Gasperini e la lezione della filosofia Zeman (VIDEO)


Gasperini:“Spero che una donna rivoluzioni il calcio come Zeman e Sacchi”

Se esiste questa testata non è solo per i meriti del bel calcio di cui Zeman ci ha fatto innamorare. Esiste anche per il demerito della stampa italiana, per come è solita raccontare gli allenatori che perseguono una filosofia all’antitesi del difensivismo. Zeman, Sarri e Gasperini elogiati quando non si può fare altro, ma attesi al varco impazientemente alle prime sconfitte, appena le cose sembrano non andare.

Sembrano appunto, perché Gasperini ci ricorda la lezione di Zeman, quella in cui cercando di fare quello su cui stai lavorando, anche nella sconfitta ti sta insegnando qualcosa. Bisogna credere nelle proprie idee e provarle anche a livelli più alti. Nonostante le sconfitte di Champions, Gasperini non è arretrato di un centimetro, sapeva benissimo che pur funzionando in Serie A, la sua filosofia in Champions andava migliorata. Dettagli, intensità e mentalità andavano portati ad uno step superiore. Il cosiddetto salto di categoria. Ed ecco che il primo punto storico, dell’Atalanta in Champions League arriva contro il Manchester City devastante di Pep Guardiola.

Le parole di Gasperini dopo il 5-1 di Manchester

Se l’Italia pallonara ha sempre guardato con scetticismo la rivoluzione della filosofia Zeman, ignorando la sua validità attraverso le epoche (Foggia anni 90’, Lecce 2004/05 unica squadra italiana in A a salvarsi con la peggior difesa e il Pescara 2011/12 che vinse il campionato con il suo calcio definito vecchio) ora non può più ignorarne l’eredità. Gasperini dopo la aver perso a Manchester 5-1 giocando bene, ha ribadito un concetto forte e chiaro. Un qualsiasi allenatore italiano avrebbe cambiato moduli e atteggiamento tattico, lui invece ha puntato sulla maggiore convinzione nelle proprie idee. Risultato? Un bel 7-1 immediatamente dopo contro l’Udinese, un 2-2 a Napoli e un pareggio storico a San Siro contro Pep Guardiola. Una lezione per tutti i tecnici, per le società e anche per un certo tipo di stampa, che addirittura si è permessa di accostare Gasperini a Zeman in accezione negativa per i gol subiti… Studiate gente studiate.

La lezione zemaniana di Gasperini tutta da ascoltare dopo la sconfitta di Manchester ai danni della sua Atalanta….

Geplaatst door GruppoZeman.com op Maandag 28 oktober 2019

SALVIO IMPARATO

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Ammutinamento Napoli, Zeman il precedente più recente.

ammutinamento-napoli-zeman

Tutto vero, Zeman l’anno scorso fece ammutinamento. Sembrerà assurdo per chi non ha seguito le vicende del suo ultimo Pescara. E il Napoli, decidendo di interrompere il ritiro dopo il match pareggiato con il Salisburgo, ricorda molto l’episodio clamoroso di Zeman dopo il match perso contro il Cittadella nel marzo 2018.

Diverse le dinamiche e i protagonisti, ma il filo che congiunge De Laurentiis e Sebastiani è davvero sottile, almeno per quanto riguarda la comunicazione calcistica nei momenti topici delle stagioni. A dire il vero rispetto all’apparente grande rapporto tra Ancelotti e De Laurentiis, l’idillio tra Zeman e Sebastiani era finito da un pezzo, ma dopo il mercato di gennaio 2018 sembrava tregua tra i due. A marzo però Sebastiani creò i presupposti per l’ammutinamento del Boemo.

I FATTI DOPO LA SCONFITTA DI CITTADELLA

Purtroppo nonostante una buona partita contro la favorita Cittadella, che mostrò ampi segnali di miglioramento dei biancazzurri, arrivò la sconfitta per 2-0. Purtroppo Sebastiani non dimenticò i dissidi di dicembre con Zeman. Ordinò una riunione tecnica che obbligava staff tecnico e giocatori ad ignorare il giorno di riposo e presentarsi a al Poggio la mattina di domenica 4 marzo 2018. Zeman, probabilmente stizzito dall’ordine presidenziale, decise di non salire sul pullman. Quel bus lo avrebbe riportato a Pescara e invece tornò con mezzi propri a Roma. A squadra presente e staff tecnico assente Sebastiani decise di esonerare Zdenek Zeman, azione che portò alle dimissioni del ds Peppino Pavone, che aveva voluto il ritorno di Zeman in riva all’adriatico.

