Roma-Napoli, nei giallorossi comanda il gioco, negli azzurri non si sa chi.

Roma-Napoli è stata una partita simmetrica. Simmetria, in tal caso, intesa nel veder fronteggiarsi sul terreno di gioco due squadre che hanno vissuto eventi esterni abbastanza simili quest’anno, tra decisioni arbitrali contestate ed infortuni che hanno reso il cammino alquanto incidentato.

Roma-Napoli ha un però che consiste nella diversa reazione di queste due squadre ad eventi esterni. Da un lato Paulo Fonseca – di cui non se ne parlerà mai troppo bene – che ha ovviato all’emergenza rendendola una risorsa. E l’ha fatto dando vita ad un progetto tattico nuovo dal punto di vista dell’inquadramento tattico, senza derogare ai propri princìpi di gioco.

LA CHIAVE DI SVOLTA DELLA ROMA DI FONSECA

La chiave di questa nuova fase romanista è senz’altro Mancini. Impostato come “1” davanti alla difesa nel basculante 4-1-4-1 in non possesso, l’ex atalantino assume la duplice funzione di schermo e di prima impostazione, liberando una linea per Veretout e consentendo a Pastore di attaccare gli spazi intermedi senza preoccuparsi troppo di interdizione e filtro.

Ma la bellezza di questa Roma non è solo il fatto che “sta a giocà cor core!”, ma deriva dal fatto di riuscire ad interpretare uno spartito tattico in cui tutti iniziano a ritrovarsi, gestendo a perfezione i tempi del match, a partire da quelli frettolosamente bollati come bidoni (Kluivert) a coloro che sono arrivati nella capitali con l’aura del bollito ma che stanno disputando un torneo in versione-Van Dijk. Parlo di Chris Smalling, ma lo si è capito. E consentitemi di sottolineare che il leader della Roma è il suo gioco, oltre ad un vero capitano come Edin Dzeko, cosa che ha dimostrato ieri. E inoltre: quant’è bella la Roma senza capi, capetti, capuzzielli e semidei!

IL NAPOLI DI ANCELOTTI SENZA GIOCO E REAZIONE

Dall’altro c’è il Napoli. Una squadra che alle avversità esterne non ha reagito. Non ha reagito per il semplice fatto che ad essa mancano visioni ed idee di gioco. Non sa dove vuole andare (potrebbe andare lontano, visto che, avendo giocato solo 15′ ha costruito tantissimo) e come farlo.

Una squadra che, a partire dall’ultimo girone di ritorno è sparita ed in palese involuzione tattica e mentale. A formazioni senza senso (Elmas laterale destro contro la Spal è qualcosa che non trova ancora spiegazione) si abbinano dichiarazioni che certificano il crollo di un progetto tecnico che avrebbe dovuto dare quel “quid” di forza mentale in più per raggiungere grandi obiettivi. Invece Davide Ancelotti parla di squadra abbattuta per non aver concretizzato quel grande quarto d’ora. Insigne parla della gara con l’Atalanta e di quanto abbia condizionato la pessima prestazione dell’Olimpico.

Non c’è bisogno di aggiungere altro. Se non la certezza di un allenatore che al Napoli non ha dato e non potrà dare nulla. Nonostante un mercato che – parole sue – l’ha soddisfatto in pieno.

Essì. Ancelotti in questo momento fa tristezza.

PAOLO BORDINO

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Zeman al Napoli dopo le dimissioni dell’integralista Ancelotti

Zeman-Napoli-De-Laurentiis

La storia del fantomatico incontro tra De Laurentiis e Zeman all’Olimpico. Lunga chiacchierata, il presidente è stanco del tecnico di Reggiolo e con il Boemo sa che potrebbe ricreare sogni, entusiasmi e capitali.

Ecco come il presidente del Napoli arriva a Zeman. De Laurentiis già era pieno di dubbi quest’estate, si era addirittura reso conto di aver sopravvalutato la rosa e forse pure Ancelotti, ma a quel punto ha chiesto mercato. Adl dal canto suo è sempre stato chiaro – << Aò Carlé questa è la rosa, te sei sicuro che poi fa meglio de quello stronzo de Sarri co questi?>> – Carletto è umano e sbagliando ha risposto sì, ma poi scontrandosi con la realtà non ha voluto ammettere a se stesso l’errore e più di cambiare moduli e uomini non sembra voler arretrare di un centimetro.

Il suo metodo si sa è vincente con grandi interpreti e quello che chiedi a Di Maria, Ibra, Lewandosky, Ronaldo, Benzema, Sergio Ramos, non puoi chiederlo a Zielinsky, Milik, Mertens e Insigne. Non certo perché non sono bravi anzi, ma restano dei grandi interpreti di un gioco collettivo, di un sistema di gioco fatto di meccanismi ossessivi, provati e riprovati. Un metodo da cui Ancelotti si è congedato da tempo. Però un allenatore, che non si adatta alle caratteristiche della squadra, viene etichettato da sempre integralista e se l’etichetta vale per Sarri e Zeman, vale anche per Ancelotti che schiera Insigne terzino aggiunto e tanti giocatori in diversi ruoli per fare il suo 4-4-2.

De Laurentiis in tribuna all’Olimpico, ormai saturo, intercetta qualche fila più su e laterale il Boemo Zeman a fumare concentrato pensieri calcistici. Aurelione lo guarda un pò sconsolato e Zeman con lo sguardo schifato gli fa capire che se lo merita, lui come tutto il calcio italiano a veder sprecati potenziali e gli occhi della gente.

