Gasperini e la lezione della filosofia Zeman (VIDEO)


Gasperini:“Spero che una donna rivoluzioni il calcio come Zeman e Sacchi”

Se esiste questa testata non è solo per i meriti del bel calcio di cui Zeman ci ha fatto innamorare. Esiste anche per il demerito della stampa italiana, per come è solita raccontare gli allenatori che perseguono una filosofia all’antitesi del difensivismo. Zeman, Sarri e Gasperini elogiati quando non si può fare altro, ma attesi al varco impazientemente alle prime sconfitte, appena le cose sembrano non andare.

Sembrano appunto, perché Gasperini ci ricorda la lezione di Zeman, quella in cui cercando di fare quello su cui stai lavorando, anche nella sconfitta ti sta insegnando qualcosa. Bisogna credere nelle proprie idee e provarle anche a livelli più alti. Nonostante le sconfitte di Champions, Gasperini non è arretrato di un centimetro, sapeva benissimo che pur funzionando in Serie A, la sua filosofia in Champions andava migliorata. Dettagli, intensità e mentalità andavano portati ad uno step superiore. Il cosiddetto salto di categoria. Ed ecco che il primo punto storico, dell’Atalanta in Champions League arriva contro il Manchester City devastante di Pep Guardiola.

Le parole di Gasperini dopo il 5-1 di Manchester

Se l’Italia pallonara ha sempre guardato con scetticismo la rivoluzione della filosofia Zeman, ignorando la sua validità attraverso le epoche (Foggia anni 90’, Lecce 2004/05 unica squadra italiana in A a salvarsi con la peggior difesa e il Pescara 2011/12 che vinse il campionato con il suo calcio definito vecchio) ora non può più ignorarne l’eredità. Gasperini dopo la aver perso a Manchester 5-1 giocando bene, ha ribadito un concetto forte e chiaro. Un qualsiasi allenatore italiano avrebbe cambiato moduli e atteggiamento tattico, lui invece ha puntato sulla maggiore convinzione nelle proprie idee. Risultato? Un bel 7-1 immediatamente dopo contro l’Udinese, un 2-2 a Napoli e un pareggio storico a San Siro contro Pep Guardiola. Una lezione per tutti i tecnici, per le società e anche per un certo tipo di stampa, che addirittura si è permessa di accostare Gasperini a Zeman in accezione negativa per i gol subiti… Studiate gente studiate.

La lezione zemaniana di Gasperini tutta da ascoltare dopo la sconfitta di Manchester ai danni della sua Atalanta….

Geplaatst door GruppoZeman.com op Maandag 28 oktober 2019

SALVIO IMPARATO

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Liverpool-City 0-0: Vince la cura dei dettagli.

Liverpool-City-Guardiole-Klopp

Liverpool-Manchester City è stata una battaglia tattica. La squadra di Klopp e quella di Guardiola hanno dato vita ad un match atipico dal punto di vista dello spettacolo. L’ultima partita prima della pausa della Nations League si è giocata sul filo dei nervi. I due allenatori si sono dati battaglia sul piano tattico. E alla fine hanno prevalso la cura dei dettagli e la concentrazione nel disinnescare i punti di forza legati alla qualità offensiva.

Le due squadre sono arrivate all’ultimo appuntamento (Liverpool-City) di questo intensissimo periodo a pari punti in classifica, con lo scenario di un possibile primo posto in solitaria in caso di vittoria Il Liverpool di Klopp ha mostrato però nelle ultime uscite segnali di stanchezza, sia mentale che fisica. I Reds hanno allungato la rosa nella sessione estiva di mercato, ma il pensiero di dover affrontare, nel giro di dieci giorni, due volte il Chelsea, il Napoli e il Manchester City non ha certamente facilitato valutazioni in questo senso. Fatta eccezione, in parte, per la partita di Carabao Cup decisa dal capolavoro di Hazard, in campo sono scesi praticamente sempre gli stessi calciatori. E il calo di brillantezza e di lucidità può per questo essere definito fisiologico.

