Fiorentina – Napoli 1-2: le sette meraviglie azzurre

Koulibaly sconfigge il razzismo della curva Fiesole mentre il Napoli batte la Viola in casa sua, all’Artemio Franchi. Secondo alcuni, gli azzurri non avrebbero brillato. Il valore della Fiorentina attuale esalta un Napoli stanco ma di rara personalità e lucidità. I gigliati perdono la battaglia del tifo e la partita. Da poco, il presidente italo americano Commisso ha annunciato che Vlahovic non rinnoverà e a fine stagione andrà via. In realtà, Mr Commisso, scegliendo Italiano al posto del permaloso Gattuso, ha intrapreso strada di lungimiranza calcistica. Tale soluzione programmatica già sta fruttando i suoi dividendi. La Fiorentina potrebbe (nemmeno troppo sorprendentemente) scalzare a fine anno una delle sette sorelle dalla Zona Europa. Il calcio offensivo e verticale di Italiano, informato per stessa ammissione del mister ex Spezia di principi e nozioni zemaniane, produrrà tanti punti.

1. Un grattacapo complicato

La trasferta toscana per il Napoli si è sin da subito proposta complessa. Gli azzurri trovavano una blasonata e rinascente squadra, come la Fiorentina, alla fine di un ciclo terribile di 7 partite in meno di un mese. Si è giocato ogni tre giorni. Inoltre, il Napoli arrivava al match con qualche incertezza dovuta dalla prima sconfitta stagionale rimediata in Europa al cospetto della bestia nera Spartak Mosca. La squadra russa ha espugnato il Maradona stadium. Il club sovietico fu anche l’ultimo Napoli pre-aureliano in Coppa Campioni, l’ultimo vagito internazionale del gruppo partenopeo guidato dal D10S.

La Fiorentina, dal canto suo, offriva allo studio di Spalletti pressing alto, verticalità offensiva nascente da un recupero palla alto e furibondo. L’ideatore di questo calcio si chiama Vincenzo Italiano e predilige giocare con due difensori centrali sulla linea del centrocampo, due terzini sganciati contemporaneamente e due ali che entrano dentro al campo a dialogare con due mezz’ali destinate a stoccare da fuori o ad inserirsi nell’area di rigore per affiancare l’unica punta. In questo caso il temibilissimo giovane serbo Dusan Vlahovic, il quale al cospetto del pari età Osimhen ha evocato negli occhi dei media e nel cuore dei tifosi sfide tra futuri fuoriclasse.

In realtà, Italiano ha leggermente modificato il suo assetto base in fase offensiva sperimentato a La Spezia. Infatti, la scelta a destra di puntare su un’ala come Callejon che si tira fuori dal gioco tra le linee per dare sfogo in ampiezza alla manovra dei compagni apre un corridoio che il terzino spagnolo, di proprietà del Real Madrid, Odriziola sfrutta con verve e dinamismo. Alla fine, il trequarti è molto più quest’ultimo che Callejon.

2. La tattica di Italiano

Il pressing, dunque, che il Napoli si trova di fronte è un muro violaceo quanto la tumefazione del volto della squadra partenopea a sbatterci contro lungo tutto il primo tempo. Italiano schiera una linea di sei uomini il cui compito è giocare sia sulla figura degli avversari ma quando la palla passa ai difensori del Napoli, centrali o terzini, allora i ragazzi in Viola devono muoversi sulle linee di passaggio. Lo scopo tagliare fuori dal gioco Zielinski e Osimhen. Il polacco, affogarlo nel marasma tambureggiante del centrocampo; il nigeriano, costringerlo ad essere cercato con palla addosso. Che tutto si può dire di Osimhen fuorché abbia la dimestichezza del controllo e del lavaggio di una sfera sporca lanciatagli sul corpo.

Come si può vedere l’intento chiaro della Fiorentina era spaccare in due il Napoli, tagliando qualsiasi rifornimento a Zielinski e Osimhen lavorando sulle linee di passaggio. Tattica riuscita sola in parte.

La tattica funziona. Il Napoli sembra spaesato e in affanno sia mentale che fisico. Anguissa, ad esempio, rincorre per 45 minuti l’opacità storica di Bakayoko. Zielinski sparisce dal campo e mai ci rientrerà salvo lasciare ai posteri una singola e decisiva giocata, di cui parleremo, nel bel mezzo del nulla cosmico della sua partita.