Dopo l’esonero Sebastiani portò addirittura Zeman in tribunale per insubordinazione. I giocatori del Napoli infatti pare abbiano interpellato già i loro avvocati, prima di compiere questo ammutinamento. Ora si attendono i conseguenti scenari e la replica della società. La sensazione è che lo spogliatoio azzurro da anni serio e con cultura del lavoro, sia stato messo a dura prova da Ancelotti e De Laurentiis. Ai dissidi tecnici si sono aggiunte dichiarazioni e decisioni del presidente non gradite agli azzurri. Alla fine forse restano solo dei ragazzi che avrebbero voluto vincere. Avrebbero desiderato ricevere le condizioni giuste per farlo.

I GIOCATORI AZZURRI ULTIMI RESPONSABILI DI QUESTO BIENNIO

Noi lo diciamo dall’avvento da Ancelotti. Questa è una squadra che viene dalla depressione di uno scudetto perso che non poteva fare altri miracoli. Ci voleva un segnale forte e cioè Ancelotti più due o tre calciatori di livello. E’ vero i giocatori guadagnano alte somme di danaro. Però non dimentichiamo che anche loro hanno sogni ed ambizioni. Insigne è napoletano avrebbe voluto vincere, anche Mertens, lo hanno dichiarato entrambi. La sopravvalutazione della rosa da parte di De Laurentiis e Ancelotti sembra il vero errore di questa gestione. I calciatori davvero sembrano gli ultimi responsabili di questo biennio. Il ritiro è sembrata una punizione troppo severa e negativa per l’immagine di un gruppo che ha sempre dato tutto.

SALVIO IMPARATO

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INTER-SLAVIA PRAGA, TRPISOVSKY: “CONOSCO LA A PER ZEMAN”

Inter-Slavia-Praga

Il tecnico ceco parla a margine della sfida di Champions Inter-Slavia Praga, in programma stasera a San Siro. Il connazionale di Zdenek Zeman parla anche del Boemo di cui è un estimatore.

VERSO INTER-SLAVIA PRAGA

“Siamo in un gruppo di giganti e ne siamo consapevoli, ma se non ci credessimo, non proveremmo neppure a giocare Inter-Slavia Praga qui a San Siro. Vogliamo rimanere in Europa, il campo dice sempre la verità. Abbiamo le qualità per far soffrire qualunque avversario”.

TRPISOVSKY SULL’INTER

“Siamo cambiate entrambe in estate. Noi sappiamo poco di loro ed è meglio che anche loro non sappiano molto di noi. Fa parte del gioco. Proveremo a fare più punti possibile in questo girone di ferro, a questo livello non si deve sottovalutare nessuno. Lo Slavia vuole lasciare il segno in Europa“.

LUKAKU IN DUBBIO

 “Credo che non giocherà perché da quello che sappiamo non sta bene. E questo è importante per noi. Il gioco senza di lui sarà per forza diverso, se non ci sarà avremo una preoccupazione in meno. È anche vero però che saremo preoccupati uguale, laddove chi lo sostituirà ha caratteristiche diverse e altrettanto pericolose”.

CONDIZIONI SLAVIA

“Siamo pronti, qualcuno non è al meglio e per questo è rimasto a Praga, ma siamo abbastanza preparati per questa gara”.

TRPISOVSKY

“Vogliamo riuscire a sorprendere i nostri avversari. Loro vorranno farsi valere con il loro gioco, noi proveremo a imporre il nostro stile consapevoli di avere davanti un avversario molto forte. Sarà difficile, la storia dell’Inter parla chiaro. Per noi è una grande possibilità per imparare”.

SULLA SERIE A E ZEMAN –  “Conosco il torneo, anche attraverso il mio connazionale Zeman. Ho grande rispetto per lui, si è fatto valere nel calcio, ha una ‘testa dura’ e per questo è riuscito ad andare lontano. La Serie A è un grande campionato”.

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SARRI: “L’ITALIA SPRECA OCCASIONI, MA IL RICHIAMO È FORTE”

Maurizio Sarri esce allo scoperto, lo fa sulle pagine di Vanity Fair e liquida un po’ il personaggio dipinto dalla pagina che lo celebra e dai suoi tifosi. Un Sarri che non ti aspetti, ma che si intuiva per come ha lasciato Napoli.

RITORNO IN ITALIA

 «Per noi italiani il richiamo di casa è forte. Senti che manca qualcosa. È stato un anno pesante. Comincio a sentire il peso degli amici lontani, dei genitori anziani che vedo di rado. Ma alla mia età faccio solo scelte professionali. Non potrò allenare 20 anni. È l’anagrafe a dirlo (…) È roba faticosa, la panchina. Quando torno a casa in Toscana mi sento un estraneo. Negli ultimi anni ci avrò dormito trenta notti».

