Marocchi manda in onda il calcio antico e Conte non ci sta (VIDEO)

Marocchi in tv difende un calcio che in Italia sta sparendo. Indimenticabili gli attacchi a Zeman e il siparietto con Balotelli. Il cappello in aria a Conte non è proprio andato giù.

Esistono modi e modi per difendere un calcio che in Italia sta mano a mano sparendo. È ancora radicata una certa mentalità certo, che frena certi progetti di gioco, però di base oggi un allenatore parte sempre con il tentativo di fornire un’identità di gioco. Ma Marocchi ieri, in diretta su Sky con Conte, non ha aiutato la sua visione di calcio “preistorico” a restare in auge. Il suo modo di esprimere un concetto, con il termine “cappello in aria”, non è stato entusiasmante se non per gli amanti del calcio da oratorio.

Per quanto i risultati di classifica e di palato non stiano dando ragione a Conte, per quanto possa non piacere a tanti, non gli si può dare torto nella polemica con Marocchi. Ad un allenatore moderno non gli si può chiedere di non allenare il gioco e di far giocare un calcio alla viva il parroco. Di certo Conte poteva evitare di sparare a zero sul calcio dei suoi tempi, etichettandolo di improvvisazione e rischiando di fare di tutta un erba un fascio. Ai suoi tempi c’erano Zeman, Sacchi, Del Neri etc., gente che faceva dell’organizzazione di gioco il loro credo predicando nel deserto. Siamo sicuri non ce l’avesse con loro e nemmeno con Zeman quando ha detto di non essere il tipo di allenatore che manda tutti avanti.

SALVIO IMPARATO

https://fb.watch/1XgCxqvBbf/ (il video Conte vs Marocchi)

Glerean: “Zeman fuori dal calcio è un insulto a questo sport”

Ezio Glerean è stato intercettato da calciototale14.it. Ha parlato del suo presente e del suo passato a Cittadella, ricordando amche Zeman

Il miracolo Cittadella ha la sua firma, dalla C2 alla B, una cavalcata vissuta intensamente negli anni ’90, in una piazza che prima di lui non si era mai spinta alle soglie della cadetteria. Ma anche Bassano, San Donà, Palermo, Padova. Ezio Glerean e il suo 3-3-4, un must ispirato ai principi di gioco dell’Ajax. Proprio la permanenza in Olanda gli ha permesso di studiare da vicino la scuola olandese. Un calcio corale e offensivo, alla continua ricerca del gioco verticale. Fatto di principi e non solo di numeri, che ha appassionato chi ne ha condiviso l’esperienza.

Oggi è un’altra storia, allena in Promozione la Marosticense, lì dove tutto ebbe inizio nel 1988. Una scelta maturata dopo tante riflessioni fatte negli anni che lo hanno condotto nuovamente a “casa”. “Per stare in B e C dovevi sottostare a determinate scuderie e allora ho fatto il mio percorso”.Dritto verso i suoi obiettivi, con i giovani sempre al centro dei suoi progetti, che negli anni hanno imparato a responsabilizzarsi e a compiere delle scelte al posto dell’allenatore. 

Mister, ci racconta il progetto giovani della Marosticense?

“Quando sono rientrato dall’Olanda c’è stato l’incontro con i miei ragazzi di un tempo della Marosticense. Portiamo avanti un progetto di autogestione per il settore giovanile, dai pulcini al primo anno di giovanissimi. Sono i giocatori con il capitano a fare la formazione, con l’allenatore che si accomoda in tribuna insieme ai genitori. E’ un percorso che responsabilizza i ragazzi e lascia sereni i genitori. Tanti capitani non si schierano per far giocare i più bravi, questo è un messaggio forte anche per i più grandi”.

Dove e quando nasce l’amore per il calcio olandese?

“L’incontro con la mia attuale moglie è stato determinante. Lei è olandese, mi ha permesso di andare in Olanda e di seguire il modello Ajax da vicino. E’ un modo di essere dentro nel gioco, soprattutto per i bambini che poi crescono con quell’idea. Bisogna essere lì a guardare per capire”.

