Cor Sera: “Sarri non fa una piega, espressione alla Zeman”

Dopo Inter-Juventus, il Cor Sera racconta il diverso modo di vivere la partita di Conte e Sarri. Il toscano, recita il quotidiano, nelle espressioni ricorda il Boemo Zeman.

Ecco l’articolo del Cor Sera

Il tecnico prova anche «il tridente da bar»: per pochi minuti, nella ripresa, mette dentro tutti assieme Ronaldo, Higuain e Dybala

«Il sorpasso in questo momento non ha molto significato, conta che abbiamo fatto una grande prestazione, con personalità, in un ambiente carico. Stiamo crescendo». Sorride Maurizio Sarri. Saranno contenti anche quelli del Bar Sport, per come ha giocato (e vinto) la sua Juventus, lui che aveva dedicato l’idea di poter mettere il tridente dei sogni (Dybala, Higuain, Cristiano Ronaldo) proprio a quelli che chiacchierano di formazioni davanti allo spritz.

Perché quel magnifico e temerario terzetto, l’allenatore bianconero l’ha assemblato addirittura dentro San Siro, seppure per un solo pezzetto di ripresa; e perché con il Pipita si è preso la notte. Proprio lui, figliol prodigo a Napoli e sicario in maglia juventina, che nella stessa porta, sotto la curva sud, un paio d’anni fa gli sfilò lo scudetto. I campioni d’Italia erano sul bordo del precipizio, nel maggio 2018, quando dalla mischia spuntò la testa di Higuain, che poi corse sparato a esultare verso la bandierina, come ieri sera. 

Sarri, in panchina, quasi non ha fatto una piega, con quel suo ruminare il filtro delle sigarette, o quel che tanto gli somiglia, con un’espressione che fa tanto Zeman.

L’esatto contrario del collega dall’altra parte, Antonio Conte, che se ne stava dritto in piedi dal primo minuto, in senso letterale e teatrale, e al quale gliene erano bastati tre per iniziare a gesticolare: braccio alzato e indice mosso, per dire che quello di Godin su Cristiano, proprio non era fallo. Ma, si sa, Conte non è solo un allenatore, ma un navigatore, dell’area tecnica. A Sarri ne erano invece serviti 10, di minuti, per alzarsi e dare le prime indicazioni ai suoi. Insomma, uno un frullatore, l’altro un pensatore.

Tanto si muove e gesticola Antonio, quanto se ne sta immobile Maurizio, con quel completo blu sempre uguale, pantaloni e camicia, e scarpe bianchissime.

Niente più tuta. Più dell’abito fa comunque il risultato, lo stesso che arma la vendetta dei tifosi bianconeri lassù, sul terzo anello di San Siro: «Salta con noi, Antonio Conte». Il tecnico assiste impassibile anche al vantaggio della sua Signora, quando Dybala infila le gambe di Skriniar e piega i guantoni di Handanovic. 

S’abbracciano quelli in campo, esplode la panchina, non «San Maurizio», come da piccolo cartello apparso in tribuna. Se ne sta fermo pure Conte che, al massimo, fa due passi con le mani in tasca, per fare poi un cenno alla squadra, toccandosi la testa con gli indici.

Come dire: usiamo il cervello. L’arnese preferito da Sarri, che profetizza un calcio celebrale e verticale. Semmai, lui abbozza un sorriso e prende nota, quando le cose vanno come aveva previsto lui, in allenamento: ovvero, l’uno-due da videogame tra Dybala e CR7, con gol cancellato solo da un fuorigioco di mezzo metro. Ma sarà solo questione di tempo, nella ripresa, con il flipper che spedirà in porta Higuain. Prima di arrivarci, però, il tecnico juventino s’era ritrovato perfino in mezzo a un parapiglia, davanti al tunnel degli spogliatoi, all’intervallo, tirando via Bonucci da una mischia: erano volate parole grosse con Godin, con cui c’è un conto aperto dalla scorsa stagione. Un tifoso bianconero issa in alto un cartello: «Siamo campioni d’Italia da 2709 giorni». Un conto che Maurizio Sarri vorrebbe aggiornare.

