Roma-Napoli, Zeman: “Tornare?Se devo fare calcio devo farlo bene”

Il tecnico Boemo Zdenek Zeman, ancora in attesa di una chiamata è ad assistere alla gara Roma-Napoli all’Olimpico

Presente allo Stadio Olimpico per assistere a Roma-Napoli, anticipo dell’undicesima giornata di Serie A, il “doppio ex” Zdenek Zeman è stato intercettato dall’inviato di Calciomercato.it.

Roma-Napoli

“Le due squadre non sono al meglio dal punto di vista degli infortuni, hanno qualche problema, nonostante ciò sono due buonissime squadre. È difficile valutare Fonseca, si dice che sta facendo bene anche con tanti infortunati, vediamo cosa succederà quando rientrano tutti”.

Lotta scudetto

Juventus e Inter sono le due squadre che vincono di più, ma anche quelle che soffrono di più. Tutte le gare sono abbastanza equilibrate, poi il rigore al 95′ aiuta a fare tre punti, ma il rigore c’era e quindi è giusto”. 

Antonio Conte e la rosa corta

“Inter pericolo principale per la Juve? A sentire l’allenatore no. Dice che vuole di più, che non è contento. Quindi è convinto che si può fare meglio di così. Se sarei contento della sua rosa? Sì, è una buona squadra e ha anche più italiani di tutti, quindi si capiscono meglio”. 

Zaniolo come Totti, il parere di Zeman

“Credo che non c’entrano niente tra di loro. Zaniolo è più centrocampista che esterno. Sta facendo bene, segnando gol e aiutando la squadra. Può diventare un bravissimo giocatore, ma non può diventare mai Totti”.

Il suo futuro

“C’era qualche offerta, ma per ora nulla che possa interessarmi. Se devo fare ancora calcio, voglio farlo bene”.

Su Di Francesco

“Si sapeva che la situazione alla Samp non era chiara, la società era in vendita e quando non c’è chiarezza è sempre difficile fare bene”.

SerieBnews.com: Zeman idea per Pisa ed Entella

SerieBnews.com pubblica un articolo che vorrebbe Pisa ed Entella mettere in discussione i propri allenatori. L’idea sarebbe, in caso di esoneri, prendere in considerazione Zdenek Zeman. Già che non titolano pazza idea è un passo avanti e comunque il Pisa di Zeman non suona male.

Alcune squadre di Serie B sono in difficoltà – recita l’articolo di SerieBnews.com – Zeman potrebbe essere il nome giusto per rilanciare Entella e Pisa

serie b zeman torna in panchina?
Zdenek Zeman (Getty Images)

Nella nona giornata del campionato di Serie Bha portato sconfitte pesanti per Pisa e Virtus Entella. I nerazzurri hanno perso il sentitissimo derby toscano contro il Livorno e sono ufficialmente in cirisi: la formazione di D’Angelo non vince da 6 partite e la posizione del tecnico comincia a traballare. Discorso identico per i liguri, che dopo una partenza sprint sono reduci da 3 punti nelle ultime 6 giornate, con Boscaglia messo in discussione.

Calciomercato Serie B, Zeman torna in panchina: idea per Pisa e Entella

Uno degli allenatori più apprezzati e più discussi al contempo potrebbe aver l’occasione per tornare in pista. Zdenek Zeman, dopo l’ultima esperienza di Pescara nella stagione 2017/2018, potrebbe essere pronto di nuovo a sedersi su una panchina di Serie B. Il tecnico ceco, a 72, potrebbe rimettersi in discussione e monitora la situazione di Pisa ed Entella.

Un allenatore da sempre al centro dell’attenzione per le sue dichiarazioni e le sua idee controversie, che dividono gli appasionati di calcio italiani. Nel nostro Paese ha vinto un campionato di Serie C2 con il Licata e due campionati di Serie B con Foggia e Pescare, oltre al rinoconoscimento della ‘Panchina d’Oro’ nel 2012.

SALVIO IMPARATO

Liverani: “Le parole di Zeman fanno effetto, è la storia del calcio italiano”

“Il Lecce di Liverani è l’unica squadra che in Serie A prova a giocarsela anche contro le grandi. Vedremo se si salverà”, aveva detto Zeman a proposito dei giallorossi dell’ex Perugia.

