Petrescu: “Giocare alla Zeman è difficile, ci ho provato, lo stimo tanto”

L’ex Foggia Petrescu dice la sua in vista della sfida, di Europa League, in cui il suo Cluj affronterà la Lazio di Simone Inzaghi. Nelle sue parole c’è spazio per un pensiero su Zeman.

La Lazio viene da una brutta sconfitta in campionato, potrebbe essere ferita psicologicamente?

«Ho visto la partita chiaramente. La Lazio meritava – confessa Pertrescu – di più contro la SPAL. Nel primo tempo poteva fare 3-4 gol. Faceva molto caldo, alla fine sono calati fisicamente. Ci sono tanti giocatori di una certa età e diventa difficile giocare a quei ritmi. Con la Roma meritava di vincere, ha preso cinque pali. Con la Sampdoria ha vinto senza problemi. Con più attenzione avrebbero fatto 9 punti. Grande squadra con un allenatore che conosce tutto di quel mondo. Difficile che la Lazio perda due partite di fila, per questo sono preoccupato».

Punti deboli nella Lazio?

«Tutte le squadre hanno punti deboli, anche il Barcellona, non solo la Lazio».

Ci sono ricordi da Zeman? Vorresti tornare in Italia?

«Con Zeman si giocava tutti in attacco – ricorda Petrescu – ma è difficile giocare come lui. I primi anni ci ho provato, ma non è stato facile. Lo stimo tanto. Mi piacerebbe un giorno tornare in Italia o andare in Inghilterra. Sono paesi dove ho giocato e fatto bene».

Ritorno in panchina dopo una partita di assenza

«Bello tornare, anche se mi piace la tribuna. La partita si vede meglio. Anche in Inghilterra ci sono allenatori che si mettono in tribuna, vedi a Southampton».

Tattica per arginare la Lazio?

«La strategia è sempre affrontare partita dopo partita. Domani viene la Lazio. Non ci sono statistiche? Quindi è semplice, dobbiamo vincere».

Difficile concentrarsi in Europa League dopo non aver raggiunto la Champions?

«Ci sono stati dei preliminari, e a partire dall’anno scorso saranno anche di più. Siamo comunque in un bel girone, dove ci sono squadre famose come Celtic e Lazio. Questo è molto stimolante».

L’Inter e il pari contro la Slavia Praga è un’ispirazione?

«Per i giornalisti è stata una sorpresa, non per me. Ho sempre detto che lo Slavia è una squadra forte».

Ci sono dei cambi previsti nella squadra?

«Ci sono ancora dei problemi con gli infortuni di Rondon e Vinicius. Ci sono state tante partite e dopo la pausa abbiamo fatto bene contro il Voluntari. Vedremo. Boly laterale? Solo nel caso in cui gli altri quattro non fossero pronti».

La formazione sarà schierata anche in funzione del match contro il FCSB?

«No, io penso solo alla Lazio e alla partita che mi si presenta davanti».

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Cor Sport, Zeman in prima pagina: “Torno solo per un progetto serio”

Non sapremo mai se il nostro articolo contro il Cor Sport abbia spinto la testata a dedicargli la prima pagina. Di sicuro sappiamo che Antonio Giordano è da sempre un suo grande estimatore ed il Boemo merita questa attenzione, queste parole e le prime pagine, non solo del Cor Sport.

Ecco l’intervista integrale del Cor Sport firmata Antonio Giordano

Se non ci siete mai stati, perché giovani o semmai all’epoca distanti, potreste sempre farvi un giro a Zemanlandia: e una volta entrati, c’è da scommetterci, mentre ancora vi stropicciate gli occhi, vorreste non uscire più da quel mondo. L’uomo dei sogni non è mai «invecchiato», perché la Bellezza resta lì, non evapora, non svanisce, non scompare: dal Foggia alla Lazio, dalla Roma al Lecce e poi fino al Pescara, c’è sempre stato almeno un giorno, e non era mai uno soltanto, in cui Zeman vi ha rapiti, lasciandovi contorcere tra tridenti e diagonali offensive, sovrapposizioni e tagli. Un hombre vertical, intramontabile, che sa cosa significhi costruire l’emozione del calcio, il gol.

