Atalanta-Napoli 2-0, l’origine del male

Atalanta-Napoli 2-0, Il “ciuccio” si arrende alla compagine orobica, pagando oltremodo 15 minuti di blackout; quelli immediatamente successivi all’inizio del 2 tempo.

Fabian Ruiz regala a Gasperini buoni omaggio per la Champions. La partita dell’andata, paradigmatica della disonorevole stagione azzurra in campionato, non è stata vendicata in Atalanta-Napoli

1. Atalanta-Napoli, La partita dell’onore

La partita di ritorno che il Napoli avrebbe dovuto disputare agli Atleti Azzurri d’Italia era cerchiata in rosso sul calendario. Infatti, erano tante le implicazioni che il match si portava dietro. Innanziutto, la ribellione all’atavica sofferenza cui il Napoli è sottoposto contro gli orobici del Gasp. Da Sarri a Gattuso, in 9 partite, 5 sconfitte, 3 vittorie e 1 pareggio.

Inoltre, una eventuale vittoria a domicilio del patron Percassi avrebbe lasciato accesa la flebile fiammella della speranza di rimontare sul quarto posto. – 9 in caso di successo in trasferta da parte del Napoli. Una rimonta il cui motore motivazionale, ovviamente, risiedeva nel dimostrare quanto le difficoltà stagionali incontrate dagli azzurri fossero colpa tecnica esclusiva degli Ancelotti.

Se gli scricchiolii dello spogliatoio di Castevolturno constavano di epicentro risalente nel tempo persino alla stagione precedente, il pareggio beffardo che la Dea riuscì a strappare in Ottobre nel catino di Fuorigrotta fece deflagrare tutti gli insoluti problemi tra società, tecnico e calciatori. Tant’è vero che una settimana dopo andrà in scena la notte dei lunghi coltelli, rectius dell’ammutinamento, nel ventre del San Paolo dopo uno scialbo pareggio per 1-1 contro il Salisburgo.

Gli atalantini difatti racimolarono nella partita di andata un punto grazie a una papera di Meret e a ben tre sviste del duo arbitrale Giacomelli in campo e Banti al Var. Tre rigori solari negati al Napoli. Sulla partita di questa sera, in terra padana, incombeva dunque appiccicosa anche la figura della classe arbitrale, che al San Paolo non solo azzerò le distanze tecniche messe in mostra dai duellanti, alterando il naturale risultato sportivo del match, ma firmò inoltre il personale manifesto dell’incomunicabilità tra l’Aia e la Ssc Napoli. Un misunderstanding che ha minato in modo significativo la stagione azzurra.

2. Il black out

Il Napoli, pertanto, chiamato a battere i suoi fantasmi piuttosto che esortato a perseguire il miracolo della già di per sé complessa remuntada, si è spento in un quarto d’ora, nel bel mezzo della partita, scoprendosi forse troppo stanco e occupato per rispondere ai moniti del cuore e dell’anima. D’altronde la Coppa Italia vinta in Giugno e anche la semplice suggestione di poter gareggiare, tra un mese, alla pari contro il Barcellona ora bastano per qualificare la stagione come dignitosa e non più in modo disonorevole.

Eppure, la prima frazione di gioco del Napoli di Gattuso è stata tutto fuorché disimpegnata. Ardeva, si notava, il fuoco sacro della diligenza tra i ragazzi di Rino. Infatti, il loro baricentro basso che mette a proprio agio la retroguardia partenopea ha contenuto molto bene la pressione leggermente più sotto rimo del solito dell’Atalanta. Il possesso palla partenopeo sfuggiva alle rincorse neroazzurre. Esercitato, quindi, con estrema precisione. Si aspettava soltanto il contropiede utile per segnare il vantaggio. Il quale sarebbe stato poi anche tattico, visto che avrebbe consentito a Gattuso di esacerbare la strategia di attesa e ripartenza che l’Atalanta tanto soffre.

Tuttavia, i trequarti del Napoli sia nei contropiedi che nell’azione offensiva manovrata contro difesa schierata hanno mostrato sin dal primo tempo l’assenza d’incisività. Le giocate proposte e le corse effettuate apparivano immediatamente scariche della necessaria tensione. Che il Napoli non ne abbia a sufficienza lo si capisce non appena le squadre rientrano in campo dagli spogliatoi. Il rilassamento cuoce l’attenzione di Ruiz che consegna all’Atalanta due palloni a ridosso della propria area di rigore, di cui uno a firma di Pasalic finisce in porta.