La Fiorentina, che capitalizza sempre e comunque nei primi 45′, ne approfitta e prima impegna Ospina con Pulgar dalla distanza. Poi sullo sviluppo da calcio d’angolo beffa la marcatura a zona del Napoli, sensibile sul secondo palo, trovando il piede di Pulgar inopinatamente solo il piatto di Vlahovic che riversa in area piccola il pallone sul quale Martinez Quarta segna il vantaggio fiorentino.

3. Il fuoriclasse Osimhen

Il Napoli è sotto. Vlahovic con un assist si sta assicurando la sfida tra baby fenomeni con Osimhen. Ruiz pedinato ad uomo da Pulgar ha smarrito sapienza e dominio del gioco eppure su giocata codificata: palla in avanti di Mario rui per Insigne, avanzamento della linea difensiva fiorentina perché il pallone durante la trasmissione della palla si può intendere coperto, palla indietro d’Insigne per Fabian Ruiz ed immediato lancio nel corridoio laterale di sinistra per Osimhen accoppiatosi con Quarta.

ll difensore argentino, pur centrale di sinistra, aveva coperto la profondità alla sua destra su Osimhen. Il compagno di reparto Milenkovic, infatti, era impegnato ad aggredire in avanti Zielinski.

Zona 1 e Zona 2 gli unici spazi liberi concessi da Zielinski, il quale mai ne ha saputo approfittare. I corridoi, evidenziati dalle frecce, invece lo spazio che la Fiorentina ha scelto di concedere ad Osimhen.

Il lacio di Fabian è preciso. Quarta non ha una chance di tenere Osimhen invlatosi in campo aperto. Alla fine l’argentino opta per il male minore, il rigore. E sul dischetto si presenta Insigne, in questo inizio di campionato non tranquillo dalla linea della carità. Infatti, il capitano azzurro sbaglia ma Lozano ribadisce in rete il gol del pari.

4. Salgono in cattedra Koulibaly e Rrahmani

Il pareggio improvviso ringalluzzisce il Napoli. La Fiorentina, invece, proverbialmente inizia a calare in modo progressivo. Gli azzurri, tuttavia, famelici approfittano di un calcio piazzato dalla trequarti destra. Sceneggiata alla Mario Merola di Spalletti che impone a Zielinski di far calciare Lorenzo a giro di destro. Il polacco si allontana per poi riavvicinarsi nonostante i moniti del suo allenatore a stare lontano. Poi Piotr con abbagliante velocità calcia di sinistro, lui che è destro, punizione docile ma precisa tra linea dormiente della Viola e dell’incredulo Dragowski. La traiettoria incontra la testa di Rrahmani che ormai in maglia Napoli ha preso gusto nel segnare. E’ 1-2.

Ci si aspetta un secondo tempo rampante, soprattutto da parte della Fiorentina. In realtà il pressing ultraoffensivo di Italiano, sebbene meno veemente di quello offerto contro l’Inter, mantiene un costo psicofisico. Il Napoli dal canto suo ha una grande voglia di gestire e colpire in contropiede. Così si abbassa ma non commettendo l’errore del primo tempo, dove abbassando Zielinski in un centrocampo a 3, il regista avversario trovava troppo campo e troppe idee poi da calmierare. Spalletti sceglie di difendersi con il possesso palla, dapprima, e poi con il 442 o 4231, come dir si voglia.

E in questa fase gestionae Koulibaly e Rrahmani vincono ogni sorta di duello possibile e immaginabile. Il pepe ad un secondo tempo in cui la scelta è tra il finire 1-2 o aspettarsi l’ennesimo e definitivo allungo del Napoli lo cospargono Insigne e Koulibaly. Il capitano esce sbraitando. Nulla di grave. Quanto basta per farsi richiamare dagli osservatori perbenisti e per far ricamare certa stampa voyeuristica.

Poi colui che un tempo era una montagna troppo alta da scalare, Kalidou Koulibaly il k2, è divenuto grazie alla narrativa spallettiana il comandante. E il comandante K2, uscendo dal campo, sente offese rivolte al suo colore della pelle. Scimmia o chissà quale altra oscenità gridano dalla curva Fiesole. Kalidou li sfida. Lui ha già vinto. Si spera che ora lo faccia anche la serie A, non con semplice solidarietà ma perseguendo penalmente i razzisti che alle cime di Koulibaly veramente non voleranno mai.

Massimo Scotto di Santolo

Spezia-Napoli 1-4: “Un Napoli Osimheniano”

De Laurentiis durante il ritiro a Castel di Sangro pronunciò a proposito del nuovo Napoli di Gattuso due frasi. La prima: “Se Gattuso avesse la settimana tipo sempre a disposizione, batterebbe chiunque”. Alla domanda, invece, su che Napoli si fosse aspettato rispose “un Napoli osimheniano”. Da quando il Napoli è uscito dalle coppe e ha recuperato dall’infortunio alla spalla l’attaccante nigeriano ha cambiato marcia. La goleada rifilata allo Spezia ha dato ulteriore conferma di ciò.