Si sono scatenati gli attacchi, Zeman… E quindi non ci annoieremo stavolta.

«Ho il sospetto di no, anche se la rosa della Juventus è così enorme da lasciar il sospetto che possa re- stare distante dal resto del cam- pionato. Ma capiremo subito se le principali concorrenti riusciranno a stare incollati ai campioni d’Ita- lia. Io penso che andremo incon- tro ad un torneo più equilibrato e che ci divertiremo».


CoIntanto si segna tanto e lo prendiamo per buono.

«E’ anche la dimostrazione che ci sia un bel po’ di coraggio in più: d’altro canto – ma lo sostengo da sempre – nel calcio vince chi ne fa uno in più. Però va anche aggiun- to, per onor di verità, che di errori individuali dei difensori ce ne sono stati e qualche incertezza arbitrale s’è già registrata».

Ma si segna e la gente si diverte.

«E’ un segnale positivo, dal punto di vista statistico. Le sfide con tanti gol regalano le emozioni che vuo- le la gente».

Si è fatto una scorpacciata di partite.

«E si è avuta anche la conferma che sarà necessario aspettare, per- ché è impossibile ma anche ingiu- sto giocare a mercato aperto. Le trattative si sono chiuse pratica- mente ieri, verrebbe da dire, che hanno smesso mentre le squadre erano ancora in campo, con alcuni organici incompiuti e con qualche calciatore distratto dalle voci».


C’è qualcuna che la incuriosisce di più?

«Mi viene da pensare, ognuna per un motivo diverso, alle solite cin- que-sei: quelle che hanno chiuso nei primi quattro posti della pas- sata stagione, Milan compreso, ma soprattutto alla Lazio».

Due giornate sono poche per capire, ma…

«Ma la Lazio mi sembra quella che stia già avanti rispetto alle altre: ha la consistenza tecnica per continuare, ha cambiato meno e ha immediatamente esibito un bel calcio».

Le panchine girevoli: Juventus, Inter, Milan e Roma, lassù, hanno scelto nuove strade.

«Ed avranno la necessità di aspettare che i nuovi allenatori riescano a trasmettere le proprie filosofie di gioco. Non accadrà rapidamente, non credo che possa succedere».

La Juventus non è ancora di Sarri.

«Ha dovuto smettere di allenare per un periodo più o meno lungo e questo diventa un pregiudizio. Le sue teorie, per attecchire, hanno bisogno della sua presenza, delle sue indicazioni. Nella Juventus di questa fase, non ci sono tracce del Napoli di Sarri: ma era già complicato che si potesse seminare in poche settimane, con la sua assenza è divenuto tutto più difficile».


L’Inter sembra già di Conte.

«Anche a lui va concesso un periodo per riuscire a far capire alla squadra le proprie teorie. Per ora ha solo tolto Icardi».

Con Icardi al Psg chi ci rimette?

«L’Inter rinuncia a un uomo che nelle sue stagioni in nerazzurro ha segnato più di cento gol. Non mi sembrano pochi. Quelli come Icardi sono sempre utili».

E quelli come Lukaku.

«E’ un centravanti fisico, dunque aspettiamo».

Zeman cosa ha visto di nuovo, sinora?

«Una ricerca del palleggio, che però avviene con ritmi e meccanismi non ancora fluidi ma destinati a migliorare. E le difese, per il momento, fanno in tempo a sistemarsi».


Il suo «uomo», pare persino superfluo fare il nome, resta sempre l’italiano più bravo?

«A me sembra di sì, però è chiaro che il giudizio su Insigne vada al di là di queste prime due partite, dove pure ha segnato una doppietta. Poi a Torino si è fatto male e quindi qualcosa ha pagato, perché penso – da quel che leggo – che il problema fisico abbia influito sui suoi quarantacinque minuti. Ma Lorenzo rimane sempre un giocatore importante».


Domandina estiva: chi vince la classifica cannonieri?


«Se Cristiano Ronaldo fa quel che sa, arriva a quaranta gol. Se fa un po’ meno di quel che sa, può avvicinarsi a quella cifra».

E lei quando torna?

«Quando mi chiamano, se mi chiamano e per un progetto che sia serio: fare calcio. Io sono sempre pronto».