A quel punto, il Napoli invece di reagire al gol subito si ritrova zattera tra le onde furenti apparentemente di nuovo senza timoniere. Rimane in balia giusto il tempo per incassarne un’altra di rete, siglata stavolta da Gosens. Poiché, fortunatamente, il Napoli condivide ad oggi il percorso tecnico con il proprio mister, trova colore nel pallore di una sconfitta rivelatasi all’improvviso nei cambi offerti da Gattuso.

3. Lozano e Milik, addii diversi

Lozano, Milik, Lobotka e Callejon sono i subentranti della partita. Purtroppo, nessuno di loro riuscirà a ribaltare il senso dell’incontro. Il messicano però continua, dal canto suo, a sfruttare ogni centesimo di secondo concessogli. Egli salta come vuole il suo marcatore e attacca la profondità come si richiede ad ogni ala che trova di fronte il meccanismo difensivo di Gasperini.

Nel frattempo, Milik impreziosisce la propria presenza, che si sta facendo con l’andare verso la fine della stagione sempre più assenza, con un tacco smarcante.

4. Fabian Ruiz

Il destinatario dell’assist di matrice polacca è l’accorrente Ruiz. Benché il suo sinistro sia dolce come la sangria e il suo talento distribuisca polvere di stelle sul prato verde, la sua serata è senza astri, buia. Infatti fallisce, poco prima del 70′, il tiro dalla lunetta dell’area di rigore avversaria, decretando anzitempo la fine delle ostilità. Il Napoli non saprà costruire altre occasioni per riaprire il match.

Lo spagnolo al triplice fischio finale del buon Doveri condividerà la palma di peggiore in campo insieme a parte della linea difensiva e dell’attacco. Koulibaly disordinato mentre Maksimovic a corto di fiato e di muscoli contro Zapata. Di Lorenzo in affanno al cospetto di Gosens. Mertens e Insigne, spompati. Politano invece spaurito.

5. Rino Gattuso

I restanti 25 minuti, che seguono l’occasione fallita da Ruiz, sono esercizio di stile per entrambe le compagini. Callejon e Lobotka riescono a segnalarsi tra i compagni per l’ordine e la speditezza della manovra che imprimono ad un Napoli ormai impallidito. La domanda sorge spontanea: non è che proprio nella partita più importante del campionato Gattuso avrebbe dovuto schierare le riserve? La freschezza che i gregari hanno dimostrato suggeriscono di sì, anche se in fin dei conti chi avrebbe rinunciato ai migliori?

Altra domanda sorge consequenziale, ben più decisiva ed escatologica: come motivare una squadra già qualificata per l’Europa League e senza obiettivi imminenti in campionato per il non esiguo numero di 9 partite? Il modo in cui Gattuso lo farà sarà decisivo ai fini della sfida da dentro o fuori in Spagna contro Leo Messi.

MASSIMO SCOTTO DI SANTOLO

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Zeman: “Gattuso un grande, ho elogiato Gasperini e l’Atalanta”

Anche al Cor Sport Zeman chiarisce la sua posizione in merito alle recenti polemiche. Le sue parole sull’Atalanta sono state gravemente fraintese

Zeman e l’Atalanta che corre «stranamente»: spieghiamola. 

«Io ho detto altro, ma c’è qualcuno che vuole interpretare a modo proprio: per me l’Atalanta – e lo so per certo – è una delle poche squadre che si prepara veramente, mentre gli altri non appena si stancano preferiscono riposare. E quello stranamente era riferito al clima intorno ai calciatori, a una città piombata come nessun’altra nel dramma e capace di reagire e presentarsi pronta, perché ogni seduta punta ad allungare la soglia della fatica. C’è chi si limita al torello e c’è chi corre per allenarsi, come fa l’Atalanta».

Il dg bergamasco, Umberto Marino, la spinge a chiedere scusa per avere strumentalizzato il dolore. 

«Ma io non ho offeso nessuno e quindi non devo scusarmi. Ho esaltato ciò che fa Gasperini e mi spiace che si voglia costruire un caso dove il caso non esiste. E quanto a Marino, invece, mi viene da sorridere e mi fa pensare a un proverbio siciliano: mica ha il carbone bagnato?»

