Luciano Spalletti è il nuovo allenatore del Napoli

Spalletti è il nuovo allenatore del Napoli ed è già partito ufficialmente il treno dello scetticismo partenopeo.

1. Una Napoli depressa

Il tecnico di Certaldo al momento non scalda i cuori quasi di nessuno, neanche di chi si concede barlume di lucidità e aggiunge il fatidico cliché: “lasciamolo lavorare”. Anche perché con il lavoro Spalletti ha costruito una carriera senza picchi fantasmagorici ma anche priva di rovinose cadute. Continuità di risultati è il must di Luciano!

Alle falde del Vesuvio è ancora fresca la bruciatura della mancata qualificazione Champions… non passa lo scoramento perché inquietanti restano le modalità della debacle. Il demone della sconfitta umiliante e inspiegabile svilirebbe per ora anche l’operazione Guardiola al Napoli. Qualcuno parlerebbe (a ragione) di specchietto per le allodole.

2. La carriera di Luciano

Cercando di fare un passo attimino oltre, per poter dare giusta conformazione all’operazione Spalletti, bisogna fare un confronto con gli altri allenatori in gioco: Il tecnico di Certaldo sarebbe il 3° tecnico della serie A per trofei vinti in carriera dopo Mou e Allegri. Rispetto al primo, Spalletti dall’alto dei 61 anni registra un andamento recente molto più continuo. Se il portoghese sembra non beccarne più mezza, il tecnico toscano raramente ha raggiunto traguardi inferiori alle attese e ai valori della squadra guidata.

Ed è qui che subentra ulteriore elemento utile a circostanziare meglio il fenomeno Spalletti, spesso velocemente derubricato a perdente. Spalletti, almeno in A, non ha mai guidato la formazione più forte. Udinese, Roma e Inter non hanno mai fornito possibilità tecniche per un trionfo che non assumesse connotati dell’impresa. In realtà, a volerla dire tutta, in Italia bisogna risalire ai tempi di Roma e Lazio per trovare uno scudetto vinto da un outsider… e anche in quel caso che outsider.

Spalletti, quando ha avuto a disposizione squadra da titolo, ha vinto. Sì in Russia ma ha vinto. Poi ognuno dà il peso che vuole alla geografia dei trofei. E non si biasima chi soppesa coppe e medaglie in base al luogo in cui vengono vinte. Tutt’altro.

3. il modulo di Spalletti

Un altro fattore rende quantomeno logica la scelta di Spalletti da parte di De Laurentiis. Ossia il tecnico ex Inter, ormai fermo da due anni, è un cultore del 4231, anzi, ne è stato importatore in Italia. Ed è un modulo da cui non si può prescindere se si vogliono valorizzare i 100 mln che il Napoli ha speso per acquisire le prestazioni di Osimhen – simile a Icardi molto meno a Totti: i due punteri più famosi del 4231 di Spalletti, visto che Luciano ha esaltato Dzeko in un 3412 – e Lozano. Spalletti dunque garantirebbe continuità tattica e di lavoro.

Il tecnico toscano, l’ennesimo della gestione De Laurentiis, porta in dote anche una modulistica flessibile: ricorrente nella sua carriera la proposta della difesa a 3. Quasi mai 352, molto spesso 3421 o 3412. Modulo, quest’ultimo, con il quale ha collezionato a Roma il record di punti in una singola stagione di serie A.

4. L’impostazione del gioco

In realtà, il numero perfetto del tre, per un uomo quale Luciano aspirante al vitruviano ma con in volto la maschera macchiettistica di Marco Messeri, è strtuttura geometrica imprescindibile per la sua prima costruzione. Uno dei due terzini compone la difesa a 3. L’altro invece è deputato a dare ampiezza insieme al centrocampista di fascia opposto.

I due mediani devono proporsi per ricevere palla dal terzetto difensivo. Mentre sulla linea della trequarti devono agire due calciatori di qualità, destinati ad imbeccare la punta se quest’ultima attacca la profondità; altrimenti, uno dei due rifinitori deve avere gamba, intuito, senso tattico e feeling con il gol per saper attaccare le spalle dell’attaccante se quest’ultimo predilige venire a giocare incontro.

