“Sarri la scommessa”, nuovo libro sul toscano a cura di Alfonso Fasano. Il capitolo sul Napoli firmato da Paolo Bordino

Scorre potente qualche litro di sangue zemaniano in questo nuovo libro “Sarri La Scommessa”, dedicato all’allenatore toscano. L’autore Alfonso Fasano si avvale della collaborazione di altri colleghi come Nicola Lo Conte, Alessandro Cappelli e appunto il nostro Paolo Bordino esperto di 4-3-3 boemo.

Ecco l’annuncio di Paolo e Alfonso, sull’uscita del libro su Sarri, attraverso il loro profilo facebook e la pubblicazione di un estratto da parte di rivista11

“A 37 anni non è mai troppo tardi per iniziare.

Ho accettato con grande entusiasmo di collaborare al volume a cura di Alfonso Fasano dal titolo “Sarri, la scommessa” edito da Kenness editore. Ho curato personalmente il capitolo dedicato all’indimenticabile esperienza sarriana sulla panchina del Napoli, dal titolo “Il Napoli di Sarri: un progetto tattico a un passo dalla perfezione”.

Il volume è già in vendita sulle piattaforme digitali e prestissimo sarà disponibile anche nelle librerie.

Ulteriori dettagli li troverete nel post di Alfonso che ho condiviso

Buona lettura!”

Questo è il mio secondo libro, in vendita da qualche giorno nelle librerie fisiche e anche online (nei commenti trovate…

Geplaatst door Alfonso Fasano op Maandag 16 december 2019

Il gioco delle squadre di Sarri non è bello da vedere perché offensivo, ma perché è molto ambizioso in fase difensiva.

Geplaatst door Rivista Undici op Dinsdag 17 december 2019
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SARRI: “L’ITALIA SPRECA OCCASIONI, MA IL RICHIAMO È FORTE”

Maurizio Sarri esce allo scoperto, lo fa sulle pagine di Vanity Fair e liquida un po’ il personaggio dipinto dalla pagina che lo celebra e dai suoi tifosi. Un Sarri che non ti aspetti, ma che si intuiva per come ha lasciato Napoli.

RITORNO IN ITALIA

 «Per noi italiani il richiamo di casa è forte. Senti che manca qualcosa. È stato un anno pesante. Comincio a sentire il peso degli amici lontani, dei genitori anziani che vedo di rado. Ma alla mia età faccio solo scelte professionali. Non potrò allenare 20 anni. È l’anagrafe a dirlo (…) È roba faticosa, la panchina. Quando torno a casa in Toscana mi sento un estraneo. Negli ultimi anni ci avrò dormito trenta notti».

FEDELTÀ AL NAPOLI 

«I napoletani conoscono l’amore che provo per loro, ho scelto l’estero l’anno scorso per non andare in una squadra italiana. La professione può portare ad altri percorsi, non cambierà il rapporto. Fedeltà è dare il 110% nel momento in cui ci sei. Che vuol dire essere fedele? E se un giorno la società ti manda via? Che fai: resti fedele a una moglie da cui hai divorziato? L’ultima bandiera è stata Totti, in futuro ne avremo zero».

ASPETTI NEGATIVI IN ITALIA

 «Il concetto di vittoria a ogni costo. Un’estremizzazione che annebbia le menti dei tifosi e di alcuni dirigenti – cosa che mi preoccupa di più. È sport, non ha senso. Non si può essere scontenti di un secondo posto».

SARRISMO E SOCIAL

«È un modo di giocare a calcio e basta. Nasce dagli schiaffi presi. L’evoluzione è figlia delle sconfitte. Non solo nel calcio. Io dopo una vittoria non so gioire. Chi vince, resta fermo nelle sue convinzioni. Una sconfitta mi segna dentro più a lungo, mi rende critico, mi sposta un passo avanti. Mio nipote mi fa leggere la pagina facebook Sarrismo e Rivoluzione. Si divertono, io sono anti-social, non ho nemmeno whatsapp».

