Napoli- Roma 2-1, noblesse oblige

Il derby del sud se lo aggiudica il Napoli, battendo tra le mure amiche dopo ben 6 anni una Roma sempre più decadente. La questione azzurra oltre che motivazionale si fa tattica.

1. Il Sud deludente del calcio

Le due squadre regine del centrosud, quelle con più storia e blasone, si affrontavano stasera proprio per ribadire il proprio status storico-calcistico all’interno di un campionato nel quale benché chiamate a fare voce grossa hanno rapidamente abbandonato entrambe sia la lotta per vincere il campionato che la bagarre per la qualificazione alla Champions League dell’anno prossimo.

Il Napoli, da una parte, sconfitto a Bergamo, ha comunque già onorato i propri titoli nobiliari alzando un trofeo al cielo, la Coppa Italia, e pertanto qualificandosi di diritto alla prossima Europa League. La Roma, dall’altra, ha inopinatamente lasciato prendere il largo all’Atalanta, collezionando due sconfitte consecutive post covid e rimanendo così con il solo cero della qualificazione alla prossima Europa League acceso.

Passaggio fondamentale la permanenza nell’Europa (che conta meno) per dare fiato alle casse societarie della Lupa. Gli introiti della vecchia Coppa Uefa consentirebbero, infatti, alla società giallorossa di mantenere una rosa quantomeno competitiva per i posti più alti della classifica.

2. Le difficoltà sportive della Roma

Il che connota di ulteriore pesantezza la sconfitta in quel di Napoli da parte della squadra di Fonseca. Debaclet maturata con altrettanta timidezza caratteriale nonostante le partite per la Roma stiano assumendo progressivamente il valore di ultima spiaggia. Tuttavia, Fonseca ha studiato bene le difficoltà del Napoli. Gli azzurri faticano tutt’ora a pressare alto e a coprire l’ampiezza campo. Così, alla stregua del Gasp, lo stratega portoghese ha lasciato la manovra delle operazioni al Napoli, cercando di colpire in contropiede o sfruttando per l’appunto la stessa ampiezza campo.

Non a caso, Fonseca ha richiamato il 3421 orobico, approfittando dell’abbondanza di trequartisti a disposizione. L’unico reparto della Roma ben coperto.

Nel caso del contropiede, la Roma, recuperata la palla, si appoggiava immediatamente su Dzeko, che ha giganteggiato su Koulibaly e Manolas, allo scopo di imbeccare rapidamente i quinti di centrocampo. Spinazzola e Zappacosta raramente prendibili dagli esterni alti del Napoli sul ribaltamento di fronte; oppure allo scopo di servire l’attacco alla profondità di Kluivert o di Mykitharyan alle spalle del capitano bosniaco. Chiamati i due anche a farsi trovare tra la difesa e il centrocampo azzurro quando i fluidificanti della Roma entravano in possesso palla. Questi ultimi, nel caso di manovra dal basso, erano facilmente trovati dai mediani della Roma, in quanto essi costantemente a metà tra l’ala e il terzino di Gattuso.

3. Le difficoltà ambientali della Roma

Eppure il sistema approntato da Fonseca si è sgretolato sotto i colpi dell’arrendevolezza, la quale non necessariamente pregiudica la diligenza e la buona fede dei protagonisti in campo. Questo scoramento sta pregiudicando i residui traguardi stagionali, benché esso abbia radici ben più lontane e profonde.

A partire da squadre allestite nel tempo, a causa di ristrettezze economiche, in modo sempre meno omogeneo e funzionale al calcio del proprio tecnico. Complessità finanziarie che oggi definiscono la Roma una società in vendita. Il suo capitale umano inoltre è stato selezionato dal Direttore Sportivo, Gianluca Petrachi, nel frattempo dopo meno di un anno già licenziato per giusta causa. Si prevedono persino battaglie legali all’orizzonte.

Tutto ciò in un clima di contestazione cittadina contro squadra e società, e contro il nuovo Ds, Morgan De Sanctis. L’ex portiere, anche del Napoli, subito reo di dialogare con il procuratore Alessandro Moggi, figlio di quel Luciano, non gradito al consulente sportivo del presidente capitolino Pallotta, cioè Franco Baldini. Infatti, quest’ultimo testimoniò in aula di Tribunale proprio contro Luciano Moggi durante il processo “Calciopoli”.

