Mourinho, oggi 10 anni fa il memorabile zero titoli day

Apparentemente lontani i sospetti calciopoleschi José Mourinho ne vedeva di ombre e lo disse in una conferenza stampa, ormai memorabile.


A me non piace la prostituzione intellettuale – dice Mourinho  -. Non mi piace, no. Mi piace l’onestà intellettuale, il resto dipende dal vostro giudizio. Io, però, sono sempre uguale a me stesso e mi sembra che negli ultimi giorni ci sia stata una grandissima manipolazione intellettuale e grandissimo lavoro organizzato per manipolare l’opinione pubblica e questo, secondo me, è un’operazione fantastica di un mondo che non è il mio, che lo sarà fino a quando lavorerò nel calcio, ma che davvero non è il mio mondo.

ROMA E MILAN ZERO TITOLI

Però questa manipolazione è stata un successo: negli ultimi due giorni, infatti, non si è parlato d’altro. Non si è parlato di una Roma con grandissimi giocatori, con tanti giocatori che io volevo avere con me, e che finirà la stagione con zero titoli. Non si è parlato di un Milan che finirà la stagione con zero titoli e con giocatori che hanno una cultura vincente e tutto ciò di cui una squadra ha bisogno.

JUVE E PUNTI VINTI CON ERRORI ARBITRALI

E non si è parlato di una Juve che ha conquistato tanti punti, ma tanti di questi con errori arbitrali. Come si dice che Ranieri e Spalletti sono uno al fianco dell’altro, allo stesso modo io sono a fianco di Zenga, Delneri e Prandelli perché tutti e tre hanno perso tre punti giocando contro la Juve. E sono anche al fianco di Marino e Novellino, che il prossimo fine settimana dovranno giocare contro la Juventus. Se io fossi in Novellino o Marino adesso, forse sarebbe meglio non giocare o giocare con la seconda squadra. Davvero, sarebbe meglio non giocare o farlo con i ragazzi della Primavera. E chissà forse anche per l’Inter è meglio non andare a giocare domani o la prossima settimana, perché sta per arrivare il giorno dello scandalo…” . 

SALVIO IMPARATO

Trigoria, Zeman e Gautieri in visita a Di Francesco

Zdenek Zeman e Carmine Gautieri hanno fatto visita ad Eusebio Di Francesco a Trigoria.

Secondo quanto riportato dalla Gazzetta Dello Sport i due vecchi compagni e il loro allenatore, della Roma 97/99 si sarebbero incontrati a Trigoria. Dopo l’incontro si sarebbero diretti a pranzo all’Eur. Insomma una reunion giallorossa prima del derby, tra vecchi ricordi e chiacchiere sull’immediato futuro.

Galeone difende Allegri: “Sacchi sempre con la puttanata dello spartito”

Nella trasmissione radiofonica condotta da Walter De Maggio, Radiogol, Giovanni Galeone interviene a favore del suo pupillo Allegri. Stanco delle critiche del “santone” Sacchi ha voluto dire la sua.

“La Juventus deve credere al passaggio del turno in Champions e deve crederci – afferma Galeone – soprattutto Allegri. In questo modo potrà far ricredere parte della stampa che lo ha massacrato in questi tre giorni ma soprattutto ex colleghi tra cui il grande santone che continua con questa storia dello spartito legato ad una squadra. Mi riferisco ad Arrigo Sacchi. Parla sempre di questa “putt……” dello spartito, ma se io ho uno spartito di Rachmaninov e la suona il pianista di piano bar è una cosa, se la suona Pollini è un’altra. Non si può aggredire un allenatore che con la Juve ha vinto 10 titoli. Allegri aveva in mente un’altra partita dal punto di vista tattico ma le assenze di Khedira e Pjanic gli hanno scombussolato i piani. Io credo che al ritorno, recuperando alcuni giocatori anche fisicamente può fare un’impresa come quella del Bernabeu. Penso che Allegri ce l’abbia un po’ con Sacchi, io di sicuro sì.

ALLEGRI IN PREMIER LEAGUE

Allegri in Premier il prossimo anno? Glielo dico già da qualche anno. Non so, in Italia non ci sono squadre dove possa andare. Al di là di come andrà l’avventura in Champions penso che la sua avventura alla Juve sia finita. L’anno scorso poteva andare al Chelsea, all’Arsenal, al Manchester United e al Real Madrid: ha rifiutato per provare a vincere la Champions con la Juve quest’anno. Se non la vince, per me, non è un gran fallimento. Non è che perché prendi CR7 vincerai di sicuro. Se Allegri vince la Champions League la dedicherà sicuramente a Sacchi”.