LA POLITICA

 «Nel calcio ci si schiera poco. Per non trovarsi qualcuno contro. La mia estrazione è nota. Papà era gruista all’Italsider di Bagnoli. Mio nonno era partigiano, salvò due aviatori americani abbattuti dai nazisti, li tenne in casa per due mesi. È normale che avessi certe idee, oggi la politica non mi interessa più. Vedo storie di una tristezza estrema. Da lontano l’Italia è un posto che spreca occasioni».

ALLENARE CAMPIONI

 «Esistono squadre medie di grandi giocatori o grandi squadre di giocatori medi. Io lavoro su questo. Il fuoriclasse è quello a disposizione della squadra, altrimenti è solo un bravo giocatore. Siamo pieni di palleggiatori fenomenali. Pure ai semafori. Il divertimento è contagioso se collettivo. Se ti diverti da solo, in 5 minuti arriva la noia».

SENZA LA TUTA

«Se la società mi imponesse di andar vestito in altro modo, dovrei accettare. A me fanno tenerezza i giovani colleghi del campionato Primavera che portano la cravatta su campi improponibili. Mi fanno tristezza, sinceramente».

SUPERSTIZIONI 

 «Ne ho meno di quelle che mi attribuiscono. Ho smesso di vestire solo di nero. Mi è rimasta l’abitudine di non mettere piede in campo, dentro le linee dico, finché la partita non è finita. Prima o poi abbandonerò pure questa: già in certi stadi le panchine son dalla parte opposta degli spogliatoi e il prato devo calpestarlo per forza. Quando cominci a vincere, le scaramanzie finiscono».

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Da Sarrismo a Sarriball: lo stato dell’arte del progetto-Chelsea 

Sarri-Sarrismo-Sarriball

 

La coniatura enciclopedica del termine Sarrismo, se da un lato rappresenta la risultante di tre stagioni in cui nessun altro come il Napoli è riuscito ad andare vicino a scalfire il potere della Juventus, dall’altro racchiude in sé il rischio che l’allegoria prenda il posto di quel terreno verde in cui lo stesso neologismo collegato alla figura del tecnico tosco napoletano trova una propria sublimazione. Sarri, del resto, è uomo di campo prima di qualsiasi altra cosa e appare fondamentale, in questa fase, accendere i riflettori su punti di forza, debolezze e potenzialità del suo Chelsea, al termine di un primo scorcio di stagione in cui i blues – risultati alla mano – sembrano respingere al mittente le aspettative di difficoltà di recepimento tattico del credo sarriano da parte del gruppo, da più parti vaticinati.  

 4-3-3  NON SI CAMBIA 

Il modulo di gioco resta il 4-3-3. Nelle idee iniziali, dei punti di contatto con il Napoli ci sono. In primo luogo, la chiara intenzione di impostare una catena di costruzione a sinistra ed una catena di equilibrio-finalizzazione a destra. Basti pensare alla caratteristiche dei terzini (Azpilicuetaviene dalla difesa a tre mentre Alonso è maggiormente portato ad offendere).Ciò è reso evidente dalla presenza di Kante a destra e Kovacic a sinistra, quest’ultimo deputato principalmente ad un ruolo di raccordo non solo della catena mancina, ma delle due fasi di gioco. In particolare, Kovacic ha un doppio compito, tra i più delicati nell’economia complessiva degli equilibri tattici: 1) coprire la spinta di Alonso, rinculando in fase difensiva; 2) inserirsi quando Hazard si abbassa a prendere palla per creare gioco. Un Hamsik più solido? Mettiamola così, volendo ridurre tutto ad una semplificazione che serve comunque a far comprendere quanto il croato dia a Sarri in termini di equilibrio complessivo. Le catene, rispetto all’assetto tattico del Napoli, vedremo che presentano una struttura dinamica differente, determinata principalmente dal fattore-Hazard.  

