Empoli-Roma, analisi del match.

Roma-Empoli

Nell’ultima giornata di campionato c’è stata la sfida allo stadio Carlo Castellani l’Empoli-Roma. I giallorossi vengono dalle vittorie con la Lazio in campionato e con i cechi del Viktoria Plzen, mentre l’Empoli ha perso con il Parma nell’ultima giornata di campionato. Partita giocata con un clima ideale, situazione che ha consentito ad ognuna delle due squadre di compiere 108 km in totale.

La Roma si schiera col suo tipico modulo delle ultime partite,
1-4-2-3-1


L’Empoli invece si schiera con 1-4-3-2-1,


con Krunic e Zajc liberi di scambiarsi la posizione e Caputo terminale offensivo sempre pronto a muoversi in profondità.
Vediamo infatti come nel video 1 e 2

 

l’attaccante empolese cerchi sempre di consentire una verticalizzazione veloce della manovra. Da questo punto di vista possiamo osservare invece come il centravanti giallorosso, Dzeko, abbia caratteristiche molto diverse abbassandosi spesso incontro al pallone in funzione di regista.

Entrambe le squadre difendono a zona sui calci d’angolo, come possiamo osservare nelle foto 3 e 4.

La costruzione del gioco della Roma a centrocampo si è basata sullo scambio di posizione frequente dei tre centrocampisti per cercarsi lo spazio.

La squadra giallorossa, pur nella ripresa arretrando di qualche metro il proprio baricentro, ha cercato comunque di tenere la difesa più alta possibile, come nel caso della foto 5

In fase difensiva i giallorossi hanno usufruito della capacità di De Rossi di coprire la difesa (attitudine che il centrocampista di Ostia ha molto sviluppata, a volte creando addirittura problemi difensivi come contro il Milan) come si vede nel video 6

L’Empoli, dal canto suo, ha cercato spesso il gioco sulle fasce soprattutto sulla destra, cercando di approfittare dell’inesperienza del talentuoso e giovane terzino sinistro romanista. Possiamo vedere due piccoli errori di lettura del gioco da parte di Pellegrini nella foto 6 e nel video 7

la Roma, vista la contemporanea assenza dei terzini titolari Kolarov e Florenzi, ha cercato ancora piu del solito la giocata per Dzeko, attaccando così per vie centrali con più frequenza, ben il 34% degli attacchi contro il 29% a destra ed il 37% a sinistra.
Dal 74° minuto, a seguito della sostituzione tra Jesus e Under, per coprirsi meglio la Roma è passata al modulo 1-3-4-1-2
Foto 7


Le statistiche della partita dicono che l’Empoli ha tirato in porta quanto la Roma, 4 volte a testa, e considerando il rigore sbagliato dai toscani e la traversa su punizione si può dire che il pareggio sarebbe stato il risultato più giusto.

STEFANO CHIAROTTINI

Totti: “Con Zeman il rapporto umano più forte”

Totti-Zeman

Francesco Totti alla vigilia del suo compleanno e della presentazione della sua autobiografia, si racconta in una lunga intervista a Repubblica e anticipa qualche passaggio del suo libro.

Cosa fa Totti ora? Si annoia? 

“Ancora no. Le giornate sono quasi come quelle da calciatore. Mi sveglio, porto i figli a scuola, poi vado a Trigoria, sto col mister, la squadra, seguo tutti gli allenamenti. Dopo pranzo torno e mi dedico ai ragazzi”.

Perchè non hai smesso giocando in Asia, in America…?

“Perchè avrei rovinato 25 anni di carriere. Ho sempre detto che avrei indossato un’unica maglia. Sono uno di parola”.

Per averti il Milan era pronto a scucire 300 milioni. E avevi solo 12 anni.

“In quel caso il “No” fu della mia famiglia. Soprattutto di mia madre. È vecchia maniera: apprensiva, possessiva. Papà lavorava fino a tardi. Era sempre lei a starmi dietro. Non voleva che mi allontanassi. Mi voleva tutto per sè”.

Ora il pallone in strada è praticamente proibito. Tu invece hai imparato tanto calciando contro i muri o giocando a “Paperell”. Che roba era?

“Un gioco inventato da noi,. All’entrata della scuola Manzoni c’erano gradini lunghi quasi 50 metri. Uno doveva scenderli percorrendoli tutti in orizzontale mentre altri due cercavano di beccarlo col pallone tirando da una decina di metri. Bell’esercizio di mira”.

Quando ti lasciavano a casa da solo ti fingevi morto sul letto per paura dei ladri…

“Pensavo che a un ragazzino morto un ladro non gl’avrebbe fatto niente”.

