Il Messaggero, Zeman: “Ancelotti ha avuto un anno di tempo, Marquinhos l’ho preso io. Fonseca paragonato a me per offenderci”

Zeman scatenato sulle pagine del Messaggero, parla a 360° sul calcio italiano. Da Sarri, Conte e Ancelotti fino ad arrivare alla Lazio, un’intervista tutta da leggere.


Sette partite di campionato e due di coppe europee sotto lo sguardo di Zeman: il nuovo avanza o il calcio è sempre lo stesso?

«Ormai non si inventa più niente. Questo sport è più fisico e più aggressivo. E sempre meno tecnico. A interpreti di qualità vengono addirittura cambiate le caratteristiche. Non faccio nomi, guardate le partite e capirete»

Domanda al contrario: chi è in grado di non far vincere il nono scudetto di fila alla Juve?

«L’Inter. Oppure il Napoli che però non ha segnato per due partite di fila. Mai successo. Da Ancelotti ci si aspettava di più: l’anno scorso ha conosciuto i calciatori. Adesso tocca a lui». 

L’Inter è davvero così distante dai bianconeri?

«La rosa della Juve è superiore. Ma Conte se la gioca sul fisico, ha una buona squadra e vuole che i giocatori si comportino come era lui in campo. Un cagnaccio. Lo apprezzo. É tra i pochi che riesce a guidare un gruppo. Gli altri, invece, sono gestori».

Sarri e Conte, con chi sta?

«Sarri, ma di Napoli. Non credo che a Torino, però, rinunci al suo credo. Ci vuole più tempo. Chiede di giocare a un tocco e bisogna quindi imparare il resto. Come muoversi in campo».

Conosce bene Immobile: che cosa accade con Inzaghi?

«L’ha detto Ciro. Lui si sentiva bene ecco perché non voleva uscire. Io, se lui non zoppica, non lo levo mai. E’ sempre lo stesso: generoso, lottatore e con i tempi giusti. E fa gol. È capocannoniere, nonostante si sia già mangiato diverse reti». 

Non conosce Fonseca: ha capito come vuol far giocare la Roma?

«No. Dal vivo sono andato all’Olimpico solo per la gara contro l’Atalanta. Non ho visto il calcio offensivo e aggressivo. Parlare è un conto, poi mettere in pratica sempre un altro. E l’Ucraina, come campionato, non è l’Italia. Lui sta cambiando tanto, anche il sistema di gioco. Quando lo ha fatto Di Francesco, alla fine ha perso il posto».

Eppure all’inizio è stato accostato proprio a Zeman: che cosa ha pensato in quei giorni?

«La solita offesa al mio gioco. Lo dicevano solo perché prendeva troppi gol».

Perché Inzaghi non riesce a decollare?

«La Lazio è discontinua. Buon calcio, ma a tratti».

Come mai la Roma passa da un infortunio all’altro?

«A parte i traumi di gioco, la principale causa è la mancanza di preparazione in estate. Dopo tre giorni si gioca, magari in America. Si chiede subito uno scatto. Così ti rompi. Servono quaranta giorni per mettere la base, distribuiti tra lavoro muscolare e organico. Ora si mischia tutto. E lo stress fisico, prima o poi, lo paghi».

Giusto esonerare Giampaolo e Di Francesco?

«No. Ma è sempre così. Le società li scelgono, ma poi non gli danno il tempo di lavorare. Il Milan qualche punto l’ha fatto, la Sampdoria è in una situazione più preoccupante. Ma Eusebio se avesse saputo che questa era la situazione non sarebbe andato. Gli hanno ceduto i migliori e ancora oggi non si sa di chi è la società».

Quale squadra di serie A è divertente da vedere?

«In Italia nessuna. Inter-Juve è stata una bella partita. Caso isolato. Spero ce ne siano altre. Io guardo il Liverpool. Condivido lo spirito di Klopp. Calcio aggressivo, veloce e di qualità. Loro sì, giocano. Anche lì la partita inizia sullo 0 a 0, ma le squadre vanno in campo per cambiare il risultato. E vincere. In Premier anche le ultime della classifica ci provano. E capita che battano le prime. Qui, se sei inferiore non giochi. A parte il Lecce di Liverani. Vediamo se si salverà». 

L’Italia domani gioca a Roma contro la Grecia: è a punteggio pieno e con tre turni d’anticipo si può qualificare per Euro 2020. Come valuta il lavoro di Mancini?

«Propositivo. Ha inciso il suo ruolo, da calciatore. Bravo a dar spazio ai giovani, anche se qualche convocazione stona. Ma non può fare diversamente: la Juve ha un titolare, l’Inter un paio. Deve quindi scendere di livello in campionato, chiamando gente con meno esperienza. I grandi club schierano quasi esclusivamente gli stranieri».

La Roma e la Lazio sono in corsa per il quarto posto: quale delle due è favorita?

«Possono farcela entrambe. Ora Inzaghi ha qualche chance in più, essendo a Roma da più anni. La squadra è collaudata. Fonseca ancora deve scegliere la formazione e su chi puntare. Ma nella sua rosa ha sicuramente più qualità».

E l’Atalanta?

«Buona squadra. Ha annientato la Roma che ha avuto solo chance casuali e non costruite. Gasperini punta sul duello fisico. Ma il gruppo è formato da stranieri. E solo due top: Gomez e Ilicic». 

Crede che Totti e De Rossi, prima o poi, torneranno alla Roma?

«Penso di sì, ma dovranno esserci le condizioni giuste. Francesco ha dovuto dire basta perché lo utilizzavano solo a scopo pubblicitario. È triste che sia finita così perché per anni è stata la Roma di Totti. Oggi è la Roma di nessuno: il presidente non si sa dove sia. Chi la rappresenta? A Francesco auguro di trovare un ruolo in cui riesca a divertirsi e dare il suo contributo. Non lo vedo allenatore. Daniele, invece, sì. Ha voglia di farlo». 