Ecco la replica di Liverani a Zeman

“Mi ha fatto piacere leggere le sue considerazioni. Zeman è un allenatore che ha fatto la storia del calcio italiano, è una persona di grandissimo spessore. Lo si può amare o odiare, calcisticamente parlando, ma resta il fatto che ha proposto un’idea di gioco e lanciato grandissimi campioni. Per questo certe parole, dette da uno come lui, fanno un bell’effetto. Vedremo poi se riusciremo a centrare la salvezza, per noi sarebbe come vincere uno scudetto”

PREMIO SCOPIGNO

“È un riconoscimento a cui tengo molto. Mi ha fatto molto piacere essere preso in considerazione, perché viene assegnato da colleghi e addetti a lavori. E soprattutto, gratifica il lavoro svolto nella scorsa stagione”.

MILAN E JUVENTUS

“Affronteremo squadre costruite per altri obiettivi, ma questo non vuol dire che ci rassegneremo al ruolo di vittime sacrificali. Cercheremo di mettere in difficoltà tutti, abbiamo intrapreso un percorso e non possiamo snaturarci. Ricordo che anche nella scorsa stagione in questo periodo avevamo qualche difficoltà, poi con il passare delle settimane c’è stata una crescita costante. Possiamo ripeterci anche in questo campionato”.

Il Messaggero, Zeman: “Ancelotti ha avuto un anno di tempo, Marquinhos l’ho preso io. Fonseca paragonato a me per offenderci”

Zeman scatenato sulle pagine del Messaggero, parla a 360° sul calcio italiano. Da Sarri, Conte e Ancelotti fino ad arrivare alla Lazio, un’intervista tutta da leggere.


Sette partite di campionato e due di coppe europee sotto lo sguardo di Zeman: il nuovo avanza o il calcio è sempre lo stesso?

«Ormai non si inventa più niente. Questo sport è più fisico e più aggressivo. E sempre meno tecnico. A interpreti di qualità vengono addirittura cambiate le caratteristiche. Non faccio nomi, guardate le partite e capirete»

Domanda al contrario: chi è in grado di non far vincere il nono scudetto di fila alla Juve?

«L’Inter. Oppure il Napoli che però non ha segnato per due partite di fila. Mai successo. Da Ancelotti ci si aspettava di più: l’anno scorso ha conosciuto i calciatori. Adesso tocca a lui». 

L’Inter è davvero così distante dai bianconeri?

«La rosa della Juve è superiore. Ma Conte se la gioca sul fisico, ha una buona squadra e vuole che i giocatori si comportino come era lui in campo. Un cagnaccio. Lo apprezzo. É tra i pochi che riesce a guidare un gruppo. Gli altri, invece, sono gestori».

Sarri e Conte, con chi sta?

«Sarri, ma di Napoli. Non credo che a Torino, però, rinunci al suo credo. Ci vuole più tempo. Chiede di giocare a un tocco e bisogna quindi imparare il resto. Come muoversi in campo».

Conosce bene Immobile: che cosa accade con Inzaghi?

«L’ha detto Ciro. Lui si sentiva bene ecco perché non voleva uscire. Io, se lui non zoppica, non lo levo mai. E’ sempre lo stesso: generoso, lottatore e con i tempi giusti. E fa gol. È capocannoniere, nonostante si sia già mangiato diverse reti». 

Non conosce Fonseca: ha capito come vuol far giocare la Roma?

«No. Dal vivo sono andato all’Olimpico solo per la gara contro l’Atalanta. Non ho visto il calcio offensivo e aggressivo. Parlare è un conto, poi mettere in pratica sempre un altro. E l’Ucraina, come campionato, non è l’Italia. Lui sta cambiando tanto, anche il sistema di gioco. Quando lo ha fatto Di Francesco, alla fine ha perso il posto».

Eppure all’inizio è stato accostato proprio a Zeman: che cosa ha pensato in quei giorni?

«La solita offesa al mio gioco. Lo dicevano solo perché prendeva troppi gol».

Perché Inzaghi non riesce a decollare?

