Tg3 Leonardo, nel 2015 già si parlava del pericolo coronavirus (VIDEO)

Ci è pervenuto un video del 2015 del Tg3 Leonardo, in cui informava di un supervirus creato in laboratorio. Il pericolo ci era già stato presentato.

Il video sembra essere originale del Tg3 Leonardo del 2015.

Nel video si parla di un supervirus creato in Cina, un virus polmonare a scopo di ricerca ottenuto unendo un coronavirus con il virus della Sars.

Sono numerose le proteste degli scienziati, preoccupati per questo innesto pericoloso. Il virus preso dai pipistrelli e modificato ed è capace di contagiare la specie umana, senza dover passare per una specie intermedia. Nel finale il servizio recita con scetticismo:

“L’eventualità che il virus possa trasmettersi all’uomo, senza passare per una specie intermedia, ad esempio il topo, sta creando varie polemiche. Già un anno fa (2014 n.d.r.) il governo U.S.A. aveva sospeso i finanziamenti alle ricerche che puntavano a rendere i virus più contagiosi. La moratoria non aveva, però, non aveva fermato il lavoro dei cinesi sulla SARS, che era già in fase avanzata e non si riteneva fosse cosi pericoloso. Secondo una parte del mondo scientifico di fatto non lo è, perché le probabilità che passi alla specie umana, sarebbero irrilevanti rispetto ai benefici della ricerca. Un ragionamento che molti altri esperti bocciano. Primo perché il rapporto tra rischio e beneficio è difficile da valutare. E poi perché, specie di questi tempi, è più prudente non mettere in circolazione organismi, che possano sfuggire o essere sottratti, al controllo dei laboratori”.

SALVIO IMPARATO

sarebbero irrilevanti rispetto al valore della ricerca

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ISS, Brusaferro: “Letalità del coronavirus, senza patologie pregresse è allo 0,8%”

Durante l’odierna conferenza del presidente dell’ISS, c’è un nuovo aggiornamento dei dati sulle cartelle esaminate.

La comorbilità, la coesistenza di piu’ patologie diverse in uno stesso individuo, e’ uno “degli elementi importanti”. Elemento che si riscontra nelle persone che sono decedute. Lo dice il presidente dell’Istituto Superiore di Sanita’ Silvio Brusaferro nella conferenza stampa nella sede della Protezione civile.

Tra le persone decedute “il 48,5 per cento ha tre o piu’ patologie, il 25,6% ne ha due, il 25,1% ha una patologia, mentre solo lo 0,8% ha zero patologie”.

Questi dati precisano l’ultimo bollettino del 16/03/2020 sul sito dell’Iss (Istituto Superiore Di Sanità). In cui la letalità su 1697 soggetti deceduti, complessivamente è stata segnalata almeno una comorbidità. Cioè quelli con una sola patologia pregressa, nel 68,3% dei casi. Patologie cardiovascolari, patologie respiratorie, diabete, deficit immunitari, patologie metaboliche, patologie oncologiche, obesità, patologie renali o altre patologie croniche.

SALVIO IMPARATO

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Zeman: “Ho smesso? No non mi chiamano. Insigne è un esterno sinistro”

Zdenek Zeman torna a parlare dopo l’exploit in nazionale dei suoi due pupilli, Insigne e Verratti. Il Maestro Boemo si concede a 360° sulle pagine de Il Mattino.

Due gol in due partite con il 4-3-3 della Nazionale: è questo, non il 4-4-2 del Napoli, il modulo giusto per Insigne?

«Ha fatto molto bene, dice Zeman, gol a parte: quello alla Grecia è il tipico suo colpo, quello con il tiro al volo alla Bosnia era fuori programma. Da sempre sostengo che Lorenzo è un attaccante esterno e fa le cose migliori in attacco. Quando gioca più arretrato non riesce a fare la differenza».


Quindi, meglio con il 4-3-3?

«Con me, ha fatto 40 gol in due anni. Per le sue caratteristiche ha più difficoltà quando gioca al centro perché i difensori sono più forti. Il suo pezzo migliore è nell’uno contro uno, con il tiro o il cross: provarlo al centro è più complicato».

La conclusione del ragionamento è chiara.

«Ma Insigne deve giocare dove lo mette l’allenatore. Poi, il giocatore non si discute: ha qualità tecniche notevoli e, per quanto riguarda l’aspetto fisico, ha una grande corsa».