1. Atletica con il pallone

Spezia-Napoli 1-4. Si può dire che, parafrasando una vecchia battuta da stadio, e per motivi tattici e per motivi tecnici… il Napoli di Gattuso è Osimhen! Il centroavanti nigeriano è di una modernità spaventosa. Victor rappresenta ciò che Brera temeva il calcio diventasse: atletica con il pallone. E il Napoli sulla delantera schiera quattro atleti fantastici: Lozano, Politano, Osimhen e Zielinski.

Dries, uscito per infortunio dopo pochi minuti dal suo ingresso, obbliga il Napoli a sperare in suo recupero. La sapienza tecnico-tattica del belga, di cui Insigne è complice, dà le variazioni giuste ad una fase di attacco che altrimenti andrebbe ad una sola ed ingestibile velocità.

Pur tuttavia, Petagna in questo momento costituisce soluzione più utile al calcio di Gattuso rispetto a Mertens. Con colui soprannominato Ciro condivide il piacere di legare il gioco spalle alla porta ma rispetto al quale vanta quei centimetri in altezza fondamentali per la squadra partenopea. Ora che sul finire di stagione il fiato scarseggia, quando gli avversari in svantaggio alzano nei minuti finali la linea del pressing, la difesa napoletana se in affanno può alzare la palla alla ricerca dell’ex puntero spallino.

2. Un Napoli “osimheniano”

Perciò Osimhen poi risulta imprescindibile come la media punti del Napoli dimostra. Il nigeriano ha la fisicità di Petagna ma è un velocista straordinario in campo aperto. Se Petagna comunque va ricercato sulla figura, per servire Osimhen basta centrare lo spazio libero.

Mr 70 milioni di euro pressa come un dannato e attacca sempre la profondità, tenendo così bassa ogni squadra avversaria. Ciascuna rivale non solo è limitata nel palleggio ma anche impaurita dal giocare in campo aperto contro un atleta superiore anche a quell’Edinson Cavani per cui Napoli stravede. Persino lucido Osimhen allorché a tu per tu con Provedel ha preferito fornire assistenza all’accorrente Lozano piuttosto che siglare la sua prima tripletta in Italia.

3. il resto della squadra

Pertanto, pure la freschezza di Elmas si fa preferire per ora alla saggezza di Mertens nel ruolo di sottopunta. Dries sembra affaticato e non brillante sebbene non molto tempo fa, a dispetto di prestazioni non eccellenti, tra Roma e Lazio abbia smentito gli scettici con fiuto realizzativo apparso quello dei tempi migliori.

Grande prova di Amir Rrahmani, che forse rappresenta vero cruccio per Gattuso: incomprensibile come il tecnico calabrese abbia preferito per 6 mesi il partente Maksimovic al capitano del Kosovo. Quest’ultimo, che in fondo non è così complessivamente superiore al serbo ma quantomeno pagato il prezzo giusto – e questo aiuta! -, nonostante non sia comunque pulitissimo nella gestione palla comprende con immediatezza quando la sfera di cuoio debba finire fuori lo stadio.

Alex, inoltre, che ancora mette i guantoni su un colpo di testa ravvicinato di Estevez. Non riesce però ad evitare il tap in vincente di Piccoli sulla sua respinta reattiva che forse, sebbene in modo non scontato, avrebbe potuto direzionare più lateralmente. Meret, in vero, per una volta si è fatto preferire per il gioco podalico: sereno nel fraseggio come un Ospina invecchiato bene.

4. Il migliore in campo

Il migliore in campo però è Giovanni Di Lorenzo! Il terzino destro del Napoli, e ormai anche della nazionale italiana, ricorda il Christian Maggio di Mazzarri. Un fattore da quinto di centrocampo di quel Napoli operaio e irredento. Insuperabile, Di Lorenzo come quel Maggio, in difesa e fenomenale in attacco.

Solo che va riconosciuto al terzino ex Empoli, vero capolavoro di mercato di Giuntoli, il merito di star imponendosi in una linea a quattro. Quest’ultima rimasta sempre indigesta invece all’ex capitano del Napoli. Per il Napoli sarebbe un vero delitto non fornirsi di un terzino sinistro altrettanto capace.

