Zemanlandia continua, a Foggia Zeman cittadino onorario

A Foggia, dove nacque la favola Zemanlandia, viene proposta la cittadinanza onoraria a Zeman.

“Cittadinanza onoraria a Zdenek Zeman”. È la proposta protocollata oggi da Danilo Maffei. Delegato allo Sport del Comune di Foggia.

“L’istituto della cittadinanza onoraria costituisce un riconoscimento onorifico per chi si sia particolarmente distinto in diversi campi”. Per Zeman vale “l’indiscusso contributo fornito alla valorizzazione del patrimonio sportivo del nostro territorio. Nonché al prestigio e all’immagine della città di Foggia. Nei suoi anni trascorsi alla guida della panchina del Foggia Calcio ha contribuito significativamente, grazie a Zemanlandia, a far crescere e progredire il blasone del Foggia Calcio e dell’intera città”.

IL BATTESIMO DI ZEMANLANDIA

“Zdenek Zeman ha vissuto nella nostra città ed ha allenato per sette anni la squadra di calcio locale. Nel 1986/1987 serie C1. Nel 1989/90 il Foggia dei miracoli, caratterizzato da un 4-3-3 spiccatamente offensivo e da un gioco spumeggiante. Nel 1990/1991 serie B con promozione in serie A. Nel 1991/1992, 1992/93 e 1993/94 serie A. In questi ultimi tre anni il Foggia Calcio conquista la salvezza e la qualificazione alle coppe europee sfiorata a più riprese. Infine nel 2010/2011. Ha dato lustro ed onore all’intera Capitanata. Ha fatto balzare agli onori della cronaca sportiva, nazionale ed internazionale la città di Foggia, tanto da venir denominata ‘Zemanlandia’“.

PREMIO TOR VERGATA

Nel documento si ricorda anche che nel 2002, il tecnico boemo, “si è aggiudicato il premio speciale ‘Tor Vergata-Etica nello sport’ assegnato a personalità sportive che si sono contraddistinte per lealtà, correttezza, impegno sociale e lotta al doping all’insegna dei veri valori dello sport. Ancora oggi, a distanza di venti anni, la città di Foggia continua ad essere identificata con l’etichetta di ‘Zemanlandia’ a testimonianza di un periodo memorabile per l’intera Capitanata. La dedizione di Zeman ha permesso di scrivere pagine memorabili della storia calcistica foggiana dando lustro significativo all’intera città che attraverso il calcio e la modernità delle sue idee guadagnò la ribalta nazionale ed internazionale”.

Per tutti questi motivi, il consigliere Maffei impegna il sindaco e la giunta a conferire, “nella certezza di interpretare i sentimenti dei tifosi e della città, la cittadinanza onoraria a Zdenek Zeman”

Pavone: “Io e Zeman due onesti. Convinsi Caffarelli a darmi Insigne”

Auguri Peppino Pavone

In occasione del suo compleanno abbiamo intervistato Peppino Pavone, lo storico direttore sportivo di Zemanlandia e attualmente Ds della Juve Stabia

Direttore buon compleanno, lei resta un mito per una comunità di tifosi di zemanlandia, di cui lei è uno dei maggiori fautori, come si sente a ricevere tutto questo affetto ed essere una figura storica del calcio italiano?


“Sinceramente sono sorpreso da tutto questo affetto – confessa Peppino Pavone – e certo mi fa molto piacere. D’altronde nella mia vita calcistica ho sempre cercato, per quelle che erano le mie competenze, di aiutare tutti, io penso che poi nella vita ciò che semini quello raccogli”


Ora il vostro modello sembra di ispirazione per tanti giovani tecnici, proprio in queste ore Italiano si è detto ispirato dal vostro Foggia, le da orgoglio tutto questo anche se dopo più di 30 anni?

“Certo anche perché ci inorgoglisce il fatto di essere stati i precursori in Italia di un calcio aggressivo veloce e verticale che oggi ha preso piede un po’ dappertutto”


In questi giorni Insigne ha raggiunto quota 100 gol con il Napoli. Lui spesso si è detto riconoscente a lei e Zeman. Può raccontarci di come e quando si accorse di lui?