 LA FASE DI IMPOSTAZIONE: NON SOLO JORGINHO 

L’impostazione: ovviamente, il faro è inutile specificare chi sia. Anche perché è facile credere lo sappia chiunque abbia dato lo sguardo alla distinta di un qualsiasi schieramento del Chelsea, tecnici avversari compresi. Quindi, prima cosa: schermareJorginho. Quando avviene – ed avviene sistematicamente – come mutano le dinamiche dei blues in fase di inizio azione?Kepa Arrizabalaga, man mano che passano le giornate, dà la sensazione di giustificare gli 80 milioni di euro investiti per il cartellino. Prodigiose le sue performance tra i pali contro Liverpool e Southampton. Pur essendo in netta crescita e pur migliorando l’intesa con i compagni, il basco sbaglia tuttavia ancora alcune scelte, come quando sceglie di aprire su terzini la cui linea di trasmissione palla è soffocata. L’opzione due (in attesa di capire se e come Kepa possa divenire col tempo un’opzione-tre) divengono così i centrali, bravi ad allargarsi e portare palla, specie David Luiz che quando riesce a divenire centrocampista aggiunto scompagina spesso gli equilibri avversari, specie quelli con attaccanti che non rientrano. Le statistiche appaiono in tal senso eloquenti: se prendiamo come riferimento Whoscored ed analizziamo i passaggi totali, notiamo che i due centrali David Luiz e Rudiger hanno collezionato rispettivamente 614 e 629 passaggi, secondi solo a Jorginho che guida la classifica con 853. Per dire quanto Kepa in questa fase non sia, a differenza di Pepe Reina a Napoli, un’opzione è sufficiente evidenziare che di passaggi il portiere (collezionista di cardellini) ne ha finora fatti segnare “appena” 238, pur senza sbagliarne mai la finalizzazione. Proprio l’aggiunta di Luiz in impostazione libera di fatto una linea di passaggio, spesso decisiva per una rapida verticalizzazione. Interessante tuttavia notare come Jorginho vada a grandi passi verso la direzione di un percorso di crescita che lo porta a giocare una doppia partita: con i piedi, ma anche con le mani, da tecnico in campo e depositario più di ogni altro del credo sarriano. Per farsi un’idea, è sufficiente tornare al precampionato: osservate questo video al minuto 0.55. Chi appare in difficoltà invece Cesc Fabregas. Sarri lo ha eletto vice-Jorginho, ma le caratteristiche sono diverse. Se l’italobrasiliano, pur avendo meno qualità dello spagnolo, sa già cosa deve fare due o tre passaggi prima, Fabregas ha necessità di avere la palla tra i piedi, determinando il venir meno di alcuni tempi di gioco fondamentali ad inizio azione.  

 