5. Di cosa ha bisogno al Napoli

Al Napoli Spalletti ha un puzzle quasi completo a prescindere dal mercato. Di Lorenzo interpreta molto bene il ruolo di terzo difensore in fase d’impostazione. Manca, chiaramente, il terzino sinistro che dia un’ampiezza di qualità. Dovrà arrivare dal mercato. Politano e Lozano, invece, sono destinati ad interpretare il ruolo che fu del Callejon sarrista, per intenderci. Spalletti non è certo un estimatore dell’ultima ora di Sarri e delle sue istanze. E su questa ermeneutica del ruolo da parte delle suddette ali, è giusto porre un punto interrogativo.

Se rimarranno Petagna e/o Mertens come vice Osimhen, giusto domandarsi chi interpreterà nella delantera azzurra di riserva il ruolo che fu alla Roma spallettiana di Perrotta, cioè del trequartista ombra, così innovativo da restare nell’immaginario collettivo?

Dries e Andrea, infatti. sono come Totti due centroavanti di manovra con poca verticalità nelle gambe. Elmas sembra gradire palla nei piedi. E la gradirebbe così anche Mertens, se dovesse scegliersi il belga per il ruolo di vice Zielinski.

Bisognerebbe, in tal caso, ragionare quindi su un’ altra ala, di rincalzo, che sappia però attaccare la profondità alla stregua di Lozano. Zaccagni potrebbe adoperarsi come tale. Oppure servirà sacrificare uno tra Mertens e Petagna, spostare Elmas nel ruolo di vice Insigne e trovare sul mercato un Perrotta a costi contenuti. L’Atalanta ne ha due di risulta: Pasalic e Pessina!

6. La gestione dello spogliatoio

Fondate le perplessità sulla gestione da parte di Spalletti del caso Totti e Icardi. “E se facesse la stessa cosa con Insigne o qualche altro senatore?”, qualcuno giustamente si domanda.

Il Napoli, brevemente, non ha tra le sue fila né una leggenda del proprio club in odore di ritiro ma con la volontà ferrea di continuare a giocare ed essere addirittura attore protagonista; né il suo calciatore più forte e rappresentativo, nonché capitano, stizzito dalla mancata cessione all’acerrima rivale Juventus e perciò sentitosi legittimato a mandare la propria moglie a sparlare di allenatore e compagni, ogni Domenica sera, nei salotti televisivi.

Nonostante ciò, Spalletti, immerso in queste due situazioni alquanto imbarazzanti, ha collezionato 4 qualificazioni Champions. In totale 12 nei 16 campionati disputati. Chi raggiunge per quindici anni consecutivamente tali risultati non può non saper gestire i gruppi. L’importante, come diceva Ancelotti, è essere sé stessi al cospetto del gruppo di lavoro.

7. Spalletti e la poca diplomazia

Animale da conferenza stampa, Spalletti dispone delle risorse umane anche attraverso le interviste. Delittuoso costringerlo al silenzio stampa per incapacità gestionale della società. Carattere fumantino, Luciano però dovrà compattare il gruppo squadra ma anche la stampa e la società. Al momento realtà non interagenti tra loro e per di più internamente scollate.

I malfidati sostengono che il rapporto tra tecnico di Certaldo e il presidente del Napoli per questo motivo durerà poco. L’esonero di Gattuso, infine dal calabrese meritato, ha additato De Laurentiis come un mangia-allenatore qualunque. La Juventus è al terzo allenatore in quattro anni. Aurelio al 9 in 17 anni.

La scelta in realtà di Luciano Spalletti sembra adatta da parte di De Laurentiis. Lo è a prescindere dall’esito finale, anche per ricostruire una parvenza di ordine a Castelvolturno. E dunque far cessare un’autogestione che i calciatori partenopei conducono ininterrotamente da due anni.

L’azione dura di Spalletti dovrà essere però sostenuta non a parole ma attraverso i fatti dalla società. Fatti spesso coincidenti con il vendere bene i giocatori e aqcuistarne di altri funzionali al mister contrattualizzato e soprattutto motivati!

Massimo Scotto di Santolo

Inter – Napoli 1-0: Tanto rumore per nulla!