FEDELTÀ AL NAPOLI 

«I napoletani conoscono l’amore che provo per loro, ho scelto l’estero l’anno scorso per non andare in una squadra italiana. La professione può portare ad altri percorsi, non cambierà il rapporto. Fedeltà è dare il 110% nel momento in cui ci sei. Che vuol dire essere fedele? E se un giorno la società ti manda via? Che fai: resti fedele a una moglie da cui hai divorziato? L’ultima bandiera è stata Totti, in futuro ne avremo zero».

ASPETTI NEGATIVI IN ITALIA

 «Il concetto di vittoria a ogni costo. Un’estremizzazione che annebbia le menti dei tifosi e di alcuni dirigenti – cosa che mi preoccupa di più. È sport, non ha senso. Non si può essere scontenti di un secondo posto».

SARRISMO E SOCIAL

«È un modo di giocare a calcio e basta. Nasce dagli schiaffi presi. L’evoluzione è figlia delle sconfitte. Non solo nel calcio. Io dopo una vittoria non so gioire. Chi vince, resta fermo nelle sue convinzioni. Una sconfitta mi segna dentro più a lungo, mi rende critico, mi sposta un passo avanti. Mio nipote mi fa leggere la pagina facebook Sarrismo e Rivoluzione. Si divertono, io sono anti-social, non ho nemmeno whatsapp».

LA POLITICA

 «Nel calcio ci si schiera poco. Per non trovarsi qualcuno contro. La mia estrazione è nota. Papà era gruista all’Italsider di Bagnoli. Mio nonno era partigiano, salvò due aviatori americani abbattuti dai nazisti, li tenne in casa per due mesi. È normale che avessi certe idee, oggi la politica non mi interessa più. Vedo storie di una tristezza estrema. Da lontano l’Italia è un posto che spreca occasioni».

ALLENARE CAMPIONI

 «Esistono squadre medie di grandi giocatori o grandi squadre di giocatori medi. Io lavoro su questo. Il fuoriclasse è quello a disposizione della squadra, altrimenti è solo un bravo giocatore. Siamo pieni di palleggiatori fenomenali. Pure ai semafori. Il divertimento è contagioso se collettivo. Se ti diverti da solo, in 5 minuti arriva la noia».

SENZA LA TUTA

«Se la società mi imponesse di andar vestito in altro modo, dovrei accettare. A me fanno tenerezza i giovani colleghi del campionato Primavera che portano la cravatta su campi improponibili. Mi fanno tristezza, sinceramente».

SUPERSTIZIONI 

 «Ne ho meno di quelle che mi attribuiscono. Ho smesso di vestire solo di nero. Mi è rimasta l’abitudine di non mettere piede in campo, dentro le linee dico, finché la partita non è finita. Prima o poi abbandonerò pure questa: già in certi stadi le panchine son dalla parte opposta degli spogliatoi e il prato devo calpestarlo per forza. Quando cominci a vincere, le scaramanzie finiscono».

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Roy: “L’Ajax è come una squadra allenata da Zeman”

L’ex attaccante dell’Ajax e del Foggia di Zeman Brian Roy, ha parlato della sfida degli olandesi contro il colosso Juventus, rivale storica che esaltò il fenomeno zemanlandia.

Ecco l’intervista rilasciata da Roy al portale Tutto Juve

Si può parlare di sfida tra Davide contro Golia?

“In questo momento – dice Roy – possiamo tranquillamente affermare questo. La Juventus è una squadra che non lascia giocare l’avversario, il suo obiettivo è quello di distruggere il gioco altrui e per questo l’Ajax farà fatica ad affrontare questa doppia sfida. Paradossalmente, era meglio affrontare il Real Madrid proprio perché ha lasciato più libertà di manovra e più possesso palla”.

Quindi, era meglio pescare il Barcellona invece che la Juventus?

“No, meglio la Juve del Barcellona (sorride ndr). I bianconeri sono difficili da affrontare, ma c’è un’opportunità da poter sfruttare”

L’opportunità di cui parli è quella di sfruttare la partita d’andata?

“Esatto, l’Ajax dovrà cercare di far bene e di non prendere gol. Dovrà essere al 100%, sarebbe molto importante presentarsi a Torino senza subire marcature”.

L’Ajax è una squadra pazza perché è capace di segnare sei gol così come è altrettanto in grado di subirne altrettanti. E’ una qualità, questa, che potrebbe rivelarsi un pregio ma anche un grosso difetto.