“Ma io all’epoca lavoravo per la Cavese, a tutela delle quote che Casillo aveva acquistato, la squadra si allenava a Palma Campania e su quel campo disputava le partite ufficiali la primavera del Napoli, successe che un sabato finito l’allenamento della Cavese il custode mi disse che da lì a poco avrebbero giocato la partita Napoli Lazio primavera, per cui mi fermai per vedere la partita.In pratica la partita fu Insigne contro la Lazio, fece gol assist di tutto, naturalmente vinse il Napoli, i commenti sugli spalti erano che era bravino ma piccolino. Incurante dei loro commenti lo portai a febbraio dopo il Viareggio a Cava. Caffarelli, responsabile del settore giovanile, era l’unico che non voleva darmelo ma, siccome aveva giocato con me alla Cavese, lo convinsi a darmelo. Naturalmente l’anno dopo lo portai al Foggia”

Zeman fu colpito subito quando glielo segnalò?


“Subitissimo”

Lo vide da subito ala sinistra?

“Si, lo mise subito sugli esterni certo”

Che ne pensa di Gattuso e chi le piace come progetto attuale in A?

“Gattuso è un ottimo allenatore e motivatore, secondo me gli viene chiesto l’impossibile perché a mio modo di vedere il Napoli non è competitivo per lo scudetto e forse neanche per la Champions perché vedo Inter, Milan, Atalanta, Juve e Lazio più forti del Napoli”

Lei per fortuna è ancora nel calcio, il modello di cui parlavamo e che lei porta dipende anche dal sostegno delle societá, ci sono attualmente le condizioni per ritrovarla protagonista di una scalata? Molti sognano di rivederla ancora una volta con Zeman, il Boemo è in silenzio da molti mesi..

“Io spero – afferma Peppino Pavone – che qualcuno si affidi a noi, anche perché al di là delle capacità abbiamo due qualità che non dovrebbero far temere, l’onestà e l’aziendalismo, come dicevano i latini “SPES ultima dea”“.

SALVIO IMPARATO

Spezia-Milan 2-0, Italiano gol e impresa alla Zeman (VIDEO)

Spezia-Milan

Guardando il gol in diretta di Maggiore in Spezia-Milan, il ricordo della famosa azione coast costa del Foggia di Zeman ti rapisce

Spezia-Milan gol Maggiore

È stata una vera e propria impresa quella di Italiano & co. al Picco. Spezia-Milan finisce 2-0, ma quello che durante la partita ha fatto stropicciare gli occhi è stato vedere il Milan di Ibra schiacciato nella propria area di rigore, per quasi tutto il match imbrigliato nel pressing asfissiante degli spezzini. Pressing a pieni polmoni per quasi tutti i 90 minuti. Se poi ci aggiungi il 4-3-3 e tante verticalizzazioni, impossibile non sentirsi per qualche istante in una sorta di nuova Zemanlandia. La terra di Zeman, partita da Palermo, passata per Licata, Messina per poi trovare la sua vera dimensione. Foggia e il suo teatro, lo Zaccheria. Dove tante squadre blasonate di A si scontrarono con un calcio troppo moderno e veloce da contrastare. Una neopromossa che insegnava calcio e spettacolo come lo ha regalato ieri lo Spezia dominando la capolista, con il gioco e con interpreti che presi singolarmente non hanno queste grandi qualità tecniche. Hanno però un progetto tecnico e atletico che davvero ricorda le idee di Zeman, che cresce partita dopo partita. E ricorda se mai ce ne fosse stato bisogno, che quelle del Boemo, se praticate con unità si intenti e sacrificio, sono ancora avanguardia e praticabili.

In quel Padova-Pescara 0-6 Vincenzo Italiani era in panchina mentre dall’altra parte c’era Zeman in lacrime. Era comosso dalle meraviglie dei suoi ragazzi. Era in panchina l’attuale allenatore dello Spezia quella sera, magari proprio li decide che le sue squadre avrebbero dovuto giocare così… Chissà!

SALVIO IMPARATO

Raiola e Brian Roy, quando Mino portò l’angioletto nero al Foggia di Zeman

Raiola-Zeman-Roy

Il Fatto Quotidiano, nella rubrica “Ti Ricordi…”, dedica un amarcord sul Foggia di Zeman. Quando Mino Raiola fece la sua prima operazione in Italia con Casillo per Roy.

