GENOA QUASI IN B: ONORE A BLESSIN

Il Genoa perde il derby della lanterna, la stracittadina di Genova, ed è condannato dall’acerrima rivale della Sampdoria ad una quasi sicura retrocessione.

1. IL DERBY DELLA BEFFA

Probabilmente il Genoa andrà in B, nel modo più amaro possibile, ossia perdendo un derby salvezza contro la Sampdoria. Sconfitta beffarda per 1-0. Nessuno poteva immaginarlo. Gli eterni rivali blucerchiati, superiori nelle individualità, arrivavano da una crisi nera; una crisi di gioco e di convinzione. Coach Giampaolo sembrava ormai il prete chiamato a procedere con l’estrema unzione.

Nessuno poteva immaginare nemmeno il finale drammatico: Criscito, eterno capitano rossoblu, che sbaglia il rigore dell’1-1 durante i minuti di recupero. E sarebbe bastato anche un punto alla compagine genoana per cullare ancora speranze di salvezza.

2. CHI E’ ALEXANDER BLESSIN?

Se però c’è stato un ultimo ballo, un ultimo ribollire di contrastanti emozioni per un gioco così banale e allo stesso tempo globale, la gradinata rossoblu del Grifone lo deve al signore in foto: Alexander Blessin.

Il quale, pur non senza qualche defaillance, ha rianimato con il defibrillatore un ambiente morto e un’armata Brancaleone. Tecnico tedesco, giovanissimo per gli standard del calcio italiano, scuola Redbull. Kloppiano convinto.

Per vincere nel calcio professionistico bisogna portare ai massimi livelli la poesia e l’agonismo del calcio dilettantistico. Questa potrebbe intendersi come sua massima. Furore agonistico, caos organizzato… mai mollare.

3. BLESSIN, EROE ROMANTICO

Blessin ha creato in pochissimi mesi un ambiente da salvezza lì dove ormai c’era solo mesta rassegnazione alla retrocessione.

E dopo non aver centrato l’obiettivo, che sull’onda di un entusiasmo contagioso pareva ormai alla portata, Alexander rimane in tribuna con moglie e figlia, come uno di noi, a ragionare sui perché della sconfitta, sugli errori di un obiettivo difficilissimo e sfumato sul più bello nonostante ci credessero tutti a dispetto dei risultati conseguiti di giornata in giornata.

Rimane sugli spalti di Marassi a prendersi la brezza marina addosso, la tristezza dei marinai intorno e a condividere con loro la mulattiera del mare verso nuovi e futuri orizzonti. Tutti possibili e realizzabili con la nuova proprietà, quantomeno stabile dopo i disastri pluriennali di Preziosi.

4. BLESSIN E L’ITALIA

Se dovesse rimanere alla guida del Genoa anche in B, sembrerebbe proprio che il calcio italiano abbia acquisito un nuovo (positivo) personaggio, al quale ha regalato lo stesso football tricolore l’amore per questo gioco.

1989, Neckarstadion di Stoccarda. Stoccarda – Napoli 3-3. Sulle tribune tinte d’azzurro emigrante e orgoglioso si canta: porompompero-però-porompompò. Blessin è lì con loro, con i partenopei, guarda attonito l’amore per questo sport e il suo nunzio vincere la Coppa Uefa. Canta gli stessi Cori vesuviani e decide di diventare un mister per gioco e per passione.

Infine la vita, maliziosa, sembra avergli regalato consacrazione proprio in un’altra città di mare, Genova, fino a poco tempo fa gemellata con quella Napoli che, quando conviene, sussume l’Italia tutta. Blessin-Genoa è una storia che gradiremmo continuasse ad esistere anche in serie B, grazie!

Massimo Scotto di Santolo

NAPOLI-SASSUOLO 6-1: OCCASIONE PERSA

Il Napoli batte il Sassuolo nel silenzio di uno Stadio Diego Armando Maradona. La goleada contro i neroverdi dimostra che avevano ragione i tifosi. La squadra poteva vincere lo scudetto ma non ne era convinta abbastanza.

1. UNA CHAMPIONS GUADAGNATA O UNO SCUDETTO PERSO?

Vittoria dal retrogusto amaro. Stagione dal sapore particolare: il Napoli non era la squadra più forte ma i suoi valori non sono apparsi nemmeno così distanti dalle squadre favorite. L’Inter e la Juventus per lignaggio e profondità di rosa; il Milan per dedizione e continuità di gioco.

Gli azzurri lo scudetto potevano vincerlo. Fattore psicologico determinante in negativo? Può darsi. Sta di fatto che l’allenatore più vicino a vincerlo, Sarri, lavorava in modo maniacale su gambe, gioco e testa dei calciatori.