L’EDEN SARRIANO 

Hazard è finora il fattore che sposta gli equilibri. Un peso specifico paragonabile a quello di Higuain tre stagioni orsono. Sarri ha compreso sin da subito che il belga, che non è un omologo di Insigne e nemmeno di Mertens, presenta caratteristiche sue proprie che vanno ricondotte non già ad uno schema, ma ad un’idea in cui, a nostro modo di vedere, lo vede più vicino ad un Higuain. Un finalizzatore più che un creatore, pur tuttavia risultando imprescindibile anche per la sua profonda vena creativa. Sarri, per questi motivi, in questa fase chiede ad Hazard essenzialmente una cosa. Non di mantenere la catena (la partenza a sinistra è solo nominale, ma svaria su tutto il fronte) ma di restare negli ultimi 30 m, laddove può suggerire e soprattutto finalizzare, che è ciò che gli riesce meglio, alla luce delle sette reti in otto gare (lo scorso anno ne aveva complessivamente realizzate dodici). Anche per questa ragione, in questa fase, a Morata sta preferendo Giroud, che si rivela essere un elemento fondamentale capace di far crollare la letteratura secondo la quale Sarri ripugnerebbe il centravanti-boa. Perché Giroud si rivela così determinante? L’abbiamo visto in Russia. Non segna, ma fa vincere mondiali e partite perché non solo crea spazi con la sola stazza in partite “chiuse”, ma si rivela un’arma in più nel suggerire quelle palle, talvolta sporche, sfruttando molto le sue lunghe leve. Anche qui è opportuno proporre un video: minuto 1.36 e 3.50. Un po’ di numeri che attestano il maggior impatto del francese nella manovra dei blues:  finora Giroud è il top-assistman (4) e ha collezionato 120 passaggi contro gli 89 di Morata, a fronte degli stessi minuti giocati. Sarri dispone di cinque attaccanti titolari. Li ha alternati abbastanza regolarmente anche perché non si tratta di “doppioni”. Ognuno ha caratteristiche di base differenti: oltre a Giroud ed Hazard, ti ritrovi con Pedro che ha nel taglio-Callejon la sua arma (ed è risaputo quanto un elemento dalla sue caratteristiche, capace di mettere finora segno tre reti, sia fondamentale nel momento in cui gli avversari fanno densità in zona palla o quando l’azione si sviluppa sul lato opposto, laddove il Chelsea costruisce, al fine di sfruttare il lato debole, come qui al min. 0.55), Morata che legge la profondità (le sue difficoltà iniziali sono spesso dovute alle squadre che chiudono il verticale) e Willian che è in grado di creare superiorità con il dribbling a rientrare, pur non essendo un finalizzatore. Più dietro nelle gerarchie c’è il nigeriano Moses, parzialmente adattato per le sue caratteristiche rivolte alla copertura, al punto che Conte non disdegnava di impiegarlo esterno a centrocampo nel suo proverbiale 3-5-2.

DIFFICOLTÀ VECCHIE E NUOVE 

La difficoltà principale, per il momento, è data dalla paura che in certi momenti ha la linea difensiva nell’accompagnare l’azione in fase di non possesso, determinando spesso, oltre alle difficoltà nel portare un pressing efficace, situazioni di palla scoperta acuite dalla posizione di Alonso, sempre molto alta, oltre ad una certa distanza che va a crearsi tra centrocampo ed attacco di cui avversari bravi a riempire glihalf-spacespossono approfittare. In alcune fasi è stato Kante, a metterci una pezza con chiusure da lato a lato da antologia; in altre occasioni si ripresenta la tipica situazione napoletana di difficoltà sugli attacchi avversari da lato a lato. Tolti gli attaccanti che vengono ruotati molto tanto di partita in partita che all’interno della gara stessa, il “dodicesimo” uomo è Ross Barkley. Con lui il centrocampo cambia parte delle caratteristiche di base, alzando il baricentro e creando di fatto una situazione di 4-2-3-1 tale da alzare la pressione ed invertire le inerzie. Barkley, pur essendo più forte fisicamente, come Zielinski nasce trequartista e come il polacco, a fronte di un enorme talento ed un evidente positiva sfrontatezza, necessita ancora ultimare il suo processo di crescita, necessitando ancora di digerire a fondo il meccanismo delle catene, in cui l’interno di centrocampo deve coprire la spinta del terzino. Un esempio dell’altra faccia della luna lo si osserva nel match contro l’Arsenal, un proprio compendio di come, pur vincendo 3-2, gli uomini di Sarri soffrano molto le situazioni descritte, anche perché è proprio Barkley a far venir meno l’equilibrio sulla corsia mancina, lasciando spesso Alonso solo ad affrontare situazioni di 1vs2. 

 RUOTARE SÌ, RUOTARE NO 

Infine, rotazioni. Gli attaccanti, come detto, ruotano tutti. Sia nell’arco del match che da match a match. Tutti tranne uno, ovviamente. L’altra rotazione è proprio Barkley-Kovacic, la quale contro il Southampton sembra aver pagato dividendi enormi. Gli altri, almeno in campionato, sono quelli. Nelle coppe, invece, ruotano tutti. Contro il Videoton, difesa tutta nuova, contro il Liverpool in Carabaho Cup per tre quarti. Va specificato tuttavia che – come noto – le vicende estive, tra reduci dal Mondiale, infortuni e tardivo ingaggio dello stesso Sarri, hanno determinato che, di fatto, la squadra non ha portato avanti il ritiro precampionato. A dispetto di ciò i risultati danno ragione a Sarri, che continua a ripetere quanto Klopp e Guardiola siano uno step avanti e quanto sia difficile colmare il gap in una sola stagione.  