“E’ come una squadra allenata da Zeman (sorride ndr). L’Ajax ha giocatori fortissimi nella propria rosa, da sempre cerca di giocare bene e di imporre il proprio gioco. A mio parere, a guardarla ti diverti davvero tanto”.

Chi dovrà temere, in particolare, la Juventus?

“I giovani dell’Ajax sono molto forti, ci sono ragazzi come De Jong, Tadic e De Ligt che si stanno esprimendo bene in questa stagione. Alcuni di loro li conosco bene perché li ho allenati nel settore giovanile, come Blind, van de Beek, Mazraoui e lo stesso Matthijs. Sono molto contento del percorso e della carriera che stanno seguendo fino ad ora”.

C’è qualcosa che vorresti raccontare di De Ligt?

“Lo conosco da quando aveva quindici anni, così come Blind. De Ligt, all’epoca, era molto timido e non era affatto un gran chiacchierone al contrario di oggi che è diventato un uomo (sorride ndr). Quando ero suo allenatore, mi avevano colpito tre qualità: la cattiveria, la rapidità e la testa con cui anticipava subito l’avversario. Queste, indubbiamente, sono qualità che sta mantenendo anche attualmente”.

De Ligt ha come procuratore Mino Raiola, lo stesso che è stato decisivo per il tuo approdo a Foggia. Visto che lo conosci bene, ti puoi sbilanciare ed affermare che lo porterà alla Juventus?

“Dovete parlarne con lui, non con me. Per me può andare dappertutto e non soltanto alla Juventus. Certo, in bianconero avrebbe bisogno di giocatori come Chiellini e Bonucci che potrebbero fargli da chioccia. Ho bei ricordi con Mino, mi aiutò nel trasferimento a Foggia e ancora adesso, a pensarci, sono stato contento di aver giocato in Puglia. E mangio ancora tanta pasta (sorride ndr)”

Ci sono differenze tra la Juve di oggi e quella degli anni ’90?

“La Juve degli anni ’90 giocava di più la palla, aveva più possesso e c’era molta gioia nell’osservare il loro reparto offensivo che contava giocatori del calibro di Ravanelli e Del Piero. Quella di oggi, invece, è più difensiva ma più efficace. E’ brava a tenere strette le linee, non tutte le squadre ne sono capaci e in questo modo i bianconeri diventano un avversario difficile da attaccare. In conclusione, a mio parere, la squadra guidata da Lippi era più forte anche perché giocava in una Serie A decisamente più competitiva”.

Quanto fa paura CR7 dalle parti di Amsterdam?

“E’ uno dei calciatori più forti al mondo, è alla pari di Messi. Quando è in campo, c’è sempre il timore di prendere gol. La difesa dell’Ajax proverà a difendere il più possibile dagli assalti degli attaccanti bianconeri, ma ci sono giocatori rapidi che possono contrattaccare nell’immediatezza. Spero che non giochi Douglas Costa, non ho mai capito il perché il Bayern Monaco lo abbia mandato via”.

Ma la Juve non è solo CR7, c’è anche una difesa solida che potrebbe scoraggiare i giovani attaccanti olandesi.

“Sì, a mio parere Bonucci e Chiellini compongono la coppia centrale più forte nel calcio europeo”.

Chi vedi come favorite in Champions?

“City e Barcellona sono sullo stesso piano, poi c’è la Juventus. Però i bianconeri dovranno superare per prima l’Ajax, dobbiamo ragionare in questo senso e non dare per scontato nulla (sorride ndr). Spero che ci possa essere un po’ di fortuna per i miei connazionali”.

Alcuni giorni fa, nel corso dell’ultima giornata di campionato, Kean è stato protagonista di uno spiacevole episodio legato al razzismo. Che cosa ne pensi?

“Sì, purtroppo ho sentito questa notizia e ne sono rimasto molto dispiaciuto. Fino a quando la politica non prenderà una decisione definitiva, ci saranno sempre degli episodi di questo genere. E’ assodato ma lo ribadisco: io sto con Kean”

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Napoli-Liverpool, Ancelotti si è consolato bene con la coppa del 2003

Napoli-Liverpool

Una delle cose più belle del calcio è essere smentiti o meglio sorpresi da imprese che non ti aspetti. Napoli-Liverpool conferma che Carlo Ancelotti ha la Champions nel sangue. Un po’ come Terence Hill aveva le pallottole nei Due Superpiedi Quasi Piatti.

Re Carlo deve aver preso troppo sul serio la provocazione agli Juventini e con quella coppa del 2003 sembra essersi consolato proprio bene. Un grazie di cuore ai cori dello Stadium. Scherzi a parte, Ancelotti ha preparato Napoli-Liverpool da vecchia volpe, citando Klopp, e ne ha anche letto perfettamente i momenti, annusando anche la possibilità di poter rischiare.

