Onofri: “Per battere Zeman preparai la partita con Stroppa”

Claudio Onofri presenta la sfida Crotone-Lazio ai microfoni di cittàceleste raccontando un aneddoto su Stroppa legato a Zeman.

“Potrebbe essere una gara apparentemente scontata in favore della Lazio, ma – confessa Onofri – il Crotone ha un modo di giocare che può dare fastidio, l’Atalanta ha sofferto non poco così come la Juventus che ha pareggiato. Sono convinto che la Lazio dovrà fare una grande partita per vincere e non abbassarsi a pensare ai soli due punti o i 19 gol subiti dal Crotone. Cosa dovuta, forse, dal fatto che alcuni elementi non sono adatti alla Serie A. Ci sono delle lacune. Ma anche giocatori interessanti come Messias che due anni fa giocava in Serie D ed ora è titolare in Serie A”.

Conferma che Stroppa è un allenatore che ci vede bene?

“Sì, sì. Di questo sono convinto. Se vuoi ti racconto un aneddoto…”.

Certo!

“Un anno allenavo il Genoa e Stroppa era un mio giocatore, dovevamo andare ad affrontare la Salernitana di Zeman e Stroppa era stato un suo giocatore. Tutta la settimana preparai la partita insieme a Giovanni Stroppa. Vincemmo. Ho intuito subito che avrebbe potuto fare l’allenatore una volta smesso di giocare”.

Dall’altra parte c’è la Lazio, come vedi la squadra di Inzaghi in questo momento?

“La partita di Torino e quella di Roma contro la Juventus ha fatto vedere che la squadra sta tornando al trend dello scorso anno, con risultati ottenuti all’ultimo minuto. Simone Inzaghi ha trovato lo spirito necessario per un nuovo campionato da protagonista. Questa è una caratteristica importante nel calcio, mica un dettaglio. Chiaro che servono giocatori all’altezza, ma questa dote di non mollare mai è importante specie in un campionato equilibrato come questo. I dettagli fanno la differenza. Stanno venendo di nuovo fuori le cose positive della Lazio”.

Hai parlato di un Crotone che pressa alto, sarà una gara aperta o con maggiori tatticismi?

“Credo che le squadre giocheranno attraverso i loro canoni. Il Genoa vinse 4-1, ma per lunghi tratti ho visto un Crotone pericoloso. Bisognerà cercare di scavalcare un pressing altissimo, loro ti vengono a prendere a metà campo. Questo lascia molto campo dietro, e se hai delle iniziative rapide e veloci con verticalizzazioni o lanci, allora puoi scardinare la linea. Sicuramente Inzaghi sta studiando questa situazione”.

Luis Alberto servirebbe eccome, allora…

“Ho seguito la vicenda, non so. Non fanno bene queste cose, bisogna essere professionisti dentro e fuori dal campo. Bisogna rivalutare la situazione, anche perché parliamo di un giocatore importate”.

Così come Immobile, un altro che nella profondità trova il suo pane. Giusto?

“Esatto, hai detto tutto tu, bravo. Con i suoi movimenti a circolo non lo prendi più, anche perché ha velocità e forza nelle gambe. Per il Crotone è un contesto positivo, ma se non lo interpreti bene allora le cose vanno male, bisognerà sfruttare i momenti”.

Causa Covid questo campionato è molto equilibrato, ti unisci al coro e pensi che per la vetta sarà lotta a 7 squadre?

“Non credo dipenda solo dal Covid, sicuramente incide molto. La Juventus ha una partita in meno, ma ad oggi non sarebbe nemmeno in Champions League. Si è affidata, secondo me sbagliando, a Pirlo. Ma non perché sia lui, semplicemente perché non ha mai allenato ed allenatori non si nasce, si diventa. Serve un percorso completo, un conto è che fosse diventato allenatore dopo 4 anni di Primavera, ma scegliere così mi sembra illogico. Se ci fosse una trasmissione diretta tra come sei stato da calciatore e come potresti essere da allenatore, allora Maradona avrebbe dovuto vincere tutto. Ma non basta. Tornando al discorso campionato: la Juventus è in difficoltà, Lazio ed Atalanta si stanno confermando, l’Inter si sta consolidata e poi c’è il Napoli. Squadra forte e allenata da un Gattuso che stravedo, uno che ha fatto la gavetta pur chiamandosi Gattuso. Ci vuole rispetto per la categoria, dai. C’è un equilibrio, per tornare al campionato. Milan e Roma? Sì, anche loro. La lotta è a sette. Per tornare alla Lazio, se tutte le cose vanno al loro posto – per esempio la situazione Luis Alberto – può confermare quello che ha fatto l’anno scorso”.