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Vucinic: “Impossibile dimenticare Zeman”

Vucinic-Zeman-Lecce-Roma

Mirko Vucinic, ex attaccante dell’AS Roma e del Lecce 2004/05 targato Zeman, ha parlato in diretta ai microfoni di Te la do io Tokyo, trasmissione radiofonica di Mario Corsi, in onda tutti i giorni sui 101.500 di Centro Suono Sport dalle 10 alle 14.


Come sta vedendo la Roma?

Ha perso ultima partita – esordisce Vucinic – quindi non molto bene. Ora c’è il Lecce che è un’altra squadra che mi ha dato tanto quindi non mi sbilancio. Io punto molto su Dzeko, è un giocatore in grado di fare la differenza.

La Roma può raggiungere l’obiettivo quarto posto?

Me lo auguro. La rosa c’è, quindi lo spero.

Lei è stato allenato da Conte, cosa ci può dire di questo allenatore?

La sua forza è che si fa seguire dalla squadra – ammette Vucinic – e vede le cose prima degli altri.

Si è assottigliata la distanza tra la Juventus e le altre? Vincerà ancora lo scudetto?

La Juventus è forte e ha un organico ampio, però quest’anno c’è un Inter dove si vede la mano di Conte. Però i bianconeri restano la rosa più forte in Serie A, quindi vedremo.

Pronto a tornare a giocare con Francesco?

Si, qualche partita giusto per incontrare vecchi amici. Colgo l’occasione per fare gli auguri a Francesco visto che oggi è il compleanno.

La Roma senza Totti e De Rossi le fa qualche effetto?

Sicuramente, ho fatto molti anni con loro e mi fa strano. Secondo me senza De Rossi quest’anno ha perso molto anche la Serie A, Daniele avrebbe potuto dare ancora tanto al calcio italiano.

Fa ancora male lo scudetto sfuggito all’ultimo? Com’era il rapporto Totti-Spalletti quando c’era lei?

Ottimo, erano amici. Poi non so cosa sia successo dopo. Per lo scudetto dico sempre che siamo stati sfortunati a incontrare quell’Inter lì, secondo me era anche più forte dell’attuale Juventus. L’Inter che abbiamo affrontato noi è quella che ha vinto il triplete, vedete un po’.

Il famoso litigio con Perrotta nello spogliatoio tra primo e secondo tempo di Roma- Samp?

Cose di campo, sono finite lì.

Cosa non è andato invece in quel Roma-Sampdoria?

Ah, non lo so. Ricordo solo che c’era Storari in porta che ha parato tutto.

Lei è stato allenato da Zeman, cosa si ricorda del boemo?

È impossibile dimenticarsi di lui, sia per la fatica durante gli allenamenti che per la simpatia. Non sembra ma il mister è simpaticissimo.

Il gol più bello con la maglia della Roma?

Quello con lo Sporting in cui ho fatto dei dribbling e poi ho segnato da quasi fondocampo.

Com’è andato il trasferimento alla Juventus quell’estate?

Sabatini voleva trattenermi ma io avevo necessità di cambiare per cose che erano accadute prima.


Il Lecce si salva?

Il Lecce gioca bene – chiude Vucinic – io spero e mi auguro che si salvi.

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Cor Sport, Zeman in prima pagina: “Torno solo per un progetto serio”

Non sapremo mai se il nostro articolo contro il Cor Sport abbia spinto la testata a dedicargli la prima pagina. Di sicuro sappiamo che Antonio Giordano è da sempre un suo grande estimatore ed il Boemo merita questa attenzione, queste parole e le prime pagine, non solo del Cor Sport.

Ecco l’intervista integrale del Cor Sport firmata Antonio Giordano

Se non ci siete mai stati, perché giovani o semmai all’epoca distanti, potreste sempre farvi un giro a Zemanlandia: e una volta entrati, c’è da scommetterci, mentre ancora vi stropicciate gli occhi, vorreste non uscire più da quel mondo. L’uomo dei sogni non è mai «invecchiato», perché la Bellezza resta lì, non evapora, non svanisce, non scompare: dal Foggia alla Lazio, dalla Roma al Lecce e poi fino al Pescara, c’è sempre stato almeno un giorno, e non era mai uno soltanto, in cui Zeman vi ha rapiti, lasciandovi contorcere tra tridenti e diagonali offensive, sovrapposizioni e tagli. Un hombre vertical, intramontabile, che sa cosa significhi costruire l’emozione del calcio, il gol.

