, per il 4-3-3, per Verratti.

«Il valore di Verratti, come quello di Insigne, non si è scoperto nell’ultima partita. Marco, dopo gli ottimi inizi a Pescara, è uno dei migliori giocatori del campionato francese. Ha raggiunto una grande maturità e ha trovato la giusta sintonia con Jorginho, così come era accaduto con Thiago Motta al Psg, anche se lui rende di più quando è da solo in regia».


Il calcio italiano le sembra in ripresa?

«Sul piano della qualità abbiamo assistito a un campionato non bello. Quanto alla Nazionale, ha giocato bene contro la Bosnia ma ha fatto il primo tiro dopo 22 minuti e ha segnato il gol della vittoria a 4 minuti dalla fine. Benino la Under 20 ai Mondiali, però non è un successo essere stati eliminati dall’Ucraina. C’è ancora da fare».


Visto il predominio della Juve, si potrebbero provare i playoff?

«Sono contrario. Dopo 38 anni partite la classifica dà l’esatta immagine di quanto è stato fatto in un campionato e non sarebbe giusto se a vincere lo scudetto fosse chi è arrivato sesto».

Sarri alla Juve dopo essere stato la bandiera del Napoli e di Napoli: che ne pensa?

«La Juve continua a sorprendermi. Se è stata una scelta giusta da parte di Sarri, lo capiremo durante la stagione. Ha tutto per poter lavorare bene alla Juve, bisogna poi vedere se i giocatori si adattano al nuovo allenatore».

E il nuovo corso della Roma con Fonseca?

«Il problema della Roma, sentenzia Zeman, non è l’allenatore».

Lei, a 72 anni, ha smesso di allenare?

«Vorrei ma non posso».

Perché?

«Se non mi chiamano, confessa Zeman, come alleno? Mi piacerebbe mettermi a disposizione, però evidentemente ci sono pochi progetti o non ci sono squadre adatte a me. Non sono vecchio e poi mica devo essere io a correre in campo»

Fonte intervista a Zdenek Zeman su Il Mattino

SARRI: “L’ITALIA SPRECA OCCASIONI, MA IL RICHIAMO È FORTE”

Maurizio Sarri esce allo scoperto, lo fa sulle pagine di Vanity Fair e liquida un po’ il personaggio dipinto dalla pagina che lo celebra e dai suoi tifosi. Un Sarri che non ti aspetti, ma che si intuiva per come ha lasciato Napoli.

RITORNO IN ITALIA

 «Per noi italiani il richiamo di casa è forte. Senti che manca qualcosa. È stato un anno pesante. Comincio a sentire il peso degli amici lontani, dei genitori anziani che vedo di rado. Ma alla mia età faccio solo scelte professionali. Non potrò allenare 20 anni. È l’anagrafe a dirlo (…) È roba faticosa, la panchina. Quando torno a casa in Toscana mi sento un estraneo. Negli ultimi anni ci avrò dormito trenta notti».

FEDELTÀ AL NAPOLI 

«I napoletani conoscono l’amore che provo per loro, ho scelto l’estero l’anno scorso per non andare in una squadra italiana. La professione può portare ad altri percorsi, non cambierà il rapporto. Fedeltà è dare il 110% nel momento in cui ci sei. Che vuol dire essere fedele? E se un giorno la società ti manda via? Che fai: resti fedele a una moglie da cui hai divorziato? L’ultima bandiera è stata Totti, in futuro ne avremo zero».

ASPETTI NEGATIVI IN ITALIA

 «Il concetto di vittoria a ogni costo. Un’estremizzazione che annebbia le menti dei tifosi e di alcuni dirigenti – cosa che mi preoccupa di più. È sport, non ha senso. Non si può essere scontenti di un secondo posto».

SARRISMO E SOCIAL

«È un modo di giocare a calcio e basta. Nasce dagli schiaffi presi. L’evoluzione è figlia delle sconfitte. Non solo nel calcio. Io dopo una vittoria non so gioire. Chi vince, resta fermo nelle sue convinzioni. Una sconfitta mi segna dentro più a lungo, mi rende critico, mi sposta un passo avanti. Mio nipote mi fa leggere la pagina facebook Sarrismo e Rivoluzione. Si divertono, io sono anti-social, non ho nemmeno whatsapp».

LA POLITICA

 «Nel calcio ci si schiera poco. Per non trovarsi qualcuno contro. La mia estrazione è nota. Papà era gruista all’Italsider di Bagnoli. Mio nonno era partigiano, salvò due aviatori americani abbattuti dai nazisti, li tenne in casa per due mesi. È normale che avessi certe idee, oggi la politica non mi interessa più. Vedo storie di una tristezza estrema. Da lontano l’Italia è un posto che spreca occasioni».

