Foggia-F. Andria 2-3, a questi ragazzi serve una vittoria alla Zeman

Foggia-F. Andria

Il Foggia di Zeman esce dalla Coppa Italia. Foggia-F. Andria finisce 2-3. Il Boemo difende i ragazzi e crede in loro, ma chiede più convinzione.

Foggia-F. Andria è stata ancora caratterizzata dal dominio territoriale dei satanelli, non trasformato in risultato condizionato da un attacco sterile. La sensazione è che a questa squadra manchi molto una vittoria zemaniana. Una vittoria fatta di combinazioni collettive, provate in allenamento, che creano superiorità numerica e tanti gol. Non si vede ancora una difesa avversaria, messa difficoltà da uomini che arrivano da tutte le parti in velocitá.

La squadra, come dice Zeman, si impegna e si è visto anche in Foggia-F. Andria. Prova a mettere in pratica quello che chiede il Boemo, sembra solo lenta ad assimilare certi schemi. Per ora si vede la fatica di seguire i dettami del proprio allenatore e manca ancora la scintilla. Infatti il problema ora sembra psicofisico, questa scintilla deve prima o poi esplodere e far passare la squadra, dal faticoso compito di seguire i dettami di Zeman, alla gioia di giocarli insieme e farne un’armonia collettiva. Serve assolutamente una vittoria zemaniana per dare la certezza a questi ragazzi che la via di Zemanlandia è la strada giusta.

SALVIO IMPARATO

Napoli-Udinese 5-1: Scurdammece o’ passat

Il Napoli ha affrontato nell’anticipo infrasettimanale della terz’ultima giornata di campionato una Udinese già salva. Dopo 90′ minuti, della compagine ideata da due vecchie conoscenze del Calcio Napoli, il direttore generale Pierpaolo Marino (il quale secondo alcune voci è dato come prossimo Dg del Napoli) e Andrea Carnevale, ne rimangono i brandelli. I partenopei, cannibaleschi, ne rifilano cinque alla squadra friulana. E ora si apprestano a vivere una penultima giornata che evoca infausti ricordi.

1. Il vantaggio

I lettori più affezionati della presente rubrica hanno già avuto modo di leggere della ritrovata capacità di Gattuso di decodificare i 352 avversari. Il modulo presentato da Gotti pertanto rappresentava l’ultimo dei problemi per dei calciatori azzurri ormai in grado di attaccarlo e vincerlo. Impossibile per le mezze ali altrui venire a prendere da una parte la coppia Ruiz-Di Lorenzo e dall’altra Hysaj o M. Rui-Insigne.

Pur tuttavia, i primi 30′ sono stati difficoltosi. Il Napoli girava palla lentamente. La coppia di mediani Fabian Ruiz e Bakayoko nella loro proverbiale lentezza hanno acuito tale passo cadenzato, finché il mediano francese, autore di una partita nuovamente vigorosa, ha cercato un lancio diretto per Osimhen.

L’attaccante nigeriano ha svolto il solito lavoro incontenibile per qualsiasi marcatore che tenti di tenerlo ad uomo. Saltata la marcatura, Victor ha saputo ben combinare con Zielinski, il quale su respinta del portiere Musso deposita in rete il vantaggio.

2. Accademia

Il vantaggio, trovato con istinto e caparbietà, restituisce sveltezza e coraggio alla manovra e alle individualità dei partenopei. Dopo 3′ minuti Fabian Ruiz arma dal limite dell’area il suo sinistro arcobaleno. Trova la ragnatela all’incrocio e spolvera Musso con il raddoppio. Lo spagnolo ha giocato una partita progressivamente monumentale, annichilendo De Paul, da qualche ben informato designato come suo sostituto, e una metà stagione iniziale tutt’altro che convincente. Il rinnovo con sommo rammarico per Napoli stenta ad arrivare.

La meravigliosa girata di Okaka a trovare una traiettoria inesploarbile per i guanti di Meret rimette a pochi minuti dall’intervallo in corsa l’Udinese. Il Napoli, con sapienza, capisce che le ostilità vanno recuperate nella ripresa. Nella seconda frazione di gioco, il Napoli alza un baricentro che durante il primo tempo era risultato eccessivamente basso e scopre tutti i limiti tecnici dell’Udinese.