“Il mercato del Foggia funzionava così: io mettevo su un foglio tre nomi in ordine di importanza, Casillo senza neanche guardare mi prendeva sistematicamente il terzo, perché costava di meno”. È uno dei tanti aneddoti di Zemanlandia, raccontati dal principale protagonista, ovviamente Zdenek Zeman. Ma il gioco delle liste, dei nomi e delle scelte al risparmio un’eccezione l’ha avuta. L’unica eccezione di tutta la Zemanlandia foggiana: Bryan Roy. Sì, e fa effetto che quell’eccezione sia targata Mino Raiola: la prima zampata dell’italo-olandese nel calciomercato.

È l’autunno del ’92, e la banda di Zeman aveva già fatto stropicciare gli occhi a molti nel suo primo anno di Serie A con la conseguenza però che il boemo aveva dovuto rinunciare a tutti i gioielli e al suo favoloso tridente: Beppe Signori passato alla Lazio di Cragnotti, Roberto Rambaudi all’Atalanta, Ciccio Baiano alla Fiorentina di Cecchi Gori, e il centrocampista russo Igor Shalimov all’Inter. Un bel gruzzoletto di miliardi per don Pasquale Casillo da San Giuseppe Vesuviano, con una minima parte reinvestita nei desiderata di Zeman: quelli al numero tre della lista, ovviamente.

ZEMANLANDIA BIS

E così arriva Pasquale De Vincenzo dalla Reggina (Serie C1) per il centrocampo, Pierpaolo Bresciani dal Palermo (Serie C1), Paolo Mandelli dal Monza (Serie B) e il “tycos” Hernan Medford dal Rayo Vallecano (Serie B spagnola). Ma le cose non vanno bene. A novembre il Foggia è penultimo in classifica, con 5 punti in nove giornate. Per risollevare le sorti dei rossoneri ci vuole un attaccante. Di quelli duttili, moderni, capaci di giocare in tutti i ruoli del tridente, forte fisicamente e veloce abbastanza per gli schemi di Zeman. A Casillo dicono: “Ci sarebbe Bryan Roy”. “Ma chill e l’Aiàx?” chiede don Pasquale nel suo accento, piuttosto incredulo. Sì, proprio quello dell’ “Aiàx” fresco campione d’Europa ai danni del Torino. Pupillo di Crujiff prima e di Beenhakker poi, ma non di Van Gaal che lo fa giocare sempre meno, Roy scivola lentamente ai margini della rosa.

MINO RAIOLA PORTA ROY A ZEMAN

E allora entra in gioco un giovane di origini italiane, Carmine “Mino” Raiola, che agevola la trattativa, permettendo a Casillo di chiudere l’acquisto sulla base di 2,2 miliardi di lire. Un’eccezione, per Casillo che compra solo le terze scelte di Zeman, per Zeman stesso che si ritrova non un Codispoti cui insegnare ad autolanciarsi, non un Beppe Signori o un Baiano da sgrezzare e plasmare, ma un campione già affermato, con una Coppa Uefa vinta da titolare, un Eeredivise e un titolo di miglior talento olandese.

ZEMAN TRADOTTO IN NAPOLETANO

Ma i tempi sono stretti: il Foggia è in pessime acque, Hernan Medford ha fatto flop e gli schemi di Zeman sono complicati. E l’olandese, che è passato da Amsterdam a Foggia, dal modello collegio agli allenamenti nel parcheggio dello Zaccheria, è un po’ perplesso. Per questo Raiola su richiesta di Casillo si trasferisce con Bryan a Foggia: deve fare anche da traduttore… ma non funziona molto bene, tanto che l’allenatore boemo spesso chiede se quello strano ragazzo riportasse correttamente le sue frasi a Roy.