Lei punge… 

«Io ribadisco: Gasperini sceglie di allontanare la soglia della fatica e questo può accadere semplicemente allenandosi, tanto e bene. Il campo lo conferma e anche le prestazioni, perché la sua squadra gioca un gran bel calcio, a differenza di quello che si vede nel maggior numero di partite: ma tutto ciò è comprensibile dopo tre mesi di parziale attività fisica, né mi sembra che altrove – in Spagna, in Germania e Inghilterra – vada diversamente. Atalanta e Napoli, in questo momento, sono le eccezioni e divertono».

Gattuso ha impresso la svolta. 

«È stato bravo nel sistemare il Napoli assecondandone la natura. Ha talenti esagerati e gli restituito serenità, dopo i problemi dell’autunno scatenati dal rifiuto di andare in ritiro. Ha motivato i calciatori, ed è stato un grande».

E ha ritrovato Insigne. 

«Che un giorno viene esaltato ed un altro viene criticato. Ma le sue qualità, Lorenzo non le ha mostrare soltanto a Napoli, ma anche in Nazionale. Gli auguro di continuare così e sono convinto che giovedì sarà una partita divertente. Ma penso anche ad altro, perché Atalanta e Napoli potranno essere protagoniste anche in Champions League». 

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Gattuso attacca: “Campionato falsato” (VIDEO)

Gennaro Gattuso non ci sta e lo dice a gran voce, nel post partita di Napoli-Torino. In conferenza, interpellato sulla decisione della Lega di rinviare un solo gruppo di partite, non le manda a dire.

Anche Gattuso non ci sta sulla decisione della Lega e ritiene il campionato falsato

Geplaatst door GruppoZeman.com op Zondag 1 maart 2020

“Non sono d’accordo – afferma Gattuso – non sono d’accordo. Rispetto per le vittime, ma non sono d’accordo: le gare o si giocano tutte o si ferma il campionato. Giocare una gara oggi o il 13 maggio è diverso, il Torino aveva 4 diffidati ma non ha giocato col Parma. Si fa una scelta, o si gioca tutti o no perché per me il campionato è falsato in questo momento. Tra due mesi saranno partite totalmente diverse e poi c’è chi non gioca due settimane e chi gioca ed ha un dispendio energetico diverso. Non è uguale per tutti così”.

SALVIO IMPARATO

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Gattuso ha ragione, ma è corretto dire che il Napoli torna a pensare?

Gattuso chiede alla stampa di fare il bene del Napoli, ma forse sbaglia a spiegare il nuovo metodo del Napoli. Proviamo a spiegare perché.

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Lo snobismo per Gattuso è partito. Era auspicabile portando vento di sarrismo, specialmente se sbandierato da chi meno te l’aspetti, da De Laurentiis, il presidente che qui chiamano Pappone. Ed è qui che la stampa partenopea ha perso la bussola. Mesi e mesi a difendere Ancelotti per screditare il predecessore, con tesi improbabili e in malafede, si è sentita tradita da questo inauspicabile dietrofront presidenziale. Un tradimento simile lo ha subito la famosa pagina sarrismo, quando fu ufficiale il passaggio di Sarri alla Juventus. Di certo i fan del toscano non hanno il coltello tra i denti come alcuni giornalisti vicini al Napoli, pronti a pugnalare Gattuso, sperando in passi falsi e fallimento.

Gattuso fa benissimo a sfogarsi e a chiedere il bene del Napoli. Sbaglia però, insieme al Napoli (Giuntoli ndr), a dire che il Napoli torna a pensare. I termini e la comunicazione sono importanti, se Sarri veniva attaccato per la sua, irriverente e a volte volgare, era però impeccabile nei termini e nei concetti. A dire il vero anche Ringhio, quando ha parlato di calcio in serenità ha saputo essere chiaro e ha dimostrato preparato. Ma sulla questione della squadra pensante ha dato l’assist perfetto ad alcuni media per alzare il polverone Gattuso vs Ancelotti.

Di solito la stampa calcistica, specialmente quella autorevole, non studia, non si aggiorna anzi il loro scopo, data la velocità di consegna e la ricerca di feedback click tendono ad essere superficiali ed approfittare di crepe di linguaggio. In questa giungla abbiamo assistito a concetti chiari stravolti completamente, quindi figuriamoci. Ecco che in questo contesto non conviene esprimere concetti delicati in modo errato.

