De Laurentiis: “Sarri non mi è piaciuto, errori non credo di averne fatti. Ho dovuto fare la voce grossa con il Chelsea, Sarri voleva smontarmi la squadra” (LINK VIDEO)

De Laurentiis oggi ha parlato anche a Sky, ecco le sue parole

“Non mi è piaciuto – dice il patron azzurro – quando ha detto che abbiamo fatto tutti e due degli errori, io non credo di averne fatti. Anche nel momento in cui non l’ho contestato non ho sbagliato, perché sarebbe stata la cosa più ovvia per come si stava comportando rinviando. Aveva un contratto, avrei potuto dirglielo perché stava facendo un atto non accettabile nei confronti di calciatori che lui stesso aveva valutato di non grandissimo calibro. Questi giocatori gli hanno dato tanto, li ha violentati nei suoi fantastici allenamenti ma loro hanno sempre risposto alla grande. Poi, cosa ancor più grave, voleva smontarmi la squadra, portandola tutta in Inghilterra. Ho dovuto fare la voce grossa con Marina, per farmi garantire che da qui non si sarebbe mosso nessuno. Poi si è preso Jorginho, perché ad Ancelotti piace Diawara e c’era l’intenzione di spostare Hamsik in quella posizione”

http://video.sky.it/sport/calcio/serie-a/de-laurentiis-sarri-non-credo-di-avere-commesso-errori/v436573.vid

SALVIO IMPARATO

A Zdenek Zeman premio Fair Play alla carriera: “Zeman modello da seguire” (FOTO)

Dopo Aurelio De Laurentiis anche a Zdenek Zeman va un premio Football Leader 2018, esattamente gli verrà consegnato il premio Fair Play-Dino Celentano alla carriera con queste motivazioni.

“A Zdenek Zeman, maestro di calcio e di vita, manifesto dello sport pulito ed esempio per i giovani con il suo comportamento dentro e fuori dal campo sempre improntato al fair play e alla lealtà sportiva. Le sue celebri battaglie hanno contribuito a migliorare il calcio parimenti alla sua idea di calcio moderno e propositivo. Zeman è, senza dubbio, un modello da seguire”.

Il premio “Fair Play alla carriera – Dino Celentano ”di Football Leader 2018 (www.football-leader.it) verrà consegnato a Zeman nel corso della cerimonia di premiazione in programma il 28 maggio all’Auditorium del Royal Continental, in una giornata che si concluderà con la cena di gala prevista nella splendida location del “D’Angelo Santa Caterina”.

Football Leader 2018 può vantare alcune partnership importanti: tra esse, per la quarta volta consecutiva, con MSC Crociere, la più grande compagnia crocieristica a capitale privato nel mondo e la principale compagnia di crociere in Europa e in Sud America. La flotta di MSC Crociere comprende attualmente 14 navi ultramoderne, tra cui “Seaside”, varata di recente, e “Seaview” che sarà varata il prossimo 9 giugno.

Al fianco di Football Leader anche Well.com della  SVE Group S.r.l., azienda emergente del centro-Sud nella commercializzazione di prodotti di elettronica, telefonia, elettrodomestici e informatica.

SALVIO IMPARATO

Auguri Maestro. Zdenek Zeman compie 71 anni, ma il calcio italiano ha ancora bisogno di lui e di fare i gradoni

