Juventus – Napoli 2-0: Juve meritatamente campione.

L’account twitter del Napoli segnalava la copertura mediatica globale del match di supercoppa. Il calcio italiano ancora una volta ha però proposto all’intero mondo uno spettacolo per una buona ora soporifero. La partita si è decisa sugli episodi, che sono girati a favore della Vecchia Signora apparsa molto più convinta e organizzata di un timoroso Napoli. Il rigore di Insigne ha infine consegnato la partita agli annali del psicodramma sportivo.

MERITI DELLA JUVENTUS

La Juve, pur non facendo nulla di straordinario, ha giocato al calcio e vinto meritatamente il primo trofeo della stagione. Il Napoli ha peccato di timidezza e paura per 90 minuti, rispettando oltremodo un avversario forte ma battibile.

Sczesny, con due grosse parate, ha ricostituito una giustizia sportiva per quello che le prestazioni delle due squadre hanno raccontato.

Pirlo l’ha preparata molto bene, schermando alcuni giocatori decisivi del Napoli, clamorosamente venuti meno dal punto di vista caratteriale, e tallonando gli azzurri nel loro punto debole difensivo.
Infatti le spalle di M.Rui e Di Lorenzo sono state ben attaccate da Ronaldo e Kulusevsky, esattamente come le ha ben attaccate per 45 minuti – alla grande! – la Fiorentina di Prandelli con Ribery e Callejon prima dell’uno due micidiale degli azzurri.

Inoltre Pirlo fa il capolavoro soprattutto in fase difensiva, giocando a scacchi con Gattuso: si mette uomo contro uomo a tutto campo contro un Napoli storicamente in difficoltà a costruire da dietro. Gli unici due che lascia liberi sono Zielinski e M. Rui. Indirizza il possesso palla del Napoli dal lato del terzino portoghese, al quale viene tolta da Mckennie ogni linea di passaggio verso il trequarti polacco.

Schermate così bene le linee di passaggio diretta a Zielinski, che gli uomini di Pirlo si sono concessi il lusso di non prenderlo a uomo. Così facendo, Bonucci e Chiellini hanno avuto sempre la superiorità numerica nei confronti di Petagna, per l’occasione cattedrale nel deserto.

DOMANDE SENZA RISPOSTA

Gattuso non ha preparato alcunché all’infuori dell’attendismo, buttando via più di un’ora nella speranza di non prenderle.
Male la gestione dei cambi, i quali hanno dato la parvenza che fosse lui al primo anno di professionismo – e non al nono – piuttosto che Pirlo.

Ci sarebbero da porsi le seguente domande: perché Zielinski 90′ in campo?
Perché non sfruttare il mismatch sulla fascia sx, dove Bonucci scivolava in fase di possesso?
Pirlo, chiaramente, ha sfruttato la qualità di Bonucci, ben superiore a quella di Milenkovic, per replicare lo stesso giochino ben conscio che in ripartenza il passo di Insigne non avrebbe mai messo in difficoltà il difensore juventino.
Perché non mettere Lozano a sinistra, a quel punto?
Perché a Politano sono stati concessi soltanto 10′?

La percezione è che sin dal prepartita Gattuso fosse consapevole di essere finito in un doppiogioco tattico, da cui voleva tirarsi fuori puntando tutto su una difensivismo oltranzista e in virtù di una rete episodica che portasse per primo in vantaggio il Napoli. Non è andato molto lontano dalla realizzazione del piano studiato.

LE FRAGILITÀ MENTALI DEL NAPOLI

Chiuderei con un’amara sensazione: se avessimo perso in casa contro la Fiorentina, probabilmente l’avremmo giocata diversamente.
Il che deve far riflettere sullo status psico-emotivo di questa squadra.

Sento le urla dei social contro Insigne. Comprensibile non amarlo, indecoroso criticarlo per un rigore sbagliato e non per la prestazione.
Ritenere che il Napoli abbia perso la partita per l’errore dal dischetto, altrettanto miope.
I rigori li sbaglia solo chi ha le palle di assumersi la responsabilità di tirarli. Le partite le vince chi invece ha coraggio. Il Napoli non ne ha avuto mentre la Juventus si.

Massimo Scotto di Santolo

Radio1, Zeman: “Sono contento per il Napoli e Insigne” (VIDEO)

Zdenek Zeman è intervenuto nella trasmsissione di Radio1 “Un giorno da pecora. Ha parlato del calcio attuale post virus e della condizione delle squadre.

UGDP DEL 25/06/2020

E solo oggi è l'ultimo Giovedì Da Pecora della stagione! 🐑Chi c'è oggi con noi?Il ministro dell'Ambiente Sergio Costa, Andrea Crisanti, Zdenek Zeman, PUPI AVATI, Andrea Romano

Posted by Un Giorno da Pecora Radio1 on Thursday, 25 June 2020
Un giorno da pecora di Radio1, intervento di Zeman al
minuto 50

Come sto? Non male – esordisce Zeman a radio1 – sono 4 mesi che corro per evitare il virus e devo ancora correre. Non per paura, ma non vorrei prenderlo, non vorrei far parte di quel gruppo di 10 milioni di contagiati. La mascherina ormai la uso poco, ma più per non dare fastidio agli altri, perché di solito non do fastidio.

