Marocchi manda in onda il calcio antico e Conte non ci sta (VIDEO)

Marocchi in tv difende un calcio che in Italia sta sparendo. Indimenticabili gli attacchi a Zeman e il siparietto con Balotelli. Il cappello in aria a Conte non è proprio andato giù.

Esistono modi e modi per difendere un calcio che in Italia sta mano a mano sparendo. È ancora radicata una certa mentalità certo, che frena certi progetti di gioco, però di base oggi un allenatore parte sempre con il tentativo di fornire un’identità di gioco. Ma Marocchi ieri, in diretta su Sky con Conte, non ha aiutato la sua visione di calcio “preistorico” a restare in auge. Il suo modo di esprimere un concetto, con il termine “cappello in aria”, non è stato entusiasmante se non per gli amanti del calcio da oratorio.

Per quanto i risultati di classifica e di palato non stiano dando ragione a Conte, per quanto possa non piacere a tanti, non gli si può dare torto nella polemica con Marocchi. Ad un allenatore moderno non gli si può chiedere di non allenare il gioco e di far giocare un calcio alla viva il parroco. Di certo Conte poteva evitare di sparare a zero sul calcio dei suoi tempi, etichettandolo di improvvisazione e rischiando di fare di tutta un erba un fascio. Ai suoi tempi c’erano Zeman, Sacchi, Del Neri etc., gente che faceva dell’organizzazione di gioco il loro credo predicando nel deserto. Siamo sicuri non ce l’avesse con loro e nemmeno con Zeman quando ha detto di non essere il tipo di allenatore che manda tutti avanti.

SALVIO IMPARATO

https://fb.watch/1XgCxqvBbf/ (il video Conte vs Marocchi)

Gattuso e De Zerbi i nuovi Zeman, il Boemo ancora un esempio (VIDEO)

Oggi ci arriva un messaggio su Whatsapp. Due ragazzi hanno realizzato un video sul calcio modello Zdenek Zeman.

È importante che, nonostante Zeman sia fuori da tre anni, esistano giovani concentrati sul modello zemaniano, mentre il calcio attuale sembra sempre più propenso a dimenticarlo. Ecco perché abbiamo pensato di condividere questo video. È una testimonianza importante, una traccia lasciata da Zeman va sempre esaltata e quindi abbiamo preso qualche informazione in più.

Loro si chiamano Dennis Lazzaro (riprese) ed Emanuele Chiappini narratore.

“Siamo due ragazzi della provincia di Milano, impegnati nel calcio dilettantistico. Siamo un allenatore con patentino Uefa B, e un preparatore atletico laureato in scienze motorie. Purtroppo eravamo impegnati in un campionato Juniores in Lombardia e vista la situazione siamo fermi. Per la prima volta abbiamo pensato di educare i nostri ragazzi attraverso i social. Questo è il nostro primo approccio con questa tecnologia.”

EDUCARE CON IL MODELLO ZEMAN

“Per stare vicino ai nostri ragazzi e trasmettergli qualcosa, quali migliori concetti sono sportivamente educativi se non quelli di Zeman? Come lui dice, il calcio più che un sport è un gioco, ed è un messaggio con un’etica forte e rispecchia le nostre idee. Essendo il calcio lo sport che sarà sempre più praticato dai giovani ci teniamo ad usare la rete per informare e fare cultura invece di creare contenuti trash o di reaction. Zeman fa parte del nostro percorso di ricerca, di crescita, e sarà l’apripista per contenuti di qualità.”

GATTUSO E DE ZERBI GLI ZEMAN ATTUALI

“Per quanto riguarda a livello di MESSAGGIO, Ringhio (Gattuso) è l’allenatore e l’uomo che più segue le tracce del Maestro (Zeman). Numerosi gli episodi di aiuto e di esempio positivo verso staff, calciatori, tisoseria e dirigenti. Davvero una mosca bianca in questo calcio più concentrato sul business. De Zerbi invece segue le tracce offensive del Boemo cercando di dare più equilibrio con il palleggio e una linea difensiva ben coordinata”.