Settantuno primavere e ancora tanta voglia di respirare l’erba dei rettangoli di gioco insegnando ai più giovani, almeno era cosi al suo ritorno a Pescara, preso in una situazione disperata. Il patto di prendersi una sicura retrocessione, con il presidente del Pescara, era la costruzione di un progetto vincente in serie B con largo anticipo, ma l’occasione di programmare con il vantaggio dei tempi e con le unite visioni del Boemo e di Pavone sono state sprecate. Acqua passata ormai, ma va ribadita la qualità del suo lavoro, che ha portato una squadra zeppa di primavera e di esuberi a lottare per un posto nei play off e che senza di lui si è ritrovata a lottare per evitare i play out, ancora oggi è a rischio e la sconfitta contro l’Ascoli degli ex Ganz e Cosmi potrebbe essere fatale. Facendo gli auguri al MAESTRO ci auguriamo di rivederlo già dalla prossima stagione in panchina, il calcio italiano ha ancora bisogno di lui, un calcio distratto e esclusivamente attento al mercato e alle vittorie non si accorge dell’assenza di crescita dei propri talenti, se pensiamo che i più grandi e nuovi talenti italiani li ha scoperti e cresciuti lui, ma non certo perché si è resi conto di tener esiliato uno dei più grandi innovatori del nostro tempo pallonaro, ma solo perché Casillo nel 2009 provò a ricomporre il Foggia di Zemanlandia e il Boemo accettò la sfida di tornare in Lega Pro. Quasi riuscì il colpaccio a Casillo-Zeman-Pavone con un squadra costruita con 10000 euro e una pioggia di gol, si sfiorarono i playoff e incominciò a fiorire il talento di Lorenzo Insigne, trasformato dal muto nella splendida ala sinistra che ammiriamo oggi nel Napoli. Quell’annata incuriosì, l’allora presidente del Pescara, De Cecco e complice anche l’intervento di Eusebio Di Francesco ci fu il matrimonio Zeman-Delfino, il resto è storia quel 4-3-3 con Insigne, Immobile e Verratti ha riscritto gli almanacchi e riportato Zeman tra l’olimpo dei tecnici da studiare, rivincere dopo 20 anni con il calcio che tutti ti hanno sentenziato morto e defunto è stato un vero e proprio miracolo e uno smacco ai detrattori. Oggi i principi e i concetti del suo calcio sono visibili e attuati nelle migliori squadre di A, Sarri, Di Francesco, Spalletti e addirittura Allegri hanno in modi diversi addosso l’influenza offensiva del Boemo e si fa davvero ancora tanta fatica a non vederlo con costanza nel calcio che conta, qualcosa non torna da anni, da troppo. Chi lo ama e lo segue lo sta abbracciando con tanti messaggi e ci chiede se tornerà, purtroppo non lo sappiamo ancora e se potessimo regalargli una squadra lo faremmo immediatamente, non potendo farlo chi scrive può solo regalargli un sogno, maturato in questi anni e che lo vede sostituire il dimissionario Sarri, nel malaugurato caso dovesse andar via, sulla panchina del Napoli dove sarebbe perfetto per quello che chiede De Laurentiis e per la cultura del lavoro che c’è a Castel Volturno, valorizzazione della rosa, 4-3-3 e scoperta di qualche giovane italiano, portato dalla primavera alla prima squadra, sognare non costa nulla e lo scudetto del Napoli con lui in panchina è uno dei più bei sogni che posso regalare al Maestro. Tantissimi auguri Maestro un popolo di zemaniani ti aspetta!

SALVIO IMPARATO

Fonseca conferenza pre Napoli-Shakthar in diretta

Questa è la partita più importante della stagione, come pensi di affrontarla?

Ogni partita è importante, dobbiamo affrontarla al meglio

Cosa temi del Napoli che doveva essere la favorita insieme al City per il passaggio del turno?

E’ un gioco non temo nessuno, ma rispettiamo la squadra, che è allenata da un grandissimo tecnico, ovviamente ora noi siamo in vantaggio ma non siamo già qualificati, dobbiamo affrontare ancora le due favorite del girone

Il fatto che avete la partita del match point cambierà il vostro atteggiamento tattico?

Il nostro principio è dominare la partita ci proveremo anche contro una grande squadra come il Napoli senza perdere la nostra identità, se qualcuno pensa che siamo venuti qui a difendere il risultato sbaglia, siamo una squadra che gioca senza paura

Visto che rimane un punto sarà più facile qui o al City visto che la vostra difesa è passata dal subire 50 % di gol all’83 %?

E’ vero ci sono degli errori in difesa e non sono contento, ma continuiamo a giocare bene e ad essere primi, lavoreremo per migliorare ancora. Non si può chiedere dove sarà più facile, io penso a domani

Come cambierà il vostro atteggiamento difensivo visto che domani giocherà titolare Dries Mertens, uno degli attaccanti più prolifici d’Europa?

Niente noi abbiamo il nostro modo di giocare e non ci adeguiamo agli avversari

Lei aveva promesso di vestirsi da Zorro se dovesse passare il turno lo farà davvero?

Si ma non domani – ride- ma lo farò anche se non ci credete

Sorprendere il Napoli non è stato facile, ci saranno sorprese anche domani?