Ma anche su questo fronte, si dice, interviene Casillo mettendo a punto un meccanismo per la verità un po’ farraginoso: il boemo dice a Casillo, don Pasquale traduce le parole di Zeman in napoletano per Raiola, originario di Angri, e lui traduce dal napoletano all’olandese per Roy. A dispetto di tutto: funziona! L’olandese inizia a segnare e diventa decisivo. Sia come centravanti che come ala e già a dicembre il Foggia da penultimo è a tre punti dal terzo posto. Zemanlandia è tornata a dar spettacolo e l’olandese entrato nel cuore dei tifosi che gli dedicano anche un coro: “Abbiamo un angioletto biondo/adesso è diventato nero/segnerà presto per noi/si chiama Bryan Roy”.

AUGURI A ROY E DE VINCENZO

E la seconda stagione è molto meglio della prima. L’olandese segna nel derby col Lecce, poi alla Juve, al Napoli. Un totale di 12 gol con la squadra che solo all’ultima giornata vede sfumare il sogno di arrivare in Europa. Stagione che vale a Roy il mondiale americano e anche l’addio al Foggia per l’Inghilterra, sponda Nottingham Forest. Un’eccezione Roy, forse l’unica di quel Foggi. Un campione, un pezzo di stoffa pregiata per un grande sarto abituato a creare grandi capi ma sempre (fino ad allora) con tessuti poveri. E oggi è una data perfetta per raccontare ciò che fu quel Foggia, ciò che è stato Zemanlandia: il compleanno di Bryan, pezzo pregiato e anche di Pasquale De Vincenzo, centrocampista scovato in C e plasmato dal boemo. Nello stesso giorno l’eccezione e la regola dunque…e tutta Zemanlandia.

Ciccio Baiano: “Non si lavora più come Zeman, il calcio è evoluto male”

Ciccio Baiano è intervenuto ai microfoni del Corriere Fiorentino. Ha parlato del periodo Viola e di Zeman.

Cicco Baiano, cosa non sta funzionando?

«Praticamente tutto – confessa Ciccio Baiano – la squadra segna poco e se ne fa uno, ne prende due. Contro il Benevento non ho visto ardore, la situazione è brutta. La squadra gioca con paura, non reagisco: questo mi preoccupa molto».

Teme per la retrocessione come nel 1993?

«No, ma solo per un motivo: perché c’è chi sta peggio della Fiorentina. Con il campionato a venti squadre di solito retrocedono almeno due neopromosse. E guardandosi intorno c’è anche chi sta peggio dei viola, questo ci salva».

C’è un aspetto più degli altri che non la preoccupa?

«L’attacco, mi fa arrabbiare parecchio perché io ci tengo alla Fiorentina».

Vlahovic non la convince?

«Ma chi crede di essere? Si sente penalizzato? Non lo è, è un miracolato. Attenzione: credo che in futuro potrà essere un attaccante importante, ma oggi cos’ha dimostrato per mettere il muso? Guardate com’è entrato nella partita di Roma. Deve capire che ancora non ha fatto nulla per meritare la maglia da titolare a Firenze. Quando si entra in campo ci vuole uno spirito diverso. Vale per lui ma anche per gli altri: subentrando bisogna dimostrare all’allenatore che ha sbagliato a non darti fiducia. Quindi dico che lui, ma anche gli altri, devono pedalare».

Contro il Benevento sembrava che nessuno sapesse saltare un avversario. Vuole mostrare lei come si fa?

«Non potrei fare nulla (sorride ndr), certe cose non si insegnano. Soltanto Chiesa è in grado di saltare l’uomo in velocità, ma lui non c’è più. Lo sa fare Castrovilli, come Ribéry che ci riesce solo perché ha più tecnica degli altri ma non il passo. Ecco, vedo una squadra che cammina».

Allora cosa servirebbe? Un allenatore come Zeman che lei aveva al Foggia?

«Non si lavora più come con lui – sentenzia Ciccio Baiano – in questo il calcio è evoluto male. Tutti fanno preparazione col pallone ma così non ci si accorge di chi lavora al massimo e chi no. Quando invece corri, si vede chi resta indietro. Poi bisogna lavorare anche sulla testa: la squadra è spenta, non azzanna. Si vede che non ci sono leader nello spogliatoio. In questi momenti, per il bene di tutti, bisogna cercare il confronto e se serve mettere il compagno al muro ma qui non lo fa nessuno. Alla fine per quieto vivere non ce n’è uno che alza la voce. Mi sembra che in tanti non si siano resi conto di come si stiano mettendo le cose.