Per ora, attimi di Sarriball non mancano.  

PAOLO BORDINO

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Sarri: “Klopp uno dei migliori. Liverpool pronto per vincere”.

Sarri-Klopp-Liverpool

Maurizio Sarri ha parlato in conferenza stampa alla vigilia del secondo match in quattro giorni contro il Liverpool. Qualche riflessione su Hazard e parole importanti per Klopp e la sua squadra.

HAZARD

Sarri esordisce in conferenza stampa rispondendo a domande su Eden Hazard. “Hazard in questo momento non so se è il miglior giocatore al mondo, ma sicuramente è uno dei più forti”. Questa la premessa di Sarri, che si sofferma però su un aspetto in particolare. “Credo che ogni giocatore preferisca giocare piuttosto che allenarsi senza il pallone, è normale. Ma Eden deve avere più continuità dal punto di vista fisico e mentale, perché penso che abbia le carte in regola per migliorare ancora. Può diventare il migliore al mondo già dal prossimo anno, io voglio che lo diventi. E’ molto difficile paragonarlo ad altri calciatori. Per me è un genio e tecnicamente unico”.

PARTITA

Sarri prosegue poi parlando delle aspettative sul match di domani. “Domani sarà un’altra partita, in un’altra competizione, con formazioni completamente diverse. Penso che loro possano aumentare la determinazione dopo mercoledì. E’ stato un match complicato e lo sarà anche domani. Credo che di solito si parta per vincere, sarà una partita aperta ed equilibrata. Fino a questo momento le cose stanno andando abbastanza bene. I ragazzi hanno risposto più velocemente di quanto mi aspettassi, e sicuramente ora non siamo ancora al 100%, ma abbiamo margini di miglioramento sotto tutti i punti di vista. Compreso quello tattico. Giocare con lo stesso avversario nel giro di tre giorni è molto complicato soprattutto dal punto di vista mentale”.

LIVERPOOL

Il tecnico del Chelsea spende poi parole importanti per Klopp e la sua squadra. “Klopp è certamente uno dei migliori allenatori al mondo in questo momento. Ha fatto molto bene l’anno scorso con questi giocatori, e credo che ora siano pronti per vincere. Che sia la Premier o la Champions, ma sicuramente qualcosa di importante.
Noi abbiamo un calendario complicato, ma anche per loro la settimana è delicata e importante. Dopo la partita di domani andranno a Napoli per la Champions, e il San Paolo non è uno stadio semplicissimo, e poi avranno il City”.
Per Sarri anche una battuta a questo proposito sulla strada che il suo Chelsea potrebbe tracciare al Napoli in vista del match di mercoledì. “Penso che il Napoli conosca benissimo il Liverpool. Mercoledì ho visto qualcuno del Napoli (sorride), quindi li stanno seguendo e conoscono già sicuramente tutto”.

INFORTUNI E SITUAZIONE CAHILL

Panoramica anche sulla condizione fisica di alcuni giocatori e sulle parole recenti di Cahill, che avrebbe manifestato la volontà di essere ceduto a gennaio. “Christensen non si è infortunato mercoledì, ha avuto solo un problema di stomaco durante la partita. Pedro si è allenato solo nella seconda sessione di allenamento di ieri, così come Rudiger e Loftus Cheek. Dobbiamo valutare nell’ultimo allenamento, ma la situazione è migliore rispetto a 3-4 giorni fa. L’unico giocatore che ho dovuto far giocare e che forse avrebbe potuto riposare è Kovacic. L’infortunio di Loftus è stato un problema anche per questo”.
Sarri commenta poi le dichiarazioni recenti di Cahill e la situazione attuale. “Ho parlato con Cahill, penso che abbiamo davanti i mesi di ottobre, novembre e dicembre. Deve aspettare. Dobbiamo aspettare. Sono molto soddisfatto della prestazione di Gary di mercoledì, per me è un giocatore utile. Gennaio è ancora lontano. Vedremo”.

