Fiorentina-Napoli 0-2; Napoli-Hellas Verona 1-1: cronaca di una morte (non) annunciata

La corsa di Contini ad abbracciare Zielinski per il secondo gol rifilato alla Fiorentina aveva toccato corde dell’animo partenopeo da tempo a riposo. Al Napoli sarebbe bastato replicare il successo dell’Artemio Franchi in casa contro l’Hellas Verona già salvo per qualificarsi in Champions. Gli azzurri, invece, s’impietriscono ad un passo dal traguardo e regalano la partecipazione Champions alla Juventus nonostante un girone di ritorno da 43 punti.

1. La partita del Franchi

Il Napoli arrivava carico da una doppia vittoria ad una sfida che evocava infausti ricordi. Nella corsa Champions, dopo aver avuto la meglio dell’Udinese e dello Spezia maramaldeggiando, Gattuso si presentava a Firenze (possibile nuova destinazione del tecnico calabrese) per battere i fantasmi del passato. Precipuamente aleggiava su Insigne e soci la sconfitta rimediata 3 anni prima e costata uno scudetto alla compagine azzurra guidata da Sarri.

La partita risultava anche in questo caso tesa. La fiorentina già salva non tirava indietro agonismo e determinazione. Così dal cilindro della sorte la dea bendata chiamava sulla ruota di Firenze il numero Amir Rrahmani.

Il kosovaro, tenuto in naftalina da Settembre a Dicembre, si presentò ai tifosi del Napoli con un retropassaggio errato col quale l’Udinese trafisse Meret e fino all’incocciata di Bakayoko nei minuti finali anche la bontà del progetto di Gattuso poi ridestatosi. Il kosovaro, da lì in poi, ha messo da parte la timidezza e scalato, complici gli infortuni dei colleghi, gerarchie fino a sembrar decidere con due rigori procuratisi la corsa Champions del Napoli: bravo il difensore ex scaligero a farsi maltrattare in area di rigore, su sviluppo da corner, sia da Chiellini che Milenkovic ma ancora più scaltro a rincorrere arbitri e invocare Var per vedersi riconoscere la massima punizione.

Insigne approfittava, quindi, del fallo da rigore di Milenkovic (difensore della Viola) su Rrahmani, ribadendo in rete il rigore sbagliato per il gol del vantaggio. La viola senza più alcuna motivazione spariva del campo, mentre ll Napoli chiudeva la partita con un tiro da fuori di Zielinski. Il polacco scappava dagli abbracci dei colleghi ma lo braccava dopo lunga rincorsa Contini, il terzo portiere azzurro ed ex primavera napoli, napoletano di seconda generazione, il quale come tutti i tifosi sembrava in quel momento credere che, 3 anni dopo, piuttosto che uno scudetto alla indebitata Juventus si sarebbe tolta una qualificazione Champions. Quest’ultima al momento per la holding bianconera rappresenta ossigeno per la sopravvivenza.

2. Una settimana dopo

Napoli, perciò, si preparava alla contenuta festa. Si trattava di sbrigare la pratica contro il demotivato Hellas Verona, salvo fin dal girone di andata e in quello di ritorno terz’ultimo. Inoltre, la banda di Gattuso doveva vendicare anche la sconfitta rimediata al Bentegodi per 3-1. Sembrava veramente una partita senza storia, quelle in cui il Napoli sovente perde faccia e gloria.

Tanti anni fa Krol perse uno scudetto così, in un San Paolo gremito, contro un Perugia che non aveva più nulla da chiedere al campionato. Un 1-1 che tolse la gioia del primo tricolore.

Le prime nubi di una strana Domenica sera si stagliarono all’orizzonte allorché la Digos decise di sottrarre il pullman degli azzurri all’abbraccio dei tifosi all’ingresso dello stadio. Poi, dal fischio d’inizio in poi, il Napoli ha saputo mettere in scena un tragica commedia eduardiana: imbabolato ad un centimetro da un traguardo neanche troppo leggendario se non per la remunerazione economica dello stesso, tutti i calciatori del Napoli all’infuori dei due difensori centrali e di Meret insceneranno un harakiri poco nobile e dignitoso.

Ciò darà adito da parte dei tifosi partenopei ad infondate ma catartiche tesi sibilline di combina della partita, giusto per trovare un senso – che non c’è! – ad un pareggio rivelatosi insufficiente per il 4 posto viste le contestuali vittorie di Milan e Juventus rispettivamente a Bergamo e Bologna.

E il senso sfugge, a maggior ragione, se si ripensa al vantaggio del Napoli, siglato da Amir Rrahmani ormai nel ruolo di uomo del destino; al quale vengono tolti statuetta e prestigio da una diagonale errata di Hysaj, che consegna a Faraoni il destro per un pari che non muterà fino alla lacrime di tutti. Il Napoli è fuori dalla Champions, senza debiti benché travolto da un fatturato falcidiato da Covid e mancanza d’introiti Champions.

3. Quale futuro?

Napoli, come sostiene Erri De Luca, ha l’onere di vivere alle falde di un vulcano dormiente, potenzialmente devastante in un ipotetico risveglio. Per questo la città tutta ha imparato ad esorcizzare una morte ed una disfatta sempre vicina. Il culto della vita, fugace ed effimera, da goderne senza mai mutarla in sopravvivenza. Da qui i vari corollari che affliggono tanto quanto inorgogliscono Napoli quale l’arte di arrangiarsi, ben condensati nel detto “il napoletano si fa secco ma non muore”.

