Baiano: “Zeman un fenomeno che mi ha insegnato tanto” (VIDEO)

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Ciccio Baiano, l’ex attaccante della prima Zemanlandia Foggiana parla, in diretta Instagram con Napolisoccer.net, del suo passato da calciatore al Napoli, alla Fiorentina eccetera. Su Zeman un bellissimo passaggio tutto da leggere ed ascoltare.

Napoli, Foggia, Derby e Firenze, cosa ti portano in mente?

“Napoli è la mia città, la squadra per cui ho sempre tifato da bambino. Ho avuto la possibilità di giocare dal settore fino alla prima squadra, realizzando il mio sogno di bambino. Per sfortuna o per fortuna sono dovuto andare via. Fortuna; perché la mia squadra del cuore annoverava grandi campioni, il primo era un certo Maradona, poi ero chiuso da giocatori come Giordano, Careca e Carnevale, che non era un titolare ma era pur sempre un nazionale. Per me c’era poco spazio e andai a fare esperienza altrove. Foggia è stato il mio trampolino di lancio, due anni bellissimi, dove ho ricevuto tantissimo ed ho dato tanto. È stato un matrimonio felice, abbiamo vinto un campionato di B, ho vinto la classifica marcatori con 22 gol e l’anno dopo in A mi sono confermato in un categoria più difficile, ho segnato meno gol ma ho pur sempre segnato 16 reti. L’unico rammarico di quella stagione è stato non andate in Uefa per 2 soli punti. Questo ti fa capire quello che abbiamo fatto qualcosa di straordinario in due anni, è stata una parentesi indimenticabile della mia vita. Firenze è stata una piazza importante e difficile, sono molto critici ed abbiamo ottenuto dei buoni risultati, anche se il primo anno siamo retrocessi, nonostante avessimo uno squadrone, Non fu colpa dei giocatori ma della dirigenza, che quando eravamo secondi in classifica, perdemmo in casa con l’Atalanta ed esonerò il tecnico Radice. Un errore pagato a caro prezzo. Quella del Derby è stata un’esperienza fatta con grande entusiasmo, ho sempre amato il calcio inglese e viverlo in prima persona è stata una bella esperienza. È stato bello, appagante e divertente, c’è meno tatticismo, le squadre vanno in campo giocano e se le danno di santa ragione. Sono state quattro tappe importanti della mi carriera”.

C’è qualche similitudine tra l’ammutinamento del Napoli e quello che successe quell’anno con la Fiorentina?

“No due cose diverse. Se la squadra non fosse stata forte non ci saremmo mai trovata secondi in classifica. C’erano attriti tra allenatore e presidente, avevano vedute diverse, chi comanda è il presidente non l’allenatore; perciò appena perdemmo immeritatamente una partita, che avevamo dominato in lungo ed in largo, prese la palla al balzo ed esonerò subito l’allenatore. Si creò una spaccatura enorme tra la società e la squadra. A Firenze non ci fu un ammutinamento, ci fu un diverbio con il presente per farlo ritornare sui suoi passi. In campo andavamo e davamo sempre il massimo però poi quando si rompe il giocattolo è difficile ricomporlo, abbiamo fatto di tutto per non retrocedere ma alla fine siamo retrocessi. Quando perdi uno, due tre partite e ti trovi in zona retrocessione e non hai la squadra per non retrocedere, diventa una grossa montagna da scalare. Quello che è successo al Napoli è diverso, diverbi con la società ma un giocatore non dovrebbe mai rifiutare un ritiro”.

Differenza di pressione tra Napoli e Firenze?

“Sono due piazze esigenze ed umorali, molte legate al risultato, vinci due partite e sei da scudetto ne perdi due e sei da retrocessione con dirigenti ed allenatore da cambiare. In Italia è determinante il risultato, poi come viene non è importante”.

Diego Armando Maradona

“Ho avuto la fortuna di far parte di quel Napoli e di essere preso in simpatia da lui. Mi ha dato tanto, mi ha fatto sentire importante nonostante fossi un ragazzino e mi ha trattato sempre come se fossi un giocatore della rosa, mai come un debuttante o un giocatore aggregato dalla Primavera. Mi diceva sempre: ‘se sei qui, sei un giocatore di prima squadra’. Sono sempre riconoscente a questo fenomeno, che non ha mai fatto pesare a nessuno il fatto di essere Maradona. Era sempre a disposizione della sua squadra, non ti faceva sentire inferiore, anzi spesso era lui a fare un passo indietro per non farti sentire a disagio. Ha aiutato tutti e quando parlava lui era legge. Il presidente diceva sempre no a determinati premi, che non si potevano avere, che queste cose non si potevano fare, poi arrivava lui, parlava, lo chiedeva ed improvvisamente si poteva fare. Era semplice, umile e ti aiutava sempre. Nelle difficoltà era il primo a venirti vicino. “Pensa positivo, che se pensi negativi non risolvi i problemi”. Nei momenti difficili diceva sempre così”.