«La Lazio è discontinua. Buon calcio, ma a tratti».

Come mai la Roma passa da un infortunio all’altro?

«A parte i traumi di gioco, la principale causa è la mancanza di preparazione in estate. Dopo tre giorni si gioca, magari in America. Si chiede subito uno scatto. Così ti rompi. Servono quaranta giorni per mettere la base, distribuiti tra lavoro muscolare e organico. Ora si mischia tutto. E lo stress fisico, prima o poi, lo paghi».

Giusto esonerare Giampaolo e Di Francesco?

«No. Ma è sempre così. Le società li scelgono, ma poi non gli danno il tempo di lavorare. Il Milan qualche punto l’ha fatto, la Sampdoria è in una situazione più preoccupante. Ma Eusebio se avesse saputo che questa era la situazione non sarebbe andato. Gli hanno ceduto i migliori e ancora oggi non si sa di chi è la società».

Quale squadra di serie A è divertente da vedere?

«In Italia nessuna. Inter-Juve è stata una bella partita. Caso isolato. Spero ce ne siano altre. Io guardo il Liverpool. Condivido lo spirito di Klopp. Calcio aggressivo, veloce e di qualità. Loro sì, giocano. Anche lì la partita inizia sullo 0 a 0, ma le squadre vanno in campo per cambiare il risultato. E vincere. In Premier anche le ultime della classifica ci provano. E capita che battano le prime. Qui, se sei inferiore non giochi. A parte il Lecce di Liverani. Vediamo se si salverà». 

L’Italia domani gioca a Roma contro la Grecia: è a punteggio pieno e con tre turni d’anticipo si può qualificare per Euro 2020. Come valuta il lavoro di Mancini?

«Propositivo. Ha inciso il suo ruolo, da calciatore. Bravo a dar spazio ai giovani, anche se qualche convocazione stona. Ma non può fare diversamente: la Juve ha un titolare, l’Inter un paio. Deve quindi scendere di livello in campionato, chiamando gente con meno esperienza. I grandi club schierano quasi esclusivamente gli stranieri».

La Roma e la Lazio sono in corsa per il quarto posto: quale delle due è favorita?

«Possono farcela entrambe. Ora Inzaghi ha qualche chance in più, essendo a Roma da più anni. La squadra è collaudata. Fonseca ancora deve scegliere la formazione e su chi puntare. Ma nella sua rosa ha sicuramente più qualità».

E l’Atalanta?

«Buona squadra. Ha annientato la Roma che ha avuto solo chance casuali e non costruite. Gasperini punta sul duello fisico. Ma il gruppo è formato da stranieri. E solo due top: Gomez e Ilicic». 

Crede che Totti e De Rossi, prima o poi, torneranno alla Roma?

«Penso di sì, ma dovranno esserci le condizioni giuste. Francesco ha dovuto dire basta perché lo utilizzavano solo a scopo pubblicitario. È triste che sia finita così perché per anni è stata la Roma di Totti. Oggi è la Roma di nessuno: il presidente non si sa dove sia. Chi la rappresenta? A Francesco auguro di trovare un ruolo in cui riesca a divertirsi e dare il suo contributo. Non lo vedo allenatore. Daniele, invece, sì. Ha voglia di farlo». 

A proposito di suoi ex giocatori: che cosa succede a Insigne?

«Lorenzo rimane calciatore importante. Napoli è più difficile fuori e in campo ne risenti. Se gioca nel suo ruolo, è sempre tra i migliori».

Il calciatore italiano che finora ha fatto meglio?

«Barella. L’ho conosciuto nella primavera del Cagliari. Espulso in ogni partita e diversi rigori sbagliati. Me lo ricordo per quanto menava. E per la qualità».

E Zaniolo?

«Ha forza fisica. Ma è centrocampista. Mezzala destra o sinistra».

C’è uno straniero, tra quelli appena arrivati, ad aver incuriosito Zeman?

«Mi intriga Leao. Mi aspetto tanto, ha qualità. Vediamo come si ambienta. Bisogna aver pazienza, è successo anche con Maradona, Platini e Zidane. Gli stranieri sono, però, troppi e penalizzano il calcio italiano».