NAPOLI-LIVERPOOL

La partita di Champions al San Paolo contro il Napoli ha restituito in primis l’immagine del capolavoro tattico di Carlo Ancelotti. Ma ha anche mostrato un Liverpool decisamente spento per gli standard a cui siamo stati abituati, con gli zero tiri nello specchio che hanno fatto più di una notizia. Impegni così probanti e così ravvicinati hanno inevitabilmente messo a dura prova innanzitutto la possibilità di far rifiatare qualche elemento di rilievo. Poi, come conseguenza diretta, la capacità di correre e far correre il pallone più e meglio degli avversari. E nonostante queste evidenti difficoltà, i Reds hanno ceduto al Napoli solamente al 90′. Hanno condiviso un punto proprio ieri con il City, e avrebbero certamente meritato qualcosa in più allo Stamford Bridge. Da cui è comunque uscito con un punto.

IL PERCORSO DEL CITY

Il Manchester City, invece, è arrivato ad Anfield dopo aver superato, con più di un brivido dopo la sconfitta interna alla prima col Lione, l’Hoffenheim di Nagelsmann in Champions. La squadra di Guardiola non ha dovuto fronteggiare avversari particolarmente temibili in campionato, escluso un Arsenal non ancora rodato alla prima giornata. Calendario molto diverso rispetto a quello del Liverpool, che oltre ai dieci giorni infernali già citati, ha raggiunto i 20 punti in classifica affrontando già il Tottenham a Wembley, il Chelsea allo Stamford Bridge, e il City appunto ieri. Vincendo la prima e pareggiando le altre due.

LiVERPOOL-CITY, LA PARTITA

I 90 minuti di ieri sono stati produttivi per gli appassionati di tattica. Sulla carta abbiamo giustamente sottolineato come lo 0-0 possa definirsi risultato atipico. Cosa difficile da mettere in dubbio. Ma il momento particolare di forma degli uomini di Klopp e la particolare attenzione con cui Guardiola avrebbe approcciato a questo tipo di partita e allo scontro con l’allenatore tedesco, dopo le ultime non confortanti uscite e lo score a sfavore, qualche indizio avrebbero potuto fornircelo.

Sono scesi in campo praticamente i due 11 tipo. Unica novità nel Liverpool in difesa, con Joe Gomez dirottato sulla destra al posto di Alexander Arnold, e Lovren, il migliore in campo, al centro della difesa. Nelle file del City, con De Bruyne sempre fuori e Gundogan indisponibile, spazio a Mahrez esterno alto a destra, con David Silva e Fernandinho mediani.
Liverpool (4-3-3): Alisson; Gomez, Lovren, Van Dijk, Robertson; Henderson, Milner, Wijnaldum, Salah, Firmino, Manè.
Manchester City (4-2-3-1): Ederson; Walker, Stones, Laporte, Mendy; D. Silva, Fernandindo, Mahrez, B. Silva, Sterling; Aguero.

L’avvio di partita ai soliti devastanti ritmi da parte del Liverpool ha dato la sensazione di rievocare parzialmente le ultime uscite ad Anfield tra queste due squadre. Pressing asfissiante, recupero delle seconde palle e verticalità immediata: le armi che hanno da sempre messo in difficoltà anche un signore della tattica come Guardiola. Ma questa volta il piano gara dello spagnolo è emerso con più convinzione e chiarezza. L’occupazione degli spazi da parte dei suoi calciatori è stata esemplare. Una volta assorbita senza sbavature la forza propulsiva iniziale dei Reds, il Manchester City è riuscito a prendere controllo del pallone con maggiore continuità, e a impedire al trio offensivo dei Reds di essere pericoloso con le solite combinazioni. Laporte, in particolar modo, decisamente sugli scudi e perfetto in tutte le situazioni e nelle letture.

La notizia decisamente positiva in chiave Liverpool però, a dispetto delle stagioni precedenti, è legata proprio alla trovata compattezza verticale della squadra, oltre alla solidità difensiva data dalla guida di un colosso come Van Dijk. Questo è il primo aspetto che ha permesso ai Reds di uscire indenni e di far sue partite che, con la stanchezza e la sterilità dell’ultimo periodo, in passato probabilmente avrebbe perso.