Diventato famoso, sei dovuto scappare dal quartiere perchè all’entrata di casa ti rubavano gli zerbini su cui s’era posato il “sacro piede”. Tre in una settimana.

“C’era sempre gente accampata sotto casa o sul pianerottolo. Era diventato impossibile. Non solo per me, ma per tutto il palazzo”.

In Curva Sud hai smesso di andarci a 14 anni.

“Dopo un Roma-Napoli ci furono scontri. Scappai. Quando sono tornato per recuperare il motorino era disintegrato. Con i capi della curva? Da tifoso non avevo grandi rapporti con loro. Li ho conosciuti da giocatore: qualcuno ha parecchi casini alle spalle. Altri no, o di meno. C’è di tutto”.

Il fallaccio assassino l’hai fatto a Balotelli. Finale di Coppa Italia

“Sì, ma quello arrivò dopo un crescendo. Erano anni che lui provocava, insultava me, i romani. Un continuo. Alla fine la cosa è esplosa. Fu un fallo orrendo. Proprio per fargli male. Ma dopo, stranamente, i giocatori dell’Inter non mi assalirono. Mentre uscivo dal campo per l’espulsione, Maicon mi diede addirittura il cinque. La sensazione era che anche tra i suoi compagni interisti Balotelli creasse qualche irritazione”.

Dici: “Mario è forte, ma non gli hanno mai insegnato l’educazione sportiva”.

“È il suo carattere e sarà difficile cambiarlo, anche se adesso è un po’ migliorato. Mancini ha fatto bene a riprenderlo in Nazionale, il talento c’è. Poi però tutto dipende dalla testa”.

Anche Cassano è un bel caratterino. Ma tra voi è stata amicizia vera, venne anche ad abitare con te e famiglia.

“C’è rimasto quasi quattro mesi. Faceva dei regali incredibili a mia madre… Anelli, bracciali da 5-6 mila euro. Manco fosse la moglie. Se mi vedeva a cena con amici al ristorante pagava non solo per me ma per tutti. Non lo faceva per comprare il mio affetto, ma perchè è fatto così. Adesso spende di meno perchè sennò la moglie je mena. Ma quand’era single era incredibile. Perchè litigammo? Gli era sparito l’assegno dello stipendio e s’era messo in testa che a rubarglielo fosse stata la nostra domestica. Per lei avremmo messo la mano sul fuoco e poi era incassabile solo da lui. Se ne andò. Qualche giorno dopo l’assegno fu ritrovato sotto il sedile della sua macchina. È il calciatore più forte con cui abbia giocato”.

Una leggenda narra che alla Roma sbarravi la strada all’acquisto di campioni che potessero farti ombra.

“Discorsi da bar. Se i campioni non arrivavano era per limiti di budget, mica per scelta mia. Io ho sempre voluto vincere, e non veder vincere”.

Allenatori. Qual è quello con cui si è creato il rapporto umano più forte?

“Zeman. Sembra un tipo ombroso, ma appena lo conosci te ce diverti da morì. Certo per capirlo quando parla ci vuole un po’… Quando fa un discorso ogni tanto te c’addormenti. Capello? Quando parli con lui hai sempre torto. Sa tanto ma l’ultima parola deve sempre essere la sua. Se passa un piccione e lui dice che è un gabbiano ti dimostrerà che è un gabbiano. Le ragazze in ritiro? Le cercava negli armadi, nella doccia, pure sotto al letto”.

Torniamo allo scudetto. Durante i festeggiamenti sei stato costretto a rifugiarti in un convento sull’Aventino.

“Ero a cena con parenti e amici in un ristorante quando cominciamo a sentire un boato di folla. S’era sparsa la voce che ero lì. A un certo punto mi affaccio: di sotto cinquemila persone bloccavano le strade. Volevano entrare. Il proprietario mi dice: non c’p una seconda uscita, l’unica è scavalcare l’inferriata e scappare da su, dalla parte del convento. Con tre o quattro amici c’arrampichiamo sulla scarpata nel buio tra le piante. Appena salta la recinzione mi dico: se qui c’è qualche cane da guarda ce se sbrana. Invece arriva un frate. Mi illumina la faccia: “Ma tu sei Totti”. Prima di farci uscire m’ha chiesto l’autografo”.

Con il Real avresti vinto di più, ti sei mai pentito di quel no?

“No, ma decidere fu durissimo. Rimasi anche per Ilary. Stavamo insieme da poco e a me non piacciono i rapporti a distanza. Prima o poi finiscono sempre”.

Da giocatore quando hai rosicato di più?