Calcio ai tempi del Covid

Il calcio di oggi? È un pò come il cibo senza sale, insipido senza pubblico. Il calcio è per il pubblico, senza di esso che spettacolo è!? La Juventus vincerà lo scudetto? Certo se la Lazio perdendo a Bergamo le da una mano si, anche gli stessi bianconeri non stanno giocando bene. Dopo tre mesi di stop crolleranno tutti durante le partite. Non hanno la condizione per mantenere i ritmi partita. Mi ha sorpreso l’Atalanta, perché a Bergamo hanno avuto più problemi per il virus per potersi allenare. Hanno meritato la rimonta contro i biancocelesti, ma se Malinovs’kyj non indovina quel tiro non so come sarebbe finita. Se ho goduto alla vittoria del Napoli in Coppa Italia contro la Juventus? Sono contento per il Napoli e Insigne che rappresenta la città.

Futuro in panchina

Per ora non mi ha chiamato nessuno, nel calcio oggi c’è troppa confusione. Spero che appena si chiarirà la situazione uscirà qualcosa, altrimenti mi troverete su una panchina del parco.

SALVIO IMPARATP

Juve-Napoli, con Ancelotti ritorna il gap che Sarri aveva ridotto

Juve-Napoli-Sarri-Ancelotti

Il big match dello Stadium normalizza il Napoli. Juve-Napoli finisce 3-1 e  conferma il netto divario tra le due squadre già raccontato dal mercato.

Sembrerà una provocazione il titolo, così come sentire uno zemaniano parlare di mercato e di top player. Ma se al posto di un integralista arriva un signore che ha vinto tutto ed allenato grandi campioni, è d’obbligo uscire dai gusti e dal fanatismo e analizzare il quadro per come si presenta. Lo scenario era già chiaro da Dimaro e Juve-Napoli lo ha confermato.

SARRI E ANCELOTTI

Se fino ad oggi è sempre stata controproducente la contrapposizione tra Sarri e Ancelotti, era lecito in fase di costruzione valutare la differenza tra i due tecnici: Sarri con i suoi schemi ripetuti fino alla morte e Ancelotti con il suo calcio verticale più di concetto, che ha sempre espresso il meglio con i fantastici giocatori avuti a disposizione. Entrambi amano il bel gioco ma, vittorie a parte, impostano il lavoro in modo diverso.

Carletto, ex integralista di scuola sacchiana, si è sbarazzato di quel metodo quasi sempre indigesto ai giocatori. Sarri, invece, ha il merito di aver riportato in auge quel tipo di lavoro, mettendo in crisi i vertici del calcio italiano.

Il toscano ha razionalizzato il 4-3-3 di Zeman, mescolandolo con il calcio di Cruijff, Sacchi e Guardiola. Ecco perché chi scrive è convinto che lasciare quasi la stessa squadra di Sarri ad Ancelotti non è stato un errore, ma una dichiarazione di resa per le ambizioni scudetto: Juve-Napoli ha raccontato questo.

LA PARTITA

Se il 4-3-1-2 scelto da Allegri con Dybala dietro Ronaldo e Mandžukic intimoriva solo a leggerlo, il 4-4-2 del Napoli sollevava qualche dubbio. Rinunciare a Milik dopo la doppietta contro il Parma ha sorpreso molto. Mertens, gol a parte, è sembrato spesso fuori dal gioco e il più penalizzato dal nuovo modulo. Zielinski ci mette più volontà del solito nel rincorrere Cancelo. Hamsik sl centro non dà nerbo. Troppo poco contro questa Juventus. Infatti, abbassare il baricentro avendo quel tipo di caratteristiche non è stata una scelta vincente. Ancelotti ha dichiarato che ciò è dipeso però dal timore per l’avversario. E’ sempre il solo Allan, specialmente quando il 4-4-2 diventa in fase di possesso 4-2-4,  ad attenuare l’onda d’urto di una palla persa.

IL GAP

Contro squadre meno attrezzate, questo nuovo modulo sembrava aver ridato alcune certezze al Napoli. Contro la squadra di Allegri, però, si è rivisto quel gap tecnico che Sarri aveva quasi azzerato.  Far rendere la rosa più del suo valore, con ossessiva preparazione di ogni fase di gioco, si conferma una soluzione imprescindibile, specialmente con gli uomini a disposizione. I venti minuti di dominio azzurro sono troppo pochi rispetto all’ultimo Juve-Napoli, dove i partenopei per tutto il match pressarono i bianconeri nella propria area di rigore. Il coraggio di Ancelotti sarebbe stato ripagato solo con la continuità di quei venti minuti. 
Fino a gennaio bisognerà lavorare per la definitiva crescita di questo corso.

Come scritto già molte volte, ad un grande allenatore come Ancelotti andava affiancato un grande mercato. La piazza, ma anche la squadra, con l’ufficializzazione di Re Carlo si attendeva di competere subito, provando a “vendicare” uno scudetto sfiorato e non tentare di ripetersi oltre le aspettative.  Questo con buona pace di De Laurentiis e della sua comprensibile urgenza di valorizzazione dei tanti talenti esclusi. Il grande sacrificio serve anche in campo oltre che in panchina. Ancelotti forse presto lo chiederà, anche se per ora finge di non averne bisogno.

SALVIO IMPARATO