È stato evidente il cambio di ritmo e qualità di gioco passando dal Napoli alla Nazionale, dal grigiore degli ultimi mesi alle brillanti prestazioni.

«Si vede che ha più voglia e ci mette più impegno, credo si trovi meglio in questo contesto: da esterno sinistro può rendere di più. Però Ancelotti deve fare le proprie scelte e mettere in campo la propria squadra».

Insigne era diciannovenne nel suo Foggia: adesso è arrivato al massimo?

«Lo conosco bene, può fare ancora meglio. Quanto vale ha cominciato a dimostrarlo ai tempi del Foggia e del Pescara».


Forse, quando gioca in Nazionale, è più sereno rispetto a Napoli, dove può avvertire il peso della fascia di capitano e del problematico rapporto con una parte della tifoseria.

«Il pubblico del San Paolo tiene ai napoletani: non pensi ad altro, Lorenzo, e continui a giocare». 

Insigne ha stretto un patto di fedeltà con Napoli nonostante l’amarezza della contestazione in una serata di Europa League. Ma se arrivasse la grande offerta?

«Ma dove vuole andare? Quando era a Foggia e Pescara, non vedeva l’ora di scapparsene a Napoli… Lorenzo è napoletano, deve sentire la fiducia ma anche essere più continuo. L’affetto del pubblico? Le carezze fanno bene ma non bisogna esagerare. Questa è la squadra di Insigne e qui può prendersi grandi soddisfazioni».


Lo scudetto? Ma è davvero realizzabile considerando la dittatura della Juve?

«Ancelotti ha avuto un anno di tempo per provare tutti i suoi giocatori: nel prossimo campionato sicuramente faranno meglio».

Può vincere lo scudetto?

«Può competere per vincerlo, non fermandosi a dieci o più punti di distacco».


Ancelotti ha allenato in cinque Paesi e i migliori al mondo: ha fatto la scelta giusta venendo a Napoli?

«Le scelte si fanno là dove vi sono le possibilità, comunque Ancelotti non ha sbagliato. È stato dove avevano il piatto già pronto, nel senso che dove ha vinto lui avevano vinto anche gli altri. Napoli è una piazza diversa, con una società che non è abituata a vincere. E lui vuole provarci».

È una nazionale col marchio zemaniano: per Insigne, per il 4-3-3, per Verratti.

«Il valore di Verratti, come quello di Insigne, non si è scoperto nell’ultima partita. Marco, dopo gli ottimi inizi a Pescara, è uno dei migliori giocatori del campionato francese. Ha raggiunto una grande maturità e ha trovato la giusta sintonia con Jorginho, così come era accaduto con Thiago Motta al Psg, anche se lui rende di più quando è da solo in regia».


Il calcio italiano le sembra in ripresa?

«Sul piano della qualità abbiamo assistito a un campionato non bello. Quanto alla Nazionale, ha giocato bene contro la Bosnia ma ha fatto il primo tiro dopo 22 minuti e ha segnato il gol della vittoria a 4 minuti dalla fine. Benino la Under 20 ai Mondiali, però non è un successo essere stati eliminati dall’Ucraina. C’è ancora da fare».


Visto il predominio della Juve, si potrebbero provare i playoff?

«Sono contrario. Dopo 38 anni partite la classifica dà l’esatta immagine di quanto è stato fatto in un campionato e non sarebbe giusto se a vincere lo scudetto fosse chi è arrivato sesto».

Sarri alla Juve dopo essere stato la bandiera del Napoli e di Napoli: che ne pensa?

«La Juve continua a sorprendermi. Se è stata una scelta giusta da parte di Sarri, lo capiremo durante la stagione. Ha tutto per poter lavorare bene alla Juve, bisogna poi vedere se i giocatori si adattano al nuovo allenatore».

E il nuovo corso della Roma con Fonseca?

«Il problema della Roma, sentenzia Zeman, non è l’allenatore».

Lei, a 72 anni, ha smesso di allenare?

«Vorrei ma non posso».

Perché?

«Se non mi chiamano, confessa Zeman, come alleno? Mi piacerebbe mettermi a disposizione, però evidentemente ci sono pochi progetti o non ci sono squadre adatte a me. Non sono vecchio e poi mica devo essere io a correre in campo»

Fonte intervista a Zdenek Zeman su Il Mattino

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Hall Of Fame di ISport.cz, da oggi c’è anche Zeman: “Sto per tornare!”