IL CORAGGIO DI RE CARLO

La scelta di schierare un difesa a 4 con un centrale come Maksimovic al posto di Hysaj era inedita da queste parti. L’intenzione era quella di disinnescare il gegenpressing offensivo dei Reds sui due centrali Albiol e Koulibaly. Il risultato promuove la scelta, anche se onestamente il Liverpool, che siamo abituati a vedere, è un pò mancato. I Reds hanno giocato gran parte del match sotto ritmo, senza il supporto del loro famoso pressing ultra offensivo e questo gli ha impedito di cambiare passo.

Si è rivelato un suicidio contro questo Napoli in cui svettano le prestazioni di Hamsik, Rui e un Allan sempre più sontuoso. Attento e compatto anche tutto il pacchetto arretrato, non hanno concesso nulla e raddoppiato i portatori quando ce n’era bisogno. Ma se c’è una caratteristica fondamentale per competere in Champions, quella è il coraggio e Ancelotti ha dimostrato di averne, inserendo Verdi e Zielinski nel finale. Un assetto spregiudicato nel momento in cui sentiva di poter affondare, e conquistare tre punti fondamentali per non sentirsi già condannati all’Europa League.

DIFETTI NE ABBIAMO?

Se si vuole trovare il coraggio di trovare qualche difetto Napoli, va individuato nelle scelte negli ultimi metri. Molti movimenti senza palla, a cercare la verticalizzazione tra le linee, ignorati preferendo il tiro dalla distanza. Il Napoli resta una squadra che tira molto in porta, e anche contro una squadra come il Liverpool un gol è troppo poco dopo. Un dato evidente dall’amichevole contro il Chievo a Trento. A giudicare dalla prestazione di ieri contro i Reds sembra l’unico dato ancora da migliorare.

Ancelotti in pochissimo tempo ha ottenuto risposte sorprendenti, nonostante i tanti cambi testati in questa prima parte di campionato. Ha di colpo ribaltato le sensazioni dello Stadium di Torino e se riesce a migliorare la fase realizzativa, come ha fatto con l’attenzione e i duelli individuali a centrocampo e in difesa, porterà il Napoli ad un livello di consapevolezza superiore. Confermerà di aver sovvertito un sistema rigido in cui la perfezione del collettivo passava solo per alcuni singoli.

IL LEADER CALMO ANCELOTTI COME IL MINISTRO DI NORMAN

Napoli-Liverpool vista subito dopo La Vita Straordinaria Di Norman (film con un grande Richard Gere nei panni del compiacente faccendiere Norman Oppenheimer) consegna un Ancelotti simile al Ministro Micha Eshel. Due leader calmi contrappongono il compromesso al fanatismo, rendendo quest’ultimo vuoto e il primo capace di far sognare come un’impresa di idealismo.

“Cosa preoccupa il presidente, che non ho un messaggio unico? Stasera 50/100 leader di fazioni dichiaratamente avversarie si sono avvicinate a me dicendomi “la appoggiamo”, ciascuno con un programma completamente diverso. Non esiste una cosa come il messaggio unico e chiunque le dica di avere un messaggio unico probabilmente insegna all’università o tiene un blog. Glielo dico io qual’è il mio messaggio unico, io metterò fine a questo conflitto, dicendo si al compromesso, a tutti indistintamente. Perché l’opposto del compromesso non è l’idealismo, non è l’integrità, l’opposto del compromesso è fanatismo e morte. La vita è compromesso, io non solo credo in questo, ma è ciò che sono, ecco perché sono in questa posizione”

 

INSIGNE E I GRADONI 

Una menzione d’onore va a Lorenzo Insigne, sempre criticato eccessivamente, riesce sempre a dimostrare di saper portare il peso schiacciante di questa maglia da napoletano, con la forza di chi non si abbatte di fronte all’ingiustificato scetticismo della su gente e del suo paese. Il risultato è farsi trovare pronto e diventare decisivo nei momenti importanti. Ha segnato al Bernabeu, è uno dei prolifici in Champions ed è il mattatore di Napoli-Liverpool. Per favore non parliamo ancora di crescita, Insigne avrebbe bisogno di chi come Zeman allenandolo in seri c disse: “Lorenzo è più forte di chi gioca attualmente nel Napoli” era il 2010 e gli azzurri volavano con Cavani e Lavezzi. Insigne ha fatto i gradoni, dovrebbero farli tanti tifosi e tanta stampa.