Castelvolturno era un bunker, anche abbastanza blindato, e poco prodigo verso l’esterno. Una caserma.

2. IL PIGLIO DI SPALLETTI

Gli allenatori in grado di avere questo appiglio sono pochi.

Tra questi non rientra Spalletti che in conferenza stampa di presentazione dichiarò di non dover motivare nessun giocatore, perché il calciatore è un professionista e quando indossa certe maglie deve sapersi motivare da solo.

Legittimo crederla così, sia chiaro! Tuttavia, per questo, le società cercano di allestire una squadra dirigenziale che abbia la funzione di evitare cali di concentrazione o prestazioni timorose. Ma anche in quel caso bisogna saper scegliere.

Non basta prendere una vecchia gloria o un dirigente qualsiasi per risolvere il problema. Non tutti sono Marotta, per fortuna, o Maldini, purtroppo.

3. LA RICONFERMA DI SPALLETTI

Spalletti, perciò, merita di essere confermato, anche solo per aver raggiunto l’obiettivo agognato dalla società, ossia la Champions League.

Va però assecondato sul mercato e pungolato maggiormente dalla stampa: perché da Venezia – Napoli 0-2 in poi mica si è capito come volesse giocare e sfruttare Osimhen. O meglio come volesse far giocare il Napoli.

È stata una stagione da due facce: alcune partite giocate alla stregua della prima Roma di Luciano, quelle di Totti falso nove contornato da Perrotta, Taddei e Mancini; altre alla stregua del Napoli di Edy Reja ma senza la cattiveria adeguata.

Chissà… qual è allora l’identità con cui Spalletti vuole giocare al pallone? Fare dell’aggressione episodica alla seconda palla, abbandonata da Osimhen tra le linee di difesa e centrocampo, un must oppure mostrare al #DAM lo scintillante palleggio d’inizio stagione o di Gennaio o ancora della partita interna contro la Lazio, di oggi pomeriggio o del primo tempo contro il Sassuolo ma al Mapei Stadium?

4. LE DUE SOLUZIONI

Nel primo caso, occorre rendere centrale il centravanti nigeriano e non cederlo davanti alle offerte mirabolanti e forse ridisegnare la squadra sotto una stesura più “contiana”.

Nel secondo caso, allora, si può anche pensare di rinunciare a Victor, principe del Wakanda, per ricercare qualcosa che questa squadra già conosce il possesso palla… a costo di morire nella bellezza.

In entrambi i casi, a prescindere dal risultato stagionale, l’uomo in foto si è guadagnato a suon di gol la probabile riconferma. Uno dei pochi per comprensione del calcio a poter star bene in entrambe le strade tecniche da intraprendere. Va per i 36 e ormai i suoi contratti, quelli di Dries Ciro Mertens, sono annuali.

5. SPALLETTI VS MERTENS

Spalletti nel dubbio se rimpiangere le troppe panchine a cui lo ha costretto ha scelto di polemizzare ai microfoni Dazn circa le dichiarazioni del belga nell’immediato post partita.

Quest’ultimo ha derubricato la stagione in una grossa delusione. Si poteva vincere, secondo lui ma anche secondo Giovanni Di Lorenzo. Il mister ha in mano lo spogliatoio e i suoi pensieri? Ne asseconda prospettive ed auspici? Si profila un nuovo Totti e Icardi bis? Se la tensione esalta Spalletti, perché no? L’anno in cui fu definito “piccolo uomo” da Ilary Blasi ne mise a referto 87 di punti.

6. ALTRO INTERROGATIVO

Altro grande interrogativo è il seguente: se una volta formata una squadra (sul fatto che sarà forte pochi dubbi) omogenea, si potrà finalmente puntare al tricolore o quantomeno costringere la Federazione ad intervenire con arbitraggi chirurgici per tagliare agli azzurri le gambe?

Spero che Di Lorenzo e Mertens diano seguito alle proprie parole e non dimostrino sul campo le ragioni di Spalletti: meglio festeggiare la Champions che è andata di lusso.

Quest’anno, infatti, la squadra ha tolto al tifoso napoletano anche l’atavico vittimismo, visto che rispetto al recente passato non sono stati necessari nemmeno gli arbitraggi sfavorevoli e contrari per fermare il cammino partenopeo!

Questa qualificazione Champions non lascia nulla da festeggiare e nulla per cui piangere. Per una volta è veramente una Napoli che pensa “al di là del risultato”.

Massimo Scotto di Santolo

KVICHA KVARATSKHELIA

Il primo acquisto della stagione 2022-2023 del calcio italiano è del Napoli. Infatti, il calciatore georgiano Kvicha Kvaratskhelia è ufficialmente un nuovo giocatore azzurro!