In Italia il suo nome è conosciuto da tutti i tifosi del calcio. L’allenatore Zdeněk Zeman ha guidato club famosi come Lazio Roma, AS Roma o Palermo. Durante il  rilascio della targa dell’Hall of Fame Sport ha riferito di essere in pensione ancora per poco: “Torno. Certo! “

Ha guadagnato l’etichetta di allenatore che vuole il gol e lo spettacolo a tutti i costi anziché accontentarsi di un noioso 1-0 o di un grigio pareggio a reti inviolate.

“Tutti i miei ragazzi hanno sempre sudato – racconta Zeman alla cerimonia Hall Of Fame –  per dare alla gente qualcosa. Il calcio senza emozione non è importante. La cosa importante è quello di far divertite il pubblico, anche quello avversario. E penso di esserci riuscito infatti sono molto famoso in Italia per questa mia caratteristica, ha dichiarato l’allenatore Zdenek Zeman durante la visita alla redazione di Isport.cz , che ha rivelato come nasce la sua passione per il calcio offensivo.

“Quando ero ancora in Cecoslovacchia, ho allenato gli allievi dello Slavia e Vyšehrad. Si giocava sempre con il 4-3-3. Forse mancavano i tagli e più movimento, ma sempre almeno tre attaccanti. Il mio modello è stato l’allenatore Kováč che ha guidato l’Ajax e disse che la miglior difesa è l’attacco. È da li ho fatto mia quell’idea”, ha specificato Zeman, che ha preferito segnare sempre un gol in pi+ dell’avversario.

“Mi piacerebbe sempre vincere 5: 4. A volte sono riuscito a vincere 8: 2 o 7: 1. In serie A non è facile. Non mi piacedi fare un punto come fanno gli altri allenatori per salvare il posto in panchina. Non ho mai giocato per un pareggio, mai per salvare la panchina”, ha detto con orgoglio il famoso allenatore ceco.

Il leggendario Zdeněk Zeman è diventato un membro dell’Hall of Fame di Isport.cz

In passato, tuttavia, ha avuto difficoltà a ottenere panchine a causa della sua onestà e onestà. Ha fortemente criticato le condizioni del calcio italiano ed è stato il primo a mettere in guardia contro il doping. Lo contraddiceva.

 

“I presidenti avevano paura che se fossero stati penalizzati  e che l’intero sistema sarebbe stato contro di noi. Ecco perché non mi volevano “, ha detto Zeman.

Un allenatore popolare ma sofisticato ama guardare i club che hanno uno stile offensivo.

“Mi piace il Manchester City. Guardiola ha cambiato il suo gioco rispetto a  quando era alBarcellona. Il Liverpool anche gioca anche calcio offensivo e mi piace”

Nell’intervista Zeman ha parlato anche dell’ex allenatore dello Sparta.

“Conosco Stramaccioni da Roma. Era  mio fan. A volte mi ha invitato al ristorante. Non è stato molto fortunato in Italia. Ha fatto molto lavoro nelle squadre giovanili e ha valorizzato abbastanza giocatori “.

La sfida più grande, per un allenatore come lui, sarebbe essere ingaggiato per la prima volta nella Repubblica ceca.

“Non credo a breve. Le squadre stanno facendo bene e non devono cambiare i loro allenatori “, ha detto Zeman, aggiungendo, con il sorriso di chi sta tornando presto in panchina. “Torno. Certo! ” 

SALVIO IMPARATO

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Sarrismo, Zeman e disfatta mondiale secondo Mastroluca

In una settimana senza campionato, ma con la triste mancata qualificazione della nostra nazionale, il pensiero di uno zemaniano attratto e incuriosito dal Sarrismo, il nuovo fenomeno calcistico italiano, non si ferma. Ho avuto l’occasione di dialogare e confrontarmi, cercando di approfondire le origini, le evoluzioni e le similitudini con il calcio del passato, magari perché no, anche quello del presente con Alessandro Mastroluca sagace esperto di calcio, autore di interessantissime analisi tattiche su Fanpage e Rivistaundici.com

Ciao Alessandro, tu che analizzi il calcio partendo da lontano, cosa rappresenta per te il Sarrismo, fanatismo o si può parlare di qualcosa di innovativo?