La reazione sulfurea della città di Napoli alla sconfitta della propria squadra fuori casa, contro l’Inter, svela tutta la fondatezza della categorizzazione di Luciano De Crescenzo. I napoletani sono uomini d’amore e non di libertà.

1. I precedenti

L’Inter dell’ultimo decennio ha sempre rappresentato una squadra povera d’idee. Riciclatasi a Nobile decaduta, come i Ranieri a Napoli, ha approfittato di vecchie amicizie e tristi oboli per allargare i cordoni della borsa e costruire squadre quantomeno decenti. Ora i nerazzurri i soldi li hanno. Il cash lo ha portato un imprenditore cinese, il quale vive in terra meneghina il medesimo pregiudizio che affliggeva i ricchi borghesi rinascimentali agli occhi del ceto nobiliare. La famiglia Suning ha costruito in tre anni, con la consultazione “vescovile” di Marotta, una squadra cinica e aspirante vincente.

Il sempre competitivo Napoli di De Laurentiis ha incontrato sia l’Inter ormai demodé che quella attuale e distopica. E negli ultimi 12 anni, pur finendo sovente a fine anno davanti all’Inter in classifica, ha vinto a domicilio dei neroazzurri tre volte: una con Gattuso in Coppa Italia; una con Mazzarri e una con Sarri, entrambe in campionato. E nei 7 anni di Maradona? Domanda da porsi, visto che la sconfitta del Napoli di Gattuso contro l’Inter di Conte parrebbe aver ridimensionato d’un tratto gli azzurri. Beh, Maradona in 7 anni di Napoli, con due scudetti vinti contro l’unico, nello stesso periodo, dell’Internazionale dei Tedeschi, non ha mai sbancato San Siro sponda neroazzurra.

Sembra a questo punto scontato definire la sconfitta del Napoli assolutamente non dirimente ai fini della competitività degli stessi azzurri per il tricolore. Allora perché brucia tanto? Perché il napoletano è uomo d’amore, che ancora sogna sebbene cullato da una leggera ipocrisia che il merito sia un principio fondante del calcio. Tuttavia, quest’ultimo è per definizione considerato sport naturalmente episodico. Il merito non trova sponda nella fatalità.

2. La partita

Si parla di merito e destino, in quanto la partita di San Siro enuclea quanto la vita sappia risultare beffarda. Il Napoli ha concesso due occasioni in 90′ ai neroazzurri: un rigore in movimento a Lautaro su passaggio sbagliato di Koulibaly; un rigore effettivo, fischiato da Massa e trasformato da Romelu Lukaku, al secolo Cazzaniga. Per il resto, il Napoli, mai aggredendo alto, mai concedendo in campo aperto l’1vs1 delle due punte avversarie contro i propri difensori e infine mai aprendo linee di passaggio dirette tra il portatore di palla e la trequarti offensiva, ha demineralizzato l’attacco di Conte.

Ragguardevole, però, la scelta di Rino che per non disputare partita solo attendista ha rispolverato una impostazione a 3 ancelottiana. La mossa ha consentito al Napoli di controllare per tutto l’arco del match il possesso palla. Rui e Lozano tenevano bassi Darmian e Young. Lautaro e Lukaku erano in inferiorità numerica sul giro palla azzurro tra i tre difensori – Di Lorenzo, Manolas e Koulibaly -. Inoltre, Gattuso ha piazzato in fase di prima impostazione Inisigne al fianco del terzo di sinistra della difesa azzurro, cioè Koulibaly. Impegnato Darmian con Rui, il capitano partenopeo è stato preso spesso e volentieri da Barella. Dall’altra parte, Gagliardini quando accorciava su Di Lorenzo scopriva spazio alle sue spalle. Attacco del quale veniva compiuto a turno da Demme e Bakayoko. Brozovic a quel punto si trovava in mezzo al guado tra Zielinski e un mediano del Napoli.