Real Madrid

“A Madrid ho debuttato in Coppa Campioni. È stato un sorteggio non fortunatissimo per il Napoli, che si è presentato alla massima competizione europea, come vincitore del campionato italiano per la prima volta nella sua storia. Siamo stati sfortunati; poiché abbiamo avuto difronte il Real Madrid, che all’epoca era la squadra più forte al mondo. Andare a giocare a Madrid è sempre stato durissimo, tuttavia noi avemmo un piccolo vantaggio; quella gara si giocò a porte chiuse, quindi non c’era la bolgia che c’è di solito al Bernabeu, mancavano 100/120 mila persone che li spingono ad ogni partita. Perdemmo 2-0 lì e al ritorno facemmo un primo tempo strepitoso, segnò Francini l’1-0, lo stadio esplose ma 1-1 di Butragueño spezzo i sogni di una città intera. che sperava di andare avanti in Coppa. Sapevamo fin dall’inizio che superare il turno sarebbe stato durissimo”.

Zeman

“Un libro minimo da 150 pagine per essere sintetici e coincisi. Il Boemo, il muto, il maestro. Un fenomeno che mi ha insegnato tanto. Quando sono arrivato a Foggia, ero un giocatore bravo ma un attaccante deve fare gol e lui mi ha insegnato come muovermi da prima punta, come muovermi vedendo la porta, che è la cosa più difficile. Tante prime punte giocano spalle alla porta, così però gol non se ne fanno, Zeman mi ha insegnato ad attaccare la profondità nei tempi. I tempi sono fondamentali è la cosa più importante nel calcio ed io cerco di insegnarlo ai miei ragazzi. Uno può pensare che se uno è veloce, arriverà sempre avanti alla porta ma se si muove mezzora prima gli conteranno 100 fuorigioco a partita. È questo che mi ha insegnato Zeman. Se per attaccare la profondità servisse solo la velocità Bolt e Ben Johnson una volta smesso di fare il loro sport sarebbero andati a giocare al Real Madrid, con la loro velocità sarebbero arrivati sempre soli dinanzi al portiere. Sotto la guida di Zeman, ricordo primo giorno di ritiro, partimmo da Foggia alle 6 e arrivammo a Campo Tures alle 18, ci disse: ‘ragazzi andate in camera, lasciate le valigie, poi venite giù, andiamo a vedere il campo, facciamo un po’ di corsettina, poi andiamo a cena e a letto presto che domani dobbiamo lavorare’. Andammo al campo, c’era il massaggiatore che ci aveva preparato tutto e facemmo 3 serie da 3 km. Insomma facemmo una passeggiata di 9 km, dopo che avevamo fatto 12 ore di viaggio in pullman. Questo era solo l’aperitivo. Il lavoro era diviso in 3 giorno: il primo giorno facevamo 3 km, 3 km, 3 km, poi veniva il lavoro in campo, di forza, le corse e le partitine a pressione. Dopo questi 3 giorni, siamo passati ai 5 km in 3 giorni, praticamente in 3 giorni abbiamo fatto a secco 45 km, poi veniva il campo e la forza. Noi siamo stati in ritiro per 40 giorni, perché prima i ritiri duravano fino alla prima partita di Coppa Italia che era dopo ferragosto, chissà quanti km facemmo tutti quei gironi di ritiro. Noi avevamo camere grandi, eravamo a coppie, io ero con Nuccio Baroni e nell’altra c’era Rambaudi e Signori.
Dopo una settimana ero in camera e non riuscivo a prendere sonno e Nuccio mi chiese come mai non dormivo, gli risposi che ero pensieroso a causa degli allenamenti del giorno dopo. Quando racconto questa cosa ai miei giocatori non mi credono, pensano che sto esagerando. Non è vero che non curava la fase difensiva, il suo motto è si vince facendo un gol in più degli altri, quindi facevamo un 30% di fase difensiva ed un 70% di fase offensiva. Mi ha detto tante cose, non ero mai pungente cattivo. Quando segnavo la domenica, il martedì non mi volevo mai allenare e lui ogni volta mi diceva: “oggi cosa hai?” ed io gli rispondevo che ancora dovevo recuperare… Quando saltavi un allenamento lo recuperavi il giorno dopo”.