IL NAPOLI DI ANCELOTTI DOVEVA PENSARE TROPPO

Il Napoli ha cambiato metodo e se vogliamo affermare che quello attuale è più giusto per questo Napoli non sbagliamo. Sbagliamo se diciamo che la squadra torna a pensare, perché con Ancelotti il problema era proprio questo. I ragazzi erano costretti a pensare troppo ed essere meno automatizzati. Dovevano essere più pronti ad interpretare lo sviluppo del gioco (ne abbiamo parlato qui), e su questo vuoi per una questione, di caretteristiche, di tattica o psicologica, il Napoli ha avuto delle grosse difficoltà di continuità. Con Gattuso si torna a lavorare di catena, ad impare a memoria certi movimenti e quindi ad allenare la concentrazione per mantenere certe posizioni ed eseguire geometricamente il modulo. Si torna a pensare si, ma di collettivo e non più singolarmente. Alla fine forse il più grande errore di Ancelotti è stato pretendere troppo da questi calciatori e troppo poco da De Laurentiis.

Salvio Imparato

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Lazio-Napoli 1-0, gli azzurri di Gattuso in crescita, ma si fanno gol da soli

Buona partita del Napoli all’Olimpico, i ragazzi di Gattuso fanno la partita colpendo anche un palo, ma i biancocelesti la spuntano ancora nel finale. Lazio-Napoli finisce 1-0, la decide ancora Immobile.

Gattuso sta lavorando come se stessimo in ritiro precampionato. Per quanto non abbia tanta esperienza, sta impostando la squadra ripartendo da zero, come farebbe un Klopp o un Guardiola, ovviamente con le dovute proporzioni. Puntando quindi più sulla filosofia di gioco che sul risultato e su questo credo abbia l’appoggio della società. La continuità di gioco bene o male c’è, una vittoria dopo prestazioni così cambierebbe tanto se non tutto.

La partita è stata giocata con grande personalità, sul campo di una delle migliori del campionato, attualmente. Primo tempo più guardingo, ma linea difensiva molto più ordinata e ottome letture nei duelli uno contro uno difensivi. Secondo tempo più dinamico e intenso, purtroppo la condizione atletica e ancora quella che è, il calo inevitabile ha allungato troppo la squadra e nonostante questo, il gol non è arrivato da una delle micidiali ripartenze della Lazio.

Ospina errore gravissimo, Insigne ancora uno dei migliori, piaccia o no. I cambi di Gattuso invece, tardivi e meno coraggiosi di come affronta le partite. Considerando un centrocampo senza regista e con Zielinski che piano piano sta imparando il ruolo di mezzala più tatticamente e senza palla e con Di Lorenzo ancora adattato centrale, io parlerei di un’ottima prestazione.

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De Laurentiis si scopre sarrista e parla zemaniano (VIDEO)

Il presidente De Laurentiis pizzicato a Milano, fuori l’Hotel che ospita la festa per i 120 anni del Milan, confessa una fede sarrista e certifica valide la tesi di zemaniano.com

De Laurentiis, pittoresco come sempre, sconfessa la linea della gran parte della stampa partenopea del periodo Ancelottiano, svelando un’insaspettata fede sarrista, fa cadere in depressione chi a mo di articoli ha fatto di tutto per difendere l’indifendibile. La squadra a torto o a ragione era orfana di un modulo e un collettivo e Adl non poteva far più finta di non vedere quello che Carletto non voleva accettare.

È vero, gli allenatori non devono rinunciare ai propri dogmi, come giustamente ha detto Zeman. Ma come il boemo ben sa, per questo motivo ha sacrificato il posto per non tradirsi. La stessa cosa è successa ad Ancelotti e il presidente con l’intervista, spiegando il suo punto di vista, conferma le tesi che portiamo avanti da quando Re Carlo si è insediato a Napoli.

La prima sentenza la esprimemmo dopo Inter-Napoli 2-1, dove parlammo di 4-4-2 involutivo, poi recentemente in una chiacchierata con lo zemaniano sarrista Paolo Bordino parlammo della differenza del lavoro di Sarri con questa squadra. Poi appena insediato Gattuso abbiamo parlato del suo possibile 4-3-3.

Insomma De Laurentiis parla di Sarri, Insigne e 4-3-3 come gli fosse mancato molto il Napoli del toscano.

Sarri

«Eravamo conosciuti in tutta Europa col 4-3-3 di Sarri, eravamo osannati in tutta Europa. Gattuso ha fatto bene con questo modulo al Milan, sappiamo già di cosa parliamo. C’è qualcuno che si ricorda cos’era quel modulo e altri che dovranno impararlo.  Occorre avere pazienza, Gattuso è una persona garbata, è un profilo molto giusto. Al Napoli raramente sono stato sfortunato, ho sempre avuto grandi allenatori».