Si sono scatenati gli attacchi, Zeman… E quindi non ci annoieremo stavolta.

«Ho il sospetto di no, anche se la rosa della Juventus è così enorme da lasciar il sospetto che possa re- stare distante dal resto del cam- pionato. Ma capiremo subito se le principali concorrenti riusciranno a stare incollati ai campioni d’Ita- lia. Io penso che andremo incon- tro ad un torneo più equilibrato e che ci divertiremo».


CoIntanto si segna tanto e lo prendiamo per buono.

«E’ anche la dimostrazione che ci sia un bel po’ di coraggio in più: d’altro canto – ma lo sostengo da sempre – nel calcio vince chi ne fa uno in più. Però va anche aggiun- to, per onor di verità, che di errori individuali dei difensori ce ne sono stati e qualche incertezza arbitrale s’è già registrata».

Ma si segna e la gente si diverte.

«E’ un segnale positivo, dal punto di vista statistico. Le sfide con tanti gol regalano le emozioni che vuo- le la gente».

Si è fatto una scorpacciata di partite.

«E si è avuta anche la conferma che sarà necessario aspettare, per- ché è impossibile ma anche ingiu- sto giocare a mercato aperto. Le trattative si sono chiuse pratica- mente ieri, verrebbe da dire, che hanno smesso mentre le squadre erano ancora in campo, con alcuni organici incompiuti e con qualche calciatore distratto dalle voci».


C’è qualcuna che la incuriosisce di più?

«Mi viene da pensare, ognuna per un motivo diverso, alle solite cin- que-sei: quelle che hanno chiuso nei primi quattro posti della pas- sata stagione, Milan compreso, ma soprattutto alla Lazio».

Due giornate sono poche per capire, ma…

«Ma la Lazio mi sembra quella che stia già avanti rispetto alle altre: ha la consistenza tecnica per continuare, ha cambiato meno e ha immediatamente esibito un bel calcio».

Le panchine girevoli: Juventus, Inter, Milan e Roma, lassù, hanno scelto nuove strade.

«Ed avranno la necessità di aspettare che i nuovi allenatori riescano a trasmettere le proprie filosofie di gioco. Non accadrà rapidamente, non credo che possa succedere».

La Juventus non è ancora di Sarri.

«Ha dovuto smettere di allenare per un periodo più o meno lungo e questo diventa un pregiudizio. Le sue teorie, per attecchire, hanno bisogno della sua presenza, delle sue indicazioni. Nella Juventus di questa fase, non ci sono tracce del Napoli di Sarri: ma era già complicato che si potesse seminare in poche settimane, con la sua assenza è divenuto tutto più difficile».


L’Inter sembra già di Conte.

«Anche a lui va concesso un periodo per riuscire a far capire alla squadra le proprie teorie. Per ora ha solo tolto Icardi».

Con Icardi al Psg chi ci rimette?

«L’Inter rinuncia a un uomo che nelle sue stagioni in nerazzurro ha segnato più di cento gol. Non mi sembrano pochi. Quelli come Icardi sono sempre utili».

E quelli come Lukaku.

«E’ un centravanti fisico, dunque aspettiamo».

Zeman cosa ha visto di nuovo, sinora?

«Una ricerca del palleggio, che però avviene con ritmi e meccanismi non ancora fluidi ma destinati a migliorare. E le difese, per il momento, fanno in tempo a sistemarsi».


Il suo «uomo», pare persino superfluo fare il nome, resta sempre l’italiano più bravo?

«A me sembra di sì, però è chiaro che il giudizio su Insigne vada al di là di queste prime due partite, dove pure ha segnato una doppietta. Poi a Torino si è fatto male e quindi qualcosa ha pagato, perché penso – da quel che leggo – che il problema fisico abbia influito sui suoi quarantacinque minuti. Ma Lorenzo rimane sempre un giocatore importante».


Domandina estiva: chi vince la classifica cannonieri?


«Se Cristiano Ronaldo fa quel che sa, arriva a quaranta gol. Se fa un po’ meno di quel che sa, può avvicinarsi a quella cifra».

E lei quando torna?