4. Il Napoli di stasera

Il Napoli d’inizio Luglio è ondivago. A tratti frizzante, mentre altre volte superficiale. Contro la Roma ha vinto ma senza convincere a pieno. Se però la posta in palio deprime ciò che pur di buono ha compiuto la Roma, il Napoli che al campionato non ha più nulla da chiedere si segnala per amplissima professionalità. Dunque, il successo è per questo motivo eticamente da sponsorizzare, per quanto si trasformi anche in un esercizio di cinismo agonistico contro una squadra più debole e affaticata fortunatamente dai partenopei non risparmiata. Il Napoli onora, così facendo, come spesso ad onor del vero gli accade, i valori dello sport, tra cui assicurare in questo momento la regolarità del campionato. Come un’educazione nobiliare suggerirebbe.

Il possesso palla pare in questo momento esprimersi meglio con Lobotka piuttosto che con Demme. Sembra, invece, a corto di fiato Di Lorenzo, che ha sofferto Spinazzola così come Gosens. Appare, diversamente, uno spreco Lozano in panchina per così tanti minuti, mentre Koulibaly sta profondendo tutte le sue energie affinché nessuno lo rimpianga. Il senegalese rompe troppo spesso e in modo brusco la linea della retroguardia, non assicurando però alcun vantaggio difensivo una volta esibito ciò che cestisticamente si definisce “show”.

Immaginifico Piotr, ben completato in risolutezza da Fabian Ruiz. Svogliato Milik. Inappuntabile Insigne. In veste di pittore, e non d’imbianchino, Mario Rui. Sintonizzato alla frequenza giusta la parabola offensiva del subentrante Dries Mertens.

5. Cosa sta diventando il Napoli di Gattuso?

Gattuso sta cercando di costruire una realtà calcistica mai vista nell’era De Laurentiis a Napoli. Attraverso l’ampiezza della rosa architettare un gruppo di ottimi calciatori in grado, a seconda degli avversari e dei momenti della partita, di dominare e subire il match con eguale disinvoltura.

Al momento il Napoli convince di più quando subisce la signoria nemica. Appare ancora troppo fragile nel tenere il campo quando pressa in avanti tra distrazioni ingiustificabili e meccanismi da oliare.

E’ un percorso che sarà per definizione lungo, a conclusione del quale, se completato, consta di trionfi esagerati. Ma è anche un sentiero necessario per preparare la squadra alla trasfera del Camp Nou contro il Barcellona di Messi, dove gli azzurri dovranno segnare almeno un gol e prenderne non più di quanti riusciranno a segnarne.

In Catalogna il Napoli, per superare il turno eliminatorio, dovrà essere in grado di difendere per gran parte della partita con un baricentro molto basso ma concedersi tot minuti nella metà campo altrui per realizzare il gol della speranza. Non esiste alcun equilibrio tattico senza quello mentale, su cui il Napoli, come a Bergamo o come stasera, tralascia ancora qualcosa.

Conviene che ad Agosto il Napoli si ritrovi, quindi, Viceré borbone anziché Masaniello arruffone.

MASSIMO SCOTTO DI SANTOLO

Clamorosa ipotesi, Zeman tris a Pescara? Si ma con carta bianca

Un’ipotesi clamorosa e suggestiva che non ci sorprende. Ci sorprenderebbe percorrerla senza evitare gli errori del passato

Quest’articolo pensato tutto durante il lockdown e scritto per il compleanno del MAESTRO. Era un periodo dove a Pescara mediaticamente si parlava solo di Zeman e grazie a Massimo Profeta su Rete8 Sport abbiamo saputo dell’sms “Auguri Vecchio” di Sebastiani al Boemo, che lo confessava in una clamorosa videchiamata ottenuta dal cronista abbruzzese. In quei momenti si respirava forte la sensazione di un insperato ritorno del Muto sulla panchina del delfino.