A proposito di suoi ex giocatori: che cosa succede a Insigne?

«Lorenzo rimane calciatore importante. Napoli è più difficile fuori e in campo ne risenti. Se gioca nel suo ruolo, è sempre tra i migliori».

Il calciatore italiano che finora ha fatto meglio?

«Barella. L’ho conosciuto nella primavera del Cagliari. Espulso in ogni partita e diversi rigori sbagliati. Me lo ricordo per quanto menava. E per la qualità».

E Zaniolo?

«Ha forza fisica. Ma è centrocampista. Mezzala destra o sinistra».

C’è uno straniero, tra quelli appena arrivati, ad aver incuriosito Zeman?

«Mi intriga Leao. Mi aspetto tanto, ha qualità. Vediamo come si ambienta. Bisogna aver pazienza, è successo anche con Maradona, Platini e Zidane. Gli stranieri sono, però, troppi e penalizzano il calcio italiano».

Ha lavorato con il presidente Pallotta: a distanza di anni, come mai non è riuscito ancora a conquistare la tifoseria?

«Perché ha ceduto i giocatori con cui avrebbe vinto lo scudetto. E facile, con quei campioni».

Anche il presidente Lotito è criticato: non ha investito come avrebbe voluto la gente?

«Ha poca ambizione, come del resto la tifoseria. Si accontentano. La Lazio, però, è Lotito».

La top 11 di Zeman, usando solo i giocatori che ha allenato?

«Lasciamo stare. Come faccio a scegliere come play tra Di Biagio e Verratti?. Ho avuto grandi in ogni ruolo».

E lo straniero più bravo?

«Stessa risposta: Aldair, Cafu, Boksic e anche altri. Chi prendo?».

C’è un suo ex giocatore che ha fatto una carriera migliore di quanto si aspettasse?

«Tommasi. Non mi aspettavo che diventasse così forte. Corsa, personalità e intelligenza».

Chi è il miglior tecnico italiano?

«Mio figlio Karel, ma non allena»

A 72 anni quale squadra avrebbe voglia di guidare?

«Non i campioni del mondo, ma in un club dove l’allenatore consiglia i giocatori. E a loro insegna. Ora i presidenti fanno la squadra con i procuratori. Quando alla Roma mi mostrarono cinquanta centrali difensivi, in dieci secondi scelsi Marquinhos. E dicono ancora che lo hanno preso loro. Lo misi terzino, come Nesta. Quando sono giovani, di lato fanno meno danni. Ma avete visto quanto è diventato forte Alessandro. Adesso l’altro fa addirittura il mediano in mezzo Ma sa che cosa fare: quando conquista la palla, la appoggia a Verratti».

Torna sempre ai suoi ragazzi: perché non ricomincia dal settore giovanile?

«A Palermo feci salire sessanta giocatori nel professionismo. Ora ti impongono gli stranieri. Viene privilegiato il business. Io penso sempre alla prima squadra. E alla Nazionale. Con la Lazio diedi otto giocatori a Sacchi. E con la Roma ho sempre avuto tanti azzurri».

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Sarri alla Zeman, il gol di Higuain uno schema provato in allenamento senza avversario (VIDEO)

Sarri porta gli schemi 11 vs 0 cari a Zeman, in quanto marchio di fabbrica Zemanlandia, in casa Juventus.

Il gol di Higuain provato senza avversario

Il secondo gol dei bianconeri firmato Higuain, come dimostra il video in allegato, è frutto della costante ripetizione di schemi senza avversario imposta da Sarri anche in casa Juventus. Portare questa tipologia e filosofia di lavoro, nella patria del “Vincere è l’unica cosa che conta” è la notizia, è il vero passo verso il cambiamento del calcio italiano e dei più incrollabili vertici bianconeri.

Non la chiamiamo rivoluzione perché quella è stata fatta di chi ha portato questa tipologia di lavoro in Italia, che è oggi diventata teoria nei testi di Coverciano. Parliamo di Zdenek Zeman. Il Boemo è stato il primo a portare questa filosofia collettiva della ripetizione, di schemi e movimenti 11 vs 0, in modo ossessivo tanto da imprimersi nella memoria dei calciatori. Schemi ideati e ispirati dalla pallamano e l’hockey sul ghiaccio adattati al calcio, eseguiti il più velocemente possibile.

Azione spettacolare del Pescara di Zeman, frutto degli schemi 11 vs 0

“Talvolta i perdenti hanno insegnato più dei vincenti”

Recitava Zeman e come dargli torto, specialmente se citiamo l’Olanda dei 70, Lobanovski e l’Ungheria di Puskas. Zeman poi non ha manco vinto così poco come dicono durante la sua continua innovazione, a parte i campionati di B e lo spettacolo offerto ci piace ricordare la più grande impresa in una nazione rigidamente difensivista. Il suo Lecce 2004/2005 unica squadra a salvarsi in A con la peggior difesa e il secondo miglior attacco dopo la Juventus campione d’Italia… Un MIRACOLO.

SARRI, ANCELOTTI E IL NAPOLI

Questo tipo di lavoro ha permesso a Sarri di esaltare al massimo il Napoli. Il collettivo ha esaltato i singoli e non il contrario. Agli azzurri manca questo tipo di lavoro e non l’allenatore, inutile creare fazioni e divisioni che oggi fanno comodo solo a tifosi e stampa. Sarri oggi è quello che ricorda a tutti quello che molti hanno ignorato. E cioè quanto sia fondamentale un certo lavoro di campo per ridurre il gap con gli avversari e addirittura per migliorare campioni già affermati. Si raccontano Sarri e Zeman erroneamente come integralisti, come Ancelotti credono nelle loro idee, solo che le idee di Carletto sono più adatte a rose di livello più alto, sarebbe saggio tornare a questi sistemi più che al sistema di gioco, se il modulo non lo si allena, da solo può far ben poco.