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Calciomercato.it, Zeman: “Non vogliono farmi lavorare”

Zdenek Zeman parla in esclusiva a Calciomercato.it. Racconta i suoi punti di vista su Sarri, Totti, Conte, Lazio e Roma. Nel finale manifesta scetticismo sul suo ritorno in panchina.

Mister Zeman, la Juventus ha ingaggiato Sarri. Cosa ne pensa?  

“Dopo tanti di Allegri, dice Zeman ai microfoni di calciomercato.it, credo che la Juventus cerchi qualcosa di diverso e Sarri sono convinto sia l’allenatore giusto”. 

Il club bianconero punta al bel gioco, ma l’imperativo vincere resta primario. Secondo lei riuscirà il nuovo tecnico a coniugare le due cose? 

“Penso di sì, resto convinto che chi gioca meglio abbia più possibilità di vincere Lui ha fatto bene a Napoli e con il Chelsea, credo possa dare qualcosa di diverso sotto il profilo del gioco”. 

L’ex allenatore del Chelsea predilige il gioco offensivo. Qualcuno lo ha accostato a lei. Vede qualche similitudine?

“Sul piano tattico no. Lui fa più possesso palla rispetto a me, io preferisco verticalizzare. Però, anche Sarri, come il sottoscritto, dà un’identità alla squadra e predilige il gioco d’attacco”. 

Con l’arrivo di Conte, l’Inter potrà colmare il gap dalla Juventus?

“Credo che l’Inter sarà la rivale numero uno dei bianconeri”.  

In casa Roma ennesimo cambiamento. E’ arrivato Fonseca. Farà bene?

“Bisogna vedere la campagna acquisti”.

 Sulla proprietà americana si è espresso più volte

“Per me la Roma è una delusione, merita di più. Pallotta ha fatto tutti gli sforzi esclusivamente per costruire lo stadio. Ora vedremo come andrà a finire”. 

Quale effetto le ha fatto l’addio di Totti? 

“A me ha fatto più male il suo addio da giocatore, perchè credo potesse dare ancora qualcosa. Come dirigente non gli hanno fatto fare nulla,  non serviva, se non come rappresentanza. Meglio che sia andato via. Francesco è nato nella Roma e credo dovesse ‘morire’ in questa società, ma non hanno voluto”. 


La sua seconda esperienza sulla panchina giallorossa andò male. Ha qualche rimpianto?

“Sì, non aver potuto disputare la finale di Coppa Italia, visto che l’avevo conquistata io. Mi hanno mandato via prima”. 

Sponda Lazio, confermati Inzaghi e il ds Tare. I biancocelesti possono fare il salto di qualità tanto atteso dai tifosi?

“Credo possa lottare per la Champions League”.

Lei è tifoso della Lazio o della Roma? 

“Mi sono trovato bene sia nella Lazio sia nella Roma di Sensi”.

Il suo cuore però immaginiamo abbia una preferenza…

“Fare qualcosa di buono per la Roma mi ha dato più soddisfazioni”.

Quando rivedremo Zeman su una panchina? 

“Sto aspettando. Io ho il desiderio di lavorare, ma gli altri evidentemente non vogliono”.

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Isport.cz Zeman: “Futuro? Ho delle opzioni. Odio il possesso palla”

Zeman-Isport.cz

Zdenek Zeman ha rilasciato un’intervista al sito ceco Icsport.cz. Il Boemo ha parlato di un suo eventuale incarico nel suo paese natale, dei calciatori cechi in Italia e del calcio italiano. Ecoo di seguito l’intervista integrale.

Il vicepresidente della federazione calcio ceca ha parlato di Zeman – esordisce Isport.cz – come un siciliano, quando è stato accostato all’incarico di insegnante degli allenatori cechi. Sembra un paradosso perché Zeman è un allenatore di fama mondiale che ha allenato Roma e Lazio. Questa intervista dimostra quanto sia adatto all’incarico.

ll Vicepresidente della FOCR non ha parlato bene di lei?

“Non ne so nulla. Probabilmente è meglio (sorride). ”

Come guardi mai il calcio ceco?

“Lo guardo attraverso i risultati. Ultimamente non ho visto partite di nessun club o rappresentanza ceca, quindi non posso valutare di più. ”

Cosa giudichi dai risultati?

