Sarri alla Zeman, il gol di Higuain uno schema provato in allenamento senza avversario (VIDEO)

Sarri porta gli schemi 11 vs 0 cari a Zeman, in quanto marchio di fabbrica Zemanlandia, in casa Juventus.

Il gol di Higuain provato senza avversario

Il secondo gol dei bianconeri firmato Higuain, come dimostra il video in allegato, è frutto della costante ripetizione di schemi senza avversario imposta da Sarri anche in casa Juventus. Portare questa tipologia e filosofia di lavoro, nella patria del “Vincere è l’unica cosa che conta” è la notizia, è il vero passo verso il cambiamento del calcio italiano e dei più incrollabili vertici bianconeri.

Non la chiamiamo rivoluzione perché quella è stata fatta di chi ha portato questa tipologia di lavoro in Italia, che è oggi diventata teoria nei testi di Coverciano. Parliamo di Zdenek Zeman. Il Boemo è stato il primo a portare questa filosofia collettiva della ripetizione, di schemi e movimenti 11 vs 0, in modo ossessivo tanto da imprimersi nella memoria dei calciatori. Schemi ideati e ispirati dalla pallamano e l’hockey sul ghiaccio adattati al calcio, eseguiti il più velocemente possibile.

Azione spettacolare del Pescara di Zeman, frutto degli schemi 11 vs 0

“Talvolta i perdenti hanno insegnato più dei vincenti”

Recitava Zeman e come dargli torto, specialmente se citiamo l’Olanda dei 70, Lobanovski e l’Ungheria di Puskas. Zeman poi non ha manco vinto così poco come dicono durante la sua continua innovazione, a parte i campionati di B e lo spettacolo offerto ci piace ricordare la più grande impresa in una nazione rigidamente difensivista. Il suo Lecce 2004/2005 unica squadra a salvarsi in A con la peggior difesa e il secondo miglior attacco dopo la Juventus campione d’Italia… Un MIRACOLO.

SARRI, ANCELOTTI E IL NAPOLI

Questo tipo di lavoro ha permesso a Sarri di esaltare al massimo il Napoli. Il collettivo ha esaltato i singoli e non il contrario. Agli azzurri manca questo tipo di lavoro e non l’allenatore, inutile creare fazioni e divisioni che oggi fanno comodo solo a tifosi e stampa. Sarri oggi è quello che ricorda a tutti quello che molti hanno ignorato. E cioè quanto sia fondamentale un certo lavoro di campo per ridurre il gap con gli avversari e addirittura per migliorare campioni già affermati. Si raccontano Sarri e Zeman erroneamente come integralisti, come Ancelotti credono nelle loro idee, solo che le idee di Carletto sono più adatte a rose di livello più alto, sarebbe saggio tornare a questi sistemi più che al sistema di gioco, se il modulo non lo si allena, da solo può far ben poco.

Salvio Imparato

Seguici e metti Mi Piace:
error0

Cor Sera: “Sarri non fa una piega, espressione alla Zeman”

Dopo Inter-Juventus, il Cor Sera racconta il diverso modo di vivere la partita di Conte e Sarri. Il toscano, recita il quotidiano, nelle espressioni ricorda il Boemo Zeman.

Ecco l’articolo del Cor Sera

Il tecnico prova anche «il tridente da bar»: per pochi minuti, nella ripresa, mette dentro tutti assieme Ronaldo, Higuain e Dybala

«Il sorpasso in questo momento non ha molto significato, conta che abbiamo fatto una grande prestazione, con personalità, in un ambiente carico. Stiamo crescendo». Sorride Maurizio Sarri. Saranno contenti anche quelli del Bar Sport, per come ha giocato (e vinto) la sua Juventus, lui che aveva dedicato l’idea di poter mettere il tridente dei sogni (Dybala, Higuain, Cristiano Ronaldo) proprio a quelli che chiacchierano di formazioni davanti allo spritz.

Perché quel magnifico e temerario terzetto, l’allenatore bianconero l’ha assemblato addirittura dentro San Siro, seppure per un solo pezzetto di ripresa; e perché con il Pipita si è preso la notte. Proprio lui, figliol prodigo a Napoli e sicario in maglia juventina, che nella stessa porta, sotto la curva sud, un paio d’anni fa gli sfilò lo scudetto. I campioni d’Italia erano sul bordo del precipizio, nel maggio 2018, quando dalla mischia spuntò la testa di Higuain, che poi corse sparato a esultare verso la bandierina, come ieri sera. 