Delli Carri: “Con Zeman grande sinergia e fiducia. Su Icardi avemmo entrambi ragione”

Delli Carri-Zeman

Continuano le celebrazioni del Pescara 2011/2012. Questa volta Massimo Profeta (Rete8), intervista il Ds di quella fantastica annata, Daniele Delli Carri.

“Quell’anno fu una chimica perfetta – confessa Delli Carri – tra me e l’allenatore, la diregenza e la cosa che rimpiango di più è il binomio Sebastiani-De Cecco. La paternità della scelta di Zeman? Appena avemmo la doccia fredda, della scelta di Eusebio Di Francesco di andare in A con il Lecce sondammo tre allenatori. Zeman era quello che sposava di più il nostro progetto anche se era il più esoso.

Quanto ha inciso Zeman in percentuale?

“I giocatori vanno in campo devono sempre avere più merito di tutti, ma se un allenatore riesce ad incidere così nella testa dei giocatori va messo insieme ai calciatori. C’è da dire che lui non si aspettava questa organizzazione e questa sinergia dirigenziale”

Il colpo di cui vai più fiero?

“Ogni singlo giocatore ha un aneddoto. Su Insigne per esempio ha inciso Zeman, perché Lorenzo aveva scelto già Crotone. Su Immobile non voglio la paternità, ma io ci puntavo molto. Parecchi mi hanno detto “che lo prendi a fare”, ma era un’operazione su cui io spingevo tantissimo. Ero sicuro fosse il giocatore ideale per il nostro progetto e poi lo è diventato pure per Zeman. Tutti sapete che il Boemo non aveva questa lampadina accesa su Immobile, perché non lo conosceva ancora bene ovviamente. C’è stata una grande empatia e sinergia basta sulla fiducia con il mister. Mi ascoltava e io ascoltavo lui. Mi ha seguito su Nielsen e sugli incastri tra i nuovi e i giocatori dell’anno precedente. Una sera parlammo fino alle 4 di notte in albergo dove gli parlai anche di Verratti su du cui aveva solo preso qualche informazione. Io spingevo per un ruolo, lui per un altro, e con patti di non belligeranza ci accordavamo. Per esempio io puntavo anche su Sau, ma lui disse che non gli piaceva.”

Zeman non entra mai nel lato economico

“C’era l’interesse forte del Padova su Verratti. Sebastiani si oppose, non d’accorda con l’offerta di Foschi, mentre De Cecco era preoccupato il giocatore si rompesse con la preparazione di Zeman. Ma io gli dissi che se Marco non si fosse rotto durante la preparazione non si sarebbe rotto. Quindi sulla cessione non ci fu il veto di Zeman, il mister non entra mai nelle questione economiche, se avessimo venduto Verratti avrebbe messo un altro senza problemi.”

Questione Icardi

“Su Icardi, che era alla Sampdoria, c’è stata la grande possibilità di portarlo al Pescara. Lo visionammo a Parma sotto la neve e decidemmo per il si spostando Maniero a Barletta. Zeman disse che il giocatore gli sarebbe anche andato bene, ma per l’amicizia e l’empatia che c’era tra Immobile e Maniero preferiva non rompere i loro equilibri. Con il senno del poi ebbe ragione per come andò l’annata (Maniero segnò anche la rete vittoria campionato ndr), come ebbi ragione io sulle qualità di Icardi.”