Non è mai facile sorprendere il Napoli, la componente emotiva sarà fondamentale, le squadre ora si conoscono meglio

Conferenza di Fonseca terminata

SALVIO IMPARATO

Sarri: “Mi ha fatto male vedere che nessuno ha preso le difese di Ventura” (VIDEO)

Nel post partita di Sky di Napoli-Milan, Maurizio Sarri, incalzato sa Trevisani e dallo studio sul mancato utilizzo di Insigne da parte di Ventura, ha usato parole di solidarietà per il collega C. T. fresco di esonero

“Nel mio modo di vedere calcio Insigne non entra ma gioca, però quando prendi un allenatore bisogna tener conto del suo modo di giocare. Ventura ha sempre giocato con le due punte, però mi ha fatto male la gogna mediatica a cui è stato esposto, come mi ha fatto male vedere che istituzionalmente lo ha difeso, nemmeno l’asso allenatori”.

Queste le parole di Sarri che conclude dicendo che sarebbe più facile vederlo politico che allenatore della Nazionale.

SALVIO IMPARATO

Sarrismo, Zeman e disfatta mondiale secondo Mastroluca

In una settimana senza campionato, ma con la triste mancata qualificazione della nostra nazionale, il pensiero di uno zemaniano attratto e incuriosito dal Sarrismo, il nuovo fenomeno calcistico italiano, non si ferma. Ho avuto l’occasione di dialogare e confrontarmi, cercando di approfondire le origini, le evoluzioni e le similitudini con il calcio del passato, magari perché no, anche quello del presente con Alessandro Mastroluca sagace esperto di calcio, autore di interessantissime analisi tattiche su Fanpage e Rivistaundici.com

Ciao Alessandro, tu che analizzi il calcio partendo da lontano, cosa rappresenta per te il Sarrismo, fanatismo o si può parlare di qualcosa di innovativo?

“Secondo me Sarri più che innovare davvero, perfeziona una serie di filoni che già si erano intravisti. Quello di Sacchi in primis, e quello di Zeman di cui riporta quell’idea di 433, come modulo migliore per coprire gli spazi. Porta certamente un modo di giocare interessante, lo fa in una maniera tale che gli permette di combinare, quest’anno più dell’anno scorso, l’equilibrio in fase di non possesso e nel recupero alto del pallone, perché la squadra resta corta rendendo più difficile per gli avversari ribaltare l’azione e cercare di saltare la prima linea di pressing. Contemporaneamente il Napoli non ha più bisogno di andare a duemila e la massimo per vincere le partite, come l’anno scorso, sa anche gestire e controllare proprio perché si muove molto meglio in campo. Detto questo  qualcosa di innovativo sicuramente c’è, Sarri non è un rivoluzionario, ma non credo che oggi nel calcio si possa più veramente innovare, si può perfezionare. Sostanzialmente la qualità dell’allenatore di oggi è cercare di fare in modo che i giocatori che ha, rendano al meglio, nel caso di Sarri c’è una visone che si adatta alla rosa e dunque che plasma il senso della squadra, ed è una visone che poggia su una tradizione, che non è quella tutta italiana difesa e contropiede, ma è appunto figlia del filone che parte da Sacchi in poi.”

Perdendo Higuain, il tridente del Napoli sembra più puro, più libero di esprimersi 

“Si e no, nel senso che Higuain non è un centravanti classico, non è una prima punta come siamo abituati a vedere, per quello si inseriva bene nel 4-3-3, perché è un giocatore che fa un enorme lavoro per la squadra, non a caso Capello lo volle al Real Madrid dopo averlo visto al River,  che fa tanto movimento per i compagni, viene tanto dietro, crea gli spazi per gli inserimenti degli esterni ed è un lavoro che funziona altrettanto  bene anche oggi alla Juventus, che si incastra bene sia con Dybala che con Mandzukic, perché il croato lavora molto più sull’esterno, mentre Higuain agisce nel corridoio centrale andando a dare profondità,  permettendo a Dybala  eventualmente di inserirsi da dietro, facendo in modo che i due esterni alti vadano ad occupare i semispazi con i due interni, in fase di costruzione, trovandosi poi di nuovo libero nella fase di finalizzazione. Quindi Higuain si incastrava bene nel 4-3-3 di Sarri, certo era evidente dall’altro lato che era talmente tanto importante per la squadra, che tendeva a giocare per lui  e questo ha creato non pochi problemi al primo Sarri, quando l’argentino è mancato, quando non aveva a disposizione una prima punta che facesse lo stesso tipo di movimenti, che fosse un punto di riferimento in quella maniera, anche lo stesso Mertens ci ha messo un pò a capire come muoversi come centravanti nel tridente, non ci dimentichiamo che i primi tempi di Mertens falso 9, che è un termine che mi piace poco ma per capirci, non sono stati buonissimi, il Napoli aveva tanta difficoltà ad entrare in area, a creare azioni, faceva tanto possesso, ma abbastanza sterile negli ultimi venti metri, quando Mertens ancora veniva troppo dietro facendo più movimento da attaccante esterno del 4-3-3, che non da attaccante centrale. Adesso i movimenti di tutti, di Mertens in relazione alla squadra, della squadra in relazione ai tre davanti sono estremamente perfezionati e quindi può funzionare anche un modo di costruire l’azione, se vogliamo prevedibile nel suo sviluppo, cioè molto sul lato sinistro, sfruttando il triangolo Ghoulam (prima che si infortunasse), Hamisik e Insigne, lavorando per ribaltare il gioco con Callejon sul lato debole, che va alle spalle del difensore opposto, lui che è ala molto più classica rispetto a Insigne.