SALVIO IMPARATO

Varrella: “Sacchi e Zeman hanno aperto un nuovo fronte ai giovani”

Varrella intervenuto a Radio Punto Nuovo, nel corso di Punto Nuovo Sport, ha parlato dell’attuale esperienza da Ct del San Marino, di Sacchi, Zeman e il nuovo fronte allenatori.

“In Campania – afferma Varrella – ho allenato tanto, ho tanti bei ricordi in questa terra, ma mio padre era nato a Pozzuoli,  quindi ho sempre vissuto da innamorato le mie esperienze lì. Sono stato il vice di Sacchi, ero l’uomo che dalla tribuna con walkie talkie dicevo a Sacchi se la linea si muovesse bene.

Oggi ct di San Marino

“L’ho sempre considerato – confessa Varrella – come il piacere del nostro entroterra romagnolo, ho capito l’amore per la loro nazione che hanno i sammarinesi. Devo ammettere che San Marino vive il rapporto con le Nazionali in modo un po’ particolare: il ragazzino che dà 4 calci al pallone, già gioca nell’under 16 o nell’under 17. L’imbarazzo è che vivono un mondo dilettantistico all’ennesima potenza e sono in difficoltà al lasciare il lavoro, dovendo entrare anche in questione in Coni sammarinese.

Sarajevo nel 1996

Non venimmo mai abbandonati, c’era un’aria ostile, difficile. Il famoso viale dove i cecchini sparavano costantemente, qualche cecchino pare ci fosse ancora. Fu una visione triste, brutale: un conflitto vissuto in modo intenso”.

Sacchi e Zeman ispirazione per gli evoluti

“Sacchismo, ascesa e caduta e qual è il modello dominante? Sacchi e Zeman, hanno aperto un fronte nuovo ai giovani d’oggi. In Europa già si vedeva un calcio diverso: abbiamo etichettato il calcio olandese come il calcio fisico, era una farsa. Il calcio olandese interpretava il correre meglio. Grazie a Sacchi e Zeman esistono i Guardiola, i Klopp, gli evoluti attuali.

Pirlo e Gasperini

“Ho fatto a Pirlo, duranti i corsi Uefa Pro, tre lezioni. Gasperini è evoluto perché i suoi giocatori interpretano una tattica individuale non più nell’uomo copre uomo, ma uomo marca uomo. Non solo si toglie tempo e spazio, ma si fa in modo che non riceva il pallone”.

Zeman in ginocchio da “Frengo” Albanese. Il racconto di Cataleta

Per chi non sapeva, l’origine del famoso personaggio di Albanese, Frengo, ecco il racconto di Giuseppe Cataleta. Divertentissimo e sorprendente l’aneddoto di Zeman ospite del comico al Campo Degli Ulivi

“Al 14° del primo tempo… al 14° del primo tempo, tiro, palo, doppio tiro, doppio palo, gool, gool di Di Biagio. Foggia 1 Lazio 0.”

Chi non ricorda la fredda cronaca di Antonio Albanese, nei panni di Frengo e Stop, ai tempi di Zemanlandia (Foggia di Zeman), nella fortunata trasmissione televisiva “Mai dire gol”?

Molte frasi ed espressioni di Frengo entrarono nel linguaggio comune degli appassionati di calcio grazie ai divertenti commenti del surreale telecronista-ballerino. Dall’infallibile schema zemaniano ”da do a dà e da dà a do”, ai tanti gol foggiani descritti al ritmo di mazz’t, doppie mazz’t e mazz’t again, passando per tutte le sfumature filosofiche del why e del because.

LE ORIGINI DI FRENGO

Non tutti sanno però come nacque il personaggio di Frengo, il telecronista super tifoso del Foggia e di Zeman.  Alla fine dell’estate del 1993, il trio della Gialappa’s Band (Carlo Taranto, Giorgio Gherarducci e Marco Santin) autori e conduttori  fuori campo della   trasmissione   cercavano  un nuovo personaggio del mondo del calcio da fare  interpretare ad Antonio Albanese, che confessò subito di non aver mai assistito ad una partita di calcio. Gli autori gli imposero una full immersion di giornali sportivi e trasmissioni televisive che parlavano di calcio.