1. UN NOME IMPRONUNCIABILE

Innanzitutto, è opinione diffusa in quel di Napoli citàà che sia opportuno trovargli un soprannome. ADL, che lo ha annunciato nel primo pomeriggio, ha proposto Giorgio. Piacerebbe, invece, Gennaro.

2. CHE TIPO DI GIOCATORE E’?

Che giocatore è? Noto appassionato, lo scrivente, di calcio russo e georgiano, più o meno come Battiato dello spiritualismo indiano, può dirvi che è un’ala sinistra destrorsa. Dribbla qualsiasi cosa trovi sul suo cammino, compreso talvolta sé stesso.

Transfermarkt, che invece archivia i dati anche del campionato lettone, dà idea di un giocatore funambolico ma non ancora troppo incisivo. Pochi gol e pochi assist. Ragazzo alto abbondantemente sopra il metro e 80 sembra dotato di un ottimo tiro, che spesso mette da parte per dribblare un altro po’.

Non è un calciatore che ama andare senza palla, anzi, piuttosto, ce ne vorrebbero due: una per lui e un’altra per i restanti 21 calciatori in campo. Tuttavia, in campo aperto ha una rara velocità e progressione. Se avrà modo di mettersi in mostra, ci si accorgerà che è un superatleta. Gambe alla mennea, caviglie alla Nureev quando si solleva sulle punte per tentare il dribbling.

3. L’ACQUISTO

Di proprietà del Rubin Kazan, si è svincolato sotto pressione del governo georgiano, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, per concludere la stagione alla Dinamo Batumi – la Juventus georgiana – da cui il Napoli lo ha acquistato per un carico di palloni e un paio di sacchi di sabbia.

4. CHI RICORDA?

Il look e le basette lunghe ricordano, per i più acculturati, gli intellettuali ottocenteschi, mentre, per i più calciofili, Gigi Meroni. Fantasista granata smaccatamente sessantottino, pittore, e stravagante fantasista. Soleva attraversare le strade di Torino con una gallina al guinzaglio e una compagna al suo fianco sposata e in attesa di annullamento del matrimonio. Scandaloso, Gigi, fuori e anche dentro il campo dove era una spanna sopra tutti.

Destinato a diventare leggenda del calcio italiano e della Torino granata, morì prematuramente investito da un auto il cui conducente era un giovane borghese dell Torino bene; “l’omicida” diventerà poi presidente del Toro in età adulta. Gigi per la sua brevissima seppur iconica vita e carriera venne soprannominato la farfalla.

Anche per come volava leggiadro ed esteta sul campo a dipingere su tela pensieri e traiettorie che obiettivamente solo lui vedeva.

Che Gennaro, Giorgio o semplicemente Kvicha possa divenire la farfalla azzurra.

Massimo Scotto di Santolo

Curcio: “Ho imparato più da Zeman che in tutto il resto della mia carriera”

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Alessio Curcio, il capitano e numero 10 del Foggia, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia della sfida playoff contro l’Avellino di Carmine Gautieri. Oltre a frasi di gande elogio Zeman, ha parlato della batosta emotiva dopo l’esclusione del Catania.

“È stato come un fulmine a ciel sereno – confessa Curcio – nessuno si aspettava di passare dalla prospettiva di rincorrere chi ci era davanti al doverci preoccupare di chi sta dietro.”

LA SFIDA CONTRO L’AVELLINO ALLO ZACCHERIA

“Siamo consapevoli di giocarci una intera stagione. Questo fa sì che l’attenzione sia massima. L’Avellino è una squadra forte, una di quelle costruite per vincere il campionato”.

IL PAREGGIO DELL’ ANDATA

“Dovremo fare qualcosa di più. All’andata, pur giocando bene, riuscimmo a pareggiare solo all’ultimo”, puntualizza il fantasista rossonero.”

BILANCIO DELLA STAGIONE

“Penso sia stata una buona stagione. Con i punti effettivi saremmo quinti, dietro le quattro squadre che hanno investito tanto per vincere il campionato. Abbiamo avuto un periodo di flessione nel rientro dalle vacanze, quando tra Covid e infortuni eravamo in pochi e abbiamo perso terreno. Ma la stagione è stata buona, meritiamo di arrivare ai playoff e dobbiamo fare di tutto per centrare l’obiettivo”.

IL CAMPIONATO DI ALESSIO CURCIO

“È andata di pari passo con quello della squadra. Inizialmente ho fatto fatica a capire come muovermi. Col passare del tempo ho trovato la posizione giusta, riuscendo a fare ciò che il Mister mi chiedeva”.