FORMAZIONE

“Per Rudiger e Pedro dobbiamo attendere l’ultimo allenamento per valutare. Le possibilità però ci sono soprattutto per il primo. Possiamo eventualmente giocare con Willian sulla destra, che è un altro grande giocatore che contro il West Ham ha fatto molto bene. Ma possiamo eventualmente anche spostare Eden lì. Il suo ultimo gol è arrivato proprio da quel lato lì, quindi non credo che ci siano problemi in questo senso”.

GIOACCHINO PIEDIMONTE

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Premier League, panoramica della stagione 2018-19

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La Premier League 2018/2019 sembra aver disposto tutte le carte in modo tale da rendere l’esito finale meno a senso unico rispetto alle due annate precedenti.

Se da un lato possiamo mettere in discussione quanto appena detto esponendo la regola del “non c’è due senza tre” e sottolineando come proprio le due stagioni prese in esame siano partite con le stesse premesse, poi tradite dal campo, dall’altro è lecito pensare che il dominio incontrastato del Manchester City quest’anno possa essere messo alla prova in maniera più concreta almeno dal Liverpool,  assoluto protagonista del mercato in entrata. La squadra di Pep Guardiola è forse ad oggi la squadra più accreditata alla vittoria della Champions League. Questo potrebbe portare l’allenatore spagnolo a puntare più su quest’ultimo obiettivo, che non alla vittoria finale della Premier League.  Fermo restando che con la lunghezza e la qualità della rosa a disposizione, l’idea di poter raggiungere entrambi gli obiettivi e di arrivare nel momento topico della stagione in corsa su tutti i fronti è assolutamente alla portata

IL LIVERPOOL DI KLOPP

La squadra di Klopp ha esposto radicalmente l’ambizione a cui il solido progetto a lungo termine partito tre anni fa intende arrivare. I Reds, sotto la guida del tecnico tedesco, sono cresciuti costantemente sia dal punto di vista del gioco che dei risultati. Le due finali europee messe a referto, purtroppo perse, ne sono una chiara testimonianza.  Sia per il modo e che per le prestazioni a contrassegnarne il percorso. Sciolto finalmente e con ingiustificato ritardo il nodo portiere, con l’arrivo di Alisson, allungata quantitativamente e qualitativamente la rosa grazie a Fabinho, Naby Keita e Shaqiri, e affidate le chiavi della difesa all’imprescindibile Van Dijk, le premesse e le intenzioni sembrano piuttosto chiare e credibili. Salah, Manè e Firmino saranno chiamati a replicare o addirittura migliorare gli spaventosi numeri della scorsa stagione. Robertson e Alexander Arnold appaiono vestiti sempre più su misura dall’idea di calcio di Klopp. Joe Gomez invece sembra avere tutte le carte in regola per spodestare il non sempre affidabilissimo Lovren dalla casella di secondo centrale difensivo.