“Secondo me Sarri più che innovare davvero, perfeziona una serie di filoni che già si erano intravisti. Quello di Sacchi in primis, e quello di Zeman di cui riporta quell’idea di 433, come modulo migliore per coprire gli spazi. Porta certamente un modo di giocare interessante, lo fa in una maniera tale che gli permette di combinare, quest’anno più dell’anno scorso, l’equilibrio in fase di non possesso e nel recupero alto del pallone, perché la squadra resta corta rendendo più difficile per gli avversari ribaltare l’azione e cercare di saltare la prima linea di pressing. Contemporaneamente il Napoli non ha più bisogno di andare a duemila e la massimo per vincere le partite, come l’anno scorso, sa anche gestire e controllare proprio perché si muove molto meglio in campo. Detto questo  qualcosa di innovativo sicuramente c’è, Sarri non è un rivoluzionario, ma non credo che oggi nel calcio si possa più veramente innovare, si può perfezionare. Sostanzialmente la qualità dell’allenatore di oggi è cercare di fare in modo che i giocatori che ha, rendano al meglio, nel caso di Sarri c’è una visone che si adatta alla rosa e dunque che plasma il senso della squadra, ed è una visone che poggia su una tradizione, che non è quella tutta italiana difesa e contropiede, ma è appunto figlia del filone che parte da Sacchi in poi.”

Perdendo Higuain, il tridente del Napoli sembra più puro, più libero di esprimersi 

“Si e no, nel senso che Higuain non è un centravanti classico, non è una prima punta come siamo abituati a vedere, per quello si inseriva bene nel 4-3-3, perché è un giocatore che fa un enorme lavoro per la squadra, non a caso Capello lo volle al Real Madrid dopo averlo visto al River,  che fa tanto movimento per i compagni, viene tanto dietro, crea gli spazi per gli inserimenti degli esterni ed è un lavoro che funziona altrettanto  bene anche oggi alla Juventus, che si incastra bene sia con Dybala che con Mandzukic, perché il croato lavora molto più sull’esterno, mentre Higuain agisce nel corridoio centrale andando a dare profondità,  permettendo a Dybala  eventualmente di inserirsi da dietro, facendo in modo che i due esterni alti vadano ad occupare i semispazi con i due interni, in fase di costruzione, trovandosi poi di nuovo libero nella fase di finalizzazione. Quindi Higuain si incastrava bene nel 4-3-3 di Sarri, certo era evidente dall’altro lato che era talmente tanto importante per la squadra, che tendeva a giocare per lui  e questo ha creato non pochi problemi al primo Sarri, quando l’argentino è mancato, quando non aveva a disposizione una prima punta che facesse lo stesso tipo di movimenti, che fosse un punto di riferimento in quella maniera, anche lo stesso Mertens ci ha messo un pò a capire come muoversi come centravanti nel tridente, non ci dimentichiamo che i primi tempi di Mertens falso 9, che è un termine che mi piace poco ma per capirci, non sono stati buonissimi, il Napoli aveva tanta difficoltà ad entrare in area, a creare azioni, faceva tanto possesso, ma abbastanza sterile negli ultimi venti metri, quando Mertens ancora veniva troppo dietro facendo più movimento da attaccante esterno del 4-3-3, che non da attaccante centrale. Adesso i movimenti di tutti, di Mertens in relazione alla squadra, della squadra in relazione ai tre davanti sono estremamente perfezionati e quindi può funzionare anche un modo di costruire l’azione, se vogliamo prevedibile nel suo sviluppo, cioè molto sul lato sinistro, sfruttando il triangolo Ghoulam (prima che si infortunasse), Hamisik e Insigne, lavorando per ribaltare il gioco con Callejon sul lato debole, che va alle spalle del difensore opposto, lui che è ala molto più classica rispetto a Insigne.

Sarri tempo fa, ad Empoli, dichiarò di non avere modelli, vedendo però in Zeman il personaggio che più lo affascinava, ma gli addetti ai lavori preferiscono paragonarlo a Sacchi e a Guardiola, più che al Boemo. Tu ci vedi tanto o poco di Zeman nel calcio del toscano?

Chiaramente Sacchi secondo me è il primo riferimento dal punto di vista nel modo di giocare, perché è il capostipite della zona pressing, della difesa orientata venendo in avanti, di un pressing orientato al recupero alto del pallone, all’idea che la squadra debba essere corta, all’idea che ogni giocatore abbia dei compiti che devono essere semplici, interiorizzati e ripetuti. Questo è il calcio di Sacchi ed è un pò anche il calcio di Sarri, come principi. Di Zeman vedo affinità nel modo di intendere il ruolo di allenatore, che non è solo uno che si adatta ai giocatori che ha,  ma che cerca di imporre una visone, che cerca di portare una filosofia, che cerca di essere maestro e insegnante di calcio, quindi è il modo di intendere il suo ruolo di allenatore che più li accomuna, più che l’aspetto strettamente tattico delle squadra.