All’ennesima uscita palla errata dei friulani, Lozano strappa il pallone dai piedi del difensore avversario e sigla la rete che chiude la partita, quella del 3-1. C’è spazio però per il diciottesimo gol in campionato di Lorenzo, che eguaglia il suo record di reti in una singola stagione di serie A; motivo per il quale ha chiesto ed ottenuto la permanenza in campo da Gattuso nonostante una forma fisica non più brillante. E trova gioia Di Lorenzo con il suo dodicesimo gol da quando è in A. Di assist invece ne ha messi a referto diciotto.

3. Scurdammece o’ passat

Il Napoli non ha ancora matematicamente la qualificazione Champions in tasca, necessaria per alimentare un progetto che vive da 12 anni della ribalta europea e con sette posizionamenti sul podio della serie A negli ultimi 10 anni, oltre ai quattro trofei vinti (tre CI e una Supercoppa). Tuttavia, sembra che per come giochino gli azzurri non possano non andare in Champions. Il Napoli ha quattro punti e una partita in più sulla quinta in classifica, la Juventus, attesa stasera a Reggio Emilia dal moderno Sassuolo di De Zerbi.

Eppure, incubi ricorrenti si avvistano all’orizzonte: dovesse vincere la Juventus contro il Sassuolo, si andrebbe ad una penultima giornata che vede la Juventus impegnata contro l’Inter già campione d’Italia e il Napoli a Firenze contro la Viola di Iachini. Uno snodo che ricorda un’altra one to one persa dal Napoli al cospetto della Juventus. In panchina c’erano Allegri e Sarri. Le due squadre si giocavano lo scudetto.

Allora, bisogna che il Calcio Napoli dimentichi quell’infausto ricordo ed esorcizzi definitivamente quella ferita che sanguina ancora.

Un passato che appare ormai per molti tifosi e giornalisti cancellato. La stagione del capitano ha polverizzato le sue responsabilità sulla serenità del gruppo durante la gestione Ancelotti. La ritrovata verve di Fabian e Koulibaly portano la piazza a spingere per il rinnovo. Soprattutto è Gattuso colui che oggi ha un carro pieno zeppo di gente che ne vorrebbero la riconferma.

4. Il passato e il futuro di Gattuso

Gattuso è tecnico in piena formazione. La palestra Napoli gli gioverà a prescindere. L’errore di aver perserverato su Maksimovic, ascoltando una riconoscenza che nel calcio non è sentimento da assecondare, si staglia sui teleschermi nel vedere le partite in cui si sta esibendo Rrahamni. Ed è chiaro che una sua permanenza, raggiunto almeno il quarto posto, non sarebbe scandalosa, purché la società sappia veicolare mediaticamente i contenuti del nuovo progetto tecnico e per cui anche la pazienza nel supportare un allenatore in fieri.

Tuttavia, la querelle panchina Napoli sta assumendo contorni stantii. Gattuso ha tanti meriti quanti demeriti. In realtà, qualunque tecnico di ottimo livello, compreso il mister calabrese, se sarà dotato della presenza in rosa di Osimhen, dovrà limitarsi a non fare danni e a preoccuparsi di averlo in forma. Tanto basterà per fare bene.

Il nigeriano è così veloce che è un attimo, un secondo, sempre più avanti del futuro stesso. L’ex Lille, in modo diverso, è atleticamente dominante come Lukaku. Consente di difendere e attaccare contro qualsiasi proposta avversaria. Indispensabile per il successo di chiunque, anche per quello ottenuto, in anticipo sul risultato da conseguire, dallo stesso Rino!

Massimo Scotto di Santolo

Atalanta-Napoli 3-1: Un Napoli perdente e poco kantiano

Il Napoli è in crisi di risultati da ormai un mese. La partita di ritorno della Coppa Italia, divenuto match da dentro o fuori in virtù dello 0-0 dell’andata al Maradona, poteva costituire un ottimo palliativo contro la confusione che regna sovrana a Castelvolturno. Tuttavia, una prestazione moralmente dignitosa e orgogliosa non è stata fornita, aggravando una sconfitta che ci sarebbe potuta anche stare.