«Quando mi chiamano, se mi chiamano e per un progetto che sia serio: fare calcio. Io sono sempre pronto».

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Calciomercato.it, Zeman: “Non vogliono farmi lavorare”

Zdenek Zeman parla in esclusiva a Calciomercato.it. Racconta i suoi punti di vista su Sarri, Totti, Conte, Lazio e Roma. Nel finale manifesta scetticismo sul suo ritorno in panchina.

Mister Zeman, la Juventus ha ingaggiato Sarri. Cosa ne pensa?  

“Dopo tanti di Allegri, dice Zeman ai microfoni di calciomercato.it, credo che la Juventus cerchi qualcosa di diverso e Sarri sono convinto sia l’allenatore giusto”. 

Il club bianconero punta al bel gioco, ma l’imperativo vincere resta primario. Secondo lei riuscirà il nuovo tecnico a coniugare le due cose? 

“Penso di sì, resto convinto che chi gioca meglio abbia più possibilità di vincere Lui ha fatto bene a Napoli e con il Chelsea, credo possa dare qualcosa di diverso sotto il profilo del gioco”. 

L’ex allenatore del Chelsea predilige il gioco offensivo. Qualcuno lo ha accostato a lei. Vede qualche similitudine?

“Sul piano tattico no. Lui fa più possesso palla rispetto a me, io preferisco verticalizzare. Però, anche Sarri, come il sottoscritto, dà un’identità alla squadra e predilige il gioco d’attacco”. 

Con l’arrivo di Conte, l’Inter potrà colmare il gap dalla Juventus?

“Credo che l’Inter sarà la rivale numero uno dei bianconeri”.  

In casa Roma ennesimo cambiamento. E’ arrivato Fonseca. Farà bene?

“Bisogna vedere la campagna acquisti”.

 Sulla proprietà americana si è espresso più volte

“Per me la Roma è una delusione, merita di più. Pallotta ha fatto tutti gli sforzi esclusivamente per costruire lo stadio. Ora vedremo come andrà a finire”. 

Quale effetto le ha fatto l’addio di Totti? 

“A me ha fatto più male il suo addio da giocatore, perchè credo potesse dare ancora qualcosa. Come dirigente non gli hanno fatto fare nulla,  non serviva, se non come rappresentanza. Meglio che sia andato via. Francesco è nato nella Roma e credo dovesse ‘morire’ in questa società, ma non hanno voluto”. 


La sua seconda esperienza sulla panchina giallorossa andò male. Ha qualche rimpianto?

“Sì, non aver potuto disputare la finale di Coppa Italia, visto che l’avevo conquistata io. Mi hanno mandato via prima”. 

Sponda Lazio, confermati Inzaghi e il ds Tare. I biancocelesti possono fare il salto di qualità tanto atteso dai tifosi?

“Credo possa lottare per la Champions League”.

Lei è tifoso della Lazio o della Roma? 

“Mi sono trovato bene sia nella Lazio sia nella Roma di Sensi”.

Il suo cuore però immaginiamo abbia una preferenza…

“Fare qualcosa di buono per la Roma mi ha dato più soddisfazioni”.

Quando rivedremo Zeman su una panchina? 

“Sto aspettando. Io ho il desiderio di lavorare, ma gli altri evidentemente non vogliono”.

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Osvaldo: “Zeman numero uno in assoluto” (VIDEO)

Osvaldo-Zeman-Calciomercatp

L’ex attaccante italo-argentino Pablo Daniel Osvaldo è stato ospite a Calciomercato L’Originale. Nel corso della trasmissione Osvaldo, oggi rockstar, ha parlato del suo passato calcistico in cui Zdenek Zeman resta uno dei suoi allenatori preferiti.

