Luciano De Crescenzo: “Nessuno può insegnarci ad amare Napoli”

Era la festa scudetto del Napoli, il primo tricolore degli azzurri. Gianni Minà chiamo sul palco l’ingegnere filosofo Luciano De Crescenzo.

L’indimenticato intervento di De Crescenzo

“Io più che della squadra,vorrei parlare del pubblico, lo so che corro il rischio di essere retorico. Pochi giorni fa l’Ajax ha vinto la Coppa Delle Coppe ed è successo di tutto ad Amsterdam, hanno fatto centinaia di milioni di danni, hanno rotto macchine, rotto tutto. Perché noi napoletani invece ci siamo comportati bene? Perché abbiamo voluto dimostrare il nostro amore, noi amiamo la nostra città, io voglio bene a Napoli ‘e capit!?, lo so che so retorico, ma io amo Napoli.

E allora dico una cosa, io amo Napoli, voi amate Napoli che era la città più bella del mondo, ora non lo è più, ma la possiamo far diventare la più bella perché non abbiamo bisogno di nessuno che ci insegni come amarla, ma dobbiamo comportarci come ieri allo stadio!».

Un ricordo vivido, vissuto in diretta a soli 12 anni con sofferta gioia e anche speranza, grazie alle parole di quest’uomo, all’umorismo di Troisi con il suo scherzoso – «Festeggiate, ma non lasciate il gas e l’acqua aperti» – e quella fantastica squadra. Tutti uniti in quella che poteva sembrare una nuova alba per Napoli e i napoletani. Addio professor Luciano De Crescenzo.

SALVIO IMPARATO

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Roy: “Il mio Foggia con Zeman mi ricordano l’Ajax”

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Bryan Roy ricorda il Foggia di Zeman, paragonandolo all’attuale Ajax. L’occasione è un’intervista rilasciata a Tuttomercatoweb, in cui si commenta la scelta di De Ligt di accettare la Juventus.

Roy, partiamo ovviamente da De Ligt: la scelta Juve è quella giusta?

“Non è giusta – confessa Roy – è giustissima. De Ligt ha fatto una grande scelta decidendo di vestire la maglia della Juventus. Se c’è qualcosa in cui deve ancora crescere, infatti, è la fase difensiva: quale posto migliore per farlo se non la squadra bianconera? La difesa della Juve è un esempio in tutto il mondo, Chiellini e compagni si muovono all’unisono difendendo secondo un algoritmo ben preciso. E De Ligt, in Serie A, avrà sicuramente tanto da imparare”.

Ormai ne parlano tutti, ma ci aiuta a conoscere più in profondità questo diciannovenne che ha attirato l’interesse delle big mondiali?

“De Ligt è un difensore fortissimo di testa e con una personalità mostruosa. Infonde sicurezza a tutti i suoi compagni, è un capitano e un leader assoluto. Ma non è stato sempre così…”.

Com’era quando lo allenava proprio lei nell’Under 17 dell’Ajax?

“Già all’epoca si notavano bene le sue qualità tecniche fuori dalla norma, si capiva che sarebbe diventato un campione. Lo spostai proprio io dal centrocampo alla difesa per la prima volta, Matthijs aveva tutto: potenza fisica, colpo di testa, tocco di palla. Mancava ancora però di un po’ di carisma, visto che a 15-16 anni era davvero timidissimo. In questo senso ha avuto uno sviluppo incredibile negli ultimi anni”.

Dopo il botto Cristiano Ronaldo della scorsa estate, De Ligt è l’uomo che manca alla Juve per vincere la tanto agognata Champions?

“Non so se sia proprio lui il calciatore che manca, la Champions è una competizione a sé. Ma De Ligt, secondo me, può dare un’ulteriore spinta alla Juventus verso il raggiungimento del suo grande obiettivo. È un fuoriclasse e lui stesso ha bisogno di un trofeo così importante per imporsi definitivamente nel calcio che conta”.

Non solo De Ligt, lei ha avuto modo di allenare anche Donny van de Beek, oltre a conoscere da vicino Frenkie de Jong.

“Altri due grandi calciatori, due talenti puri. De Jong ha tutto, è un centrocampista straordinario in ogni fase di gioco, già pronto per il grande salto al Barcellona. Van de Beek, invece, ha magari bisogno di ancora un altro po’ di tempo per tirare fuori tutto il suo strepitoso potenziale”.

De Ligt, De Jong, Van de Beek sono tutti figli di un Ajax coinvolgente e appassionante. Qual è il segreto dei lancieri?

“Nell’Ajax ho avuto il piacere di giocare, allenare e lavorare come dirigente, sarà sempre parte di me. La filosofia di Johan Cruijff sta alla base di tutto: il suo calcio totale e totalizzante. In Olanda, fatta eccezione proprio per l’Ajax, si lavora tantissimo dal punto di vista tattico, forse però manca ancora qualcosa da quello tecnico. Proprio per questo negli ultimi anni ho cominciato a lavorare per colmare nel mio piccolo tale lacuna: gestisco una sorta di scuola calcio, con giovani calciatori tra i 12 e i 16 anni che vengono a migliorare i fondamentali”.

Lo spettacolo, d’altronde, era proprio ciò che ispirava il Foggia ‘zemaniano’ in cui ha giocato e incantato tutti tra il 1992 e il 1994.

“Assolutamente. Quel Foggia e l’idea di calcio di Zeman mi ricordano la freschezza e la temerarietà dell’Ajax che ha fatto innamorare tutto il mondo dello sport nell’ultima stagione. A proposito, ci tengo davvero tanto a mandare un messaggio di sostegno ai tifosi rossoneri in questo momento così difficile per il club. Spero che i Satanelli possano tornare presto in alto, una piazza così meravigliosa non dovrebbe neanche sapere cosa significa la parola fallimento”.