“Il calcio ceco non ha ottimi risultati. Nè i club e né le nazionali. Spero che migliorino.”

Ma sicuramente sta guardando i giocatori cechi nel campionato italiano. Come li vede?

“Non sono male. La prima stagione in Italia è stata buona. È strano che ora Barak ad Udine non stia giocando e Krejci abbia spazio nel Bologna perché di solito quando un giocatore arriva in Italia non gioca bene. La lega italiana ha caratteristiche specifiche. Anche Maradona o Platini dovevano prima abituarsi a loro e poi hanno giocato bene “.

E Patrik Schick nella Roma?

“Dovrebbe giocare come attaccante centrale, ma Džeko gioca di più perché è più a suo agio con il gioco dell’allenatore. Ma quando Schick entra gioca bene.”

Ora il più importante in Italia, invece, è Cristiano Ronaldo della Juventus.

“Dopo che la Juventus ha vinto il settimo titolo consecutivo, ha deciso di vincere la Champions League. Ecco perché ha portato Ronaldo. ”

Era necessario?

“Un giocatore non può mai fare un trofeo da solo, decide la squadra. Ma in Juventus fanno di tutto per vincere la Champions League “.

Le piace il calcio contemporaneo?

“Il calcio ha le sue basi che non cambiano. È un gioco. Oggi, tuttavia, si è trasformato in un business. Ma gli sport e gli affari sono lontani. ”

Che cosa dice del fatto che le partite spesso giocano un sacco di passaggi da lato a lato?

“Sono passaggi senza movimento sulla gamba e non in alla ricerca di profondità, è una cosa che odio. Mi piace quando una combinazione di cinque, sei passaggi termina con uno tiro. Non capirò mai il calcio con troppi passaggi anche Guardiola sta giocando più verticale”

Cos’altro non le piace?

“Ho sempre scelto una squadra di giocatori adatta al mio stile di gioco. Ora non è il caso: i giocatori vengono scelti da presidenti e agenti ”

Ha lavorato con molte stelle. Come si è avvicinato a loro?

“Normalmente come tutti gli altri. Non ho mai fatto alcuna differenza. ”

Hai spiegato qualcosa a loro quando non li ha fatti giocare?

“No. I veri giocatori sanno perché non stanno giocando. Non c’è bisogno di spiegarlo. Nessuno vuole tagliare le gambe da solo. L’allenatore costruisce sempre undici giocatori convinti di essere la squadra migliore. ”

Come hai affrontato una possibile violazione della sua idea?

“Caso per caso. Non ho nominato le partite finché non sono migliorate. Lo capiscono perché i giocatori vogliono giocare. ”

Ti manca l’allenamento?

“No odio allenarmi (sorride).”

Cosa fa ora?

“Guardo tutti gli altri sport in TV. Altrimenti, giocherò a golf. O mi siederò su una panchina del parco, perché manca la seduta sulla panchina (scherza). ”

Quindi torna in panchina?

“Ho delle opzioni. Ma devo sentire che posso farlo “.

Prenderesti in considerazione di lavorare nella Repubblica Ceca?

“Ci stavo pensando, ma prima di tutto dovrei conoscere le dinamiche del calcio ceco. Sapere come si fa qui. Non ho una visione d’insieme di cosa sta succedendo nei club cechi “.

Tuttavia, la mentalità ceca non dovrebbe mancarle.

“Sono ancora ceco.”

SALVIO IMPARATO

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RMC Sport, Zeman: “Non c’è una vera anti Juventus” (VIDEO)

RMC Sport-Zeman

Il Boemo Zdenek Zeman è stato intercettato da RMC Sport. Nel corso della lunga chiacchierata, nella trasmissione Maracanà, ha parlato di Juventus, Napoli, Roma e Lazio senza trascurare i suoi pupilli Insigne, Verratti e Immobile. Alla fine dell’intervista i due conduttori hanno ricordato il bellissimo Pescara di Zeman e la sua carriera e il grande spettacolo offerto.