L’insofferenza del presidente biancoazzurro, verso Legrottaglie, sembrava tale da presagire un clamoroso colpo di scena. Già durante il Lockdown, in fatti chi vi scrive già esagerò affermando – <<Zeman già in panchina per finire la stagione>> – con razionale euforia. Che si stesse lavorando ai fianchi Sebastiani, da parte dei media e da qualcuno della dirigenza, era, sembrava chiaro. Ora forse siamo al k.o. e forse Zeman già è stato contattato ponendo dei dubbi sul prendere il timone proprio ora. Calcio senza pubblico, situazione in classifica e forse rosa non costruita da lui i probabili tentennamenti del mister e dei piani alti del Delfino.

Di sicuro un contratto di un mese più una stagione a Zeman con carta bianca sono una garanzia, a Sottil un’incognita. Quindi di sicuro gli sarebbe proposto un contratto di un mese con opzione, difficile da accettare. Sono solo ipotesi, ma come già scrivemmo nell’articolo sopra citato Sebastiani sa benissimo che prendere Zeman in questo momento, dandogli carta bianca e senza le continue dichiarazioni e gli errori fatti durante il bis significherebbe creare l’Atalanta d’Abruzzo, cosa che il Pescara 2011/12 già era, e ritornare una società economicamente più solida rispetto ai problemi attuali. Vediamo che succede!

SALVIO IMPARATO

Atalanta-Napoli 2-0, l’origine del male

Atalanta-Napoli 2-0, Il “ciuccio” si arrende alla compagine orobica, pagando oltremodo 15 minuti di blackout; quelli immediatamente successivi all’inizio del 2 tempo.

Fabian Ruiz regala a Gasperini buoni omaggio per la Champions. La partita dell’andata, paradigmatica della disonorevole stagione azzurra in campionato, non è stata vendicata in Atalanta-Napoli

1. Atalanta-Napoli, La partita dell’onore

La partita di ritorno che il Napoli avrebbe dovuto disputare agli Atleti Azzurri d’Italia era cerchiata in rosso sul calendario. Infatti, erano tante le implicazioni che il match si portava dietro. Innanziutto, la ribellione all’atavica sofferenza cui il Napoli è sottoposto contro gli orobici del Gasp. Da Sarri a Gattuso, in 9 partite, 5 sconfitte, 3 vittorie e 1 pareggio.

Inoltre, una eventuale vittoria a domicilio del patron Percassi avrebbe lasciato accesa la flebile fiammella della speranza di rimontare sul quarto posto. – 9 in caso di successo in trasferta da parte del Napoli. Una rimonta il cui motore motivazionale, ovviamente, risiedeva nel dimostrare quanto le difficoltà stagionali incontrate dagli azzurri fossero colpa tecnica esclusiva degli Ancelotti.

Se gli scricchiolii dello spogliatoio di Castevolturno constavano di epicentro risalente nel tempo persino alla stagione precedente, il pareggio beffardo che la Dea riuscì a strappare in Ottobre nel catino di Fuorigrotta fece deflagrare tutti gli insoluti problemi tra società, tecnico e calciatori. Tant’è vero che una settimana dopo andrà in scena la notte dei lunghi coltelli, rectius dell’ammutinamento, nel ventre del San Paolo dopo uno scialbo pareggio per 1-1 contro il Salisburgo.

Gli atalantini difatti racimolarono nella partita di andata un punto grazie a una papera di Meret e a ben tre sviste del duo arbitrale Giacomelli in campo e Banti al Var. Tre rigori solari negati al Napoli. Sulla partita di questa sera, in terra padana, incombeva dunque appiccicosa anche la figura della classe arbitrale, che al San Paolo non solo azzerò le distanze tecniche messe in mostra dai duellanti, alterando il naturale risultato sportivo del match, ma firmò inoltre il personale manifesto dell’incomunicabilità tra l’Aia e la Ssc Napoli. Un misunderstanding che ha minato in modo significativo la stagione azzurra.

2. Il black out

Il Napoli, pertanto, chiamato a battere i suoi fantasmi piuttosto che esortato a perseguire il miracolo della già di per sé complessa remuntada, si è spento in un quarto d’ora, nel bel mezzo della partita, scoprendosi forse troppo stanco e occupato per rispondere ai moniti del cuore e dell’anima. D’altronde la Coppa Italia vinta in Giugno e anche la semplice suggestione di poter gareggiare, tra un mese, alla pari contro il Barcellona ora bastano per qualificare la stagione come dignitosa e non più in modo disonorevole.