L’Inter compreso lo scacco al Re decide per l’attendismo. Questo fitto tatticismo tra i due allenatori ha costruito tuttavia un primo tempo scarno di emozioni, dove la luce l’ha usucapita Zielinski sverniciando Brozovic più di una volta. Nel 2 Tempo, complice un Inter fisicamente stanca, il Napoli viene fuori talmente bene che costruisce almeno cinque occasioni da gol clamorose. Non ne segna alcuna ma nelle more subisce un rigorino che gli costa la partita. L’intraprendenza di Sensi, scelta da Conte per l’infortunio di Brozovic paga un gollonzo.

3. Il Napoli eterna promessa

Ovviamente l’esiziale trasformazione dal dischetto di Lukaku che raggiunge Ibra e Ronaldo in testa alla classifica marcatori apre il dibattito sull’affidabilità del reparto offensivo del Napoli. Tre bomber che declinano anche le prime tre posizioni del campionato. E non ce n’è mezzo del Napoli. Tanta qualità, i partenopei, ma poco cinismo? Quando certi giocatori esploderanno definitivamente? Il Napoli ha il terzo attacco d’Italia. A 4 gol dal primo. La migliore, in compenso, tra le difese. Essere primi in entrambe le statistiche significherebbe veleggiare come Alinghi, non gareggiare alla pari con gli altri. E che il Napoli non sia Alinghi, credo sia cosa conclamata.

Si vuole far finta d’ignorare che il grande merito di De Laurentiis, cioè aver tenuto in rosa 3 punte ciascuna di un livello superiore al proprio compagno, di questo scorcio di stagione è il più grande limite degli azzurri. Petagna terzo attaccante, che dovrebbe giocare quando capita, è divenuto un co-titolare delle 10 partite pre-natalizie. Qualcosa paghi, per forza, sebbene Petagna stia giocando alla grande, sopra tutte le più rosee aspettative. E attenzione, con l’infortunio di Mertens e Osimhen, Petagna diverrà persino il titolare del Napoli.

A deludere i napoletani non è solo l’attacco ma anche la tempestiva incapacità di alzare il cinismo al crescere dell’ostacolo. Il Napoli ha perso 4 delle 6 partite contro le prime 8 del campionato. S’ignora anche in questo caso che una di queste è occorsa a tavolino; s’ignora peraltro che in realtà siano anche stati rifilati 8 gol tra Roma e Atalanta. E invece bisognerebbe rilanciare, per la crescita dell’ambiente Napoli, il peso della sconfitta interna contro il Sassuolo. De Zerbi, ad ora, sta facendo sanguinare i cuori azzurri ben più delle sconfitte a tavolino e contro le squadre milanesi… Ed è in questi match in cui il Napoli è favorito che il Ciuccio deve diventare infaticabile e pertanto infallibile.

4. L’arbitraggio di Massa

A qualcuno l’arbitraggio di Inter-Napoli condotto da Massa ha ricordato quello di Mazzoleni in una brutta notte di Santo Stefano di due anni fa durante la quale sempre Inter e Napoli si sfidarono a San Siro. Santo Stefano impreziosito da scontri ultras, che costarono un morto, e cori razzisti che piovvero dagli spalti e che avrebbero richiesto la sospensione della partita. Anche in quel caso, il Napoli perse un giocatore simbolo per infortunio. Due anni fa, Hamsik mentre, quest’anno, Mertens. E anche in quell’occasione, il Napoli rimase anzitempo in 10 per un applauso ironico di Koulibaly all’arbitro Mazzoleni. Stavolta è toccato a Insigne, il quale pure due anni fa fu espulso benché a pochi minuti dal fischio finale. Due anni fa, per giunta, il Napoli perse 1-0.

L’arbitraggio per quanto egotista e permaloso – l’arbitro per quanto senza personalità – non ha commesso errori così gravi da condizionare il senso di un match. L’espulsione di Insigne per insulti al direttore di gara può risultare fiscale ma ai sensi di regolamento non inventata. La poca personalità la si denota sul principio di compensazione che ha animato la direzione di Massa e sull’episodio di Lozano che cerca il contatto petto contro petto con l’arbitro rimediando solo un giallo. Ben più grave dell’insulto d’Insigne. Come Mazzoleni, anche Massa ha lavorato nelle pieghe del regolamento, beccando in fallo un Napoli ingenuo e fumantino.