L’audio completo dell’intervista di Zeman a RMC Sport

NAPOLI E INSIGNE

“Insigne è cresciuto. In due anni con me ha fatto più di 20 gol a stagione ma nel Napoli non si è mai ripetuto. Lui però è uno che può arrivare sempre a questi numeri. Con Ancelotti sta facendo bene perché ha più compiti offensivi, anche se per me è più facile per lui giocare esterno che centrale. Milik o Mertens? Preferisco i piccoli, quindi dico Insigne e Mertens, due che sanno giocare bene palla a terra”.

ROMA

“Le dichiarazioni di Sousa? Tutti vogliono venire a Roma, il problema è rimanerci. È una piazza importante anche ora che le cose non stanno andando come si pensava. Il problema per un allenatore è rimanerci tanto tempo sulla panchina della Roma. Il problema della squadra giallorossa è che ogni estate vende i pezzi più importanti. Quando fai così, devi dare tempi ai nuovi di inserirsi. Non è un fatto di qualità, ma di ambientamento al calcio italiano. Pastore è bravo, ma nel 4-3-3 è difficile collocarlo. Se lo metti come mezzo sinistro o mezzo destro a centrocampo fa fatica in fase difensiva. Schick? Non è un attaccante esterno, deve giocare nel mezzo ma lì c’è Dzeko”.

JUVENTUS

“Non c’è una vera rivale della Juventus in Serie A. Inter e Napoli stanno inseguendo, ma come accade da anni alla lunga i bianconeri non avranno problemi. Douglas Costa? mi ha impressionato fin da quando l’ho visto in Germania. Tecnicamente è molto bravo e potrebbe servire Ronaldo meglio di Mandzukic, che però fa un lavoro diverso a tutto campo”.

INTER

“Brozovic come Pjanic? Hanno piedi un po’ diversi, ma il croato sta facendo un buon lavoro. Il Barcelona non sta vivendo un buon momento, senza Messi è un’altra squadra. L’Inter se la potrà giocare, dovrà metterla sul fisico”.

LAZIO E IMMOBILE

“Immobile ha un rendimento diverso nelle due squadre poiché nella Lazio i biancocelesti si appoggiano a Immobile e giocano per lui. L’Italia di Mancini, invece, fa un tipo di calcio diverso. Nelle ultime uscite ho comunque visto una buona Nazionale”.

VERRATTI

“Non siete gli unici a chiedermelo, continuo a dire che da anni è il miglior giocatore di Francia. Qualche infortunio lo ha rallentato, ma è ancora giovane per migliorare.”

FUTURO

“Se bolle qualcosa in pentola? La pentola già l’ho levata e ho anche già mangiato la pasta”.

I podcast di tutto il palinsesto di RMC Sport qui

SALVIO IMPARATO

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Totti: “Con Zeman il rapporto umano più forte”

Totti-Zeman

Francesco Totti alla vigilia del suo compleanno e della presentazione della sua autobiografia, si racconta in una lunga intervista a Repubblica e anticipa qualche passaggio del suo libro.

Cosa fa Totti ora? Si annoia? 

“Ancora no. Le giornate sono quasi come quelle da calciatore. Mi sveglio, porto i figli a scuola, poi vado a Trigoria, sto col mister, la squadra, seguo tutti gli allenamenti. Dopo pranzo torno e mi dedico ai ragazzi”.

Perchè non hai smesso giocando in Asia, in America…?

“Perchè avrei rovinato 25 anni di carriere. Ho sempre detto che avrei indossato un’unica maglia. Sono uno di parola”.

Per averti il Milan era pronto a scucire 300 milioni. E avevi solo 12 anni.

“In quel caso il “No” fu della mia famiglia. Soprattutto di mia madre. È vecchia maniera: apprensiva, possessiva. Papà lavorava fino a tardi. Era sempre lei a starmi dietro. Non voleva che mi allontanassi. Mi voleva tutto per sè”.

Ora il pallone in strada è praticamente proibito. Tu invece hai imparato tanto calciando contro i muri o giocando a “Paperell”. Che roba era?

“Un gioco inventato da noi,. All’entrata della scuola Manzoni c’erano gradini lunghi quasi 50 metri. Uno doveva scenderli percorrendoli tutti in orizzontale mentre altri due cercavano di beccarlo col pallone tirando da una decina di metri. Bell’esercizio di mira”.