Eppure, la prima frazione di gioco del Napoli di Gattuso è stata tutto fuorché disimpegnata. Ardeva, si notava, il fuoco sacro della diligenza tra i ragazzi di Rino. Infatti, il loro baricentro basso che mette a proprio agio la retroguardia partenopea ha contenuto molto bene la pressione leggermente più sotto rimo del solito dell’Atalanta. Il possesso palla partenopeo sfuggiva alle rincorse neroazzurre. Esercitato, quindi, con estrema precisione. Si aspettava soltanto il contropiede utile per segnare il vantaggio. Il quale sarebbe stato poi anche tattico, visto che avrebbe consentito a Gattuso di esacerbare la strategia di attesa e ripartenza che l’Atalanta tanto soffre.

Tuttavia, i trequarti del Napoli sia nei contropiedi che nell’azione offensiva manovrata contro difesa schierata hanno mostrato sin dal primo tempo l’assenza d’incisività. Le giocate proposte e le corse effettuate apparivano immediatamente scariche della necessaria tensione. Che il Napoli non ne abbia a sufficienza lo si capisce non appena le squadre rientrano in campo dagli spogliatoi. Il rilassamento cuoce l’attenzione di Ruiz che consegna all’Atalanta due palloni a ridosso della propria area di rigore, di cui uno a firma di Pasalic finisce in porta.

A quel punto, il Napoli invece di reagire al gol subito si ritrova zattera tra le onde furenti apparentemente di nuovo senza timoniere. Rimane in balia giusto il tempo per incassarne un’altra di rete, siglata stavolta da Gosens. Poiché, fortunatamente, il Napoli condivide ad oggi il percorso tecnico con il proprio mister, trova colore nel pallore di una sconfitta rivelatasi all’improvviso nei cambi offerti da Gattuso.

3. Lozano e Milik, addii diversi

Lozano, Milik, Lobotka e Callejon sono i subentranti della partita. Purtroppo, nessuno di loro riuscirà a ribaltare il senso dell’incontro. Il messicano però continua, dal canto suo, a sfruttare ogni centesimo di secondo concessogli. Egli salta come vuole il suo marcatore e attacca la profondità come si richiede ad ogni ala che trova di fronte il meccanismo difensivo di Gasperini.

Nel frattempo, Milik impreziosisce la propria presenza, che si sta facendo con l’andare verso la fine della stagione sempre più assenza, con un tacco smarcante.

4. Fabian Ruiz

Il destinatario dell’assist di matrice polacca è l’accorrente Ruiz. Benché il suo sinistro sia dolce come la sangria e il suo talento distribuisca polvere di stelle sul prato verde, la sua serata è senza astri, buia. Infatti fallisce, poco prima del 70′, il tiro dalla lunetta dell’area di rigore avversaria, decretando anzitempo la fine delle ostilità. Il Napoli non saprà costruire altre occasioni per riaprire il match.

Lo spagnolo al triplice fischio finale del buon Doveri condividerà la palma di peggiore in campo insieme a parte della linea difensiva e dell’attacco. Koulibaly disordinato mentre Maksimovic a corto di fiato e di muscoli contro Zapata. Di Lorenzo in affanno al cospetto di Gosens. Mertens e Insigne, spompati. Politano invece spaurito.

5. Rino Gattuso

I restanti 25 minuti, che seguono l’occasione fallita da Ruiz, sono esercizio di stile per entrambe le compagini. Callejon e Lobotka riescono a segnalarsi tra i compagni per l’ordine e la speditezza della manovra che imprimono ad un Napoli ormai impallidito. La domanda sorge spontanea: non è che proprio nella partita più importante del campionato Gattuso avrebbe dovuto schierare le riserve? La freschezza che i gregari hanno dimostrato suggeriscono di sì, anche se in fin dei conti chi avrebbe rinunciato ai migliori?

