Gds.it, Zeman: “Il Palermo andava salvato prima” (VIDEO)

Zdenek Zeman intercettato a Palermo dal Gds.it, ribadisce il suo no come Direttore Sportivo e la sua voglia di allenare ancora.

Ecco l’articolo del Gds.it

Sigaretta in bocca, passo lento e tanta voglia di tornare ad allenare. Zdenek Zeman è a Palermo e questa mattina ha passeggiato lungo via Libertà. Un caffè con alcuni amici, poi qualche chiacchiera con i passanti che incuriositi dalla presenza del boemo, chiedono: “Mister, ma viene ad allenare il Palermo?”.

Il Palermo ha già un allenatore ed è Rosario Pergolizzi, ecco perché Zeman probabilmente non avrà nessun ruolo nella nuova società rosanero.

“Io come direttore tecnico? No – dice Zeman a Gds.it – avevo parlato con Sagramola e Mirri ma io voglio fare l’allenatore e al momento non accetto altri ruoli. Abbiamo parlato anche di altre cose”. Zeman ha il consueto sguardo severo, risposte secche ed esaustive, come quando gli chiediamo se arriverà presto qualche offerta per lui: “Vediamo, io ripeto che voglio allenare. Quando ci sarà l’occasione giusta vedremo cosa fare”.

Zeman, radici palermitane, è decisamente amareggiato per tutto quello che è successo al Palermo negli ultimi mesi: “Un colpo al cuore Palermo in D? Certo, Palermo è la quinta città d’Italia e non può giocare in D. I problemi che c’erano prima bisognava risolverli in tempo, adesso è troppo tardi”. Si fa ora di pranzo, Zeman si siede in una panchina di via Libertà e con la sua immancabile sigaretta inizia a parlare con alcuni tifosi di fede rosanero, attendendo una nuova chance per tornare ad allenare.

SALVIO IMPARATO

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Palermo, Zeman rifiuta: “Voglio allenare ancora a certi livelli”

Zeman conferma, in esclusiva a seriebnews.com, le indiscrezioni sul rifiuto del ruolo di Direttore Tecnico del Palermo. La voglia di allenare è ancora forte.

Mister Zeman, da diversi giorni circola il suo nome come possibile dt del nuovo Palermo. Cosa c’è di vero?

“Ho incontrato i dirigenti del Palermo. In realtà mi è stato offerto il ruolo di direttore tecnico, ma del settore giovanile”.

Lei cosa ha risposto?

“Ho rifiutato. A prescindere che si tratti di prima squadra o giovanile, io voglio ancora allenare, quel ruolo non m’interessa“.

Se le venisse proposta la panchina quindi accetterebbe?

“No, perché voglio allenare a certi livelli. Sono molto legato a Palermo, ho trascorso 9 anni nel settore giovanile del club, ma non me la sento di guidare una squadra di Serie D. Comunque li ringrazio per aver pensato a me”.

E’ stato vicino a qualche club di Serie A?

“No. Non sto pensando all’Italia, anche perché non c’è una panchina libera. Aspetto occasioni dall’estero, non un campionato in particolare”.

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ForzaPalermo.it, Zeman: “Ritorno? Faccio lavorare troppo”

Zeman-ForzaPalermo.it

L’allenatore Boemo, Zdenek Zeman, è stato raggiunto telefonicamente da ForzaPalermo.it.

A quasi 72 anni forse resta ancora lui una speranza per il nostro calcio, che ormai non è un bello spettacolo da valere il prezzo delle pay tv. Un calcio senza passione afferma Zeman, ma ancora il coraggio di provare a rimettersi in gioco e infettare l’ambiente con la passione di migliorarsi. Ecco l’intervista integrale rilasciata a ForzaPalermo.it

Iniziamo dai primi passi in Sicilia.

«E’ vero, ho iniziato nel settore giovanile del Palermo – esordisce Zeman a ForzaPalermo.it – dove ho fatto nove anni. Poi la società non ha creduto più nel settore giovanile anche se – in quel periodo – nove, dieci ragazzi sono stati utilizzati in prima squadra».

Che ricordi ha di Palermo?

«Ho vissuto tanti anni nel capoluogo siciliano, sono rimasto legato. Sono stato molto vicino a sedere sulla panchina rosanero, mi pare nel 1982. Purtroppo ero squalificato per una partita con la Primavera e quindi non  sono potuto andare, così hanno scelto un altro allenatore».

Gli anni a Foggia, nasce Zemanlandia.

«Foggia abbiamo fatto bene grazie alla società che ha lasciato lavorare me e il direttore sportivo. Abbiamo scelto ragazzi giovani di prospettiva: il primoanno è stato sofferto, però il secondo – con i ragazzi che avevano fatto esperienza e acquisito certe esperienze – abbiamo vinto il campionato di serie B».

Poi che cosa è successo?

«In A c’era grande motivazione per fare bene. Purtroppo dopo la primastagione nella massima serie la squadra è stata smembrata perché nel calciocontano i soldi. Siamo ripartiti da capo, con ragazzi che provenivanodall’interregionale o dalla serie C. Nonostante questo hanno dato tutto e mi hanno seguito perfettamente: infatti abbiamo disputato due buone stagioni».

Com’è cambiato il calcio in questi anni?