Rambaudi: “Zeman era 20 anni avanti” (VIDEO)

"Siamo il Foggia di Zeman!" - Lettera aperta

Ospite in una lunga diretta della trasmissione Talento Calcio, Roberto Rambaudi parla del suo passato con Zeman e della sua nuova carriera di allenatore. In collegamento anche Fulvio Collovati.

TALENTO CALCIO 25.MARZO 2020. DALLE 20.30

CON : @FULVIO COLLOVATI – Roberto Rambaudi – Giovanni CostantinoCONDUCE : ANDY NINE (Andy FJ C)

Posted by Talento Calcio on Wednesday, March 25, 2020

”Zeman ai tempi di Foggia era 20 anni avanti – confessa Rambaudi – come ti spiegava lui la fase offensiva nessuno mai. Giocavamo un calcio propositivo in un campionato di livello superiore. Nulla da togliere ai campioni di oggi, ma il tasso tecnico della serie A anni 90 era superiore. Ti distruggeva fisicamente in allenamento, ma i risultati si vedevano. Forse il suo unico difetto era ignorare il recupero fisico, ma è uno dei migliori di sempre e poteva fare molto di più nel nostro calcio”

Sarri alla Zeman, il gol di Higuain uno schema provato in allenamento senza avversario (VIDEO)

Sarri porta gli schemi 11 vs 0 cari a Zeman, in quanto marchio di fabbrica Zemanlandia, in casa Juventus.

Il gol di Higuain provato senza avversario

Il secondo gol dei bianconeri firmato Higuain, come dimostra il video in allegato, è frutto della costante ripetizione di schemi senza avversario imposta da Sarri anche in casa Juventus. Portare questa tipologia e filosofia di lavoro, nella patria del “Vincere è l’unica cosa che conta” è la notizia, è il vero passo verso il cambiamento del calcio italiano e dei più incrollabili vertici bianconeri.

Non la chiamiamo rivoluzione perché quella è stata fatta di chi ha portato questa tipologia di lavoro in Italia, che è oggi diventata teoria nei testi di Coverciano. Parliamo di Zdenek Zeman. Il Boemo è stato il primo a portare questa filosofia collettiva della ripetizione, di schemi e movimenti 11 vs 0, in modo ossessivo tanto da imprimersi nella memoria dei calciatori. Schemi ideati e ispirati dalla pallamano e l’hockey sul ghiaccio adattati al calcio, eseguiti il più velocemente possibile.

Azione spettacolare del Pescara di Zeman, frutto degli schemi 11 vs 0

“Talvolta i perdenti hanno insegnato più dei vincenti”

Recitava Zeman e come dargli torto, specialmente se citiamo l’Olanda dei 70, Lobanovski e l’Ungheria di Puskas. Zeman poi non ha manco vinto così poco come dicono durante la sua continua innovazione, a parte i campionati di B e lo spettacolo offerto ci piace ricordare la più grande impresa in una nazione rigidamente difensivista. Il suo Lecce 2004/2005 unica squadra a salvarsi in A con la peggior difesa e il secondo miglior attacco dopo la Juventus campione d’Italia… Un MIRACOLO.

SARRI, ANCELOTTI E IL NAPOLI

Questo tipo di lavoro ha permesso a Sarri di esaltare al massimo il Napoli. Il collettivo ha esaltato i singoli e non il contrario. Agli azzurri manca questo tipo di lavoro e non l’allenatore, inutile creare fazioni e divisioni che oggi fanno comodo solo a tifosi e stampa. Sarri oggi è quello che ricorda a tutti quello che molti hanno ignorato. E cioè quanto sia fondamentale un certo lavoro di campo per ridurre il gap con gli avversari e addirittura per migliorare campioni già affermati. Si raccontano Sarri e Zeman erroneamente come integralisti, come Ancelotti credono nelle loro idee, solo che le idee di Carletto sono più adatte a rose di livello più alto, sarebbe saggio tornare a questi sistemi più che al sistema di gioco, se il modulo non lo si allena, da solo può far ben poco.