COLPO DI FULMINE ZEMAN

L’attore brianzolo si mise al lavoro per rincorrere l’idea giusta. Durante un “90° minuto” rimase folgorato da un’intervista a Zeman. Ad una domanda sui motivi della sconfitta della sua squadra, il boemo, con tono disincantato, disse che gli avversari avevano segnato un gol e i suoi giocatori no. Un mito! Si innamorò del personaggio. Era proprio quello che ci voleva per stemperare i toni, spesso molto alti, del mondo pallonaro e ridimensionare chi si prendeva troppo sul serio. Cominciò a studiare il personaggio Zeman e si fiondò immediatamente a Foggia per conoscere allenatore, calciatori ed ambiente. Insieme al foggiano Nicola Rignanese, compagno di corso alla Scuola d’arte drammatica “Paolo Grassi” di Milano, Albanese si diresse verso il tempio di Zemanlandia: lo stadio “Pino Zaccheria”.

LA COMPLANARE

Nella periferia foggiana i due attori chiesero indicazioni per raggiungere lo stadio. Fermarono un passante, un ometto basso e  tarchiato che rispose, in stretto dialetto foggiano: “Ando’ st’c u stadij? Pigghj’ a cumplan’r, no a prima asciut, no a second’ asciut, a terza, a destra st’c l’autoscuola Autopuglia, di front st’c u’ stadj’!”.(Dove sta lo stadio? Prendi la complanare, non la prima uscita, non la seconda uscita, la terza, a destra c’è l’autoscuola Autopuglia. Di fronte c’è lo stadio). Albanese rimase entusiasta dell’efficace ed incisivo slang foggiano. Chiese a Rignanese di ripetere la domanda per ascoltare nuovamente la divertente cadenza…

Era fatta! Con il travolgente dialetto foggiano, opportunamente arricchito da espressioni suggerite da Rignanese e da esilaranti gag, Albanese creò la figura del surreale corrispondente da Foggia: Frengo e Stop. Il suo eccentrico look bucava lo schermo: un riporto prepotente e selvaggio tentava di nascondere un’avanzata calvizie. Si muoveva a scatti e chiedeva allo studio continue approvazioni sulle sue performance da sfrenato ballerino. In caso di vittoria dei Satanelli entrava in frac nero, punteggiato di pailletes e si scatenava  ballando sui ritmi di “I feel good” di James Brown. La cronaca dei trionfi rossoneri si intrecciava con i racconti dei viaggi surreali dei suoi bizzarri amici e i dialoghi immaginari tra calciatori. Parlava anche di improbabili gare di karaoke durante l’intervallo, organizzate da Zeman. Il tecnico boemo era sempre al centro dei commenti di Frengo che lo chiamava affettuosamente in tanti modi: Simpatia Zeman, Spiritosaggine Zeman, Loquacità Zeman, Logorrea Zeman, Dinamismo Zeman. Quando il Foggia perdeva, il collegamento si complicava molto. Frengo appariva distrutto, assente e con il capo chino. Lunghi silenzi accompagnavano il suo incedere sofferente: avanti e  indietro con un gigantesco crocefisso sulle spalle. Non rispondeva alle domande dallo studio, esasperando le conseguenze della sconfitta dei rossoneri.

ZEMAN IN GINOCCHIO ALLO SPETTACOLO “UOMO”

Il personaggio proposto da Albanese incontrò i consensi di critica e pubblico ed i tormentoni di Frengo diventarono  molto noti fra gli  appassionati di calcio.  Per suggellare il grande successo e prima di pensionare il personaggio dalla trasmissione tv, il 22 maggio 1994, proprio alla fine dell’avventura foggiana del boemo, quasi come un omaggio alla città, Albanese presentò il suo spettacolo “Uomo”, al Campo degli Ulivi di Foggia, al quartiere Cep, davanti a seimila fan in delirio.