3-3-4 o 3-3-1-3, come si è sviluppata negli anni l’idea di calcio di mister Glerean?

“Dovevano coesistere tre o quattro giocatori offensivi, a secondo delle caratteristiche: 3-3-1-3 o 3-3-4. A Palermo, per esempio, erano quattro attaccanti, non c’era la figura della mezzapunta. Così come a Bassano. A differenza di San Donà e Cittadella dove con Caverzan avevamo il Baggio della situazione”.

Ha lavorato tanto e bene con i giovani, come sono cambiate le abitudini dei ragazzi dagli anni ’90 ad oggi?

I giovani non sono cambiati, sono uguali. L’esperienza che sto facendo a Marostica mi porta a pensare proprio questo. Sono pronti ad ascoltare se noi li facciamo appassionare. Dobbiamo trasmettere le emozioni e fargliele vivere. Il prodotto che noi abbiamo ai vertici del nostro calcio, non è di grandissima qualità. Abbiamo dei buoni giocatori ma siamo lontani dai Baresi, Del Piero, Baggio. Erano figli degli oratori, della strada, dove la fantasia ti stimolava. Nelle scuole calcio di oggi la fantasia non c’è più. Non si appassionano più e non vivono emozioni”. 

Cittadella resta l’esperienza più bella della sua vita?

“Cittadella è stata una delle esperienze, sicuramente quella che ha dato migliori risultati e mi ha dato più gusto. Ma ci siamo divertiti anche a San Donà, a Palermo, nonostante sia stata un’esperienza breve. Il calcio ormai segue altre direzioni dove non comandano più neanche i presidenti, ma altri personaggi che danno opinioni su qualsiasi cosa”.

Qual è la cosa che più le ha dato fastidio nel suo percorso da allenatore?

“Ai miei tempi si parlava di Glerean come un eretico, lo stesso per Zeman. Oggi, per esempio, è un insulto al calcio che un allenatore come Zeman sia fuori dal calcio. Dovrebbe essere a capo di una scuola per insegnare la fase offensiva ai giovani allenatori. Far vedere cosa significa far correre la palla in verticale. Il sistema di gioco lo determina la palla, se la palla va in orizzontale non è un sistema di gioco offensivo, se va in verticale allora sì. Non conta il numero degli attaccanti, ma come scegli di attaccare e come corre la palla”.

Tra i suoi allievi c’è Luca Gotti, attuale allenatore dell’Udinese, e Giovanni Martusciello, vice di Sarri alla Juve.

“Gotti l’ho avuto a San Donà. Si stava laureando in quel periodo, è una persona preparata. Lui si sente più un analista, un ricercatore del calcio ed è forse quello che gli riesce meglio. Però stiamo scoprendo che sa fare il primo, anche da come si comporta, sono molto fiero di lui. Martusciello era già un allenatore in campo, aveva le sue idee poi ha incontrato gente come Spalletti, Sarri, che ne hanno completato la sua crescita”.

E’ vero che Antonio Conte le ha chiesto del suo calcio super offensivo?

“Antonio l’ho incontrato in una partita di Coppa Italia: Bassano-Bari. Prima della gara ci siamo parlati, in quel periodo stava facendo il corso di Coverciano e studiava dalla mia tesi con il professor Ferrari, che adesso purtroppo non c’è più. Conte era interessato su come far coesistere i quattro attaccanti di ruolo. Da lì il suo 4-2-4 con i suoi esterni che erano più larghi rispetto ai miei che erano più centrali”.

C’è un allenatore in cui si rivede oggi?

“Gasperini, sono amico di Gian Piero. L’Atalanta è quella che più di tutte sta facendo un calcio diverso, un calcio collettivo dove attaccano tutti. Al di là degli interpreti, la palla corre continuamente. Con l’Ajax in Champions abbiamo visto due scuole a confronto. Ci si diverte a vederli e si ha la sensazione che anche i giocatori si divertano”.