«Rispetto a quando ho iniziato il mondo del calcio è cambiato. Sia in senso positivo, sia in negativo: attualmente quello che manca di più alle società e ai calciatori è la passione. Molte volte quello che fanno sembra fatto quasi perché lo devono fare: una volta c’era la passione, ai giocatoripiaceva giocare a calcio. Oggi calciatori e società pensano di più al businessche a formare una squadra con un futuro».

Quindi?

«E’ un po’ più difficile lavorare. Per me il calcio è sport: ci vuole la voglia di migliorarsi sul campo ogni giorno in allenamento e questo – negli ultimi tempi – mi mancava».

In definitiva, sarebbe pronto a tornare in panchina?

«Bisognerebbe fare delle valutazioni. Io sono pronto ad allenare, però non sono pronte le società: forse si spaventano che li faccio lavorare (sorride ndr)».

 

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Palermo-Pescara, Zeman: “Con Sebastiani esperienza drammatica”

Palermo-Pescara-Zeman

Oggi sulla Repubblica edizione Palermo è apparsa un’intervista a Zdenek Zeman. Il Boemo è stato intercettato in occasione dell’imminente big match di B,  Palermo-Pescara, che andrà in scena domenica sera alle 21. Il tecnico di Praga ha parlato dei suoi passati contatti con Zamparini e dell’ultima triste esperienza a Pescara. Per la prima volta Zeman confessa pubblicamente i gravi problemi di salute del figlio minore. Si intuisce dalle parole di Zeman l’amarezza e la delusione per come Sebastiani ha gestito il lato umano del rapporto.

Zeman, col senno di poi sarebbe stato meglio rimanere a Pescara piuttosto che tornare alla Roma?

«La Roma non si può rifiutare, era una società in cui avevo già lavorato con soddisfazione. Peccato che a Roma il rapporto è finito prima. Tutti dicevano che il nostro era il miglior calcio».

Ha il rammarico di non avere mai allenato la prima squadra del Palermo?

«Ho iniziato ad allenare a Palermo nel 1974 e ho finito nel 1983. Mi dispiace non essere riuscito ad allenare la prima squadra. In quell’unica volta che sarei potuto andare in panchina avevo preso una squalifica con la Primavera».

Le cronache raccontano di un contatto con Zamparini. Ce lo racconta?

«Non ci fu solo un incontro, ne abbiamo fatti quattro in tempi diversi, però non siamo mai riusciti a metterci d’accordo. Non so spiegare il perché. Ho sempre dato la mia disponibilità. Se non ho allenato il Palermo non è dipeso da me anche se per la verità solamente nel primo incontro che abbiamo avuto, dopo la promozione con il Pescara nel 2012, fu anche per colpa mia. Avevo già l’accordo con la Roma e forse, ma sottolineo forse, economicamente sarei pesato troppo per il Palermo. Ma avrei scelto lo stesso la Roma».

È vero che Zamparini disse che lei era troppo vecchio per allenare il Palermo?

«Ma non lo so quali valutazioni fanno i presidenti quando fanno le loro scelte. Non credo che Zamparini mi chiamerà più, dopo quattro volte che non si è convinto a prendermi è difficile che possa convincersi oggi».

Magari penserà a lei una nuova proprietà.

«Non so se Zamparini venderà, da quello che so sarà costretto a lasciare il Palermo. Lui però ha fatto bene, il Palermo non era abituato a giocare a certi livelli e ad avere giocatori che ancora oggi sono importanti non solo in Europa, ma nel mondo. Oggi però non è più in condizione di continuare come ha fatto prima».

Con Sebastiani, invece, che rapporto ha avuto?

«La prima esperienza è stata buona, abbiamo centrato una promozione in un campionato che era difficile. Poi la seconda esperienza è stata drammatica sin dall’inizio. Mi fece fuori per motivi disciplinari, ma fu una scusa: era un periodo particolare, avevo dei problemi e c’era mio figlio che faceva la chemio».

Tornando a Palermo-Pescara, meglio Stellone o Pillon?

«Ho avuto Stellone come giocatore a Napoli, era una persona a modo. Penso che come lo era allora, la sua serietà sia riconosciuta anche oggi. Pillon non riesco a giudicarlo, nel senso che so che ha cercato di continuare il mio lavoro, ora forse ha cambiato qualcosa e sta andando bene».

C’è un giocatore del Palermo che le piace o che le piacerebbe allenare?

«Mi piace molto Trajkovski, ma anche Jajalo. Credo che siano due giocatori importanti. I tifosi magari in passato li hanno giudicati in base ai risultati, ma per me hanno qualità indiscutibili».

C’è il rischio che Palermo-Pescara si giochi in uno stadio vuoto. Che ne pensa?

«Mi dispiace. Penso che il calcio oggi non attiri più. Non è solo un problema di Palermo. Quello che è successo a Frosinone è una delle cose che allontana la gente: fanno passare la passione e il calcio senza gente non ha senso».

Chi vincerà il campionato?

«Le mie favorite sono Benevento e Palermo».

E il Pescara?

«Quest’anno c’è più pace nello spogliatoio, ma il Palermo è superiore in tutto. Anche se quando l’ho visto in Coppa Italia contro il Vicenza non mi è piaciuto. Il campionato però è cosa diversa. E c’è un altro allenatore, ma per qualità della rosa il Palermo sarebbe potuto andare in A già l’anno scorso anche con Tedino».

SALVIO IMPARATO

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