Salvio Imparato

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Vucinic: “Impossibile dimenticare Zeman”

Vucinic-Zeman-Lecce-Roma

Mirko Vucinic, ex attaccante dell’AS Roma e del Lecce 2004/05 targato Zeman, ha parlato in diretta ai microfoni di Te la do io Tokyo, trasmissione radiofonica di Mario Corsi, in onda tutti i giorni sui 101.500 di Centro Suono Sport dalle 10 alle 14.


Come sta vedendo la Roma?

Ha perso ultima partita – esordisce Vucinic – quindi non molto bene. Ora c’è il Lecce che è un’altra squadra che mi ha dato tanto quindi non mi sbilancio. Io punto molto su Dzeko, è un giocatore in grado di fare la differenza.

La Roma può raggiungere l’obiettivo quarto posto?

Me lo auguro. La rosa c’è, quindi lo spero.

Lei è stato allenato da Conte, cosa ci può dire di questo allenatore?

La sua forza è che si fa seguire dalla squadra – ammette Vucinic – e vede le cose prima degli altri.

Si è assottigliata la distanza tra la Juventus e le altre? Vincerà ancora lo scudetto?

La Juventus è forte e ha un organico ampio, però quest’anno c’è un Inter dove si vede la mano di Conte. Però i bianconeri restano la rosa più forte in Serie A, quindi vedremo.

Pronto a tornare a giocare con Francesco?

Si, qualche partita giusto per incontrare vecchi amici. Colgo l’occasione per fare gli auguri a Francesco visto che oggi è il compleanno.

La Roma senza Totti e De Rossi le fa qualche effetto?

Sicuramente, ho fatto molti anni con loro e mi fa strano. Secondo me senza De Rossi quest’anno ha perso molto anche la Serie A, Daniele avrebbe potuto dare ancora tanto al calcio italiano.

Fa ancora male lo scudetto sfuggito all’ultimo? Com’era il rapporto Totti-Spalletti quando c’era lei?

Ottimo, erano amici. Poi non so cosa sia successo dopo. Per lo scudetto dico sempre che siamo stati sfortunati a incontrare quell’Inter lì, secondo me era anche più forte dell’attuale Juventus. L’Inter che abbiamo affrontato noi è quella che ha vinto il triplete, vedete un po’.

Il famoso litigio con Perrotta nello spogliatoio tra primo e secondo tempo di Roma- Samp?

Cose di campo, sono finite lì.

Cosa non è andato invece in quel Roma-Sampdoria?

Ah, non lo so. Ricordo solo che c’era Storari in porta che ha parato tutto.

Lei è stato allenato da Zeman, cosa si ricorda del boemo?

È impossibile dimenticarsi di lui, sia per la fatica durante gli allenamenti che per la simpatia. Non sembra ma il mister è simpaticissimo.

Il gol più bello con la maglia della Roma?

Quello con lo Sporting in cui ho fatto dei dribbling e poi ho segnato da quasi fondocampo.

Com’è andato il trasferimento alla Juventus quell’estate?

Sabatini voleva trattenermi ma io avevo necessità di cambiare per cose che erano accadute prima.


Il Lecce si salva?

Il Lecce gioca bene – chiude Vucinic – io spero e mi auguro che si salvi.

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Cor Sport, Zeman in prima pagina: “Torno solo per un progetto serio”

Non sapremo mai se il nostro articolo contro il Cor Sport abbia spinto la testata a dedicargli la prima pagina. Di sicuro sappiamo che Antonio Giordano è da sempre un suo grande estimatore ed il Boemo merita questa attenzione, queste parole e le prime pagine, non solo del Cor Sport.

Ecco l’intervista integrale del Cor Sport firmata Antonio Giordano

Se non ci siete mai stati, perché giovani o semmai all’epoca distanti, potreste sempre farvi un giro a Zemanlandia: e una volta entrati, c’è da scommetterci, mentre ancora vi stropicciate gli occhi, vorreste non uscire più da quel mondo. L’uomo dei sogni non è mai «invecchiato», perché la Bellezza resta lì, non evapora, non svanisce, non scompare: dal Foggia alla Lazio, dalla Roma al Lecce e poi fino al Pescara, c’è sempre stato almeno un giorno, e non era mai uno soltanto, in cui Zeman vi ha rapiti, lasciandovi contorcere tra tridenti e diagonali offensive, sovrapposizioni e tagli. Un hombre vertical, intramontabile, che sa cosa significhi costruire l’emozione del calcio, il gol.

Si sono scatenati gli attacchi, Zeman… E quindi non ci annoieremo stavolta.

«Ho il sospetto di no, anche se la rosa della Juventus è così enorme da lasciar il sospetto che possa re- stare distante dal resto del cam- pionato. Ma capiremo subito se le principali concorrenti riusciranno a stare incollati ai campioni d’Ita- lia. Io penso che andremo incon- tro ad un torneo più equilibrato e che ci divertiremo».


CoIntanto si segna tanto e lo prendiamo per buono.

«E’ anche la dimostrazione che ci sia un bel po’ di coraggio in più: d’altro canto – ma lo sostengo da sempre – nel calcio vince chi ne fa uno in più. Però va anche aggiun- to, per onor di verità, che di errori individuali dei difensori ce ne sono stati e qualche incertezza arbitrale s’è già registrata».

Ma si segna e la gente si diverte.

«E’ un segnale positivo, dal punto di vista statistico. Le sfide con tanti gol regalano le emozioni che vuo- le la gente».

Si è fatto una scorpacciata di partite.