Quando ti lasciavano a casa da solo ti fingevi morto sul letto per paura dei ladri…

“Pensavo che a un ragazzino morto un ladro non gl’avrebbe fatto niente”.

Diventato famoso, sei dovuto scappare dal quartiere perchè all’entrata di casa ti rubavano gli zerbini su cui s’era posato il “sacro piede”. Tre in una settimana.

“C’era sempre gente accampata sotto casa o sul pianerottolo. Era diventato impossibile. Non solo per me, ma per tutto il palazzo”.

In Curva Sud hai smesso di andarci a 14 anni.

“Dopo un Roma-Napoli ci furono scontri. Scappai. Quando sono tornato per recuperare il motorino era disintegrato. Con i capi della curva? Da tifoso non avevo grandi rapporti con loro. Li ho conosciuti da giocatore: qualcuno ha parecchi casini alle spalle. Altri no, o di meno. C’è di tutto”.

Il fallaccio assassino l’hai fatto a Balotelli. Finale di Coppa Italia

“Sì, ma quello arrivò dopo un crescendo. Erano anni che lui provocava, insultava me, i romani. Un continuo. Alla fine la cosa è esplosa. Fu un fallo orrendo. Proprio per fargli male. Ma dopo, stranamente, i giocatori dell’Inter non mi assalirono. Mentre uscivo dal campo per l’espulsione, Maicon mi diede addirittura il cinque. La sensazione era che anche tra i suoi compagni interisti Balotelli creasse qualche irritazione”.

Dici: “Mario è forte, ma non gli hanno mai insegnato l’educazione sportiva”.

“È il suo carattere e sarà difficile cambiarlo, anche se adesso è un po’ migliorato. Mancini ha fatto bene a riprenderlo in Nazionale, il talento c’è. Poi però tutto dipende dalla testa”.

Anche Cassano è un bel caratterino. Ma tra voi è stata amicizia vera, venne anche ad abitare con te e famiglia.

“C’è rimasto quasi quattro mesi. Faceva dei regali incredibili a mia madre… Anelli, bracciali da 5-6 mila euro. Manco fosse la moglie. Se mi vedeva a cena con amici al ristorante pagava non solo per me ma per tutti. Non lo faceva per comprare il mio affetto, ma perchè è fatto così. Adesso spende di meno perchè sennò la moglie je mena. Ma quand’era single era incredibile. Perchè litigammo? Gli era sparito l’assegno dello stipendio e s’era messo in testa che a rubarglielo fosse stata la nostra domestica. Per lei avremmo messo la mano sul fuoco e poi era incassabile solo da lui. Se ne andò. Qualche giorno dopo l’assegno fu ritrovato sotto il sedile della sua macchina. È il calciatore più forte con cui abbia giocato”.

Una leggenda narra che alla Roma sbarravi la strada all’acquisto di campioni che potessero farti ombra.

“Discorsi da bar. Se i campioni non arrivavano era per limiti di budget, mica per scelta mia. Io ho sempre voluto vincere, e non veder vincere”.

Allenatori. Qual è quello con cui si è creato il rapporto umano più forte?

“Zeman. Sembra un tipo ombroso, ma appena lo conosci te ce diverti da morì. Certo per capirlo quando parla ci vuole un po’… Quando fa un discorso ogni tanto te c’addormenti. Capello? Quando parli con lui hai sempre torto. Sa tanto ma l’ultima parola deve sempre essere la sua. Se passa un piccione e lui dice che è un gabbiano ti dimostrerà che è un gabbiano. Le ragazze in ritiro? Le cercava negli armadi, nella doccia, pure sotto al letto”.

Torniamo allo scudetto. Durante i festeggiamenti sei stato costretto a rifugiarti in un convento sull’Aventino.

“Ero a cena con parenti e amici in un ristorante quando cominciamo a sentire un boato di folla. S’era sparsa la voce che ero lì. A un certo punto mi affaccio: di sotto cinquemila persone bloccavano le strade. Volevano entrare. Il proprietario mi dice: non c’p una seconda uscita, l’unica è scavalcare l’inferriata e scappare da su, dalla parte del convento. Con tre o quattro amici c’arrampichiamo sulla scarpata nel buio tra le piante. Appena salta la recinzione mi dico: se qui c’è qualche cane da guarda ce se sbrana. Invece arriva un frate. Mi illumina la faccia: “Ma tu sei Totti”. Prima di farci uscire m’ha chiesto l’autografo”.

