Zeman: “Calcio italiano povero di inventiva e attuazione progetti”

Zdenek Zeman torna in prima pagina sul Corriere Dello Sport, questa volta accanto ad Ibrahimović. Intervistato ancora da Antonio Giordano.

Se avete avuto un tempo per sognare, vi sarete perduti nei tagli e nelle diagonali, nelle sovrapposizioni e in un calcio che vi avreb- be posseduto, come un demone dal quale è impossibile difender- si: e tra Licata e Foggia, e poi sulle due sponde di Roma, e ancora tra Lecce e Pescara e persino negli anfratti di delusioni dolorose (Napoli, Avellino, Salerno) avreste ritrovato una visione onirica d’un football verticale, un’avvolgente poesia da recitare come nel Santo Natale, salendo sulla seggiola e declamando. 4-3-3 sa di Zeman, soprattutto di lui, d’una dimensione onirica che conquista e stordisce, d’una visione eternamente futurista – ieri come oggi – e intramontabile: non è mai evaporato quel modello, eppure avrebbero voluto farcelo credere, ma è rimasto eguale a se stesso, disegna nella fantasia un palleggio che guarda lontano, non vive di ricordi, e punta dritto al cuore della gente che ancora insegue un selfie oppure le tracce d’una bellezza ch’è eterna

Il calcio secondo Zeman ha sfumature diverse, sa di antico e di moderno assieme, e non rientra nelle convenzioni.

«Io sto guardando spesso la Lazio e la Roma e mi sto divertendo. La Lazio in particolare, in questo momento, mi piace: ha un centrocampo fantastico e quei due là davanti che sono decisivi. Cinque uomini di così alto livello ti appagano, ti fanno divertire. Però ogni anno le capita sempre un periodo un po’ difficile che finisce per pregiudicar- ne la stagione».


La Juventus vista da Zeman che sensazione lascia?

«Per me vincerà lo scudetto, a meno che non accadano inciden- ti di percorso straordinari. Ma ha una qualità dell’organico inarrivabile, basta leggere i nomi dei titolari e anche quelli delle cosiddette riserve».


Però ha anche un gioco che non è quello che vorrebbe Sarri…

«Non è semplice e comprendo. Neanche al Chelsea è stato possibile riprodurre il modello-Napoli. Ma quella era una squadra diversa, nella quale si fondeva la magia degli interpreti. E non si ritrovano calciatori così compa- tibili tra di loro da esaltarsi tutti assieme. Il Napoli non va preso come esempio, perché resta qua- si unico nel suo genere».

E’ tornato Ibrahimovic e la sua irruzione ha scosso.

«Ma sono curioso di vederlo, perché ha un’età e lo dico con assoluto rispetto. Il fisico è imponente, il talento non si discute, ma viaggia sui 38 anni ed è un dettaglio che non si può ignorare. Poi i grandi ritorni, al Milan, non hanno mai contribuito a clamorosi rilanci. Non credo che possa accadere, ma sono pronto a verificare il contrario».

La Roma ha cambiato proprietà, ormai.

«E non so che dirle. Speriamo che questa dia qualcosa in più di quella che l’ha preceduta».

Ci sono sempre più stranieri al comando, in Italia.

«Il calcio è un business, ormai, e forse all’estero ci sono più soldi da investire che qui da noi. Ma l’aspetto finanziario resta rilevante però non decisivo, perché per ave- re successo o costruire qualcosa che resti serve soprattutto altro».

Ha detto recentemente Allegri: nel calcio moderno manca la figura del dirigente.

«E sento di condividere il suo pensiero, perché corrisponde a quello che diceva: se dipendesse esclusivamente dal cosiddetto potere economico, sarebbe semplice, basterebbe spendere, spendere, spendere. E invece bisogna saperlo fare, avendo consapevolezza di ciò che serve e di quel che si vuole. Certo, essere ricchi aiuta, ma non è sufficiente. E casi ce ne sono nella storia. E’ l’idea che ti fa progredire, che ti aiuta a sviluppare un percorso».

Non vinciamo in Europa da un decennio.

«Forse perché siamo più poveri di inventiva manageriale. Il nostro ritardo non è riconducibile al conto in banca, che pure ha un peso, ma alla solidità dei Progetti, alle loro attuazioni».