1. L’antefatto della partita

Atalanta in finale. Giusto così! Gattuso annunciava che le priorità del gruppo azzurro erano altre: la qualificazione alla prossima Champions, il 4 posto in campionato. Considerando la prestazione di Genova, non pare… però in campionato ci sono, nelle prossime due, Juventus e di nuovo Atalanta. E poteva risultare comprensibile un turnover in Coppa che però non c’è stato, aggravando così la sconfitta di Bergamo, vista la presenza della migliore formazione possibile e della finale ad un passo.

Si premiava, per quanto quel tipo di calcio non ammicchi agli esteti, l’umiltà e l’utilitarismo con i quali Gattuso si prendeva lo 0-0 casalingo dell’andata contro la Dea. Conscio com’era, Rino, di poterne prendere 4 in campo aperto. Bene, ricordato che con un secondo 0-0 si andava ai rigori, Gattuso ha scelto di giocarsi fuori casa, contro una squadra da lui ritenuta al momento più forte, la partita a tutto campo.

2. Le contraddizioni di Gattuso

La sommatoria di una partita che non avrebbe dovuto contato nulla – e infatti per 45 minuti non ha contato nulla per i partenopei guardando a come l’hanno interpretata – e di un atteggiamento tattico offensivo e peranto incomprensibile ha prodotto un tempo di gioco orripilante.

Infatti, il taglio di Pessina, che all’andata assorbiva il libero della difesa a 3, laddove il mediano non riusciva a coprirlo tempestivamente, oggi è stato esiziale. Due volte a tu per tu con Ospina, due gol.

E, dunque, quel 3421 resiliente ma inefficace in quanto improvvisato avrebbe potuto rappresentare una problematica maggiore per l’Atalanta del ritorno, potendo disporre, come d’altronde si è disposto, di due punte. L’Osimhen di Bergamo, oltre all’immarcescibile Petagna, difatti è un calciatore in rapida corsa verso il rientro rispetto a quello tetro e fumoso del Maradona.

3. La partita del 2 Tempo

Poi la Coppa Nazionale, durante la pausa tra i due tempi, ha improvvisamente contato per il tecnico calabrese, forse anche impaurito del rischio di una goleada. Così Gattuso cambia tatticamente ed emotivamente la squadra. Passa da un vuoto e leggero 433 ad un arrembante 4231.

Complice il calo di concentrazione dell’Atalanta, gli azzurri segnano pure il gol della speranza, che però sta diventando una rete ripetutamente illusoria. Politano, Demme e Lobotka danno una viva scossa. Osimhen ha sul piede il gol della qualifcazione ma Gollini fa il miracolo.

L’Atalanta chiude i conti con il secondo taglio di Pessina, lasciando la solita sensazione atavica. Quella di aver concesso una potenziale rimonta, di esser andata ad un passo dal crollare sotto i colpi di un’armata brancaleone e dal rovinare quanto meritato, cioè la finale.

Eppure, l’arretramento delle linee è stata una scelta in controtendenza al credo di Gasperini e che infatti ha pregiudicato sprazzi di brillantezza orobica ma consentendo una gestione meno alternativa della gara. Esiste un tertium genus tra il perdere il conto dei gol realizzati e il crollare immeritatamente per un calcio fin troppo garibaldino. In questo caso, accettare lo sfogo avversario e nel finale chiudere un match già indirizzato.

4. I calciatori del Napoli non hanno etica.

La squadra prova a replicare ciò che il mister chiede ma le consegne tattiche e tecniche progressivamente, da tempo, appaiono confuse. E soprattutto continuano in ripetizione, sin dai momenti felici di questa stagione, i Primi Tempi tatticamente e psicologicamente mal preparati.

Conta in quest’ultimo caso, certamente, l’immaturità del tecnico ma anche un gruppo che manca di una bussola interiore, di una legge morale, la quale agisca e gestisca i momenti e le situazioni. E quando manca, questo ordine interno e convenzionale, allora l’uomo diventa meschino e il gruppo branco.

Massimo Scotto di Santolo

Roma, parla Zeman. La Morace gli chieda scusa

Zdenek Zeman è intervenuto in diretta a Te la do io Tokio, parlando della Roma, di ieri e di oggi, della polemica sul calcio femminile montata ad arte contro di lui.