“Il calcio è stato la mia vita e lo ringrazio. Non voglio essere frainteso – raconta Osvaldo – quando parlo male di alcune questioni del calcio, che magari mi hanno fatto male. Da quando è un business, abbiamo perso la magia di giocare a calcio. Perché ho smesso? Mi ero stancato… A volte dicono tante bugie e dopo un po’ diventi matto se devi sempre chiarire le situazioni. Tante volte hanno confuso il mio professionismo… Ma se non sei professionale di certo non giochi per tanto tempo in Europa e con la Nazionale, che sentivo veramente. Se non fosse stato per i miei quattro figli, avrei smesso prima di giocare a calcio. Cosa ho fatto di sbagliato? Sono sempre stato così, dico ciò che penso al di là di chi ho davanti e nel calcio non sempre è positivo, anche se dovrebbe”,

“Nella mia carriera, qualunque maglia indossassi in campo non avevo pressioni, pensavo alla partita 5 minuti prima di scendere in campo”, le sue parole. “Quando mi dicono che avrei potuto fare di più e non ritirarmi a 32 anni, dico che nessuno mi ha mai chiesto se avessi voluto fare di più (ride, ndr). Ho fatto anche troppo. Le voci di mercato, invece, le accusavo. Caratterialmente mi stancavo e avevo voglia di cambiare aria”.

HIGUAIN E SARRI

“Il Pipa segnerà in qualsiasi campionato andrà, anche se un attaccante come lui vuole un certo tipo di fiducia. Sarri esalta le sue caratteristiche, ma di sicuro c’è anche un rapporto personale particolare che stimola Higuain.”

ZEMAN NUMERO UNO

“Gli allenatori con cui mi sono trovato meglio? Antonio Conte, Zdenek Zeman numero uno in assoluto, è stato come un padre per me e poi Pochettino.

SALVIO IMPARATO

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Foggia-Juventus ’93, Zeman: “Vorrei essere trattato sul campo da Juve”

Foggia-Juventus

In questo video amarcord di Foggia-Juventus di 25 anni fa, c’è il modo di raccontare il calcio che non c’è più e le solite polemiche che contraddistinguono ancora oggi i post partita della Vecchia Signora. 

Era il 13 settembre 1993 e a Zemanlandia andava in scena la terza Foggia-Juventus dell’era Boema. La prima andò in scena al San Nicola di Bari, davanti ad una bellissima cornice di pubblico, nel settembre 1991 e il Foggia perse immeritatamente 0-1 con un gol in fuorigioco di Schillaci, aspramente criticato da Zeman nel video qui .

Mister fa più male una sconfitta firmata Schillaci?

“Fa più male una sconfitta con un gol irregolare. La squadra ha fatto quello che poteva e non è poco. Purtroppo è stata punita da un errore arbitrale.”

Allo Zaccheria invece dopo l’impresa della stagione precedente, in cui i Satanelli superarono la Juventus per 2-1, ecco servito il primo sfavore al Piccolo Diavolo. Verticalizzazione centrale di Stroppa per l’olandese Roy, che da ala sinistra esegue una perfetta diagonale insaccando sul secondo palo di Peruzzi. Gran bel gol e classica azione Zemaniana, ma tutto vano l’arbitro Amendolia annulla. Il grande Beppe Capano della Rai iniziò il suo servizio proprio raccontando, come meglio non si può, quell’episodio.

“Non sapremo mai che partita avrebbe regalato oggi zemanlandia ai suoi fedeli, se dopo 120 secondi, quando Trapattoni aveva avuto appena il tempo di carburare il mitico fischio, l’arbitro Amendolia non avesse annullato, per presunto fuorigioco, la prodezza con la quale Roy trasforma in gol un delizioso assist di Stroppa. Forse non sapremo mai perché nemmeno con l’aiuto della moviola di Zuccalà. Sappiamo però quello che Zeman ha pensato in quel momento e detto a fine partita” 

Ed ecco che appare un corrucciato Zeman. Il Boemo grida a bassa voce la volontà di non essere sempre penalizzato ogni volta che incontra la Vecchia Signora.

“Vorrei una volta essere trattato sul campo da Juventus.  Non ci riesce sempre. Sul piano di gioco non discuto. La Juve è la Juve, può fare gol in qualsiasi momento e hanno avuto le loro occasioni, ma noi abbiamo fatto gol – due gli ricorda ancora Capano – eh due!”

Insomma per la Juventus era sempre dura affrontare il Foggia di Zeman tanto che Vialli e Tacconi ne lodavano spesso le gesta. Da queste grandi imprese è cresciuto il mito di Zeman e della sua Zemanlandia, diventata ormai, come Itaca, una patria sempre più difficile in cui far ritorno. Forse non è più tempo di gradoni e denunce. Meglio non disturbare la Vecchia Signora  e giocatori che non amano il lavoro duro, anche se questo vuol dire rinunciare alla valorizzazione di tanti giovani talenti italiani.