Ha lavorato con il presidente Pallotta: a distanza di anni, come mai non è riuscito ancora a conquistare la tifoseria?

«Perché ha ceduto i giocatori con cui avrebbe vinto lo scudetto. E facile, con quei campioni».

Anche il presidente Lotito è criticato: non ha investito come avrebbe voluto la gente?

«Ha poca ambizione, come del resto la tifoseria. Si accontentano. La Lazio, però, è Lotito».

La top 11 di Zeman, usando solo i giocatori che ha allenato?

«Lasciamo stare. Come faccio a scegliere come play tra Di Biagio e Verratti?. Ho avuto grandi in ogni ruolo».

E lo straniero più bravo?

«Stessa risposta: Aldair, Cafu, Boksic e anche altri. Chi prendo?».

C’è un suo ex giocatore che ha fatto una carriera migliore di quanto si aspettasse?

«Tommasi. Non mi aspettavo che diventasse così forte. Corsa, personalità e intelligenza».

Chi è il miglior tecnico italiano?

«Mio figlio Karel, ma non allena»

A 72 anni quale squadra avrebbe voglia di guidare?

«Non i campioni del mondo, ma in un club dove l’allenatore consiglia i giocatori. E a loro insegna. Ora i presidenti fanno la squadra con i procuratori. Quando alla Roma mi mostrarono cinquanta centrali difensivi, in dieci secondi scelsi Marquinhos. E dicono ancora che lo hanno preso loro. Lo misi terzino, come Nesta. Quando sono giovani, di lato fanno meno danni. Ma avete visto quanto è diventato forte Alessandro. Adesso l’altro fa addirittura il mediano in mezzo Ma sa che cosa fare: quando conquista la palla, la appoggia a Verratti».

Torna sempre ai suoi ragazzi: perché non ricomincia dal settore giovanile?

«A Palermo feci salire sessanta giocatori nel professionismo. Ora ti impongono gli stranieri. Viene privilegiato il business. Io penso sempre alla prima squadra. E alla Nazionale. Con la Lazio diedi otto giocatori a Sacchi. E con la Roma ho sempre avuto tanti azzurri».

Sarri alla Zeman, il gol di Higuain uno schema provato in allenamento senza avversario (VIDEO)

Sarri porta gli schemi 11 vs 0 cari a Zeman, in quanto marchio di fabbrica Zemanlandia, in casa Juventus.

Il gol di Higuain provato senza avversario

Il secondo gol dei bianconeri firmato Higuain, come dimostra il video in allegato, è frutto della costante ripetizione di schemi senza avversario imposta da Sarri anche in casa Juventus. Portare questa tipologia e filosofia di lavoro, nella patria del “Vincere è l’unica cosa che conta” è la notizia, è il vero passo verso il cambiamento del calcio italiano e dei più incrollabili vertici bianconeri.

Non la chiamiamo rivoluzione perché quella è stata fatta di chi ha portato questa tipologia di lavoro in Italia, che è oggi diventata teoria nei testi di Coverciano. Parliamo di Zdenek Zeman. Il Boemo è stato il primo a portare questa filosofia collettiva della ripetizione, di schemi e movimenti 11 vs 0, in modo ossessivo tanto da imprimersi nella memoria dei calciatori. Schemi ideati e ispirati dalla pallamano e l’hockey sul ghiaccio adattati al calcio, eseguiti il più velocemente possibile.

Azione spettacolare del Pescara di Zeman, frutto degli schemi 11 vs 0

“Talvolta i perdenti hanno insegnato più dei vincenti”

Recitava Zeman e come dargli torto, specialmente se citiamo l’Olanda dei 70, Lobanovski e l’Ungheria di Puskas. Zeman poi non ha manco vinto così poco come dicono durante la sua continua innovazione, a parte i campionati di B e lo spettacolo offerto ci piace ricordare la più grande impresa in una nazione rigidamente difensivista. Il suo Lecce 2004/2005 unica squadra a salvarsi in A con la peggior difesa e il secondo miglior attacco dopo la Juventus campione d’Italia… Un MIRACOLO.