Perché non sono arrivati i risultati sportivi in questi anni?
Oggi per le società il calcio conta sempre di meno, contano di più le finanze. E nonostante contino di più le finanze, si riesce a fare comunque debito. Io non sono riuscito a fare quello che volevo. 

E perché?
Io ero praticamente sotto equipe medica che decideva cosa potevo e non potevo fare. Io avevo Ferola, e l’equipe gli diceva che non poteva toccare i giocatori. Lo staff medico dava quattro giorni per un torcicollo ad un giocatore che per me, con una manipolazione, giocava in cinque minuiti. I giocatori davano più retta a staff medico e dirigenziale che a me. 

Dopo due partite buone in campionato si parte per gli Stati Uniti. Lei crede che questo viaggio abbia inciso sul resto della stagione?
È la società che decide. Io ero contrario ad andare in America sia in estate che durante l’inverno. L’America è lontana e le ore sono tante. Tornavamo dall’America non c’era neanche il tempo di preparare le partite. Poi però hanno imparato e non ci sono più andati, almeno non durante la sosta natalizia

Ha il rimpianto di non aver giocato quella finale di Coppa Italia, a cui comunque lei ci ha portato?
Eh sì, il rimpianto c’è. Ci credevo. La Coppa Italia era sempre qualcosa da vincere, sia per me che per la società.

Cos’è successo con il calcio femminile?
Io pensavo di aiutare le donne che devono emanciparsi. Non era per offendere le donne, anzi il contrario. A me il calcio femminile non mi ha mai disturbato e sono contento che cresce. La domanda era ‘Perché il calcio femminile in Italia è arrivato dopo?’ Io ho risposto che era per la mentalità italiana che vedeva la donna in cucina e basta.

Nella polemica tra Adani e Allegri, a chi si sente di dare il suo appoggio?
Io penso che l’allenatore sa perché fa una cosa, Adani è diventato un opinionista che pensa di sapere le cose più di altri. 

Mi racconta Lorenzo Pellegrini? 
Io l’avevo visto già in Primavera e già si distingueva. Oggi nella Roma è importante perché sa vedere il gioco. Pellegrini è un centrocampista per me, una mezzala. Nella Nazionale per me lui deve fare la mezzala, il ruolo di regista spetta a Verratti. Non do consigli a nessuno, però per me, per come vedo il calcio, questi sono i ruoli. 

Florenzi?
Io l’ho fatto riscattare da Crotone. Andare a Valencia è stata una sua scelta, secondo me. Con me lui giocava mezzala sinistra. Per me l’ha fatto bene: in fase difensiva lavorava anche per Totti e in fase offensiva approfittava delle giocate di Totti.

Kalinic?
Io penso che il ragazzo ha problemi. Alla Fiorentina segnava ogni tanto, oggi quando entra non si vede. 

Fonseca le piace?
Io capisco che un allenatore che viene dall’Ucraina possa trovare delle difficoltà, però c’è una differenza tra quello che dice e quello che si vede in campo. L’unica partita bella è stata contro la lazio, che purtroppo non abbiamo vinto, poi però non ha dato seguito. 

Il più forte allenatore del mondo è Klopp?
Sì, e il Liverpool è la squadra più forte al mondo. Il Barcellona dei tempi d’oro è più forte di questo Liverpool

Cosa pensa di Gasperini? Le piace?
A me piace molto, poi secondo me è l’unico che lavora tanto con i giocatori. Gioca un calcio che sfrutta le capacità dei giocatori. L’Atalanta ha fenomeni come Ilicic e giocatori non di livello, ma tutti rendono bene. A Roma non credo avrebbe potuto lavorare in questo modo, avrebbe avuto problemi, come all’Inter.

Dopo la spiegazione di Zeman, la Morace e tutti quelli che hanno montato il caso, farebbero bene a chiedere scusa al Boemo, che ha dovuto chiarire cose che erano facilmente interpretabili.

Salvio Imparato

Gasperini:“Spero che una donna rivoluzioni il calcio come Zeman e Sacchi”

Giampiero Gasperini è stato ospite d’onore in occasione della presentazione del nuovo libro di Luigi Garlando. L’evento si è svolto presso la libreria “Fantasia” in Borgo Santa Caterina di Bergamo.