SALVIO IMPARATO

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Zeman: “Cosa cambia questa vittoria me lo diranno domani i giornali”

ZEMAN-LAZIO-JUUVENTUS

Così si espresse Zdenek Zeman dopo il 4-0 rifilato alla Juventus di Marcello Lippi. Quella goleada del 29 ottobre 1995 resta la vittoria più larga della Lazio contro la Juventus all’olimpico.  Ecco il racconto di quella fantastica partita del corriere della sera.

SALTO IN ALTO LAZIALE

Esemplare salto in alto laziale, con folate di gioco sontuoso, con snodi a tutto pressing e ripartenze sfreccianti, per schiantare la Juve, senza nemmeno quel pathos che la sfida preannunciava. Ne discende una quaterna fiorita sulle macerie del reparto difensivo bianconero, pure se gli “zemaniani” sprecano quanto meno cinque occasioni (due Signori, prima d’ esplodere il sinistro apripista; poi Fuser, Casiraghi, e il “panchinaro” Boksic) martellando continuamente Peruzzi, acrobata spesso squadernato dentro e fuori porta. Lippi monta l’ opposizione friabile, aggravata da due attaccanti complementari come Del Piero o Di Livio fermi ad aspettare, mentre Ravanelli, incapsulato fra Chamot e Negro, resta l’ unico riferimento vero la’ davanti, dove evaporano i suggerimenti griffati Paulo Sousa, durante venti minuti di traballante equilibrio.

LA JUVE CAMMINA E ZEMANLANDIA VOLA

Nostra Signora cammina e forse, aspettando Gianluca Vialli, vorrebbe specchiarsi dentro le inerzie degli oppositori. Orientati ad applicare l’ arte del risparmio secondo recenti referenze. Invece no. Invece, il precettore boemo, ha deciso di riaprire “Zemanlandia”, trovando presto, lungo la corsia destra, le veloci sovrapposizioni Nesta Rambaudi, cosi’ trapassanti, cosi’ paralizzanti per l’ accoppiata Torricelli Tacchinardi. Li’ s’ aprono le voragini iniziali; da li’ la Lazio propone girandole di variazioni e aggiustamenti, che impegnano la creativita’ di Winter e l’ estro di Fuser, con destinazione Signori, oppure verso Casiraghi, sempre a ritmi assatanati. Percio’ , nelle file juventine ci vorrebbero tre quattro Ferrara, improvvisamente “clonati”, dovendo tamponare sul tridente inarrestabile, che permette le serpentine di Signori nonostante i tentativi di frenarle da parte di Porrini; che fa schizzare Casiraghi in asse e interscambio con il propositore occasionale.

Certo, annotata la prima prodezza di Peruzzi, che in tuffo ruba proprio l’ attimo all’ ex centravanti bianconero, le speranze juventine sembrano esistere quando Ravanelli, ostacolato da Negro, tenta la palombella contropiedistica. Traiettoria sbagliata, ma sullo slancio il centrale urta l’ amico Marchegiani, provocandogli la sospetta lesione ai crociati posteriori del ginocchio sinistro. Dentro Orsi, che collezionera’ giusto due traverse e un palo (lo stacco di testa sull’ 1 0 di Ferrara, fruitore d’ un corner di Di Livio; quindi le sfortunate esecuzioni finali di Ravanelli e Vialli per recuperare un po’ d’ onore), senza rimpiangere la sua panchina. Si’, quando le squadre di Zeman girano, il portiere diventa ruolo marginale.

Tuttavia, sotto di due reti (ma la moviola dimostrera’ che Ferrara aveva rintuzzato la botta Casiraghi proprio sulla linea), mastro Lippi s’ ingegna per attutire gli effetti devastanti dello spettacolo laziale. Via Torricelli e Di Livio; avanti con le tre punte dei bei tempi; entra Marocchi in mezzo, mentre Tacchinardi scala dietro accanto a Ferrara, e Carrera fronteggera’ Boksic, sostituto d’ un arrabbiato Beppe Signori.