SALVIO IMPARATO

Frosinone-Roma, Di Francesco: “Sono ridiventato zemaniano” (VIDEO)

Frosinone-Roma-Di-Francesco-zemaniano

Dopo il match Frosinone-Roma, vinto dai giallorossi 2-3, Eusebio Di Francesco ha punzecchiato scherzosamente un giornalista nella conferenza post partita. Forse anche al buon Eusebio non va giù di essere paragonato a Zeman esclusivamente in accezione negativa. Il Boemo è il “padre” di tanti nuovi e bravi allenatori.

La risposta di Di Francesco è arrivata all’ultima domanda della conferenza post Frosinone-Roma, in cui si sottolineava l’incapacità della Roma di finire una partita con la porta inviolata.

“E’ un bel cruccio che mi porto dietro. L’anno scorso eravamo un’ottima difesa, la seconda difesa del campionato, oggi invece subiamo qualche gol in più, ma segniamo anche di più. Forse sarò ridiventato zemaniano. Vincendo con qualche gol in più dell’avversario prendendone qualcuno in più. Aldilà della battuta per evitare si facciano i soliti titoli, non sono contento di tutto questo, a volte ci perdiamo. Verrano partite importanti come il derby in cui non ci possiamo permettere certe distrazioni”.

SALVIO IMPARATO

Salisburgo, ecco chi è il prossimo avversario del Napoli

Sarà il Salisburgo il prossimo avversario del Napoli in Europa League. Il club austriaco è in vetta al suo campionato con 48 punti e 46 gol in 18 gare contro i 16 subiti, che totalizzano un +30 differenza reti.

In Europa League il Salisburgo è il secondo attacco e la loro stella è Dabbur, acquistato per giugno dal Siviglia e capocannoniere di questa competizione. Vediamo con l’aiuto di un identikit fatto dal Corriere Dello Sport di scoprire di più sui prossimi avversari degli azzurri.

SALISBURGO, LA STORIA

L’antico club dell’Austria Salisburgo, che perse contro l’Inter una finale di Coppa Uefa nel 1994, ha cambiato nome, colori sociali e simbolo col passaggio alla Red Bull, socio di minoranza e controllante di fatto. Il Napoli affronterà gli austriaci, secondo miglior attacco di questa Europa League e semifinalista l’anno scorso, in casa all’andata il 7 marzo. Gara di ritorno a Salisburgo il 14.

IL PERCORSO IN EUROPA LEAGUE

Campioni d’Austria per il quinto anno di fila nell’ultima stagione, il Salisburgo hanno chiuso il girone di Europa League a punteggio pieno: è la prima squadra a raggiungere questo traguardo per tre volte nella storia della manifestazione. Gli austriaci, imbattuti in casa nelle ultime 17 partite europee, hanno centrato gli ottavi per la terza volta dopo il 2013-14 e la semifinale dell’anno scorso, centrata dopo i successi su Real Sociedad, Borussia Dortmund e Lazio, prima di cedere ai supplementari contro il Marsiglia. Decisivo il gol in extremis di Rolando.

L’ALLENATORE E’ MARCO ROSE

Dal 2017, il Salisburgo è guidato dall’ex tecnico delle giovanili Marco Rose, promosso dopo aver vinto la UEFA Youth League per prendere il posto di Óscar García. Ex difensore del Lipsia, dell’Hannover e del Mainz, è entrato nello staff degli austriaci già dal 2013.

DABBUR LA STELLA DEL SALISBURGO

Munas Dabbur, capocannoniere di questa edizione di Europa League, 7 gol con 14 tiri in porta, è la stella degli austriaci imbattuti in casa in Europa da 17 partite. Dabbur, che ha segnato oltre 50 gol da quando è arrivato in Austria nel 2016, è stato già acquistato per giugno dal Siviglia. Dabbur, esploso al Maccabi Tel Aviv con Paulo Sousa in panchina nel 2013-14, è poi passato in Svizzera al Grasshoppers prima di arrivare in Austria e festeggiare l’anno scorso il titolo da capocannoniere del campionato. 

