Genoa-Napoli 1-2: Lozano inguaia Preziosi

Genoa-Napoli 1-2

Un Napoli spavaldo e sbarazzino abbatte le resistenze di un volenteroso Genoa. Preziosi ora teme la B. Il Grifone dopo Genoa-Napoli è terz’ultimo in classifica.

1. Il quadro della partita: 1 tempo

Gattuso anche per le defezioni forzate di formazione schiera un Napoli obbligato a fortissima trazione anteriore. Nessun incontrista nei tre di centrocampo. Niente campo per l’equilibratore Callejon. L’unica accortezza tattica che si concede Rino è il terzino bloccato, Elseid Hysaj. Per il resto è un manifesto di assalto calcistico.

Il Napoli parte forte, domina, segna ma gli viene annullato il primo gol. Il cooling break dell’arbitro Mariani a metà della prima frazione di gara suona come un gong nel pugilato. Eppure, alla ripresa, il Napoli alla stregua del migliore Alì continua a suonare il Genoa, fin quando su una combinazione zemaniana Insigne trova un Mertens colpevolmente solo sulla sua mattonella. Il belga stoppa e con un colpo automatico deposita di piatto una palla leggermente affettata lì dove stavolta Perin non può arrivare.

Eppure durante lo show gli azzurri già lasciavano intravedere fuori programma che in una commedia divertono sebbene segnalino la non massimale attenzione dei commedianti. Prima Hysaj, poi Manolas e infine Maksimovic. Tre errori pro capite. Tre occasioni sperperate dai grifoni, su una delle quali Meret è costretto agli straordinari. Mariani invita le compagini a recuperare la strada degli spogliatoi. Sopraggiunge dunque l’intervallo.

2. Il quadro della partita: 2 Tempo

Il 2 Tempo è un dejà vu bergamasco: il Napoli torna in campo profondamente scarico. Mertens impacchetta un corner regalo a Nicola, sventagliando verso la propria porta un disimpegno inopportuno. Goldaniga brucia sul tempo il castello difensivo approntato dal Napoli per i corner e confeziona il pareggio. Complice una pressione avanzata ben ridisegnata dal tecnico rossoblu, il Napoli perde le fila del possesso palla ma rintuzza gli attacchi avversari in modo disordinato.

Alché Gattuso, rappresentatogli dalla propria squadra una incapacità di agire in possesso sin dai piedi dell’estremo difensore, inserisce Milik per favorire la palla lunga. E visto che il polacco attirando a sé il marcatore avversario può aprire spazi alle sue spalle interessanti, introduce chi quelle voragini tende a mangiarsele: El Chucky Lozano. Presto detto. Ruiz imbecca il messicano in uno spazio tra i due centrali genoani, di cui uno portato per l’appunto in giro per i Quartieri Spagnoli da Milik, ed è di nuovo vantaggio. Quello definitivo.

2. Il Napoli diverte ma soffre troppo

E’ innanzitutto apprezzabile ciò che sta compiendo il Napoli, ossia portare a dama un 5 posto più per l’onore che per la sostanza. In segno insomma anche di remissione dei propri peccati da parte dei calciatori.

Tuttavia, tocca segnalare che il Napoli di Gattuso nelle ultime 11 partite di campionato ha subito gol in 9 di esse; e in 6 delle 9 vittorie conseguite nelle 11 giocate ha chiuso soltanto con un gol di vantaggio. Tocca interrogarsi del perché di così poca impermeabilità difensiva? E del perché i match vengano lasciato così in bilico?

Le notorie disquisizioni psico-emotive, che hanno radici ataviche e non appaiano mai superate veramente, sembrano la reale causa del così poco cinismo agonistico del Napoli. In realtà si può anche convenire che i motivi di forza maggiore, che hanno impedito agli azzurri durante la gestione ADL di vincere un trofeo importante, restituiscono ai tifosi e agli addetti ai lavori una percezione d’incompiutezza, la cui ratio, non avendo alcuna origine fattuale, viene ovviamente ricercata nell’imponderabile mondo della psichiatria.

Invero si potrebbe anche disquisire di quanto incida in queste lacune napoletane l’auto-esclusione a cui hanno scelto di sottoporsi Allan e Milik per chiare vicende di mercato. Beh, il primo tendeva a manlevare i risultati di vantaggio.

Il secondo rappresenterebbe in teoria l’alternativa clamorosamente lussuosa alla prima punta. Ma, proprio nella sua funzione di match winner a gara in corso, il polacco già da tempo non è in grado d’incidere né fisicamente né tecnicamente. Stasera, dapprima, ha sbagliato un appoggio elementare per l’accorrente Younes in una situazione di 3vs2, favorevole per il Napoli, in prossimità dell’area di rigore genoana. Poi, è stato anticipato da ogni difensore genoano possibile non beccandola mai di testa.

Diventa più difficile così raggiungere gli obiettivi se gli operai specializzati vengono meno alle proprie competenze particolari.

3. Il miraggio, l’illusione, l’attesa del Genoa in B

La mediocrità tecnica dei rossoblu non è così accentuata, almeno dal centrocampo in avanti, così come si voglia far credere, benché gli allenatori succedutisi sulla panchina del Presidente Preziosi abbiano mostrato un calcio non indimenticabile. Eccettuato Ballardini.

La retrocessione tanto attesa, che a desiderarla si fa peccato nei confronti dei calciatori genoani da sempre abituati a buttare il cuore oltre l’ostacolo per centrare la salvezza, risiede nelle operazioni calcistiche del patron Preziosi. Quest’ultimo ha svilito il ruolo dell’allenatore, non solo esonerandone in quantità industriale, ma anche del giocatore stesso, costruendo rose mediocri di quaranta giocatori da avvicendarli a seconda delle logiche del campo e del calciomercato.

In particolar modo le operazioni di mercato, mirate a elargire favori a squadre potenti della nostra serie A con l’acquisto ipervalutato dei loro scarti, lo condannano al Tribunale della sportività.

Un peccato constatare come due squadre, Napoli e Genoa, promosse illo tempore insieme, siano arrivate a compiere percorsi così diversi nel tempo. Ancor più paradossale ricordare che se il mondo si fosse fermato al terzo anno di serie A dei partenopei e dei grifoni, il presidente celebrato sarebbe stato il Preziosi. Milito e Thiago Motta, gli ultimi sussulti di un personaggio di cui il calcio italiano non avverte più il bisogno.

Massimo Scotto Di Santolo