TOTTENHAM

Particolare attenzione ha poi sicuramente destato il Tottenham. Gli Spurs sono la prima squadra dal 2003 (anno in cui è stata introdotta la sessione estiva), a non aver effettuato nemmeno un’operazione di mercato, sia in entrata che in uscita. Guardando all’inizio di questo campionato e in particolar modo a quello di Lucas Moura, riesce però molto semplice pensare che un solo ma importantissimo acquisto, seppur attingendo alla sua stessa rosa, la squadra di Pochettino l’abbia comunque fatto. Il brasiliano può realmente essere l’uomo in più di quest’anno, considerando che l’assenza di Son, da sempre uno dei punti fermi, non è passata in secondo piano solamente per motivi extracalcistici, che per fortuna sua e degli Spurs si sono risolti nel miglior modo possibile. Il sacrificio economico per realizzare il nuovo stadio che verrà inaugurato proprio in questa stagione è stato sicuramente il motivo principale della fase di stallo di questa sessione di mercato. Pensare a dove il Tottenham possa effettivamente arrivare è legato ai soliti interrogativi. I margini di miglioramento che questo gruppo dimostrerà ancora di poter avere, sia in Premier che in Champions, e la crescita mentale di una squadra in grado ormai di giocare divinamente su qualsiasi campo, ma forse non ancora pienamente matura per certificare sempre la supremazia territoriale con il risultato e per portare a casa le partite meno brillanti dal punto di vista della prestazione. Se Pochettino, che già ha dimostrato di essere uno dei migliori allenatori in circolazione, riuscirà a trovare le risposte, l’asticella di questo gruppo potrà alzarsi ancora una volta.

IL CHELSEA DI SARRI

Le luci del palcoscenico di questa competizione sono abbastanza forti da poter illuminare efficacemente anche il nuovo Chelsea targato Maurizio Sarri. La posizione in classifica dopo queste prime quattro giornate, unite all’indiscusso valore assoluto della rosa e alla possibilità di vedere quest’ultima perfettamente inserita nel rigido sistema dell’ex allenatore del Napoli, lasciano presagire un campionato dai numeri e dalle soddisfazioni importanti. Analizzando le prime uscite stagionali risulta abbastanza evidente che la mano del tecnico inizia a dare i primi frutti. Diversi aspetti del gioco, tra cui sicuramente la volontà di dominare il possesso e di superare le linee di pressione costruendo dal basso e provando a smistare velocemente il pallone con l’obiettivo di verticalizzare al momento opportuno. Gli automatismi difensivi sono ancora da limare.

HAZARD E PEDRO L’ARMA IN PIU’

I dubbi più forti sono legati principalmente alla tenuta mentale e alla concentrazione che riuscirà a dimostrare David Luiz. Rudiger invece dà la sensazione di poter mettere in mostra i suoi enormi mezzi fisici e atletici sia nel difendere in avanti che nel rincorrere gli avversari all’indietro qualora i movimenti della linea non dovessero essere perfetti. La classifica per ora dice punteggio pieno.  L’idea di calcio di Sarri si sta già intravedendo. E’ doveroso aggiungere però che il punto esclamativo su gran parte delle gare giocate non sarebbe probabilmente arrivato senza l’imprevedibilità e il tasso tecnico di calciatori come Hazard e lo stesso Pedro. Le caratteristiche dello spagnolo si sposano benissimo con il nuovo sistema di gioco, ma l’evoluzione e l’eventuale riuscita di questo progetto tecnico passeranno molto anche dalla capacità da parte di Sarri di capire che determinate individualità necessitano sempre delle chiavi grazie alle quali poter uscire dalla gabbia di schemi rigidi e codificati nei momenti topici delle gare. Spiegare l’importanza di Jorginho è abbastanza superfluo. Una delle cose più interessanti è sicuramente il nuovo compito a cui viene chiamato Kantè. I paragoni dal punto di vista tattico con Allan già si sprecano. Kovacic ha la grande occasione di dare finalmente una forma definita al suo enorme e inespresso talento. Marcos Alonso è ormai a tutti gli effetti uno dei migliori laterali mancini al mondo. La sorpresa è Willian, che sembra esaltarsi nel gioco del toscano. Il gol del 4-1 contro il Cardiff né un esempio lampante.