Sarri, in panchina, quasi non ha fatto una piega, con quel suo ruminare il filtro delle sigarette, o quel che tanto gli somiglia, con un’espressione che fa tanto Zeman.

L’esatto contrario del collega dall’altra parte, Antonio Conte, che se ne stava dritto in piedi dal primo minuto, in senso letterale e teatrale, e al quale gliene erano bastati tre per iniziare a gesticolare: braccio alzato e indice mosso, per dire che quello di Godin su Cristiano, proprio non era fallo. Ma, si sa, Conte non è solo un allenatore, ma un navigatore, dell’area tecnica. A Sarri ne erano invece serviti 10, di minuti, per alzarsi e dare le prime indicazioni ai suoi. Insomma, uno un frullatore, l’altro un pensatore.

Tanto si muove e gesticola Antonio, quanto se ne sta immobile Maurizio, con quel completo blu sempre uguale, pantaloni e camicia, e scarpe bianchissime.

Niente più tuta. Più dell’abito fa comunque il risultato, lo stesso che arma la vendetta dei tifosi bianconeri lassù, sul terzo anello di San Siro: «Salta con noi, Antonio Conte». Il tecnico assiste impassibile anche al vantaggio della sua Signora, quando Dybala infila le gambe di Skriniar e piega i guantoni di Handanovic. 

S’abbracciano quelli in campo, esplode la panchina, non «San Maurizio», come da piccolo cartello apparso in tribuna. Se ne sta fermo pure Conte che, al massimo, fa due passi con le mani in tasca, per fare poi un cenno alla squadra, toccandosi la testa con gli indici.

Come dire: usiamo il cervello. L’arnese preferito da Sarri, che profetizza un calcio celebrale e verticale. Semmai, lui abbozza un sorriso e prende nota, quando le cose vanno come aveva previsto lui, in allenamento: ovvero, l’uno-due da videogame tra Dybala e CR7, con gol cancellato solo da un fuorigioco di mezzo metro. Ma sarà solo questione di tempo, nella ripresa, con il flipper che spedirà in porta Higuain. Prima di arrivarci, però, il tecnico juventino s’era ritrovato perfino in mezzo a un parapiglia, davanti al tunnel degli spogliatoi, all’intervallo, tirando via Bonucci da una mischia: erano volate parole grosse con Godin, con cui c’è un conto aperto dalla scorsa stagione. Un tifoso bianconero issa in alto un cartello: «Siamo campioni d’Italia da 2709 giorni». Un conto che Maurizio Sarri vorrebbe aggiornare.

Seguici e metti Mi Piace:
error0

Trapattoni: “Mi piace Sarri, mi rivedo in lui e il Napoli merita la scudetto”

Bella intervista rilasciata dal Trap a La Stampa, dove a sorpresa si schiera con Sarri, tecnico di opposta filosofia e racconta le avance di Ferlaino.

Giovanni Trapattoni ha smesso di allenare 4 anni fa e quando spiega perché ha detto no alla Cina e alla Costa D’Avorio, gli occhi si inumidiscono guardando la moglie Paola: «Voglio troppo bene a questa donna per lasciarla ancora sola. Mi ha seguito per tutta la vita ovunque ma è stata categorica, “Giovanni stavolta vai da solo, io resto a casa”. E allora sono rimasto anche io». Lo chiamano negli oratori a spiegare calcio, fa l’ospite d’onore in serate speciali (qui è al Rotary, sul Lago d’Orta). Questo signore dai capelli bianchi è nato Trap e non finirà mai di esserlo. Ha voglia di parlare di calcio.

Dopo sei anni di dominio Juve c’è un’aria nuova?

«Sì. E fa bene al campionato e all’immagine del nostro calcio. Napoli, Roma, Lazio e Inter possono puntare molto in alto».

Estetica o pratica? Per estremizzare: Napoli o Juve?

«Per la Juve parla la storia. L’obbligo di vincere che hai quando lavori per quella società, quando vesti quella maglia. Quasi fosse per i giocatori una coercizione. Il Napoli, però è una novità, ha dei momenti di grande calcio».

Che cosa le piace del Napoli?

«Sarri. È stato molto bravo a convincere la squadra a stare con lui, i giocatori hanno creduto nella sua idea di calcio. Il Napoli mi incuriosisce».

Perché?

«Mi ha sempre incuriosito. Fin da quando Ferlaino mi faceva la corte e mi diceva “Trapattoni metta la cifra e chiudiamo”. Ma io stavo bene dove vincevo, a Torino e poi a Milano. Ma quel tarlo è rimasto. Ecco, Sarri è un saggio anche nel sapere che la città esige molto. E allora non me ne vogliano Juve o Inter, ma Napoli merita lo scudetto».

