Ringhio vs Baldari, Gattuso da un volto ai problemi interni con il Napoli

Al fischio finale di Napoli-Juventus, oltre all’abbraccio tra Ringhio e la squadra, un altro dettaglio non è passato inosservato.

Tutti hanno già parlato del grande abbraccio in cui si sono stretti Gattuso e gli azzurri. Ma ora si sta incominciando ad analizzare un altro particolare, che non è sfuggito agli attenti tifosi e appassionati del Napoli (alleghiamo il video sotto). Il particolare è l’immagine di Ringhio che manda a quel paese un addetto alla comunicazione della società di De Laurentiis. Quell’episodio da un volto ai problemi interni di Ringhio con il Napoli, che ha più spesso denunciato nei post partita. E conferma un nostro precedente articolo in cui si parlava dei soliti problemi del presidente con gli allenatori. Quel volto ha anche un nome ed è quello di Guido Baldari addetto stampa del Napoli.

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Ringhio e gli spifferi interni

Non si sa ovviamente nel dettaglio quale sia stato il problema tra i due, ma di sicuro c’entra con le denunce di spifferi interni, definiti da Gattuso “robe allucinanti”. Ringhio in qualche modo avrà individuato la fonte di certe voci e attuato una strategia, più istintiva che razionale, per portarsi firme autorevoli di tutta Italia dalla sua parte. In difesa dell’ex campione del mondo più che dell’allenatore. Questo ha messo a nudo, ancora una volta, i problemi del Napoli in quanto ad organizzazione. Una società che sotto il punto di vista della comunicazione deve fare un salto di qualità notevole. Un rapporto con la stampa che resta ambiguo e sempre meno professionale, almeno rispetto alle società con cui ci siamo trovati a collaborare. Basterebbe ecco percorrere la via della professionalità, anziché cambiare figure. Una società che vuole vincere tiene al riparo allenatore e squadra da certe polemiche, qui addirittura sembra si siano create per accontentare il capriccio di qualcuno per sbarazzarsi di Ringhio, nel modo più subdolo e anche ridicolo possibile. Chi viene da una grande società vincente ha ovviamente tutt’altro modo di lavorare.

SALVIO IMPARATO

Juventus – Napoli 2-0: Juve meritatamente campione.

L’account twitter del Napoli segnalava la copertura mediatica globale del match di supercoppa. Il calcio italiano ancora una volta ha però proposto all’intero mondo uno spettacolo per una buona ora soporifero. La partita si è decisa sugli episodi, che sono girati a favore della Vecchia Signora apparsa molto più convinta e organizzata di un timoroso Napoli. Il rigore di Insigne ha infine consegnato la partita agli annali del psicodramma sportivo.

MERITI DELLA JUVENTUS

La Juve, pur non facendo nulla di straordinario, ha giocato al calcio e vinto meritatamente il primo trofeo della stagione. Il Napoli ha peccato di timidezza e paura per 90 minuti, rispettando oltremodo un avversario forte ma battibile.

Sczesny, con due grosse parate, ha ricostituito una giustizia sportiva per quello che le prestazioni delle due squadre hanno raccontato.

Pirlo l’ha preparata molto bene, schermando alcuni giocatori decisivi del Napoli, clamorosamente venuti meno dal punto di vista caratteriale, e tallonando gli azzurri nel loro punto debole difensivo.
Infatti le spalle di M.Rui e Di Lorenzo sono state ben attaccate da Ronaldo e Kulusevsky, esattamente come le ha ben attaccate per 45 minuti – alla grande! – la Fiorentina di Prandelli con Ribery e Callejon prima dell’uno due micidiale degli azzurri.

Inoltre Pirlo fa il capolavoro soprattutto in fase difensiva, giocando a scacchi con Gattuso: si mette uomo contro uomo a tutto campo contro un Napoli storicamente in difficoltà a costruire da dietro. Gli unici due che lascia liberi sono Zielinski e M. Rui. Indirizza il possesso palla del Napoli dal lato del terzino portoghese, al quale viene tolta da Mckennie ogni linea di passaggio verso il trequarti polacco.

Schermate così bene le linee di passaggio diretta a Zielinski, che gli uomini di Pirlo si sono concessi il lusso di non prenderlo a uomo. Così facendo, Bonucci e Chiellini hanno avuto sempre la superiorità numerica nei confronti di Petagna, per l’occasione cattedrale nel deserto.

DOMANDE SENZA RISPOSTA

Gattuso non ha preparato alcunché all’infuori dell’attendismo, buttando via più di un’ora nella speranza di non prenderle.
Male la gestione dei cambi, i quali hanno dato la parvenza che fosse lui al primo anno di professionismo – e non al nono – piuttosto che Pirlo.

Ci sarebbero da porsi le seguente domande: perché Zielinski 90′ in campo?
Perché non sfruttare il mismatch sulla fascia sx, dove Bonucci scivolava in fase di possesso?
Pirlo, chiaramente, ha sfruttato la qualità di Bonucci, ben superiore a quella di Milenkovic, per replicare lo stesso giochino ben conscio che in ripartenza il passo di Insigne non avrebbe mai messo in difficoltà il difensore juventino.
Perché non mettere Lozano a sinistra, a quel punto?
Perché a Politano sono stati concessi soltanto 10′?

La percezione è che sin dal prepartita Gattuso fosse consapevole di essere finito in un doppiogioco tattico, da cui voleva tirarsi fuori puntando tutto su una difensivismo oltranzista e in virtù di una rete episodica che portasse per primo in vantaggio il Napoli. Non è andato molto lontano dalla realizzazione del piano studiato.

LE FRAGILITÀ MENTALI DEL NAPOLI

Chiuderei con un’amara sensazione: se avessimo perso in casa contro la Fiorentina, probabilmente l’avremmo giocata diversamente.
Il che deve far riflettere sullo status psico-emotivo di questa squadra.

Sento le urla dei social contro Insigne. Comprensibile non amarlo, indecoroso criticarlo per un rigore sbagliato e non per la prestazione.
Ritenere che il Napoli abbia perso la partita per l’errore dal dischetto, altrettanto miope.
I rigori li sbaglia solo chi ha le palle di assumersi la responsabilità di tirarli. Le partite le vince chi invece ha coraggio. Il Napoli non ne ha avuto mentre la Juventus si.

Massimo Scotto di Santolo