SARRI, ANCELOTTI E IL NAPOLI

Questo tipo di lavoro ha permesso a Sarri di esaltare al massimo il Napoli. Il collettivo ha esaltato i singoli e non il contrario. Agli azzurri manca questo tipo di lavoro e non l’allenatore, inutile creare fazioni e divisioni che oggi fanno comodo solo a tifosi e stampa. Sarri oggi è quello che ricorda a tutti quello che molti hanno ignorato. E cioè quanto sia fondamentale un certo lavoro di campo per ridurre il gap con gli avversari e addirittura per migliorare campioni già affermati. Si raccontano Sarri e Zeman erroneamente come integralisti, come Ancelotti credono nelle loro idee, solo che le idee di Carletto sono più adatte a rose di livello più alto, sarebbe saggio tornare a questi sistemi più che al sistema di gioco, se il modulo non lo si allena, da solo può far ben poco.

Salvio Imparato

Cor Sera: “Sarri non fa una piega, espressione alla Zeman”

Dopo Inter-Juventus, il Cor Sera racconta il diverso modo di vivere la partita di Conte e Sarri. Il toscano, recita il quotidiano, nelle espressioni ricorda il Boemo Zeman.

Ecco l’articolo del Cor Sera

Il tecnico prova anche «il tridente da bar»: per pochi minuti, nella ripresa, mette dentro tutti assieme Ronaldo, Higuain e Dybala

«Il sorpasso in questo momento non ha molto significato, conta che abbiamo fatto una grande prestazione, con personalità, in un ambiente carico. Stiamo crescendo». Sorride Maurizio Sarri. Saranno contenti anche quelli del Bar Sport, per come ha giocato (e vinto) la sua Juventus, lui che aveva dedicato l’idea di poter mettere il tridente dei sogni (Dybala, Higuain, Cristiano Ronaldo) proprio a quelli che chiacchierano di formazioni davanti allo spritz.

Perché quel magnifico e temerario terzetto, l’allenatore bianconero l’ha assemblato addirittura dentro San Siro, seppure per un solo pezzetto di ripresa; e perché con il Pipita si è preso la notte. Proprio lui, figliol prodigo a Napoli e sicario in maglia juventina, che nella stessa porta, sotto la curva sud, un paio d’anni fa gli sfilò lo scudetto. I campioni d’Italia erano sul bordo del precipizio, nel maggio 2018, quando dalla mischia spuntò la testa di Higuain, che poi corse sparato a esultare verso la bandierina, come ieri sera. 

Sarri, in panchina, quasi non ha fatto una piega, con quel suo ruminare il filtro delle sigarette, o quel che tanto gli somiglia, con un’espressione che fa tanto Zeman.

L’esatto contrario del collega dall’altra parte, Antonio Conte, che se ne stava dritto in piedi dal primo minuto, in senso letterale e teatrale, e al quale gliene erano bastati tre per iniziare a gesticolare: braccio alzato e indice mosso, per dire che quello di Godin su Cristiano, proprio non era fallo. Ma, si sa, Conte non è solo un allenatore, ma un navigatore, dell’area tecnica. A Sarri ne erano invece serviti 10, di minuti, per alzarsi e dare le prime indicazioni ai suoi. Insomma, uno un frullatore, l’altro un pensatore.

Tanto si muove e gesticola Antonio, quanto se ne sta immobile Maurizio, con quel completo blu sempre uguale, pantaloni e camicia, e scarpe bianchissime.

Niente più tuta. Più dell’abito fa comunque il risultato, lo stesso che arma la vendetta dei tifosi bianconeri lassù, sul terzo anello di San Siro: «Salta con noi, Antonio Conte». Il tecnico assiste impassibile anche al vantaggio della sua Signora, quando Dybala infila le gambe di Skriniar e piega i guantoni di Handanovic. 

S’abbracciano quelli in campo, esplode la panchina, non «San Maurizio», come da piccolo cartello apparso in tribuna. Se ne sta fermo pure Conte che, al massimo, fa due passi con le mani in tasca, per fare poi un cenno alla squadra, toccandosi la testa con gli indici.