«E si è avuta anche la conferma che sarà necessario aspettare, per- ché è impossibile ma anche ingiu- sto giocare a mercato aperto. Le trattative si sono chiuse pratica- mente ieri, verrebbe da dire, che hanno smesso mentre le squadre erano ancora in campo, con alcuni organici incompiuti e con qualche calciatore distratto dalle voci».


C’è qualcuna che la incuriosisce di più?

«Mi viene da pensare, ognuna per un motivo diverso, alle solite cin- que-sei: quelle che hanno chiuso nei primi quattro posti della pas- sata stagione, Milan compreso, ma soprattutto alla Lazio».

Due giornate sono poche per capire, ma…

«Ma la Lazio mi sembra quella che stia già avanti rispetto alle altre: ha la consistenza tecnica per continuare, ha cambiato meno e ha immediatamente esibito un bel calcio».

Le panchine girevoli: Juventus, Inter, Milan e Roma, lassù, hanno scelto nuove strade.

«Ed avranno la necessità di aspettare che i nuovi allenatori riescano a trasmettere le proprie filosofie di gioco. Non accadrà rapidamente, non credo che possa succedere».

La Juventus non è ancora di Sarri.

«Ha dovuto smettere di allenare per un periodo più o meno lungo e questo diventa un pregiudizio. Le sue teorie, per attecchire, hanno bisogno della sua presenza, delle sue indicazioni. Nella Juventus di questa fase, non ci sono tracce del Napoli di Sarri: ma era già complicato che si potesse seminare in poche settimane, con la sua assenza è divenuto tutto più difficile».


L’Inter sembra già di Conte.

«Anche a lui va concesso un periodo per riuscire a far capire alla squadra le proprie teorie. Per ora ha solo tolto Icardi».

Con Icardi al Psg chi ci rimette?

«L’Inter rinuncia a un uomo che nelle sue stagioni in nerazzurro ha segnato più di cento gol. Non mi sembrano pochi. Quelli come Icardi sono sempre utili».

E quelli come Lukaku.

«E’ un centravanti fisico, dunque aspettiamo».

Zeman cosa ha visto di nuovo, sinora?

«Una ricerca del palleggio, che però avviene con ritmi e meccanismi non ancora fluidi ma destinati a migliorare. E le difese, per il momento, fanno in tempo a sistemarsi».


Il suo «uomo», pare persino superfluo fare il nome, resta sempre l’italiano più bravo?

«A me sembra di sì, però è chiaro che il giudizio su Insigne vada al di là di queste prime due partite, dove pure ha segnato una doppietta. Poi a Torino si è fatto male e quindi qualcosa ha pagato, perché penso – da quel che leggo – che il problema fisico abbia influito sui suoi quarantacinque minuti. Ma Lorenzo rimane sempre un giocatore importante».


Domandina estiva: chi vince la classifica cannonieri?


«Se Cristiano Ronaldo fa quel che sa, arriva a quaranta gol. Se fa un po’ meno di quel che sa, può avvicinarsi a quella cifra».

E lei quando torna?

«Quando mi chiamano, se mi chiamano e per un progetto che sia serio: fare calcio. Io sono sempre pronto».

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Insigne: “Se sono qui è merito di Zeman. Sarri poteva evitare la Juve.

Insigne-Zeman

Lorenzo Insigne ha rilasciato un’intervista a Radio Kiss Kiss. Ha affrontato vari argomenti e ha manifestato la voglia di vincere.

 «Sono contento dei tifosi – confessa Insigne – Il mio obiettivo è quello di fare un campionato migliore rispetto a quello dell’anno scorso. Siamo una squadra da primissimi posti in serie A. Koulibaly è il miglior difensore in Europa e Manolas ha fatto tanti anni a Roma sempre ad alti livelli. Ha segnato in semifinale di Champions, ma abbiamo anche altri difensori che ci hanno dato una grossa mano».

FASCIA DA CAPITANO E POSIZIONE IN CAMPO

«Al di là della fascia ho sempre cercato di dare una mano ai compagni negli spogliatoio. Era giusto farlo perché sono napoletano. Mi spiace quando non riesco dare tantissimo perché sono il primo a rimanerci male quando il Napoli non vince».

«Posizione nuova in campo? Ho parlato col mister e sappiamo il modulo che adotta, ho chiesto di spostarmi sulla sinistra anche se lui sa che sono a disposizione. A me piace rientrare dalla sinistra. e spero che il mister mi sposti lì».

I FISCHI

«Rimango male per i fischi perché sono napoletano e poi non penso che si possa fischiare i giocatori: in campo diamo l’anima. Sono il primo a sentirmi male quando non facciamo il risultato. Bisogna sempre lavorare e cercherò sempre di dare il massimo».

«Rispetto ad altre squadre abbiamo una bella base solida creata negli anni e questa cosa ci può dare vantaggio. Quest’anno possiamo partire col piede giusto e arrivare in fondo».

«In Nazionale dite che gioco meglio perché ho segnato, altrimenti non lo avreste detto. A Napoli la numero 10 è stata indossata dal più forte al mondo, io ho fatto una scelta del 24 con dedica a mia moglie. Poi in nazionale si può prendere la 10 e mi fa piacere, ma il numero non fa il giocatore»

MERCATO E ABBONAMENTI

«James? Abbiamo le porte aperte a tutti i calciatori forti che la società riesce a prendere. Stanno lavorando su vari obiettivi, James ha qualità ed è un numero 10. Con noi si troverebbe benissimo. Le scelte le fanno la società e il mister. Magari se arriva James vinciamo davvero».

«Giusto abbassare il prezzo degli abbonamenti: per noi è importante il sostengo del pubblico. Spero lo stadio si riempia».

ZEMAN E SARRI ALLA JUVE

«Se sono arrivato fin qui è merito di Zeman – ribadisce Insigne – che mi ha voluto a Foggia e a Pescara. Sarri poteva andare dappertutto ma è stata una sua scelta e alziamo le mani. Come allenatore ci ha dato tantissimo. All’inizio con noi non è partito benissimo ma lì ci sono grandi campioni».