Altra domanda sorge consequenziale, ben più decisiva ed escatologica: come motivare una squadra già qualificata per l’Europa League e senza obiettivi imminenti in campionato per il non esiguo numero di 9 partite? Il modo in cui Gattuso lo farà sarà decisivo ai fini della sfida da dentro o fuori in Spagna contro Leo Messi.

MASSIMO SCOTTO DI SANTOLO

Mihajlovic cita Zeman: “Il mio amico Zdenek dice…” (VIDEO)

Sinisa Mihajlovic ha parlato a margine della sfida con il Cagliari. Nel corso della conferenza stampa cita il suo amico, il Maestro Zdenek Zeman.

IMPEGNI RAVVICINATI. 

“Per forza di cose sarò costretto – confessa Mihajlovic – a far ruotare la rosa. Non si possono caricare eccessivamente i giocatori. Cercherò di mettere in campo coloro che sono più riposati, anche in funzione dell’avversario che hai di fronte. Se un giorno vorremo andare in Europa dovremo abituarci a questi ritmi”

DERBY PER L’EUROPA

“E’ ancora presto. Mancano ancora dieci partite. Cercheremo di vincere. I ragazzi sono pronti e mi hanno dato disponibilità piena per ogni gara”

IL CAGLIARI

 “Bisogna fare i complimenti al presidente Giulini. Ha messo su un’ottima rosa con Nainggolan, Simeone, Rog, Pellegrini, Joao Pedro, Nandez”

ZENGA

 “E’ un mio amico. Abbiamo giocato insieme e ci sentiamo spesso. Sono contento che sia tornato in pista, domani avremo modo di scambiare due chiacchiere”

LA GARA E ZEMAN

 “Di sicuro dovremo mettere maggiore qualità, sbagliare meno passaggi, ed essere più propositivi. Il periodo di stop ha influito anche su queste cose, ma auspico di migliorare con il passare del tempo. Come dice il mio amico Zdenek (Zeman, ndr) non importa quanto corri, ma come corri. Noi soffriamo maggiormente in difesa ed il goal lo prendiamo praticamente sempre. Spero di vedere un migliore atteggiamento sotto questo aspetto”

COS’E’ IL CORAGGIO? 

“O ce l’hai, o non ce l’hai. Un coniglio non può diventare un leone. Voglio che i miei giocatori entrino sempre in campo pensando di essere migliori degli altri, ma sempre mantenendo l’umiltà”

Zeman: “Gattuso un grande, ho elogiato Gasperini e l’Atalanta”

Anche al Cor Sport Zeman chiarisce la sua posizione in merito alle recenti polemiche. Le sue parole sull’Atalanta sono state gravemente fraintese

Zeman e l’Atalanta che corre «stranamente»: spieghiamola. 

«Io ho detto altro, ma c’è qualcuno che vuole interpretare a modo proprio: per me l’Atalanta – e lo so per certo – è una delle poche squadre che si prepara veramente, mentre gli altri non appena si stancano preferiscono riposare. E quello stranamente era riferito al clima intorno ai calciatori, a una città piombata come nessun’altra nel dramma e capace di reagire e presentarsi pronta, perché ogni seduta punta ad allungare la soglia della fatica. C’è chi si limita al torello e c’è chi corre per allenarsi, come fa l’Atalanta».

Il dg bergamasco, Umberto Marino, la spinge a chiedere scusa per avere strumentalizzato il dolore. 

«Ma io non ho offeso nessuno e quindi non devo scusarmi. Ho esaltato ciò che fa Gasperini e mi spiace che si voglia costruire un caso dove il caso non esiste. E quanto a Marino, invece, mi viene da sorridere e mi fa pensare a un proverbio siciliano: mica ha il carbone bagnato?»

Lei punge… 

«Io ribadisco: Gasperini sceglie di allontanare la soglia della fatica e questo può accadere semplicemente allenandosi, tanto e bene. Il campo lo conferma e anche le prestazioni, perché la sua squadra gioca un gran bel calcio, a differenza di quello che si vede nel maggior numero di partite: ma tutto ciò è comprensibile dopo tre mesi di parziale attività fisica, né mi sembra che altrove – in Spagna, in Germania e Inghilterra – vada diversamente. Atalanta e Napoli, in questo momento, sono le eccezioni e divertono».