ZEMAN, IL MAESTRO CHE INSEGNA DI PIU’

“Calcisticamente ho appreso di più in questi ultimi 7-8 mesi che in tutto il resto della mia carriera. Ci sono cose che nei settori giovanili non vengono dette, io in sette mesi ho imparato tantissimo”.

APPELLO AI TIFOSI

“Dico solo di sostenerci fino alla fine. La squadra lo merita, perché ha sempre cercato di tutto per centrare l’obiettivo. E lo farà anche domenica”,

Premio Salvatore La Gamba 2022 va a Zeman come miglior allenatore


In occasione della trasferta di Vibo Valentia con i suoi Satanelli, Zdenek Zeman riceve il premio “Salvatore La Gamba” come miglior allenatore


I motivi del premio sportivo Salvatore La Gamba. Una vittoria del campionato Serie C2 con il Licata, due campionati di Serie B vinti rispettivamente con Foggia e Pescara e diversi riconoscimenti individuali come una “Panchina d’argento” nella stagione 2011/12 e un “Premio Timone d’Oro” nel 2013. C’è tanto da raccontare in relazione al percorso, lungo cinque decenni, di Zdenek Zeman. Padre di un calcio frizzante, tecnico, dinamico e sfacciato che trova dimora nella cosiddetta “Zemanlandia”, capitale di tale sport visto però in un’ottica ancor più spettacolare. Insomma, vince chi fa un gol in più e non chi ne fa uno in meno. 

In occasione del trentacinquesimo turno del campionato di Serie C che ha visto il Foggia zemaniano fare visita ad una Vibonese ultima in classifica ma mai doma contro la squadra pugliese (quest’ultima infatti fermata sul punteggio di 1-1), il tecnico boemo è stato insignito del “Premio Sportivo Salvatore La Gamba” da parte del fondatore del èremio, ovvero Francesco La Gamba, con la motivazione di essere “maestro di vita ed esempio per i giovani, con il suo comportamento sempre improntato al fair play e alla lealtà sportiva. Le sue celebri battaglie hanno contribuito a migliorare tale sport parimenti alla sua idea di calcio moderno e propositivo. Senza dubbio un modello da seguire”.

Prima della consegna di tale riconoscimento, comunque, il tecnico boemo ha toccato diversi punti, spiegando innanzitutto com’è nata la bella filosofia di Zemanlandia.

 “Per fare Zemanlandia ci vogliono i giocatori che la sappiano interpretare e io, in quegli anni, ho avuto modo di avere giocatori di talento che si sono impegnati a giocare insieme come squadra e non come individualità. Nel calcio inoltre, proprio perché è uno sport di movimento, bisogna correre e per fare questo bisogna allenarsi e lavorare quotidianamente”.

Un calcio frizzante e pieno di brio quello zemaniano, che attualmente starebbe come vestito su misura soprattutto alla Nazionale italiana di calcio che, per la seconda volta consecutiva, non ha portato a casa il pass per il Mondiale. Due poli opposti, in tal senso, ed è proprio l’argomento Italia che Zeman ripercorre:

 “L’Italia non si è qualificata per la seconda volta ai Mondiali nonostante avesse delle possibilità ma i due rigori sbagliati, che sono sempre una lotteria, senza dubbio pesano. Gli azzurri hanno comunque una buona squadra visto che solo qualche mese fa hanno vinto l’Europeo e per questo per me la differenza l’hanno fatta solo quei due rigori”. 

E allora qual è il vero limite del Belpaese calcistico?

Tra le tante defezioni c’è sicuramente la mancanza di coraggio nel lanciare un giovane promettente. Cosa che invece è prassi nella mentalità degli altri paesi concorrenti: 

“In Italia i giovani hanno problemi ad inserirsi. Negli altri campionati principali vedo ragazzi del 2003 o del 2004 giocare titolari. Mentre in Italia le società hanno costruito la propria rosa e il proprio progetto sui giocatori stranieri. Negli anni ’90 venivano giocatori stranieri ma venivano solamente fenomeni, mentre oggi non è così”.

Una battuta, infine, sul suo quarto ritorno al Foggia, squadra e città a cui è legato da un affetto particolare: 

“A Foggia conoscevo già l’ambiente e ho scelto di dare una mano per quest’anno. Abbiamo fatto il ritiro pre-stagionale con un buon numero di giocatori. Sono rimasti solo in sei mentre altri dodici o tredici non hanno superato la prova, forse anche a causa delle mie esigenze. Alla fine siamo riusciti a formare un buon organico nonostante i diversi problemi che abbiamo affrontato”. Il Foggia è attualmente settimo nel Girone C del campionato di Serie C.

Intervista di Vincenzo Primerano

Zeman: ”Giocare con la testa e non impazzire come in Foggia-Milan”

Consueta conferenza stampa pre partita di Zdenek Zeman. Il Boemo tiene alta la tensione, in vista della trasferta contro la Vibonese.

