Liverani: “Le parole di Zeman fanno effetto, è la storia del calcio italiano”

“Il Lecce di Liverani è l’unica squadra che in Serie A prova a giocarsela anche contro le grandi. Vedremo se si salverà”, aveva detto Zeman a proposito dei giallorossi dell’ex Perugia.

Ecco la replica di Liverani a Zeman

“Mi ha fatto piacere leggere le sue considerazioni. Zeman è un allenatore che ha fatto la storia del calcio italiano, è una persona di grandissimo spessore. Lo si può amare o odiare, calcisticamente parlando, ma resta il fatto che ha proposto un’idea di gioco e lanciato grandissimi campioni. Per questo certe parole, dette da uno come lui, fanno un bell’effetto. Vedremo poi se riusciremo a centrare la salvezza, per noi sarebbe come vincere uno scudetto”

PREMIO SCOPIGNO

“È un riconoscimento a cui tengo molto. Mi ha fatto molto piacere essere preso in considerazione, perché viene assegnato da colleghi e addetti a lavori. E soprattutto, gratifica il lavoro svolto nella scorsa stagione”.

MILAN E JUVENTUS

“Affronteremo squadre costruite per altri obiettivi, ma questo non vuol dire che ci rassegneremo al ruolo di vittime sacrificali. Cercheremo di mettere in difficoltà tutti, abbiamo intrapreso un percorso e non possiamo snaturarci. Ricordo che anche nella scorsa stagione in questo periodo avevamo qualche difficoltà, poi con il passare delle settimane c’è stata una crescita costante. Possiamo ripeterci anche in questo campionato”.

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Sarri alla Zeman, il gol di Higuain uno schema provato in allenamento senza avversario (VIDEO)

Sarri porta gli schemi 11 vs 0 cari a Zeman, in quanto marchio di fabbrica Zemanlandia, in casa Juventus.

Il gol di Higuain provato senza avversario

Il secondo gol dei bianconeri firmato Higuain, come dimostra il video in allegato, è frutto della costante ripetizione di schemi senza avversario imposta da Sarri anche in casa Juventus. Portare questa tipologia e filosofia di lavoro, nella patria del “Vincere è l’unica cosa che conta” è la notizia, è il vero passo verso il cambiamento del calcio italiano e dei più incrollabili vertici bianconeri.

Non la chiamiamo rivoluzione perché quella è stata fatta di chi ha portato questa tipologia di lavoro in Italia, che è oggi diventata teoria nei testi di Coverciano. Parliamo di Zdenek Zeman. Il Boemo è stato il primo a portare questa filosofia collettiva della ripetizione, di schemi e movimenti 11 vs 0, in modo ossessivo tanto da imprimersi nella memoria dei calciatori. Schemi ideati e ispirati dalla pallamano e l’hockey sul ghiaccio adattati al calcio, eseguiti il più velocemente possibile.

Azione spettacolare del Pescara di Zeman, frutto degli schemi 11 vs 0

“Talvolta i perdenti hanno insegnato più dei vincenti”

Recitava Zeman e come dargli torto, specialmente se citiamo l’Olanda dei 70, Lobanovski e l’Ungheria di Puskas. Zeman poi non ha manco vinto così poco come dicono durante la sua continua innovazione, a parte i campionati di B e lo spettacolo offerto ci piace ricordare la più grande impresa in una nazione rigidamente difensivista. Il suo Lecce 2004/2005 unica squadra a salvarsi in A con la peggior difesa e il secondo miglior attacco dopo la Juventus campione d’Italia… Un MIRACOLO.

SARRI, ANCELOTTI E IL NAPOLI

Questo tipo di lavoro ha permesso a Sarri di esaltare al massimo il Napoli. Il collettivo ha esaltato i singoli e non il contrario. Agli azzurri manca questo tipo di lavoro e non l’allenatore, inutile creare fazioni e divisioni che oggi fanno comodo solo a tifosi e stampa. Sarri oggi è quello che ricorda a tutti quello che molti hanno ignorato. E cioè quanto sia fondamentale un certo lavoro di campo per ridurre il gap con gli avversari e addirittura per migliorare campioni già affermati. Si raccontano Sarri e Zeman erroneamente come integralisti, come Ancelotti credono nelle loro idee, solo che le idee di Carletto sono più adatte a rose di livello più alto, sarebbe saggio tornare a questi sistemi più che al sistema di gioco, se il modulo non lo si allena, da solo può far ben poco.