Sarri tempo fa, ad Empoli, dichiarò di non avere modelli, vedendo però in Zeman il personaggio che più lo affascinava, ma gli addetti ai lavori preferiscono paragonarlo a Sacchi e a Guardiola, più che al Boemo. Tu ci vedi tanto o poco di Zeman nel calcio del toscano?

Chiaramente Sacchi secondo me è il primo riferimento dal punto di vista nel modo di giocare, perché è il capostipite della zona pressing, della difesa orientata venendo in avanti, di un pressing orientato al recupero alto del pallone, all’idea che la squadra debba essere corta, all’idea che ogni giocatore abbia dei compiti che devono essere semplici, interiorizzati e ripetuti. Questo è il calcio di Sacchi ed è un pò anche il calcio di Sarri, come principi. Di Zeman vedo affinità nel modo di intendere il ruolo di allenatore, che non è solo uno che si adatta ai giocatori che ha,  ma che cerca di imporre una visone, che cerca di portare una filosofia, che cerca di essere maestro e insegnante di calcio, quindi è il modo di intendere il suo ruolo di allenatore che più li accomuna, più che l’aspetto strettamente tattico delle squadra.

Tu che segui il calcio a 360 gradi, cosa pensi del Sarrismo personalmente e cosa pensi della visione tutta italiana, non ultimo Allegri si è espresso sulla questione, che antepone la vittoria all’estetica del gioco, cercando di sminuire quest’ultimo fenomeno nato dal binomio Napoli-Sarri?

Da un certo punto di vista è questione di quali obiettivi e ambizione hai, perché si può vincere in tanti modi. E’ chiaro che alla Juventus,  dove per tradizione già con gli Agnelli – <<La vittoria è l’unica cosa che conta>> – , la bellezza del gioco verrà inevitabilmente, inesorabilmente al secondo posto, se non al terzo, rispetto all’efficacia e al raggiungimento del risultato. In una piazza come Napoli,  finché non c’è stato il salto di qualità degli ultimi anni,  e quindi quando il Napoli è diventata ed ha cominciato a viversi e a sentirsi come una concorrente per lo scudetto,  quando l’obiettivo del Napoli era arrivare tra le prime quattro allora la visione, la passione, l’identità e la riconoscibilità, diventavano valori che permettevano identificazione, che permettevano al modello Napoli di essere percepito come qualcosa di peculiare, e dunque essere percepito come un valore, ed è quella la cifra distintiva. Ora questo non basta più, adesso Sarri deve vincere.

Ora però la situazione, con l’infortunio di Ghoulam, che si aggiunge a quello di Milik, si complica non poco per Sarri, se come hai detto adesso deve vincere, per farlo basterà attendere che Mario Rui cresca, o pensi che Sarri debba addirittura inserire un altro modulo o adattare dei giocatori ne ruolo di terzino sinistro? 