Quella di domani sarà una partita ricca di insidie. Si rischiano cali di tensione?

«Queste sono partite pericolose – sentenzia Zeman – dove si va convinti di vincere facile. L’atteggiamento della squadra avversaria è spesso molto difensivo e noi abbiamo sempre problemi con chi si chiude. Dobbiamo cercare di stare al meglio per trovare le soluzioni giuste»

Sono tutti disponibili?

«Ci manca Ferrante, che in settimana ha accusato dolori al bicipite e dobbiamo controllare in che stato sarà la prossima settimana»

Come sta l’autostima del gruppo?

«Leggo le dichiarazioni dei giocatori e sembra che tutti ci credano. In allenamento si impegnano tanto, magari anche troppo, vedi Ferrante. La squadra è tranquilla, ha voglia di fare e speriamo che si faccia valere. La mia preoccupazione è il campo di Vibo e la situazione meteo. E’ prevista pioggia e vento e questo sarà il più grande nemico nostro».

Cosa ci può dire dell’avversario?

«Cerca di non far giocare le squadre più forti. Ho visto la partita con il Bari, hanno perso 1-0 ma hanno tenuto a lungo. Spero di fare un buon inizio, sbloccare il risultato e poi si devono aprire per forza»

Merola sarà il centravanti al posto di Ferrante?

«Non lo so, abbiamo provato diverse cose e dobbiamo decidere qualche ci può dare qualcosa di più».

Quelle come quella con la Vibonese sono anche partite che si possono sbloccare con i tiri da fuori?

«Vanno preparati in settimana e lo abbiamo fatto ma la domenica non è la stessa cosa della settimana».

Qualche tempo fa ha detto che il Foggia poteva ambire al settimo posto. Oggi, con questo finale di campionato e gli scontri diretti, il Foggia a cosa può ambire?

«Sono quattro partite che dobbiamo giocare. Quella con la Vibonese non è la partita più facile, attualmente stiamo bene»

Cosa la far star tranquillo in vista dei playoff?

«Sono tranquillo perché so che la squadra vuole fare bene, poi farlo davvero è diverso. L’importante che non esageriamo, non voliamo troppo. Dobbiamo fare partite anche con la testa e non impazzire come è successo in Foggia-Milan (2-8, nel 1992, dopo che il Foggia aveva chiuso in vantaggio 2-1 il primo tempo nda)».

Nicola Canonico: ”Zeman è una persona eccezionale

Il presidente del Foggia Nicola Canonico, è intervenuto in diretta alla trasmissione “Bordocampo”. Nel corso dell’intervista è tornato sull’ingaggio di Zeman.

“Sono contento – confessa Nicola Canonico – di aver portato Zeman a Foggia perché lo stimo molto. Nonostante ho ricevuto critiche perché dicono che è un allenatore finito. Parlare oggi dei risultati che sta portando a Foggia mi riempi di orgoglio. Ho impiegato poco nello scegliere Zeman perché come ho firmato l’atto mi sono messo in macchina e sono andato a Roma da lui. Zeman nonostante la sua età è in grado di insegnare il calcio anche a molti suoi colleghi. Non abbiamo nessun motivo di dubitare nessuno dei due dell’altro. Stiamo già parlando della prossima stagione e poi se andrà in serie B cambierà il contratto.

Il rapporto con Zeman e Pavone è buono anche se con lui ho avuto uno scossone perché sentivo una responsabilità che sento ancora. Credo nel progetto calcistico che stiamo facendo insieme. Illudere il tifoso foggiano sul puntare a vincere il campionato sarebbe stato offensivo verso di loro. Se qualcuno conosce Zeman sa bene che il primo anno deve lavorare con la squadra e non sale di categoria perché ha bisogno di tempo. Stiamo con i piedi per terra e non pensiamo alla serie B quest’anno. Stiamo pensando di cercare strutture idonee per far lavorare Zeman con gli allenamenti. Zeman è una persona davvero eccezionale”.

SALVIO IMPARATO

Merola: ”Zeman mi ha insegnato tanto, corro senza fatica”

Davide Merola, l’attaccante napoletano del Foggia, ha rilasciato un’intervista a TuttoC.com. Tra i tanti temi, l’ambizione playoff e ovviamente Zeman.

Anzitutto una sintesi di questo campionato dai due volti per lei…

“E’ vero – confessa Merola – è stata un’annata intensa e ricca di momenti differenti. A inizio stagione ho subito un infortunio e sono stato fermo un paio di messi, oggi però posso dire di essere soddisfatto e i numeri sono dalla mia parte. Ho segnato nove gol in campionato e uno in coppa Italia, mister Zeman mi ha impiegato come esterno destro sfruttando in pieno le mie caratteristiche. A inizio anno le aspettative erano alte, ma non avrei mai pensato di segnare così tanto da febbraio in poi”

Cosa ci fa un calciatore così talentuoso in serie C?