È li che De Laurentiis ha l’intuizione e pensa – <<Ma che ce fa li er Boemo a fa da spettatore, m’ha regalato Insigne e sa allenare come pochi e c’o semo dimenticato solo perché nel calcio semo certi cafoni. Si Zeman senza panchina è na vera cafonata>> – ed è così che tra primo e secondo tempo gli si avvicina.

Ciao Sdengo che dici ti diverti?

“No, un pò come lei presidente”

Nun me lo dì, Ancelotti che me sta a combinà. Te che faresti?

“4-3-3, Elmas regista e Callejon alla Sansovini”

Alla chi?

“Su che il Pescara lo ricorda meglio di me, mi chiamava sempre quando si annoiava con Mazzarri”

Vero m’à fatto du palle quando ti ha battuto 4-1 e t’ho dimenticato, semo dei risultatisti del cazzo perdonaci

“Io vi perdono, ma il campo parla”

Che te devo dì, c’hai sempre ragione te Boemo. Insigne mi parla sempre di te.

“Mi piange il cuore a vederlo così, chiamami e ti risistemo la catena di sinistra. L’anno prossimo mi prenda Verratti o Tonali, poi Immobile, ti lancio Gaetano e voliamo.

Ma mica vuoi fare pure i gradoni?

“Sono molli, corrono poco e si fanno male spesso… Si!”

Ma non sarai troppo vecchio te la senti?

“Sono più giovane di questo calcio”

Mi piace. Domani Ancelotti si dimette, tieniti pronto e falli volare.

“Ho bisogno di tempo e garanzie di appoggio. Il tempo concesso a me non sarà tempo perso”

Ciao Boemo

“Arrivederci”.

Zeman-Napoli la conferenza stampa, apre De Laurentiis

Dopo aver accettato le dimissioni di Ancelotti e dopo una notte di riflessioni, De Laurentiis sceglie davvero il Boemo. Spettacolo, stadio pieno e super valutazione di giocatori che ormai stanno crollando sul mercato e depressi sul campo, le considerazioni che hanno portato alla “clamorosa” scelta.

“Ringrazio Ancelotti per il lavoro svolto, non è un esonero perché l’ho quasi convinto io a venire da noi. Ci siamo resi conto insieme che questa squadra ha bisogno di una scossa e di un metodo diverso. Carlo è un gran signore e si è dimesso, ha bisogno di un top team con altri budget, lo stesso vale per Zeman qui affianco a me, ma lui è un maestro che ha avuto di meno di quanto merita e ora è venuto il momento che il nostro calcio gli dedichi il posto d’onore, l’oscar alla carriera per ringraziarlo dei campioni che ha dato negli anni a tutto il calcio italiano. A noi ha dato Insigne e lui saprà come ridargli le chiavi della squadra e del gioco. Molti hanno scritto pazza idea Zeman, ma forse la pazzia più grande è stata la possibilità di trovarlo libero, per uno come lui avrei dovuto trovare, la fila! Lascio Zdenek alle vostre domande, grazie di aver partecipato, ci divertiremo tutti”

E qui finisce il sogno fatto ad occhi aperti dopo Roma-Napoli, dopo aver visto e ascoltato il Boemo all’Olimpico. La realtà così dovrebbe andare, non è il delirio di un tifoso zemaniano, ma la coscienza di chi conosce a fondo il calcio di Zeman e ne conosce le potenzialità e ne conosce il valore aggiunto rispetto al calcio che ne è l’antitesi.

SALVIO IMPARATO

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Roma-Napoli, Zeman: “Tornare?Se devo fare calcio devo farlo bene”

Il tecnico Boemo Zdenek Zeman, ancora in attesa di una chiamata è ad assistere alla gara Roma-Napoli all’Olimpico

Presente allo Stadio Olimpico per assistere a Roma-Napoli, anticipo dell’undicesima giornata di Serie A, il “doppio ex” Zdenek Zeman è stato intercettato dall’inviato di Calciomercato.it.

Roma-Napoli

“Le due squadre non sono al meglio dal punto di vista degli infortuni, hanno qualche problema, nonostante ciò sono due buonissime squadre. È difficile valutare Fonseca, si dice che sta facendo bene anche con tanti infortunati, vediamo cosa succederà quando rientrano tutti”.

Lotta scudetto

Juventus e Inter sono le due squadre che vincono di più, ma anche quelle che soffrono di più. Tutte le gare sono abbastanza equilibrate, poi il rigore al 95′ aiuta a fare tre punti, ma il rigore c’era e quindi è giusto”. 

Antonio Conte e la rosa corta

“Inter pericolo principale per la Juve? A sentire l’allenatore no. Dice che vuole di più, che non è contento. Quindi è convinto che si può fare meglio di così. Se sarei contento della sua rosa? Sì, è una buona squadra e ha anche più italiani di tutti, quindi si capiscono meglio”. 

Zaniolo come Totti, il parere di Zeman

“Credo che non c’entrano niente tra di loro. Zaniolo è più centrocampista che esterno. Sta facendo bene, segnando gol e aiutando la squadra. Può diventare un bravissimo giocatore, ma non può diventare mai Totti”.

Il suo futuro

“C’era qualche offerta, ma per ora nulla che possa interessarmi. Se devo fare ancora calcio, voglio farlo bene”.

Su Di Francesco

“Si sapeva che la situazione alla Samp non era chiara, la società era in vendita e quando non c’è chiarezza è sempre difficile fare bene”.

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