Le rette delle due squadre si sono intersecate e hanno finito per annullarsi a vicenda, oscurando le fluide connessioni tra i giocatori e quindi l’alto indice di pericolosità offensiva. Soprattutto nella ripresa, la squadra che ha dato la sensazione di poter avere la meglio è stata quella di Guardiola. I Citizens hanno avuto un controllo maggiore della gara, e con il calo di intensità del Liverpool, hanno iniziato ad uscire con continuità e in maniera pulita costruendo da dietro.

La chiave tattica, in ottica futura, potrebbe forse essere questa. Superare il primo pressing dei Reds. Alzare leggermente il terzino sinistro, asimmetrico rispetto al destro. Cambiare gioco proprio sul lato mancino mandando in fumo il collasso degli uomini di Klopp sul lato palla. Aprirsi il campo colpendo il Liverpool a palla scoperta. La strategia di Guardiola, con Mendy, ha dato la sensazione di aver preso spunto da quella vittoriosa di Ancelotti con Mario Rui.

Il paradosso della prestazione difensiva del Liverpool è arrivato dall’ottima partita di Lovren. Il croato è stato probabilmente il migliore in campo, con 8 duelli vinti, 5 tackles e l’87% di precisione dei passaggi. L’immagine che ogni volta restituisce è quella di un difensore centrale sulla carta completo, ma sempre troppo umorale e istintivo per poter essere veramente definito affidabile. Van Dijk, invece, guida eccelsa del reparto, si è reso protagonista del fallo da rigore su Sanè, poi calciato alle stelle da Mahrez. Curioso constatare come si sarebbero potuti associare arbitrariamente al contrario il dato iniziale e la seconda infrazione.

KLOPP VS PEP

Jurgen Klopp è l’allenatore ad aver battuto più volte Pep Guardiola. Su 15 partite disputate, con il pareggio di ieri le vittorie sono rimaste 8. La vera inversione di tendenza però punta a raggiungerla proprio il tedesco. Arrivare prima del collega spagnolo alla fine del campionato. E prima del Chelsea, del Tottenham e dell’Arsenal. La classifica è fantastica, con Manchester City, Chelsea e Liverpool a quota 20, seguite da Tottenham e Arsenal a 18. Avevamo detto che gli ingredienti per una corsa più elettrizzante ed equilibrata rispetto agli ultimi anni sembravano poter esserci tutti. Per il momento la sensazione è che il campo voglia e possa darci anche qualcosa in più in questo senso.

GIOACCHINO PIEDIMONTE

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Premier League, panoramica della stagione 2018-19

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La Premier League 2018/2019 sembra aver disposto tutte le carte in modo tale da rendere l’esito finale meno a senso unico rispetto alle due annate precedenti.

Se da un lato possiamo mettere in discussione quanto appena detto esponendo la regola del “non c’è due senza tre” e sottolineando come proprio le due stagioni prese in esame siano partite con le stesse premesse, poi tradite dal campo, dall’altro è lecito pensare che il dominio incontrastato del Manchester City quest’anno possa essere messo alla prova in maniera più concreta almeno dal Liverpool,  assoluto protagonista del mercato in entrata. La squadra di Pep Guardiola è forse ad oggi la squadra più accreditata alla vittoria della Champions League. Questo potrebbe portare l’allenatore spagnolo a puntare più su quest’ultimo obiettivo, che non alla vittoria finale della Premier League.  Fermo restando che con la lunghezza e la qualità della rosa a disposizione, l’idea di poter raggiungere entrambi gli obiettivi e di arrivare nel momento topico della stagione in corsa su tutti i fronti è assolutamente alla portata