Con il Real avresti vinto di più, ti sei mai pentito di quel no?

“No, ma decidere fu durissimo. Rimasi anche per Ilary. Stavamo insieme da poco e a me non piacciono i rapporti a distanza. Prima o poi finiscono sempre”.

Da giocatore quando hai rosicato di più?

“Quando prendemmo un gol all’ultimo dallo Slavia Praga e non andammo in semifinale Uefa. Poi qualche derby e la finale dell’Europeo persa con la Francia. In quell’Europeo avevo davvero scommesso con Maldini, Nesta, Di Biagio che se fosse finita ai rigori la semifinale avrei fatto il cucchiaio. Mi sfottevano: parli così in allenamento, in partita è diverso. Ma il giorno dopo, quando andando verso il dischetto dissi che avrei mantenuto la parola, mi scongiuravano di ripensarci: Sei scemo? Guarda che se lo sbagli c’ammazzano!”.

È vero che da piccolo incollavi le figurine dei laziali al contrario?

“A testa in giù. Uniche di tutto l’album”.

San Siro…

“È il mio secondo stadio preferito. Ti fischiano ma c’è rispetto. Quando negli anni dei Maldini o dei Kakà partivamo per Milano ci facevamo il segno della croce: quanti ce ne fanno stavolta? Tre? Quattro? Cinque? Oggi gli equilibri sono un po’ cambiati”.

Quando hai capito che era arrivato il momento di staccare?

“Non è stato un mio pensiero, ma una cosa voluta dalla società. È l’unica ombra che s’è creata tra me e la Roma. Perchè un conto è decidere con la propria testa e un altro farsi mettere i paletti da altri. Certo, mi rendo conto che finché stai lì non vorresti mai smettere. Ma non pretendevo di continuare 60-70 partite all’anno. Volevo solo restare a disposizione. Spalletti? È quello che ha spinto di più. Con la società erano una cosa sola”.

Ora il tuo lavoro è quello di mediatore tra il mister e lo spogliatoio.

“Sì. I giocatori sono bestie, sono bastardi, ma mi portano rispetto. Io ero come loro, li conosco bene, conosco il loro linguaggio segreto fatto di occhiate, mezze parole. E cerco di rendermi utile. Nello spogliatoio adesso si parla quasi solo inglese. Se non lo sai non capisci un cazzo. E si fa meno gruppo. In ritiro ognuno si isola in camera sua col telefonino… a navigare a mandare messaggi”.

Che voto dai alla tua carriere?

Nove e mezzo. Se avessi vinto la Champions, dieci”.

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Marcolin: “Zeman ha cambiato molti giocatori”

Marcolin-Zeman

Dario Marcolin, ex Lazio e ora opinionista di DAZN, ha parlato a Radio Incontro Olympia a margine di Juventus-Lazio e dopo la sconfitta dei biancocelesti contro il Napoli di Ancelotti. Nel corso dell’intervista ha parlato delle difficoltà della Lazio attuale, di Zeman e di molto altro.

ZEMAN E AMARCORD

Zeman ha cambiato molti giocatori – racconta Marcolin – il suo contributo è stato molto importante. Boksic amava più la profondità, Gigi era più di manovra. Per Zeman il centravanti doveva venire incontro e gli esterni dovevano andare alle spalle dell’attaccante per il taglio. Con questi movimenti venivano fuori i migliori gol della Lazio di Zeman. Quando non giocava Signori era Boksic a mettersi a sinistra con Casiraghi centrale. Salas – continua Marcolin – Aveva una capacità di esecuzione e velocità incredibile. Poi quell’esultanza, si tatuò anche l’immagine del suo inchino sul polpaccio. Casiraghi? Al di là del colpo di testa, si muoveva in campo molto bene.