Sconcerti: “Conte usi Eriksen come Zeman usò Totti”

Sconcerti sulle colonne del Corriere Della Sera si sofferma sui problemi dell’Inter e suggerisce a Conte come usufruire di Eriksen, con un esempio del passato di Zeman.

Il problema del modulo per Sconcerti

A frenare il tecnico nerazzurro – afferma Sconcerti – non sono dubbi sulle qualità del giocatore, ma la sua adattabilità a quel 3-5-2 che è lo schema base dell’Inter. Fa fatica Conte a trovare la collocazione adatta al talentuoso ex Tottenham.

Il malumore dei tifosi

I tifosi intanto borbottano: non capiscono perché siano stati spesi a gennaio 20 milioni per un giocatore che si libera a giugno a parametro zero se poi non viene utilizzato o non viene ritenuto adatto all’idea di gioco di Conte.

Il parere dell’esperto

Una soluzione prova a darla Mario Sconcerti. L’editorialista del Corriere della Sera paragona Eriksen a un brutto anatraccolo che fatica a diventare cigno. E che per molti cigno non diventerà mai. E ricorda i problemi tattici che comporta il suo utilizzo.

I problemi tattici

Con Eriksen nel suo ruolo le squadre finiscono per pendere da una parte. C’è bisogno di aiuti dalle fasce abbastanza continui.

Sconcerti suggerisce però una possibile evoluzione tattica

“Puoi forse impiegarlo come Zeman impiegò Totti, sulla fascia sinistra. Ha reso bene anche in quel ruolo, è uno che quando va in verticale con la palla al piede, spezza il campo e conclude. Ma significa rinunciare a tutto un assetto”.

Vucinic: “Conte il migliore? Alt, avanti a tutti metto Zeman”

Mirko Vucinic rilascia un’intervista, in veste di doppio ex, alla Gazzetta Dello Sport, a margine della sfida Roma-Juventus.

“La mia Roma era nettamente superiore – afferma Vucinic – se non avessimo avuto davanti l’Inter, avremmo vinto lo scudetto. Questa Juve, invece, è più forte, perché Cristiano Ronaldo, con il suo carisma e i suoi colpi, trasmette una mentalità sempre più vincente”.

SARRI VS FONSECA

“Sarri. Mi piace la ricerca del fraseggio, il tentativo di conquistare campo con tanti passaggi corti e poi l’imbucata improvvisa. Stimo molto pure Fonseca: lui e Petrachi hanno cominciato un lavoro che mi intriga”.

CHI LA DECIDE

“Pjanic e Zaniolo. Ma incideranno tantissimo i tifosi romanisti, che possono trascinare la loro squadra. Zaniolo ha grandi qualità, però dovrà essere forte nella mente: quando sei in cima, è più facile cadere. Per me, De Ligt? E’ già un campione: non si deve abbattere, l’errore di un difensore risalta di più». 

LOTTA SCUDETTO

“E’ una storia tra Juventus, ancora favorita, e Inter, che con Conte si è avvicinata tantissimo. Se poi avrà anche Vidal, Conte, numero uno al mondo, diventerà un osso durissimo sino in fondo”

CONTE IL MIGLIORE?

“Alt. Davanti a tutti, metto sempre Zeman per quanto mi ha insegnato nel Lecce. Con le sue lezioni sul gioco offensivo, mi ha lanciato nel grande calcio”.

Roma-Napoli, Zeman: “Tornare?Se devo fare calcio devo farlo bene”

Il tecnico Boemo Zdenek Zeman, ancora in attesa di una chiamata è ad assistere alla gara Roma-Napoli all’Olimpico

Presente allo Stadio Olimpico per assistere a Roma-Napoli, anticipo dell’undicesima giornata di Serie A, il “doppio ex” Zdenek Zeman è stato intercettato dall’inviato di Calciomercato.it.