IL LIVERPOOL DI KLOPP

La squadra di Klopp ha esposto radicalmente l’ambizione a cui il solido progetto a lungo termine partito tre anni fa intende arrivare. I Reds, sotto la guida del tecnico tedesco, sono cresciuti costantemente sia dal punto di vista del gioco che dei risultati. Le due finali europee messe a referto, purtroppo perse, ne sono una chiara testimonianza.  Sia per il modo e che per le prestazioni a contrassegnarne il percorso. Sciolto finalmente e con ingiustificato ritardo il nodo portiere, con l’arrivo di Alisson, allungata quantitativamente e qualitativamente la rosa grazie a Fabinho, Naby Keita e Shaqiri, e affidate le chiavi della difesa all’imprescindibile Van Dijk, le premesse e le intenzioni sembrano piuttosto chiare e credibili. Salah, Manè e Firmino saranno chiamati a replicare o addirittura migliorare gli spaventosi numeri della scorsa stagione. Robertson e Alexander Arnold appaiono vestiti sempre più su misura dall’idea di calcio di Klopp. Joe Gomez invece sembra avere tutte le carte in regola per spodestare il non sempre affidabilissimo Lovren dalla casella di secondo centrale difensivo.

TOTTENHAM

Particolare attenzione ha poi sicuramente destato il Tottenham. Gli Spurs sono la prima squadra dal 2003 (anno in cui è stata introdotta la sessione estiva), a non aver effettuato nemmeno un’operazione di mercato, sia in entrata che in uscita. Guardando all’inizio di questo campionato e in particolar modo a quello di Lucas Moura, riesce però molto semplice pensare che un solo ma importantissimo acquisto, seppur attingendo alla sua stessa rosa, la squadra di Pochettino l’abbia comunque fatto. Il brasiliano può realmente essere l’uomo in più di quest’anno, considerando che l’assenza di Son, da sempre uno dei punti fermi, non è passata in secondo piano solamente per motivi extracalcistici, che per fortuna sua e degli Spurs si sono risolti nel miglior modo possibile. Il sacrificio economico per realizzare il nuovo stadio che verrà inaugurato proprio in questa stagione è stato sicuramente il motivo principale della fase di stallo di questa sessione di mercato. Pensare a dove il Tottenham possa effettivamente arrivare è legato ai soliti interrogativi. I margini di miglioramento che questo gruppo dimostrerà ancora di poter avere, sia in Premier che in Champions, e la crescita mentale di una squadra in grado ormai di giocare divinamente su qualsiasi campo, ma forse non ancora pienamente matura per certificare sempre la supremazia territoriale con il risultato e per portare a casa le partite meno brillanti dal punto di vista della prestazione. Se Pochettino, che già ha dimostrato di essere uno dei migliori allenatori in circolazione, riuscirà a trovare le risposte, l’asticella di questo gruppo potrà alzarsi ancora una volta.

IL CHELSEA DI SARRI

Le luci del palcoscenico di questa competizione sono abbastanza forti da poter illuminare efficacemente anche il nuovo Chelsea targato Maurizio Sarri. La posizione in classifica dopo queste prime quattro giornate, unite all’indiscusso valore assoluto della rosa e alla possibilità di vedere quest’ultima perfettamente inserita nel rigido sistema dell’ex allenatore del Napoli, lasciano presagire un campionato dai numeri e dalle soddisfazioni importanti. Analizzando le prime uscite stagionali risulta abbastanza evidente che la mano del tecnico inizia a dare i primi frutti. Diversi aspetti del gioco, tra cui sicuramente la volontà di dominare il possesso e di superare le linee di pressione costruendo dal basso e provando a smistare velocemente il pallone con l’obiettivo di verticalizzare al momento opportuno. Gli automatismi difensivi sono ancora da limare.

HAZARD E PEDRO L’ARMA IN PIU’