MERCATO LAZIO

“Se Inzaghi contro il Napoli ha deciso di non mettere subito in campo i nuovi acquisti è perché ha scelto di affidarsi alla vecchia guardia. Durmisi non conosce Callejon, è ovvio che il mister biancoceleste abbia deciso di puntare su Caceres, ma questa non va interpretata come una bocciatura. Magari contro una squadra meno forte avremmo visto Durmisi. Una partita può essere forse un indizio, cinque o sei partite magari diventano una prova. Ricordiamoci che il Napoli ha fatto 91 punti lo scorso anno e contro la Lazio erano gli stessi giocatori eccetto il portiere”.

DIFESA AD UOMO O A ZONA

“Il difetto di molti difensori è quello di guardare la palla e non l’uomo che si inserisce. Spesso si marca a zona, ma più ti avvicini alla porta e più devi marcare l’uomo. A zona devi metterti quando non hai i centimetri. Ma se hai difensori come quelli della Lazio, a quel punto la soluzione migliore è mettersi a uomo. Devi guardare le caratteristiche dei giocatori per marcare a zona”

JUVE-LAZIO

“Se sei troppo rinunciatario prima o poi il gol te lo fanno. Allo Stadium vinci facendo la partita che la Lazio ha fatto lo scorso anno, ma non deve sbagliare nulla. E poi la tradizione contro la Juve a Torino è positiva, ricordo la vittoria in Supercoppa con Conceiçao. Ora ovviamente le due squadre sono differenti, questa Juve è stratosferica ma deve ancora dimostrarlo. Inzaghi dovrà impostare una squadra su misura della Juventus ed essere veloce nelle ripartenze. Contro il Chievo ho visto una squadra molto lineare che ha vinto la partita anche grazie ai cambi. Con tutto il materiale a disposizione non credo che Allegri possa incartarsi. La sua forza è la gestione dei campioni, sa motivarli al punto giusto e quando entrano danno sempre il massimo”

CAMBIO MODULO

“Credo che in cuor suo Simone voglia rimanere con la difesa a tre. Magari con Leiva e Badelj in mediana può aprire degli scenari diversi a centrocampo facendo un 3-4-2-1, con Milinkovic-Savic e Luis Alberto dietro a Immobile. Ma sarà un esperimento che eventualmente farà quando la squadra sarà più ricettiva e non prima di affrontare Napoli o Juventus. Ora devi essere più pratico possibile. Milinkovic centravanti? Più no che sì. Lui è bravo quando guarda la porta, se fai il centravanti devi imparare a giocare spalle alla porta. E’ un’altra cosa, cambia completamente la prospettiva. Non facciamoci ingannare dalla stazza fisica del giocatore”.

SALVIO IMPARATO

 

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Ag. Immobile: Zeman è stato per lui un qualcosa in più, come lo è oggi per Pettinari

Grande inizio di stagione per Ciro Immobile, la Lazio se lo gode e il suo procuratore Marco Sommella, attraverso TMW Radio, parla del momento magico dell’ex attaccante del Pescara di Zeman

“Per Ciro conta tantissimo l’ambiente, la fiducia che gli hanno dato dal primo giorno al suo arrivo ad Auronzo. Lui sta ripagando la fiducia con grandi prestazioni che ci stanno abituando anche troppo bene, speriamo continui così e che si comprendano poi i momenti di pausa. Nella scelta di Roma c’era l’obiettivo di tornare a sentire l’affetto di una piazza importante. Dal presidente al magazziniere, è un ragazzo che gioca per dare tutto. Quello che fa piacere è che l’uomo prima del giocatore ha conquistato la piazza, diventando uno degli emblemi di questa squadra. Un ragazzo che fa tesoro degli errori passati, ha i piedi per terra e si impegna tutti i giorni. Futuro? Sta benissimo a Roma, il mercato non è tra una settimana, è prematuro affrontare qualsiasi argomento. Il Napoli? Non mi ha mai chiamato nessuno negli ultimi tempi. Zeman per lui è stato qualcosa in più, così come lo è oggi per Pettinari. I giovani con lui trovano sempre beneficio, soprattutto gli attaccanti. È cresciuto nella Juventus, magari qualche rimpianto c’è. Ma ognuno fa le sue scelte, è andata male al Dortmund, magari parlavamo di altro. Oggi si sta togliendo tante soddisfazioni con la Lazio e con la Nazionale, poi sul futuro vedremo”.

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