L’attore lombardo propose i suoi spassosi e storici personaggi: il tenero e timido Epifanio con il suo strettissimo cappottino a scacchi e l’aggressivo Alex Drastico che parlava delle sue avventure a Milano. Alla fine, arrivò saltellando e ballando  Frengo e Stop, ripetendo gli slogan lanciati in “Mai dire gol”. Parlò della travagliata storia d’amore con la fidanzata Nirvana e dei viaggi avventurosi con l’amico Frensis. Il regalo più grosso Albanese lo fece in conclusione, quando chiamò sul palco, uno per volta, i giocatori del Foggia. Alla fine arrivò la clamorosa sorpresa: Frengo convinse il suo idolo, Simpatia Zeman, ad entrare sul palco in ginocchio, sul forsennato ritmo di “I feel good”. Il boemo fu accolto da un boato, come ad un gol del Foggia. La gente non credeva ai propri  occhi: l’uomo di Praga, abbandonando il suo abituale aplomb, si trasformò in uno scatenato ballerino di blues, scambiando battute in dialetto foggiano con Albanese e regalando ai tifosi rossoneri una indimenticabile serata di puro divertimento.

L’amicizia tra Albanese e Zeman proseguì anche dopo la fine della stagione foggiana di Zemanlandia. L’attore, primo fan dell’allenatore, divenne tifoso della Lazio prima e della Roma poi e via via delle altre squadre guidate dal boemo. Memorabile fu la “Ode a Zeman”, trasmessa dalla Rai,  una gag tra i due in cui Frengo si esibì in un esilarante monologo, inneggiando all’allenatore che rimase muto ed impassibile, avvolto nella nuvola di fumo della sua inseparabile sigaretta.

Da “Il Distintivo dalla parte del cuore”  di Giovanni Cataleta – edizioni Mitico channel, Foggiacalciomania.com e Miticomagazine.com

Salvio Imparato

Maradona nel 4-3-3 di Zeman, auguri Diego!

Nel 2011, quando Zeman era nel pieno del miracolo Pescara fu intervistato dalla Gazzetta Dello Sport e così parlo di Maradona a cui facciamo gli auguri per i suoi 60 anni

“Ci ho pensato, sì ad allenare Maradona e in che modo impiegarlo. Come di avere Messi e Totti. E quest’ultimo sono stato fortunato ad averlo. Credo che mi sarei trovato benissimo con Maradona, perché è vero che la squadra ne era dipendente, ma lui aiutava moltissimo i compagni in difficoltà”.

SALVIO IMPARATO

Juventus-Napoli, 3-0 a tavolino per i bianconeri

E’ arrivata l’attesa sentenza del giudice sportivo sulla partita Juventus-Napoli mai disputata. Vittoria per 3-0 a tavolino e -1 al Napoli

Il match Juventus-Napoli si decide, per ora, a tavolino. Il giudice sportivo, dopo giorni di analisi e riflessioni, conferma il 3-0 a tavolino con un punto di penalizzazione al Napoli. Gli azzurri faranno ricorso, lo ha fatto capire il legale Grassani poco prima della sentenza

“Il Napoli non accetterà sanzioni neanche minime ed una cosa deve essere chiarissima. In caso contrario, verranno percorsi tutti i gradi di giudizio che l’ordinamento statuale prevede e non si potrà fare a meno di rivolgersi all’autorità giudiziaria ordinaria. Partire per Torino avrebbe determinato la commissione di un reato, previsto e punito dall’articolo 650 del codice penale. Oltre a mettere in pericolo una moltitudine di soggetti”

Radio Amore, Zeman: “Ho battuto la Juve con Foggia, Lazio e Roma”

Zdenek Zeman risponde ad alcune domande in diretta ai microfoni di Radio Amore. Parla dell’attuale serie A e del calcio moderno

Napoli

“Con Gattuso ha ritrovato la voglia – dice Zeman a Radio Amore – e la concentrazione per fare bene. La squadra azzurra quest’anno ha pagato la situazione del ritiro, poi qualcosa si è rotto. Gattuso ha ridato voglia ed energia alla squadra.

La squadra preferita in Serie A

“La Lazio. L’ho vista più volte giocare anche da vicino, per questo dico Lazio”

Immobile al Napoli

“Ciro ha sempre fatto tanti goal ovunque, gli auguro di farne anche tanti altri. Abita qua vicino a me a Roma, ma lui è napoletano, lo vedrei molto bene in azzurro, gli piacerebbe approdare al Napoli.”

Il giocatore preferito Insigne

“Io ho una fissa per Lorenzo Insigne.”

Se ha sempre regalato punti alla Juventus

“Non è vero, ho vinto anche con la Lazio, con il Foggia, ci ho vinto anche con la Roma.”