“Nella trafila  col settore giovanile ho sempre dimostrato di avere un buon fiuto del gol. Quando sono andato a Empoli ho collezionato sette presenze, poi ho firmato per il Grosseto e non sono stato preso molto in considerazione. E’ come se quella di Foggia fosse la prima, vera, esperierenza tra i professionisti – afferma Merola – e cerco di apprendere il più possibile per costruirmi un futuro importante”

La presenza di Zeman è indubbiamente un valore aggiunto, è d’accordo?

“Assolutamente sì. Devo molto al nostro allenatore, mi ha insegnato tantissime cose. Sono un calciatore con caratteristiche offensive, eppure ora corro avanti e indietro sulla fascia senza nemmeno accusare stanchezza e fatica. Se stiamo ottenendo buoni risultati è anche merito del mister e del suo staff, stiamo parlando di persone competenti e con esperienza notevole alle spalle. All’inizio non rendevo più di tanto, ma Zeman ha continuato a darmi fiducia schierandomi con frequenza dal primo minuto. Cosa che in Italia non accade spesso. E che non dimenticherò”.

Quali sono gli obiettivi del Foggia arrivati a questo punto del campionato?

“Credo che anche dall’esterno abbiate la percezione di una squadra che si diverte e che si muove bene interpretando al meglio quanto ci chiede l’allenatore.  Abbiamo assimilato al meglio i suoi concetti di gioco, i risultati in questo periodo ci stanno premiando e la classifica è interessante. Speriamo di poter essere una mina vagante dei playoff, la filosofia di Zeman sarebbe chiara anche in caso di eventuali spareggi con due risultati su tre a disposizione: scenderemmo sempre in campo per giocarci la partita a viso aperto, senza fare calcoli o buttare via il pallone. In questo momento siamo concentrati sulle ultime gare di campionato e ogni ragionamento a lungo termine preferirei accantonarlo, ma è chiaro che vogliamo chiudere nel migliore dei modi e proseguire la striscia di risultati positivi”.

Invece l’obiettivo personale è arrivare quanto prima in serie A, giusto?

“Assolutamente. Visto il mio inizio di stagione non pensavo minimamente al salto di categoria, poi mi sono sbloccato ed è normale che l’autostima sia aumentata. Mi piacerebbe, un giorno, giocare in massima serie e togliermi altre soddisfazioni. Però devo essere grato anche al Foggia che mi ha permesso di rilanciarmi. A Empoli avevo segnato due gol in coppa Italia, però hanno deciso di non riconfermarmi e mi sono ritrovato in Lega Pro. Sono ripartito con il massimo dell’umiltà e della determinazione, direi che i risultati sono dalla mia parte. Nel mio percorso nel settore giovanile ho sempre segnato, se non giochi con continuità rischi di perdere fiducia e consapevolezza”.

Credete nella possibilità di chiudere la regular season in una posizione privilegiata?

“Certo, lavoriamo per quello. Anzitutto speriamo che ci restituiscano i due punti in classifica, in questo modo il distacco dalla terza e dalla quarta diminuirebbe. Sarà fondamentale lo scontro diretto in casa con l’Avellino”.

Rapporto con la famiglia, con lo spogliatoio e quotidianità: ci racconti qualcosa per consentire ai suoi tifosi di conoscerla meglio…

“Di solito ci alleniamo al mattino – racconta Merola – e nel tempo libero, mi piace stare con la mia ragazza. Non può raggiungermi sempre per motivi di studio, ma quando possibile trascorriamo molte ore assieme. Ho un bel rapporto anche con la mia famiglia. Mio padre è la persona più umile al mondo, anche quando ho tagliato traguardi importanti mi ha riportato immeditamente con i piedi per terra ricordandomi di continuo che la strada è sempre in salita e c’è tanto da fare. E fa bene, non smepre in questo sport prevale la meritocrazia.

Ai miei nonni, invece, ho promesso che un giorno indosserò la maglia del Napoli: sono tifoso dell’Inter, ma da campano sarebbe una grossa soddisfazione. In fondo anche Insigne è partito da Foggia e con Zeman in panchina. Nello spogliatoio ho legato con tutti. Ma sarebbe ingeneroso fare nomi, è un gruppo unito che rema nella stessa direzione sperando di raggiungere grandi obiettivi con la maglia rossonera. Magari la promozione in serie B”.

Quale sarà il suo futuro?