“Quando prendemmo un gol all’ultimo dallo Slavia Praga e non andammo in semifinale Uefa. Poi qualche derby e la finale dell’Europeo persa con la Francia. In quell’Europeo avevo davvero scommesso con Maldini, Nesta, Di Biagio che se fosse finita ai rigori la semifinale avrei fatto il cucchiaio. Mi sfottevano: parli così in allenamento, in partita è diverso. Ma il giorno dopo, quando andando verso il dischetto dissi che avrei mantenuto la parola, mi scongiuravano di ripensarci: Sei scemo? Guarda che se lo sbagli c’ammazzano!”.

È vero che da piccolo incollavi le figurine dei laziali al contrario?

“A testa in giù. Uniche di tutto l’album”.

San Siro…

“È il mio secondo stadio preferito. Ti fischiano ma c’è rispetto. Quando negli anni dei Maldini o dei Kakà partivamo per Milano ci facevamo il segno della croce: quanti ce ne fanno stavolta? Tre? Quattro? Cinque? Oggi gli equilibri sono un po’ cambiati”.

Quando hai capito che era arrivato il momento di staccare?

“Non è stato un mio pensiero, ma una cosa voluta dalla società. È l’unica ombra che s’è creata tra me e la Roma. Perchè un conto è decidere con la propria testa e un altro farsi mettere i paletti da altri. Certo, mi rendo conto che finché stai lì non vorresti mai smettere. Ma non pretendevo di continuare 60-70 partite all’anno. Volevo solo restare a disposizione. Spalletti? È quello che ha spinto di più. Con la società erano una cosa sola”.

Ora il tuo lavoro è quello di mediatore tra il mister e lo spogliatoio.

“Sì. I giocatori sono bestie, sono bastardi, ma mi portano rispetto. Io ero come loro, li conosco bene, conosco il loro linguaggio segreto fatto di occhiate, mezze parole. E cerco di rendermi utile. Nello spogliatoio adesso si parla quasi solo inglese. Se non lo sai non capisci un cazzo. E si fa meno gruppo. In ritiro ognuno si isola in camera sua col telefonino… a navigare a mandare messaggi”.

Che voto dai alla tua carriere?

Nove e mezzo. Se avessi vinto la Champions, dieci”.

Spalletti: “Chi non gradisce la Var spera di avere vantaggi”

Le parole di Spalletti durante la presentazione della partnership tra Inter e Volvo

VAR

«La Var va assolutamente continuata, si sono visti dei miglioramenti. Si va verso la tecnologia e anche in questo va usata, ha dato i suoi evidenti frutti e vantaggi. Non capisco quelli che vogliono assolutamente restare indietro, hanno qualche vantaggio probabilmente perché questa è la strada giusta da seguire. Non cambieremo questo modello per due o tre anni e quindi non si può cambiare nemmeno l’allenatore per due o tre anni»

DERBY

«Il derby è una gara a sé che le persone in città lo vivono quotidianamente e te lo trasferiscono. Diverso da Roma? Questo lo dirò dopo, perché non ci sono arrivato, però sentiamo il carico della responsabilità dell’affetto dei nostri tifosi da vicino. Mi troverò di fronte a Montella che è un grande amico: l’ho fatto giocare nella partita decisiva nell’anno in cui sono diventato allenatore con l’Empoli. Grazie a una sua giocata riuscimmo a vincere e salvarci. Da lì è partita la mia carriera. Poi l’ho riavuto come calciatore in serie A».

BILANCIO

«Secondo me i punti sono tanti però potevano essere di più per cui bisogna creare la possibilità di fare una strada importantissima ai calciatori. Dobbiamo sapere dove vogliamo andare, dobbiamo ancora crescere e fare meglio sotto diversi aspetti. È ancora fresco il concetto di calcio che vorremmo trasferire alla strada. La mia Inter? Difficile dire quando lo vedremo, ma vedo tanta disponibiità da parte dei calciatori, e ogni partita mi aspetto di vedere dei miglioramenti».

ICARDI

«Per Sampaoli Icardi calato? Assolutamente no, anzi nell’ultima partita è venuto ad aiutare a centrocampo molto di più, l’ho visto legarsi più alla squadra, andare in profondità. L’ultima gara è stato perfetto, io lo voglio così. Brozovic? Non c’è nessun caso. Io li ho fatti ruotare perché ho 5 nomi importanti e voglio tenerli tutti caldi per un posto da titolare, perché quello poi è il settore dove c’è bisogno di energia».

OBIETTIVO

«Firmerei per il secondo posto? È una bella roba, ma sarebbe troppo facile firmare. Ce n’è di strada da fare».