Il calcio moderno non diverte Zeman

“A dire il vero, no. Dopo tre mesi di inattività le squadre si sono preparate in dieci giorni senza fare amichevoli, senza fare preparazione, il calcio ne risente, come la qualità. Le regole sono cambiate, non mi piace il cambio a campionato in corso. Con cinque cambi, per esempio, sono avvantaggiate le squadre che hanno rose lunghe”. 

Sigarette

“Non ho smesso, sono passato da tanti pacchetti a quattro-cinque sigarette al giorno.”

Offerte per la panchina

“Qualcosa da fuori, ma non mi sono piaciute. Se De Laurentiis offre il settore giovanile? Non lo so, perché il Napoli non ha strutture per le giovanili. Agnelli mi offre contratto? No, non me lo offre. Sono sempre stato juventino finché non abbiamo giocato la prima partita con il Foggia a Bari e perso con goal di Schillaci in fuorigioco.”

Sarri alla Juventus diverso dal Sarri di Napoli

“Il problema sono i giocatori, in azzurro si poteva fare, alla Juventus ci sono tante individualità. Chi vincerà la Champions League? Chi farà più goal nella finale, penso che ci sono tante squadre importanti, non si sa mai, può succedere di tutto. Dico PSG, anche se non la vincerà”.

SALVIO IMPARATO

Lopez si vergogni. Zeman unico a salvarsi con la peggior difesa

Lopez, il tecnico del Brescia, alla vigilia della sfida contro la Fiorentina ha rilasciato delle dichiarazioni non proprio eleganti nei confronti dello storico collega, IL MAESTRO Zdenek Zeman.

Non si può essere teneri con un tecnico che si conosce solo per il legame forte che ha con il presidente Cellino. Si può dire benissimo che Lopez fa parte della categoria degli allenatori, ex giocatori, raccomandati e coccolati da presidenti ed amici dei giocatori. Uno dei motivi per cui il calcio italiano non evolve è la presenza di questi personaggi che oltre a non “allenare” non gravano sui bilanci delle società lavorando anche e quasi gratis. Avessero la decenza almeno di tacere e non nominare invano e con poco rispetto allenatori con la A maiuscola come Zeman.

LE PAROLE DI LOPEZ SU ZEMAN

 «Se giocheremo alla Zeman? Che Vuol dire alla Zeman? Vuoldire retrocedere subito: ci giochiamo tutto, non possiamo giocarci alla come viene viene». 

PAROLE VERGOGNOSE ED ERRATE. ZEMAN UNICO IN ITALIA A SALVARSI CON LA PEGGIOR DIFESA

Se proprio vuole esprimersi sul calcio zemaniano, Lopez dovrebbe studiarlo e aggiornarsi. Perché in primis il calcio di Zeman è tutto fatto di automatismi, schemi e preparazione per nulla lasciato al caso. Dimostra non solo di non conoscerlo tecnicamente, ma di non conoscere la sua storia e il modo in cui ha raggiunto salvezze, promozioni e risultati. Il Licata, il Messina, il Foggia e il Pescara squadre di provincia che hanno fatto spettacolo e miracoli e suon di gol con un calcio mai visto prima, non sono frutto del caso, ma del lavoro tanto lavoro. Il suo Lecce del 2004-2005 ha raggiunto lo storico record punti in A del club ed è l’unica squadra ad essersi salvata con la peggior difesa e il secondo attacco del campionato, subito dietro la Juventus di Capello. Il Brescia di Lopez ha solo 16 punti in classifica, pensi a lavorare e non parlare a sproposito. Le gesta di Zeman meriterebbero altre parole e un’altra mentalità che in Italia dimostra di essere sempre più arretrata e se Zeman in alcune piazze ha fallito è stata sempre stata colpa di quest’ultima, messo sotto contratto per creare sensazionalismo e senza sposare la sua rivoluzionaria visione.

SALVIO IMPARATO

Zago: “Zeman tatticamente più forte di Capello”

L’ex difensore brasiliano Zago, ha rilasciato un’intervista a Romatv. Ha lavorato sia con Zeman che con Capello, sul migliore tra i due sembra non avere dubbi.

Come stai?