Roma-Napoli

“Le due squadre non sono al meglio dal punto di vista degli infortuni, hanno qualche problema, nonostante ciò sono due buonissime squadre. È difficile valutare Fonseca, si dice che sta facendo bene anche con tanti infortunati, vediamo cosa succederà quando rientrano tutti”.

Lotta scudetto

Juventus e Inter sono le due squadre che vincono di più, ma anche quelle che soffrono di più. Tutte le gare sono abbastanza equilibrate, poi il rigore al 95′ aiuta a fare tre punti, ma il rigore c’era e quindi è giusto”. 

Antonio Conte e la rosa corta

“Inter pericolo principale per la Juve? A sentire l’allenatore no. Dice che vuole di più, che non è contento. Quindi è convinto che si può fare meglio di così. Se sarei contento della sua rosa? Sì, è una buona squadra e ha anche più italiani di tutti, quindi si capiscono meglio”. 

Zaniolo come Totti, il parere di Zeman

“Credo che non c’entrano niente tra di loro. Zaniolo è più centrocampista che esterno. Sta facendo bene, segnando gol e aiutando la squadra. Può diventare un bravissimo giocatore, ma non può diventare mai Totti”.

Il suo futuro

“C’era qualche offerta, ma per ora nulla che possa interessarmi. Se devo fare ancora calcio, voglio farlo bene”.

Su Di Francesco

“Si sapeva che la situazione alla Samp non era chiara, la società era in vendita e quando non c’è chiarezza è sempre difficile fare bene”.

Cor Sera: “Sarri non fa una piega, espressione alla Zeman”

Dopo Inter-Juventus, il Cor Sera racconta il diverso modo di vivere la partita di Conte e Sarri. Il toscano, recita il quotidiano, nelle espressioni ricorda il Boemo Zeman.

Ecco l’articolo del Cor Sera

Il tecnico prova anche «il tridente da bar»: per pochi minuti, nella ripresa, mette dentro tutti assieme Ronaldo, Higuain e Dybala

«Il sorpasso in questo momento non ha molto significato, conta che abbiamo fatto una grande prestazione, con personalità, in un ambiente carico. Stiamo crescendo». Sorride Maurizio Sarri. Saranno contenti anche quelli del Bar Sport, per come ha giocato (e vinto) la sua Juventus, lui che aveva dedicato l’idea di poter mettere il tridente dei sogni (Dybala, Higuain, Cristiano Ronaldo) proprio a quelli che chiacchierano di formazioni davanti allo spritz.

Perché quel magnifico e temerario terzetto, l’allenatore bianconero l’ha assemblato addirittura dentro San Siro, seppure per un solo pezzetto di ripresa; e perché con il Pipita si è preso la notte. Proprio lui, figliol prodigo a Napoli e sicario in maglia juventina, che nella stessa porta, sotto la curva sud, un paio d’anni fa gli sfilò lo scudetto. I campioni d’Italia erano sul bordo del precipizio, nel maggio 2018, quando dalla mischia spuntò la testa di Higuain, che poi corse sparato a esultare verso la bandierina, come ieri sera. 

Sarri, in panchina, quasi non ha fatto una piega, con quel suo ruminare il filtro delle sigarette, o quel che tanto gli somiglia, con un’espressione che fa tanto Zeman.

L’esatto contrario del collega dall’altra parte, Antonio Conte, che se ne stava dritto in piedi dal primo minuto, in senso letterale e teatrale, e al quale gliene erano bastati tre per iniziare a gesticolare: braccio alzato e indice mosso, per dire che quello di Godin su Cristiano, proprio non era fallo. Ma, si sa, Conte non è solo un allenatore, ma un navigatore, dell’area tecnica. A Sarri ne erano invece serviti 10, di minuti, per alzarsi e dare le prime indicazioni ai suoi. Insomma, uno un frullatore, l’altro un pensatore.