I dubbi più forti sono legati principalmente alla tenuta mentale e alla concentrazione che riuscirà a dimostrare David Luiz. Rudiger invece dà la sensazione di poter mettere in mostra i suoi enormi mezzi fisici e atletici sia nel difendere in avanti che nel rincorrere gli avversari all’indietro qualora i movimenti della linea non dovessero essere perfetti. La classifica per ora dice punteggio pieno.  L’idea di calcio di Sarri si sta già intravedendo. E’ doveroso aggiungere però che il punto esclamativo su gran parte delle gare giocate non sarebbe probabilmente arrivato senza l’imprevedibilità e il tasso tecnico di calciatori come Hazard e lo stesso Pedro. Le caratteristiche dello spagnolo si sposano benissimo con il nuovo sistema di gioco, ma l’evoluzione e l’eventuale riuscita di questo progetto tecnico passeranno molto anche dalla capacità da parte di Sarri di capire che determinate individualità necessitano sempre delle chiavi grazie alle quali poter uscire dalla gabbia di schemi rigidi e codificati nei momenti topici delle gare. Spiegare l’importanza di Jorginho è abbastanza superfluo. Una delle cose più interessanti è sicuramente il nuovo compito a cui viene chiamato Kantè. I paragoni dal punto di vista tattico con Allan già si sprecano. Kovacic ha la grande occasione di dare finalmente una forma definita al suo enorme e inespresso talento. Marcos Alonso è ormai a tutti gli effetti uno dei migliori laterali mancini al mondo. La sorpresa è Willian, che sembra esaltarsi nel gioco del toscano. Il gol del 4-1 contro il Cardiff né un esempio lampante.

ARSENAL E IL RISCATTO DI EMERY

Dopo il fallimento alla guida del PSG, Unai Emery ha l’occasione del riscatto alla guida dell’Arsenal. Una squadra e una società che, succube probabilmente dell’incapacità da parte di Wenger di comprendere che il suo ciclo fosse finito già da qualche anno, è riuscita finalmente a ripartire puntando su un nuovo progetto tecnico. L’ambiente per l’allenatore spagnolo è quello ideale. Nessun tipo di pressione per quanto riguarda traguardi e risultati immediati, tempo a disposizione, e calciatori ai quali poter trasmettere il suo credo calcistico. Le possibilità di vedere un calcio veloce, verticale e di qualità non sono poi così basse. Il ciclo ha appena varcato la soglia dell’Emirates e la pazienza assolutamente necessaria per provare a costruire qualcosa che possa poi rendere il futuro credibile e ambizioso. Occhio a Guendouzi, centrocampista arrivato dalla Ligue 2 e lanciato a sorpresa titolare in mezzo al campo.

SPECIAL ONE AI TITOLI DI CODA?

Il matrimonio tra Mourinho e il Manchester United sembra invece sul punto di terminare ogni giorno che passa. Cercare di capire quali possano essere le reali aspettative di questa stagione per i Red Devils è in questo momento molto complicato. Sarebbe veramente un peccato però che la carriera di un tecnico che è stato grandissimo e che è di diritto nella storia di questo sport, ma che dalla mancata Decima con il Real allena quasi formalmente, possa chiudersi con una piega così disastrosa.

WEST HAM ED EVERTON

Le realtà di medio livello interessanti come ogni anno non mancano all’appello. Guardando esclusivamente agli organici, le due squadre che sulla carta potrebbero dire la loro subito dopo le migliori sono sicuramente il West Ham e l’Everton. Se l’inizio degli Hammers è stato disastroso sotto quasi ogni punto di vista, quello dell’Everton sembra invece rispecchiare maggiormente le importanti aspettative. Marco Silva, non poteva scegliere forse squadra e momento migliore di questo per trovare conferme e prendere il volo. L’arrivo di Richarlison, possibile crack di questa stagione, sponsorizzato proprio dal tecnico portoghese, è un buon punto di partenza.

BOURNEMUTH, LEICESTER E FULHAM

Un’attenzione di riguardo, oltre al solito Bournemouth di Eddie Howe e all’ottimo organico del Leicester, merita il neopromosso Fulham di Jokanovic. Una squadra dalla mentalità propositiva e dal gioco molto interessante, portata a non snaturarsi quasi mai a prescindere dall’avversario. Attorno alle figure del nuovo acquisto Seri, Schurrle, Mitrovic e soprattutto del giovanissimo Sessegnon, può costruire una stagione tutt’altro che anonima. In linea con la sua storia, la speranza è che il Craven Cottage sia tornato nel regno della Premier per restarci. Menzione, infine, al sorprendente Watford dello spagnolo Javi Gracia, a punteggio pieno. Insieme a Liverpool e Chelsea dopo quattro giornate, e capace di superare anche il Tottenham nell’ultimo turno. La squadra ha per ora impressionato per compattezza, organizzazione di gioco e capacità di rendersi pericolosa. Il campionato è appena iniziato, ma gli ingredienti per una stagione di personalità sembrano esserci.