“Ho passato un periodo brutto avendo perso mia madre 40 giorni fa”. 

Sei diventato un allenatore in Giappone?

“Sì, alleno il Kashima Antlers”

Com’è la situazione in Giappone? 

“Il campionato è stato rinviato per la fine di giugno o inizio luglio. Ci stiamo allenando in gruppi da 8-9, fino a venerdì. Dalla prossima settimana possiamo allenarci in gruppi di 12-13 giocatori, poi dalla settimana successiva possiamo allenarci tutti insieme. Auguriamoci che tutto possa tornare alla normalità, perché ci manca il calcio. Noi che viviamo di calcio, siamo professionisti ci auguriamo che riescano a trovare una soluzione al virus”. 

Sei venuto alla Roma con Zeman?

“Sono arrivato a inizio gennaio e ancora non stavo bene. Ho fatto una preparazione a parte con Vito Scala. Mi solo allenato per venti giorni e ho sofferto tantissimo. Io e Vito ci allenavamo nel secondo campo di Trigoria e il mister che ci guardava dall’altro campo diceva a Vito di aumentare l’intensità degli allenamenti. Sono stato due mesi fermo e poi una preparazione con Zeman, che tutti sanno com’è, ho sofferto. Poi quando ho iniziato a giocare le cose sono tornate alla normalità”. 

Come vi comportavate con un allenatore che voleva tutti in attacco?

“Per me è stato uno dei migliori allenatori con cui ho lavorato. Negli allenamenti tutto quello che faceva, si vedeva in campo. I movimenti erano talmente precisi che in campo erano automatici, non li forzavamo. Delle volte volevamo stare più dietro, vero, ma lui era bravissimo nell’inculcare nella testa dei giocatori quello che si doveva vedere in campo. Avevamo una bella squadra, ma non siamo riusciti a vincere. Forse avevamo una buona squadra, non una buona rosa, altrimenti avremmo potuto lottare per lo scudetto o vincere una coppa”. 

Poi arriva Capello. Cosa è cambiato? 

“Per ricordare la partita persa 4-5 contro l’Inter all’Olimpico… è stata una partita pazzesca e alla fine con un gol di Simeone abbiamo perso. Succedevano queste partita, ma Zeman è stato uno dei migliori. Con Capello mi sono trovato benissimo, poi in un determinato periodo della stagione ho avuto problemi, poi ho giocato pochissimo. Sono successe delle cose, poi abbiamo vinto lo scudetto. Zeman tatticamente è più forte di lui. Capello era un sergente, una persona più tosta, più deciso a vincere, a fare qualcosa di diverso, era quello che magari serviva alla Roma. È stata una persona importantissima in quegli anni dove anche noi ci siamo divertiti”. 

L’eliminazione in Coppa Italia

“Non mi sono presentato con la squadra per il ritiro, ero in nazionale e ho avuto più vacanze. Quando sono arrivato, avevo una proposta del Milan e stavo per andare lì. Volevo andare al Milan in quel momento lì, perché erano successe delle cose tra me e il mister. Per me l’offerta del Milan era buonissima, volevo rinnovare con la Roma ma non è successo. Tornato a Trigoria mi stavo allenando benissimo, ero carico e si vedeva negli allenamenti. Poi abbiamo giocato contro l’Atalanta e non sono andato neanche in panchina né all’Olimpico né a Bergamo. La notte prima della contestazione a Trigoria mi chiama Mortadella e mi disse di arrivare presto a Trigoria che avrebbero sfondato tutte le macchine. Mi ricordo benissimo, l’allenamento quel giorno era di pomeriggio. Io sono arrivato alle 10:30 e Piazzale Dino Viola era già pieno”. 

La Roma di Capello ha vinto poco? 

“Durante quella settimana (dopo la contestazione ndr) sono andato in sauna e il mister (Capello ndr) mi chiese come stessi. Gli risposi che stavo bene, meglio se avessi giocato. Poi arriva la gara contro il Bologna e mi fa giocare. Avremmo dovuto vincere di più perché abbiamo vinto uno scudetto, potevamo vincere una coppa. Se avessi continuato la stagione dopo, avrei potuto contribuire a vincere. Io avevo una carica dentro lo spogliatoio, volevo aiutare perché mi piaceva Roma, la Roma, ero uno che in campo dava tutto per la squadra”. 