3. La delusione della giornata

Italiano, dal canto suo, rappresenta la vera delusione della partita. L’enfant prodige della panchina ligure sta toppando clamorosamente il finale di stagione, almeno quanto il suo collega neopromosso Inzaghi. Entrambi hanno realizzato un girone d’andata straordinario, dove il Benevento si è caratterizzato per volontà e solidità mentre lo Spezia per lo spettacolo.

Ora i tre punti che separano gli spezzini dalle Streghe (i primi a 34 pt invece i secondi ora terzultimi a 31) fanno tutta la differenza del mondo in ottica salvezza ma i liguri sono in caduta libera. Italiano sta cercando una solidità difensiva visto che la squadra dal calcio offensiva non sembra più ricevere i dividendi necessari da un sistema spregiudicato ma nella retroguardia da sempre lacunoso.

Il risultato di questo revirement conservativo produce risultati disastrosi: imbottire le sue interessanti trame di gioco di tempra fisica e attenzione tattica debilita il possesso palla della squadra. La gestione della sfera non è più scattante e fluida. Il team ligure, perdendo sovente il controllo del gioco, è costretto a rincorrere all’indietro avversari di solito più forti a cui viene anche concessa l’azione in campo aperto.

Nella partita contro il Napoli, esiziale concedere costantemente ad Osimhen i 30 mt alle spalle di Ismaili e Chabot. Poi, certo, la doppietta del nigeriano è anche propiziata da un assist cubista di Zielinski e da uno dolce come una foglia morta di Insigne. A certi piedi che spiegano talvolta si può però trovare contromossa. Se la corsa di Estevez non avesse incrociata la flebile quanto improbabile e inappropriata diagonale difensiva di Insigne, il risultato finale avrebbe segnato un corretto e inappellabile 0-4.

Massimo Scotto di Santolo

Italiano: “Cresciuto nel mito di Zeman, fonte di ispirazione per il mio lavoro”

Spezia-Italiano-Mito-Zeman

Italiano ha parlato ai microfoni di tmw radio. Bella intervista in cui ha parlato del momento straordinario del suo Spezia, della serie A e del mito Zeman.

Le Parole di Vincenzo Italiano a Twm Radio

Oggi si parla solo dello Spezia:

“In mezzo a tutte queste difficoltà – dice Italiano – avute stiamo facendo qualcosa di straordinario. Stiamo cercando di salvaguardare quello che ci siamo conquistati lo scorso anno, passiamo un ottimo periodo ma questa categoria è tremenda e non dobbiamo distrarci. Dobbiamo continuare come stiamo facendo in questo momento”.

Una vittoria convincente contro il Milan:

“Abbiamo fatto una gran bella partita. Non tutte sono state come quelle con il Milan ma siamo a sei mesi di lavoro. Tutte le squadre devono cercare di maturare, sabato siamo stati capaci di esprimerci al meglio. Dobbiamo continuare così. Se la crescita è questa, ci lascia ben sperare per il futuro”.

In cosa è cresciuto lo Spezia?

“Soprattutto nell’esperienza, perché questa squadra ha tanti debuttanti e stranieri che non avevano mai conosciuto la categoria. Siamo stati costruiti in ritardo, ci siamo dovuti adattare, ma più passano le partite e più dimostriamo che possiamo batterci contro chiunque. Siamo contenti di questa crescita. Abbiamo faticato ma ora stiamo dimostrando che il lavoro paga”.

A qualcuno ricorda Zeman. Condivide?

“I complimenti fanno sempre piacere, gli apprezzamenti fanno sempre piacere. Sono cresciuto nel suo mito – confessa Italiano – era uno spettacolo vedere le sue squadre per come interpretavano le gare. Tante cose sono state fonte di ispirazione per il mio lavoro. Non l’ho mai avuto come allenatore ma chi lo ha visto non può non prendere niente da lui”.

Questo tipo di gioco dello Spezia può essere applicato in una big?

“Quando si ragiona sul fatto di non concedere tanto all’avversario, di non farlo esprimere al meglio negli ultimi venti metri, serve essere più coraggiosi in campo, lasciandosi anche un po’ di campo alle spalle. Certo, va fatto con intelligenza e con i tempi giusti e con un grande affiatamento tra i reparti. Per ora questa strategia la usiamo per soffrire meno e togliere le certezze a tanti campioni e grandi squadre”.

Quale la squadra che gioca meglio in Serie A?

“Devo dire la verità, sono rimasto stupito da tutte le squadre. Sono tutte organizzate, c’è lavoro e preparazione in ogni minimo dettaglio anche a livello strategico. Tutte propongono e lavorano, poi ci sono alcune che sono più in cpondizione. Sassuolo, Roma, Milan, Atalanta e Roma, come del resto a che tutte le altre, stanno facendo vedere il loro valore”.