Gattuso ha impresso la svolta. 

«È stato bravo nel sistemare il Napoli assecondandone la natura. Ha talenti esagerati e gli restituito serenità, dopo i problemi dell’autunno scatenati dal rifiuto di andare in ritiro. Ha motivato i calciatori, ed è stato un grande».

E ha ritrovato Insigne. 

«Che un giorno viene esaltato ed un altro viene criticato. Ma le sue qualità, Lorenzo non le ha mostrare soltanto a Napoli, ma anche in Nazionale. Gli auguro di continuare così e sono convinto che giovedì sarà una partita divertente. Ma penso anche ad altro, perché Atalanta e Napoli potranno essere protagoniste anche in Champions League». 

Radio Amore, Zeman: “Ho battuto la Juve con Foggia, Lazio e Roma”

Zdenek Zeman risponde ad alcune domande in diretta ai microfoni di Radio Amore. Parla dell’attuale serie A e del calcio moderno

Napoli

“Con Gattuso ha ritrovato la voglia – dice Zeman a Radio Amore – e la concentrazione per fare bene. La squadra azzurra quest’anno ha pagato la situazione del ritiro, poi qualcosa si è rotto. Gattuso ha ridato voglia ed energia alla squadra.

La squadra preferita in Serie A

“La Lazio. L’ho vista più volte giocare anche da vicino, per questo dico Lazio”

Immobile al Napoli

“Ciro ha sempre fatto tanti goal ovunque, gli auguro di farne anche tanti altri. Abita qua vicino a me a Roma, ma lui è napoletano, lo vedrei molto bene in azzurro, gli piacerebbe approdare al Napoli.”

Il giocatore preferito Insigne

“Io ho una fissa per Lorenzo Insigne.”

Se ha sempre regalato punti alla Juventus

“Non è vero, ho vinto anche con la Lazio, con il Foggia, ci ho vinto anche con la Roma.”

Il calcio moderno non diverte Zeman

“A dire il vero, no. Dopo tre mesi di inattività le squadre si sono preparate in dieci giorni senza fare amichevoli, senza fare preparazione, il calcio ne risente, come la qualità. Le regole sono cambiate, non mi piace il cambio a campionato in corso. Con cinque cambi, per esempio, sono avvantaggiate le squadre che hanno rose lunghe”. 

Sigarette

“Non ho smesso, sono passato da tanti pacchetti a quattro-cinque sigarette al giorno.”

Offerte per la panchina

“Qualcosa da fuori, ma non mi sono piaciute. Se De Laurentiis offre il settore giovanile? Non lo so, perché il Napoli non ha strutture per le giovanili. Agnelli mi offre contratto? No, non me lo offre. Sono sempre stato juventino finché non abbiamo giocato la prima partita con il Foggia a Bari e perso con goal di Schillaci in fuorigioco.”

Sarri alla Juventus diverso dal Sarri di Napoli

“Il problema sono i giocatori, in azzurro si poteva fare, alla Juventus ci sono tante individualità. Chi vincerà la Champions League? Chi farà più goal nella finale, penso che ci sono tante squadre importanti, non si sa mai, può succedere di tutto. Dico PSG, anche se non la vincerà”.

SALVIO IMPARATO

Napoli-Spal 3-1, mette in mostra l’ampiezza della rosa azzurra


Napoli-Spal 3-1. Un Napoli leggermente lezioso concede agli spallini, per troppo tempo, l’onore della parità e il diritto a considerarsi ancora in partita.


Questo anomalo finale di campionato sta consentendo di apprezzare l’ampiezza e la bontà della rosa del Napoli, ormai da qualche anno all’altezza del tricolore e messa a posto per l’occasione allo scopo di facilitare le operazioni di Gattuso. In particolare, gli acquisti di Demme e Lobotka sono risultati decisivi.
Sul tedesco si è detto tutto ma sullo slovacco poco, derubricato spesso con ironia salace per rotondità poco apprezzabili e il viso di uno che passa di qui per caso a pacco.

