Maifredi: “Sacchi stia zitto, io e Zeman abbiamo cambiato il calcio, non lui”

Maifredi-Zeman

Gigi Maifredi è intervenuto alla trasmissione Radio Gol. Intervenuto su Juventus-Napoli, ha detto la sua anche sulle parole di Sacchi sullo scudetto del Napoli 89/90.

 “Il ruolo dell’allenatore – dice Maifredi – è completamente cambiato. Vedo certi allenatori che in panchina recitano perché sanno di essere inquadrati. Ora l’allenatore che esce da Coverciano è pronto anche con i giornalisti, è molto attento per non creare attriti. Il livello degli allenatori di un tempo era molto più alto, ora appena i calciatori finiscono di giocare vengono subito buttati ad allenare in Serie A.

Gattuso e Pirlo? 

Gattuso ha fatto la gavetta, a Napoli ha avuto alti e bassi ma ora sta avendo un colpo di coda. Pirlo è stato il playmaker più forte del mondo, ma un conto è andare in campo e un altro è cercare di far rendere al massimo i giocatori. Ci sono 30 calciatori contro di te e sono difficili da gestire. Spero che si riprenda e venga confermato, perché l’esperienza che ha fatto quest’anno vale 10 anni di gavetta.

Juve-Napoli? 

La qualificazione in Champions è fondamentale più per la Juve che per il Napoli. La gestione amministrativa degli azzurri è eccezionale, mentre i bianconeri sono quotati in borsa e senza Champions sarebbe un dramma.

Sconfitta della Juve ed esonero di Pirlo? 

Se dovesse essere esonerato Pirlo la Juve punterà su un nome forte come Allegri. Se dovesse tornare Allegri credo che Paratici e Nedved se ne andranno perché sono stati loro a non volere più Max.

Le parole di Sacchi contro lo scudetto vinto dal Napoli?

 Sacchi dovrebbe tacere, ha la memoria corta. Il Milan ha vinto contro il mio Bologna con un nostro gol non visto dall’arbitro Nicchi, la palla era entrata di mezzo metro. Sacchi ha vinto la Coppa Campioni partendo dalla partita sospesa di Belgrado per nebbia e poi rigiocata, penso che Arrigo debba stare zitto. Tutti hanno gli scheletri nell’armadio e chi non ha peccato scagli la prima pietra. Io e Zeman abbiamo cambiato il calcio, non lui”.

Gigi Maifredi: “In Italia poca fantasia. Si vive ancora su quanto fatto da me e Zeman”

Gigi Maifredi ha rilasciato forti dichiarazioni a Tuttomercatoweb.com. Il suo è un duro attacco al modo si preparare gli allenatori a Coverciano.

“I problemi della serie A? Credo che fortemente indiziato sia Coverciano – confessa Gigi Maifredi – dove ti insegnano a essere tatticamente impeccabile e a giocare sugli avversari e questa è la cosa peggiore. L’Italia purtroppo non sforna gente di fantasia. Ancora si vive su quanto fatto da me e Zeman. Che poi è stato messo alla conoscenza di tutti da Arrigo Sacchi che si è adeguato a un gioco nuovo avendo una squadra fantastica. Ed è diventato un gioco che è ancora attuale”.

Che cosa serve allora?

“Il calcio non può star fermo ad una sola impostazione. Serve uno strappo e non vedo gente che salvo eccezioni, abbia la capacità di farlo. C’è bisogno di una squadra importante che faccia un gioco nuovo e può essere allora a quel punto un modello. In Italia non c’è più fantasia ma un impegno tattico incredibile. Il campionato italiano è il più difficile di tutti perchè se fai una cosa c’è subito lo studio per pararla, mentre all’estero si è più liberi mentalmente, lo dimostra anche l’Inghilterra con un gioco improntato su giocatori con caratteristiche diverse da quelle che ci sono in Italia”.

A Coverciano cosa occorrerebbe fare?

“Mi hanno chiesto spesso se volevo far qualcosa ma non ne ho mai sentito la voglia. Se vado a dire certe cose, sono atipiche e verrei combattuto come uno che bestemmia. Bisogna partire dalle conoscenze tecniche dei giocatori e poi occorre che emerga la fantasia. A Coverciano ti indottrinano in tutto, dalla medicina alla psicologia, e quando esci di lì sei bravo a rispondere ai giornalisti e bravo in campo ad applicare il tuo credo. Io vorrei invece che mi dicessero invece 5 modi intendere calcio. Invece uno esce da lì col suo unico modo che ha in testa. Nel basket ad esempio vengono fatti degli aggiornamenti ogni 3-4 mesi e i tecnici vanno ad imparare quel che altri propongono. Qui ognuno è geloso di quel che ha e pare se lo voglia portare nella tomba”.