Batistuta

“Anche lui argentino guarda caso. Sono arrivato a Firenze e ci siamo subito capiti e piaciuto, siamo andati sempre d’accordo dentro e fuori dal campo. In un trio/ in duo è importante creare quell’intesa fuori dal campo, dato che poi dentro viene più facile. Gabriel è fuoriclasse assoluto che finalizzava tutto quello che di buono faceva la squadra per lui. Diego era un extraterrestre, con lui ho avuto un rapporto speciale, mi ha voluto e mi ha sponsorizzato tantissimo, gli sono piaciuto molto come giocatore, come ragazzo ed ho avuto la fortuna di allenarmi un anno con loro, allenandomi quotidianamente. Ero più piccolo e lui per me c’era sempre, con Bati ero più grande ed avevo un rapporto diverse. Due giocatori con due personalità diverse, uno fenomeno e l’altro un extraterrestre. Batistuta lo metto nei primi 3 cannonieri al mondo, dietro Messi e Ronaldo. Se giocasse adesso arriverebbe a 30/35 gol. A livello tecnico Ronaldo il brasiliano era superiore al Bati ma come goleador era più forte l’argentino. Ronaldo ha sempre giocato in grandissime squadre e questo ti da un vantaggio in più. Attaccando 70 minuti su 90 è più facile fare gol. Batistuta ha giocato 10 anni a Firenze, poi alla Roma ed a fine carriera all’Inter, quando era in fase calante. Ha sempre giocato in squadre importanti, mai nelle squadre top o nelle prime 5 d’Europa. Ha lasciato Firenze e la Fiorentina; poiché voleva vincere. C’erano squadre molto più forti della Fiorentina, lo capii e quell’anno lascio Firenze per andare a vincere lo scudetto alla Roma, altrimenti sarebbe rimasto a vita a Firenze”.

Sarri, Bianchi e Sacchi

“Bianchi lo ringrazierò per tutta la vita, mi ha fatto realizzare un sogno facendomi debuttare in Serie A con la mia squadra del cuore. Sacchi mi ha fatto coronare un altro sogno: debuttare in nazionale. Infine Sarri è lui che deve ringraziare me (ride – ndr), infatti da allenatore emergente ha avuto la fortuna di avere un squadra Ciccio Baiano che gli faceva vincere le partite. Scherzi a parte, si vedeva che era un allenatore molto preparata, arrivò alla Sangiovannese e trovò una squadra già forte per la categoria e vincemmo il campionato. Lo devo ringraziare, perché mi ha sempre fatto sentire importante per la squadra, io ho ricambiato questa fiducia facendogli vincere il campionato, ovviamente ciò non sarebbe stato possibile se non avessi avuto l’aiuto dei miei compagni. Quella vittoria del campionato ha permesso a Sarri di salire di categoria e fare una carriera importante nel mondo del calcio.
Quando ero a Napoli ci sentivamo spesso, mi ha fatto andare in ritiro da loro, mi ha fatto vedere il lavoro che svolgevano ma già lo conoscevo. Maurizio è un perfezionista, lavora 24 ore su 24 in campo e fuori, tuttavia nonostante il rapporto di amicizia non c’è mai stata la possibilità di andare a lavorare con lui né a Napoli né alla Juve”.

Rambaudi, Baiano e Signori

“A Foggia i nostri cognomi erano una filastrocca, che tutti ripetevano sempre. Eravamo un trio che ha regalato emozioni e gioia ad una piazza che si nutriva di calcio e del Foggia. Eravamo esaltati da una squadra che giocava per noi e dagli schemi di Zeman che dovevamo mettere in pratica. Eravamo 3 ragazzi che avevamo l’aspirazione di diventare calciatore, era quello lo spirito di non mollare mai.
A Foggia abbiamo trovato amicizia vera, non c’erano gelosie, ciascuno di noi giocavo per l’altro e bene o male segnavamo quasi tutte le domeniche. Quando si trovano queste situazioni, gli attaccanti fanno sempre bene.
Il rapporto con Signori era ottimo ma non ci frequentavamo tanto fuori dal campo. Essendo single faceva la vita da scapolo e frequentava gli scapoli del gruppo, io invece avevo un rapporto più stretto con gli sposati: Rambaudi e Nuccio Barone su tutti. Con Beppe stavamo sempre al campo insieme, in ritiro anche e sul pullman prima delle partite si giocava sempre a carte”.