RAPPORTO CON I GIORNALISTI

“Il rapporto coi giornalisti è cambiato – spiega Gasperini- perché sono tantissimi. Impossibile o quasi coltivare rapporti personali. Un tempo erano pochi e fidati, si faceva amicizia e si andava a cena. Si sapeva cosa scrivere o cosa no. Adesso si va a caccia di gossip e scoop, si spara magari la polemica con un titolone on line: anche per questo chiudo spesso gli allenamenti alla stampa.Quando un giornalista dà un brutto voto, dà spesso la colpa all’allenatore perché ha schierato quel tal giocatore fuori ruolo. Stando a sentire i miei, non leggono le pagelle, ma ci credo poco”.

ZEMAN E SACCHI

“Il calcio è bello perché ognuno lo può vedere a modo suo. Io le donne vorrei sentirle parlare di tattica. Non serve aver giocato a calcio per praticarlo: Zeman e Sacchi sono stati due rivoluzionari in panchina senza averlo praticato ad alti livelli. Mi piacerebbe che qualche donna rivoluzionasse in qualche modo il nostro mondo”.

PARTITA CONTRO IL MILAN. 

“Contro il Milan ci siamo sentiti molto bene, ma alla fine eravamo arrabbiati per il risultato. Una buona partita dando tutto lascia comunque soddisfazione. La partita più bella? Eeeeeeeeehhhhhh”.


MESTIERE DEL MISTER

“Per me il mestiere più bello è l’allenatore, forse quello del calciatore lo è ancora di più. Ma uno comincia per passione, perché si sente predisposto. Se fai una cosa che ti piace, finisci per farla bene. Per allenare ci vuole pazienza, credibilità presso i giocatori, saper mettere la squadra in campo”.

COPPA ITALIA E DI FRANCESCO

“Alla Coppa Italia ci credo io e ci crede tutta l’Atalanta. Faremo di tutto per vincerla. Quando mi espellono non è una cosa bella, ma ogni tanto ci casco e non do un bell’esempio. È un punto su cui lavorare. L’esonero invece riguarda l’allenatore ma è una sconfitta per tutti. Ho sentito di Di Francesco, mi è dispiaciuto: per lui deve essere un momento di grande delusione. Come essere bocciati a scuola. Ma gli altri che gli sono intorno non lo ha messo in condizione di essere promosso”.

IL PUBBLICO DI BERGAMO

“A Bergamo il pubblico regala affetto e tante emozioni, a me cori e attestati di stima ovviamente inorgogliscono. Ma la parte maggiore dei meriti è dei giocatori, sono gli Ilicic e i Gomez che costruiscono gioco e ti fanno vincere. A Bergamo mi è capitato di sentire tifosi allo stadio un po’ confusi. ‘Guarda l’Inter come gioca bene’. Risposta: ti sbagli, quella è l’Atalanta”. 

GIOCATORI MIGLIORI

“Spingiamo tutti per Zapata domenica. Ci speriamo! I migliori? Per qualcuno Ilicic, per altri Gomez o Zapata. Vedete come è difficile fare classifiche? Come le pagelle.. A me danno tanti meriti sui giovani, ma il talento è cosa loro. Non penso di poter loro trasmettere qualcosa che hanno già. Ciò che posso fare è conceder loro fiducia, per aiutarli a esprimersi al massimo delle loro possibilità”.

LA SVOLTA

All’inizio, appena arrivato a Bergamo, ero vicino all’esonero. Mi arrabattavo su come far giocare bene la squadra, che in apparenza giocava male ma non era neanche così vero. C’era il Napoli da affrontare, le mie scelte erano come un problema di matematica. Abbiamo vinto come tutti sapete ed è lì che è iniziata la svolta”.

SALVIO IMPARATO


Coppa Italia. Napoli-Sassuolo, Ancelotti con il 4-2-3-1

Coppa-Italia-Napoli-Sassuolo

Per gli ottavi di finale di Coppa Italia va in scena al San Paolo la sfida Napoli-Sassuolo.

