Napoli – Juventus 2-1: nessun rimpianto, nessun dolore

Al Diego Armando Maradona di Napoli andava in scena un grande classico del calcio italiano: Napoli contro Juventus. Sud contro Nord. Mai come questa volta, per una serie di contingenze, il Napoli affrontava la sfida oggettivamente da favorito. Luciano Spalletti in conferenza pre partita rigettava abilmente il ruolo del più forte. Molto più importante esserne consapevole e recitarlo nei fatti che nelle parole. Il risultato finale traccia il momentaneo quadro: il Napoli otto punti più forte della Juventus… ma è lunga, ancora lunga.

1. Vecchi fantasmi

Alle 18.00 del Sabato sera è andata in scena al Diego Armando Maradona di Napoli il famigerato vis à vis politico, sociale e sportivo tra Napoli e Juventus. Gli azzurri arrivavano allo scontro diretto da favoriti. Spalletti giustamente rifiutava in conferenza pre partita il ruolo di più forte, poi dimostrato sul campo ma soltanto nel Secondo Tempo.

Infatti, durante l’arco dei primi 45 minuti, il Napoli ha rivisto tutti i vecchi fantasmi che hanno animato le sfide partenopee contro i bianconeri. Dopo un inizio incoraggiante in cui nei primi 5 minuti il Napoli avrebbe avuto l’occasione di segnare il vantaggio al cospetto di una difesa juventina inopinatamente alta e disorganizzata, Manolas ha perso lucidità e attenzione subendo scippo del pallone da Morata. Lo spagnolo così si è potuto involare in solitaria verso la porta azzurra, mal difesa per posizionamento errato da Ospina, e segnare il vantaggio inaspettato della Juventus.

Il Napoli s’irrigidisce, subisce il contraccolpo psicologico dello svantaggio ma anche l’efficacia del piano tattico difensivo e di rimessa di Allegri. Il giro palla partenopeo è lento. La Juventus, con il suo 442 attendista, scivola meravigliosamente sulle fasce impedendo ad Insigne e Politano, eccessivamente prevedibili nel rientrare sul piede forte, di fare la differenza. Colpevole Politano di non puntare e saltare mai il terzino sinistro avversario, Luca Pellegrini, al rientro dopo 6 mesi d’inattività e al 50′ già colpito da crampi.

2. Il Napoli resta vivo

Anche l’uscita palla della Juventus inizialmente convinceva. Si è cercato ripetutamente Bernardeschi per imbeccare la mezz’ala a stelle strisce, Mckennie, molto spesso puntuale tempista nell’attaccare le spalle di Elmas. Impaurito, Spalletti, da questi inserimenti da tergo abbassa il macedone dal ruolo di trequartista a quello di mezz’ala.

Il Napoli chiude il Primo tempo attaccando un 4231 abbastanza ingessato e difendendo 433. Il risultato che ne è conseguito ha comportato una Juventus che per alcuni tratti della prima frazione di gioco ha comandato il filo del discorso. Locatelli, infatti, è risultato libero di agire nella perpendicolare che univa il vertice basso Ruiz a quello alto Osimhen. Dettava tempi e uscite. Trovava, l’ex Sassuolo, infine Kulusevsky alle spalle di Anguissa, mai preso in tempo da Ruiz, come detto, in fase difensiva mediano metodista.

Nonostante il grande sfoggio di cultura tattica compiuto da Allegri, che consolidava la sensazione d’inoffensività del Napoli togliendo completamente la profondità ad Osimhen, la Juventus non raddoppia, neanche prova a farlo. Sicuramente l’assenza di grandi campioni e dell’enclave sudamericana ha inciso sull’istinto killer juventino.

3. Nessun rimpianto, nessun dolore

Il Napoli ha iniziato a costruire la sua vittoria non cedendo alla fretta di trovare immediatamente il pareggio. Il non forzare le giocate e scoprire il fianco ai contropiedi già durante la prima parte della partita ha consentito agli azzurri di rimanere in partita, andare negli spogliatoi per ragionare su come scardinare il muro eretto da Allegri.