LOTTA SALVEZZA

La lotta salvezza sarà combattuta come al solito, e ad eccezione del Cardiff, forse la meno attrezzata in questo momento per rimanere nella massima serie. La lotta vedrà coinvolti diversi personaggi, che ora è decisamente troppo presto per delineare. Terribile l’inizio del Burnley, che dopo il grandissimo campionato dello scorso anno, è uscito ai preliminari di Europa League. Ha perso tre partite su quattro. L’insolita vulnerabilità difensiva mostrata in queste prime uscite non fa altro che rimarcare come proprio la solidità e il reparto arretrato abbiano costruito gran parte delle fortune della scorsa stagione. Il Wolverhampton, vincitore della Championship, può dire la sua sfruttando il fattore campo. Propone un calcio tecnico e di posizione, frutto dell’ottimo lavoro di Nuno Espirito Santo e di un organico che ha come prima lingua il portoghese.

GIOACCHINO PIEDIMONTE

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Guardiola: “Le grandi squadre a volte dimenticano di quanto sia importante correre ed essere aggressivi” (VIDEO)

(foto Salvio Imparato)

Conferenza stampa di Pep Guardiola all’Hotel Vesuvio di Napoli, a margine del match valido per la Champions League Napoli-Manchester City. Tra i vari complimenti a Sarri e a Jorginho, ha dichiarato di avere rispetto per il Napoli, ma non di averne paura. Il messaggio importante che ha lanciato alla sua squadra, reputandola egli stesso inesperta e giovane per la competizione, è sull’importanza di correre per 90′, elemento essenziale per ridurre il gap con le grandi d’Europa, e ottenere margini di miglioramento individuali.

“Noi già al livello delle storiche big europee? Non lo so, ma sono contento dell’aggressività della squadra. Siamo a novembre, possiamo migliorare ancora sia a livello individuale che collettivo. Noi siamo giovani in Europa, non abbiamo esperienza come club, non siamo Juve, Real o Barcellona, non abbiamo questa storia dietro. Ci sono 3-4 giocatori di esperienza internazionale, come Otamendi, Silva, Aguero, gli altri sono giovani ed hanno 5-6 partite in Champions nelle gambe. Ci saranno momenti difficili domani, dovremo difendere e sarà un test importante. Se cambierò qualcosa dato che ci saranno Jorginho e Allan? Prima della gara d’andata De Laurentiis disse di fare dei cambi, ora non l’ha detto quindi sì, credo che giocheranno i soliti undici. Jorginho è meraviglioso, Allan è in grande forma. Il Napoli è bravo, fa passaggi corti sempre, quelli di 10-15 metri non vanno bene, si gioca a 3-4 metri come loro, per questo perdono pochi palloni e quando la perdono sono tutti insieme ad aggredire. Si inseriscono bene, come Callejon nello spazio nessuno, mi fa piacere sfidare il Napoli perché ci porta ad un livello superiore. Ci basterebbe un punto per la qualificazione aritmetica? Perché pareggiare quando possiamo vincere, tutti gli atleti giocano per vincere. Noi come interpretazione siamo simili sia in casa che in trasferta. Sarri ha detto che vuole vedere la paura sui volti dei giocatori del City? Intanto per me è un onore essere per la prima volta a Napoli, mi è dispiaciuto non esserci mai stato. C’è rispetto per il Napoli, per come gioca, è sempre un piacere vederlo giocare, ma è una partita di calcio e non c’è paura. Per questo è una prova per capire se possiamo crescere per il futuro, questa è una piazza per dimostrarlo a noi stessi”.

La conferenza si conclude con il tocco di classe di Pep, i sinceri complimenti al traduttore – «Molto bravo» – strette di mano ai giornalisti e qualche selfie, per poi dirigersi al 5º piano nella suite presidenziale del prestigioso hotel napoletano.

Salvio Imparato

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