Zeman gestisce le proprie enormi risorse offensive, ricorrendo a soluzioni sempre sgradite. Il tecnico laziale pare ad ogni modo vicino all’ opera tecnico tattica memorabile, garantita dalla duttilita’ dei suoi tre centrocampisti, cui sovrintende Di Matteo, e dal momento si’ dello scattista Rambaudi, decisivo “universale”. Tale intensita’ corale, alleggerisce le fatiche del quartetto arretrato, connotato da un rendimento accettabile fra coriandoli juventini, Del Piero in particolare. Il “Pinturicchio” latita, sovrastato da Nesta e dai raddoppi che azzecca Chamot. Mai una giocata, mai un lampo o un colpo di genio nel sorpasso biancoceleste. Chi soccorrera’ allora la Signora in crisi?

LE PAROLE DI UN IMPERTURBABILE ZEMAN

Imperturbabile Zeman. Non spende nemmeno un sorriso, sforna le immancabili risposte ironiche e pungenti, insomma si concede poco alle manifestazioni di gioia. Eppure la sua Lazio ha “matato” i bianconeri, e’ proiettata verso il vertice della classifica e si propone come la piu’ accreditata rivale del Milan nella corsa allo scudetto.

“Mi sono divertito e la squadra mi ha dato grandi soddisfazioni sul campo”, taglia corto Zeman alla prima domanda. Ed e’ inutile cercare paragoni con il passato, con questa o quella partita dello scorso anno o del periodo in cui era sulla panchina del Foggia. “Soffro di sclerosi, non mi ricordo”, e’ la sua disarmante risposta. Unica concessione, l’ elogio per la vittoria: “E bello battere la Juventus, e’ la prima della classe ed e’ campione d’ Italia”. Il tecnico, sguardo volpino ed espressione neutra, respinge al mittente qualsiasi tentativo di riaprire polemiche o di accenderne qualcuna dell’ ultima ora.

“Boksic? Quando e’ entrato ha fatto bene . dice . : e’ un giocatore tesserato per la Lazio. Signori arrabbiato per la sostituzione? Mi ha solo chiesto a chi doveva lasciare la fascia di capitano”. Della trionfale vittoria contro gli uomini di Lippi poco o niente, dall’ allenatore boemo: “Sul valore della mia squadra non ho mai avuto dubbi. Il migliore? Per me sono stati tutti bravi”. Piuttosto, Zeman e’ preoccupato per l’ incontro di ritorno di domani contro il Lione in Coppa Uefa: “Insisto. La formula e’ sbagliata: I nostri avversari hanno giocato venerdi’ , hanno piu’ tempo a disposizione per recuperare”. Casiraghi e’ invece al settimo cielo.

LE PAROLE DI CASIRAGHI AUTORE DI UNA DOPPIETTA

Ha firmato una doppietta contro la formazione che l’ ha lasciato andare via e ha stravinto il confronto a distanza con Ravanelli, suo rivale in nazionale: “La Juventus? Non mi interessa piu’ di tanto”, replica a chi gli chiede se qualcuno non abbia rimpianto la decisione di accantonarlo.Inevitabilmente, si parla di Scudetto.

“Il cammino e’ ancora lungo, riparliamone dopo le partite contro la Fiorentina e il Milan. Si decidera’ tutto li’ “, annuncia Casiraghi. La Lazio, comunque, sembra trasformata rispetto allo scorso torneo, quando la retroguardia assomigliava tanto a un colabrodo: “Siamo ancora imbattuti. E siamo cresciuti: siamo meno belli ma piu’ concreti, direi cinici. Abbiamo imparato anche a buttare la palla in tribuna, come e’ successo in Coppa Italia a Udine: mi sembra che proprio la Juventus, l’ anno scorso, abbia fatto cosi’ in piu’ di un’ occasione”. E il giorno delle rivincite. Rambaudi, escluso dalla formazione base all’ inizio della stagione, si e’ riguadagnato la maglia da titolare a suon di prestazioni super e di reti: “Abbiamo raggiunto una certa maturita’ . commenta. . Ma e’ vietato illuderci, non abbiamo risolto tutti i problemi. Anche se ormai siamo perfettamente consapevoli di poterci battere alla pari con le squadre piu’ forti”.

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