Lobotka è ordinato ma molto tecnico, ha sia il passaggio corto che il lungo, soffre in modo molto più relativo di Demme il pressing alto avversario e dà una speditezza al possesso ragguardevole. Inoltre è anche dotato di un strappo non disprezzabile, pare risultare più veloce correndo palla al piede che senza. Il ragazzo si farà, deve imparare a leggere meglio la fase difensiva correggendo la propria posizione sia durante la fase di non possesso che durante la fase di transizione dall’attacco alla difesa.

Poi ci sono una serie di ragazzi che stanno provando a mettersi in mostra:

Elmas, lo strafottente.

Fornisce un assist dolcissimo. Per avere 19 anni gioca, pure tanto e anche bene.

Younes, l’enigmatico.

Il mistero sul suo conto s’infittisce.
Doveva rappresentare l’alterego di Lorenzo Insigne con maggiore dribbling ma la sua caratura è presto scaduta in barzelletta.

Lozano, il resiliente.

Se non lo molla il Napoli vendendolo, non sarà il messicano ad uscire di scena come una meteora.

Hysaj, il redivivo.

Sono anni che annuncia di voler lasciare Napoli – fosse dipeso da me lo avrei già lasciato andare per rispetto nei confronti dei tifosi e di chi a Napoli vuole starci per davvero – ma continua a interpretare la linea in modo eccelso sebbene con noti problemi tecnici.
Odio e amore.

E poi infine Callejon

Divenuto improvvisamente uomo, la U maiuscola badate bene, agli occhi di tutti coloro che difesero l’ignobile gesto della maglia restituita dagli spalti. Il suo rinnovo gratuito, coperto da polizza assicurativa, per altri due mesi con il Napoli ha toccato il cuore. Molti dei calciatori azzurri hanno passeggiato per metà campionato. Le storie strappalacrime potrebbero essere altre? Fa comunque piacere che dalle loro dichiarazioni si noti che abbiano compreso il guaio combinato. Callejon, sempre lui, che nel frattempo segna il momentaneo 2-1 per il Napoli ma che concede anche le uniche due palle gol alla SPAL, di cui una peraltro trasformata da Petagna.
Dapprima lo spagnolo si lascia bruciare infatti sulla fascia da Reca (terzino sinistro molto interessante), permettendo a quest’ultimo di fornire l’assist del temporaneo pareggio ferrarese. Poi l’andaluso svirgola inopinatamente una palla sulla trequarti, consentendo a Fares un tiro chirurgico all’angolino basso sventato in tutta la sua pericolosità da Meret.

Petagna

Andrea Petagna, il nuovo bulldozer azzurro, che sta cercando in tutti i modi di dissipare lo scetticismo che già lo accompagna in questa nuova avventura azzurra neanche iniziata.
Ieri ha provato a dimostrare d’essere un buon giocatore, siglando il temporaneo pareggio.
Non sarebbe poi così lontano dall’esserlo se smettesse di votare Lega.

MASSIMO SCOTTO DI SANTOLO

Zeman: “Era un elogio a Bergamo e all’Atalanta per quello che hanno vissuto”

Come volevasi dimostrare Zeman smentisce le accuse che gli sono state affibbiate da una stampa distratta e acchiappa click. Il Boemo lo ha fatto ai microfoni di Radio Goal.

NAPOLI RIGENERATO DA GATTUSO

“Sicuramente è merito di Gattuso – afferma Zeman – ha rimesso a posto le cose dopo che internamente non erano buone.

INSIGNE

“Il problema suo è che un giorno è bravo e un giorno è criticato. Il valore di un giocatore non lo dà 1-2 partite, tutte le qualità che ha non le ha fatte vedere solo a napoli, gli auguro di avere sempre prestazioni positive, come tutta la squadra.

ATALANTA

Non ho detto quello che pensano loro. Stranamente visto il periodo di Coronavirus che ha colpito la città. Loro si allenano quando le altre non si allenano. Loro si allenano fino al limite, cosa che non fanno le altre. La città più colpita dal Covid-19 ha reagito meglio delle altre. Non lo sapevo avessero il preparatore della Juventus. Non volevo dire con questo intento. Non Speculo, è proprio il contrario di quello che ho detto.