Tanto si muove e gesticola Antonio, quanto se ne sta immobile Maurizio, con quel completo blu sempre uguale, pantaloni e camicia, e scarpe bianchissime.

Niente più tuta. Più dell’abito fa comunque il risultato, lo stesso che arma la vendetta dei tifosi bianconeri lassù, sul terzo anello di San Siro: «Salta con noi, Antonio Conte». Il tecnico assiste impassibile anche al vantaggio della sua Signora, quando Dybala infila le gambe di Skriniar e piega i guantoni di Handanovic. 

S’abbracciano quelli in campo, esplode la panchina, non «San Maurizio», come da piccolo cartello apparso in tribuna. Se ne sta fermo pure Conte che, al massimo, fa due passi con le mani in tasca, per fare poi un cenno alla squadra, toccandosi la testa con gli indici.

Come dire: usiamo il cervello. L’arnese preferito da Sarri, che profetizza un calcio celebrale e verticale. Semmai, lui abbozza un sorriso e prende nota, quando le cose vanno come aveva previsto lui, in allenamento: ovvero, l’uno-due da videogame tra Dybala e CR7, con gol cancellato solo da un fuorigioco di mezzo metro. Ma sarà solo questione di tempo, nella ripresa, con il flipper che spedirà in porta Higuain. Prima di arrivarci, però, il tecnico juventino s’era ritrovato perfino in mezzo a un parapiglia, davanti al tunnel degli spogliatoi, all’intervallo, tirando via Bonucci da una mischia: erano volate parole grosse con Godin, con cui c’è un conto aperto dalla scorsa stagione. Un tifoso bianconero issa in alto un cartello: «Siamo campioni d’Italia da 2709 giorni». Un conto che Maurizio Sarri vorrebbe aggiornare.

Vucinic: “Impossibile dimenticare Zeman”

Vucinic-Zeman-Lecce-Roma

Mirko Vucinic, ex attaccante dell’AS Roma e del Lecce 2004/05 targato Zeman, ha parlato in diretta ai microfoni di Te la do io Tokyo, trasmissione radiofonica di Mario Corsi, in onda tutti i giorni sui 101.500 di Centro Suono Sport dalle 10 alle 14.


Come sta vedendo la Roma?

Ha perso ultima partita – esordisce Vucinic – quindi non molto bene. Ora c’è il Lecce che è un’altra squadra che mi ha dato tanto quindi non mi sbilancio. Io punto molto su Dzeko, è un giocatore in grado di fare la differenza.

La Roma può raggiungere l’obiettivo quarto posto?

Me lo auguro. La rosa c’è, quindi lo spero.

Lei è stato allenato da Conte, cosa ci può dire di questo allenatore?

La sua forza è che si fa seguire dalla squadra – ammette Vucinic – e vede le cose prima degli altri.

Si è assottigliata la distanza tra la Juventus e le altre? Vincerà ancora lo scudetto?

La Juventus è forte e ha un organico ampio, però quest’anno c’è un Inter dove si vede la mano di Conte. Però i bianconeri restano la rosa più forte in Serie A, quindi vedremo.

Pronto a tornare a giocare con Francesco?

Si, qualche partita giusto per incontrare vecchi amici. Colgo l’occasione per fare gli auguri a Francesco visto che oggi è il compleanno.

La Roma senza Totti e De Rossi le fa qualche effetto?

Sicuramente, ho fatto molti anni con loro e mi fa strano. Secondo me senza De Rossi quest’anno ha perso molto anche la Serie A, Daniele avrebbe potuto dare ancora tanto al calcio italiano.

Fa ancora male lo scudetto sfuggito all’ultimo? Com’era il rapporto Totti-Spalletti quando c’era lei?

Ottimo, erano amici. Poi non so cosa sia successo dopo. Per lo scudetto dico sempre che siamo stati sfortunati a incontrare quell’Inter lì, secondo me era anche più forte dell’attuale Juventus. L’Inter che abbiamo affrontato noi è quella che ha vinto il triplete, vedete un po’.