Un tecnico deve adeguarsi ai suoi giocatori o imporre la propria idea?

“I protagonisti principali sono i calciatori. Poi l’allenatore deve preoccuparsi di farli rendere al massimo, di farli stare a proprio agio, per farli rendere per le caratteristiche che hanno. Faccio un esempio: Agudelo è un esterno, non stava rendendo al 100%, quando abbiamo avuto la necessità di sfruttarlo in mezzo all’area è migliorato e ora sta venendo fuori. Va sempre fatto il bene della squadra”

Il suo nome è accostato ora anche a tante big:

“Il mio futuro in questo momento è pensare settimana dopo settimana di portare a termine questa stagione e cercare di raggiungere il nostro obiettivo. Ora c’è una nuova società, tutto è stato fatto in grandissima velocità. Vedremo i loro programmi e cosa propongono. Pronto per il grande salto? Non riesco ad immaginare il mio futuro ora. Sono partito dalle categorie inferiori, ho fatto ottimi risultati ma non so come andrà a finire. La testa ora è solo concentrata sul presente e sullo Spezia. Non mi pongo limiti, come fanno tutti”

Quale giocatore dello Spezia ha più talento e margini di crescita?

“Siamo al seconda squadra più giovane della Serie A. Se continuano a crescere e maturare così, possono diventare calciatori di livello. Siamo pieni di giocatori di grande livello, se continuano così possono diventare importanti. Pobega? E’ al primo anno in A, ha già fatto prestazioni di livello, è bravo ad arrivare sempre alla conclusione, fisicamente è strutturato, ha forza, ha tutte le caratteristiche per diventare un grande calciatore. Deve lavorare ancora, perché ha grandissimi margini di miglioramento. Ricci? Sono convinto che possa crescere, ce ne sono pochi intelligenti come lui. Si sacrifica anche per la squadra e si ritaglierà un grande spazio in questa categoria”.

Chi vince lo Scudetto?

“Ci sarà molta più battaglia rispetto agli ultimi anni. Ce ne sono tante lì davanti”.

Ha un modello all’estero a cui si ispira?

“Da calciatore sono stato un centrocampista, quindi ho sempre battagliato cercando di dividermi nelle due fasi. Tanti allenatori mi hanno lasciato tanto e sono stati fonte di ispirazione. Un grande osservatore deve cercare di rubacchiare da tutti ed è quello che cerco di fare”

Spezia-Milan 2-0, Italiano gol e impresa alla Zeman (VIDEO)

Spezia-Milan

Guardando il gol in diretta di Maggiore in Spezia-Milan, il ricordo della famosa azione coast costa del Foggia di Zeman ti rapisce

Spezia-Milan gol Maggiore

È stata una vera e propria impresa quella di Italiano & co. al Picco. Spezia-Milan finisce 2-0, ma quello che durante la partita ha fatto stropicciare gli occhi è stato vedere il Milan di Ibra schiacciato nella propria area di rigore, per quasi tutto il match imbrigliato nel pressing asfissiante degli spezzini. Pressing a pieni polmoni per quasi tutti i 90 minuti. Se poi ci aggiungi il 4-3-3 e tante verticalizzazioni, impossibile non sentirsi per qualche istante in una sorta di nuova Zemanlandia. La terra di Zeman, partita da Palermo, passata per Licata, Messina per poi trovare la sua vera dimensione. Foggia e il suo teatro, lo Zaccheria. Dove tante squadre blasonate di A si scontrarono con un calcio troppo moderno e veloce da contrastare. Una neopromossa che insegnava calcio e spettacolo come lo ha regalato ieri lo Spezia dominando la capolista, con il gioco e con interpreti che presi singolarmente non hanno queste grandi qualità tecniche. Hanno però un progetto tecnico e atletico che davvero ricorda le idee di Zeman, che cresce partita dopo partita. E ricorda se mai ce ne fosse stato bisogno, che quelle del Boemo, se praticate con unità si intenti e sacrificio, sono ancora avanguardia e praticabili.

In quel Padova-Pescara 0-6 Vincenzo Italiani era in panchina mentre dall’altra parte c’era Zeman in lacrime. Era comosso dalle meraviglie dei suoi ragazzi. Era in panchina l’attuale allenatore dello Spezia quella sera, magari proprio li decide che le sue squadre avrebbero dovuto giocare così… Chissà!

SALVIO IMPARATO