Insigne

 “Insigne? Un giocatore straordinario, col 4-3-3 il Napoli tornerà a brillare. I calciatori sono uomini e sportivi, non automi. Lorenzo ha bisogna di ritrovare la sua enorme forza da giocatore straordinario che è. Ha bisogno di allenarsi. Così come la squadra, quando rifaranno squadra secondo me risaliremo la china rapidamente. Bisogna solo fare squadra. È una squadra che si deve ritrovare. È una compagine di grandi attori che hanno grande virtù, sanno giocare a calcio”.

Ibra, Mertens e priorità difesa alta

«Avevamo pensato a Ibrahimovic con Ancelotti. Zlatan è una persona straordinaria, che ho conosciuto, una fortissima personalità. Ora prima di pensare a Ibrahimovic ho altre priorità: devo cercare di rimettere in sesto una squadra che deve giocare in modo diverso, con una linea molto alta, con una difesa che non deve concedere quello che abbiamo concesso ieri. Mertens all’Inter? Ha un contratto in cui può andare ovunque tranne che in Italia. È chiaro?»

Insomma De Laurentiis è diventato integralista, ora molti giornalisti fingeranno di essere amanti del bel gioco o cercheranno di riappropriarsi della loro dignità? Chissà.

SALVIO IMPARATO

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Berlusconi: “Gattuso non gioca come vorrei” (VIDEO)

Berlusconi-Monza-Gattuso-Milan

Silvio Berlusconi alla prima al Brianteo è un fiume in piena nel post partita. Dall’insofferenza per il modulo di Gattuso a quella per la regola dei calci di rigori, racconta anche il recente no di Kakà a vestire la maglia del Monza e con un lapsus lo vorrebbe vedere schierato dietro Higuain nel Milan.

BERLUSCONI DELUSO

“Sono deluso – dice Berlusconi – i ragazzi meritavano di vincere. Hanno avuto due importanti occasioni da gol, hanno ricevuto un fallo da rigore non fischiato e subito un rigore che secondo me non c’era. Insisto nel mio concetto che un calcio di rigore si da quando un fallo ha vietato un gol, non si danno quando un pallone non indirizzato a rete urta un braccio di un giocatore. Il Monza però ha giocato bene, ha compiuto atti di classe e di questo sono compiaciuto. La Triestina è una bella squadra, ma fa troppi falli e un calcio troppo fisico”.

Il MONZA GIOVANE E SENZA TATUATI

“Il mio Monza prevede di poter già lavorare con questi ragazzi. Approfondendo la conoscenza dei moduli, il modo di stare in campo e una certa preparazione psicologica si possono fare buone cose. Sicuramente in futuro si lavorerà sul mercato per cercare dei rinforzi, che dovranno essere giovani, italiani e non tatuati (conclude sorridendo ndr)”.

KAKA’ E IL NO AL MONZA

“Era tutto nato in una telefonata tra lui e Galliani in cui lui disse – Mi piacerebbe- poi il giorno dopo ha chiamato Adriano dicendo che preferiva rimanere vicino ai suoi ragazzi”.

BERLUSCONI, IL DERBY E GATTUSO

“Vedrò il Derby in tv, da tifoso certamente però sempre con  disappunto. Il modulo di giuoco messo in campo dal Milan è molto diverso da quello che metterei io in campo e che porterebbe a risultati più positivi. Con Higuain il Milan ha trovato il goleador che mancava da tempo. Purtroppo non ha la seconda punta che dovrebbe supportarlo, insisto nel dire che Suso deve giocare seconda punta. Il Milan dovrebbe schirare sempre due punte, con Bonaventura mezzala a sostegno e Kakà (ovviamente si riferiva a Suso ndr) avanzato giocando nei pressi dell’area e dentro facendo degli appoggi importanti e numerosi al goledor e potrebbe dopo aver scartato i difensori, come lui sa fare benissimo, provare lui stesso a far gol grazie al suo gran tiro. Non capisco come una cosa che era evidente a me, Sacchi, Ancelotti e Capello non sia evidente all’attuale tecnico”.

 

SALVIO IMPARATO

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Zeman all’Olimpico: “Finale per ora equilibrata”

Zdenek Zeman intercettato dai microfoni de Il Milanista, durante l’intervallo della finale di Tim Cup tra Juventus e Milan, commenta così il primo tempo.

“Partita equilibrata. Non mi sbilancio sul risultato. Douglas Costa può essere decisivo per la Juventus. Per il Milan Calhanoglu: ma deve essere più veloce”

SALVIO IMPARATO

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