Su chi ha inciso di più Zeman tra i tre talenti Insigne, Verratti e Immobile

“Secondo me ha inciso di più su Verratti – afferma Delli Carri -non per il ruolo perché già Di Francesco lo mise al centro del campo. Ha inciso sulla tenuta fisica, lo ha reso calciatore, lo ha trasformato fisicamente. Immobile ha fame anche oggi e lo contraddistingue, Insigne invece rende dove c’è un allenatore che lo ama, nessuno lo dice ma la particolarità di Insigne è che rende dove si sente amato. E’ venuto grazie a Zeman, come Romagnoli, Kone, Anania e Balzano. Anche se quest’ultimo già lo trattavamo e lo conoscevamo tramite un’amicizia di Sebastiani. Però Zeman già lo gradiva tantissimo e c’era sulla sua lista, perché per lui era perfetto”.

Insomma una bellissima chiacchierata tra aneddoti e meriti di Zeman. Forse di questi ultimi è importante sottolineare come incide Zeman sulla visione di gioco, la tecnica e i movimenti. Il lavoro del Boemo su questi tre ha inciso particolarmente per l’intepretazione del loro ruolo.

Salvio Imparato

Ripresa serie A, Zeman: “Sono pessimista, prima la salute” (VIDEO)

Ripresa-serie A-Zeman

Zdenek Zeman é intervenuto a Radio Kiss Kiss. Incalzato da Walter De Maggio sulla possibile ripresa della serie A ha detto la sua, anche sull’ipotesi assegnazione scudetto.

Zeman a Radio Goal

RIPRESA CAMPIONATO E ASSEGNAZIONE SCUDETTO

“Ripresa serie A? Io sono pessimista, questo virus ha fatto grossi danni e temo che ne farà ancora. In questo momento la salute è la cosa più importante. L’assegnazione dello scudetto? Al riguardo si possono fare tante ipotesi, ma per me non c’è niente da assegnare a nessuno”.

INSIGNE E IMMOBILE

“Lorenzo è napoletano e tiene molto alla maglia azzurra, ma il suo futuro dipenderà dalle condizioni che gli verranno proposte dalla società. Immobile? Anche lui a napoletano, ovviamente tiene ai partenopei. Adesso sta facendo bene alla Lazio, spero che possa continuare così”

Lazio-Napoli 1-0, gli azzurri di Gattuso in crescita, ma si fanno gol da soli

Buona partita del Napoli all’Olimpico, i ragazzi di Gattuso fanno la partita colpendo anche un palo, ma i biancocelesti la spuntano ancora nel finale. Lazio-Napoli finisce 1-0, la decide ancora Immobile.

Gattuso sta lavorando come se stessimo in ritiro precampionato. Per quanto non abbia tanta esperienza, sta impostando la squadra ripartendo da zero, come farebbe un Klopp o un Guardiola, ovviamente con le dovute proporzioni. Puntando quindi più sulla filosofia di gioco che sul risultato e su questo credo abbia l’appoggio della società. La continuità di gioco bene o male c’è, una vittoria dopo prestazioni così cambierebbe tanto se non tutto.

La partita è stata giocata con grande personalità, sul campo di una delle migliori del campionato, attualmente. Primo tempo più guardingo, ma linea difensiva molto più ordinata e ottome letture nei duelli uno contro uno difensivi. Secondo tempo più dinamico e intenso, purtroppo la condizione atletica e ancora quella che è, il calo inevitabile ha allungato troppo la squadra e nonostante questo, il gol non è arrivato da una delle micidiali ripartenze della Lazio.

Ospina errore gravissimo, Insigne ancora uno dei migliori, piaccia o no. I cambi di Gattuso invece, tardivi e meno coraggiosi di come affronta le partite. Considerando un centrocampo senza regista e con Zielinski che piano piano sta imparando il ruolo di mezzala più tatticamente e senza palla e con Di Lorenzo ancora adattato centrale, io parlerei di un’ottima prestazione.

Zeman: “Calcio italiano povero di inventiva e attuazione progetti”

Zdenek Zeman torna in prima pagina sul Corriere Dello Sport, questa volta accanto ad Ibrahimović. Intervistato ancora da Antonio Giordano.

