“Sarri la scommessa”, nuovo libro sul toscano a cura di Alfonso Fasano. Il capitolo sul Napoli firmato da Paolo Bordino

Scorre potente qualche litro di sangue zemaniano in questo nuovo libro “Sarri La Scommessa”, dedicato all’allenatore toscano. L’autore Alfonso Fasano si avvale della collaborazione di altri colleghi come Nicola Lo Conte, Alessandro Cappelli e appunto il nostro Paolo Bordino esperto di 4-3-3 boemo.

Ecco l’annuncio di Paolo e Alfonso, sull’uscita del libro su Sarri, attraverso il loro profilo facebook e la pubblicazione di un estratto da parte di rivista11

“A 37 anni non è mai troppo tardi per iniziare.

Ho accettato con grande entusiasmo di collaborare al volume a cura di Alfonso Fasano dal titolo “Sarri, la scommessa” edito da Kenness editore. Ho curato personalmente il capitolo dedicato all’indimenticabile esperienza sarriana sulla panchina del Napoli, dal titolo “Il Napoli di Sarri: un progetto tattico a un passo dalla perfezione”.

Il volume è già in vendita sulle piattaforme digitali e prestissimo sarà disponibile anche nelle librerie.

Ulteriori dettagli li troverete nel post di Alfonso che ho condiviso

Buona lettura!”

Questo è il mio secondo libro, in vendita da qualche giorno nelle librerie fisiche e anche online (nei commenti trovate…

Geplaatst door Alfonso Fasano op Maandag 16 december 2019

Il gioco delle squadre di Sarri non è bello da vedere perché offensivo, ma perché è molto ambizioso in fase difensiva.

Geplaatst door Rivista Undici op Dinsdag 17 december 2019
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Stella Rossa-Napoli: la lunga transizione verso il Napoli che (forse) verrà

Stella Rossa-Napoli

Dopo questi 90′ di Stella Rossa-Napoli alcuni elementi tattici di novità, al di là dei principi, sembrano decisamente evidenti.

ASSETTO ED EQUILIBRIO TATTICO

Il tipo di assetto tattico scelto per il Napoli è un 4-4-1-1.  Tre punte nominali, ma disposte differentemente in termini di dinamica del gioco. Si tratta di una riedizione, riveduta e non ancora corretta, della Roma di Fabio Capello. Quella del suo terzo anno in giallorosso, con Batistuta centravanti, Cassano libero di svariarci attorno e Marco Delvecchio esterno equilibratore ed uomo in più, all’occorrenza, in fase di conclusione. Un primo obiettivo, rispetto alle prime uscite, Carletto lo ha raggiunto: trovare un certo equilibrio tattico. La squadra è infatti meno lunga, gli appoggi ed i sostegni ci sono e Milik sembra essere un autentico protagonista del tipo di gioco. Dal modulo attuale, nonostante la catena di sinistra muti pelle, ne vien favorito Zielinski, fulcro della costruzione esterna ed uomo deputato a non offrire punti di riferimento: quando il Napoli aumenta la pressione si accentra e in fase di possesso avvia il passaggio ad un basculante 4-2-3-1.

LE NOTE DOLENTI

Insigne non svaria fino in fondo. Si scambia bene con Milik, trovando una posizione di calcio più favorevole, ma potrebbe essere ancora più decisivo. La sensazione è che il lavoro del tecnico punti, al fine di un salto di qualità del gruppo, a creare le condizioni per uno sviluppo definitivo del calciatore, ampliandone il bagaglio di incidenza, portandolo a tirare fuori le qualità.

Allan in questo modulo ha problemi. Limitato negli inserimenti, per la crescita che ha avuto negli ultimi tre anni appare chiaro non intenda sentirsi alla stregua di un Magoni qualsiasi, dal punto di vista tattico.

Al Napoli di oggi, stante lo stato tattico dell’arte, ciò che manca è il ritmo di gioco. Gli automatismi, anche se destinati a passare per lo sviluppo individuale dei singoli, saranno da ricercare in allenamento.