Il famoso litigio con Perrotta nello spogliatoio tra primo e secondo tempo di Roma- Samp?

Cose di campo, sono finite lì.

Cosa non è andato invece in quel Roma-Sampdoria?

Ah, non lo so. Ricordo solo che c’era Storari in porta che ha parato tutto.

Lei è stato allenato da Zeman, cosa si ricorda del boemo?

È impossibile dimenticarsi di lui, sia per la fatica durante gli allenamenti che per la simpatia. Non sembra ma il mister è simpaticissimo.

Il gol più bello con la maglia della Roma?

Quello con lo Sporting in cui ho fatto dei dribbling e poi ho segnato da quasi fondocampo.

Com’è andato il trasferimento alla Juventus quell’estate?

Sabatini voleva trattenermi ma io avevo necessità di cambiare per cose che erano accadute prima.


Il Lecce si salva?

Il Lecce gioca bene – chiude Vucinic – io spero e mi auguro che si salvi.

Cor Sport, Zeman in prima pagina: “Torno solo per un progetto serio”

Non sapremo mai se il nostro articolo contro il Cor Sport abbia spinto la testata a dedicargli la prima pagina. Di sicuro sappiamo che Antonio Giordano è da sempre un suo grande estimatore ed il Boemo merita questa attenzione, queste parole e le prime pagine, non solo del Cor Sport.

Ecco l’intervista integrale del Cor Sport firmata Antonio Giordano

Se non ci siete mai stati, perché giovani o semmai all’epoca distanti, potreste sempre farvi un giro a Zemanlandia: e una volta entrati, c’è da scommetterci, mentre ancora vi stropicciate gli occhi, vorreste non uscire più da quel mondo. L’uomo dei sogni non è mai «invecchiato», perché la Bellezza resta lì, non evapora, non svanisce, non scompare: dal Foggia alla Lazio, dalla Roma al Lecce e poi fino al Pescara, c’è sempre stato almeno un giorno, e non era mai uno soltanto, in cui Zeman vi ha rapiti, lasciandovi contorcere tra tridenti e diagonali offensive, sovrapposizioni e tagli. Un hombre vertical, intramontabile, che sa cosa significhi costruire l’emozione del calcio, il gol.

Si sono scatenati gli attacchi, Zeman… E quindi non ci annoieremo stavolta.

«Ho il sospetto di no, anche se la rosa della Juventus è così enorme da lasciar il sospetto che possa re- stare distante dal resto del cam- pionato. Ma capiremo subito se le principali concorrenti riusciranno a stare incollati ai campioni d’Ita- lia. Io penso che andremo incon- tro ad un torneo più equilibrato e che ci divertiremo».


CoIntanto si segna tanto e lo prendiamo per buono.

«E’ anche la dimostrazione che ci sia un bel po’ di coraggio in più: d’altro canto – ma lo sostengo da sempre – nel calcio vince chi ne fa uno in più. Però va anche aggiun- to, per onor di verità, che di errori individuali dei difensori ce ne sono stati e qualche incertezza arbitrale s’è già registrata».

Ma si segna e la gente si diverte.

«E’ un segnale positivo, dal punto di vista statistico. Le sfide con tanti gol regalano le emozioni che vuo- le la gente».

Si è fatto una scorpacciata di partite.

«E si è avuta anche la conferma che sarà necessario aspettare, per- ché è impossibile ma anche ingiu- sto giocare a mercato aperto. Le trattative si sono chiuse pratica- mente ieri, verrebbe da dire, che hanno smesso mentre le squadre erano ancora in campo, con alcuni organici incompiuti e con qualche calciatore distratto dalle voci».


C’è qualcuna che la incuriosisce di più?

«Mi viene da pensare, ognuna per un motivo diverso, alle solite cin- que-sei: quelle che hanno chiuso nei primi quattro posti della pas- sata stagione, Milan compreso, ma soprattutto alla Lazio».