I PRECEDENTI TRA NAPOLI E SALISBURGO

Il Napoli non ha mai affrontato il Salisburgo che nella sua storia ha un bilancio di 4 vittorie contro formazioni italiane. L’ultima nel ritorno dei quarti di Europa League dell’anno scorso contro la Lazio.


Coachesvoice, Di Francesco: “Osservo Pep, ma è Zeman il mio ispiratore”

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Come allenatore, sono più costruito che nato. Così esordisce Eusebio Di Francesco in un’intervista al portale calcistico coachesvoice

“Non volevo farlo inizialmente – continua Di Francesco su coachesvoice – e onestamente non avrei mai pensato di poterlo fare. Guardavo gli altri allenatori e non ho mai avuto il desiderio di fare quello stesso percorso”

“Sono diventato Team Manager della Roma dopo essermi ritirato. L’ho fatto per un anno, ma non mi piaceva il ruolo. Non ero tagliato per quello”

“Non pensavo più al calcio. Mi sono allontanato dal gioco. Non ho nemmeno guardato i risultati.”

“Successivamente, ho provato a dare una mano come consulente di mercato per sei mesi. In un piccolo club, il Val di Sangro. Ma non ero soddisfatto nemmeno di quello.”

“A poco a poco, ho iniziato a sentire l’odore dell’erba. Quelle sensazioni che provi quando sei nello spogliatoio. Passare ad allenare mi ha rimesso in contatto con quei sentimenti sopiti.”

CALCIO ITALIANO E INFLUENZE

“Tendiamo a concentrarci molto di più sull’aspetto difensivo che su quello offensivo.Lavoriamo tantissimo sulla tattica senza lasciare nulla al caso, abbiamo molti allenatori esperti. All’inizio della mia carriera di calciatore fui colpito da Marcello Lippi alla Lucchese, più tardi a Roma da Fabio Capello. Non ho intenzione di elencarli tutti, ma ho cercato di prendere qualcosa da tutti. Ora osservo molto Pep Guardiola. Ho grande ammirazione di lui. Mi piace la sua idea di calcio e non amo il possesso palla fine a se stesso. Non voglio aspettare l’avversario, ma andare sempre ad aggredirlo”.

ZEMAN

“Ma l’influenza principale per me in termini di stile di gioco offensivo, di attaccare sempre l’avversario è stata quella di Zdenek Zeman. Zeman era un pioniere. Le sue squadre attaccavano sempre. Erano ben allenate e hanno sempre provato a segnare un gol in più rispetto all’avversario. Normalmente non sono un fan dell imitare o copiare il lavoro di qualcun’altro. Ma ho imparato molto il lato offensivo del gioco da lui, e ne traggo ancora oggi grandi benefici”.

DE ROSSI, DOMINIO DEL GIOCO E MENTALITA’ VINCENTE

“De Rossi può farcela a diventare allenatore. Ha il carattere, l’esperienza e la conoscenza giusta dopo aver lavorato con tanti manager differenti. Spero in futuro che sia tra quelli che lasceranno un segno”.

“Voglio sempre dominare. Chiaramente non possibile in tutte le occasioni. Prima di arrivare a Roma ero al Sassuolo, ma anche quando siamo andati a giocare con squadre superiori a noi, abbiamo cercato sempre di imporci”. 

“Il calcio non è una scienza. Ma credo che la scienza possa guidare il calcio a migliorare. Le statistiche sono utili. Possono darti indizi o indicazioni importanti quando si tratta di prepararsi per una partita, o quando stai cercando di migliorare le debolezze che potresti avere.

“Se vedo una statistica che mostra che la mia squadra non sta giocando molti passaggi verticali, cercherò di lavorare su questo aspetto del gioco più di altri in allenamento perché sono un allenatore che preferisce giocare in verticale”.

“In un club come la Roma, una familiarità con l’ ambiente – l’ambiente o l’ambiente attorno a un club – è sicuramente un vantaggio. Non è mai facile da gestire, ma il fatto che l’abbia vissuta come giocatore è un grande vantaggio”.

“Il ruolo di un allenatore è totalmente diverso, però. Damaggiori responsabilità e l’ ambiente non deve mai essere una scusa. Chi viene qui sa che i media e le situazioni che incontri sono totalmente diversi. I fan sono davvero appassionati e hanno il desiderio di vincere perché non succede da molto tempo”.