Io ho l’impressione che qualcosa debba cambiare, ma non tanto per Mario Rui che comunque è un giocatore valido e ha delle caratteristiche che potrebbero prestarsi, anche lui è un terzino di spinta e che per giunta Sarri conosce già, ho la sensazione però che è il resto della squadra che deve incominciare a muoversi diversamente, perché ovviamente Mario Rui non ha gli stessi movimenti, non ha la stessa tendenza offensiva che ha Ghoulam. Questo richiederà del tempo, perché ora la squadra si muove a memoria, se invece hai un terzino che non sale così alto, o che lo fa con un tempismo diverso, allora è chiaro che per costruire la stessa situazione su quella fascia la mezzala di riferimento dovrà stare magari più alta, l’altra mezzala, che gioca nella posizione opposta ad Hamsik, occuperà una zona di campo diversa, venendo  un pò più centrale se lo slovacco si sposterà accompagnando dal lato di Insigne. Lo stesso Koulibaly probabilmente dovrà scalare diversamente, per garantire a Mario Rui le spalle coperte, c’è tutta una piccola serie di adattamenti che andranno fatti, perché Mario Rui, almeno nella fase iniziale, dovrà interiorizzare una serie di movimenti che al momento non ha, però per garantire la stessa efficacia in un modello che funziona come un ingranaggio, in cui tutti hanno dei compiti precisi, semplici e specifici, se uno degli anelli salta tutti gli altri devono lavorare diversamente per coprire quella mancanza e del tempo ci vuole, il tempo che ci è voluto l’anno scorso per abituarsi a giocare con un diverso riferimento offensivo. In questo sta la bravura di un allenatore, perché d’altra parte è un limite pensare che il successo di una squadra dipenda dalla condizione di un solo giocatore e fino ad ora a Sarri poco si può dire come rendimento e obiettivi, in questa stagione ha perso solo contro la squadra più forte del momento, Il City di Guardiola,  che gioca il calcio più visionario di tutta Europa, dominandola anche per un tempo nella partita di ritorno.

Parlando di nazionale anche tu sei stato duro, su Fanpage, con Ventura, il modello Sarri non era proprio riproducibile? Non ti stupisce pur avendo il materiale per fare un buon 4-3-3 abbia optato per il 4-2-4 e il 3-5-2?

No, non era riproducibile, perchè non è questione di modulo ma di movimenti che devi affinare quotidianamente e i tempi della nazionale non te lo permette, e no che non mi stupisce di Ventura. Questi sono i suoi moduli, lui è un allenatore e non un selezionatore, e ha insistito per me con troppa rigidità su una visione che non si combina con gli uomini a disposizione. Ma non lo scopriamo oggi che sia un tecnico rigido.

Per finire parliamo del Pescara di Zeman,  hai avuto modo di seguirlo? Se si che ne pensi?

Mi stupisce, partendo dalle cose meno positive come si fa in genere,  vedere poca impronta zemaniana in questo Pescara, vedo ancora una squadra che spesso si muove in maniera disomogenea, slegata, con i giocatori un pò se vogliamo  per conto loro, mentre invece il 4-3-3 di Zeman, che è ancora più complicato di quello di Sarri, perché richiede posizioni diverse, un’occupazione del campo diversa, un pò più alta, un pò più larga, ha proprio bisogno invece di una squadra che si muova in maniera estremamente coesa per tutti i 90 minuti e questo ancora non si è visto, si sono visti alcuni momenti buoni, per esempio la prima mezz’ora del secondo tempo contro il Palermo, ma non c’è ancora una squadra dalla fisionomia tipicamente zemaniana in maniera continuativa. Il tempo secondo me lavora a favore, Zeman è per la squadra, non dimentichiamoci, noi che siamo zemaniani da un pò sappiamo che i primi sei mesi sono sempre piuttosto complicati, le prime tre, quattro partite andrebbero in realtà quasi non viste in genere, quest’anno ha fatto forse un pò eccezione, ma in realtà gli inizi di Zeman non sono mai straordinari, si vede qualcosa a novembre e dicembre, a gennaio meno e poi di solito in primavera la squadra viaggia al doppio degli altri. Il campionato di B quest’anno è molto particolare, c’è una classifica cortissima ed è molto difficile da decifrare, ed è importante, per il Pescara, non perdere troppo contatto perché a un certo punto questo campionato prenderà una via e una fisionomia che al momento non ha, e sarà li che al Pescara, avendo chiare ambizioni di promozione, servirà farsi trovare nelle posizioni che contano.

Ci spieghi meglio perché pensi che il 4-3-3 di Zeman sia più complicato di quello di Sarri? 