ZIELINSKI E CHAMPIONS LEAGUE

«Zielinski per me è un top player, gli manca solo un pizzico di cazzimma. Fabian speriamo che torni più forte dell’anno scorso».

«Col Liverpool abbiamo fatto una grande partita all’andata, ad Anfield non abbiamo fatto una delle migliori prestazioni dell’anno – afferma Insigne – e ci dispiace. Quando esci dalla Champions avendo messo in difficoltà Psg e Liverpool ti fa rabbia e quello è stato lo sbaglio più grande: pensare sempre alla Champions. Non abbiamo affrontato l’Europa League nel modo giusto. Ma sono stati sbagli importanti per crescere. Quest’anno non ricatterà. Adesso basta con i secondi posti. Siamo umani: ci esaltiamo se va bene ma se qualcuno parla male ci abbattiamo».

SALVIO IMPARATO

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Roy: “Il mio Foggia con Zeman mi ricordano l’Ajax”

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Bryan Roy ricorda il Foggia di Zeman, paragonandolo all’attuale Ajax. L’occasione è un’intervista rilasciata a Tuttomercatoweb, in cui si commenta la scelta di De Ligt di accettare la Juventus.

Roy, partiamo ovviamente da De Ligt: la scelta Juve è quella giusta?

“Non è giusta – confessa Roy – è giustissima. De Ligt ha fatto una grande scelta decidendo di vestire la maglia della Juventus. Se c’è qualcosa in cui deve ancora crescere, infatti, è la fase difensiva: quale posto migliore per farlo se non la squadra bianconera? La difesa della Juve è un esempio in tutto il mondo, Chiellini e compagni si muovono all’unisono difendendo secondo un algoritmo ben preciso. E De Ligt, in Serie A, avrà sicuramente tanto da imparare”.

Ormai ne parlano tutti, ma ci aiuta a conoscere più in profondità questo diciannovenne che ha attirato l’interesse delle big mondiali?

“De Ligt è un difensore fortissimo di testa e con una personalità mostruosa. Infonde sicurezza a tutti i suoi compagni, è un capitano e un leader assoluto. Ma non è stato sempre così…”.

Com’era quando lo allenava proprio lei nell’Under 17 dell’Ajax?

“Già all’epoca si notavano bene le sue qualità tecniche fuori dalla norma, si capiva che sarebbe diventato un campione. Lo spostai proprio io dal centrocampo alla difesa per la prima volta, Matthijs aveva tutto: potenza fisica, colpo di testa, tocco di palla. Mancava ancora però di un po’ di carisma, visto che a 15-16 anni era davvero timidissimo. In questo senso ha avuto uno sviluppo incredibile negli ultimi anni”.

Dopo il botto Cristiano Ronaldo della scorsa estate, De Ligt è l’uomo che manca alla Juve per vincere la tanto agognata Champions?

“Non so se sia proprio lui il calciatore che manca, la Champions è una competizione a sé. Ma De Ligt, secondo me, può dare un’ulteriore spinta alla Juventus verso il raggiungimento del suo grande obiettivo. È un fuoriclasse e lui stesso ha bisogno di un trofeo così importante per imporsi definitivamente nel calcio che conta”.

Non solo De Ligt, lei ha avuto modo di allenare anche Donny van de Beek, oltre a conoscere da vicino Frenkie de Jong.

“Altri due grandi calciatori, due talenti puri. De Jong ha tutto, è un centrocampista straordinario in ogni fase di gioco, già pronto per il grande salto al Barcellona. Van de Beek, invece, ha magari bisogno di ancora un altro po’ di tempo per tirare fuori tutto il suo strepitoso potenziale”.

De Ligt, De Jong, Van de Beek sono tutti figli di un Ajax coinvolgente e appassionante. Qual è il segreto dei lancieri?

“Nell’Ajax ho avuto il piacere di giocare, allenare e lavorare come dirigente, sarà sempre parte di me. La filosofia di Johan Cruijff sta alla base di tutto: il suo calcio totale e totalizzante. In Olanda, fatta eccezione proprio per l’Ajax, si lavora tantissimo dal punto di vista tattico, forse però manca ancora qualcosa da quello tecnico. Proprio per questo negli ultimi anni ho cominciato a lavorare per colmare nel mio piccolo tale lacuna: gestisco una sorta di scuola calcio, con giovani calciatori tra i 12 e i 16 anni che vengono a migliorare i fondamentali”.

Lo spettacolo, d’altronde, era proprio ciò che ispirava il Foggia ‘zemaniano’ in cui ha giocato e incantato tutti tra il 1992 e il 1994.

“Assolutamente. Quel Foggia e l’idea di calcio di Zeman mi ricordano la freschezza e la temerarietà dell’Ajax che ha fatto innamorare tutto il mondo dello sport nell’ultima stagione. A proposito, ci tengo davvero tanto a mandare un messaggio di sostegno ai tifosi rossoneri in questo momento così difficile per il club. Spero che i Satanelli possano tornare presto in alto, una piazza così meravigliosa non dovrebbe neanche sapere cosa significa la parola fallimento”.

SALVIO IMPARATO

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Calciomercato.it, Zeman: “Non vogliono farmi lavorare”

Zdenek Zeman parla in esclusiva a Calciomercato.it. Racconta i suoi punti di vista su Sarri, Totti, Conte, Lazio e Roma. Nel finale manifesta scetticismo sul suo ritorno in panchina.

Mister Zeman, la Juventus ha ingaggiato Sarri. Cosa ne pensa?  

“Dopo tanti di Allegri, dice Zeman ai microfoni di calciomercato.it, credo che la Juventus cerchi qualcosa di diverso e Sarri sono convinto sia l’allenatore giusto”. 