Come dire: usiamo il cervello. L’arnese preferito da Sarri, che profetizza un calcio celebrale e verticale. Semmai, lui abbozza un sorriso e prende nota, quando le cose vanno come aveva previsto lui, in allenamento: ovvero, l’uno-due da videogame tra Dybala e CR7, con gol cancellato solo da un fuorigioco di mezzo metro. Ma sarà solo questione di tempo, nella ripresa, con il flipper che spedirà in porta Higuain. Prima di arrivarci, però, il tecnico juventino s’era ritrovato perfino in mezzo a un parapiglia, davanti al tunnel degli spogliatoi, all’intervallo, tirando via Bonucci da una mischia: erano volate parole grosse con Godin, con cui c’è un conto aperto dalla scorsa stagione. Un tifoso bianconero issa in alto un cartello: «Siamo campioni d’Italia da 2709 giorni». Un conto che Maurizio Sarri vorrebbe aggiornare.

Zeman: “Se ad Insigne manca una stagione in serie A insieme? Per me è penalizzato dal gioco” (VIDEO)

Zeman: “Insigne è penalizzato dal gioco” Sarà una mia fissazione, ma per me Insigne e Zeman avrebbero fatto il botto…

Geplaatst door GruppoZeman.com op Zaterdag 5 oktober 2019
Domanda su Insigne a Zeman di Salvio Imparato

Era il Football Leader del 2018. Zeman ritirava a Napoli un premio alla carriera e Sarri era appena stato sostituito da Ancelotti. Nemmeno a lui mancano i problemi con Insigne.

Quando si parla di Insigne a Zeman, si parla di una sua creatura. Di un talento a cui ha cui ha dato movimenti, visione di gioco, forma atletica e cultura del lavoro.

La domanda nasce spontanea a Lorenzo manca una Zemanlandia in A con il Boemo?

Di sicuro gli avrebbe fatto fare il salto di categoria più velocemente. Quello che Mazzarri e Benitez hanno rallentato, per questioni di modulo il primo e tattiche per quanto riguarda il periodo dello spagnolo. Con Rafa la crescita fu indubbia, ma i 90 metri di campo, come appuntò anche Zeman, gli offuscava la brillantezza offensiva.

Con Sarri invece, riportato al ruolo in cui esplose, ala sinistra del 4-3-3, Insigne è tornato vicino a suoi livelli. Purtroppo il rendimento non sempre costante e la staffetta con Mertens non hanno evitato a Lorenzo screzi con il pubblico del San Paolo e con Sarri. Proprio in nome di queste continue difficoltà, chi vi scrisse pose a Zeman la domanda del titolo.

Mister ad Insigne manca una stagione in A con lei?

“Non lo so, per me, non vorrei dirlo ma, è stato penalizzato dal gioco. Giocare ad un tocco per lui che ha il dribbling, fantasia e il tiro che se lo prepara è limitante secondo me”.

Questo aveva da dire per quanto riguardava il gioco di Sarri, ma di sicuro e l’ha detto più volte, non vede bene la posizione in cui Carlo Ancelotti vede Insigne. Domani Carletto sembra voler far tornare a vestire il 4-3-3 agli azzurri. Ma non basterà solo cambiare modulo ad una squadra abituata ad un certo tipo di lavoro, fatto di automatismi e schemi, che hanno ridotto negli anni il gap con la Juventus. Ancelotti da sempre più gestore, sembra restio ad accettare di guidare una squadra che non può andare oltre i propri limiti.

Salvio Imparato

Novellino: “Insigne figlio di Zeman e del suo 4-3-3, può giocare ovunque”

Walter Novellino doppio ex di Napoli e Torino, dice la sua suo momento delle due squadre e del caso Insigne.

Le due squadre non ci arrivano benissimo.

«Eh no – confessa Novellino – diciamo che non sono al massimo della forma».

È messo peggio il Torino o il Napoli?

«Il Toro ha perso due gare all’ultimo minuto, con due pareggi nessuno avrebbe avuto da ridire sul suo campionato. Forse paga lo scotto di una preparazione anticipata».

Questione fisica, allora? 


«I preliminari di Europa League non sono una barzelletta: i granata si allenano da tre mesi e ci può stare in questo periodo una leggera flessione».

Il Napoli invece?

«Ho l’impressione che qualcosa scricchioli fuori dal campo. Spero di sbagliarmi».