Ancelotti, per la sua prima partita di Coppa Italia con il Napoli, schiera il solito 4-4-2, che con gli interpreti schierati sembra più un 4-2-3-1. Diawara e Ruiz mediani, Ounas trequartista dietro alla punta Milik e Callejon ed Insigne ai lati.

DOVE VEDERE NAPOLI-SASSUOLO IN TV E STREAMING

La partita Napoli-Sassuolo sarà trasmessa in diretta su Rai 1. La gara di Coppa Italia sarà visibile anche in streaming attraverso la piattaforma Rai Play.

FORMAZIONI UFFICIALI NAPOLI-SASSUOLO

NAPOLI (4-4-2): Ospina; Hysaj, Maksimovic, Koulibaly, Mario Rui; Callejon, Diawara, Fabian Ruiz, Ounas; Milik, Insigne.

SASSUOLO( 4-3-3): Pegolo; Lirola, Magnani, Peluso, Rogerio; Locatelli, Sensi, Duncan; Berardi, Boateng, Djuricic.

SALVIO IMPARATO

Latte Lath: “Zeman è bravissimo, con lui vai in porta almeno 12 volte”

Latte Lath-Zeman

Emmanuel Latte Lath, l’anno scorso in prestito al Pescara dall’Atalanta, si è raccontato ad Europacalcio. Ha parlato del suo gol di metà gennaio 2017 alla Juventus, negli ottavi di coppa italia, della sua attuale esperienza alla Pistoiese e un immancabile passaggio su Zeman. Nonostante la non felice esperienza in abruzzo elogia il tecnico Boemo e testimonia come il Pescara, almeno in allenamento, producesse un calcio offensivo raramente proposto in campionato.

Come sta andando alla Pistoiese?

“Diciamo bene, c’è molto risentimento per i risultati ottenuti fino a questo momento, ma sia io che il resto della squadra“.

Qual è stato il tuo impatto in questa realtà?

“Quando ho saputo che sarei venuto qui sono stato davvero molto contento. La Pistoiese è sempre stata la mia prima scelta, è società seria e sempre a tua disposizione. Quindi dico che l’impatto è stato molto positivo“.

E Latte Lath con il tecnico Indiani come si trova?

“Molto bene, mi sta dando tanta fiducia. Con lui noi attaccanti facciamo un lavoro molto specifico e utile. E’ un allenatore molto bravo“.

A proposito di attaccanti. Lei è in squadra con veterani come Cellini e Fanucchi, sta imparando qualcosa da loro?

“Sì, mi stanno dando una grossa mano. Come hai detto tu, hanno una grande esperienza di cui stiamo giovando sia io che altri miei compagni di squadra. Al giorno d’oggi poi non è difficile imparare“.

Quali sono i vostri obiettivi stagionali?

“Intanto la salvezza, vogliamo far bene domenica dopo domenica. Poi i conti li faremo alla fine, ma ora come ora dobbiamo solo pensare a raccogliere più punti possibili“.

 

E a Pistoia come si vive?

“E’ una bella città, piccolina ma che mi piace. Sono rimasto molto contento della scelta“.

Lei è di proprietà dell’Atalanta e questo in Toscana è il suo secondo prestito. Durante i primi sei mesi della scorsa stagione era stato al Pescara, ma non era mai sceso in campo in gare ufficiali, perché?

“Ho avuto un infortunio che non mi ha permesso di dare una mano alla squadra e basta, nulla di più. Purtroppo quel guaio fisico si è protratto più in là di quello che pensavamo all’inizio“.

Il suo allenatore in Abruzzo era Zeman, ritenuto un maestro con i giovani. Conferma?

“E’ molto bravo infatti. Per gli attaccanti, come sentivo dire prima di andare a Pescara, ci sa davvero fare. Ci capitava sempre di andare a tirare in porta almeno dieci-dodici volte. Su questo aspetto davvero nulla da dire“.

Come detto prima, lei è dell’Atalanta, che in questo momento sta attraversando un periodo piuttosto difficile. Può essere collegato all’eliminazione in Europa League?

“Sicuramente quella è stata una bella batosta, ma nemmeno più di tanto perché se andiamo a vedere le partite la prestazione c’è. Poi c’è anche da dire che la squadra è giovane, quindi ci vuole un po’ di pazienza“.