“A volte, quel desiderio può diventare più grande di quanto tu possa immaginare. Ma è una fonte di grande orgoglio essere in grado di allenare la Roma, sapendo che devi fare un buon lavoro equilibrato nel gestire l’esterno”.

“Nel 2001, quando ho giocato nella Roma dell’ultimo scudetto, c’è voluta capacità e fortuna per vincere il campionato. Il presidente Sensi aveva investito molti soldi e siamo stati un ottimo gruppo. Allo stesso tempo, per vincere titoli è necessario un grande spirito di squadra. Oltre ai grandi calciatori, quella squadra aveva grandi uomini”.

“La gente parla troppo facilmente di mentalità vincente, però. Prima di ciò, è necessario creare un ambiente vincente con regole, per poi avere una base su cui diventare vincitori”.

“Ci vuole tempo. Hai bisogno di costruire. Devi dare alle persone che arrivano tempo per lavorare. Nel calcio, spesso accade che la gente voglia tutto subito. Questo non ti permette di migliorare come squadra, come allenatore e come club”.

“Spero che sia quello che possiamo fare qui. Dobbiamo lavorare per cercare di raggiungere un obiettivo senza sottovalutare nulla. Nemmeno il più piccolo dettaglio. I dettagli sono ciò che fa la differenza. Questo vale per tutto. Anche chi taglia l’erba”.

Inter-Sampdoria 2-1: Svolta mentale e boccata d’aria.

Sono state settimane che definire turbolente è un eufemismo in casa Inter. Apparentemente distruttive soprattutto a breve termine, quasi a voler rendere omaggio alla storia recente del club. Ma decisamente costruttive invece provando anche ad allargare il raggio. E la sensazione è che il merito sia quasi tutto di Beppe Marotta. Il suo status e la sua esperienza sembrano aver fatto realmente la differenza nella gestione di questo uragano. La situazione è ancora in divenire, ma che i giocatori ne abbiano beneficiato mentalmente, tornando a respirare dopo mesi di tappo, è sotto gli occhi di tutti. E le vittorie sul campo, come quella contro la Samp, sono più importanti che casuali.

PARTITA
A San Siro è arrivata una delle squadre dall’identità più chiara e definita del nostro campionato. La Sampdoria di Giampaolo. I blucerchiati, reduci da due sconfitte consecutive, tra cui quella rumorosa e preoccupante in casa contro il Frosinone, hanno occupato il campo come consuetudine. Ma soprattutto nel primo tempo hanno fatto fatica a rendersi pericolosi dalle parti di Handanovic. D’altronde, in questo periodo piuttosto grigio per l’Inter, l’unica certezza che non ha mai mostrato crepe è stata la solidità difensiva. Skriniar, De Vrij e lo stesso Handanovic hanno spesso e volentieri arginato le iniziative avversarie. Tenendo a galla una squadra che priva di questa corazza avrebbe potuto concretamente rischiare di affondare nelle sabbie mobili.
Tutti i gol della partita sono arrivati nella ripresa. Il primo di D’Ambrosio, su inserimento sul secondo palo, servito da Perisic. Il secondo di Nainggolan, alla Nainggolan, da fuori area. E il pareggio immediato prima di Gabbiadini, dopo un batti e ribatti a ridosso della porta difesa da Handanovic.

SAMPDORIA
Il 4-3-1-2 di Marco Giampaolo è sempre molto riconoscibile. Il rombo in mezzo al campo punta a garantire il controllo del centro e il dominio del pallone, cercando di farlo avanzare progressivamente con il palleggio. Quest’ultimo poi supportato dai movimenti interno-esterno delle punte e la qualità del trequartista, che sia Ramirez o Saponara. L’unico altrettanto riconoscibile rischio a cui si espongono uno schieramento e atteggiamento di questo tipo è il lato debole scoperto conseguente al blocco di pressione portato su quello forte. Un pericolo che anche nelle ultime uscite con una squadra come l’Inter non era mancato dal mettersi in evidenza. L’ex allenatore dell’Empoli è apparso molto deluso nel postpartita e in conferenza stampa. Più che sulla sconfitta in sé, che sicuramente fa male soprattutto dopo una buona prestazione nel complesso, è probabile che i motivi siano da ricercare nel fatto che si tratti della terza consecutiva. Alla luce soprattutto del ko interno inaspettato contro il Frosinone. Il quale ha potuto innescare un sentimento di sfiducia nella squadra in vista di un treno per l’Europa che potrebbe continuare ad allontanarsi.