Salvio Imparato

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Vucinic: “Impossibile dimenticare Zeman”

Vucinic-Zeman-Lecce-Roma

Mirko Vucinic, ex attaccante dell’AS Roma e del Lecce 2004/05 targato Zeman, ha parlato in diretta ai microfoni di Te la do io Tokyo, trasmissione radiofonica di Mario Corsi, in onda tutti i giorni sui 101.500 di Centro Suono Sport dalle 10 alle 14.


Come sta vedendo la Roma?

Ha perso ultima partita – esordisce Vucinic – quindi non molto bene. Ora c’è il Lecce che è un’altra squadra che mi ha dato tanto quindi non mi sbilancio. Io punto molto su Dzeko, è un giocatore in grado di fare la differenza.

La Roma può raggiungere l’obiettivo quarto posto?

Me lo auguro. La rosa c’è, quindi lo spero.

Lei è stato allenato da Conte, cosa ci può dire di questo allenatore?

La sua forza è che si fa seguire dalla squadra – ammette Vucinic – e vede le cose prima degli altri.

Si è assottigliata la distanza tra la Juventus e le altre? Vincerà ancora lo scudetto?

La Juventus è forte e ha un organico ampio, però quest’anno c’è un Inter dove si vede la mano di Conte. Però i bianconeri restano la rosa più forte in Serie A, quindi vedremo.

Pronto a tornare a giocare con Francesco?

Si, qualche partita giusto per incontrare vecchi amici. Colgo l’occasione per fare gli auguri a Francesco visto che oggi è il compleanno.

La Roma senza Totti e De Rossi le fa qualche effetto?

Sicuramente, ho fatto molti anni con loro e mi fa strano. Secondo me senza De Rossi quest’anno ha perso molto anche la Serie A, Daniele avrebbe potuto dare ancora tanto al calcio italiano.

Fa ancora male lo scudetto sfuggito all’ultimo? Com’era il rapporto Totti-Spalletti quando c’era lei?

Ottimo, erano amici. Poi non so cosa sia successo dopo. Per lo scudetto dico sempre che siamo stati sfortunati a incontrare quell’Inter lì, secondo me era anche più forte dell’attuale Juventus. L’Inter che abbiamo affrontato noi è quella che ha vinto il triplete, vedete un po’.

Il famoso litigio con Perrotta nello spogliatoio tra primo e secondo tempo di Roma- Samp?

Cose di campo, sono finite lì.

Cosa non è andato invece in quel Roma-Sampdoria?

Ah, non lo so. Ricordo solo che c’era Storari in porta che ha parato tutto.

Lei è stato allenato da Zeman, cosa si ricorda del boemo?

È impossibile dimenticarsi di lui, sia per la fatica durante gli allenamenti che per la simpatia. Non sembra ma il mister è simpaticissimo.

Il gol più bello con la maglia della Roma?

Quello con lo Sporting in cui ho fatto dei dribbling e poi ho segnato da quasi fondocampo.

Com’è andato il trasferimento alla Juventus quell’estate?

Sabatini voleva trattenermi ma io avevo necessità di cambiare per cose che erano accadute prima.


Il Lecce si salva?

Il Lecce gioca bene – chiude Vucinic – io spero e mi auguro che si salvi.

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Rullo cita Zeman: “Attaccare non vuol dire non difendere”

Erminio Rullo terzino ex Lecce e Napoli, parla a Calciolecce.it dell’imminente sfida tra i salentini e gli azzurri, reduci dalla stupenda vittoria contro il Liverpool. Immancabile un passaggio su Zeman.

Lecce-Napoli non è un testa-coda ma quasi. E’ una gara dall’esito già scritto?