SALVIO IMPARATO

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Inter-Tottenham 2-1, Il gol di Vecino per la svolta?

Vecino-Inter-Tottenham

Sono pochi, ma significativi, gli elementi necessari a farci comprendere la grandezza di una competizione come la Champions League. Sono pochi, ma significativi, gli elementi necessari a farci comprendere le dinamiche e il valore del colpo di testa di Vecino al minuto 92. L’Inter batte 2-1 il Tottenham, la squadra da superare e lasciarsi dietro nell’economia di un girone decisamente complesso.

“L’ha ripresa Vecino“. Spalletti, complici le assenze di D’Ambrosio e Vrsaljko, sceglie di adattare Skriniar sulla destra, cercando di limitare la verticalità e la rapidità di Son. La linea difensiva dell’Inter si disegna a 3 in fase di possesso e a 4 in fase di non possesso, con Miranda, De Vrij e Asamoah. In mezzo al campo è Vecino a occupare il posto di Gagliardini, escluso dalla lista, insieme a Brozovic al suo fianco e Nainggolan a galleggiare nella trequarti. Esordio assoluto poi per Politano in Champions, con Perisic nella sua consueta zona di sinistra e Mauro Icardi come punto di riferimento avanzato.

L’INTER

Le tremende difficoltà in fase di costruzione riscontrate in questo inizio di stagione vengono ormai certificate partita dopo partita. Il match con gli Spurs, d’altro canto, ha enfatizzato questo aspetto e mostrato contemporaneamente l’altra faccia della medaglia. I nerazzurri sono stati infatti bravi a sfruttare a loro vantaggio la naturale tendenza della squadra di Pochettino a condurre sempre la partita attraverso il dominio del pallone e del gioco posizionale. Spalletti pretendeva dai suoi una gara di personalità, sperando in una sterzata.

Dal punto di vista tattico l’ha preparata cercando di limitare le sicurezze e i princìpi degli inglesi, disturbando spesso il palleggio della loro fase di uscita e incrociando le dita circa la tenuta fisica necessaria per poterlo fare con continuità nell’arco dei 90 minuti. La strategia ha dato in alcuni casi i suoi frutti. Soprattutto nel primo tempo infatti, alcuni episodi hanno mostrato come questo atteggiamento tattico sia forse il più congeniale alle caratteristiche dei giocatori. Lo sviluppo differente che questi stessi episodi potevano avere, inoltre, avrebbe probabilmente determinato da subito l’efficacia della strategia adottata.

Il TOTTENHAM

Il Tottenham si è presentato a San Siro con diverse assenze. Se quelle di Lloris e Alli erano preventivate per infortunio, quelle di Alderweireld e Trippier sono invece avvenute per scelta tecnica. Alla base potrebbe esserci un litigio successivo alla sconfitta in campionato contro il Liverpool.
Unica novità di formazione, esclusi i non presenti, è stata quella di Lamela titolare al posto di Lucas Moura. Quest’ultimo il vero uomo in più a disposizione di Pochettino quest’anno.

Lo schieramento prevedeva l’argentino nominalmente sulla corsia di destra ma portato naturalmente a venire dentro al campo, e la scheggia Son libero di supportare Kane, aprirsi sull’esterno per puntare e saltare l’uomo o abbassarsi per ricevere il pallone e creare superiorità numerica in conduzione. Dier e Dembelè a fare filtro, con il belga a tratti dominatore, e il genio di Eriksen a fluttuare sempre nella zona di campo giusta per avviare o rifinire l’azione in verticale. Aurier ha preso il posto di Trippier sulla destra, e Davinson Sanchez quello di Alderweireld come centrale di destra, con Vertonghen e Davies a completare il reparto. In porta ancora una volta il non irreprensibile Vorm.

LA FORZA E LA FRAGILITA’ DEGLI SPURS

La forza e al tempo stesso la fragilità del Tottenham sta nel consolidamento. Talmente completo dei princìpi di un sistema di gioco comunque tatticamente fluido da aver forse rallentato o addirittura frenato il processo di maturità e di adattamento mentale allo sviluppo della gara. Il progetto avviato e portato avanti dalla società è un esempio per il calcio europeo. Le idee di Pochettino hanno permesso al movimento calcistico inglese di crescere. Il valore assoluto dei calciatori della squadra è ora decisamente alto anche grazie al suo lavoro. Fondamentale anche la visione e le idee chiare della dirigenza, alla capacità di scegliere su chi investire.