Rete8, Zeman: “Guardiola guarda il mio Pescara, Sebastiani mi ha scritto “auguri vecchio” (VIDEO)

Impresa di Massimo Profeta e Rete8, Zeman in collegamento videochiamata era un miracolo impronosticabile come la promozione nel Pescara del 2012.

Mister ora anche tecnologico. Il 20 maggio 2012 che serata fantastica.

“Tecnologico no ci siete riusciti voi, il 20 maggio 2012 fu un bel giorno, sono bei ricordi. A parte il campionato per tutto quello che è stato e le 2 disgrazie di Mancini e Morosini ci hanno tolto qualche gioia in più. Era una squadra che faceva tanti gol, giocava e dopo 19 anni ha riportato il Pescara in Serie A al primo posto superando Torino e Sampdoria, che ancora oggi giocano nella massima serie. So che Guardiola celebrò la squadra, lo ringrazio e ancora oggi vede le nostre vecchie partite.

Le manca il calcio?

Tanto, ho allenato per 50 anni con qualche pausa ma ci sono sempre stato. Io vorrei continuare anche se le società non mi garbano, nel senso che ho avuto qualche offerta anche se vorrei andare in qualche squadra organizzata con un progetto. Quando sono stato a Pescara, grazie a De Cecco, abbiamo costruito una squadra con giocatori presi dalla C, vedi Romagnoli,
Balzano, Insigne e Kone, ragazzi giovani senza esperienza in Serie B che si sono comportati bene. Anche Delli Carri fece un bel lavoro e la maggior parte di questi ragazzi li allenai l’anno prima a Foggia mentre Balzano lo incontrai da avversario e mi impressionò molto.

Molti dicono che lei qui ha vinto perché aveva tre fuoriclasse

Quei 3 fuoriclasse giocavano in Serie C, Insigne era con me a Foggia, Immobile non fece molto bene a Siena e Grosseto con soli 2 gol mentre Verratti era un giocatore del quale si diceva che aveva delle qualità ma non le aveva messe in campo.

Quest’anno ha seguito il Pescara?

Quest’anno ho seguito il Pescara, ho visto spesso una squadra in difficoltà nonostante abbia vinto 4-0 contro il Benevento, lì ci fu qualcosa di positivo ma per il resto è andato alle onde.“

Lei e Sebastiani vi siete più sentiti?

“Da quando Sebastiani mi esonerò non ci siamo più sentiti, anche se a maggio mi fece gli auguri di compleanno e io lo ringraziai. Un tecnico oggi con le miei stesse idee? La vedo un po’ difficile. La partita chiave della stagione 2011-2012? Non lo so anche se quando vincemmo in casa contro il Torino ci diede una spinta maggiore anche se la partita di Padova, nonostante il primo tempo lo giocammo meglio del secondo andammo negli spogliatoi per 1-0, la partita finì 6-0 da tennis.

È giusto ripartire?

Sono molto preoccupato anche se il calcio manca a tutti e serve il pubblico sugli spalti perché si deve giocare per la gente, la situazione non è ancora tranquilla. Per il momento comanda il virus, quando andrà via si potrà ripartire tranquillamente. Penso che si possano fare tantissime cose, approfittare questo momento per farlo camminare meglio. Sul piano economico ci saranno dei problemi ma, appunto per questo, bisognerà cercare di fare le cose con accuratezza.

Cosa augura ai tifosi del Pescara?

“Mi auguro che i tifosi possano tornare sugli spalti e divertirsi come lo facevano ai tempi nostri. Mi è rimasto impresso nella mentre il giro con il bus in città perché c’era tanta gente.”

Fu un errore andare via?

“Non credo perché ci sono delle categorie. Quando chiama una squadra come la Roma difficilmente un allenatore rifiuta, visto che ci vivo da 20 anni era come se mi trovassi a casa. Rispetto a Pescara è un ambiente diverso dove io stavo benissimo anche se c’era qualche problema.”

Molti dicono che ora è l’occasione di rifondare il calcio

“Penso che nel calcio ci debbano essere i problemi perché si impara solo da quello per cercare di superarli.”