 “A fine stagione – conclude Merola – tornerò all’Empoli, so che ogni tanto la società si sente con il mio procuratore. E’ chiaro che dalla mia ho il rendimento e i gol segnati, ho un altro anno di contratto e spero di poter avere la mia occasione. Intanto, lo ripeto, voglio ringraziare il Foggia e il direttore sportivo Giuseppe Pavone che è sempre stato molto attento ai calciatori giovani. C’è uno staff che ci sa gestire, un allenatore che ha esperienza e ha lanciato moltissimi giocatori nel calcio che conta”.

Mancini, conferma coraggiosa ma logica non sbagliata

Alla fine la Federazione nella persone del Presidente Gravina è riuscita a convincere il Mancio. Il ct attualmente campione d’Europa ma non qualificato ai mondiali resterà in sella della nazionale almeno fino ai prossimi europei del 2024.

Le sue ultime dichiarazioni, che confermano le indiscrezioni giornalistiche, addirittura sono proiettate ai mondiali del 2026. La scelta tecnico-tattica di confermare il Mancio è coraggiosa ma non, sotto il profilo logico, di per sé sbagliata. La prima considerazione da farsi vara il famoso principio di asseverazione previa negazione. Se non è una cosa, allora lo è l’altra. Mancini ha vinto nuovamente le primarie federali di Coverciano, perché nessuno dei potenziali competitors era all’altezza del ruolo di Ct azzurro.

MANCINI HA TOPPATO GLI ULTIMI 6 MESI


Gravina potrà anche giudicarsi bravo nel far tollerare al tifoso medio italiano gli scempi arbitrali e gli svariati tentativi (a)legali di portare acqua ai propri mulini dei vari club, ma supponiamo non a tal punto da vendere il riarmo dei fasti appena ingiallitisi con scelte (s)comode come Gattuso, Pirlo o il duo Cannavaro-Lippi.
Chiunque dei succitati avrebbe rappresentato voce del De profundis sulla casacca azzurra.
A Mancini piace vincere facile; a Gravina piacciono le scelte semplici.

Mancini, come scritto in uno scritto precedente, ha toppato del resto 6 mesi, da Settembre 2021 a Marzo 2022, in 4 anni.
Anche se il dato cronachistico ricorda a noi tutti che in Ottobre (2021), l’Italia imponendosi sul Belgio agguantava medaglia di bronzo nella ridondante competizione della Nations League.
Pur tuttavia, i 3 anni precedenti, dal 2018 al 2020, sono stati un crescendo di gioco e risultati.
L’Italia si è addirittura issata in cima alla classifica delle nazionali con il maggior numero di partite consecutive senza sconfitte.

LA RICONOSCENZA VERSO UN GRUPPO COTTO

Mancini ha dunque pagato sulla propria pelle l’errore (molto grave) della riconoscenza verso un gruppo, più che vecchio, al momento apparso fin troppo cotto; al rispetto del quale, pertanto, ha immolato un traguardo tutto fuorché secondario nelle dinamiche politico-sportive dell’Italia.

Bonucci, Chiellini, Emerson, Barella, Jorginho, Insigne e Immobile sono, da tempo, in difficoltà atletica e fisica.
Comprensibile visto lo sforzo profuso nel giocare la stagione scorsa e considerata l’età di alcuni di loro.
E, infatti, i suddetti di certo non stanno brillando presso i propri club.

RIPARTIRE DA DOVE CI SI È FERMATI

Un errore seppur grave può essere perdonato all’ex bandiera Doriana, purché ricominci da dove si è fermato: dalla proposta di gioco e dalla freschezza di mente e di gambe di chi scende in campo.
Conditio sine qua non per avere una nazionale competitiva.
E, per la cronaca, non è colpa né del Mancio né dei calciatori oggi alla gogna mediatica se mancano i campioni in grado di risolvere la pratica mondiale al di fuori dello spartito tattico (grazie al quale nell’estate scorsa si è vinto un impensabile europeo).

MANCA LA BASE DI MATRICE SPAGNOLA

Che manchi una base simile a quella spagnola, è vero.
I Gavi, i Pedri, i Ferran Torres, Nico Gonzalez, Yeremi Pino, Eric Garçia etc. dalle nostre parti non si vedono.
Che però siano assenti basi tecniche per aprire un quadriennio altrettanto competitivo, questo è falso.
Già esistono i modelli tattici e tecnici da innestare sul nuovo ciclo per renderlo immediatamente pronto.

Se a Wembley si è trionfato riproponendo una squadra di matrice sarrista, per esaltare gli uomini di maggiore talento a disposizione (Insigne, Verratti, Jorginho, Emerson e Bonucci), ai prossimi europei e alle qualificazioni mondiali il paradigma risiede su quanto i club di vertice della serie A stanno mostrando in termini di proposta offensiva: dal Milan all’Atalanta, dalla prima alla 5 del campionato, tutti alla ricerca della punta nel minor tempo possibile.