“E’ scontato dire che ci sia grande differenza di organico e qualità tra le due squadre – afferma Rullo – ma sappiamo bene che nel calcio nulla è scritto. In più ci sono diversi fattori che potrebbero contribuire a sovvertire i pronostici, che vedono giustamente favorito il Napoli. Gli azzurri vengono da una gara straordinaria e al contempo dispendiosa con il Liverpool. Ancelotti l’ha detto subito: senza la giusta concentrazione rischieranno grosso al Lecce. E i giallorossi, lo abbiamo visto con il Torino, sono una squadra che, se gioca come sa, può mette in difficoltà chiunque”.

Un giudizio sull’avvio di campionato del Lecce?

“La vittoria di lunedì permette di vedere con positività a questi primi scampoli di campionato. Non tanto la gara con l’Inter, quanto quella sul Verona avevano deluso un po’ le attese. Con i veneti i giallorossi non si erano espressi al proprio massimo. Cosa che è invece avvenuta alla grande sul campo di una squadra molto forte come il Torino. Questa vittoria deve dare il giusto entusiasmo e le consapevolezze circa le proprie possibilità. Sarà un campionato complicato, anche perché a livello di qualità della rosa i giallorossi pagano con tutti tolte 3-4 squadre. Continuando nel giusto modo, però, il Lecce potrà fare bene in questa Serie A“.

Liverani pretende molto dai suoi terzini, soprattutto in chiave offensiva. Tu, che con Zeman ti sei espresso al top, ne puoi sapere qualcosa. E’ la giusta filosofia per una squadra che deve salvarsi?

“Molti – confessa Rullo – pensano erroneamente che avere una mentalità offensiva voglia dire non difendersi o farlo male. Non c’è nulla di più sbagliato. Con un gioco meno attendista di quello che magari fanno tante squadre, soprattutto le neo promosse o i club d bassa classifica, si può anzi chiudere meglio gli attacchi avversari. Questo perché non ci si difende bassi consentendo l’altrui avanzata, ma si attacca subito e con grande intensità l’attaccante avversario. Così facendo un terzino può guadagnarci anche in fase difensiva, e non solo facendo bene in avanti come fatto ad esempio da Calderoni a Torino”.

E’ giusto dire che quel 2004/2005 è stato il miglior anno della tua carriera?

“E’ stato un anno fantastico, in cui ci siamo divertiti molto ed abbiamo divertito la gente. Il Lecce era sulla bocca di tutti perché era una squadra vivace, spettacolare, che metteva in difficoltà chiunque, anche le big. E vinceva spesso, segnando tanto e facendo sognare i tifosi. Da quella stagione potevamo raccogliere più che una salvezza tutto sommato tranquilla. Peccato per un girone di ritorno in cui siamo un po’ calati e abbiamo lasciato tantissimi punti per strada. Ma è stato un anno stupendo“.

Qual è, invece, il più bel ricordo che ti lega al Napoli?

“Arrivai in azzurro dal Lecce, in una piazza carica di entusiasmi ritrovati dopo anni difficili e fresca di promozione dalla C. C’era subito una gran fame di Serie A e la promozione arrivò subito. E’ stato come vincere uno Scudetto, vi lascio immaginare che gioia ci fosse in città”.

Domenica avrai il cuore diviso a metà. Per chi farai il tifo?

“Per il Lecce, senza dubbio. Questa è casa mia, sono legatissimo alla piazza e ai tifosi, ed in più i giallorossi hanno bisogno di punti che sarebbero preziosissimi in chiave salvezza. Spero possano realizzare un’impresa e proseguire nel modo giusto lungo la strada per la permanenza in Serie A”.

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Caccavallo, Zeman: “Mi ha insegnato molto, anche a livello e caratteriale”

Caccavallo-Zeman

Beppe Caccavallo oggi in forza alla Carrarese di Silvio Baldini, ha parlato del momento positivo personale e della squadra ricordando il suo maestro Zdenek Zeman.

Alla stessa stregua della coppia gol del Paris Saint Germain, MBappe’– Neymar con 21 gol (11 più 10) all’attivo.