Il riferimento è al caso Insigne, giusto?

 «Sì, è una storia che non mi piace. Non giustifico l’atteggiamento di parenti e amici. Che ognuno resti a casa propria, nessuno deve intromettersi nel rapporto tra Lorenzo e la squadra».

Situazione spiacevole, visto che parliamo del capitano. 

«Sono cose che non fanno bene alla vita dello spogliatoio. E non è la prima volta che accade una cosa del genere».

La delusione di non giocare ha annebbiato la mente di Insigne?

 «Faccia il calciatore, le scelte non spettano a lui. Mi pare che si sia lamentato anche della posizione in campo: ma da quando un giocatore decide dove giocare? O forse Carlo ha bisogno di suggerimenti?».

Visto che siamo in tema, può essere utilizzato da esterno di centrocampo?

 «Ha una mentalità offensiva, essendo un figlioccio di Zeman e del suo 4-3-3. Può giocare ovunque, pure da seconda punta. Si rimetta in riga e si ricordi di essere il capitano».

Magari domani gioca e fa gol.


«Perché no? È possibile. Quando sta in forma, fa la differenza».

Ha fatto bene Ancelotti a spedirlo in tribuna a Genk? 

«Benissimo. Doveva mandare al resto del gruppo il segnale che comanda lui».

Insigne non è l’unico problema in questo momento. 


«Stranamente il Napoli si è inceppato quando sembrava aver trovato il passo giusto. Dopo il Liverpool e il Lecce è calato».

Cosa si è inceppato? Testa o gambe?

 «La sconfitta con il Cagliari ha complicato il cammino. Se lotti per lo scudetto, non puoi perdere in casa una partita al 90′ averla dominata. Da allora i calciatori sono cambiati: erano spregiudicati, ora sono timorosi».

Due gol segnati nelle ultime tre gare dicono che l’attacco se la passa maluccio. 

«Manca la tranquillità, basta vedere come e quanti gol siano stati sprecati. Che colpa ha Ancelotti se non la buttano dentro nemmeno con la porta spalancata?».

Si aspettava questa classifica?

 «No, sono un po’ deluso. Immaginavo gli azzurri al posto di Inter o Juve. Sei punti di differenza non sono un’infinità però non è un distacco di poco conto e guai a sottovalutarlo».

Quindi Torino può decidere già qualcosa visto che c’è Inter-Juventus?

 «Il Napoli deve vincere a tutti i costi, non vedo altra soluzione».

Altrimenti si rischia di restare fuori dal giro già ad ottobre? 

«Ti complicherebbe la vita».

Fiducia in Ancelotti? 

«Scommetto che a fine stagione porterà qualche trofeo a casa».

Repubblica, la Juve di Lippi a lezione dal Foggia di Catuzzi e non di Zeman

Sulle pagine di Repubblica, Alfonso Casillo ricorda la storica e spettacolare vittoria del Foggia sulla prima Juventus di Marcello Lippi. Era però quello di Catuzzi e non di Zeman che aveva da poco lasciato per approdare alla Lazio

Ecco l’articolo di Repubblica

Quella sconfitta della Juve di Lippi che aprì la strada alla straordinaria ascesa dei bianconeri. Sicuramente la mia partita della vita fu Foggia-Juve 2-0: la prima Juve di Lippi perse a Foggia e quella lezione servi’ a vincere lo scudetto alla fine come disse effettivamente Lippi a fine campionato…

Per non parlare di Foggia-Parma 3-2, era il grande Parma di Tanzi e di Nevio Scala. Il primo tempo i ducali vincevano 0-2, nel secondo tempo molta gente andò via, peccato perché si persero il grande Foggia di Zeman ed Igor Kolyvanov che ribaltò il risultato di fronte ad uno squadrone in cui c’erano Melli, Asprilla, Zoratto, i centrali Apolloni-Grun. In porta il brasiliano Taffarel. A fine partita il Parma era solito fare una seduta defaticante (unica squadra in Italia all’epoca). E così mestamente fecero pure a Foggia con mister Scala (un ex avendo militato in serie a con la maglia del Foggia) che accettò ‘sportivamente’ la sconfitta.