Tutto questo è vero, o almeno condivisibile, e non va dimenticato. Ma è altrettanto vero che al quinto anno di gestione, non il secondo e nemmeno il terzo, è doveroso pensare di non potersi più accontentare semplicemente di vincere partite solo quando l’avversario viene dominato. Giustificare le sbandate a partita in corso parlando di errori costruttivi e di crescita futura è meno tollerabile giunti a questo punto del percorso. La lettura delle partite in corsa e la forza mentale che ne deriva sono requisiti ora non più da ricercare ma necessari. Il mancato adattamento mentale alla gara rende spesso inutile quello tattico, che invece la fluidità del sistema permette. E rappresenta l’ultimo ma decisivo passo per trasformare la semina di virgole di qualità e illusori punti sospensivi (si veda lo 0-3 di Old Trafford) in raccolta di punti fermi.

SVOLTA INTER?

Necessaria è sicuramente anche la sterzata che questa incredibile vittoria dovrebbe dare all’Inter. L’immagine del colpo di testa di Vecino in zona Cesarini ha ormai assunto tinte letterarie. L’uruguaiano è a tutti gli effetti l’uomo della Champions e della Provvidenza, nonché fautore diretto della svolta che la stagione dei nerazzurri potrebbe avere. Le difficoltà e la lentezza in fase di possesso, unite alla condizione fisica non ancora ottimale, non possono di certo scomparire da un giorno all’altro. Così come la preoccupante poca occupazione dell’area di rigore durante le fasi di attacco.

La sensazione è che la presenza di un giocatore come Rafinha in questo senso sia stata sottovalutata. Oltre ovviamente al mancato riscatto di Cancelo, vero regista esterno arretrato, la personalità e la classe del brasiliano avevano avuto lo scorso anno un impatto molto forte. Un giocatore come lui, con le sue caratteristiche, in questo momento all’Inter manca. La capacità sia di supportare Brozovic in fase di costruzione che di farsi trovare libero negli spazi di mezzo per ricevere e dare evoluzione alla manovra è stata spesso la chiave in molte partite. Spalletti si è messo in discussione proprio perché consapevole che con l’arrivo di Nainggolan in quella posizione, gli effetti, seppur completamente diversi dal punto di vista tecnico, fisico e tattico, devono toccare almeno quei livelli.

Il GOL DI ICARDI

Il gol di Icardi è un capolavoro, un gioiello. Un gesto tecnico che però, paradossalmente, mette l’attaccante argentino parzialmente dalla parte del torto. Se il physique du role del capitano non gli appartiene, anche la pigrizia e la passività in campo in numerose circostanze contribuiscono in negativo. Parliamo di un attaccante del 1993.

Da quattro stagioni ormai ha dimostrato a suon di numeri impressionanti di essere uno dei migliori finalizzatori al mondo. Ma guardando alla fattura del gol di ieri, più di un pensiero al fatto che questo giocatore abbia le carte in regola per muoversi in campo diversamente e modernizzarsi deve essere sfiorato in molti. D’altronde, con l’arrivo proprio di Nainggolan, Spalletti non può non aver riflettuto sull’importanza che i movimenti del centravanti hanno avuto per il rendimento strepitoso del belga. Qualche videocassetta di Dzeko a Icardi non farebbe male. Ne beneficerebbe la squadra tutta, e lui diventerebbe ancor più fenomenale di quanto non sia in questo momento.

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Stella Rossa-Napoli, le formazioni ufficiali

Stella Rossa-Napoli-Champions

Diramate le due formazioni della Stella Rossa e del Napoli per il loro esordio in Champions League. Milojevic non intende sfigurare e Ancelotti conferma la formazione tipo.

Tutto pronto per la sfida di Belgrado vediamo di seguito le formazioni scelte per la sfida Stella Rossa-Napoli.

STELLA ROSSA (4-2-3-1): Borjan; Stojkovic, Degenek, Savic, Rodic; Jovicic, Krsticic; Nabouhane, Causic, Marin; Boakye.

Panchina: Popovic, Pavkov, Ebecilio, Babic, Simic, Jovancic, Gobeljic. Allenatore: Milojević

NAPOLI (4-4-3) – Ospina; Hysaj, Albiol, Koulibaly, Mario Rui; Callejon, Allan, Fabian, Zielinski; Milik, Insigne

Panchina: Karnezis, Luperto, Maksimovic, Hamsik, Rog, Ounas, Mertens. Allenatore: Ancelotti

SALVIO IMPARATO 

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Allegri: “Non faremo ricorso per Douglas Costa”

Allegri-Valencia

Massimiliano Allegri ha parlato in conferenza stampa alla vigilia della sfida di Champions con il Valencia. Ha confermato che la società non farà ricorso per la squalifica a Douglas Costa, ma per la partita sembra non rischiare più della panchina.