Due giornate sono poche per capire, ma…

«Ma la Lazio mi sembra quella che stia già avanti rispetto alle altre: ha la consistenza tecnica per continuare, ha cambiato meno e ha immediatamente esibito un bel calcio».

Le panchine girevoli: Juventus, Inter, Milan e Roma, lassù, hanno scelto nuove strade.

«Ed avranno la necessità di aspettare che i nuovi allenatori riescano a trasmettere le proprie filosofie di gioco. Non accadrà rapidamente, non credo che possa succedere».

La Juventus non è ancora di Sarri.

«Ha dovuto smettere di allenare per un periodo più o meno lungo e questo diventa un pregiudizio. Le sue teorie, per attecchire, hanno bisogno della sua presenza, delle sue indicazioni. Nella Juventus di questa fase, non ci sono tracce del Napoli di Sarri: ma era già complicato che si potesse seminare in poche settimane, con la sua assenza è divenuto tutto più difficile».


L’Inter sembra già di Conte.

«Anche a lui va concesso un periodo per riuscire a far capire alla squadra le proprie teorie. Per ora ha solo tolto Icardi».

Con Icardi al Psg chi ci rimette?

«L’Inter rinuncia a un uomo che nelle sue stagioni in nerazzurro ha segnato più di cento gol. Non mi sembrano pochi. Quelli come Icardi sono sempre utili».

E quelli come Lukaku.

«E’ un centravanti fisico, dunque aspettiamo».

Zeman cosa ha visto di nuovo, sinora?

«Una ricerca del palleggio, che però avviene con ritmi e meccanismi non ancora fluidi ma destinati a migliorare. E le difese, per il momento, fanno in tempo a sistemarsi».


Il suo «uomo», pare persino superfluo fare il nome, resta sempre l’italiano più bravo?

«A me sembra di sì, però è chiaro che il giudizio su Insigne vada al di là di queste prime due partite, dove pure ha segnato una doppietta. Poi a Torino si è fatto male e quindi qualcosa ha pagato, perché penso – da quel che leggo – che il problema fisico abbia influito sui suoi quarantacinque minuti. Ma Lorenzo rimane sempre un giocatore importante».


Domandina estiva: chi vince la classifica cannonieri?


«Se Cristiano Ronaldo fa quel che sa, arriva a quaranta gol. Se fa un po’ meno di quel che sa, può avvicinarsi a quella cifra».

E lei quando torna?

«Quando mi chiamano, se mi chiamano e per un progetto che sia serio: fare calcio. Io sono sempre pronto».

Calciomercato.it, Zeman: “Non vogliono farmi lavorare”

Zdenek Zeman parla in esclusiva a Calciomercato.it. Racconta i suoi punti di vista su Sarri, Totti, Conte, Lazio e Roma. Nel finale manifesta scetticismo sul suo ritorno in panchina.

Mister Zeman, la Juventus ha ingaggiato Sarri. Cosa ne pensa?  

“Dopo tanti di Allegri, dice Zeman ai microfoni di calciomercato.it, credo che la Juventus cerchi qualcosa di diverso e Sarri sono convinto sia l’allenatore giusto”. 

Il club bianconero punta al bel gioco, ma l’imperativo vincere resta primario. Secondo lei riuscirà il nuovo tecnico a coniugare le due cose? 

“Penso di sì, resto convinto che chi gioca meglio abbia più possibilità di vincere Lui ha fatto bene a Napoli e con il Chelsea, credo possa dare qualcosa di diverso sotto il profilo del gioco”. 

L’ex allenatore del Chelsea predilige il gioco offensivo. Qualcuno lo ha accostato a lei. Vede qualche similitudine?

“Sul piano tattico no. Lui fa più possesso palla rispetto a me, io preferisco verticalizzare. Però, anche Sarri, come il sottoscritto, dà un’identità alla squadra e predilige il gioco d’attacco”. 

Con l’arrivo di Conte, l’Inter potrà colmare il gap dalla Juventus?