Perfino un pochino meglio di Messi-Suarez del Barcellona 18 gol (9-9).

Fra gli attacchi “boom “d’Europa salgono, d’imperio, i due azzurri Francesco Tavano e Giuseppe Caccavallo. La coppia di provincia che sfida i grandi campioni, talvolta facendo perfino meglio. Un duo micidiale, Tavano e Caccavallo. Il primo è stato ribattezzato “un marziano in serie C” per le giocate e le reti spettacolari che hanno conquistato i tifosi di Carrara. Il secondo per i tifosi azzurri è diventato, d’imperio, non un nomignolo ma una frase completa “Caccavallo salta la ramata” per quel modo di esultare, aggrappato alla rete degli spalti a torso nudo, che lo hanno fatto diventare uno degli idoli indiscussi dei supporter.

La “ramata” – quella della gradinata – Beppe Caccavallo l’ha saltata anche domenica scorsa allo stadio dei Marmi: con il Pisa ha segnato una doppietta e ha disatteso il monito di mister Silvio Baldini, togliendosi la maglietta.

Il mister cosa le ha detto? 

Come al solito è stato molto diretto: se per quella cosa della maglietta ti squalificano sappi che la prossima volta non ti faccio giocare io!

Ma intanto la sua esultanza fa impazzire i tifosi. 
Qui a Carrara c’è un pubblico speciale, io sono venuto per rilanciarmi dopo un anno e mezzo di infortuni. Sono venuto per Silvio Baldini perché è un allenatore che insegna il calcio. Io avevo bisogno proprio di questo.

Come sono i rapporti con Baldini? 

All’inizio non giocavo, perché il mister ha il suo tipo di gioco e io mi trovo bene a destra. Ma non è mai stato un problema: adesso ho trovato il mio spazio. Da sempre i rapporti con il mister sono stati ottimi, perché è una persona vera proprio di quelle che piacciono a me. Se ti deve rimproverare non guarda in faccia a nessuno e non fa giri di parole. A me, che sono napoletano, non poteva andare meglio. Siamo due persone dirette e questo ci ha consentito di avere un ottimo rapporto.

 

Ma qual’è il segreto di questa Carrarese? 

Quello che funziona davvero è la cura del mister. Ma non solo per la mensa e l’alimentazione. È molto di più. Noi giochiamo a memoria e si vede, questo riesce davvero a fare la differenza.

 

E dal punto di vista dello spogliatoio? 

Baldini ci tratta come dei figli, come figli che possono essere anche rimproverati, ma sempre come figli. Sta allo stadio dalla mattina alla sera, il primo a fare sacrifici è proprio lui.

Qual’è un altro allenatore che ricorda della sua carriera? 

Senza alcun dubbio Zeman. Mi disse: se firmo con il Lecce ti porto con me e mi fece esordire in prima squadra a 18 anni contro lo Spezia. Segnai il mio primo gol. Zeman era uno di quegli allenatori che insegnano il calcio, proprio come Baldini. Ricordo che mi faceva fermare ogni giorno, dopo gli allenamenti, per farmi provare i tiri, per farmi riprovare le giocate. Mi ha insegnato molto, anche dal punto di vista caratteriale.

Adesso che effetto le fa vedersi fra i migliori attacchi d’Europa? 

Mi fa un bellissimo effetto visto che io impazzisco per il Barcellona e essere meglio, insieme a Tavano, della coppia Messi-Suarez devo dire che è una sensazione grandiosa.

Dove vuole arrivare la squadra azzurra? 

Io non ho dubbi, quoto mister Baldini. La Cararrese ha davvero la possibilità di fare un bellissimo campionato. Abbiamo trovato l’alchimia, abbiamo la forza del gruppo dalla nostra parte e quella di avere un allenatore che fa davvero da collante. Baldini è uno che non guarda in faccia nessuno, l’ho già detto, ma non solo quando si tratta di rimproverare qualcuno, ma anche quando deve scegliere chi far giocare. Gioca chi sta meglio, chi è più in forma e, prima della partita, come nello spogliatoio, siamo davvero tutti uguali.

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