Sannino

“Beppe è un amico fraterno, che mi ha insegnato tanto. Non è facile passare dal fare il calciatore a diventare allenatore, sono due cose diverse. Ho avuto la fortuna di collaborare con lui per 4 anni, abbiamo fatto Varese, Siena, Palermo e Chievo Verona, poi è andato all’estero e non me la sono sentita di seguirlo. Non abbiamo più collaborato, per me è stata una persona molto importante e lo ringrazierò per sempre.
L’allenatore in seconda fa la spalla del primo, avevo un rapporto con Sannino molto buono; infatti lui mi lasciava sempre lavorare. Sono due ruoli diversi, la differenza sostanziale tra l’allenatore ed il vice sta nella pressione, le critiche e le colpe sono sempre del primo allenatore”.

Pisa

“Primo anno da allenatore della Primavera, primo anno che faccio il settore giovanile. All’inizio è stata molto difficile, il Pisa proveniva dalla Serie C ed in quanto tale l’anno prima non aveva la Primavera. Il 70% della Beretti è passato in Primavera e sia per inesperienza che per fisicità abbiamo fatto tanta fatica. Nel girone di ritorno la squadra era pronta e se la giocava con tutti alla pari, anche con squadre costruite spendendo milioni di euro. Il lavoro paga e nonostante tutte le difficoltà la squadra aveva una sua fisionomia e sapeva bene come interpretare il campionato”.

Due minuti per dire ciò che vuoi


“Voglio parlare dell’esperienza al Derby County, un’esperienza che auguro a tutti i miei colleghi, amici e non di fare. Tutti devono partecipare al campionato più importante al mondo, ti arricchisce e ti fa capire che il calcio è un gioco e ti insegnano ad amare sia quando le cose vanno bene che quando vanno male. Si è tifosi sempre sempre, anche nei momenti più difficili, tanto prima o poi la ruota gira e si ritorna a vincere”.

Un bilancio della tua carriera?


“Positivo, sono stato fortunato ed orgoglioso di quello che ho fatto. Forse senza infortunio avrei fatto di più, in ogni piazze che sono andato ho sempre dato il massimo, anche se non sono riuscito a dare il massimo. A Firenze mi sono rotto due volte il perone, il crociato ed il legamento ho perso un anno e mezzo, per ritrovare la forma dopo questi infortuni ci vogliono almeno 4/5 mesi. Questa è l’unica cosa di una carriera positiva. Si può dire sempre potevo, non potevo ma i se e i ma se li porta via il tempo. A me i fatti mi hanno sempre dato ragione. Non mi sono accontentato di guardare gli altri. Sono andato via dal Napoli che avevo 4 fenomeno avanti, ho rifiutato il Milan perché volevo giocare non fare la riserva. Ho detto se vengo al Milan non mi date le scarpette da calcio ma le mocassino. Al Milan c’erano mostri sacri e non mi sono sentito di andare lì per allenarmi e poi fare la panchina. Io mi divertivo solo quando giocavo, quando non giocavo mi divertivo poco”.

Pecoraro: “Inter-Juve sparito audio Var sulla mancata espulsione di Pjanic”

Pecoraro-Inter-Juventus-Var-Pjanica

Dal gol di Muntari negato ad oggi tanti normali tifosi, assistendo agli ultimi 9 campionati avrà invocato una nuova calciopoli. Anche chi vi scrive certo, come fu per Mario Suma tanti di noi almeno una volta hanno gridato allo scandalo. Con l’intervista di Pecoraro a Il Mattino si accende una nuova polemica, anche se l’ex procuratore federale esclude l’ipotesi di dolo.

Pecoraro racconta l’apertura di un’indagine sulla partita Inter-Juventus del 28 Aprile 2018. L’episodio più discusso, perché sull’1-1, con l’Inter in 10 dal 18’ per l’espulsione di Vecino (giallo convertito in rosso proprio dopo intervento Var), la partita avrebbe forse potuto prendere un’altra piega. Pjanic invece, già ammonito, era franato addosso a D’Ambrosio ma veniva graziato, e l’interista ammonito per proteste.