5. San Gennaro

Molti hanno immediatamente ricondotto la sconfitta del Napoli in terra milanese, per come maturata, al sangue di San Gennaro che al mattino non si è sciolto. La Juventus pareggia in casa contro l’Atalanta. C. Ronaldo sbaglia un rigore. Il Milan pareggia in casa del penultimo Genoa. Destro confeziona una doppietta.

Il Napoli resta a -5 dalla vetta. Domenica, dopo la rimonta casalinga contro la Sampdoria, si parlava di scudetto ma si era a -4 dal primo posto. Il Napoli ha perso già 4 partite tra sedi di Tribunale e campo. L’ultimo Napoli secondo in classifica, quello di Ancelotti, con 3 sconfitte e 2 pareggi, chiuse il girone di andata a -10 dal primo posto ma con 44 punti – media sarrista -.

Per ora, tanto rumore per nulla ma Lazio e Torino diventano due finali per restare in scia. E la scia è quella che utilizzano i migliori ciclisti per piazzare poi l’allungo vincente. L’importante è non perderla!

Massimo Scotto di Santolo

Inter-Napoli 1-0, Spalletti Mago Merlino, Ancelotti problema 442

A San Siro va in scena il Big Match Inter-Napoli, Ancelotti contro la sua bestia nera Spalletti. Un’atipica sfida di vertice dove la seconda della classe dista 9 punti dalla vetta e la terza addirittura a 17.

Dopo il pareggio, con polemiche, a Bergamo tra Atalanta e Juventus, il Napoli di Ancelotti aveva la grande occasione di riaprire il campionato. L’Inter da parte sua, svanita la possibilità di recitare la parte dell’AntiJuve, aveva solo l’occasione di dimostrare che potenzialmente sa e può fare di più. La prima sorpresa di Inter-Napoli è nella formazione diramata da Ancelotti, con Callejon schierato terzino basso. Forse Ancelotti si sarà sentito in vena di omaggiare l’Inter di Mourinho a San Siro, chi potrà mai dimenticare Eto’o terzino, ma con tutto il rispetto l’Inter attuale non è né il Barcellona di Guardiola, né il Bayern di Van Gaal tanto da meritare questo timore tattico.

Il 4-4-2 di Ancelotti

Se questo sistema di gioco è stata inizialmente la svolta della sua gestione, ora forse Ancelotti deve fare i conti con gli apparenti difetti che sta portando alla manovra azzurra. E’ vero che Re Carlo la partita la stava portando dove voleva lui, e Spalletti in conferenza stampa è stato buon profeta, ma la sensazione è che da un po’ di partite il Napoli ha cambiato radicalmente mentalità.

Chi vi scrive parla di involuzione offensiva. Questa squadra era abituata a fare un certo tipo di calcio, fatto di palleggio, schemi e l’insistita ricerca di una mentalità di dominio. Ancelotti disse al suo arrivo di non voler stravolgere questo modo di interpretare il calcio. Onestamente sembrava voler aggiungere solo più verticalità rispetto all’era Sarri. Purtroppo una serie di contrattempi, tra cui l’esperimento Hamsik regista che non ha dato nell’immediato gli effetti sperati e un gruppo ancora provato dallo scudetto perso nelle ultime giornate, hanno costretto Ancelotti ad una soluzione immediata: il 4-4-2.

La sconfitta di ieri a San Siro era preventivabile, un po’ come quella a Genova contro la Sampdoria. Il Napoli veniva da due vittorie in rimonta in cui aveva mostrato approcci preoccupanti. Giampaolo ne seppe approfittare più di Inzaghi e Gattuso. Dopo quella partita Ancelotti sentì l’esigenza di parlare al gruppo optando per una soluzione che avrebbe garantito più equilibrio e sicurezze. Ora sembra però che quelle sicurezze si siano tramutate in timore o forse hanno solo aiutato il Napoli a cambiare radicalmente veste. Un cambiamento radicale nel pressing, nel palleggio e nell’uscita palla al piede. Difficile pensare che Ancelotti volesse questo quando affermò che era più difficile cambiare le cose fatte bene.