Salvio Imparato

Foggia ancora sogna Zeman. Ennesimo striscione per il ritorno del Boemo

Zeman-Foggia-Striscione

Oggi a Foggia è stato il giorno della presentazione del nuovo DT Ninni Corda. Un gruppo di tifosi foggiani ha esposto foto di Zeman e uno striscione invocandone il ritorno. Inoltre distribuiti volantini allo stesso e Corda e al nuovo patron Felleca, con i 10 motivi validi per riprendere il Maestro. Ecco il volantino e le parole di Luca Carnevale, capogruppo e autore di questa proposta.

1) Spettacolarità del gioco
2) Mentalità vincente
3) Entusiasmo e stadio pieno
4) Valorizzazione giocatori
5) Portatore di alti valori etici e morali 6) Virtuosità gestione economica
7) Grande risonanza mediatica
8) Rapporto speciale con Foggia
9) Lealtà e genuinità nei rapporti umani
10) Personalità con forte fascino e carisma

“Oggi c’era la presentazione del direttore tecnico del Foggia, Ninni Corda. Io e un gruppo di tifosi abbiamo fatto questo ultimo tentativo disperato, per cercare di dare un’idea al presidente, molto difficile ma non del tutto impossibile”

Come è andata?

“Poi abbiamo distribuito i volantini davanti allo stadio ai tifosi passanti, ai giornalisti in sala stampa, a Felleca e a Ninni Corda. Il retro è quello che abbiamo inviato a voi, mentre il fronte è un volto del maestro normale con la scritta un grande vecchio per un calcio giovane pulito”.

Perché lo ritenete un tentativo disperato?

“Perché è praticamente impossibile. Però resta l’ultimo estremo tentativo per cercare di lanciare l’idea di rivederlo a Foggia, dopo credo sia praticamente impossibile in quanto il maestro ha 72 anni”.

Corda e Felleca come hanno reagito?

“Il presidente ha letto tutto il volantino e ha sorriso. Non era un gesto di scherno, poi è arrivato Corda che ha chiesto di avere un volantino. L’ha letto seriamente con la testa china senza nessun commento.”

SALVIO IMPARATO

Roy: “Il mio Foggia con Zeman mi ricordano l’Ajax”

roy-zeman-foggia-ajax

Bryan Roy ricorda il Foggia di Zeman, paragonandolo all’attuale Ajax. L’occasione è un’intervista rilasciata a Tuttomercatoweb, in cui si commenta la scelta di De Ligt di accettare la Juventus.

Roy, partiamo ovviamente da De Ligt: la scelta Juve è quella giusta?

“Non è giusta – confessa Roy – è giustissima. De Ligt ha fatto una grande scelta decidendo di vestire la maglia della Juventus. Se c’è qualcosa in cui deve ancora crescere, infatti, è la fase difensiva: quale posto migliore per farlo se non la squadra bianconera? La difesa della Juve è un esempio in tutto il mondo, Chiellini e compagni si muovono all’unisono difendendo secondo un algoritmo ben preciso. E De Ligt, in Serie A, avrà sicuramente tanto da imparare”.

Ormai ne parlano tutti, ma ci aiuta a conoscere più in profondità questo diciannovenne che ha attirato l’interesse delle big mondiali?

“De Ligt è un difensore fortissimo di testa e con una personalità mostruosa. Infonde sicurezza a tutti i suoi compagni, è un capitano e un leader assoluto. Ma non è stato sempre così…”.

Com’era quando lo allenava proprio lei nell’Under 17 dell’Ajax?

“Già all’epoca si notavano bene le sue qualità tecniche fuori dalla norma, si capiva che sarebbe diventato un campione. Lo spostai proprio io dal centrocampo alla difesa per la prima volta, Matthijs aveva tutto: potenza fisica, colpo di testa, tocco di palla. Mancava ancora però di un po’ di carisma, visto che a 15-16 anni era davvero timidissimo. In questo senso ha avuto uno sviluppo incredibile negli ultimi anni”.

Dopo il botto Cristiano Ronaldo della scorsa estate, De Ligt è l’uomo che manca alla Juve per vincere la tanto agognata Champions?