ARSENAL E IL RISCATTO DI EMERY

Dopo il fallimento alla guida del PSG, Unai Emery ha l’occasione del riscatto alla guida dell’Arsenal. Una squadra e una società che, succube probabilmente dell’incapacità da parte di Wenger di comprendere che il suo ciclo fosse finito già da qualche anno, è riuscita finalmente a ripartire puntando su un nuovo progetto tecnico. L’ambiente per l’allenatore spagnolo è quello ideale. Nessun tipo di pressione per quanto riguarda traguardi e risultati immediati, tempo a disposizione, e calciatori ai quali poter trasmettere il suo credo calcistico. Le possibilità di vedere un calcio veloce, verticale e di qualità non sono poi così basse. Il ciclo ha appena varcato la soglia dell’Emirates e la pazienza assolutamente necessaria per provare a costruire qualcosa che possa poi rendere il futuro credibile e ambizioso. Occhio a Guendouzi, centrocampista arrivato dalla Ligue 2 e lanciato a sorpresa titolare in mezzo al campo.

SPECIAL ONE AI TITOLI DI CODA?

Il matrimonio tra Mourinho e il Manchester United sembra invece sul punto di terminare ogni giorno che passa. Cercare di capire quali possano essere le reali aspettative di questa stagione per i Red Devils è in questo momento molto complicato. Sarebbe veramente un peccato però che la carriera di un tecnico che è stato grandissimo e che è di diritto nella storia di questo sport, ma che dalla mancata Decima con il Real allena quasi formalmente, possa chiudersi con una piega così disastrosa.

WEST HAM ED EVERTON

Le realtà di medio livello interessanti come ogni anno non mancano all’appello. Guardando esclusivamente agli organici, le due squadre che sulla carta potrebbero dire la loro subito dopo le migliori sono sicuramente il West Ham e l’Everton. Se l’inizio degli Hammers è stato disastroso sotto quasi ogni punto di vista, quello dell’Everton sembra invece rispecchiare maggiormente le importanti aspettative. Marco Silva, non poteva scegliere forse squadra e momento migliore di questo per trovare conferme e prendere il volo. L’arrivo di Richarlison, possibile crack di questa stagione, sponsorizzato proprio dal tecnico portoghese, è un buon punto di partenza.

BOURNEMUTH, LEICESTER E FULHAM

Un’attenzione di riguardo, oltre al solito Bournemouth di Eddie Howe e all’ottimo organico del Leicester, merita il neopromosso Fulham di Jokanovic. Una squadra dalla mentalità propositiva e dal gioco molto interessante, portata a non snaturarsi quasi mai a prescindere dall’avversario. Attorno alle figure del nuovo acquisto Seri, Schurrle, Mitrovic e soprattutto del giovanissimo Sessegnon, può costruire una stagione tutt’altro che anonima. In linea con la sua storia, la speranza è che il Craven Cottage sia tornato nel regno della Premier per restarci. Menzione, infine, al sorprendente Watford dello spagnolo Javi Gracia, a punteggio pieno. Insieme a Liverpool e Chelsea dopo quattro giornate, e capace di superare anche il Tottenham nell’ultimo turno. La squadra ha per ora impressionato per compattezza, organizzazione di gioco e capacità di rendersi pericolosa. Il campionato è appena iniziato, ma gli ingredienti per una stagione di personalità sembrano esserci.

LOTTA SALVEZZA

La lotta salvezza sarà combattuta come al solito, e ad eccezione del Cardiff, forse la meno attrezzata in questo momento per rimanere nella massima serie. La lotta vedrà coinvolti diversi personaggi, che ora è decisamente troppo presto per delineare. Terribile l’inizio del Burnley, che dopo il grandissimo campionato dello scorso anno, è uscito ai preliminari di Europa League. Ha perso tre partite su quattro. L’insolita vulnerabilità difensiva mostrata in queste prime uscite non fa altro che rimarcare come proprio la solidità e il reparto arretrato abbiano costruito gran parte delle fortune della scorsa stagione. Il Wolverhampton, vincitore della Championship, può dire la sua sfruttando il fattore campo. Propone un calcio tecnico e di posizione, frutto dell’ottimo lavoro di Nuno Espirito Santo e di un organico che ha come prima lingua il portoghese.

GIOACCHINO PIEDIMONTE

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