Spalletti nel ventre del Maradona riscopre Ounas e rispolvera il 3421 che tante gioie gli ha dato a Roma. In fase difensiva il Napoli si adagia su un 442 che però quando la squadra entra in fase di possesso della palla diventa 3421. Ounas e Politano sulla destra, Insigne e Mario Rui sulla sinistra. Saltano i raddoppi bianconeri. Conseguenza? Dominio del campo partenopeo. Ruiz dall’ombra del primo tempo trova la luce di una regia illuminata nei secondi 45 minuti. Anguissa gli presiede con muscoli e corsa i fianchi.

Il dominio napoletano non si è mai tradotto in grandi occasioni ma il portiere polacco juventino, Sczeszny, colpito da un’acuta “paperite” d’inizio stagione ne combina una delle sue. Perde la maniglia di una sfera calciata innocuamente da Insigne e consente a Politano il tap in vincente. All’85esimo, quando Napoli e Juventus si affrontano, è zona Koulibaly. Il difensore senegalese in zona cesarini ancora una volta diventa protagonista: sfonda la rete su azione da calcio d’angolo, approfittando di una palla lasciata senza padroni a ballare sulla linea della porta.

E’ 2-1 per il Napoli! La Juventus non ha più energie e qualità per organizzare un assedio finale e alza bandiera bianca. Il Napoli si concede un dolce weekend, tirando un grosso sospiro di sollievo: non battere una Juventus così spuntata, incerottata, indebitata… avrebbe potuto rappresentare rimorso difficile da dimenticare.

Massimo Scotto di Santolo

Ringhio vs Baldari, Gattuso da un volto ai problemi interni con il Napoli

Al fischio finale di Napoli-Juventus, oltre all’abbraccio tra Ringhio e la squadra, un altro dettaglio non è passato inosservato.

Tutti hanno già parlato del grande abbraccio in cui si sono stretti Gattuso e gli azzurri. Ma ora si sta incominciando ad analizzare un altro particolare, che non è sfuggito agli attenti tifosi e appassionati del Napoli (alleghiamo il video sotto). Il particolare è l’immagine di Ringhio che manda a quel paese un addetto alla comunicazione della società di De Laurentiis. Quell’episodio da un volto ai problemi interni di Ringhio con il Napoli, che ha più spesso denunciato nei post partita. E conferma un nostro precedente articolo in cui si parlava dei soliti problemi del presidente con gli allenatori. Quel volto ha anche un nome ed è quello di Guido Baldari addetto stampa del Napoli.

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Ringhio e gli spifferi interni

Non si sa ovviamente nel dettaglio quale sia stato il problema tra i due, ma di sicuro c’entra con le denunce di spifferi interni, definiti da Gattuso “robe allucinanti”. Ringhio in qualche modo avrà individuato la fonte di certe voci e attuato una strategia, più istintiva che razionale, per portarsi firme autorevoli di tutta Italia dalla sua parte. In difesa dell’ex campione del mondo più che dell’allenatore. Questo ha messo a nudo, ancora una volta, i problemi del Napoli in quanto ad organizzazione. Una società che sotto il punto di vista della comunicazione deve fare un salto di qualità notevole. Un rapporto con la stampa che resta ambiguo e sempre meno professionale, almeno rispetto alle società con cui ci siamo trovati a collaborare. Basterebbe ecco percorrere la via della professionalità, anziché cambiare figure. Una società che vuole vincere tiene al riparo allenatore e squadra da certe polemiche, qui addirittura sembra si siano create per accontentare il capriccio di qualcuno per sbarazzarsi di Ringhio, nel modo più subdolo e anche ridicolo possibile. Chi viene da una grande società vincente ha ovviamente tutt’altro modo di lavorare.

SALVIO IMPARATO

Juventus – Napoli 2-0: Juve meritatamente campione.