Trapattoni e Sarri, due opposti che si attraggono?

«Mi rivedo in lui come carattere. Mi piace come allena e come parla».

Che fa, tradisce la Juve?

«Allegri cambia molto gli schemi. Ma deve correre il rischio di non accontentare tutti. Saprà gestire la situazione, ha qualità».

Sorpreso dal Milan?

«La storia della società ha un peso, il Milan non passa mai inosservato. Le pressioni sono molte, Montella può aver fiutato l’aria. E poi non sempre è facile il rapporto tra un tecnico giovane e la squadra».

Qual è il rischio?

«Io al sabato sera facevo il prete non l’allenatore, passavo nelle stanze e stavo fino a mezzanotte a spiegare ai giocatori il perché delle mie scelte. Un po’ di psicologia forse non è sufficiente, ma aiuta».

Ma il metodo Trap sarebbe ancora attuale e quindi attuabile?

«Me lo chiedo spesso anche io. Sarei ancora in grado di stare nelle stanze per spiegare a un ragazzo magari in lacrime perché gioca e perché non gioca? Oppure lui chiamerebbero subito il procuratore? Alla fine del giro passavo da Platini e lui era sempre lì a fumare, non dormiva e mi diceva, “mister non sono tranquillo…».

E lei?

«Ostia Michel, se non sei tranquillo tu…».

Come si spiegano le difficoltà di Bonucci?

«Adattarsi non è semplice. Il valore di Bonucci non si discute, ma mi sembra un giocatore sensibile. Per questo ha pagato il cambio».

Chi vorrebbe allenare ?

«Uno scugnizzaccio come Insigne, è il mio preferito. E poi mi piace Belotti. Tecnicamente non è un campione ma nei sedici metri si fa sentire. Adesso le dico una cosa, a me ricorda Paolo Rossi. Fisicamente sono molto diversi, Paolo sembrava una gatta morta, ma lui come Belotti in area non perdonava».

Insigne e Belotti chiamano la Nazionale: andrà ai Mondiali o no?

«Io stimo molto Ventura. Il consiglio che gli posso dare è di guardare il risultato, di scegliere giocatori vincenti. Non sempre lo schema ti dà le certezze, anche io ero abituato in un certo modo ma quando capivano come giocava la mia Juve dicevo a Zoff: “Dino lancia lungo che andiamo a fare la guerra nella loro metà campo”».

Tradotto?

«In questo spareggio Ventura deve pensare solo a vincere. Poi avrà tempo da qui al Mondiale per i suoi schemi».

Ha vissuto uno spareggio mondiale sulla panchina dell’Irlanda (era il 2009 e la mano di Henry mandò in Sudafrica la Francia). Come si affronta?

«Conterà molto la vigilia, i ragazzi dovranno provare a pensare alla Svezia come a una partita normale».

Svezia chiama biscotto, quello che fece fuori la sua Italia agli Europei del 2004: brucia ancora?

«Si, anche se quella squadra non avrebbe fatto molta strada. Invece, ai Mondali 2002 senza le nefandezze dell’arbitro Moreno saremmo andati fino in fondo».

Quindi meglio ora con la Var?

«Con gli interessi che ci sono è giusto che ci sia un giudizio extra anche se io sono ancora della vecchia scuola, tra quelli che pensano che alla fine gli errori dell’arbitro si compensano. Ma è come quando prendi una multa, ti arriva a casa la foto con scritto 60 all’ora dove devi andare a 50. Tu non te ne eri accorto, ma davanti alla foto sei impotente. Hai torto. Ecco la Var è come una multa con foto».

Ancelotti licenziato dal Bayern, se lo aspettava?

«No, ma ho allenato e vinto con quel club. Li conosco, l’hanno fatto per togliere ogni alibi ai giocatori»

Ancora le chiedono di Sacchi come colui che ha cancellato il calcio di Trapattoni.

«Arrigo è come uno scultore che da un blocco di marmo tira fuori un capolavoro. Io come un’esploratore che ha scavato buche, scalato l’Everest e attraversato oceani. Non c’è un meglio o un peggio».

[contact-form][contact-field label=”Nome” type=”name” required=”true” /][contact-field label=”Email” type=”email” required=”true” /][contact-field label=”Sito web” type=”url” /][contact-field label=”Messaggio” type=”textarea” /][/contact-form]

Seguici e metti Mi Piace:
error0