Se avete avuto un tempo per sognare, vi sarete perduti nei tagli e nelle diagonali, nelle sovrapposizioni e in un calcio che vi avreb- be posseduto, come un demone dal quale è impossibile difender- si: e tra Licata e Foggia, e poi sulle due sponde di Roma, e ancora tra Lecce e Pescara e persino negli anfratti di delusioni dolorose (Napoli, Avellino, Salerno) avreste ritrovato una visione onirica d’un football verticale, un’avvolgente poesia da recitare come nel Santo Natale, salendo sulla seggiola e declamando. 4-3-3 sa di Zeman, soprattutto di lui, d’una dimensione onirica che conquista e stordisce, d’una visione eternamente futurista – ieri come oggi – e intramontabile: non è mai evaporato quel modello, eppure avrebbero voluto farcelo credere, ma è rimasto eguale a se stesso, disegna nella fantasia un palleggio che guarda lontano, non vive di ricordi, e punta dritto al cuore della gente che ancora insegue un selfie oppure le tracce d’una bellezza ch’è eterna

Il calcio secondo Zeman ha sfumature diverse, sa di antico e di moderno assieme, e non rientra nelle convenzioni.

«Io sto guardando spesso la Lazio e la Roma e mi sto divertendo. La Lazio in particolare, in questo momento, mi piace: ha un centrocampo fantastico e quei due là davanti che sono decisivi. Cinque uomini di così alto livello ti appagano, ti fanno divertire. Però ogni anno le capita sempre un periodo un po’ difficile che finisce per pregiudicar- ne la stagione».


La Juventus vista da Zeman che sensazione lascia?

«Per me vincerà lo scudetto, a meno che non accadano inciden- ti di percorso straordinari. Ma ha una qualità dell’organico inarrivabile, basta leggere i nomi dei titolari e anche quelli delle cosiddette riserve».


Però ha anche un gioco che non è quello che vorrebbe Sarri…

«Non è semplice e comprendo. Neanche al Chelsea è stato possibile riprodurre il modello-Napoli. Ma quella era una squadra diversa, nella quale si fondeva la magia degli interpreti. E non si ritrovano calciatori così compa- tibili tra di loro da esaltarsi tutti assieme. Il Napoli non va preso come esempio, perché resta qua- si unico nel suo genere».

E’ tornato Ibrahimovic e la sua irruzione ha scosso.

«Ma sono curioso di vederlo, perché ha un’età e lo dico con assoluto rispetto. Il fisico è imponente, il talento non si discute, ma viaggia sui 38 anni ed è un dettaglio che non si può ignorare. Poi i grandi ritorni, al Milan, non hanno mai contribuito a clamorosi rilanci. Non credo che possa accadere, ma sono pronto a verificare il contrario».

La Roma ha cambiato proprietà, ormai.

«E non so che dirle. Speriamo che questa dia qualcosa in più di quella che l’ha preceduta».

Ci sono sempre più stranieri al comando, in Italia.

«Il calcio è un business, ormai, e forse all’estero ci sono più soldi da investire che qui da noi. Ma l’aspetto finanziario resta rilevante però non decisivo, perché per ave- re successo o costruire qualcosa che resti serve soprattutto altro».

Ha detto recentemente Allegri: nel calcio moderno manca la figura del dirigente.

«E sento di condividere il suo pensiero, perché corrisponde a quello che diceva: se dipendesse esclusivamente dal cosiddetto potere economico, sarebbe semplice, basterebbe spendere, spendere, spendere. E invece bisogna saperlo fare, avendo consapevolezza di ciò che serve e di quel che si vuole. Certo, essere ricchi aiuta, ma non è sufficiente. E casi ce ne sono nella storia. E’ l’idea che ti fa progredire, che ti aiuta a sviluppare un percorso».

Non vinciamo in Europa da un decennio.

«Forse perché siamo più poveri di inventiva manageriale. Il nostro ritardo non è riconducibile al conto in banca, che pure ha un peso, ma alla solidità dei Progetti, alle loro attuazioni».


L’Inter di soldi ne ha…

«Per me è ancora distante dalla Juventus e comunque avrà bisogno di un periodo di tempo necessario per rimodularsi. Però, intanto, in Champions è uscita, anche in un girone non semplice».


L’Italia, anzi Napoli, ha bruciato Ancelotti.

«Non sono dentro le questioni, però ho seguito, visto e letto e dopo le ultime vicende, qualcosa mi lasciava intuire che sarebbe accaduto. Deve averlo capito anche l’Everton, visto che è successo tutto così in fretta».