C’era la curiosità di chiedere a Giampaolo cosa avesse spinto il progetto tecnico a selezionare un profilo come quello di Ekdal, per andare a sostituire Lucas Torreira. Collegandoci all’esperienza cagliaritana dello svedese con Zeman. Dove da mezzala sinistra, proprio a San Siro, realizzò una tripletta. E’ chiaro che l’ex Amburgo ha caratteristiche molto diverse rispetto all’uruguaiano ora all’Arsenal. E in Germania ha spesso giocato addirittura da difensore centrale. Ma l’umore del tecnico in conferenza stampa non era dei migliori. Così come la predisposizione a un certo tipo di domanda e quindi risposta.
Anche Andersen, arrivato per sostituire Skriniar, si sta mettendo in evidenza positivamente.

INTER
L’indiscrezione riguardo il caso Icardi che abbiamo raccolto potrebbe essere molto vicina alla realtà. Pare che il litigio vero e proprio sia avvenuto negli spogliatoi tra lo stesso Icardi e Perisic. Successivamente alle dichiarazioni di Wanda Nara nei confronti dei compagni di squadra dell’ex capitano. Il croato avrebbe fatto capire a Icardi che se Wanda si fosse permessa di rilasciare dichiarazioni simili anche in futuro il vaso avrebbe traboccato. E lo spogliatoio tutto, ovviamente, avrebbe preso le parti proprio di Perisic. Visto e considerato che ogni calciatore e nessuno in particolare era stato messo in discussione da Wanda. Se è vero che la squadra esalta le individualità, è anche vero che è il valore assoluto delle individualità a stabilire la forza della squadra. E la trasformazione netta di una di queste, ovvero proprio dello stesso Perisic, dopo la presa di posizione e la decisione della società, non può di certo passare inosservata. Insieme all’approccio e all’atteggiamento del gruppo totalmente diverso rispetto a prima. La sensazione è che il coraggio e la forza di togliere questo tappo abbia permesso alla squadra di tornare a respirare.

Anche Radja Nainggolan, dopo le dichiarazioni tanto inaspettate quanto positive di qualche settimana fa, sembra aver capito che l’unico modo per sciogliersi e liberarsi sia quello di cambiare radicalmente lo stile di vita. E anche in questo caso le prestazioni di squadra, date le condizioni, non potranno che beneficiarne.

In nessuno dei mondi possibili Mauro Icardi e Wanda Nara non ritornano sui loro passi agendo per primi. La società, tramite Marotta, ha fatto capire in maniera sacrosanta di aver fatto quello che doveva, negando qualunque tipo di ripensamento. A costo persino di rischiare l’eventuale svalutazione del cartellino del giocatore e la possibile monetizzazione futura. La squadra viene prima di tutto. E le prestazioni e l’inversione di rendimento sul campo lo stanno confermando.
Se Icardi e Wanda continueranno ad aspettarsi delle presunte scuse, dimostreranno di non aver ancora capito di aver fatto i conti senza l’oste.

Gioacchino Piedimonte

Verona, Zeman avvistato a Carpi

Un selfie di un tifoso, pubblicato da quotidiano l’Arena, informa della presenza di Zeman a Carpi, dove c’è il quartier generale del presidente del Verona.

Il Boemo Zdenek Zeman sempre più in orbita Verona. Il profeta di Zemanlandia è stato avvistato a Carpi, forse in visita a Maurizio Setti per la panchina dell’Hellas Verona. Non possiamo sostenere che Zeman sia in pole, si parla di un accordo con Cosmi, ma le quotazioni di Sdengo salgono prepotentemente. Una cosa è certa Grosso stasera contro lo Spezia è obbligato a vincere se vuole conservare il posto in panchina.

SALVIO IMPARATO

Salernitana, con Zeman il picco di spettacolo all’Arechi

Salernitana-Zeman

Il quotidiano “L’Occhio Di Salerno” analizza la storia della Salernitana, e nonostante i risultati ottenuti con Delio Rossi, è sempre Zemanlandia quella restare impressa nella memoria dei tifosi.