L’Inter di soldi ne ha…

«Per me è ancora distante dalla Juventus e comunque avrà bisogno di un periodo di tempo necessario per rimodularsi. Però, intanto, in Champions è uscita, anche in un girone non semplice».


L’Italia, anzi Napoli, ha bruciato Ancelotti.

«Non sono dentro le questioni, però ho seguito, visto e letto e dopo le ultime vicende, qualcosa mi lasciava intuire che sarebbe accaduto. Deve averlo capito anche l’Everton, visto che è successo tutto così in fretta».


L’Atalanta è la sorpresa?

«Non può esserlo, perché ormai va avanti a certi livelli da un paio di stagioni. Gasperini fa un calcio diverso, fisico, aggressivo, orga- nizzato. E ha due calciatori, Gomez e Ilicic, che sono decisivi. Gli è mancato Zapata, ma è riuscito a fronteggiare la situazione: vuol dire che c’è consistenza».

Dire Champions, per Zeman, vuol dire…

«Pensare al Liverpool, più di ogni altra squadra. E poi subito dopo al Psg, che con Mbappé, Neymar, Icardi e quando c’è anche Cavani ti trasmette gioia e dà spettacolo vero. Poi inserisco ancora e sempre il Barcellona: per me stanno avanti queste tre e la Juve, a livello internazionale, mi pare ancora un pochino distante. E’ anche vero che in un match di andata e ritorno possono subentrare fattori esterni, il calo di forma o infortuni e squalifiche, capaci di incidere. Ma è raro. Alla distanza, si impongono i più bravi».

Disse Zeman non molto tempo fa: mi manca Totti.

«Lo confermo anche ora, che pure è passato del tempo dal giorno del suo addio. Io uno come lui lo avrei conservato in una teca e comunque avrei pro- vato ad allungargli la carriera, facendogli giocare qualche partita in più. Perché un Totti nasce assai raramente, non so quanto dovremo ancora aspettare per vederne uno che possa somigliargli. Ma la sua figura aiuterebbe sempre il calcio, anche fuori dal campo. Qualsiasi cosa egli faccia»

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Juve-Napoli, con Ancelotti ritorna il gap che Sarri aveva ridotto

Juve-Napoli-Sarri-Ancelotti

Il big match dello Stadium normalizza il Napoli. Juve-Napoli finisce 3-1 e  conferma il netto divario tra le due squadre già raccontato dal mercato.

Sembrerà una provocazione il titolo, così come sentire uno zemaniano parlare di mercato e di top player. Ma se al posto di un integralista arriva un signore che ha vinto tutto ed allenato grandi campioni, è d’obbligo uscire dai gusti e dal fanatismo e analizzare il quadro per come si presenta. Lo scenario era già chiaro da Dimaro e Juve-Napoli lo ha confermato.

SARRI E ANCELOTTI

Se fino ad oggi è sempre stata controproducente la contrapposizione tra Sarri e Ancelotti, era lecito in fase di costruzione valutare la differenza tra i due tecnici: Sarri con i suoi schemi ripetuti fino alla morte e Ancelotti con il suo calcio verticale più di concetto, che ha sempre espresso il meglio con i fantastici giocatori avuti a disposizione. Entrambi amano il bel gioco ma, vittorie a parte, impostano il lavoro in modo diverso.

Carletto, ex integralista di scuola sacchiana, si è sbarazzato di quel metodo quasi sempre indigesto ai giocatori. Sarri, invece, ha il merito di aver riportato in auge quel tipo di lavoro, mettendo in crisi i vertici del calcio italiano.

Il toscano ha razionalizzato il 4-3-3 di Zeman, mescolandolo con il calcio di Cruijff, Sacchi e Guardiola. Ecco perché chi scrive è convinto che lasciare quasi la stessa squadra di Sarri ad Ancelotti non è stato un errore, ma una dichiarazione di resa per le ambizioni scudetto: Juve-Napoli ha raccontato questo.