«Chiedemmo i file ad arbitri e Lega. Ci arrivarono a inizio del campionato successivo e l’unico episodio che mancava era l’unico che ci importava: quello che aveva portato alla mancata espulsione del bianconero»

«L’unico episodio dei dialoghi fra l’arbitro Orsato e il Var in cui non c’è audio registrato era l’unico che ci importava: quello che aveva portato alla mancata espulsione di Pjanic».

LA RICOSTRUZIONE DI PECORARO

«È stata la direzione dell’arbitro Daniele Orsato in Inter-Juventus che mi ha portato ad avere delle tensioni con il mondo arbitrale. Avevo avuto degli esposti, sottoscritti, di associazioni, tifosi, organizzazioni sul suo operato e per non sbagliare chiesi anche ai miei vice se era il caso di aprire o no un procedimento. Io non credo che avremmo trovato prove di malafede e chiesi all’Aia e poi alla Lega, ai soli fini conoscitivi, i dialoghi audio-video tra Var e arbitro di quella partita. Insistetti: fateceli consultare, altrimenti che Procura federale siamo?».

La risposta si fece attendere, e quando arrivò fu clamorosa: « Ce li diedero solo a inizio del campionato successivo. Ma lì ci fu la sorpresa. Apriamo il file e l’unico episodio in cui non c’è audio registrato era l’unico che ci importava: quello tra Orsato e il Var che aveva portato alla mancata espulsione di Pjanic. C’erano i colloqui di tutto tranne che di quello. Mi dissero che non c’era e basta. Io sono certo che non ci sia stato dolo, ma ero obbligato a procedere, anche perché dovevo dare delle risposte a quegli esposti. Alla fine ho archiviato».

MANCATA INTERRUZIONE DI INTER-NAPOLI 2018 ED ESPULSIONE DI KOULIBALY

«La mancata interruzione del gioco di Inter-Napoli e la difesa d’ufficio dell’arbitro Mazzoleni non le ho mai mandate giù — racconta Pecoraro —. Intervenni duramente. E non c’entra nulla che sono tifoso del Napoli. Il razzismo e la discriminazione territoriale sono una cosa insopportabile. Per me il gioco andava interrotto anche quella sera, come da quel momento in poi è successo. Ma Mazzoleni disse che non aveva sentito nulla, mentre i miei ispettori a bordo campo stranamente avevano sentito tutto e pure riferito. Era un momento strano. Gli incidenti fuori dallo stadio, il clima all’interno di San Siro: mi aspettavo una reazione forte da parte dell’arbitro, cosa che è avvenuta giustamente qualche tempo dopo da parte di Rocchi in Roma-Napoli».

BORDATE SU CALCIOSCOMMESSE E FEDERCALCIO

«Tanti calciatori scommettono sulle partite ma no nci sono le prove». La seconda: «La sensazione è che la federcalcio abbia voluto mettere le mani sulla procura nominando i miei vice a mia insaputa».

Ripresa serie A, Zeman: “Sono pessimista, prima la salute” (VIDEO)

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Zdenek Zeman é intervenuto a Radio Kiss Kiss. Incalzato da Walter De Maggio sulla possibile ripresa della serie A ha detto la sua, anche sull’ipotesi assegnazione scudetto.

Zeman a Radio Goal

RIPRESA CAMPIONATO E ASSEGNAZIONE SCUDETTO

“Ripresa serie A? Io sono pessimista, questo virus ha fatto grossi danni e temo che ne farà ancora. In questo momento la salute è la cosa più importante. L’assegnazione dello scudetto? Al riguardo si possono fare tante ipotesi, ma per me non c’è niente da assegnare a nessuno”.

INSIGNE E IMMOBILE

“Lorenzo è napoletano e tiene molto alla maglia azzurra, ma il suo futuro dipenderà dalle condizioni che gli verranno proposte dalla società. Immobile? Anche lui a napoletano, ovviamente tiene ai partenopei. Adesso sta facendo bene alla Lazio, spero che possa continuare così”

Fantacalcio.it immagina la Juventus di Zeman

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Il famoso sito popolato da fanta allenatori, Fantacalcio.it, lancia una rubrica dal nome “L’allenatore sbagliato”. Si inizia dall’inimitabile Zdenek Zeman sulla panchina della Juventus.