Tu che segui il calcio a 360 gradi, cosa pensi del Sarrismo personalmente e cosa pensi della visione tutta italiana, non ultimo Allegri si è espresso sulla questione, che antepone la vittoria all’estetica del gioco, cercando di sminuire quest’ultimo fenomeno nato dal binomio Napoli-Sarri?

Da un certo punto di vista è questione di quali obiettivi e ambizione hai, perché si può vincere in tanti modi. E’ chiaro che alla Juventus,  dove per tradizione già con gli Agnelli – <<La vittoria è l’unica cosa che conta>> – , la bellezza del gioco verrà inevitabilmente, inesorabilmente al secondo posto, se non al terzo, rispetto all’efficacia e al raggiungimento del risultato. In una piazza come Napoli,  finché non c’è stato il salto di qualità degli ultimi anni,  e quindi quando il Napoli è diventata ed ha cominciato a viversi e a sentirsi come una concorrente per lo scudetto,  quando l’obiettivo del Napoli era arrivare tra le prime quattro allora la visione, la passione, l’identità e la riconoscibilità, diventavano valori che permettevano identificazione, che permettevano al modello Napoli di essere percepito come qualcosa di peculiare, e dunque essere percepito come un valore, ed è quella la cifra distintiva. Ora questo non basta più, adesso Sarri deve vincere.

Ora però la situazione, con l’infortunio di Ghoulam, che si aggiunge a quello di Milik, si complica non poco per Sarri, se come hai detto adesso deve vincere, per farlo basterà attendere che Mario Rui cresca, o pensi che Sarri debba addirittura inserire un altro modulo o adattare dei giocatori ne ruolo di terzino sinistro? 

Io ho l’impressione che qualcosa debba cambiare, ma non tanto per Mario Rui che comunque è un giocatore valido e ha delle caratteristiche che potrebbero prestarsi, anche lui è un terzino di spinta e che per giunta Sarri conosce già, ho la sensazione però che è il resto della squadra che deve incominciare a muoversi diversamente, perché ovviamente Mario Rui non ha gli stessi movimenti, non ha la stessa tendenza offensiva che ha Ghoulam. Questo richiederà del tempo, perché ora la squadra si muove a memoria, se invece hai un terzino che non sale così alto, o che lo fa con un tempismo diverso, allora è chiaro che per costruire la stessa situazione su quella fascia la mezzala di riferimento dovrà stare magari più alta, l’altra mezzala, che gioca nella posizione opposta ad Hamsik, occuperà una zona di campo diversa, venendo  un pò più centrale se lo slovacco si sposterà accompagnando dal lato di Insigne. Lo stesso Koulibaly probabilmente dovrà scalare diversamente, per garantire a Mario Rui le spalle coperte, c’è tutta una piccola serie di adattamenti che andranno fatti, perché Mario Rui, almeno nella fase iniziale, dovrà interiorizzare una serie di movimenti che al momento non ha, però per garantire la stessa efficacia in un modello che funziona come un ingranaggio, in cui tutti hanno dei compiti precisi, semplici e specifici, se uno degli anelli salta tutti gli altri devono lavorare diversamente per coprire quella mancanza e del tempo ci vuole, il tempo che ci è voluto l’anno scorso per abituarsi a giocare con un diverso riferimento offensivo. In questo sta la bravura di un allenatore, perché d’altra parte è un limite pensare che il successo di una squadra dipenda dalla condizione di un solo giocatore e fino ad ora a Sarri poco si può dire come rendimento e obiettivi, in questa stagione ha perso solo contro la squadra più forte del momento, Il City di Guardiola,  che gioca il calcio più visionario di tutta Europa, dominandola anche per un tempo nella partita di ritorno.

Parlando di nazionale anche tu sei stato duro, su Fanpage, con Ventura, il modello Sarri non era proprio riproducibile? Non ti stupisce pur avendo il materiale per fare un buon 4-3-3 abbia optato per il 4-2-4 e il 3-5-2?

No, non era riproducibile, perchè non è questione di modulo ma di movimenti che devi affinare quotidianamente e i tempi della nazionale non te lo permette, e no che non mi stupisce di Ventura. Questi sono i suoi moduli, lui è un allenatore e non un selezionatore, e ha insistito per me con troppa rigidità su una visione che non si combina con gli uomini a disposizione. Ma non lo scopriamo oggi che sia un tecnico rigido.