L’account twitter del Napoli segnalava la copertura mediatica globale del match di supercoppa. Il calcio italiano ancora una volta ha però proposto all’intero mondo uno spettacolo per una buona ora soporifero. La partita si è decisa sugli episodi, che sono girati a favore della Vecchia Signora apparsa molto più convinta e organizzata di un timoroso Napoli. Il rigore di Insigne ha infine consegnato la partita agli annali del psicodramma sportivo.

MERITI DELLA JUVENTUS

La Juve, pur non facendo nulla di straordinario, ha giocato al calcio e vinto meritatamente il primo trofeo della stagione. Il Napoli ha peccato di timidezza e paura per 90 minuti, rispettando oltremodo un avversario forte ma battibile.

Sczesny, con due grosse parate, ha ricostituito una giustizia sportiva per quello che le prestazioni delle due squadre hanno raccontato.

Pirlo l’ha preparata molto bene, schermando alcuni giocatori decisivi del Napoli, clamorosamente venuti meno dal punto di vista caratteriale, e tallonando gli azzurri nel loro punto debole difensivo.
Infatti le spalle di M.Rui e Di Lorenzo sono state ben attaccate da Ronaldo e Kulusevsky, esattamente come le ha ben attaccate per 45 minuti – alla grande! – la Fiorentina di Prandelli con Ribery e Callejon prima dell’uno due micidiale degli azzurri.

Inoltre Pirlo fa il capolavoro soprattutto in fase difensiva, giocando a scacchi con Gattuso: si mette uomo contro uomo a tutto campo contro un Napoli storicamente in difficoltà a costruire da dietro. Gli unici due che lascia liberi sono Zielinski e M. Rui. Indirizza il possesso palla del Napoli dal lato del terzino portoghese, al quale viene tolta da Mckennie ogni linea di passaggio verso il trequarti polacco.

Schermate così bene le linee di passaggio diretta a Zielinski, che gli uomini di Pirlo si sono concessi il lusso di non prenderlo a uomo. Così facendo, Bonucci e Chiellini hanno avuto sempre la superiorità numerica nei confronti di Petagna, per l’occasione cattedrale nel deserto.

DOMANDE SENZA RISPOSTA

Gattuso non ha preparato alcunché all’infuori dell’attendismo, buttando via più di un’ora nella speranza di non prenderle.
Male la gestione dei cambi, i quali hanno dato la parvenza che fosse lui al primo anno di professionismo – e non al nono – piuttosto che Pirlo.

Ci sarebbero da porsi le seguente domande: perché Zielinski 90′ in campo?
Perché non sfruttare il mismatch sulla fascia sx, dove Bonucci scivolava in fase di possesso?
Pirlo, chiaramente, ha sfruttato la qualità di Bonucci, ben superiore a quella di Milenkovic, per replicare lo stesso giochino ben conscio che in ripartenza il passo di Insigne non avrebbe mai messo in difficoltà il difensore juventino.
Perché non mettere Lozano a sinistra, a quel punto?
Perché a Politano sono stati concessi soltanto 10′?

La percezione è che sin dal prepartita Gattuso fosse consapevole di essere finito in un doppiogioco tattico, da cui voleva tirarsi fuori puntando tutto su una difensivismo oltranzista e in virtù di una rete episodica che portasse per primo in vantaggio il Napoli. Non è andato molto lontano dalla realizzazione del piano studiato.

LE FRAGILITÀ MENTALI DEL NAPOLI

Chiuderei con un’amara sensazione: se avessimo perso in casa contro la Fiorentina, probabilmente l’avremmo giocata diversamente.
Il che deve far riflettere sullo status psico-emotivo di questa squadra.

Sento le urla dei social contro Insigne. Comprensibile non amarlo, indecoroso criticarlo per un rigore sbagliato e non per la prestazione.
Ritenere che il Napoli abbia perso la partita per l’errore dal dischetto, altrettanto miope.
I rigori li sbaglia solo chi ha le palle di assumersi la responsabilità di tirarli. Le partite le vince chi invece ha coraggio. Il Napoli non ne ha avuto mentre la Juventus si.

Massimo Scotto di Santolo