Il club bianconero punta al bel gioco, ma l’imperativo vincere resta primario. Secondo lei riuscirà il nuovo tecnico a coniugare le due cose? 

“Penso di sì, resto convinto che chi gioca meglio abbia più possibilità di vincere Lui ha fatto bene a Napoli e con il Chelsea, credo possa dare qualcosa di diverso sotto il profilo del gioco”. 

L’ex allenatore del Chelsea predilige il gioco offensivo. Qualcuno lo ha accostato a lei. Vede qualche similitudine?

“Sul piano tattico no. Lui fa più possesso palla rispetto a me, io preferisco verticalizzare. Però, anche Sarri, come il sottoscritto, dà un’identità alla squadra e predilige il gioco d’attacco”. 

Con l’arrivo di Conte, l’Inter potrà colmare il gap dalla Juventus?

“Credo che l’Inter sarà la rivale numero uno dei bianconeri”.  

In casa Roma ennesimo cambiamento. E’ arrivato Fonseca. Farà bene?

“Bisogna vedere la campagna acquisti”.

 Sulla proprietà americana si è espresso più volte

“Per me la Roma è una delusione, merita di più. Pallotta ha fatto tutti gli sforzi esclusivamente per costruire lo stadio. Ora vedremo come andrà a finire”. 

Quale effetto le ha fatto l’addio di Totti? 

“A me ha fatto più male il suo addio da giocatore, perchè credo potesse dare ancora qualcosa. Come dirigente non gli hanno fatto fare nulla,  non serviva, se non come rappresentanza. Meglio che sia andato via. Francesco è nato nella Roma e credo dovesse ‘morire’ in questa società, ma non hanno voluto”. 


La sua seconda esperienza sulla panchina giallorossa andò male. Ha qualche rimpianto?

“Sì, non aver potuto disputare la finale di Coppa Italia, visto che l’avevo conquistata io. Mi hanno mandato via prima”. 

Sponda Lazio, confermati Inzaghi e il ds Tare. I biancocelesti possono fare il salto di qualità tanto atteso dai tifosi?

“Credo possa lottare per la Champions League”.

Lei è tifoso della Lazio o della Roma? 

“Mi sono trovato bene sia nella Lazio sia nella Roma di Sensi”.

Il suo cuore però immaginiamo abbia una preferenza…

“Fare qualcosa di buono per la Roma mi ha dato più soddisfazioni”.

Quando rivedremo Zeman su una panchina? 

“Sto aspettando. Io ho il desiderio di lavorare, ma gli altri evidentemente non vogliono”.

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Zeman: “Ho smesso? No non mi chiamano. Insigne è un esterno sinistro”

Zdenek Zeman torna a parlare dopo l’exploit in nazionale dei suoi due pupilli, Insigne e Verratti. Il Maestro Boemo si concede a 360° sulle pagine de Il Mattino.

Due gol in due partite con il 4-3-3 della Nazionale: è questo, non il 4-4-2 del Napoli, il modulo giusto per Insigne?

«Ha fatto molto bene, dice Zeman, gol a parte: quello alla Grecia è il tipico suo colpo, quello con il tiro al volo alla Bosnia era fuori programma. Da sempre sostengo che Lorenzo è un attaccante esterno e fa le cose migliori in attacco. Quando gioca più arretrato non riesce a fare la differenza».


Quindi, meglio con il 4-3-3?

«Con me, ha fatto 40 gol in due anni. Per le sue caratteristiche ha più difficoltà quando gioca al centro perché i difensori sono più forti. Il suo pezzo migliore è nell’uno contro uno, con il tiro o il cross: provarlo al centro è più complicato».

La conclusione del ragionamento è chiara.

«Ma Insigne deve giocare dove lo mette l’allenatore. Poi, il giocatore non si discute: ha qualità tecniche notevoli e, per quanto riguarda l’aspetto fisico, ha una grande corsa».

È stato evidente il cambio di ritmo e qualità di gioco passando dal Napoli alla Nazionale, dal grigiore degli ultimi mesi alle brillanti prestazioni.

«Si vede che ha più voglia e ci mette più impegno, credo si trovi meglio in questo contesto: da esterno sinistro può rendere di più. Però Ancelotti deve fare le proprie scelte e mettere in campo la propria squadra».

Insigne era diciannovenne nel suo Foggia: adesso è arrivato al massimo?

«Lo conosco bene, può fare ancora meglio. Quanto vale ha cominciato a dimostrarlo ai tempi del Foggia e del Pescara».


Forse, quando gioca in Nazionale, è più sereno rispetto a Napoli, dove può avvertire il peso della fascia di capitano e del problematico rapporto con una parte della tifoseria.

«Il pubblico del San Paolo tiene ai napoletani: non pensi ad altro, Lorenzo, e continui a giocare». 

Insigne ha stretto un patto di fedeltà con Napoli nonostante l’amarezza della contestazione in una serata di Europa League. Ma se arrivasse la grande offerta?

«Ma dove vuole andare? Quando era a Foggia e Pescara, non vedeva l’ora di scapparsene a Napoli… Lorenzo è napoletano, deve sentire la fiducia ma anche essere più continuo. L’affetto del pubblico? Le carezze fanno bene ma non bisogna esagerare. Questa è la squadra di Insigne e qui può prendersi grandi soddisfazioni».


Lo scudetto? Ma è davvero realizzabile considerando la dittatura della Juve?

«Ancelotti ha avuto un anno di tempo per provare tutti i suoi giocatori: nel prossimo campionato sicuramente faranno meglio».

Può vincere lo scudetto?

«Può competere per vincerlo, non fermandosi a dieci o più punti di distacco».


Ancelotti ha allenato in cinque Paesi e i migliori al mondo: ha fatto la scelta giusta venendo a Napoli?