Napoli scricchiola sotto il peso di una imperiale storicità sebbene non crolli mai. Sembra che la debaclet al cospetto dello scortese Juric abbia sancito la fine di anni belli in continua ascesa sportiva, anche perchè nel frattempo, nel perdurante silenzio stampa protrattosi inutilmente e ingiustificatamente, l’allenatore ha ricevuto il ben servito cinque minuti dopo la fine della partita da un laconico tweet di De Laurentiis, il quale però non ha ancora provveduto a sostituirlo, e nessun dipendente della Ssc Napoli è andato in Tv ad assumersi la responsabilità di un’autentica Waterloo. Mancanza di modi e rispetto per i tifosi assiepati col cuore accanto alla squadra seppur dal divano.

La mancanza di fondi da cui ripartire lasciano presagire cessioni eccellenti e un depauperamento tecnico che allontenerebbe il Napoli da una Champions invero al momento distante soltanto 1 punto. Contestualmente le avversarie dirette, le due milanesi e la Juventus, non paiono poter investire in sontuose campagne acquisti di rafforzamento. Il Napoli potrebbe trovarsi, quindi, ai nastri di partenza dell’anno prossimo non così distante, da un punto di vista tecnico, nemmeno dall’Inter campione d’Italia.

4. Quali certezze?

Sebbene abbia trovato una squadra agli Ottavi di Champions e la lasci in Europa League ma con una Coppa Italia in più bacheca, Gattuso ha commesso troppi errori che hanno minato la credibilità del suo cammino. Una valutazione di merito avrebbe consigliato l’avvicendamento in panca anche se il mister calabrese avesse centrato la Champions.

Tuttavia, il generoso Rino lascia anche delle certezze da cui ripartire e in base alle quali scegliere il nuovo allenatore. Il 4231 è il modulo su cui continuare a puntare. Osimhen in forma è attaccante che può spostare gli equilibri di ogni partita in favore del Napoli ma va sgrezzato in termini tattici.

L’attacco ha dei numeri che non destano preoccupazioni. La difesa, al netto dell’affaire Koulibaly, presenta un solo buco nel ruolo di terzino sinistro, mentre a centrocampo – dove le squadre forti si dividono dalle buone e dalle mediocri – le riflessioni da fare sono molteplici. Manca numericamente una mezz’ala. E Lobotka e Fabian Ruiz rappresentano due punti interrogativi.

Tanto lavoro da fare, ma se esiste un posto al mondo, dove il vino può diventare sangue e il sangue vino da bere per festeggiare nel giro di una sera, quello risiede a Napoli.

Massimo Scotto di Santolo

Verona, Zeman avvistato a Carpi

Un selfie di un tifoso, pubblicato da quotidiano l’Arena, informa della presenza di Zeman a Carpi, dove c’è il quartier generale del presidente del Verona.

Il Boemo Zdenek Zeman sempre più in orbita Verona. Il profeta di Zemanlandia è stato avvistato a Carpi, forse in visita a Maurizio Setti per la panchina dell’Hellas Verona. Non possiamo sostenere che Zeman sia in pole, si parla di un accordo con Cosmi, ma le quotazioni di Sdengo salgono prepotentemente. Una cosa è certa Grosso stasera contro lo Spezia è obbligato a vincere se vuole conservare il posto in panchina.

SALVIO IMPARATO

Hellas Verona, in caso di esonero Grosso spunta anche Zeman

Zeman-Hellas-Verona

A Verona in casa Hellas è caos, molti vogliono la testa di Grosso e la conferma-ultimatum non convince i tifosi a cui non dispiacerebbe un Malesani-bis, in lizza anche Donadoni e Zeman.

Fabio Grosso sarebbe all’ultima spiaggia, la sfida contro lo Spezia al Poli sarebbe l’ultima occasione per rilanciarsi all’Hellas Verona. Il quotidiano L’Arena analizza la situazione e conferma che in pole per la sostituzione ci sarebbero Aglietti e Serse Cosmi. Sulle pagine del quotidiane è partito anche un sondaggio, Aglietti è al momento allo 0% mentre clamorosamente la piazza sembra orientata verso Malesani, che vola al 60%. Le indiscrezioni confermano anche i nomi di Zeman e Donadoni.

DONADONI E ZEMAN

Maurizio Setti, presidente dell’Hellas Verona pare abbia fatto una telefonata di cortesia anche a Donadoni, che però risulta un profilo troppo impegnativo e soprattutto non interessato al club scaligero. Sempre secondo quanto riporta L’Arena, uno che accetterebbe l’offerta dell’Hellas è Zdenek Zeman. Il suo arrivo potrebbe rianimare il pubblico gialloblù, ma la sua storia recente parla di troppi fallimenti. Il mister comunque si era già incontrato a Pescara con il ds D’Amico in tempi non sospetti. Ora è tutto da verificare.

L’ARENA CONSIGLIA IL CAMBIO

Addirittura il quotidiano veronese da un consiglio al presidente dell’Hellas Verona: “Pensare di andare ai play-off con Grosso ancora in sella, sarebbe un errore madornale. Significherebbe dover superare l’avversario di turno ed anche l’ostilità di una piazza delusa dagli ultimi anni di gestione tecnica approssimativa. Se Grosso ha sbagliato molto e anche vero che il terreno era tutt’altro che fertile, ma già inquinato da chi c’era prima“. Vedremo come andrà a finire, intanto Spezia-Verona sarà decisiva.

SALVIO IMPARATO