“Non so se sia proprio lui il calciatore che manca, la Champions è una competizione a sé. Ma De Ligt, secondo me, può dare un’ulteriore spinta alla Juventus verso il raggiungimento del suo grande obiettivo. È un fuoriclasse e lui stesso ha bisogno di un trofeo così importante per imporsi definitivamente nel calcio che conta”.

Non solo De Ligt, lei ha avuto modo di allenare anche Donny van de Beek, oltre a conoscere da vicino Frenkie de Jong.

“Altri due grandi calciatori, due talenti puri. De Jong ha tutto, è un centrocampista straordinario in ogni fase di gioco, già pronto per il grande salto al Barcellona. Van de Beek, invece, ha magari bisogno di ancora un altro po’ di tempo per tirare fuori tutto il suo strepitoso potenziale”.

De Ligt, De Jong, Van de Beek sono tutti figli di un Ajax coinvolgente e appassionante. Qual è il segreto dei lancieri?

“Nell’Ajax ho avuto il piacere di giocare, allenare e lavorare come dirigente, sarà sempre parte di me. La filosofia di Johan Cruijff sta alla base di tutto: il suo calcio totale e totalizzante. In Olanda, fatta eccezione proprio per l’Ajax, si lavora tantissimo dal punto di vista tattico, forse però manca ancora qualcosa da quello tecnico. Proprio per questo negli ultimi anni ho cominciato a lavorare per colmare nel mio piccolo tale lacuna: gestisco una sorta di scuola calcio, con giovani calciatori tra i 12 e i 16 anni che vengono a migliorare i fondamentali”.

Lo spettacolo, d’altronde, era proprio ciò che ispirava il Foggia ‘zemaniano’ in cui ha giocato e incantato tutti tra il 1992 e il 1994.

“Assolutamente. Quel Foggia e l’idea di calcio di Zeman mi ricordano la freschezza e la temerarietà dell’Ajax che ha fatto innamorare tutto il mondo dello sport nell’ultima stagione. A proposito, ci tengo davvero tanto a mandare un messaggio di sostegno ai tifosi rossoneri in questo momento così difficile per il club. Spero che i Satanelli possano tornare presto in alto, una piazza così meravigliosa non dovrebbe neanche sapere cosa significa la parola fallimento”.

SALVIO IMPARATO

Foggia, Zeman: “Tornerei con un società seria. Il calcio non va”

Zdenek Zeman torna a parlare del Foggia, della serie B e di un calcio ormai sempre più dominato da interessi economici.

“La serie b come la serie c ha molti problemi all’interno, soprattutto problemi economici, perché quando comandano i soldi è difficile uscirne. Penso che tutto il campionato di serie b non è stato di grande qualità quest’anno, certo il Foggia poteva ambire ad altro ma non è stato così. Il Foggia non ha cominciato male il suo campionato poi però si è bloccato ed alla fine non è riuscito a mantenere la categoria”.

Non tornerei in C a Foggia

“Grassadonia è abituato ad allenare i giovani. Si può lavorare con i giocatori più vecchi e con i giovani. Anche se sono stato bene a Foggia tanti anni quando ho allenato ma credo che in serie c non sarei propenso nel tornare ad allenare. L’importante è che se entra un nuovo gruppo nel Foggia voglia occuparsi di calcio mettendo la squadra nella serenità giusta per lavorare”.

Il calcio di oggi non va

“L’idea che mi sono fatto dopo il 13 maggio è che il calcio non va, come ad esempio la situazione del Palermo che prima è stato retrocesso e poi ha avuto solo punti di penalizzazione. L’allenatore non corre in campo, quindi non dipende dall’età, finché funziona la testa si può ancora allenare anche a 70 anni”.

Tornare a Foggia

“Per tornare ad allenare a Foggia bisogna vedere come andranno le cose e parlare, certo che tornerei ma con una società seria alle spalle perché l’ultima volta che ho allenato a Foggia non è stato così. Non ci sono difficoltà nell’allenare i giovani, il problema è trovare i giovani adatti perché non tutti sono dei campioni. Carraro è un ragazzo giovane e l’impatto dalla primavera con la serie b non è stato facile ma lui ha fatto un buon campionato con me a Pescara”.