LA PARTITA

Se il 4-3-1-2 scelto da Allegri con Dybala dietro Ronaldo e Mandžukic intimoriva solo a leggerlo, il 4-4-2 del Napoli sollevava qualche dubbio. Rinunciare a Milik dopo la doppietta contro il Parma ha sorpreso molto. Mertens, gol a parte, è sembrato spesso fuori dal gioco e il più penalizzato dal nuovo modulo. Zielinski ci mette più volontà del solito nel rincorrere Cancelo. Hamsik sl centro non dà nerbo. Troppo poco contro questa Juventus. Infatti, abbassare il baricentro avendo quel tipo di caratteristiche non è stata una scelta vincente. Ancelotti ha dichiarato che ciò è dipeso però dal timore per l’avversario. E’ sempre il solo Allan, specialmente quando il 4-4-2 diventa in fase di possesso 4-2-4,  ad attenuare l’onda d’urto di una palla persa.

IL GAP

Contro squadre meno attrezzate, questo nuovo modulo sembrava aver ridato alcune certezze al Napoli. Contro la squadra di Allegri, però, si è rivisto quel gap tecnico che Sarri aveva quasi azzerato.  Far rendere la rosa più del suo valore, con ossessiva preparazione di ogni fase di gioco, si conferma una soluzione imprescindibile, specialmente con gli uomini a disposizione. I venti minuti di dominio azzurro sono troppo pochi rispetto all’ultimo Juve-Napoli, dove i partenopei per tutto il match pressarono i bianconeri nella propria area di rigore. Il coraggio di Ancelotti sarebbe stato ripagato solo con la continuità di quei venti minuti. 
Fino a gennaio bisognerà lavorare per la definitiva crescita di questo corso.

Come scritto già molte volte, ad un grande allenatore come Ancelotti andava affiancato un grande mercato. La piazza, ma anche la squadra, con l’ufficializzazione di Re Carlo si attendeva di competere subito, provando a “vendicare” uno scudetto sfiorato e non tentare di ripetersi oltre le aspettative.  Questo con buona pace di De Laurentiis e della sua comprensibile urgenza di valorizzazione dei tanti talenti esclusi. Il grande sacrificio serve anche in campo oltre che in panchina. Ancelotti forse presto lo chiederà, anche se per ora finge di non averne bisogno.

SALVIO IMPARATO

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Allegri: “Ovvio che il Napoli ci talloni. Ancelotti vincente”

Allegri-Napoli-Ancelotti

Intervenuto ai microfoni di Sky Massimiliano Allegri ha parlato anche del Napoli. Il tecnico Livornese non si meraviglia della posizione degli azzurri guidati ora da Carlo Ancelotti.

“Il Napoli è normale che ci sia vicino – spiega Allegri – è da tre anni che fa tutti questi punti. Ha perso a Genova, è vero, ma poi ha battuto squadre come Milan, Fiorentina, Lazio e Torino in trasferta. In panchina ha un allenatore vincente, bravo ed equilibrato che pian piano sta trasmettendo i suoi concetti alla squadra e i risultati ne sono la prova. Le altre sono indietro. Dobbiamo essere bravi noi e spingere sull’acceleratore per lasciare le altre indietro. Per lo scontro diretto di sabato col Napoli dobbiamo assolutamente arrivare con i tre punti di vantaggio“.

SALVIO IMPARATO

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Allegri: “Non faremo ricorso per Douglas Costa”

Allegri-Valencia

Massimiliano Allegri ha parlato in conferenza stampa alla vigilia della sfida di Champions con il Valencia. Ha confermato che la società non farà ricorso per la squalifica a Douglas Costa, ma per la partita sembra non rischiare più della panchina.

C’è uno sgabello per Douglas Costa?

“Uno sgabello no – spiega Allegri – domenica è successa una cosa che ha sorpreso tutti, anche lui che è un ragazzo tranquillo. Ha chiesto scusa, pagherà con le quattro giornate di squalifica e avrà la possibilità di dimostrare che si è trattato di un caso isolato. Domani valuterò se farlo giocare o portarlo in panchina, ma solo per motivi tecnici. Dispiace, perché non è stato un bell’esempio per tutti i bambini e per chi l’ha visto. Il primo a essere distrutto è stato lui”.

Come sta Dybala? Ci sono punti fermi oltre a CR7?

“Sta bene, domenica ha fatto anche una buona partita e sta crescendo. Stiamo cambiando anche i ritmi, sia fisici che tecnici. Domani lasciar fuori qualcuno mi rimane difficile, ho molti dubbi e non so quale sarà la formazione. Credo che i due che domani giocheranno sicuramente sono Chiellini e Bonucci, poi ho Cuadrado, Cancelo e Alex Sandro di cui due su tre possono fare i terzini. A metà campo devo decidere se giocare a due o a tre, davanti deciderò se giocare con Mandzukic o Dybala”.