C’è uno sgabello per Douglas Costa?

“Uno sgabello no – spiega Allegri – domenica è successa una cosa che ha sorpreso tutti, anche lui che è un ragazzo tranquillo. Ha chiesto scusa, pagherà con le quattro giornate di squalifica e avrà la possibilità di dimostrare che si è trattato di un caso isolato. Domani valuterò se farlo giocare o portarlo in panchina, ma solo per motivi tecnici. Dispiace, perché non è stato un bell’esempio per tutti i bambini e per chi l’ha visto. Il primo a essere distrutto è stato lui”.

Come sta Dybala? Ci sono punti fermi oltre a CR7?

“Sta bene, domenica ha fatto anche una buona partita e sta crescendo. Stiamo cambiando anche i ritmi, sia fisici che tecnici. Domani lasciar fuori qualcuno mi rimane difficile, ho molti dubbi e non so quale sarà la formazione. Credo che i due che domani giocheranno sicuramente sono Chiellini e Bonucci, poi ho Cuadrado, Cancelo e Alex Sandro di cui due su tre possono fare i terzini. A metà campo devo decidere se giocare a due o a tre, davanti deciderò se giocare con Mandzukic o Dybala”.

Agnelli ha detto che la Juve lavora per essere numero uno. Quanto manca?

“Io credo che anzitutto dobbiamo consolidare il nostro ruolo tra le prime quattro d’Europa. Facciamo un passo alla volta: domani vincere qui non sarà facile, contro una squadra difficile da affrontare e uno stadio che la sospinge. In questi stadi basta un fallo laterale per riaccendere una partita che sembrava morta. Domani avremo una partita difficile da cui dipenderà il cammino in Champions. In caso di sconfitta il cammino diventerebbe in salita: le partite vanno giocate e vinte sul campo. Ad agosto vincono tutti scudetto e Champions, a settembre scricchiolano, a gennaio pensano all’anno prossimo. Bisognerà fare un passo alla volta, intanto proviamo a vincerne una e proviamo ad arrivare al 30 dicembre avendo passato il turno di Champions e da primi in classifica in A. Poi prepareremo la Supercoppa e ci butteremo nella seconda parte di stagione. Ma per far contare la seconda parte di stagione bisogna fare bene la prima. Dire oggi che la Juve è favorita non serve. Siamo una delle 4-5 squadre favorite per vincere la Champions, che è una competizione talmente strana che basta una palla che picchia sul palo e va fuori o dentro e vai in finale. Prepariamo la partita di domani nel migliore dei modi, facendo una bella prestazione che ci dia autostima”.

Tornando a Douglas Costa, come l’ha visto?

“Ieri ha fatto un buon allenamento e anche stamani. Ha avuto un attimo di black.out che non dovrebbe capitare. Pagherà con quattro giornate, la società non farà ricorso. Diventa un mese e mezzo di sosta: noi abbiamo subito un danno a livello di squadra, lui ha subito uno shock perché è una cosa fuori dal suo comportamento che ha sempre mostrato sul campo. Di solito se gli passa accanto una mosca si scansa”.

L’arrivo di CR7 ha cambiato la Juve?

“Ha fatto aumentare l’autostima. La Juve ha preso il migliore al mondo, che negli ultimi anni ha diviso con Messi i Palloni d’Oro e la classifica cannonieri della Champions. Poi la Juventus ha giocato negli ultimi quattro anni due finali e in altri due casi è stata eliminata con gol all’ultimo minuto a Monaco e Madrid. Abbiamo fatto dei risultati negli ultimi anni. È normale che quest’anno abbiamo più possibilità di arrivare in fondo e vincerla, ma intanto pensiamo a fare tre punti domani. Poi giugno ci porta anche bene, speriamo che porti meglio”.

Bernardeschi può partire titolare?

“Dipende. Se gioca Cuadrado terzino e Cancelo a sinistra può giocare davanti. Se gioca Cancelo a destra davanti può giocare uno fra Cuadrado, Bernardeschi e Douglas Costa”.

SALVIO IMPARATO

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Douglas Costa stop di 4 giornate, salterà il Napoli

Douglas Costa-Di Francesco

È arrivata la sentenza del giudice sportivo per lo sputo di Douglas Costa a Di Francesco

Sarà di 4 giornate la squalifica inflitta a Douglas Costa. Salterà il big match di fine settembre contro il Napoli a Torino e le partite con Frosinone, Bologna e Udinese. Ora bisognerà capire se Allegri e la società decideranno di escluderlo dalla Champions o di farlo giocare per non perdere i ritmi partita.

SALVIO IMPARATO 

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