«Le scelte si fanno là dove vi sono le possibilità, comunque Ancelotti non ha sbagliato. È stato dove avevano il piatto già pronto, nel senso che dove ha vinto lui avevano vinto anche gli altri. Napoli è una piazza diversa, con una società che non è abituata a vincere. E lui vuole provarci».

È una nazionale col marchio zemaniano: per Insigne, per il 4-3-3, per Verratti.

«Il valore di Verratti, come quello di Insigne, non si è scoperto nell’ultima partita. Marco, dopo gli ottimi inizi a Pescara, è uno dei migliori giocatori del campionato francese. Ha raggiunto una grande maturità e ha trovato la giusta sintonia con Jorginho, così come era accaduto con Thiago Motta al Psg, anche se lui rende di più quando è da solo in regia».


Il calcio italiano le sembra in ripresa?

«Sul piano della qualità abbiamo assistito a un campionato non bello. Quanto alla Nazionale, ha giocato bene contro la Bosnia ma ha fatto il primo tiro dopo 22 minuti e ha segnato il gol della vittoria a 4 minuti dalla fine. Benino la Under 20 ai Mondiali, però non è un successo essere stati eliminati dall’Ucraina. C’è ancora da fare».


Visto il predominio della Juve, si potrebbero provare i playoff?

«Sono contrario. Dopo 38 anni partite la classifica dà l’esatta immagine di quanto è stato fatto in un campionato e non sarebbe giusto se a vincere lo scudetto fosse chi è arrivato sesto».

Sarri alla Juve dopo essere stato la bandiera del Napoli e di Napoli: che ne pensa?

«La Juve continua a sorprendermi. Se è stata una scelta giusta da parte di Sarri, lo capiremo durante la stagione. Ha tutto per poter lavorare bene alla Juve, bisogna poi vedere se i giocatori si adattano al nuovo allenatore».

E il nuovo corso della Roma con Fonseca?

«Il problema della Roma, sentenzia Zeman, non è l’allenatore».

Lei, a 72 anni, ha smesso di allenare?

«Vorrei ma non posso».

Perché?

«Se non mi chiamano, confessa Zeman, come alleno? Mi piacerebbe mettermi a disposizione, però evidentemente ci sono pochi progetti o non ci sono squadre adatte a me. Non sono vecchio e poi mica devo essere io a correre in campo»

Fonte intervista a Zdenek Zeman su Il Mattino

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SARRI: “L’ITALIA SPRECA OCCASIONI, MA IL RICHIAMO È FORTE”

Maurizio Sarri esce allo scoperto, lo fa sulle pagine di Vanity Fair e liquida un po’ il personaggio dipinto dalla pagina che lo celebra e dai suoi tifosi. Un Sarri che non ti aspetti, ma che si intuiva per come ha lasciato Napoli.

RITORNO IN ITALIA

 «Per noi italiani il richiamo di casa è forte. Senti che manca qualcosa. È stato un anno pesante. Comincio a sentire il peso degli amici lontani, dei genitori anziani che vedo di rado. Ma alla mia età faccio solo scelte professionali. Non potrò allenare 20 anni. È l’anagrafe a dirlo (…) È roba faticosa, la panchina. Quando torno a casa in Toscana mi sento un estraneo. Negli ultimi anni ci avrò dormito trenta notti».

FEDELTÀ AL NAPOLI 

«I napoletani conoscono l’amore che provo per loro, ho scelto l’estero l’anno scorso per non andare in una squadra italiana. La professione può portare ad altri percorsi, non cambierà il rapporto. Fedeltà è dare il 110% nel momento in cui ci sei. Che vuol dire essere fedele? E se un giorno la società ti manda via? Che fai: resti fedele a una moglie da cui hai divorziato? L’ultima bandiera è stata Totti, in futuro ne avremo zero».

ASPETTI NEGATIVI IN ITALIA

 «Il concetto di vittoria a ogni costo. Un’estremizzazione che annebbia le menti dei tifosi e di alcuni dirigenti – cosa che mi preoccupa di più. È sport, non ha senso. Non si può essere scontenti di un secondo posto».

SARRISMO E SOCIAL

«È un modo di giocare a calcio e basta. Nasce dagli schiaffi presi. L’evoluzione è figlia delle sconfitte. Non solo nel calcio. Io dopo una vittoria non so gioire. Chi vince, resta fermo nelle sue convinzioni. Una sconfitta mi segna dentro più a lungo, mi rende critico, mi sposta un passo avanti. Mio nipote mi fa leggere la pagina facebook Sarrismo e Rivoluzione. Si divertono, io sono anti-social, non ho nemmeno whatsapp».

LA POLITICA

 «Nel calcio ci si schiera poco. Per non trovarsi qualcuno contro. La mia estrazione è nota. Papà era gruista all’Italsider di Bagnoli. Mio nonno era partigiano, salvò due aviatori americani abbattuti dai nazisti, li tenne in casa per due mesi. È normale che avessi certe idee, oggi la politica non mi interessa più. Vedo storie di una tristezza estrema. Da lontano l’Italia è un posto che spreca occasioni».

ALLENARE CAMPIONI

 «Esistono squadre medie di grandi giocatori o grandi squadre di giocatori medi. Io lavoro su questo. Il fuoriclasse è quello a disposizione della squadra, altrimenti è solo un bravo giocatore. Siamo pieni di palleggiatori fenomenali. Pure ai semafori. Il divertimento è contagioso se collettivo. Se ti diverti da solo, in 5 minuti arriva la noia».

SENZA LA TUTA

«Se la società mi imponesse di andar vestito in altro modo, dovrei accettare. A me fanno tenerezza i giovani colleghi del campionato Primavera che portano la cravatta su campi improponibili. Mi fanno tristezza, sinceramente».