Il primo esperimento di Fantacalcio.it è quello di Zeman alla Juve. Eh già, proprio il tecnico Boemo amante del bel calcio e poco legato al risultato, che evidentemente per l’allenatore “non è l’unica cosa che conta”. E così immaginiamo alla Continassa serie infinite di gradoni a spinta alternata, balzi a piedi uniti e gradini in rapidità. Una preparazione per nulla semplice per i calciatori di esperienza nella rosa bianconera.

Juventus con il 4-3-3 di Zeman

La sua Juve potrebbe partire con un 4-3-3. In porta confermato Szczesny che ha dimostrato una certa dimestichezza con i piedi. A destra impossibile non pensare a Cuadrado, un esterno d’attacco sulla linea di difesa, un’autentica ossessione per l’allenatore che in carriera ha trasformato diversi calciatori e che si avvarrebbe anche del lavoro fatto da Sarri quest’anno. Per la coppia centrale, invece, preferiti Bonucci De Ligt per la loro qualità in impostazione anche se la rapidità di Chiellini a campo aperto potrebbe dare una mano all’allenatore. Peccato non avere in rosa Emre Can che di sicuro sarebbe stato adattato al centro della difesa. Sulla sinistra confermiamo, invece, Alex Sandro liberato dai compiti difensivi e libero di involarsi in corsia.

Stravolto invece il centrocampo. Fuori Pjanic e dentro Bentancur come schermo davanti la difesa. Ai suoi lati di sicuro Ramsey confermatissimo per la sua capacità di inserimento. Come terzo centrocampista – visto il passo e le qualità tecniche di Matudi, Khedira e Rabiot – nessuno si stupirebbe nel vedere un talento della Primavera aggregato in prima squadra o magari un Dybala/Bernardeschi adattato come mezz’ala.

In attacco confermatissimo Ronaldo nel ruolo di prima punta. Fuori Higuain e dentro sulle corse Douglas Costa a sinistra e Bernardeschi o Dybala a destra. Il Boemo di sicuro proverebbe a lavorare sulla Joya per adattarlo ad un ruolo non suo (vedi Insigne a Foggia) e farlo esplodere in un’altra posizione di campo pur di non rinunciare alle sue qualità in attacco.

Calciomercato.com, Zeman nella storia per aver regalato bellezza

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Il sito Calciomercato.com ha stilato una classifica dei dieci migliori allenatori stranieri, con un passato nella nostra Serie A. Tra questi dieci non manca il Maestro Zdenek Zeman.

Noi ripetiamo spesso ai detrattori del Boemo perché, pur non vincendo uno scudetto, Zeman è scolpito nel cuore e negli occhi di tanti fortunati che hanno potuto ammirare il suo calcio. Chi lo ha avuto come allenatore, anche solo da avversario, non può negare di aver vissuto della emozioni particolari. Emozioni tali da portare tanti tifosi di tutta Italia, a spostarsi dalle proprie città e gustarsi lo spettacolo del suo 4-3-3, spesso lontano dalla propria squadra del cuore. Anche solo per questo è d’obbligo inserirlo in classifiche e Hall Fame, si parla sempre di un personaggio che ha migliorato il nostro calcio, insegnandone un’altra visione, ancora non completamente compresa. Ma nel calcio di oggi la sua filosofia si è diffusa a larga scala, anche se con scelte tattiche e moduli diversi, sta andando avanti la cultura del lavoro e delle idee. Nella classifica di Calciomercato.com è in compagnia di allenatori che hanno vinto tutto. Eccone alcuni, il resto lo troverete nell’articolo originario.

Zdenek Zeman

Si può guadagnare un posto nella memoria collettiva di molti senza vincere nulla? Si può. Vedi alla voce Zemanlandia. Il Foggia, poi la Lazio e la Roma, ma anche il Pescara. Si può perdere in gloria, seminando tanta bellezza.

Helenio Herrera

Ha cambiato la storia del calcio italiano. Prima di lui gli allenatori avevamo un ingaggio risibile. Lui ha preteso di essere pagato più dei suoi giocatori. Con l’Inter ha segnato un’epoca: negli anni ’60, 3 scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali.

Nils Liedholm

Italiano onorario, arrivato da calciatore (Milan) nel 1949. Due imprese storiche per il «Barone»: la Stella col Milan (1979), il titolo con la Roma (1983). Ha imposto la «zona» in anni in cui si giocava all’italiana. La sua idea di calcio era ariosa, pulita, spettacolare.