ALLENARE CAMPIONI

 «Esistono squadre medie di grandi giocatori o grandi squadre di giocatori medi. Io lavoro su questo. Il fuoriclasse è quello a disposizione della squadra, altrimenti è solo un bravo giocatore. Siamo pieni di palleggiatori fenomenali. Pure ai semafori. Il divertimento è contagioso se collettivo. Se ti diverti da solo, in 5 minuti arriva la noia».

SENZA LA TUTA

«Se la società mi imponesse di andar vestito in altro modo, dovrei accettare. A me fanno tenerezza i giovani colleghi del campionato Primavera che portano la cravatta su campi improponibili. Mi fanno tristezza, sinceramente».

SUPERSTIZIONI 

 «Ne ho meno di quelle che mi attribuiscono. Ho smesso di vestire solo di nero. Mi è rimasta l’abitudine di non mettere piede in campo, dentro le linee dico, finché la partita non è finita. Prima o poi abbandonerò pure questa: già in certi stadi le panchine son dalla parte opposta degli spogliatoi e il prato devo calpestarlo per forza. Quando cominci a vincere, le scaramanzie finiscono».

Sebastiani: “Zeman? Lo adoro, potrei riprenderlo” (VIDEO)

Daniele Sebastiani torna a parlare di Zeman. Lo fa ai microfoni di Rete8 e scherza (forse ndr) su un ennesimo ritorno del Boemo. Di seguito le parole del presidente del Pescara e il video di GruppoZeman.com

“Adoro Zeman – dice Sebastiani – potrei riprenderlo (scherza ndr), non mi sono piaciute alcune cose, ma come allenatore non posso che essere entusiasta. È uno che i ragazzi li fa lavorare veramente. Oggi si parla dell’Atalanta di Gasperini, chiedetevi cosa fa dalle 8:30 fino alle 22:30 e perché arriva due ore prima e va via due ore dopo. È una cultura del lavoro che in Italia hanno in pochi”.

IL VIDEO POST DELLA PAGINA FACEBOOK GRUPPOZEMAN.COM

Non c’è dubbio, Sebastiani sa sempre come sorprendere e questa volta in positivo. Certo questo non cancella il trattamento riservato al Boemo l’anno scorso, ma nonostante il raggiungimento dei playoff sembra essersi accorto finalmente accorto, colpevolmente tardi e in contraddizione con se stesso, del grande lavoro del Boemo.

Ovviamente non lo riprenderà mai, ovviamente si è reso conto che non era il vecchio bacucco con cui pensava di aver a che fare, lo ha anche quasi dato per finito. Almeno grazie alla fede zemaniana di Massimo Profeta di Rete8 Sport, a cui vanno i complimenti per le domande punzecchianti sul parlare troppo a microfoni accesi di Sebastiani anche quest’anno, il presidente ha sinceramente elogiato Zeman come merita e avrebbe meritato la scorsa stagione.

Pescara è una piazza e un squadra rimasta nel cuore ed il sogno di rivedere un nuovo Pescara di Zeman dipingere calcio in B e in barba alla A, è un sogno sempre vivo.

Non c’è dubbio, Sebastiani sa sempre come sorprendere e questa volta in positivo. Certo questo non cancella il…

Geplaatst door GruppoZeman.com op Woensdag 29 mei 2019
Sebastiani loda Zdenek Zeman ai microfoni di Massimo Profeta (Rete 8 Sport)

Salvio Imparato

Glerean: “Sarri è un grande, ma diverso da Zeman e Cruijff”

Glerean-Sarri-Zeman-Cruijff

Ezio Glerean, famoso per lo storico 4-4 contro la Salernitana di Zeman e fautore del 3-3-4 con il Cittadella, ha parlato a Radio Sportiva del probabile approdo di Sarri alla Juventus.

SARRI

“E’ sempre un bel calcio il suo – ammette Glerean – anche se più tattico del mio. Poi, avendo anche grandi giocatori, diventa più semplice. Ha dimostrato a Napoli e al Chelsea di essere un grande allenatore, ma diverso dall’idea di calcio di Cruijff e Zeman. Lui alla Juve? Sicuramente è adatto, è partito dal basso, ha fatto tanta esperienza e non gli farà sicuramente paura andare alla Juve”.

CITTADELLA

“Sarebbe fantastico – confessa Glerean – perché lì ci sono ancora le persone che erano con me 20 anni fa. Dopo 20 anni sarebbe giusto coronare il grande sogno e l’impresa di uomini come custodi e massaggiatori che lavorano con passione, dando l’esempio a tutti, e sono ancora lì. La filosofia della società è di scegliere prima di tutto uomini e di permettere loro anche di poter sbagliare: una cosa che manca altrove nel nostro calcio”.

SALVIO IMPARATO