Ma la via è questa. E questo sarà il Napoli che dovremmo vedere almeno fino alla fine di questo campionato. Resta il fatto che mutare di continuo l’assetto tattico a partita in corso, a differenza di quanto si pensi, si dica o si rimproveri, genera effetti positivi solo se fatto con cognizione di causa, preservando comunque degli equilibri. Nel caso del match di ieri sera contro la Stella Rossa, l’inserimento di Mertens ed Ounas hanno determinato un intasamento degli spazi senza un corrispondente beneficio nei duelli uno contro uno.

In questo contesto, è bene che Ancelotti, dopo Genova, abbia chiara un’evidenza: se Callejon in quattro anni salta solo tre partite, evidentemente una ragione c’è. Con buona pace del turnover.

PAOLO BORDINO

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Di Francesco e il perenne equivoco targato Roma

Di Francesco Roma

La storia di Eusebio Di Francesco sulla panchina giallorossa è una storia battistiana. Le discese ardite e le risalite rappresentano ormai una costante. Frutto di una nevrosi tattica e mentale di un contesto che non ha saputo cogliere dei momenti di possibile svolta. Ha avuto il limite di essere tratto in inganno da episodi estemporanei (leggasi “remuntada” ai danni del Barça) che, dal punto di vista tattico, hanno finito per aggiungere confusione su confusione, equivoco su equivoco.

Sgombrare subito il campo da un’etichetta che Eusebio si porta dietro: l’essere un discepolo di Zeman. Di Francesco (d’ora in avanti EDF) non è Zeman. Non lo è quando vince e non lo è quando perde. Non lo è per il semplice fatto che mentre il boemo ha da sempre proposto un modo di difendere volto ad attaccare la palla, altrettanto non si può dire per Di Francesco, che ha sempre parlato di doppia fase di gioco, abbinando ad alcuni principi tattici ben definiti una consistente parte del proprio tempo allo sviluppo del gioco. Vari sono, infatti, i vestiti tattici adottati dalla Roma: dal 4-3-3 al 4-2-3-1, passando per il 3-4-3, il 3-5-2 ed, in ultimo, il 3-4-1-2 che tanti problemi sta creando.

La duttilità tattica che EDF ha palesato, tuttavia, dà la sensazione di non aver determinato un upgrade nella crescita del tecnico, quanto più che altro un segno di una confusione frutto di un continuo compromesso tattico da ricercare all’interno dello spogliatoio e di un mercato su cui il tecnico dà la sensazione di avere ben poca voce in capitolo. A centrocampo, ad esempio, se vanno via Nainggolan e Strootman per essere rimpiazzati da Nzonzi, Cristante e da un Pastore a cui volente o nolente devi trovare una sistemazione in campo.

Ciò implica l’applicazione di differenti principi di gioco, diversi in modo radicale non soltanto rispetto a quelli che EDF ha declinato al Sassuolo, ma anche e soprattutto rispetto a quelli che la squadra ebbe a mostrare nella doppia sfida al Chelsea della scorsa Champions. Le due migliori recite della Roma del tecnico abruzzese. Aggressività sistematica sul portatore avversario, allargamento della manovra sugli esterni, Dzeko fulcro della manovra offensiva. I nuovi acquisti hanno nelle proprie corde un calcio differente, non fanno della rapidità il loro forte a beneficio di un calcio più ragionato e posizionale, al di là del discorso qualitativo.

La gara contro il Milan incarna altri equivoci, il primo dei quali il ricorso alla forzata convivenza Dzeko-Schick. Il primo, che ha bisogno di riempire da sé l’area di rigore, si ritrova costretto a dividere spazi e movimenti con il ceco il quale, spesso e volentieri, si ritrova ad essere servito come preferirebbe.
L’altro è la difesa a tre. Se con il Barcellona a bassa intensità è stata una carta vincente, lo è di meno contro squadre che praticano una pressione ultraoffensiva che stritola gli interni di centrocampo nell’uno contro uno e lascia i tre centrali spesso in parità numerica. In tanti prendono il DVD di Liverpool-Roma e studiano.

Ora pare EDF voglia tornare al 4-3-3. Se lo farà, deve essere consapevole del fatto che senza Strootman e Nainggolan dovrebbero essere portate avanti scelte pesanti e forse impopolari. E che non pochi riflessi potrebbero avere negli equilibri dello spogliatoio.

E Pastore? Rischia di diventare ancor più un equivoco.

Non c’è bene, grazie.

PAOLO BORDINO

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