ZEMAN, FILOSOFIA OFFENSIVA E RAZZISMO

iIn questo contesto si inserisce benissimo la cultura del Boemo sull’iniettare un certo tipo di mentalità. La spiega benissimo in una frase – << Alleno poco un certo tipo di fase difensiva perché ho paura che la squadra perda la mentalità offensiva>> – e l’involuzione di mentalità del Napoli sembra la perfetta materializzazione di questo concetto. Il Napoli è una squadra che si rigenera nei cambiamenti, non importa se forzati o per scelta. Forse ora si è davanti ad una nuova svolta che potrebbe chiamarsi 4-2-3-1. Difficile riproporre il 4-3-3 senza un vero regista. Il ritorno a quello che era il modulo di Benitez. Le certezze Allan e Ruiz a supporto di Insigne, Mertens, Callejon e Milik. Hamsik ha bisogno di rifiatare, ma potrebbe essere un’alternativa in mediana o nella trequarti, rivalutando il ruolo indigesto affidatogli da Don Rafael.

Per quanto riguarda gli episodi di ieri è ancora Zeman a fornire un interessante punto di vista – <<E’ più ignoranza che razzismo secondo me, in campo sono tutti uguali. Le offese ci sono sempre, anche in partite di soli bianchi>> – come dargli torto se proprio gli stessi bianchi si sono scontrati a morte per una partita.

INTER-NAPOLI, SPALLETTI MAGO MERLINO

Se per Ancelotti è stata una serata no, sconfitta, mancata riapertura del campionato e va -4 dal Napoli di Sarri, per Spalletti Inter-Napoli è stata significativa per la sua carriera di allenatore. Si conferma il più grande carnefice di Re Carlo, 9 vittorie, in 19 sfide contro le 6 del tecnico romagnolo. Spalletti potrà dire di essere stato Mago Merlino, lui che viene spesso criticato per i cambi stavolta può definirsi tale, e non per scherno come fece negli studi Rai quando fu criticato dopo Inter-Juventus della stagione scorsa. Stavolta i due cambi nel finale con cui ha inserito Keita e Lautaro Martinez gli hanno dato ragione e può sentirsi addosso un po’ di magia a dispetto di una serata che magica non è stata.

SALVIO IMPARATO



Spalletti: “Temo più l’esperienza di Ancelotti che il calcio di Sarri”

Spalletti-Ancelotti

Luciano Spalletti è intervenuto in conferenza stampa, a differenza del suo collega Ancelotti, rivelando di temere più il tecnico romagnolo che Sarri.

“Secondo me è giusto giocare – afferma Spalletti parlando del boxing day – perchè il calcio è una delle forme di intrattenimento preferita dagli italiani. Basta vedere i numeri per questa partita”.

“I giocatori sono dispiaciuti per quanto successo a Verona, e vogliono riscattarsi subito”.

“Il Napoli è un avversario che sa come si fa, sa stare in campo, non dobbiamo avere l’impeto di chi vuole reagire per forza, ma piuttosto di chi sa quando deve andare ad affondare i colpi”.

“Ancelotti è uno dei migliori, se non il miglior allenatore che abbiamo in Italia. Avrà saputo ottimizzare il buon  lavoro fatto da Sarri, mettendoci dentro la sua esperienza, che poi viene fuori la macchina più precisa per andare a sviluppare calcio”.

“Il Napoli di Sarri sicuramente era un calcio fatto più di schemi, di ripetitività, di azioni, anche un pò simili, anche perchè l’atteggiamento era sempre lo stesso. Ancelotti sceglie più il momento di quando venirti addosso o di quando lasciarti campo. Sono due filosofie differenti, ma ugualmente redditizie, se messe a puntino, e diventa ugualmente difficile per chi deve andarci contro”.

“Ancelotti fa un pò di paura, perchè lui è davvero quello che le ha vissute tutte, che conosce la materia in profondità”.

“Sarebbe uno spettacolo in più affrontare più volte Ancelotti, perchè sono convinto che domani sera una bellissima partita. Che sia il Napoli che l’Inter avranno la possibilità di dire la loro. Divertimento probabilmentel, perchè la vedo difficile che finisca in parità.

SALVIO IMPARATO