C’è però da dire che anche i nuovi acquisti, su tutti Pasalic e Zapata, stanno avendo molte difficoltà…

“Difficoltà non direi – dice Latte Lath – piuttosto si devono ancora conoscere. Parliamo di una squadra molto nuova, ma ritengo che di qui fino al termine del campionato arriveranno molte soddisfazioni“.

Inevitabile adesso ricordare il tuo gol all’Allianz Stadium alla Juventus. Che serata è stata quella per lei?

“Sicuramente molto diversa dalle altre. Avevo un grandissimo entusiasmo perché segnare in quello stadio a diciotto anni non è da tutti. Tante persone che sarebbero volute essere al mio posto in quel momento“.

Vista la giovane età, la sua carriera è appena iniziata. Ma Gasperini quanto è stato importante?

“Molto, perché mi ha dato tanta fiducia, soprattutto in me stesso. Da quando mi ha lanciato nella mischia ho preso molta più consapevolezza di me stesso, nonostante giocassi contro gente molto più esperta di me e che è già stata in palcoscenici molto importanti“.

Per concludere, uno dei giovani nerazzurri di cui si parla maggiormente è Barrow. Chiedo a lei che lo conosce bene: che attaccante è? E qual è il suo potenziale?

“Ha un potenziale che si nota subito, lui vede tanto la porta e ha un notevole senso del gol. Poi – coclude Latte Lath – ha tante altre qualità alle quali ci sta pensando Gasperini a far venir fuori“.

SALVIO IMPARATO

Zeman all’Olimpico: “Finale per ora equilibrata”

Zdenek Zeman intercettato dai microfoni de Il Milanista, durante l’intervallo della finale di Tim Cup tra Juventus e Milan, commenta così il primo tempo.

“Partita equilibrata. Non mi sbilancio sul risultato. Douglas Costa può essere decisivo per la Juventus. Per il Milan Calhanoglu: ma deve essere più veloce”

SALVIO IMPARATO

Zeman: “Dobbiamo migliorare più sul piano mentale che tecnico. Esonero? Ci sono dei problemi!”

Scuro in volto Zdenek Zeman nella conferenza post Sampdoria-Pescara, sembra non aver digerito i minuti iniziali della sua squadra, che si è trovata sotto 2-0 in pochi minuti, forse le scorie per la sconfitta di La Spezia hanno influito non poco sull’approccio alla gara. Ecco l’estratto delle parole del Boemo nella sala stampa del Ferraris, in apertura la mia domanda e poi quella dei colleghi presenti.

Mister buonasera, anche se vi siete trovati sotto in pochi minuti, la squadra ha mostrato a sprazzi quello che lei vorrebbe vedere, è indicativo il fatto che una delle giocate, che lei predilige da un play, l’ha eseguita il vostro portiere, Marco Pigliacelli?

Si Pigliacelli fa anche troppo il play, anche perché cerchiamo spesso il portiere giocando palla dietro, dopo il gol fatto abbiamo avuto più convinzione e abbiamo provato qualcosa, ma era troppo tardi.

Per tutto il primo tempo non si è mai alzato dalla panchina, era già rassegnato?

“Io mi alzo sempre poco, perché sono convinto che facciamo in campo le cose fatte in allenamento. Nel secondo tempo ho cercato di dirigere i ragazzi cercando di dargli qualche indicazione in più”

Dopo gli otto gol subiti,  in questa trasferta ligure, c’è qualcosa di buono che porta a casa?

“L’atteggiamento dei ragazzi nel secondo tempo di stasera, con la testa libera hanno fatto vedere che sono capaci di eseguire certi concetti, dobbiamo migliorare mentalmente più che tecnicamente, dobbiamo essere convinti dal primo minuto su quello che facciamo”

Mister visto il momento, ha paura di essere sostituito?

“Io vorrei fare tanto per questa squadra, vorrei che provasse di più a fare quello che chiedo. Come allenatore sono abituato ad essere in discussione, fa parte della nostra vita, mi piacerebbe uscire da questo momento con gioco e risultati, ma ci sono dei problemi!”

SALVIO IMPARATO