L’Atalanta è la sorpresa?

«Non può esserlo, perché ormai va avanti a certi livelli da un paio di stagioni. Gasperini fa un calcio diverso, fisico, aggressivo, orga- nizzato. E ha due calciatori, Gomez e Ilicic, che sono decisivi. Gli è mancato Zapata, ma è riuscito a fronteggiare la situazione: vuol dire che c’è consistenza».

Dire Champions, per Zeman, vuol dire…

«Pensare al Liverpool, più di ogni altra squadra. E poi subito dopo al Psg, che con Mbappé, Neymar, Icardi e quando c’è anche Cavani ti trasmette gioia e dà spettacolo vero. Poi inserisco ancora e sempre il Barcellona: per me stanno avanti queste tre e la Juve, a livello internazionale, mi pare ancora un pochino distante. E’ anche vero che in un match di andata e ritorno possono subentrare fattori esterni, il calo di forma o infortuni e squalifiche, capaci di incidere. Ma è raro. Alla distanza, si impongono i più bravi».

Disse Zeman non molto tempo fa: mi manca Totti.

«Lo confermo anche ora, che pure è passato del tempo dal giorno del suo addio. Io uno come lui lo avrei conservato in una teca e comunque avrei pro- vato ad allungargli la carriera, facendogli giocare qualche partita in più. Perché un Totti nasce assai raramente, non so quanto dovremo ancora aspettare per vederne uno che possa somigliargli. Ma la sua figura aiuterebbe sempre il calcio, anche fuori dal campo. Qualsiasi cosa egli faccia»

Radio Kiss Kiss, Zeman: “Tifo Napoli. Allegri o Sarri? Sto con Maurizio”

Zeman-Radio-Kiss-Kiss

Zdenek Zeman ancora una volta ospite a Radio Kiss Kiss, nel programma Radio Gol. Ecco le suo parole riportate da Area Napoli.

ZEMAN A RADIO KISS KISS SI PARTE CON LA JUVENTUS 

“I bianconeri sono più forti di tutti. Il Napoli e le milanesi possono migliorare ancora per ridurre il gap”.

ANCELOTTI  ED ELIMINAZIONE

“Peccato per il Napoli, ma i partenopei hanno affrontato squadre di grande valore. La squadra azzurra ha dimostrato di poter competere con tutti. Il Napoli non snobberà l’Europa League. .Carlo ha vinto tutto, spero possa trionfare anche in Italia col Napoli”.

TIFO  NAPOLI

“Per chi devo tifare? Dico Napoli perché c’è Insigne, solo per questo. Gli voglio molto bene”.

MERET 

“Portiere di grande talento, ha dei grandi margini di crescita”.

NAPOLI E L’ESONERO

“Se non mi esoneravano credo che ci saremmo salvati. La squadra non era affatto male, non sicuramente da retrocessione”.

LA FRASE PAGATA CARA

“Dissi: ‘Il calcio esca dalle farmacie’. Da quel momento la mia carriera è stata penalizzata. In qualche modo me l’hanno fatta pagare”.

ALLEGRI O SARRI 

“Sono con Sarri quando dice che bisogna giocare bene per vincere. Il motto che conta solo vincere non mi appartiene”.

RMC Sport, Zeman: “Non c’è una vera anti Juventus” (VIDEO)

RMC Sport-Zeman

Il Boemo Zdenek Zeman è stato intercettato da RMC Sport. Nel corso della lunga chiacchierata, nella trasmissione Maracanà, ha parlato di Juventus, Napoli, Roma e Lazio senza trascurare i suoi pupilli Insigne, Verratti e Immobile. Alla fine dell’intervista i due conduttori hanno ricordato il bellissimo Pescara di Zeman e la sua carriera e il grande spettacolo offerto.

L’audio completo dell’intervista di Zeman a RMC Sport

NAPOLI E INSIGNE

“Insigne è cresciuto. In due anni con me ha fatto più di 20 gol a stagione ma nel Napoli non si è mai ripetuto. Lui però è uno che può arrivare sempre a questi numeri. Con Ancelotti sta facendo bene perché ha più compiti offensivi, anche se per me è più facile per lui giocare esterno che centrale. Milik o Mertens? Preferisco i piccoli, quindi dico Insigne e Mertens, due che sanno giocare bene palla a terra”.