Per finire parliamo del Pescara di Zeman,  hai avuto modo di seguirlo? Se si che ne pensi?

Mi stupisce, partendo dalle cose meno positive come si fa in genere,  vedere poca impronta zemaniana in questo Pescara, vedo ancora una squadra che spesso si muove in maniera disomogenea, slegata, con i giocatori un pò se vogliamo  per conto loro, mentre invece il 4-3-3 di Zeman, che è ancora più complicato di quello di Sarri, perché richiede posizioni diverse, un’occupazione del campo diversa, un pò più alta, un pò più larga, ha proprio bisogno invece di una squadra che si muova in maniera estremamente coesa per tutti i 90 minuti e questo ancora non si è visto, si sono visti alcuni momenti buoni, per esempio la prima mezz’ora del secondo tempo contro il Palermo, ma non c’è ancora una squadra dalla fisionomia tipicamente zemaniana in maniera continuativa. Il tempo secondo me lavora a favore, Zeman è per la squadra, non dimentichiamoci, noi che siamo zemaniani da un pò sappiamo che i primi sei mesi sono sempre piuttosto complicati, le prime tre, quattro partite andrebbero in realtà quasi non viste in genere, quest’anno ha fatto forse un pò eccezione, ma in realtà gli inizi di Zeman non sono mai straordinari, si vede qualcosa a novembre e dicembre, a gennaio meno e poi di solito in primavera la squadra viaggia al doppio degli altri. Il campionato di B quest’anno è molto particolare, c’è una classifica cortissima ed è molto difficile da decifrare, ed è importante, per il Pescara, non perdere troppo contatto perché a un certo punto questo campionato prenderà una via e una fisionomia che al momento non ha, e sarà li che al Pescara, avendo chiare ambizioni di promozione, servirà farsi trovare nelle posizioni che contano.

Ci spieghi meglio perché pensi che il 4-3-3 di Zeman sia più complicato di quello di Sarri? 

Prima di tutto perché è più dispendioso, perché a maggior ragione quando il Pescara ha la palla e soprattutto quando non ce l’ha, quindi nella gestione delle fasi di non possesso, la difesa è più alta, le linee sono un pò più lontane e questo comporta che:  in fase di pressing e in fase di copertura preventiva di transizione, ogni giocatore ha più campo da coprire ed è tanto più importante la posizione del singolo in rapporto al collettivo. Il Napoli quest’anno soprattutto, ancor più dell’anno scorso, corre meglio e occupa meno campo in lunghezza, è una squadra molto più corta e questo permette al Napoli di gestire, quindi di stare più dietro avendo una linea se vogliamo più arretrata rispetto a quello che si vedeva l’anno scorso, senza correre troppi rischi ma contemporaneamente senza essere passiva, quando preme sale tutta insieme, la difesa resta equilibrata mantenendo il recupero alto del pallone, perché la squadra è corta, e questa fa si che ogni giocatore corra meno e meglio, si stanchi di meno e regga di più. A Pescara questo ancora non si vede, perché gli spazi da coprire sono più alti, quando hai la difesa più alta ogni errore pesa più e quindi servono anche delle caratteristiche individuali particolari per interpretare quella visone in una maniera che sia produttiva. Quando a Pescara c’erano gli Insigne, i Verratti,  gli Immobile, i Cascione e i Sansovini etc. che erano giocatori che poi abbiamo avere delle caratteristiche e delle qualità molto alte e particolari, quel modulo funzionava in maniera strepitosa, perché c’erano degli interpreti che permettevano a quella visione di prendere forma. E’ il vecchio principio di Cruijff, giocare a calcio e semplice, ma in quanto semplice è la cosa più difficile che ci possa essere, il calcio totale non è una cosa da tutti, servono giocatori con delle qualità speciali e se non ce le hai fai qualcos’altro.

Salvio Imparato

 

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Zeman: “L’Italia non l’ho vista dormivo. Insigne non c’entra niente con il 3-5-2” (VIDEO)


Nella conferenza a margine di Bari-Pescara, mister Zdenek Zeman afferma di non aver visto Svezia-Italia – «Dormivo, non stavo bene» – ha dichiarato il Boemo, e non sapremo mai se i suoi malanni siano diretta conseguenza della formazione messa in campo da Ventura.

Salvio Imparato

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