Prima di tutto perché è più dispendioso, perché a maggior ragione quando il Pescara ha la palla e soprattutto quando non ce l’ha, quindi nella gestione delle fasi di non possesso, la difesa è più alta, le linee sono un pò più lontane e questo comporta che:  in fase di pressing e in fase di copertura preventiva di transizione, ogni giocatore ha più campo da coprire ed è tanto più importante la posizione del singolo in rapporto al collettivo. Il Napoli quest’anno soprattutto, ancor più dell’anno scorso, corre meglio e occupa meno campo in lunghezza, è una squadra molto più corta e questo permette al Napoli di gestire, quindi di stare più dietro avendo una linea se vogliamo più arretrata rispetto a quello che si vedeva l’anno scorso, senza correre troppi rischi ma contemporaneamente senza essere passiva, quando preme sale tutta insieme, la difesa resta equilibrata mantenendo il recupero alto del pallone, perché la squadra è corta, e questa fa si che ogni giocatore corra meno e meglio, si stanchi di meno e regga di più. A Pescara questo ancora non si vede, perché gli spazi da coprire sono più alti, quando hai la difesa più alta ogni errore pesa più e quindi servono anche delle caratteristiche individuali particolari per interpretare quella visone in una maniera che sia produttiva. Quando a Pescara c’erano gli Insigne, i Verratti,  gli Immobile, i Cascione e i Sansovini etc. che erano giocatori che poi abbiamo avere delle caratteristiche e delle qualità molto alte e particolari, quel modulo funzionava in maniera strepitosa, perché c’erano degli interpreti che permettevano a quella visione di prendere forma. E’ il vecchio principio di Cruijff, giocare a calcio e semplice, ma in quanto semplice è la cosa più difficile che ci possa essere, il calcio totale non è una cosa da tutti, servono giocatori con delle qualità speciali e se non ce le hai fai qualcos’altro.

Salvio Imparato

 

L’imbelle Ventura parafulmine della BBC

No. In questa nazionale ci sono alcuni elementi che hanno giocato esclusivamente per loro. Hanno scelto loro il modo di giocare e l’hanno imposto ad un cittì imbelle e privo di personalità. Buffon, Chiellini, Bonucci, Barzagli: 39, 34, 30, 37 anni. Hanno imposto l’assetto tattico che li fa soffrire meno, che maschera la loro idiosincrasia per un modo di giocare diverso (emblematiche le dichiarazioni di Chiellini sul guardiolismo) e che nasconde l’incedere del tempo.

Emblematici, stasera, i 10′ finali del primo tempo: Bonucci, acciaccato, sveste i compiti di regia e sale in cattedra Jorginho, letteralmente escluso dalla manovra dal trio difensivo. Risultato? Manovra sveltita e tre occasioni nitidissime. Nella ripresa, Bonucci riprende la regia e sposta gli equilibri a modo suo.

In due partite, per questo assetto tattico imposto da questi signori, due tra i più grandi talenti italiani, Verratti ed Insigne, vengono rispettivamente ridicolizzati e marginalizzati.

Ventura, confermo, mi fa pena. Ma essere privi di spina dorsale è una gravissima colpa. De Rossi che sbotta perché non sa se deve entrare o no è la fotografia dello spessore di questo cittì.

Eppure, non è vero che il materiale manca. Bernardeschi, Insigne, Verratti, Jorginho, Rugani, Caldara, Spinazzola, El Shaarawy, Pellegrini, Florenzi, Belotti, Romagnoli, Donnarumma. Manca forse un blocco. E quello che c’è è putrido e si è rivelato nefasto.

Per il resto, intervenga Malagò. Subito. E chiuda subito Coverciano, che è il vero cancro del sistema. Sulla dignità di Tavecchio è bene non fare affidamento.

Paolo Bordino

Zeman: “L’Italia non l’ho vista dormivo. Insigne non c’entra niente con il 3-5-2” (VIDEO)


Nella conferenza a margine di Bari-Pescara, mister Zdenek Zeman afferma di non aver visto Svezia-Italia – «Dormivo, non stavo bene» – ha dichiarato il Boemo, e non sapremo mai se i suoi malanni siano diretta conseguenza della formazione messa in campo da Ventura.

Salvio Imparato

Zeman: “Quando il Napoli perde, partita non mi piace mai”

Avvicinato dopo la consueta conferenza post partita, in cui il suo Pescara ferma il Palermo sul 2-2, gli chiedo se ha gradito il match di Champions League Napoli-Manchester City, bella la risposta del Boemo, dichiarazione d’amore per gli azzurri, con l’immancabile sigaretta si dice dispiaciuto per la sconfitta della squadra di Sarri e del suo ex Insigne

Salvio Imparato