ROMA

“Le dichiarazioni di Sousa? Tutti vogliono venire a Roma, il problema è rimanerci. È una piazza importante anche ora che le cose non stanno andando come si pensava. Il problema per un allenatore è rimanerci tanto tempo sulla panchina della Roma. Il problema della squadra giallorossa è che ogni estate vende i pezzi più importanti. Quando fai così, devi dare tempi ai nuovi di inserirsi. Non è un fatto di qualità, ma di ambientamento al calcio italiano. Pastore è bravo, ma nel 4-3-3 è difficile collocarlo. Se lo metti come mezzo sinistro o mezzo destro a centrocampo fa fatica in fase difensiva. Schick? Non è un attaccante esterno, deve giocare nel mezzo ma lì c’è Dzeko”.

JUVENTUS

“Non c’è una vera rivale della Juventus in Serie A. Inter e Napoli stanno inseguendo, ma come accade da anni alla lunga i bianconeri non avranno problemi. Douglas Costa? mi ha impressionato fin da quando l’ho visto in Germania. Tecnicamente è molto bravo e potrebbe servire Ronaldo meglio di Mandzukic, che però fa un lavoro diverso a tutto campo”.

INTER

“Brozovic come Pjanic? Hanno piedi un po’ diversi, ma il croato sta facendo un buon lavoro. Il Barcelona non sta vivendo un buon momento, senza Messi è un’altra squadra. L’Inter se la potrà giocare, dovrà metterla sul fisico”.

LAZIO E IMMOBILE

“Immobile ha un rendimento diverso nelle due squadre poiché nella Lazio i biancocelesti si appoggiano a Immobile e giocano per lui. L’Italia di Mancini, invece, fa un tipo di calcio diverso. Nelle ultime uscite ho comunque visto una buona Nazionale”.

VERRATTI

“Non siete gli unici a chiedermelo, continuo a dire che da anni è il miglior giocatore di Francia. Qualche infortunio lo ha rallentato, ma è ancora giovane per migliorare.”

FUTURO

“Se bolle qualcosa in pentola? La pentola già l’ho levata e ho anche già mangiato la pasta”.

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SALVIO IMPARATO

L’imbelle Ventura parafulmine della BBC

No. In questa nazionale ci sono alcuni elementi che hanno giocato esclusivamente per loro. Hanno scelto loro il modo di giocare e l’hanno imposto ad un cittì imbelle e privo di personalità. Buffon, Chiellini, Bonucci, Barzagli: 39, 34, 30, 37 anni. Hanno imposto l’assetto tattico che li fa soffrire meno, che maschera la loro idiosincrasia per un modo di giocare diverso (emblematiche le dichiarazioni di Chiellini sul guardiolismo) e che nasconde l’incedere del tempo.

Emblematici, stasera, i 10′ finali del primo tempo: Bonucci, acciaccato, sveste i compiti di regia e sale in cattedra Jorginho, letteralmente escluso dalla manovra dal trio difensivo. Risultato? Manovra sveltita e tre occasioni nitidissime. Nella ripresa, Bonucci riprende la regia e sposta gli equilibri a modo suo.

In due partite, per questo assetto tattico imposto da questi signori, due tra i più grandi talenti italiani, Verratti ed Insigne, vengono rispettivamente ridicolizzati e marginalizzati.

Ventura, confermo, mi fa pena. Ma essere privi di spina dorsale è una gravissima colpa. De Rossi che sbotta perché non sa se deve entrare o no è la fotografia dello spessore di questo cittì.

Eppure, non è vero che il materiale manca. Bernardeschi, Insigne, Verratti, Jorginho, Rugani, Caldara, Spinazzola, El Shaarawy, Pellegrini, Florenzi, Belotti, Romagnoli, Donnarumma. Manca forse un blocco. E quello che c’è è putrido e si è rivelato nefasto.

Per il resto, intervenga Malagò. Subito. E chiuda subito Coverciano, che è il vero cancro del sistema. Sulla dignità di Tavecchio è bene non fare affidamento.

Paolo Bordino