Vujadin Boskov

Il calcio sorridente, gli slogan entrati nella storia. Ha plasmato e portato alla gloria la meglio gioventù del calcio italiano tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90. Lo scudetto vinto con la Sampdoria di Mancini & Vialli rimane una pagina indelebile.

SALVIO IMPARATO

Vives: “Con Zeman vai in campo e non senti la stanchezza”

Lo ha detto Giuseppe Vives, detto “Il Professore” ai tempi del Torino dove fu capitano come a Lecce . Ecco le parole rilasciate a casa Di Marzio in diretta instagram.

“Non dovevo essere io il calciatore di famiglia – confessa Vives – quello bravo era mio fratello di cinque anni più grande. Giocavo per strada appena finivo i compiti e hanno consigliato a mio padre di portare anche me a scuola calcio”

“Mamma voleva che entrassi in Guardia di Finanza, non fossi stato calciatore sarei finito sicuramente lì”, e invece Vives ha scelto la via del calcio, che oggi non abbandona, tanto che ha aperto una sua scuola calcio, dove insegna anche se non nelle vesti di ‘professore’.

 Luciano Spalletti a gli inizi all’Ancona,

“Una persona eccezionale in un’esperienza che mi ha fatto tanto crescere anche se c’era una situazione societaria particolare”, prima di passare da Giugliano, tappa chiave della sua carriera dopo che aveva pensato addrittura di smettere di giocare. “Avevo un problema al quadricipite, pensavo di non poter continuare, volevo smettere ma grazie al presidente del Giugliano mi sono rimesso in carreggiata e poi sono tornato a vivere le emozioni più belle”.

 Zeman e il lavoro duro

“Zeman mi aveva visto in una partita a Melfi e mi volle a tutti i costi al Lecce, io non volevo andare perché mi sentivo in famiglia. Filippo Falco, il mio procuratore, venne a casa mia per convincermi. A Lecce dovevo rimanerci un giorno, solo per salutare e ringraziare, ma la mattina dopo sono partito in ritiro a Tarvisio con loro. Adesso non so se sarei in grado di affrontare un ritiro con Zeman. Mi appoggiavo al muro per aiutarmi con le salite, ma poi quando giochi non ti accorgi della stanchezza. Ti dava grandi stimoli durante gli allenamenti”. 

L’arrivo al Torino e la dura separazione con il Lecce come fu quella con il Giugliano

“Per farmi andare via da Lecce mi hanno dovuto costringere. Mi avevano venduto al Torino ma non volevo andare via dalla Puglia, sentivo come se stessi lasciando di nuovo casa. Poi a Torino ho vissute altre grandi emozioni”.

I sedicesimi di Europa League al San Mamés

“Mai avrei immaginato di poter disputare una partita del genere. Lì il Napoli ci aveva perso il preliminare di Champions, non c’era un posto libero allo stadio. Io per 90 minuti non mi sono reso conto di dove ero, un’emozione incredibile, sono anche riuscito a conquistare il rigore dell’1-0”.

Kutuzov: “Grazie a Zeman diventai una macchina”

Kutuzov-Zeman

In collegamento Skype con YSport, l’ex attaccante Vitali Kutuzov ha ripercorso il suo anno, la stagione 2003-2004, nell’Avellino di Zdenek Zeman

“Mi fa piacere essere rimasto nella memoria dei tifosi dell’Avellino – afferma Kutuzov – io cercavo di dare in campo tutto quello che avevo in corpo, ma purtroppo retrocedemmo a fine campionato. Facevamo cose importanti, ma non riuscivamo a vincere. Forse mister Zeman non riuscì a trovare la quadratura”.

SU ZEMAN

“Pensavo fosse un serial killer per i suoi modi di farci allenare. Io lo soffrivo tanto, preparai pure le valigie per andare via dal ritiro, perché psicologicamente stavo male, ero solo in camera. Poi sono rimasto, grazie a Ferraresi, che ora fa l’allenatore ed è un mio grande amico. Mi diede una grande mano. E grazie a Zeman sono riuscito a farmi valere alla Sampdoria, per due stagioni in Serie A. Finisce il campionato ad Avellino e vado alla Sampdoria, che aveva in attacco due bandiere e due nazionali sulle fasce, Volpi e Palombo a centrocampo: mi ritaglio uno spazio importante, non so neanche come, ma se c’è una persona che devo ringraziare è proprio Zeman. Ero diventato una macchina e questo ti dà certezze per tutto il resto”

Rambaudi: “Zeman era 20 anni avanti” (VIDEO)

"Siamo il Foggia di Zeman!" - Lettera aperta

Ospite in una lunga diretta della trasmissione Talento Calcio, Roberto Rambaudi parla del suo passato con Zeman e della sua nuova carriera di allenatore. In collegamento anche Fulvio Collovati.