Agnelli ha detto che la Juve lavora per essere numero uno. Quanto manca?

“Io credo che anzitutto dobbiamo consolidare il nostro ruolo tra le prime quattro d’Europa. Facciamo un passo alla volta: domani vincere qui non sarà facile, contro una squadra difficile da affrontare e uno stadio che la sospinge. In questi stadi basta un fallo laterale per riaccendere una partita che sembrava morta. Domani avremo una partita difficile da cui dipenderà il cammino in Champions. In caso di sconfitta il cammino diventerebbe in salita: le partite vanno giocate e vinte sul campo. Ad agosto vincono tutti scudetto e Champions, a settembre scricchiolano, a gennaio pensano all’anno prossimo. Bisognerà fare un passo alla volta, intanto proviamo a vincerne una e proviamo ad arrivare al 30 dicembre avendo passato il turno di Champions e da primi in classifica in A. Poi prepareremo la Supercoppa e ci butteremo nella seconda parte di stagione. Ma per far contare la seconda parte di stagione bisogna fare bene la prima. Dire oggi che la Juve è favorita non serve. Siamo una delle 4-5 squadre favorite per vincere la Champions, che è una competizione talmente strana che basta una palla che picchia sul palo e va fuori o dentro e vai in finale. Prepariamo la partita di domani nel migliore dei modi, facendo una bella prestazione che ci dia autostima”.

Tornando a Douglas Costa, come l’ha visto?

“Ieri ha fatto un buon allenamento e anche stamani. Ha avuto un attimo di black.out che non dovrebbe capitare. Pagherà con quattro giornate, la società non farà ricorso. Diventa un mese e mezzo di sosta: noi abbiamo subito un danno a livello di squadra, lui ha subito uno shock perché è una cosa fuori dal suo comportamento che ha sempre mostrato sul campo. Di solito se gli passa accanto una mosca si scansa”.

L’arrivo di CR7 ha cambiato la Juve?

“Ha fatto aumentare l’autostima. La Juve ha preso il migliore al mondo, che negli ultimi anni ha diviso con Messi i Palloni d’Oro e la classifica cannonieri della Champions. Poi la Juventus ha giocato negli ultimi quattro anni due finali e in altri due casi è stata eliminata con gol all’ultimo minuto a Monaco e Madrid. Abbiamo fatto dei risultati negli ultimi anni. È normale che quest’anno abbiamo più possibilità di arrivare in fondo e vincerla, ma intanto pensiamo a fare tre punti domani. Poi giugno ci porta anche bene, speriamo che porti meglio”.

Bernardeschi può partire titolare?

“Dipende. Se gioca Cuadrado terzino e Cancelo a sinistra può giocare davanti. Se gioca Cancelo a destra davanti può giocare uno fra Cuadrado, Bernardeschi e Douglas Costa”.

SALVIO IMPARATO

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Douglas Costa stop di 4 giornate, salterà il Napoli

Douglas Costa-Di Francesco

È arrivata la sentenza del giudice sportivo per lo sputo di Douglas Costa a Di Francesco

Sarà di 4 giornate la squalifica inflitta a Douglas Costa. Salterà il big match di fine settembre contro il Napoli a Torino e le partite con Frosinone, Bologna e Udinese. Ora bisognerà capire se Allegri e la società decideranno di escluderlo dalla Champions o di farlo giocare per non perdere i ritmi partita.

SALVIO IMPARATO 

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Allegri: “Higuain non deve accontentarsi di quello che ha fatto”

Ha aperto così la conferenza stampa, Massimilano Allegri alla vigilia di Atalanta-Juventus. Ha citato i nomi dei giocatori della vecchia guardia come, Buffon, Barzagli, Chiellini e Marchisio, che devono essere presi ad esempio dall’attaccante argentino, perché hanno sempre saputo archiviare, stagioni e vittorie, e ripartire per vincere con la fame giusta, ribadendo che Higuain è un giocatore importante, e deve avere necessariamente quest’atteggiamento.

Salvio Imparato

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