Insigne, il pupillo di Zeman è la stella del Napoli

E menomale che Insigne era il problema del Napoli. Il talento di Frattamaggiore determinante in tutti e tre i gol ai danni dei Reds.

Sono lontani i tempi in cui Zeman disse: “Insigne è più forte di chi gioca adesso nel Napoli”. Era il 2010 e il Boemo, esiliato e dimenticato (per loro), dimostrava di avere ancora la visione dell’illuminato, dimostrando di saper guardare dove il calcio italiano non ha mai avuto il coraggio di guardare, un po’ per non ammettere i propri errori e un po’ per non evidenziare l’incompetenza di tanti nel settore. 

E pensare che se non ci fosse stata la folle idea di Casillo, di riprendere il Foggia e formare la vecchia squadra con Pavone, Franco Mancini, Franco Altamura e ovviamente il Maestro, magari Insigne vagherebbe ancora tra prestiti e scetticismi aspettando a 28 anni la definitiva crescita: e chi oggi sostiene che Lorenzo non è consacrato, o è ciuccio o è in malafede. 

INSIGNE E IL DOPO ZEMAN

Da quando è rientrato a Napoli, dopo gli insegnamenti di Zeman, ha trovato purtroppo Mazzarri. Il toscano non ha aiutato il talento di Frattamaggiore a mettere in mostra le sue qualità, un po’ per il modulo e un po’ per la sua scarsa attitudine con i giovani. Va dato atto però a De Laurentiis di aver incominciato, dopo aver visto il Pescara di Zeman, a cambiare visione calcistica. E quella visione oggi lo aiuta ancora oggi a saper essere in contrasto tattico con gli allenatori, anche con Ancelotti. 

Insigne è sempre stata la chiave del dopo Mazzarri ed ha facilitato non poco il lavoro di Benitez e Sarri, anche se entrambi sono sempre stati scettici sul 4-3-3, mentre squadra e presidente no e guarda caso la vera esplosione nel gioco del Napoli avvenne proprio con questo modulo nelle mani di Sarri. Ora è il modulo di riferimento del toscano, ma qui sosteneva di non gradirlo per questioni di baricentro, però con l’ottimo lavoro sulla difesa, sul pressing e su determinati concetti ne uscì fuori uno spettacolo di gol ed equilibrio. In serie A era proprio dai tempi di Zeman che non si vedeva un 4-3-3 di questo livello, un caso? Almeno nella fase offensiva no.

LA POSIZIONE DI ANCELOTTI SCRICCHIOLA

Con Carlo Ancelotti il dilemma Insigne ritorna e la situazione in casa Napoli oggi sembra di leggero contrasto tattico con la società. Ovviamente contrasto che si trasferisce sul mercato. Si vuole puntare su Insigne ala sinistra, mentre Ancelotti insiste su un determinante trequartista e la sua posizione, dopo la prestazione di Lorenzo fondamentale in tutti e tre i gol contro i reds, scricchiola un po’ ovunque, sia da quella tattica che da quella di allenatore titolato, da cui avrebbe potuto dettar un po’ più legge invece di cedere alla totale linea aziendalista. 

COSTRUIRE IL NAPOLI SU INSIGNE

Di sicuro arrivare alle 4 partite in pay per view senza acquisti importanti non è un bel biglietto da visita. Non ci fa bella figura il Napoli , Ancelotti e nemmeno Sky. Speriamo arrivino presto specialmente per Insigne. L’unico napoletano del Napoli che vuole vincere e merita finalmente che si costruisca una squadra attorno a lui, per il calcio che da anni dispensa in azzurro.

Salvio Imparato 

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Al Napoli e a Sarri manca un mercato condiviso



In questo momento di difficoltà del Napoli, la tendenza ovviamente è quella di trovare un colpevole, che sia la società, l’allenatore o la mentalità della squadra, non ha importanza, basta trovarne uno per discutere e ridurre il tutto a risse virtuali. Si trascura l’analisi approfondita e la critica costruttiva, o si distrugge o si elogia, creando una frattura netta, un solco dove da un lato c’è il Sarrismo e dall’altro il Papponismo. Oggi scegliere da che parte stare non è utile, bisogna invece individuare le possibilità di miglioramento di tecnico e società, in base alle caratteristiche di entrambi. Quindi non limitare la storia alle presunte mancate rotazioni di Sarri, alla sua rigidità e ai mancati acquisti del presidente, ma all’analisi di queste cause, cercando di individuarne l’evoluzione e magari partecipare al gioco delle possibili soluzioni.

Il Napoli non è un top club europeo, lo dicono i conti, con due anni consecutivi di bilancio in rosso gli azzurri sono il trentesimo club europeo per fatturato, questo non bisogna dimenticarlo, ma resta comunque ai vertici del campionato italiano, frutto di un gioco specifico, fatto di sincronismi, croce, ma più delizia, di questo Napoli. Croce perché, in un calcio moderno, fatto di più competizioni, un sistema di gioco così estremamente legato ai suoi interpreti migliori si espone, inevitabilmente, a questi periodi di calo. Il paradosso è che questo limite, se vogliamo chiamarlo così per la mancanza di alternative, è la maggior fonte di delizia degli azzurri, appunto perché l’impiego esclusivo dei titolari ha portato ad un perfezionamento di ogni movimento, offensivo e difensivo, occhio che Sarri non lascia niente al caso, abbassare il baricentro e giocare sotto ritmo, senza lavorare, su determinati concetti e movimenti, per lui sarebbe inconcepibile, tante volte il calcio è stato teatro di squadre offensive non in grado di gestire la partita, abbassando l’intensità. Ecco perché questo tipo di gioco, da sempre, va sostenuto da un certo tipo di mercato, non certo quello dei top player che piacciono a certa stampa, ma quello di giocatori funzionali al sistema e con una certa esperienza. Sarri oggi ha disegnato un impianto di gioco, che deve sostenersi anche con questa capacità di fare mercato, una qualità che manca a lui come manca al Napoli, non ci si può permettere un difensore, pagato 30 milioni, attaccanti e centrocampisti non integrati nella rosa e da smaltire puntualmente. Questa squadra, negli interpreti principali, è stata assemblata da Benitez, che ha una profonda conoscenza del mercato e dei giocatori, e non sarebbe male perfezionarsi in questa caratteristica, vedremmo più rotazioni e duttilità, invece di giocatori sgraditi e inutilizzati, ma deve essere un aspetto condiviso, un miglioramento fatto insieme, perché una società e un allenatore che lottano per i vertici, non possono più mostrarsi così distanti sull’individuazione di elementi utili alla causa, anche per non dare voce a chi punta il dito su mancati acquisti o sul mancato aziendalismo del tecnico, che ogni anno è costretto, nelle emergenze, ad inventarsi qualcosa e attenderne gli effetti, il lavoro ha sempre aiutato Sarri e almeno questi due mesi, senza coppe europee, gli daranno la possibilità di dedicare tempo a quello che sa fare meglio, allenare.

SALVIO IMPARATO

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