IMPEGNO DURO PER IL NAPOLI

“Si, anche se sono le due squadre che stanno giocando meglio. Le altre non riescono ancora a giocare come prima. Non ci sono molte partite belle da vedere, Atalanta e Napoli riescono a farlo.

SCUSE A BERGAMO

“Non devo chiedere scusa a nessuno, semmai difendevo l’Atalanta come squadra e città per quello che è successo.”

SFIDA GOL TRA NAPOLI E ATALANTA

“Si, certamente. L’Atalanta gioca molto offensiva rischiando anche i contropiedi. Spero che sia una bella partita da vedere e gustarsi, vedere anche gol.

NAPOLI E DEA IN CHAMPIONS

“In questo momento possono fare strada. In generale, in Italia, a parte loro due, non si gioca gran calcio, ma lo stesso succede anche in Germania e Spagna. Non sono partite con grandi ritmi e grande applicazione, quindi, penso che hanno possibilità se continuano con questo ritmo, anche se sarà difficile perché si gioca troppo spesso, ma è la stessa cosa anche da altre parti.”

SALVIO IMPARATO

Marino: “Zeman deve chiedere scusa a Bergamo più che all’Atalanta”

Continua la polemica a distanza tra l’Atalanta e Zeman. Questa volta attraverso le parole del direttore sportivo Umberto Marino su Sky

https://video.sky.it/sport/calcio/serie-a/video/atalanta-zeman-marino-intervista-600122

”È molto triste – confessa Marino – che un allenatore come Zeman speculi sui lutti di una città per farsi pubblicità. Spero si documenti meglio sulla partita contro la Lazio e scoprirà che i biancocelesti hanno corso più chilometri dell’Atalanta. Deve chiedere scusa più alla città di Bergamo che all’Atalanta”

Insomma ancora parole dure e incomprensibili. Anzi gravi, accusare Zeman di farsi pubblicità sui lutti di Bergamo è un’infamia. Zeman chiarirà sicuro la sua posizione, ma queste ingiurie basate su titoli errati sono altrettanto gravi.

SALVIO IMPARATO

Spagnolo e Atalanta, attacco a Zeman evitabile e prematuro

Il direttore operativo dell’Atalanta, Riccardo Spagnolo, ha pubblicato un post su instagram evitabile e senza una certezza concreta sulle parole di Zeman

View this post on Instagram

🖤💙 VERGOGNATI 🖤💙

A post shared by Roberto Spagnolo (@roberto_spagnolo_ata) on

Non sappiamo con certezza se nella parole di Zeman c’era la volontà di accusare l’Atalanta di doping. Ma di sicuro sappiamo meglio di tanti come interpretare le sue dichiarazioni e i toni con i quali le manifesta. Non crediamo ci siano già i presupposti per attaccare il Boemo in questi termini, specialmente senza una dichiarazione esplicita del maestro del 4-3-3. Capiamo la sensibilità, specialmente per chi di Bergamo ha sofferto il dramma Coronavirus. Siamo sicuri però che Zeman non voleva insinuare nulla, anzi sembrava più che altro sorpreso in positivo sul lavoro di Gasperini e del suo staff. Non ci è sembrato l’accusatore dipinto dalla stampa strumentalizzando le sue dichiarazioni. Alla stessa stampa, che ha dipinto come untore Gasperini, è bastato associare le parole del tecnico di Praga all’allusione che fece a gennaio Pistocchi. L’ex moviolista di Mediaset insinuò che una volta assunto il preparatore atletico che lavorò alla Juventus con Moggi e Agricola, la Dea incominciò a correre per 90’. Questo non basta per tirare in mezzo questa polemica e stimolare commenti come “Sarò felice di venire al tuo funerale”, “sei un perdente fallito”, “non ti azzardare a parlare a sproposito, taci verme”. È chiaro che ora sia necessaria una smentita da parte di Zeman e stoppare questa polemica alimentata per qualche click. Noi abbiamo provato a commentare e dialogare in privato con direttore Spagnolo, ma purtroppo sembra fermo sul suo pensiero e solo un “dietrofront” di Zeman forse potrebbe cambiare la situazione.

SALVIO IMPARATO