TALENTO CALCIO 25.MARZO 2020. DALLE 20.30

CON : @FULVIO COLLOVATI – Roberto Rambaudi – Giovanni CostantinoCONDUCE : ANDY NINE (Andy FJ C)

Posted by Talento Calcio on Wednesday, March 25, 2020

”Zeman ai tempi di Foggia era 20 anni avanti – confessa Rambaudi – come ti spiegava lui la fase offensiva nessuno mai. Giocavamo un calcio propositivo in un campionato di livello superiore. Nulla da togliere ai campioni di oggi, ma il tasso tecnico della serie A anni 90 era superiore. Ti distruggeva fisicamente in allenamento, ma i risultati si vedevano. Forse il suo unico difetto era ignorare il recupero fisico, ma è uno dei migliori di sempre e poteva fare molto di più nel nostro calcio”

Tg3 Leonardo, nel 2015 già si parlava del pericolo coronavirus (VIDEO)

Ci è pervenuto un video del 2015 del Tg3 Leonardo, in cui informava di un supervirus creato in laboratorio. Il pericolo ci era già stato presentato.

Il video sembra essere originale del Tg3 Leonardo del 2015.

Nel video si parla di un supervirus creato in Cina, un virus polmonare a scopo di ricerca ottenuto unendo un coronavirus con il virus della Sars.

Sono numerose le proteste degli scienziati, preoccupati per questo innesto pericoloso. Il virus preso dai pipistrelli e modificato ed è capace di contagiare la specie umana, senza dover passare per una specie intermedia. Nel finale il servizio recita con scetticismo:

“L’eventualità che il virus possa trasmettersi all’uomo, senza passare per una specie intermedia, ad esempio il topo, sta creando varie polemiche. Già un anno fa (2014 n.d.r.) il governo U.S.A. aveva sospeso i finanziamenti alle ricerche che puntavano a rendere i virus più contagiosi. La moratoria non aveva, però, non aveva fermato il lavoro dei cinesi sulla SARS, che era già in fase avanzata e non si riteneva fosse cosi pericoloso. Secondo una parte del mondo scientifico di fatto non lo è, perché le probabilità che passi alla specie umana, sarebbero irrilevanti rispetto ai benefici della ricerca. Un ragionamento che molti altri esperti bocciano. Primo perché il rapporto tra rischio e beneficio è difficile da valutare. E poi perché, specie di questi tempi, è più prudente non mettere in circolazione organismi, che possano sfuggire o essere sottratti, al controllo dei laboratori”.

SALVIO IMPARATO

sarebbero irrilevanti rispetto al valore della ricerca

Manicone: “Zeman innovatore al pari di Crujiff, Sacchi e Guardiola”

Manicone, ex calciatore, anche di Zemanlandia, e attuale vice di Petkovic in Svizzera a parlato a TMW Radio al programma Maracanà

La svizzera è il primo campionato che si è fermato per Coronavirus

“Sì, quando in Italia c’erano già i primi casi. Sono stati lungimiranti – afferma Manicone – ad applicare questa politica. Quando hanno cominciato a sospendere le partite e le scuole in Italia, in Svizzera si era rimasti aperti. Quando è iniziata ad aumentare la percentuale di contagiati, si sono chiuse anche le scuole”.

Tonali, Chiesa, Castrovilli. Su chi punteresti per una grande squadra?

“Bisogna in che contesto vanno e quante possibilità hanno di giocare. Sono tre giocatori diversi, fortissimi, nel giro della Nazionale e di sicuro avvenire. Di sicuro cresceranno, ma devono giocare nel ruolo ruolo”.

Michels, Cruijff, Sacchi, Guardiola: chi ha rivoluzionato di più il mondo del calcio?

“Io aggiungerei anche Zeman, perché tanti allenatori si sono rifatti a lui, anche a livello internazionale. Guardiola si è rifatto molto a Cruiff, ma anche Sacchi è stato un grande. ha cambiato il modo di vedere il calcio. Per me sono tutti alla pari, sono dei grandissimi”.