“Credo che l’Inter sarà la rivale numero uno dei bianconeri”.  

In casa Roma ennesimo cambiamento. E’ arrivato Fonseca. Farà bene?

“Bisogna vedere la campagna acquisti”.

 Sulla proprietà americana si è espresso più volte

“Per me la Roma è una delusione, merita di più. Pallotta ha fatto tutti gli sforzi esclusivamente per costruire lo stadio. Ora vedremo come andrà a finire”. 

Quale effetto le ha fatto l’addio di Totti? 

“A me ha fatto più male il suo addio da giocatore, perchè credo potesse dare ancora qualcosa. Come dirigente non gli hanno fatto fare nulla,  non serviva, se non come rappresentanza. Meglio che sia andato via. Francesco è nato nella Roma e credo dovesse ‘morire’ in questa società, ma non hanno voluto”. 


La sua seconda esperienza sulla panchina giallorossa andò male. Ha qualche rimpianto?

“Sì, non aver potuto disputare la finale di Coppa Italia, visto che l’avevo conquistata io. Mi hanno mandato via prima”. 

Sponda Lazio, confermati Inzaghi e il ds Tare. I biancocelesti possono fare il salto di qualità tanto atteso dai tifosi?

“Credo possa lottare per la Champions League”.

Lei è tifoso della Lazio o della Roma? 

“Mi sono trovato bene sia nella Lazio sia nella Roma di Sensi”.

Il suo cuore però immaginiamo abbia una preferenza…

“Fare qualcosa di buono per la Roma mi ha dato più soddisfazioni”.

Quando rivedremo Zeman su una panchina? 

“Sto aspettando. Io ho il desiderio di lavorare, ma gli altri evidentemente non vogliono”.

Osvaldo: “Zeman numero uno in assoluto” (VIDEO)

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L’ex attaccante italo-argentino Pablo Daniel Osvaldo è stato ospite a Calciomercato L’Originale. Nel corso della trasmissione Osvaldo, oggi rockstar, ha parlato del suo passato calcistico in cui Zdenek Zeman resta uno dei suoi allenatori preferiti.

“Il calcio è stato la mia vita e lo ringrazio. Non voglio essere frainteso – raconta Osvaldo – quando parlo male di alcune questioni del calcio, che magari mi hanno fatto male. Da quando è un business, abbiamo perso la magia di giocare a calcio. Perché ho smesso? Mi ero stancato… A volte dicono tante bugie e dopo un po’ diventi matto se devi sempre chiarire le situazioni. Tante volte hanno confuso il mio professionismo… Ma se non sei professionale di certo non giochi per tanto tempo in Europa e con la Nazionale, che sentivo veramente. Se non fosse stato per i miei quattro figli, avrei smesso prima di giocare a calcio. Cosa ho fatto di sbagliato? Sono sempre stato così, dico ciò che penso al di là di chi ho davanti e nel calcio non sempre è positivo, anche se dovrebbe”,

“Nella mia carriera, qualunque maglia indossassi in campo non avevo pressioni, pensavo alla partita 5 minuti prima di scendere in campo”, le sue parole. “Quando mi dicono che avrei potuto fare di più e non ritirarmi a 32 anni, dico che nessuno mi ha mai chiesto se avessi voluto fare di più (ride, ndr). Ho fatto anche troppo. Le voci di mercato, invece, le accusavo. Caratterialmente mi stancavo e avevo voglia di cambiare aria”.

HIGUAIN E SARRI

“Il Pipa segnerà in qualsiasi campionato andrà, anche se un attaccante come lui vuole un certo tipo di fiducia. Sarri esalta le sue caratteristiche, ma di sicuro c’è anche un rapporto personale particolare che stimola Higuain.”

ZEMAN NUMERO UNO

“Gli allenatori con cui mi sono trovato meglio? Antonio Conte, Zdenek Zeman numero uno in assoluto, è stato come un padre per me e poi Pochettino.

SALVIO IMPARATO