SUPERSTIZIONI 

 «Ne ho meno di quelle che mi attribuiscono. Ho smesso di vestire solo di nero. Mi è rimasta l’abitudine di non mettere piede in campo, dentro le linee dico, finché la partita non è finita. Prima o poi abbandonerò pure questa: già in certi stadi le panchine son dalla parte opposta degli spogliatoi e il prato devo calpestarlo per forza. Quando cominci a vincere, le scaramanzie finiscono».

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Roy: “L’Ajax è come una squadra allenata da Zeman”

L’ex attaccante dell’Ajax e del Foggia di Zeman Brian Roy, ha parlato della sfida degli olandesi contro il colosso Juventus, rivale storica che esaltò il fenomeno zemanlandia.

Ecco l’intervista rilasciata da Roy al portale Tutto Juve

Si può parlare di sfida tra Davide contro Golia?

“In questo momento – dice Roy – possiamo tranquillamente affermare questo. La Juventus è una squadra che non lascia giocare l’avversario, il suo obiettivo è quello di distruggere il gioco altrui e per questo l’Ajax farà fatica ad affrontare questa doppia sfida. Paradossalmente, era meglio affrontare il Real Madrid proprio perché ha lasciato più libertà di manovra e più possesso palla”.

Quindi, era meglio pescare il Barcellona invece che la Juventus?

“No, meglio la Juve del Barcellona (sorride ndr). I bianconeri sono difficili da affrontare, ma c’è un’opportunità da poter sfruttare”

L’opportunità di cui parli è quella di sfruttare la partita d’andata?

“Esatto, l’Ajax dovrà cercare di far bene e di non prendere gol. Dovrà essere al 100%, sarebbe molto importante presentarsi a Torino senza subire marcature”.

L’Ajax è una squadra pazza perché è capace di segnare sei gol così come è altrettanto in grado di subirne altrettanti. E’ una qualità, questa, che potrebbe rivelarsi un pregio ma anche un grosso difetto.

“E’ come una squadra allenata da Zeman (sorride ndr). L’Ajax ha giocatori fortissimi nella propria rosa, da sempre cerca di giocare bene e di imporre il proprio gioco. A mio parere, a guardarla ti diverti davvero tanto”.

Chi dovrà temere, in particolare, la Juventus?

“I giovani dell’Ajax sono molto forti, ci sono ragazzi come De Jong, Tadic e De Ligt che si stanno esprimendo bene in questa stagione. Alcuni di loro li conosco bene perché li ho allenati nel settore giovanile, come Blind, van de Beek, Mazraoui e lo stesso Matthijs. Sono molto contento del percorso e della carriera che stanno seguendo fino ad ora”.

C’è qualcosa che vorresti raccontare di De Ligt?

“Lo conosco da quando aveva quindici anni, così come Blind. De Ligt, all’epoca, era molto timido e non era affatto un gran chiacchierone al contrario di oggi che è diventato un uomo (sorride ndr). Quando ero suo allenatore, mi avevano colpito tre qualità: la cattiveria, la rapidità e la testa con cui anticipava subito l’avversario. Queste, indubbiamente, sono qualità che sta mantenendo anche attualmente”.

De Ligt ha come procuratore Mino Raiola, lo stesso che è stato decisivo per il tuo approdo a Foggia. Visto che lo conosci bene, ti puoi sbilanciare ed affermare che lo porterà alla Juventus?

“Dovete parlarne con lui, non con me. Per me può andare dappertutto e non soltanto alla Juventus. Certo, in bianconero avrebbe bisogno di giocatori come Chiellini e Bonucci che potrebbero fargli da chioccia. Ho bei ricordi con Mino, mi aiutò nel trasferimento a Foggia e ancora adesso, a pensarci, sono stato contento di aver giocato in Puglia. E mangio ancora tanta pasta (sorride ndr)”

Ci sono differenze tra la Juve di oggi e quella degli anni ’90?

“La Juve degli anni ’90 giocava di più la palla, aveva più possesso e c’era molta gioia nell’osservare il loro reparto offensivo che contava giocatori del calibro di Ravanelli e Del Piero. Quella di oggi, invece, è più difensiva ma più efficace. E’ brava a tenere strette le linee, non tutte le squadre ne sono capaci e in questo modo i bianconeri diventano un avversario difficile da attaccare. In conclusione, a mio parere, la squadra guidata da Lippi era più forte anche perché giocava in una Serie A decisamente più competitiva”.

Quanto fa paura CR7 dalle parti di Amsterdam?

“E’ uno dei calciatori più forti al mondo, è alla pari di Messi. Quando è in campo, c’è sempre il timore di prendere gol. La difesa dell’Ajax proverà a difendere il più possibile dagli assalti degli attaccanti bianconeri, ma ci sono giocatori rapidi che possono contrattaccare nell’immediatezza. Spero che non giochi Douglas Costa, non ho mai capito il perché il Bayern Monaco lo abbia mandato via”.

Ma la Juve non è solo CR7, c’è anche una difesa solida che potrebbe scoraggiare i giovani attaccanti olandesi.

“Sì, a mio parere Bonucci e Chiellini compongono la coppia centrale più forte nel calcio europeo”.

Chi vedi come favorite in Champions?

“City e Barcellona sono sullo stesso piano, poi c’è la Juventus. Però i bianconeri dovranno superare per prima l’Ajax, dobbiamo ragionare in questo senso e non dare per scontato nulla (sorride ndr). Spero che ci possa essere un po’ di fortuna per i miei connazionali”.

Alcuni giorni fa, nel corso dell’ultima giornata di campionato, Kean è stato protagonista di uno spiacevole episodio legato al razzismo. Che cosa ne pensi?

“Sì, purtroppo ho sentito questa notizia e ne sono rimasto molto dispiaciuto. Fino a quando la politica non prenderà una decisione definitiva, ci saranno sempre degli episodi di questo genere. E’ assodato ma lo ribadisco: io sto con Kean”

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