Nelle piazze calcistiche più calde alcune stagioni sono uniche e irripetibili, perché parliamo di risultati sportivi che non ritornano più. Per quanto riguarda la Salernitana, una realtà importante del calcio campano, le stagioni a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio sono state senza dubbio le migliori. Dopo la storica promozione in Serie B con Delio Rossi alla guida della squadra nel 1994, i granata avevano dato inizio a un ciclo importante di vittorie nella serie cadetta, fino a guadagnarsi addirittura la promozione in Serie A nella stagione 1997-98, realizzando un’impresa storica. Quel periodo era conciso con la retrocessione in B del Napoli. Cosa che rese i salernitani la squadra più importante della Campania per la prima volta in assoluto.

In quella stagione, l’impatto con la realtà più dura del calcio italiano fu sicuramente importante. All’inizio i risultati stentarono ad arrivare. Durante quel campionato, la Juventus era la grande favorita alla vittoria, la lotta per non retrocedere era serrata. Complice forse anche il cambio di allenatore ( Oddo subentrò a Rossi), la Salernitana non riuscì ad evitare la retrocessione. Tuttavia, la Salernitana si tolse una serie di soddisfazioni importanti, come per esempio le vittorie contro Lazio e Roma. Quest’ultima allenata da Zdenek Zeman. Un tecnico che avrebbe poi cambiato la sensazione calcistica della stessa società granata qualche anno più tardi. Con un Marco Di Vaio in ottima forma e 12 reti all’attivo, allo stadio Arechi i tifosi della Salernitana vissero comunque una stagione storica e piena di emozioni, nonostante poi non sarebbero più tornati a giocare a questi livelli.

La Salernitana Di Zeman

Tuttavia, una parte di storia doveva ancora arrivare nel golfo. Aniello Aliberti, anni dopo, decise di puntare tutto su Zeman, licenziato proprio dal Napoli qualche mese prima.

Il Boemo portò all’Arechi il suo calcio spettacolo. Basato su un 4-3-3 molto offensivo e volto assolutamente allo spettacolo.  Il calcio della Salernitana di Zeman illuminò la serie cadetta nella stagione 2001-02. Il sesto posto finale che non diede la promozione in A. Una serie di prestazioni strepitose però, tra le quali spiccò la vittoria per 3 a 1 nel sentitissimo derby casalingo contro il Napoli. I 57 goal all’attivo furono la testimonianza del gran lavoro di Zeman. Un tecnico che da sempre puntava a fare una rete in più degli avversari, anche a costo di concedere molto.

Questa stagione fu sicuramente il punto più alto dello spettacolo raggiunto all’Arechi. Una degna conclusione di un ciclo importante iniziato nel 1994. Ancora oggi, infatti, sulle tribune dello stadio campano, in tanti ricordano con nostalgia quegli anni.

Zeman: “Spero che il Bologna si salvi. Sono contento per Destro”

Zeman torna a parlare attraverso le pagine del Corriere Di Bologna. Il Boemo dice la sua su Mattia Destro e sulle speranze di salvezza dei rossoblu.

“So che ha segnato contro il Genoa e sono contento per lui – confessa Zeman – alla Roma era arrivando quando eravamo già in ritiro ed era stato scelto perché aveva le qualità dell’attaccante vero. Le ha dimostrate subito nelle prime amichevoli, segnando a raffica, poi purtroppo in campionato ha commesso qualche errore. Sbagli che fanno parte della carriera di una punta, ma probabilmente andò giù di morale. Di solito non scelgono mai i ragazzi ma ripeto: per me è un giocatore che ha qualità e che sa fare l’attaccante. Il discorso relativo alla sua carriera forse è stato più psicologico: il ragazzo tendeva a deprimersi nei periodi bui. Lui è un attaccante da gol, da ultimi sedici metri. Dentro l’area i mezzi per fare male alle avversarie li ha e per il ragazzo mi auguro proprio che Mihajlovic sia l’allenatore giusto per ridargli carica e fiducia”.

“Un giocatore con il suo talento – continua Zeman – deve riuscire ad affermarsi. Se ha ancora il tempo per riemergere? Certo che ha tempo non è mica vecchio. Il vizio di fare gol non lo si perde, però dopo tanto tempo a secco va riacquistato: Mattia deve avere voglia, applicazione e credere nei propri mezzi. E ne ha. I suoi gol saranno importanti in una corsa salvezza in cui penso e spero che il Bologna possa avere la meglio: ha una rosa superiore a qualche diretta concorrente ma è un problema solo mentale. I rossoblù devono crederci”.

SALVIO IMPARATO