Quanto sarebbe servito spiazzare la Macedonia con rapide transizioni o con recupero palla veemente, forzando anche giocate e posizioni a rischio di compromettere qualche equilibrio difensivo in campo aperto? Legati e principi strategici che avrebbero maggiormente esaltato, inoltre, il miglior bomber italiano, quel Ciro Immobile la cui verve realizzativa ha piegato proprio quel possesso palla sarrista di predominio e raziocinio di cui Mancini si è fatto vincente emulatore.

IL TALENTO NON MANCA

E infine ci sono i ragazzi sparpagliati tra le metropoli e la provincia del nostro calcio. Pronti a dare un contributo fattuale ai provati polmoni dei più anziani senatori.
Okoli, Casale, Romagnoli (che giovane non è ma meglio dell’ormai consunto Chiellini finalmente sostituito da quel fenomeno di cognome Bastoni), Scalvini, Calabria (inspiegabilmente tenuto fuori dopo il forfait di Di Lorenzo), Bellanova, Lovato, Altare, Udogie, Parisi, Tonali, Frattesi, Fagioli, Gaetano, Raspadori, Scamacca, Zaccagni (altro tribunato senza motivo), Caprari (che giovane non è ma se continua a giocare così in quel di Verona non può essere ignorato), Castrovilli, Di Marco (come terzino e non certo difensore centrale), Ricci, Pobega, Faraoni, Carnesecchi etc… nessun fenomeno ma tanti buoni giocatori.

MOLTIPLICARE IL TALENTO ATTRAVERSO IL GIOCO

Mancini ha già mostrato di moltiplicare attraverso il gioco il talento.
Quella è la strada.
E, da un punto di vista letterario, questa versione underdog non dispiace nemmeno.
Tocca solo che si torni a farlo e senza pregiudizi,. Cioè tenendo conto di quanto il campionato per forma racconti dei vari protagonisti.
A queste condizioni e per le ragioni già espresse si può apprezzare pure la scelta del rinnovo.

MASSIMO SCOTTO DI SANTOLO

Mourinho su Zeman prenda esempio da Italiano, le sue parole un’offesa ad un’intera categoria

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Nella conferenza pre Derby, Mourinho aveva detto di con voler replicare le parole di Zeman, “colpevole” quest’ultimo di aver vinto soltanto due campionati di B. Dimentica che ha vinto anche un campionato di C/2 ma, sono parole gravi che offendono un’intera di categoria di tecnici preparatissimi, che onorano con il lavoro le categorie inferiori.

Per fortuna subito dopo Inter-Fiorentina, arrivano le parole di Vincenzo Italiano ad esaltare Zdenek Zeman, in netta contrapposizione alle dichiarazioni di José Mourinho.

“Io come Zeman? Zeman è un maestro, è un fenomeno, rimarrà tale per sempre, penso sia stato un grande esempio per tutti e un maestro per chi ama il calcio e ha seguito questo sport”

Dichiarazioni, che non solo onorano il Boemo, ma danno valore ad un’intera categoria di allenatori senza i titoli dello Special One. Disonorano anni di gavetta sui campi sterrati delle categorie inferiori o tanti celebri allenatori di A e B, che non hanno avuto la fortuna di vincere uno scudetto o una coppa. Uno su tutti, per esempio, Renzo Ulivieri. L’attuale presidente dell’Asso Allenatori, che ha vinto una sola B e due serie C e che dovrebbe dire due paroline al tecnico portoghese. Il pensiero va anche ad allenatori come Mazzone, Galeone, Scoglio e tanti altri. Tecnici che hanno fatto la storia di tanti club e scoperto tanti campioni, valorizzandoli. Le dichiarazioni di Mourinho hanno scatenato una vera tempesta social. Tanti tifosi di Zeman, romanisti e non, ammoniscono lo Special One di sciacquarsi la bocca quando si parla di Zeman. In difesa del creatore della favola Zemanlandia, anche l’attore Luca Zingaretti.

"La risposta di Mourinho su Zeman c'entra veramente poco. I pronostici si chiedono e si risponde. Zeman tra l'altro ha detto una cosa condivisibile, che la Lazio è più avanti perché giocano da tempo insieme e giocano davvero bene. Prima con Inzaghi e ora Sarri che ci ha messo mano, sono divertenti da vedere e pericolosi, difficili da affrontare. Che cosa centra quanti titoli ha vinto uno o l'altro? È una risposta piccata, fuori luogo".

Insomma caro Mourinho, vincere il derby non salva la caduta di stile!

SALVIO IMPARATO