SALVIO IMPARATO

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Roy: “L’Ajax è come una squadra allenata da Zeman”

L’ex attaccante dell’Ajax e del Foggia di Zeman Brian Roy, ha parlato della sfida degli olandesi contro il colosso Juventus, rivale storica che esaltò il fenomeno zemanlandia.

Ecco l’intervista rilasciata da Roy al portale Tutto Juve

Si può parlare di sfida tra Davide contro Golia?

“In questo momento – dice Roy – possiamo tranquillamente affermare questo. La Juventus è una squadra che non lascia giocare l’avversario, il suo obiettivo è quello di distruggere il gioco altrui e per questo l’Ajax farà fatica ad affrontare questa doppia sfida. Paradossalmente, era meglio affrontare il Real Madrid proprio perché ha lasciato più libertà di manovra e più possesso palla”.

Quindi, era meglio pescare il Barcellona invece che la Juventus?

“No, meglio la Juve del Barcellona (sorride ndr). I bianconeri sono difficili da affrontare, ma c’è un’opportunità da poter sfruttare”

L’opportunità di cui parli è quella di sfruttare la partita d’andata?

“Esatto, l’Ajax dovrà cercare di far bene e di non prendere gol. Dovrà essere al 100%, sarebbe molto importante presentarsi a Torino senza subire marcature”.

L’Ajax è una squadra pazza perché è capace di segnare sei gol così come è altrettanto in grado di subirne altrettanti. E’ una qualità, questa, che potrebbe rivelarsi un pregio ma anche un grosso difetto.

“E’ come una squadra allenata da Zeman (sorride ndr). L’Ajax ha giocatori fortissimi nella propria rosa, da sempre cerca di giocare bene e di imporre il proprio gioco. A mio parere, a guardarla ti diverti davvero tanto”.

Chi dovrà temere, in particolare, la Juventus?

“I giovani dell’Ajax sono molto forti, ci sono ragazzi come De Jong, Tadic e De Ligt che si stanno esprimendo bene in questa stagione. Alcuni di loro li conosco bene perché li ho allenati nel settore giovanile, come Blind, van de Beek, Mazraoui e lo stesso Matthijs. Sono molto contento del percorso e della carriera che stanno seguendo fino ad ora”.

C’è qualcosa che vorresti raccontare di De Ligt?

“Lo conosco da quando aveva quindici anni, così come Blind. De Ligt, all’epoca, era molto timido e non era affatto un gran chiacchierone al contrario di oggi che è diventato un uomo (sorride ndr). Quando ero suo allenatore, mi avevano colpito tre qualità: la cattiveria, la rapidità e la testa con cui anticipava subito l’avversario. Queste, indubbiamente, sono qualità che sta mantenendo anche attualmente”.

De Ligt ha come procuratore Mino Raiola, lo stesso che è stato decisivo per il tuo approdo a Foggia. Visto che lo conosci bene, ti puoi sbilanciare ed affermare che lo porterà alla Juventus?

“Dovete parlarne con lui, non con me. Per me può andare dappertutto e non soltanto alla Juventus. Certo, in bianconero avrebbe bisogno di giocatori come Chiellini e Bonucci che potrebbero fargli da chioccia. Ho bei ricordi con Mino, mi aiutò nel trasferimento a Foggia e ancora adesso, a pensarci, sono stato contento di aver giocato in Puglia. E mangio ancora tanta pasta (sorride ndr)”

Ci sono differenze tra la Juve di oggi e quella degli anni ’90?

“La Juve degli anni ’90 giocava di più la palla, aveva più possesso e c’era molta gioia nell’osservare il loro reparto offensivo che contava giocatori del calibro di Ravanelli e Del Piero. Quella di oggi, invece, è più difensiva ma più efficace. E’ brava a tenere strette le linee, non tutte le squadre ne sono capaci e in questo modo i bianconeri diventano un avversario difficile da attaccare. In conclusione, a mio parere, la squadra guidata da Lippi era più forte anche perché giocava in una Serie A decisamente più competitiva”.

Quanto fa paura CR7 dalle parti di Amsterdam?

“E’ uno dei calciatori più forti al mondo, è alla pari di Messi. Quando è in campo, c’è sempre il timore di prendere gol. La difesa dell’Ajax proverà a difendere il più possibile dagli assalti degli attaccanti bianconeri, ma ci sono giocatori rapidi che possono contrattaccare nell’immediatezza. Spero che non giochi Douglas Costa, non ho mai capito il perché il Bayern Monaco lo abbia mandato via”.

Ma la Juve non è solo CR7, c’è anche una difesa solida che potrebbe scoraggiare i giovani attaccanti olandesi.

“Sì, a mio parere Bonucci e Chiellini compongono la coppia centrale più forte nel calcio europeo”.

Chi vedi come favorite in Champions?

“City e Barcellona sono sullo stesso piano, poi c’è la Juventus. Però i bianconeri dovranno superare per prima l’Ajax, dobbiamo ragionare in questo senso e non dare per scontato nulla (sorride ndr). Spero che ci possa essere un po’ di fortuna per i miei connazionali”.

Alcuni giorni fa, nel corso dell’ultima giornata di campionato, Kean è stato protagonista di uno spiacevole episodio legato al razzismo. Che cosa ne pensi?

“Sì, purtroppo ho sentito questa notizia e ne sono rimasto molto dispiaciuto. Fino a quando la politica non prenderà una decisione definitiva, ci saranno sempre degli episodi di questo genere. E’ assodato ma lo ribadisco: io sto con Kean”

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